Corneille medesimo nel 1634 diceva nella prefazione della Vedova, ch’egli ne si voleva soggettare alla severità delle regole, né volea usar di tutta la libertà ordinaria del teatro francese. […] Si segnalarono in tal periodo Mairet, Rotrou, Scudery, Ryer, Tristan, e Corneille. […] Abbiamo veduto il gran Corneille succeduto da Racine, e da altri gran tragici del secolo seguente; ma Molière é ancor solo. […] Il signor di Saint-Evremond così scriveva al gran Corneille: «Vous êtes si admirable dans vos belles productions, que l’on ne vous souffre point ailleurs médiocre». […] Corneille a trop payé le tribut à ce goût; Quinault en est infecté».