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1 (1715) Della tragedia antica e moderna
ti il Teatro (che comprende cinque tragedie premesse dal trattato Del verso tragico), Comentario e canzoniere, e Versi e pros
missive martelliane) dell’edizione graviniana delle Tragedie cinque, verso le quali Manfredi non manca di manifestare una sp
rera a Vado Ligure, si inserisce la seconda sessione; prosegue quindi verso Agay Saint-Raphaël, Saint-Tropez e Tolone, per gi
plata dall’alto di Notre-Dame de Fourvière, e prosegue lungo la Saona verso Trévoux e Chalon-sur-Saône, da cui riparte in dil
a Saona verso Trévoux e Chalon-sur-Saône, da cui riparte in diligenza verso Parigi: qui, dopo aver visitato l’acquedotto di M
i Dialoghi stampati in Parigi dopo la mia partenza, e sono in viaggio verso costà dove io facilmente li darò al foco, non ess
44]: contro l’‘idealismo’ dei filosofi; IV.[18-203]: sulla natura del verso italiano e sulla rima; il ritratto del ‘vero impo
he, grazie a Pietro Chiari e, malgré lui, Carlo Goldoni. L’attenzione verso il Bolognese rimase viva, se si presta fede a Gol
se. [1.3ED] Navigava io lungo la frequentata e vaga riviera di Genova verso Savona, nella più allegra e nobile compagnia che
tù, di cotesti che i loro vizi esaltano e propagano, e non per carità verso i poeti greci, ma per amore che hanno disordinata
rgine figlia esca a sfogare un affetto di cui ella sola è consapevole verso il suo stesso inimico, cose tutte le quali sono i
to validamente un parlare di questa sorta ci muova ad amore o ad odio verso o contro chi lo pronuncia. [3.20ED] E quante volt
, va così altiero del suo nascimento che non manca perciò di rispetto verso di chi lo lascia impunemente gir vano di sua nobi
dell’amicizia, l’ingiustizia della persecuzione del merito, il culto verso le divine cose e ciò col rappresentar premiata so
agedie, come lo è Crebillon. [4.23ED] Ivi discorreremo unicamente del verso franzese e fra qualche giorno, dopo che avrai gus
uno a fronte dell’altro, e immediatamente Aristotile addimandommi del verso e dell’effetto che udito in bocca di quegli attor
in leggendolo e in discorrendone a lungo nella mia dissertazione del verso tragico; né già mi pento dell’avere in simil guis
mil guisa rimate le mie tragedie, con tutto che questa nuova sorta di verso italiano abbia eccitato sì gran rumore ne’ letter
che avrebbero riso di mia presunzione in voler vender loro per nuovo verso un accozzamento materiale di due versi eptasillab
ava non so quale apparenza di maggior gravità e d’onorevolezza al mio verso ; e perché so quanto vaglia appresso di noi il seg
resti?) appena uscito il Teatro, invece di deridere l’impostura di un verso vecchio per me rinnovato, si sono dati a strepita
parte han disapprovato la nuova (e vedete che nuova!) invenzione del verso senz’armonia e con troppa frequenza di rime: avre
o certi torcersi affatto nel leggerlo e dire: «Tutto va bene, ma quel verso franzese non può piacermi.» [4.34ED] Si può udire
Aristotile, maggior sciocchezza di questa? [4.35ED] Quasi che fra il verso franzese ed il mio non sia notabile differenza, s
rei credere) intesa. [4.37ED] Alcuni altri han soggiunto che quel mio verso così rimato non può recitarsi senza stuccar le or
) mi abbia scritto più volte riuscire agli attori suoi comodissimo il verso mio; ché, ciononostante, duri di cervice più degl
entre non cessan di borbottarne; e perché pur vorrebbero, mordendo il verso delle tragedie, sopprimerne la lettura, certi di
e ne sia compiaciuto; e se maggior maestà e gravità conterrebbe sì il verso franzese che il mio se o con rime frequenti o sen
anche interi, ridendo il buon vecchierello, e rispose: [4.41ED] — Il verso vien costituito da una sustanziale armonia (parlo
1ED] — Il verso vien costituito da una sustanziale armonia (parlo del verso greco e latino) e, restringendomi per ragion d’es
inventate per rimediare al male della pronuncia perduta. [4.49ED] Il verso , dunque, essametro, non con altra legge composto
trove, dove i periti si fermano recitando, rompe affatto il tuono del verso che voi endecasillabo nominate. [4.52ED] Tu rider
elle frasi un po’ baldanzose e rilevate che quella prosa (e pur saria verso ) non fosse candida e moderata di stile. [4.53ED]
sisi, se il Crescimbeni con malizia poetica non l’avesse scoperto per verso e pubblicato ne’ suoi Comentari. [4.54ED] Sai per
ubblicato ne’ suoi Comentari. [4.54ED] Sai perché? [4.55ED] Perché il verso vostro non ha un’essenziale armonia, ma solamente
ll’usanza; e voi poeti sapete benissimo, per dare ritondità al vostro verso , dove bisogna ripigliar fiato e posarsi; perciò l
[4.58ED] Può essere ch’ella, non cogliendo nelle posate, vi storpi il verso , non però potrà tanto in lei l’imperizia che il c
osaico non s’accorga alla corrispondenza delle desinenze quello esser verso , perché la vostra essenziale armonia consiste pri
iodo viene interrotta parecchie volte dal sentimento che conduce l’un verso ad entrare in parte dell’altro susseguente; formi
te dell’altro susseguente; formiamo dunque così l’argomento: quello è verso che ha una sostanziale armonia inseparabile dal m
ha una sostanziale armonia inseparabile dal medesimo. [4.59ED] Ma il verso italiano senza rima non ha quest’armonia insepara
ma non ha quest’armonia inseparabile dal medesimo. [4.60ED] Dunque il verso italiano senza rima non è verso. [4.61ED] Di ques
bile dal medesimo. [4.60ED] Dunque il verso italiano senza rima non è verso . [4.61ED] Di questo sillogismo negherai tu la min
questo sillogismo negherai tu la minore e io te la provo. [4.62ED] Il verso italiano senza rima si può recitar punteggiato in
iera che altri non vi conosca il numero armonioso. [4.63ED] Dunque il verso italiano senza rima non ha l’armonia sostanziale
la stessa proposizion generale un altro argomento e diciamo: quello è verso che ha una sostanziale armonia inseparabile dal m
è verso che ha una sostanziale armonia inseparabile dal medesimo. Il verso italiano rimato ha l’armonia essenziale delle con
nziale delle consonanze inseparabile dallo stesso. [4.66ED] Dunque il verso italiano rimato è verso. [4.67ED] Io crederei che
inseparabile dallo stesso. [4.66ED] Dunque il verso italiano rimato è verso . [4.67ED] Io crederei che tu mi dovessi tutto con
orgerò nella seguente maniera: per quello che mi è concesso, quello è verso che ha una essenziale armonia inseparabile dallo
parabile dallo stesso. [4.69ED] Ma quest’armonia essenziale non ha il verso non rimato italiano e il verso italiano rimato l’
Ma quest’armonia essenziale non ha il verso non rimato italiano e il verso italiano rimato l’ha. [4.70ED] Dunque il verso it
n rimato italiano e il verso italiano rimato l’ha. [4.70ED] Dunque il verso italiano non rimato non è verso e il verso italia
liano rimato l’ha. [4.70ED] Dunque il verso italiano non rimato non è verso e il verso italiano rimato lo è. [4.71ED] Subsumo
o l’ha. [4.70ED] Dunque il verso italiano non rimato non è verso e il verso italiano rimato lo è. [4.71ED] Subsumo. [4.72ED]
genio tuo l’incontrerà questa volta; dalla qual cosa ricaverai che il verso greco e latino hanno per anima dell’armonia loro
o e latino hanno per anima dell’armonia loro il metro, ma l’anima del verso italiano è la rima. [4.74ED] Né il solo ritmo ope
del verso italiano è la rima. [4.74ED] Né il solo ritmo opera che il verso sia verso, essendo il ritmo ancor comune alla pro
italiano è la rima. [4.74ED] Né il solo ritmo opera che il verso sia verso , essendo il ritmo ancor comune alla prosa. [4.75E
e nell’Oratore una legge al discepolo per cui la prosa delle orazioni verso divegna. [4.76ED] Imperocché ciò sarebbe non un p
quando non vi si aggiunga la rima, che sostanzialmente dalla prosa il verso italiano distingue. [4.78ED] «Anzi la dolcezza,
cepir anch’ei che la rima fosse la sostanziale forma dell’armonia nel verso italiano, pronunciando: «le rime graziosissimo ri
iando: «le rime graziosissimo ritrovamento si vede che fu per dare al verso volgare armonia e leggiadria». [4.80ED] Dunque al
[4.80ED] Dunque al suo credere, senza questo grazioso ritrovamento il verso volgare né leggiadria né tampoco armonia conterre
il verso volgare né leggiadria né tampoco armonia conterrebbe, e così verso impropriamente e di solo nome sarebbe. — [4.81ED]
nauseante dolcezza all’orecchio, quando non sia sì contigua come nel verso mio e nel verso franzese costantemente si osserva
zza all’orecchio, quando non sia sì contigua come nel verso mio e nel verso franzese costantemente si osserva. [4.84ED] Conda
mente si osserva. [4.84ED] Condanneranno altresì questa uniformità di verso , non mantenuta né da’ Greci né da’ Latini nelle l
é da’ Latini nelle loro tragedie. [4.85ED] Ben è però vero che il mio verso non è così pertinace come è il verso alessandrino
85ED] Ben è però vero che il mio verso non è così pertinace come è il verso alessandrino franzese, perché il mio non è sempre
ro, mentr’ebbe a dire il prode modonese che il nostro idioma non avea verso privo di rima; nel che concorda anche il Vossio:
unque si comprenda da’ leggitori che l’epopeia italiana è composta in verso , è necessario che sia rimata, ma si possono alter
ane, ma in modo che l’ultima rima dell’una leghi con quella del primo verso della seguente, alla guisa del tuo poema giocoso,
di udirle contigue, perché subito mi fan giudicare della misura e del verso e mi fan gustare anche in udendo il diletto dell’
ario e vi stan bene tutti que’ nomi che nella prosa si parlano»; e il verso franzese e diciamo anche il tuo alla gravità del
rnato che il naturale, mentre nella prosa l’oratore si mostra, ma nel verso jambo tragico non si palesa il poeta nascosto sot
[4.101ED] I Franzesi costantissimi nel loro alessandrino e tu nel tuo verso accozzato, vi aiutate con la vicinanza e con la v
le credo io necessarie, perché queste unicamente mi contrasegnano il verso che il solo ritmo non basterebbe a contrasegnarmi
e italiana; e tanto è vero che le rime unicamente ci contrasegnano il verso che quanti han letto il tuo verso, benché tocchin
rime unicamente ci contrasegnano il verso che quanti han letto il tuo verso , benché tocchino evidentemente esser esso una com
illabi, pure lo han preso, lo prendono e sempre lo prenderanno per un verso di nuova invenzione, perché solamente nell’ultimo
’ultimo del suo periodo risonando la rima, questa lo fa conoscere per verso ; dove, se tu invece di rimarlo solo nel fine, l’a
vrebbero e allora ti saresti sentito opporre esserti tu servito di un verso troppo conciso e leggero per la gravità innata de
