[1.1.12] Per mio parere non puossi se non approvare quel genio filosofico, da cui riconosciamo ridotta la critica a quella perfezione che giammai non ebbe presso gli antichi, né giudico ristretto fra termini de’ primi autori ogni pregio che l’umana invenzione accrescer puote all’arte poetica; ma non so lodare l’abuso che molti fanno di tale filosofia, investigando ogni fievol ragione per denigrare gli scrittori dell’antichità ed usurparsi sopra di loro mille vani vantaggi, siccome s’è veduto nella famosa quistione già dibattuta in Francia intorno gli antichi ed i moderni. […] Migliore avvedutezza ebbe in questa parte il Montanari nella tragedia del medesimo argomento. […] La seconda che apparve fu la terza rima, nella quale fu scritta la Discordia d’amore di Marco Guazzo, ma questa non ebbe seguito, come troppo affettata e disadatta alla natura della tragedia. […] Sulla questione omerica, e in particolare sulle ripercussioni che essa ebbe nella cultura francese, su cui pesava l’originario giudizio dello Scaligero, poco benevolo nei confronti di Omero, si veda Luigi Ferrari, La questione omerica tra Cinque e Settecento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2007, pp. 113-164.