/ 174
172. (1732) Paragone della poesia tragica d’Italia con quella di Francia

Per prima e general divisione della tragedia parmi acconcio il considerar la favola quasi anima e l’altre parti cioè il costume, la sentenza, la favella ed il metro quasi corpo della medesima. […] [1.4.7] Nelle altre sue tragedie il medesimo Francese si è discostato anche più dalla idea della perfezione, non essendosi proposto per iscopo che o d’instruire nella politica, che egli dichiara esser l’anima del suo Sertorio, o di mostrare esempli di gran coraggio, o di pingere alcun carattere straordinario, dando talora espressamente bando ad ogni tragica tenerezza, e finalmente in ogni luogo di dileticare l’orecchie e gli animi delle dame francesi con amorosi trattenimenti. […] Quanto allo specifico contenuto della dedica sarà necessario sottolineare due elementi fondamentali: da una parte l’intento, che anima l’operazione calepiana, di dimostrare che la letteratura italiana non era inferiore a quella francese neppure nel genere tragico, in cui tradizionalmente i Francesi si consideravano di gran lunga superiori; dall’altra il precoce confronto con il Teatro Italiano del Maffei: l’antologia del veronese con la sua lunga prefazione di carattere storiografico si poneva, agli occhi dell’autore, come il principale testo di riferimento di ambito critico teatrale da prendere a modello ma anche da superare, attraverso una trattazione più esauriente e meticolosa. […] In difesa di Corneille, oltre al già citato Jean Donneau de Visé, accorsero altri letterati che coinvolsero nella controversia anche Racine, istituendo il fortunato modello critico del Parallèle, che anima al fondo lo stesso Paragone di Calepio. […] Molto minore è la fortuna della lettura robortelliana, che pure viene ripresa, seppure con debiti cambiamenti, da Lorenzo Giacomini, il quale, all’interno di un discorso sulla purgazione tragica pronunciato in seno all’Accademia degli Alterati, attesta, attingendo anche dalla storia della medicina classica, che «per mezzo de’ medicamenti purganti per la naturale simpatia e convenienza che hanno co’ l’umore da purgarsi, si muove e sfoga il detto umore, così ne l’anima gravida di concetti mesti, di timore e di compassione, per mezzo de la pietà e de lo spavento si muovono e si purgano concetti tali» (Lorenzo Giacomini, De la purgazione de la tragedia, in Trattati di poetica e retorica del Cinquecento, vol. 

173. (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO VII. Continuazione del Teatro Greco. » pp. 149-268

In ciò consisteva la parodia che fu l’anima della commedia antica.

/ 174