102ED] Così, suo malgrado, i tuoi Italiani vengono a giudicare che il verso senza rima verso non sia, mentre dell’ettasillabo
malgrado, i tuoi Italiani vengono a giudicare che il verso senza rima verso non sia, mentre dell’ettasillabo non rimato non g
rso non sia, mentre dell’ettasillabo non rimato non giudicano che sia verso , ove il quattordicisillabo credono tale perché ha
e vince la forza contraria del senso; i letterati, che vedono il tuo verso esser due, lo giudicano come un solo, perché l’in
alla quale inevitabilmente consentono, si è che quello solamente sia verso in vostra lingua che ha rima. — [4.104ED] — Oh q
altri Italiani che molto schiamazzo abbiano fatto e facciano sul mio verso , perché solo apprendean per verso quel misurato r
zo abbiano fatto e facciano sul mio verso, perché solo apprendean per verso quel misurato ragionamento che vien terminato e l
tazione del parlar naturale, potendo ben accadere che noi parliamo in verso senz’avvedercene, come il Casa nel principio dell
isogna star lontanissimi da ciò che olezza artificio, valendosi di un verso sciolto, lo qual somigli alla prosa, ed astenendo
ericordia e l’amore ancora dopo l’azione durerebbero negli ascoltanti verso l’attrice; siccome quando noi per qualche azion f
marlo; così, finita la rappresentazione, avremmo gli stesse movimenti verso la finta Ifigenia; e pure (quand’altro fine non m
genia; e pure (quand’altro fine non muovaci) non gli abbiamo, là dove verso la vera Ifigenia, anche fuori della rappresentazi
è poi che non bisogna spingere l’artificio tropp’oltre valendosi del verso saffico o di metri affatto lirici e che dal parla
così noi perlopiù usammo il jambo, i Franzesi l’alessandrino e tu il verso tuo, che ha qualche rassomiglianza con questi. [4
volte avvenire, siccome pure rarissime volte succedere, che il vostro verso endecasillabo sia casualmente inserito ne’ vostri
a. [4.126ED] Noi altri Greci nel preferire il jambo a qualunque altro verso per la tragedia, non altro in animo avemmo che il
verso per la tragedia, non altro in animo avemmo che il valerci di un verso la cui giacitura è delle più somiglianti alla pro
le più somiglianti alla prosa, e così sono parimente le giaciture del verso alessandrino e del tuo. [4.127ED] Ma noi avevamo
uentemente anche il ritmo che contrasegnava e rendea musico il nostro verso , e voi avete il ritmo e la rima che indica e rend
eguiti proporzionalmente gli applausi. [4.134ED] In ciò che spetta al verso , quando anche tu avessi operato con più ragione,
anto più che cotesti vostri poeti han per legge che il sentimento col verso sciolto frequentemente non termini, ma che anzi v
nza suol dare a cotesti periodi misurati. [4.140ED] Che si deformi il verso con la diversa estensione del sentimento, per esp
al dispetto di quello studiato interrompimento ci faccia conoscere il verso , non so biasimar l’artificio; perché così dassi p
on uniforme della punteggiatura e de’ sensi. [4.141ED] Ma dato che il verso italiano sciolto non sia nemmen pronunziato o rec
diversifichi a misura de’ sentimenti, sosterrò sempre che nulla ha di verso . [4.142ED] Al più, al più i versi italiani sdrucc
erarne la consonanza. [4.144ED] Ma ne’ versi piani che troverai tu di verso ? [4.145ED] Vi troverai ben il ritmo, perché final
è l’eguaglianza della misura; ma questo fa il periodo sonoro, non il verso , e fa una prosa ritmica e numerosa, secondo l’acc
icerone: «Versum in oratione vetat esse, numerum jubet.» [4.146ED] Il verso greco e latino sono creati dal metro. Il verso eb
m jubet.» [4.146ED] Il verso greco e latino sono creati dal metro. Il verso ebraico consta di ritmo e di rima, e benché più a
gnato il ritmo e la consonanza. [4.150ED] Lo spagnuolo dunque nel suo verso drammatico usa le rime, le usa il tedesco, l’ingl
l franzese. [4.151ED] Ciascuna di queste nazioni ha misura e rima nel verso , e la sola lingua italiana, che nel verso tragico
azioni ha misura e rima nel verso, e la sola lingua italiana, che nel verso tragico sciolto non ha che misura, vorrà essere l
’Italiani imitare i nostri Greci, che quando inventavano una sorta di verso non prima udita, non erano invidiati, ma accolti
a, non erano invidiati, ma accolti ed onorati col nominare da loro il verso per essi inventato. [4.153ED] Così la sua invenzi
la sua invenzione immortalò Saffo, la sua Alceo, e fra voi non già il verso , ma la materia giocosa ha solamente al Berni acco
e sue parole: «essendosi perduta la distinzion delicata e gentile del verso dalla prosa, s’introdusse quella grossolana, viol
due si divide ed è che un uso debbano aver nella prosa, un altro nel verso , ed una collocazione o giacitura nella prosa, un’
nel verso, ed una collocazione o giacitura nella prosa, un’altra nel verso , donde poi viene come il periodo debbasi tessere
altra nel verso, donde poi viene come il periodo debbasi tessere e il verso assestare: dimodoché se a’ tempi di Dante, del Bo
esì l’uso de’ vocaboli stessi alle regole prescritte da quelli sì nel verso che nella prosa, usando in quella la misura e la
ché le voci ne crescono giornalmente, sì perché tanto la prosa che il verso con l’uso delle voci stesse si perfezionano; allo
eruditissima penna di monsignor Fontanini; essersi allora sofferto il verso rimato perché: «essendosi perduta la distinzion d
imato perché: «essendosi perduta la distinzion delicata e gentile del verso dalla prosa per mezzo de’ piedi, s’introdusse que
»; ma in oggi questa impostura esser cessata e volersi da’ giovani il verso senza vincolo di strofe, di punteggiatura e di ri
allo stato di perfezione, quando abbonda tanto nella prosa quanto nel verso di valenti scrittori, per cui prenda a se stessa
ecolo del Trecento. Dunque gli scrittori tanto nella prosa quanto nel verso che vissero nel secolo del Trecento, diedero lo s
ssuno degli scrittori del Trecento né de’ loro coetanei e seguaci nel verso si astennero dall’usare la rima. Ma quelle son re
verso si astennero dall’usare la rima. Ma quelle son regole buone nel verso che dagli scrittori del Trecento la lingua ricevé
vé e lasciò all’avvenire. Dunque nessuno degli scrittori avvenire nel verso dovrà astenersi dall’usare nel verso la rima. [4
uno degli scrittori avvenire nel verso dovrà astenersi dall’usare nel verso la rima. [4.178ED] Imperocché per ciò ch’è conc
, ogni regola si dee prender in avvenire tanto nella prosa quanto nel verso dagli scrittori che fecero lo stato di perfezione
fecero lo stato di perfezione alla lingua. Ma Dante e il Petrarca nel verso diedero lo stato di perfezione alla lingua. Dunqu
so diedero lo stato di perfezione alla lingua. Dunque, se tu vuoi far verso , dovrai prender le regole date pel verso da Dante
ngua. Dunque, se tu vuoi far verso, dovrai prender le regole date pel verso da Dante, dal Petrarca e da’ lor coetanei. Nessun
n scrittore de’ rinomati nello stato della perfezion della lingua nel verso compose verso senza rima. Ma tu vuoi compor versi
’ rinomati nello stato della perfezion della lingua nel verso compose verso senza rima. Ma tu vuoi compor versi. Dunque non l
allo stato di perfezione quando abbonda tanto nella prosa, quanto nel verso di valenti scrittori, per cui prenda in se stessa
lenti scrittori abbondano in questo secolo. Dunque dagli scrittori in verso di questo secolo si dee ricever la regola in avve
icever la regola in avvenire. Nessuno scrittore de’ passati secoli in verso si può dir eguale al nostro giureconsulto scritto
ecoli in verso si può dir eguale al nostro giureconsulto scrittore in verso del presente secolo. Ma il nostro giureconsulto p
[5.67ED] Ma non avviliamo a segno la poesia d’onorar col suo nome il verso servile con molta maggiore ragione di quella per
sito egli credé necessarie alla musical simetria; né mai la musica al verso , ma questo a quella serviva, e serviva piuttosto
ciò ch’è racconto o espressione non concitata dovrebbe esprimersi in verso recitativo; ma ciò che ha la mossa della passione
l diversamente alternarlo, col troncarlo, facendo assai bell’udire il verso medesimo tronco massimamente dove si vuoi la cade
argenteo rio, Bosco, volo e libertà. [5.160] Si spezza ancor questo verso in due di quattro sillabe; e il verso quadrisilla
[5.160] Si spezza ancor questo verso in due di quattro sillabe; e il verso quadrisillabo è grazioso, alternato eziandio con
onsonante senza la vocale susseguente, mentre in tal guisa meglio dal verso recitativo distinguesi: Cangiano moto gli astri
a che chiaman declamazione, mercé della quale danno tutta l’enfasi al verso che gli dà lo stesso poeta quando ad altro poeta
si sparge in Italia, cioè che sopprimano in guisa co’ rompimenti del verso le rime che queste difficilmente si rendan sensib
re; imperocché (siccome ho detto altre volte) danno tutto il suono al verso e alla rima, che anzi diletta cadendo non stentat
posto di anima e di corpo, come della tragedia di favola insieme e di verso ; e l’invenzione per sé languirebbe se non colasse
questi solamente seguono in prosa, avvenendo casualmente che qualche verso cada fra mezzo al discorso; alla qual cosa rispon
ascolta: «dulcia sunto». [6.41ED] Con questo sistema confrontando il verso greco ed il latino co’ versi franzesi e con gl’it
il secondo sarà sempre strepito. [6.43ED] Voi dunque che non avete un verso paragonabile al nostro nella dolcezza, avete (com
tanta armonia quanta vale a non asconder affatto il giro misurato del verso ; nella seconda si ricerca di più una tal quale ca
onia della voce dee in qualche maniera secondare il numero ancora del verso , e che nelle gran passioni sta bene un po’ di gem
l’ingegno del tragico. [6.62ED] Le loro commedie più celebri son pur verso ed io, che mi son trovato all’Anfitrione, son rim
à dove l’interlocutore che finge ascoltare, può collocarsi in profilo verso di chi discorre, contrassegnando in simil guisa a
l’uditorio, consapevole della imminente sventura, ad una giusta pietà verso di quella vergine che crede d’esser la sposa di A
vertita di fuggire ogni apparenza dannosa all’amante e dovea portarsi verso altra parte e dentro il proprio appartamento; mi
il 1632 e il 1648, anno della sua morte. M. vi aveva accennato in Del verso tragico, in Id., Scritti critici e satirici, a cu
izione dell’attore sul palco e con ‘entrare in scena’ il moto opposto verso il retroscena. [commento_3.11ED] libertà… occas
iniano, cfr. Gravina, Della ragione poetica, p. 201 («Onde ci dispone verso il finto nel modo come sogliamo essere disposti v
Onde ci dispone verso il finto nel modo come sogliamo essere disposti verso il vero»; ivi, p. 202: «Quindi è che il poeta…»).
talli: vetri. [commento_4.28ED] sbaraglino: ‘gioco del tric trac’. verso : l’alessandrino francese, distici di quattordici
llabe a rima baciata. [commento_4.30ED] dissertazione… tragico: Del verso tragico fu premesso all’edizione del Teatro del 1
mento_4.36ED] dissertazione proemiale: il già ricordato trattato Del verso tragico, cfr. supra IV.[30]. [commento_4.38ED] L
_4.61ED] minore: la proposizione minore del sillogismo, cioè che «il verso italiano senza rima non ha quest’armonia insepara
ico: sagace filosofo. [commento_4.67ED] primo principio: ovvero che verso è quello che ha armonia. [commento_4.75ED] Cice
4.82ED] disdirmi: smentirmi. [commento_4.83ED] E cfr. Martello, Del verso tragico, p. 182, laddove apprezza dell’alessandri
sta distanza tra le rime che, se troppo ravvicinate, snerverebbero il verso con la loro eccessiva frequenza. [commento_4.85E
_4.85ED] Cfr. ibidem. [commento_4.86ED] mia… dissertazione: il Del verso tragico. secondo… circumscribitur: Mario Vittori
oma, per gli Eredi del Corbelletti, 1644, p. 157, secondo il quale il verso arrecava diletto all’udito, meraviglia all’intell
ima scelte in base alle necessità del discorso. Di contro reputava il verso sciolto ‘ignobile’ o oscuro, appellandosi, infine
[commento_4.95ED] corone: sequenza di componimenti in cui l’ultimo verso di ognuno rima con il primo del successivo. [com
14. nomi ornati: ‘epiteti’. [commento_4.99ED] Non… epica: cfr. Del verso tragico, pp. 154-155. meditazioni… pitagorici: e
a ragion poetica, pp. 216-217. [commento_4.116ED] Cfr. Martello, Del verso tragico, p. 181: «è d’uopo che l’arte sia conosci
[commento_5.174ED] furore: all’ira sarebbe dunque più congeniale il verso di dieci sillabe sdrucciolo. [commento_5.180ED]
Œuvres mêlées, II, cit., pp. 383-388. [commento_6.26ED] rompimenti… verso : enjambements. [commento_6.27ED] Muratori: cfr.
dunque della poesia verrà ad essere tutto ciò che possa dilettare nel verso » (in Delle lettere familiari d’alcuni Bolognesi d
, «Una riscrittura settecentesca del “Torrismondo” e il trattato “Del verso tragico” di P. J. M.», in Studi in onore di Miche
tt. XLV, da Roma, 31.V.1710. La prosa cui allude M. è il trattato del Verso tragico, altrimenti ricordata come prefatio; i gi
iudicio di ciò che avrebbe fatto, posta sul teatro, una tal novità di verso e di rima continuata, incerto che potesse esser b
e tragica, allontanandosi dalle posizioni martelliane (e muratoriane) verso una prospettiva graviniana e maffeiana (cfr. R. R
rafrasale; più circoscritte varianti mirano a contenere l’ammirazione verso i Francesi (si dànno in sequenza i passi nella pr
consente ai ‘riformatori’ di primo Settecento un trapasso più morbido verso il nuovo secolo e una più lucida disamina del pas
2 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [E-F]. I COMICI ITALIANI — article »
ngelica. Moglie in seconde nozze di un suggeritore, entrata nell’arte verso il 1829, sosteneva nel 1831 il ruolo di seconda d
ro Dumas con una affettuosa dedica. Morì dopo lunga e penosa malattia verso il ’70.
3 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 124
Merli Cristoforo, nato a Bologna verso il 1741, fece le prime donne cogli accademici for
patria, cominciando poi a recitare da innamorato in compagnie di giro verso il 1768. Fu un anno a Venezia con Girolamo Medeba
4 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » p. 526
Bruni-Canòva Angela. Nata in Siena verso il 1780, si diede, giovinetta, all’arte, riuscend
madre, risolse di abbandonar l’arte, stabilendosi a Torino, ove morì verso il 1835.
5 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAP. V. Tracce di rappresentazioni sceniche in Ulieteia e in altre isole del l’Emisfero australe nel Mar Pacifico. » pp. 59-65
compagnavano la voce con movimenti di mani che portavano vezzosamente verso il volto e il petto, lanciando un piede innanzi,
ando e battendo le mani l’una contro l’altra. Aumentandosi sempre più verso la fine il movimento della musica, le danzatrici
oni de’ suoi simili per farsene un trastullo; si notano i primi passi verso una spezie d’imitazione drammatica; si osservano
6 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO X. Ultima Epoca della Tragedia Greca. » pp. 208-215
rico, dal quale si vuole che Euripide tirasse il concetto del proprio verso , Saturis Venus adest, non iis quos premit fames.
orgio Cortazio Cretese, il quale nel corrotto greco idioma scrisse in verso una tragedia intitolata Erofila elegante per quan
voce τετραλογια. a. Saturnal. lib. V, C. 20. a. Altrove ne cita un verso , il cui senso è questo; bisogna che la fortuna s
7 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — 1759 – 16 Settembre. » pp. 258-259
dia-Italiana, mentre recitava. L’anno 1759, la domenica 16 settembre, verso le otto del mattino, è comparso da noi, Michele M
rocchia di St. Eustacchio ; il quale ci ha detto che giovedì passato, verso le nove di sera, fu chiamato dal signor Balletti
8 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
Francesco. Ottimo artista, per le parti di tiranno in tragedia, nato verso il 1790 a Verona, figurò negli elenchi delle migl
9 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 91-92
te colta, un’istruzione non comune. Scriveva con garbo in prosa ed in verso  ; aveva anche fra le sue carte qualche non infeli
pplaudito, incoraggiato, camminava a fronte alta, e con passo spedito verso un avvenire che non pareva troppo lontano. E nel
10 (1783) Discorso storico-critico da servire di lume alla Storia critica de’ teatri « DISCORSO STORICO-CRITICO. — ARTICOLO VIII. Degl’Inventori del Dramma Pastorale. » pp. 86-94
ofonisba, Dialoghi Allegorici? La vera risposta che vi conviene, è il verso di Giovenale, Sic volo, sic jubeo, stat pro rat
e? Rigetta l’Apologista l’opinione del Quadrio, che il Rueda fiorisse verso il 1560., e stima ch’egli erri in questa data. Sa
egno, il dimostrò a quel tempo, egli è forza che nascesse nel XV., nè verso gli ultimi anni, perchè l’esercizio della Poesia,
fiorì ne’ primi anni del secolo; e dite poi nella p. 178., che fiorì verso il 1530. Or fino a quanto per gli Apologisti dura
angiando linguaggio, e perdendo terreno. Dite in oltre ch’ei fiorisse verso il 1530. fino al 40. Presto dunque bisogna che la
11 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [D]. I COMICI ITALIANI — article »
Dones Francesco, milanese, nacque verso il 1785, e tenne dal 1810 al 1830 il posto di car
12 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [E-F]. I COMICI ITALIANI — article » p. 854
mpiegò a Trieste nel Teatro dell’Armonia, ov’era ancora il 1860. Morì verso il ’70.
13 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
lomberti cita come buon primo attore e capocomico secondario, fiorito verso il 1800 ?
14 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
della patria, si restituì alla sua Bologna, dove, fatto vecchio, morì verso il 1780.
15 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article »
a scuola per fanciulli che gli procacciò una decorosa esistenza. Morì verso il 1763.
16 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article »
fratello, Pietro, caratterista anch’esso di qualche valore, che morì verso il 1835.
17 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
Negri Luigi. Fiorentino, nato di civile famiglia verso il 1790, si diede all’arte, dopo compiuti gli stu
18 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
a più varia fortuna. Morì a soli quarantasette anni in Casal Maggiore verso il 1812.
19 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro II. — Capo III. La Poesia Drammatica nel Secolo XV fa maggiori progressi in Italia. In Francia cominciano i Misteri. » pp. 194-209
alità e munificenza de’ nostri principi, ministri, generali, e grandi verso le lettere, scienze ed arti tutte, e verso i colt
nistri, generali, e grandi verso le lettere, scienze ed arti tutte, e verso i coltivatori di esse133, non la fervida e quasi
son due opinioni arbitrarie che hanno bisogno di nuova luce istorica. Verso la fine di quello secolo, cioé nel 1492 Carlo Ver
la Biblioteca Estense, e Alberto da Eyb ce ne ha dato un estratto144. Verso la metà del secolo Secco Polentone, o Sia da Pole
citavano le farse sulle vite de santi, così ripiene di scurrilità che verso la fine del secolo ne furono per sempre escluse p
persone maritate. Oltre alle suddette farse cominciarono gli alemani verso la fine del secolo a tradurre Terenzio. Si conser
e e non favoloso. 140. I primi che in questo secolo, e probabilmente verso il 1480, cominciarono a fare rappresentare in Rom
20 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article »
Civili-Paci Laura. Figlia di Francesco Civili, nacque verso il 1790. Era, il 1813, prima donna giovine della
21 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [E-F]. I COMICI ITALIANI — article »
e Visetti : poi, abbandonato il teatro, si ritirò a Venezia, ove morì verso il 1840.
22 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
Manzoni Giovan Battista, piacentino, nato verso il 1730, esordì col ruolo d’innamorato, dedicando
23 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
o, fuor delle scene in Verona, città natale del marito, dov'ella morì verso il 1830.
24 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [G]. I COMICI ITALIANI — article »
Gandolfi Vincenzo. Nacque a Torino verso il 1800 da civile e agiata famiglia, entrò nell’a
25 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article »
zza che lo faceva monotono e punto comico. Morì a oltre sessant’anni, verso il 1830.
26 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article »
società col celebre caratterista Luigi Taddei (V.). Morì di puerperio verso il 1840, all’età di trent’ anni.
27 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 47
Firenze, ove albergava l’ambasciatore del Granduca di Toscana, e morì verso il '40.
28 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
iere di Gheldria, Don Marzio, Il Burbero benefico, Rosella, ecc. Morì verso il 1840.
29 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 604
valorosa attrice Marietta Trenti – R. C. offeriva » e subito dopo un verso e mezzo : Deh tolga il Ciel, che questa rosa ins
30 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » p. 350
ammi popolari quali l’Antonietta Camicia e la Figlia del Fabbro. Morì verso il 1860.
31 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [I-H-K]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 1064-1067
r rovinato Verniano colla sua pros…… (prosopopea), cerca d’insinuarsi verso Coltellini per farmi onta e spauracchio. » E più
lomberti, Luigi Capuana, ne’loro ricordi di teatro e di critica ebber verso Anna Job parole di molta lode : e dei meriti suoi
a parola I bei pregi sentii, de’sensi miei Inculto spositor volava il verso . 12. Garrik fu sepolto nelle tombe reali d’
32 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 113
Materazzi Francesco. Nato a Milano, verso il 1652, era parte il 1686 della Compagnia del Du
33 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
lemenza nella Vendetta. Adattò pel teatro un Orlando Furioso, metà in verso sciolto, metà in istanze, tolte qua e là dal poem
34 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IX « STORIA CRITICA DE’ TEATRI. Tomo IX. LIBRO IX. Continuazione de’ Teatri Oltramontani del XVIII secolo. — CAPO II. Teatro Olandese: Danese: Suedese: Polacco. » pp. 32-37
a della signora Van-Winter nata Van-Merken autrice (che viveva ancora verso il 1789) del bene applaudito poema in sedici cant
rg con varie commedie che non mancano di merito. Giovanni Ewald morto verso il 1780 compose la Morte di Balder, ed altre favo
35 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article »
o maschio : Pietro. Recitò nelle commedie all’improvviso e scritte, e verso il 1780 mise la maschera di Pantalone. Morta la m
36 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 552-
e giù giù di infimo ordine, terminando a Venezia miseramente la vita verso il 1830.
37 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 584
nosciuto fin qui col solo nome di teatro, che il Bartoli dice fiorito verso il 1630, che il Belgrano trova il 1610 a Genova d
38 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IV « LIBRO III — CAPO V. La Drammatica nel secolo XV fa ulteriori progressi in Italia. » pp. 148-185
elle arti, nè il favore e la munificenza di tanti principi e ministri verso i coltivatori di esse. Quindi è che dedicaronsi q
isa in cinque atti. La Conversione di S. Paolo si rappresentò in Roma verso il 1380 d’ordine del cardinal Riario. In Firenze
umanissimo cavaliere amico trasmettermene un breve estratto e qualche verso . Eccone il titolo: De captivitate Ducis Jacobi tr
te opinioni sono arbitrarie, ed hanno bisogno di nuova luce istorica. Verso la fine del secolo, cioè nel 1492 Carlo Verardo d
ui i Padovani aggiungono il cognome di Ricci, compose anche in latino verso la metà del secolo una commedia in prosa intitola
sicale dell’opera Italiana, non ci venne miga dal Cicognini, il quale verso la metà del secolo XVII le frammischiò al recitat
ro ne’ soli cori, ma nel corso dell’atto; ed aggiungo che ciò accadde verso la fine del XV, cioè a dire un secolo e mezzo pri
o il suo confratello Stefano Arteaga, dicendo che tal festa si diede verso la fine del 1400. a. Vuolsi però avvertire, che
39 (1788) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome III « LIBRO III — CAPO IV. La drammatica nel secolo XV fa ulteriori progressi in Italia. » pp. 47-73
elle arti, nè il favore e la munificenza di tanti principi e ministri verso i coltivatori di esse (Nota XIII). Quindi è che d
isa in cinque atti. La Conversione di S. Paolo si rappresentò in Roma verso il 1380 d’ordine del cardinal Riario. Si vogliono
eggerla interamente, degnò trasmettermene un breve estratto e qualche verso l’umanissimo cav. Tiraboschi. Eccone il titolo De
te opinioni sono arbitrarie, ed hanno bisogno di nuova luce istorica. Verso la fine del secolo, cioè nel 1492 Carlo Verardo d
i i Padovani aggiungono il cognome di Ricci, compose pure latinamente verso la metà del secolo una commedia in prosa intitola
sti motivi ci astenghiamo di nominare, dicendo che tal festa si diede verso la fine del 1400. 48. Si vuol però avvertire che
rtante dell’opera Italiana, non ci venne miga dal Cicognini, il quale verso la metà del secolo XVII le frammischiò al recitat
fecero ne’ cori, ma nel corso dell’atto; ed aggiungo che ciò accadde verso la fine del XV, cioè a dire un secolo e mezzo pri
40 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [D]. I COMICI ITALIANI — article » p. 744
ò il teatro, e andò a stabilirsi a Milano, ove morì, agente teatrale, verso il 1860.
41 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 642-645
illa, Giacomina, Antonietta. Sorella della precedente, nata a Venezia verso il 1735, nota in arte col nome di Camilla, esordì
ni Caterina Antonietta) non fu mai Cammilla, e Camilla non nacque che verso il '35 : ma la Dehesse fu prima amorosa poi serve
42 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » pp. 331-332
cquistata. Morì Luigia Bon dopo lunga e penosa malattia in Milano, verso il 1845, non ancor tócco i cinquant’anni, compian
43 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [D]. I COMICI ITALIANI — article » p. 791
amente il pane, ricoverato dal genero Giuseppe Guagni, morì a Firenze verso il 1850.
44 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [E-F]. I COMICI ITALIANI — article » p. 865
ane che tolse in moglie, lasciando l’arte per la mercatura. Morì colà verso il 1870. Quando colla Compagnia Coltellini fu al
45 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 60
oglie, ridotto alla più squallida miseria, si suicidò, avvelenandosi, verso il 1828), in quella di Velli e Mascherpa, nella q
46 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 400
 ; e finalmente, accasciato dai malanni, fe'l’ultimo ritorno a Parigi verso il 1725, trascinandovi una vita di languore e di
47 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
nella quale si lagna acerbamente del malo trattamento de' capocomici verso di lui, che non sa nè dove spedire la condotta, n
48 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article »
o dalla sorte contraria e dagli anni, si ridusse a Sassuolo, ove morì verso il 1860. – In Compagnia Rafstopulo egli aveva spo
49 (1783) Discorso storico-critico da servire di lume alla Storia critica de’ teatri « AVVISO A’ LEGGITORI. » pp. 237-240
del Canto p. 171. v. 14. Triarte Iriarte p. 173. v.ult.del verso dell’Autore del verso, dell’Attore p. 174.
. 14. Triarte Iriarte p. 173. v.ult.del verso dell’Autore del verso , dell’Attore p. 174. v. 3. nostra pensata v
50 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 631
grande versatilità, mostrandosi ugualmente egregio nella prosa e nel verso , nella tragedia e nella farsa. Infatti egli fu de
51 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [D]. I COMICI ITALIANI — article » p. 759
e drammatica, la quale cominciò a esercitare per affettuosa devozione verso il padre capocomico, cui eran mancati di punto in
52 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [G]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 1035-1036
i sè e degnamente mantenuta fino alla sua morte che avvenne in Modena verso il 1830.
53 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 678
ce semplicemente : Thomassin, absolument inutile. Egli aveva sposato verso il '72 M.lle Giovanna Nicoletta Tisserand, che es
54 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » p. 238
quell’epoca – scrive Iacopo Ferretti – in cui era di moda recitare il verso tragico cadenzato, come i sonetti si recitavano d
55 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » p. 253
già cominciato, ecc. ecc….. Giuseppe Antonio Balletti nacque a Monaco verso il 1692, e morì a Parigi nei 1762.
56 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — Rimini, li 22 Giug.º 1698. » p. 489
pere, quelli ossequij che hora con l’ Idea vo Riverentete esercitando verso il suo Gra merito, e col Ralegrarmi nouamente de’
57 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 412
Firenze. Del '46, Enrico Montazio, non sospetto certo di tenerezza verso i comici, così scrisse di lui nella Rivista : Sa
58 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo quarto »
i odierni abitatori di quelle contrade hanno tuttora lo stesso pendio verso l’ilarità, lo che ha dato luogo in Francia ad un
che strumentale o la resero più comune. Dico più comune, perché da un verso latino del monaco Donizone: «Timpana cum cithari
mpi. [4] Supponendo adunque che Francone scrivesse il suo trattato verso il 1100, o anche verso il 1106, e trovandosi di g
adunque che Francone scrivesse il suo trattato verso il 1100, o anche verso il 1106, e trovandosi di già citate poesie musica
loro stessi. Tebaldo Conte di Sciampagna, celebre trovatore che fiorì verso il 1235, si burla di cosiffatti poeti nei seguent
tutta l’Asia scorrendo, rivolse alla fine i suoi vittoriosi stendardi verso Costantinopoli, capitale d’un vasto impero ammorb
incombenza, cui si dava il nome d’Orfeo. In Verona divennero celebri verso la metà del Cinquecento i Filarmonici istituiti o
lenti Italiani46. Frate Pietro d’Uregna dimorante anch’esso in Italia verso il 1520 merita esser cavato dalla oscurità, ove i
Giove udito il pianto nostro.» [29] Finito ch’ebbero il canto, ecco verso l’orlo della caverna il serpente apparire, alla v
orale intitolata il Sacrificio d’Agostino Beccari recitata in Ferrara verso il 1550, dove il sacerdote si mostra colla lira i
Fu dato il surriferito spettacolo da Bergonzo Botta nobile tortonese verso la fine del mille e quattrocento in occasione di
Cavalier Planelli tra i componimenti profani53, rappresentato in Roma verso l’anno 1480 d’ordine del Cardinal Riario, e nella
azione della musica e della poesia racconta nella sezione ottava, che verso la fine dell’ultimo secolo Giovanni Glass e Giova
accento alle sillabe, e alternando le brevi e le lunghe rendevano il verso più armonico. Dunque ec.» Ma in primo luogo, se g
inforzo, e l’acutezza e gravità delle sillabe, e la rima, e il favore verso la poesia, e i premi conferiti ai poeti , e l’uso
la diversa combinazione del tuono e del tempo necessaria in qualunque verso per distinguersi dalla prosa. Due sorti si conosc
Federico Secondo Imperatore apprendesse dal Conte di Provenza l’amore verso la poesia, e la protezione de’ poeti. Ma mi dica
o, in qual pagina, in qual riga ho detto che Federico traesse l’amore verso la poesia, e la protezione dei poeti dal Conte di
re, e che alla pagina 150 della prima edizione ne cito in conferma un verso dell’antico monaco Donizone, che scrisse la vita
59 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » p. 234
chino. L’Astori fioriva in Venezia nel 1720. Astrodi Rosalia. Nacque verso il 1733 da un suonatore d’orchestra della Commedi
60 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » p. 590
Cardarelli Luigi. Nato a Roma verso il 1805 da padre stagnino, seppe colla ferrea vol
61 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [G]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 1021-1022
e parti del Dottore. Giaratoni o Geratoni Giuseppe, ferrarese, nato verso il 1639, figlio, forse, del precedente, si recò a
62 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 326
(il secondo nome assunto all’ entrar nell’arte per ammirazione grande verso l’attore Lavaggi), figlio di Antonio e di Maria B
63 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 363
belle virtù | che per generosità di cuore | e spirito di santa carità verso i miseri | fosti sempre benedetto dalla sventura
64 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo secondo — Capitolo duodecimo »
cali, delle semivocali e delle appena vocali che potevano entrare nel verso . Sappiamo da lui cosa fossero le doppie e le liqu
ὐτε προσεενπε φιλομμειδὴς Ἀφροδίτη» [14] Se vuol esprimere in questo verso «Ἠῖονες βοόωσιν ἐρευγομένης ἁλὸς ἔξω» il muggit
e atteggiamento viene maravigliosamente espresso dal poeta con questo verso : «ὒὗ, ὒὗ, ὒὗ, ὒὗ, ὒὗ, ὒὗ.» dove col solo replic
ion relativa de’ tempi che s’impiegano nel pronunziar le sillabe d’un verso ; nella musica altro non significa che la durazion
a, due tuoni collaterali furono aggiunti col progresso di tempo l’uno verso il grave, e l’altro verso l’acuto talmente che da
urono aggiunti col progresso di tempo l’uno verso il grave, e l’altro verso l’acuto talmente che da cinque divennero quindici
nostra poesia la quantità sillabica, e badando per la formazione del verso al solo numero di esse sillabe, la misura musical
ordo colla poesia. Per esempio, se si dovesse metter in musica questo verso di Virgilio: «Dulces exuviae dum fata, Deusque s
e nell’“ex”, un solo nell’“u”, un altro nel “vi”, e così per tutto il verso di mano in mano, al fine del quale si troverebbe
o quello che qualunque principio di conmozione venga eccitato da essa verso un tale oggetto è per sua natura indeterminato e
trasferirsi a verun’altra, non solo la tendenza vaga della cantilena verso un tale oggetto, ma la tendenza individuale altre
ripiglieremo il metodo antico ch’era quello di dirigere la sua azione verso d’un solo punto, noi avremo un bel vantare la nos
iudizio accarezza talvolta a fine di nasconder colla stima che mostra verso le opinioni d’un solo, il disprezzo che ha per la
io, il quale scherza col nome di Tuticano, perché non può entrare nel verso elegiaco a motivo d’avere la seconda sillaba brev
rino perché, avendo la prima breve, non può mettere il suo nome in un verso faleucio che la richiedeva lunga: «Nomen nobile,
alore? E per quale altra ragione Marziale s’astenne dall’inserire nel verso il nome di Earino se non perché non avrebbe potut
65 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro II. — Capo II. La Poesia Drammatica a imitazione degli antichi rinasce in Italia nel Secolo XIV. » pp. 188-193
Provenza e regina di Napoli ancor vivente. Si approssimava il secolo verso il fine, correndo l’anno 1380, allorché tra’ fran
om. vol. I pag. 173 ec.) ha pubblicate tredici lettere latine scritte verso la fine di questo secolo, in una di esse parla di
66 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IV « LIBRO III — CAPO VI. La Drammatica oltre le Alpi nel XV secolo non oltrepassa le Farse e i Misteri. » pp. 186-200
ferito in un occhio da una saetta che dal petto di Cristofano ritorna verso di lui, e per miracolo ancora ricupera la vista g
omposero non pochi. I più antichi che siensi conservati, si scrissero verso la mettà del secolo da Giovanni Rosenblut in Nori
due persone maritate. Oltre a questi giuochi cominciarono gli Alemani verso la fine del secolo a volgere gli sguardi alcun po
67 (1788) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome III « LIBRO III — CAPO V. La Drammatica oltre le alpi nel XV secolo non eccede le Farse e i Misteri. » pp. 74-84
ferito in un occhio da una saetta che dal petto di Cristofano ritorna verso di lui, e per un altro miracolo ricupera la vista
posero non pochi. I più antichi che si sieno conservati, si scrissero verso la metà del secolo da Giovanni Rosenblut in Norim
ue persone maritate. Oltre a questi giuochi cominciarono gli Alemanni verso la fine del secolo a volgere gli sguardi alcun po
68 (1732) Paragone della poesia tragica d’Italia con quella di Francia
impiegati. Un lavoro, insomma, che tendesse ad aprirsi a tutto tondo verso la poetica, la critica e l’estetica di quel perio
epio mostra un forte distacco dalla poetica seicentesca e si protende verso un esercizio critico già profondamente razionalis
n maniera molto più sobria, dal Martello all’interno del trattato Del verso tragico: anche questo è uno degli elementi che co
per la preparazione della peripezia, ossia del rivolgimento che avvia verso la catastrofe (o il lieto fine); le eloquenti con
diventa il pilastro dell’intero dramma. Lo spostamento della tragedia verso l’epica perseguito da una drammaturgia della mera
gni artificio elocutivo, ogni figura retorica che starebbe bene in un verso del Petrarca, ma non in bocca a un personaggio tr
l’alessandrino francese a causa della monotonia, della lunghezza del verso e soprattutto della rima. Anche sotto il profilo
aggiungere la verosimiglianza; di conseguenza si impegna a cercare un verso che sia il più possibile vicino alla prosa, avend
uttavia una cadenza variata e piacevole. Ovviamente viene respinto il verso rimato per ovvie ragioni di credibilità — in fort
ata la più efficace, in quanto, mentre la ripetizione dello sciolto —  verso prediletto del Maffei — creava una noiosa armonia
accogliere. Cimene non è rea di nulla per l’amore legittimo concepito verso Rodrigo: però non ha le condizioni di protagonist
a ultima fosse persona affatto innocente, perché la sua disobbedienza verso a Creonte fu per motivo di religione. A tale accu
llo innocente; contuttociò, perché insinua mirabilmente la confidenza verso Dio, ho sempre avuto per tal favola una particola
ale sentendo il rimorso del tradimento ed il debito della gratitudine verso Ottaviano, viene combattuto dall’amore d’Emilia e
qual pietà merita un traditore che mette in bilancia il debito che ha verso il suo principe con quello che ha verso l’amata?
in bilancia il debito che ha verso il suo principe con quello che ha verso l’amata? Confesso che non so comprendere come da
ire, l’altra il preparamento per cui si rende efficace la compassione verso coloro che cadono in miseria, e la terza gli acco
tenda se non a renderlo odioso con dare risalto ora alla sua perfidia verso Briseida, ora alla sua violenza contro Polissena.
vendicarsi, ma poi senza veruna connessione si scorge l’amor d’Oreste verso la figliuola d’Egisto, l’arrivo di Palamede che s
ù cadde in un error differente e meno ancora scusabile inducendo egli verso la metà della sua Antigone la peripezia d’una azi
rinvenire in quello il carattere d’un buon Re, che con paterno amore verso de’ suoi sudditi, scordato quasi della propria di
egli riusciva languido e dozzinale, ed invece di ricever sostegno dal verso , cadeva nel noioso suono d’una vil cantilena, con
altre che m’occorsero offesemi quell’importuno concetto che dice Nino verso il luogo in cui ritrova estinta la consorte con i
jours de ma mère69? L’esclamazione ha la sua forza senza il secondo verso , ma perché in questo si riconosce la combinazion
mir, lasse de me porter. Al legger tali versi mi venne in mente quel verso d’Ovidio: Ingemit et nostris ipsa carina malis.
bbiano i Francesi de’ bellissimi esempi, ove s’unisce la nobilità del verso all’indole della prosa, contuttociò bene spesso c
étais amenée: Moi même à votre char je me suis enchaînée95. Nel qual verso è notabile l’applicazione del carro ad un trionfo
.5] Spiacemi ancora nel Mitridate l’apostrofe intempestiva ch’egli fa verso Roma mentre parla a suoi figliuoli, ove così dice
ui la forma di questi perché, come egli dice, altro essi non hanno di verso che la misura e la rima, e fu dallui approvata la
ngua italiana non abbia in verun metro quella dignità che prestano al verso giambo la greca e la latina, ma questo difetto è
’ quali si trova anche maggiore nella rimata del Dolce. Vero è che il verso esametro è più lungo del nostro, ma non può ridur
poeti, non m’aggrada tanto il primo quanto il secondo, perciocché il verso endecasillabo, che ha suono alquanto più distinto
; nondimeno è troppo agevole riconoscere che non dalla privazione del verso , ma dalla correzione dell’altre cose spettanti al
della metà precedente. Laonde sembra udire in ciascuno di essi non un verso grave, ma due versi anacreontici, e siccome l’end
rò d’avvalorarlo con la similitudine di tre adonei, che compongono un verso esametro: però cadde in nuovo errore, non avveden
in nuovo errore, non avvedendosi che li tre adonii incorporati in un verso mutano armonia per lo nuovo vincolo che ricevono
, per lo che ridicolo riesce eziandio il dire che dalla lunghezza del verso alessandrino s’acquisti maggior comodo per l’espr
, approvò l’uso francese, adducendo a suo favore che la lunghezza del verso alessandrino non lascia sentire le rime in manier
chiunque ha fior di senno puote agevolmente convincerlo sì perché il verso endecasillabo non è minore che di due sillabe, co
onci che sono propri del metro dallui approvato, cioè del rimare ogni verso e della vicinanza inalterabile delle rime. [7.4.
eva se non essere compatibile per l’inclinazione della nostra umanità verso chi soggiace ad alcun male, e per le molte belle
ello succeduto appresso. Altri sostennero esser necessario ad esse il verso , e di questa opinione furono il Robertello, il Ca
li vogliono stile non disdicevole neppure alla prosa, la mancanza del verso sia assai più tolerabile che in altre opere poeti
tro. L’imitazione ne costituisce l’essenziale bellezza; l’armonia del verso dà loro la grazia. Però come in vaga donna langui
scompagnata da graziosa leggiadria, così le favole teatrali senza il verso rimangon prive di certa vivacità che le rende com
ro l’animo la medicina delle passioni, racchiusero gl’insegnamenti in verso , cioè in discorso armonioso, e l’armonia del vers
gl’insegnamenti in verso, cioè in discorso armonioso, e l’armonia del verso accoppiarono con l’armonia ed ordinazione della v
rebbe il timor delle pene, e de’ gastighi de’ falli, e la compassione verso il nostro prossimo ridotto a miseria. Quello, che
cine Andromaca accetta la proposta di matrimonio che le rivolge Pirro verso la fine della vicenda, macchiandosi della colpa c
n muova, dic’egli, maggiore indignazione contro il destino, che pietà verso dell’infelice; e se di estrema malvagità, non rec
recondito innamoramento per Xiphares — e conclude, sulla scorta di un verso dell’Ars Poetica (v. 102), che un personaggio inc
all’esame del valore della peripezia, ossia il rivolgimento dei fatti verso il loro contrario, che costituisce secondo Aristo
endendo con meraviglia una peripezia — ossia un rivolgimento dal bene verso il male o il contrario — che si compie in maniera
ne d’azione illustre, grande e perfetta, fatta narrando con altissimo verso , a fine di giovar dilettando […]. Ma ’l giovar di
o della meraviglia è uno degli elementi che indirizza il poema eroico verso il perseguimento del diletto piuttosto che di un
ura di Castelvetro; dall’altra grazie allo spostamento della tragedia verso il modello tragicomico che, come illustrano chiar
o la riconoscenza finale ad una costruzione più elaborata e orientata verso la preparazione di effetti patetici. Nella traged
Priamo, Polixène. Anziché confessare a Briseis che i suoi sentimenti verso di lei sono mutati, egli la inganna facendole cre
antendo alla vicenda un finale lieto che di fatto inclina la tragedia verso la tragicommedia (Roland Barthes, Sur Racine, Par
queste diversioni sembrano avviare in molteplici occasioni il dramma verso il lieto fine, ma in realtà indirizzano la vicend
, «Una riscrittura settecentesca del “Torrismondo” e il trattato “Del verso tragico” di Pier Jacopo Martello», La Nuova Ricer
arianti del Filippo», in Id., Alfieri e il linguaggio della tragedia: verso , stile, topoi, Napoli, Liguori, 1999, pp. 95-186)
spergiura, come avveniva per la Lucrina del Pastor Fido, mal disposta verso il fido Aminta; tuttavia la sua vicenda amorosa c
ntrodurre episodi amorosi che attenuano l’attenzione dello spettatore verso gli accadimenti gravi e pietosi di cui consta l’i
onfronti di Euripide un altrettanto severo sentimento di riprovazione verso le tragedie moderne che esordivano in maniera tro
verosimiglianza della presenza corale, come nota Dacier chiosando il verso di Orazio («C’est la qualité la plus essentielle
o validamente un parlare di questa sorta ci muova ad amore, o ad odio verso , o contro chi lo pronuncia», Pier Jacopo Martello
erona, Ramanzini, 1745, p. 132). Sulla discussione in merito a questo verso della Merope si rimanda anche a Paola Trivero, Tr
la musica e degli Attori che si affidavano semplicemente al metro del verso (1449b 25). Già Vincenzo Galilei, animatore di qu
ell’atto quarto dopo la partenza di Marianne il Sacerdote reciti quel verso che è segnato per lui, e poi con tutto il Coro si
la loro pigrizia l’arte rappresentativa, sostituendo per comodità il verso con la recitazione all’improvviso («Or benché non
poi anche in prosa rappresentando, si ritenne però insieme l’uso del verso per tutto il secolo decimosesto; ma nel susseguen
are senza applicazione, cotal pigrizia gli fece a poco abbandonare il verso del tutto; e tanto più che l’uso della moderna Co
il poeta affidava il proprio successo. Lo spostamento della tragedia verso l’epica, che aveva prodotto in particolare Pierre
blis et annotés par Françoise Escal, Paris, Gallimard, 1966, p. 171). Verso la fine del secolo, l’oggetto delle critiche rigu
zioni alla Merope, giustificando il cambiamento dell’emistichio di un verso pronunciato da Egisto, il quale, nel raccontare c
lle future Tragedie: il Signor Orsatto Giustiniano che lo tradusse in verso Italiano con eccellenza a giudizio di tutti i Dot
causa della prolissità delle scene («Stimando egli [il Tasso], che il verso eroico fosse quello, che più alla maestà, e serie
te, ne costituì il Torrismondo; e vedendo per lo contrario, che detto verso non addolcito da rima, sarebbe riuscito peggio, c
dal molto udito, talvolta poco raccoglia», Pier Jacopo Martello, Del verso tragico, cit., p. 166), abbozzava una riscrittura
, «Una riscrittura settecentesca del “Torrismondo” e il trattato “Del verso tragico” di Pier Jacopo Martello», La Nuova Ricer
dopo essersi allontanato per raffreddare la passione che lo spingeva verso Jocaste, già sposata con Laius, benché a sua volt
’eroina e negherebbe l’attuazione di qualsiasi progetto catartico. Il verso latino citato a testo è tratto dall’Octavia, attr
rende le posizioni stilistiche espresse dal Martello nel trattato Del verso tragico (1709), sebbene la scelta dei passaggi te
e accostantesi al Lirico in molti luoghi», Pier Jacopo Martello, «Del verso tragico», in Id., Scritti critici e satirici, a c
ki, 1974, p. 72), nonché attraverso una costruzione più complessa del verso , caratterizzato da un susseguirsi di continue ina
1; Giuseppe Antonio Camerino, Alfieri e il linguaggio della tragedia: verso , stile, topoi, Napoli, Liguori, 2006; Vincenza Pe
sparute opposizioni, come ad esempio quella di Gilles Ménage («Questo verso , dico, si trova nella Canace, o fosse a caso, com
l’eloquenza, con la franchezza del dire, e col giro, e spezzatura del verso , che quel luogo che tiene l’Edipo per l’orditura,
ervato, teso non al mescidamento alto-basso, quanto ad un avvitamento verso l’alto, in uno stato di tensione permanente del l
ello, lo stile lirico del Solimano e dell’Aristodemo nel trattato Del verso tragico (cfr. Pier Jacopo Martello, Scritti criti
talora tumido, soprattutto in virtù del ricorso alle rime proprie del verso alessandrino, di Pier Jacopo Martello, e quello s
ingenuità confessarci ad essi inferiori», Pier Jacopo Martello, «Del verso tragico», in Id., Scritti critici e satirici, a c
a tragedia derivasse precisamente dal fatto che, nella prosa come nel verso , essa dovesse necessariamente conformarsi all’ord
le di tanto decadimento; perchè con ciò venne a levarsi alla Scena il verso contra l’uso di tutte le nazioni; e levato il ver
rsi alla Scena il verso contra l’uso di tutte le nazioni; e levato il verso , cominciarono a compor Drami i Comici stessi, e p
zio a lunghi monologhi nei quali l’eloquio dei personaggi si protende verso una elaborata involuzione retorica, come accade n
ppare inoltre fredda l’immagine con cui Orazio si rivolge al re Tulle verso la fine del dramma (V, 3, vv. 1583-1586), quando
I, 1, vv. 589-590, p. 84). [6.3.10] Del Mithridate viene discusso un verso pronunciato da Arbate nel racconto della morte de
ato da Arbate nel racconto della morte del Re Xipharès fatto a Monime verso la fine della tragedia (V, 4, v. 1604). Nel disco
ente riproduce l’argomentazione del bergamasco, condanna tanto questo verso quanto quello della Phèdre che Calepio citerà nel
ssaggio della Phèdre sopra riportato (il de La Motte cita soltanto il verso «Le flot qui l’apporta, recule épouvanté»), che c
’iperbole in un punto che richiedeva tale raffinatezza perché proteso verso il sublime («En effet, si ce que dit là Longin es
ociés, 1747, p. 60). Questo lamento richiama alla mente di Calepio un verso ovidiano dei Tristia (I, 4, 10), giudicato altret
a nota è Pier Jacopo Martello, il quale, all’interno del trattato Del verso tragico aveva sostenuto che la poesia tragica dov
udo che l’eroe dee parlare come il plebeo», Pier Jacopo Martello, Del verso tragico, in Id., Scritti critici e satirici, a cu
ne. Sarà bene dire che nella seconda metà del Seicento, e soprattutto verso la fine del secolo, si assisteva anche in Francia
nere portroyalista, orientavano le pratiche linguistiche e letterarie verso una nuova ricerca di «clarté» che entrava spesso
ente traslati oramai logori e utili soltanto a riempire la misura del verso ; a questi Calepio preferirebbe un linguaggio più
ancese, viene poi dimostrata da Calepio attraverso la citazione di un verso de Le Comte d’Essex, pronunciato da Elisabeth, ne
tenenza era l’epico e non il tragico, poteva benissimo ammettersi. Il verso in questione, posto nel diciassettesimo canto si
impiegato soltanto qualora si intendesse protendere la propria poesia verso il sublime («L’usage et le jugement doivent servi
nta del padre morto non si accontenta di accennarvi fugacemente in un verso , ma ne impiega due dando dettagli superflui (Béré
agedia seicentesca francese, spesso al fine di riempire la misura del verso per ragioni di rima. Sugli epiteti la battaglia r
ente gli epiteti nel proprio discorso (Rhet. III, 2 1406a), nonché un verso sofocleo dell’Elettra (v. 19), nel quale ricompar
passaggi il profilo storico-critico di «Lineamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», in Il verso tragic
neamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», in Il verso tragico dal Cinquecento al Settecento, Atti del C
non approva del sistema metrico graviniano è il ricorso frequente al verso sdrucciolo, che caratterizza molti dialoghi, nonc
d ogni sublime stile appresso gli antichi conveniva; e ’l piede, e ’l verso sdrucciolo, non solo alla magnificenza del poema
ondam, Roma-Bari, Laterza, 1973, pp. 552-553). Tuttavia la teoria del verso cinque-seicentesca aveva catalogato come bassi e
mbeni nella Bellezza della volgar poesia considerava lo sdrucciolo un verso comico, benché consigliasse l’impiego della prosa
Martello, il quale aveva tentato di trasporre nel coturno italiano il verso tragico francese, l’alessandrino, noto appunto co
drino italiano», Anticomoderno, II, 1996, pp. 257-284). Contro questo verso si erano espressi non soltanto gli Italiani, fra
sesta sillaba, o su la settima se la sillaba è feminina: con che ogni verso vien’ a comporsi di due emistichi uguali, e ogni
nell’osservare come la tradizione letteraria francese avesse un unico verso per la lirica, l’epopea e la tragedia, laddove tu
n impediva al Martello, uomo capace di scorgere la tenuta scenica del verso francese, di rivalutare l’alessandrino nella sua
l’alessandrino nella sua esplorazione storiografica alla ricerca del verso tragico perfetto condotta nel trattato Del verso
ica alla ricerca del verso tragico perfetto condotta nel trattato Del verso tragico. Insoddisfatto dell’endecasillabo sciolto
eggerezza della pastorale, il Martello si era deciso a ritrovare quel verso e quello stile italiano che erano sino ad allora
zza («Tornando a’ Franzesi, è forza per verità confessare che il loro verso alessandrino, avvegnaché di un suono non molto ri
teramente qualunque difficile sentimento», Pier Jacopo Martello, «Del verso tragico», in Id., Scritti critici e teorici, a cu
ivamente, convinto del fatto che, sempre in virtù della lunghezza del verso , una rima che torna dopo dodici o tredici sillabe
po frequenti cadenze», ivi, p. 182). D’altra parte egli si volgeva al verso rimato francese proprio in virtù delle prove fall
a parte il fraseggiamento poetico, temei che spogliato il mio sciolto verso del suo maggiore ornamento, facesse bensì apparir
per isfuggire la soverchia uniformità», ivi, p. 155). Nel tradurre il verso alessandrino all’interno del sistema prosodico it
er lo più piane e non tronche; questa disparità lo porta a coniare un verso composto di fatto di due settenari che richiamava
anto facevano i Francesi le parole-rima («Meglio dunque stimai trovar verso che nell’effetto, non nella misura, a quello corr
metri scemi” di sette sillabe l’uno, insieme accoppiati compongono un verso capace, tardo, e però maestoso, e niente nuovo al
iudizio del drammaturgo, reo di non aver compreso le potenzialità del verso tragico italiano. Nella drammaturgia del Settecen
lunga dell’originale proprio in ragione dell’intrinseca verbosità del verso italiano: «Che l’Italiana Musa non possa se non c
le di versi che la Latina spiegar l’istessa attione, etiandio che usi verso libero e scevro di rime, se ne potrà avveder qual
io insiste sul fatto che questa prolissità nel rendere “l’enfasi” del verso greco e latino non è prerogativa dell’italiano, m
adducendo a riprova della validità delle proprie tesi il trattato Del verso tragico di Martello («L’Italienne est peut-être p
e a partire dall’asserzione del Martello in apertura del trattato Del verso tragico, che fungeva da prefazione all’edizione d
ingenuità confessarci ad essi inferiori», Pier Jacopo Martello, «Del verso tragico», in Id., Scritti critici e satirici, a c
questo articolo l’autore propone la propria soluzione al problema del verso tragico posto dal Martello nel trattato Del verso
one al problema del verso tragico posto dal Martello nel trattato Del verso tragico, respingendo tanto l’alessandrino, quanto
casillabi. Calepio si inserisce qui nell’ampia discussione intorno al verso tragico che aveva coinvolto i maggiori letterati
urghi, quanto degli attori, altrettanto impegnati nella ricerca di un verso che risultasse naturale e lontano dall’alessandri
cesi (cfr. a proposito Valentina Gallo, «Lineamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», in Il verso tragic
neamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», in Il verso tragico dal Cinquecento al Settecento, Atti del C
a per musica che non alla tragedia, anche in ragione del fatto che un verso breve come il settenario riduceva la gravità dell
dizione tragica («Tornando a metri, antepone [il Calepio] a tutti il verso undicisillabo puro, o misto col settisillabo, e s
irici. Molto disconviene ancora per se stesso alla Tragica gravità il verso corto, quando non si usasse a luogo e con disegno
sesta sillaba, o su la settima se la sillaba è feminina: con che ogni verso vien’ a comporsi di due emistichi uguali, e ogni
odi che oltrepassassero l’unità metrica («La varietà delle cesure del verso endecasillabo e l’intreccio suo co’ versi seguent
il periodo, e lo rendono tanto più atto al dialogo quanto più che il verso , potendosi rompere in qualsivoglia sillaba, intro
va che l’endecasillabo corrispondesse all’esametro latino; che questo verso fosse capace di sostenere una costruzione sintatt
). [7.3.2] Calepio ritorna quindi sulla trattazione del Martello nel Verso tragico, riportando il tentativo di trasposizione
la prolissità che le caratterizzavano (cfr. Pier Jacopo Martello, Del verso tragico, in Id., Scritti critici e satirici, a cu
cevono questi passaggi non è dovuto al fatto che essi siano volti dal verso alla prosa, ma in virtù del processo di semplific
all’endecasillabo perché meno mosso e tendenzialmente più noioso. Il verso italiano può essere declinato variamente perché d
ella prima, creando un effetto di tediosità nell’ascolto. [7.3.4] Il verso martelliano erediterebbe, secondo Calepio, la ste
istiche con cui il Martello aveva tentato di legittimare il suo nuovo verso come la riproduzione di un esametro composto di t
iù maestoso ed a tragedia conveniente; in quella guisa appunto che un verso esametro di tre versi adonii composto, o di uno d
ersi adonii composto, o di uno di questi e d’altra più breve sorta di verso , sarà sempre considerato per un esametro, e per u
eve sorta di verso, sarà sempre considerato per un esametro, e per un verso in cui si possano cantare con gravità fatti d’arm
possano cantare con gravità fatti d’arme», Pier Jacopo Martello, «Del verso tragico», in Id., Scritti critici e satirici, a c
i viene anche ridicolizzata l’opinione del drammaturgo secondo cui un verso più lungo sarebbe più comodo per esprimere sentim
ssi («Tornando a’ Franzesi, è forza per verità confessare che il loro verso alessandrino, avvegnaché di un suono non molto ri
i nel pieno dei loro sfoghi passionali. La polemica nei confronti del verso rimato veniva alimentata tanto dall’antagonismo n
m, Bari, Laterza, 1973, pp. 275-276). Se pure il Gravina riconosce al verso senza rima una maggiore naturalezza rispetto a qu
dalla natura, perché comparisce tutto al di fuori, ed all’incontro il verso greco e latino è molto vicino al naturale», ivi,
mimesi oltranzistica» (Valentina Gallo, «Lineamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», in Il verso tragic
neamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», in Il verso tragico dal Cinquecento al Settecento, Atti del C
altrove spesso seguita — l’argomento tradizionale dell’incapacità del verso rimato di dipingere il fluire vigoroso delle pass
lto e sperimentalismo volgare: la rinascita tragica fiorentina, in Il verso tragico tra Cinque e Settecento, cit., pp. 39-62:
cit., pp. 39-62: 46-47). In generale sull’accesa disputa in merito al verso tragico da adottare nel Cinquecento, con importan
ensabile il contributo di Elisabetta Selmi, Il dibattito retorico sul verso tragico nel Cinquecento, in Il verso tragico tra
Selmi, Il dibattito retorico sul verso tragico nel Cinquecento, in Il verso tragico tra Cinque e Settecento, cit., pp. 63-105
veva («Io ho vedute recitare in Venezia ed altrove alcune tragedie in verso sciolto, e fatte secondo le buone regole di messe
ell’Italia liberata dai Goti o il Tasso del Mondo creato; rispetto al verso libero, il verso rimato possedeva innumerevoli va
ta dai Goti o il Tasso del Mondo creato; rispetto al verso libero, il verso rimato possedeva innumerevoli vantaggi — ammoniva
imente, è sicuro che fra il vigore d’un istesso pensiero, espresso in verso sciolto o rimato, corre la differenza medesima ch
dromède. In questo contesto Corneille si interrogava sulla natura del verso tragico, che doveva essere il più prossimo possib
do vita a scene in cui lo stesso suono ritorna spessissimo in fine di verso . Sulle medesime caratteristiche della lingua fran
e tale valutazione, mostrando non soltanto che in posizione finale di verso vengono dai Francesi riproposti sempre i medesimi
del discorso, ma si renderebbero necessarie a riempire la misura del verso . Anche Voltaire, come ricorda il Bergamasco, nei
, 2001, pp. 372-373). [7.5.2] Per dimostrare la maggiore gravità del verso tragico italiano rispetto al corrispettivo france
mi metrici, instaurando, ove possibile, un rapporto di uno ad uno fra verso italiano e francese; talvolta riesce a tradurre l
italiano e francese; talvolta riesce a tradurre l’alessandrino con un verso solo (efficace la chiusa finale « Pourrai-je tout
talora invece è costretto a ricorrere a due settenari per tradurre un verso («Si ce malheur illustre ébranlait l’un de vous»
ocessi di inversione e altre figure di posizione che sono tipiche del verso italiano (lirico ed epico) e latino, ma non del f
aristoteliche e incline a preferire la tragedia in prosa a quella in verso («Puisque M. de La Motte veut établir des règles
on, 1714, pp. 177-209: 188). Sulla polemica in merito alla natura del verso tra Voltaire e de La Motte cfr. Stefano Castelvec
rova anche il sentimento di de La Motte sulla superiorità metrica del verso libero impiegato nell’Agesilas di Pierre Corneill
un valore istruttivo per gli spettatori. Così, riprendendo il celebre verso dell’Ars Poetica («omne tulit punctum, qui miscui
rosa — a causa dell’abitudine del pubblico a ricevere composizioni in verso , nonché al costume degli attori di preparare trag
egli sostiene che vi siano diverse ragioni per preferire la prosa al verso : la prima avrebbe infatti un vantaggio di verosim
treccio e dialoghi, senza costringerli a subire i condizionamenti del verso , permetterebbe di correggere molto più agevolment
in merito all’opportunità di scrivere le tragedie in prosa anziché in verso era presente fin dal Cinquecento e ruotava attorn
mimesis e non nel metro, tanto più che, mentre alcune composizioni in verso non potevano essere propriamente definite poetich
e dimostrava l’esempio di Empedocle — altre, seppure non plasmate sul verso , ma in prosa, come i mimi siciliani o i dialoghi
ente questo titolo (1447b 11-19). Dall’altra parte, i sostenitori del verso , assai più numerosi, ricordavano il passo in cui
lingua tragica italiana. Nello scontro ebbe la meglio il partito del verso , come mostra non solo l’elenco di Calepio, ma anc
ma anche il confronto quantitativo fra tragedie scritte in prosa e in verso nel Cinquecento. Su questo punto si accordavano t
i di formazione platonica, come Francesco Patrizi, che considerava il verso ancor più sostanziale all’esercizio poetico rispe
rimis Castelvetro, colui che forgerà gli argomenti di superiorità del verso che verranno costantemente ribaditi nell’ambito d
degli attori; maggior godibilità da parte del pubblico; aderenza del verso al dato imitativo, a differenza della prosa, adat
ianza della prosa, ma mostrava come questa, spoglia degli orpelli del verso , permettesse di veicolare l’utile proprio del gen
Venezia, Pasquali, 1753, pp. 462-463). Sulla distinzione poetica fra verso e prosa in Aristotele e nel Cinquecento: Giancarl
critica, XXIX, 2, 2004, pp. 161-200. Per la discussione in merito al verso nel Cinquecento cfr. Elisabetta Selmi, «Il dibatt
fr. Elisabetta Selmi, «Il dibattito trattatistico del Cinquecento sul verso tragico», in Il verso tragico dal Cinque al Sette
«Il dibattito trattatistico del Cinquecento sul verso tragico», in Il verso tragico dal Cinque al Settecento, Atti del Conveg
Calepio osserva come le precedenti discussioni in merito all’uso del verso o della prosa in tragedia vertessero principalmen
o della prosa a detrimento delle costrizioni imposte dalla misura del verso (Houdar de La Motte, «La Libre Éloquence, ode en
che la lingua drammatica deve imitare la prosa, senza la lusinga del verso essa sarebbe troppo spoglia per piacere al pubbli
ali di cui si fa carico. [Giunta.13] Davanti agli attacchi contro il verso di de La Motte Calepio ricorre ad argomenti tradi
o della prosa in tragedia. Lo stesso argomento della «meraviglia» del verso parrebbe riprendere proprio il pronunciamento di
ores delle antiche commedie e tragedie, dicendo che la meraviglia del verso nella tragedia, e commedia procede da questo, che
icità assoluta, addirittura al camuffamento dell’aspetto retorico del verso che doveva confondersi con la prosa. L’altra auto
ngono in questi paragrafi lambite dal Calepio. Secondo Castelvetro il verso autorizzava gli attori ad alzare la voce sul palc
possa udire; la quale sconvenevolezza cessa ne’ ragionamenti fatti in verso , portando per forza con esso seco il verso, lo «n
ne’ ragionamenti fatti in verso, portando per forza con esso seco il verso , lo «nalzamento della voce, senza che altri paia
ra tutto necessario, sostener la voce, non si può mai fare se non col verso che, con la gravità sua, con gli stessi posamenti
e della rima, il che ovviamente, non implica una rinuncia all’uso del verso . A questa stessa soluzione sono peraltro impronta
i nell’esigere naturalezza nella composizione e nella recitazione del verso : anche i maestri dell’arte attorica, come Riccobo
a a Elisabetta Selmi, «Il dibattito trattatistico del Cinquecento sul verso tragico», in Il verso tragico dal Cinque al Sette
«Il dibattito trattatistico del Cinquecento sul verso tragico», in Il verso tragico dal Cinque al Settecento, Atti del Conveg
a, 2005, pp. 63-104, e Valentina Gallo, «Lineamenti di una teoria del verso tragico tra Sei e Settecento», ivi, pp. 123-168,
eativo. Nel discorso mostrava come, lontano dalle regole ritmiche del verso e dalla rima, l’autore poteva concentrarsi maggio
ttamente con il Francese sui problemi che comporta l’introduzione del verso rimato: d’altra parte aveva pronunciato un’omolog
eliminazione della rima non comporta, nella sua poetica, un cedimento verso la prosa, bensì l’opzione di un verso differente,
nella sua poetica, un cedimento verso la prosa, bensì l’opzione di un verso differente, meno cadenzato dell’alessandrino, com
uista: egli aveva infatti radunato un esercito che marciasse di notte verso Roma, nascondendosi nei boschi durante il giorno
69 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome II « CONTINUAZIONE DEL TEATRO GRECO E DEL LIBRO I — CAPO XIV. Commedia Nuova. » pp. 151-170
iù onorevole testimonio del merito di questo Comico filosofo, si è il verso di una sua commedia che leggesi nella I epistola
avea la traccia dell’azione, tutto che non ne avesse composto un solo verso , diceva di aver terminata la commedia. Ora che si
ti a’ Greci, a’ Latini, agl’Italiani, a’ Francesi ec, ed apparsi solo verso la fine del secolo XVIII come silfi al Mattei? Be
la fina critica condita di sale attico. a. Metastasio traducendo il verso di Orazio Verbaque provisam rem non invita sequ
70 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » p. 316
omico rinomatissimo, nacque da famiglia di civil condizione in Napoli verso il 1800. Fu scritturato il’ 19 da Salvator Fabbri
71 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 129
Miutti Francesco. Figlio di un ciabattino di Udine, dove nacque verso il 1780, fu allevato nel mestiere del padre, mort
72 (1790) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome VI « LIBRO IX. Teatro Spagnuolo del secolo XVIII — CAPO I. Tragedie. » pp. 4-67
ovar vestigio. Regolarità, decenza, purezza di locuzione e scelta del verso endecasillabo sciolto all’italiana, formano tutto
rispondere a un tempo À amante, à patria, al padre i al hermano verso eccellente per grazia, per numero e per regolarit
cadenze simili delle voci, udiranno con nausea il cattivo suono d’un verso sciolto rimato nel mezzo, come è il secondo, che
imato nel mezzo, come è il secondo, che con heridas recibidas diventa verso leonino. Di poi que’ caratteri sanguigni e quella
ciò non va male: ma soggiugne, che avrebbe fatto retrocedere il Tago verso la sorgente, e convertita la notte in giorno, le
rdinato a un campo di duemila cavalli e cento bandiere che marciavano verso Cuenca, a tornare a Toledo per fortificare la Roc
ando si sono eseguite? Dopo che il re ha disposto il bando di Rachele verso la fine dell’atto I. Ordini a un campo di dodicim
fine dell’atto I. Ordini a un campo di dodicimila soldati, sua marcia verso Toledo, presidio introdotto nella fortezza, esigo
iero. E chi oserebbe far motto di qualche squarcio prosaico, di alcun verso duro, di sentimenti spiegati men precisamente? Qu
none col volto coperto. Ma Timante posteriore a Polignoto che fioriva verso l’olimpiade XC, non fu l’ inventore di tal ripieg
i sentimenti distendendoli. La frequente e non variata spezzatura del verso ne toglie ogni armonia. La locuzione è prosaica t
ue al pueblo Ybero   Concede el que es su Padre y Soberano,   Ronco verso escribì con dura mano   Menos hecha à la lyra qu
lezione ne’ Francesi il rimar sempre, ma necessità, mancando essi del verso bianco da noi chiamato sciolto: 3 che anche la po
anche la poesia castigliana ha come l’italiana e l’inglese il suo bel verso suelto: 4 che gli Spagnuoli hanno di più un endec
i n’ha di molti e cari. Ma perchè (potrà egli dire) dee preferirsi il verso sciolto o quello coll’assonante à los pareados? L
73 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro I. — Capo II. In quali cose si rassomigli ogni teatro. » pp. 8-13
izioni sceniche, come non molto lontane da’ primi passi delle nazioni verso la coltura, si trovino scritte in versi, ch’é il
icci. Da tal punto i poeti teatrali rivolgono tutta la loro curiosità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivol
74 (1772) Dell’opera in musica 1772
d’alcuni, che si affannano a credenza, per estinguere ogni sentore di verso ne’ drammi» (IV.II.15: a sfida un cantante aveva
tino Mussato, storico padovano, il quale, secondo il Muratori, nacque verso il 1260, parla del pronunziar su’ teatri col cant
uistando in Italia l’antico splendore, l’opera in musica s’innoltrava verso la sua perfezione; talmentechè nel secolo XV parv
parve già molto prossima a questa meta. In tal secolo e probabilmente verso il 148026, cominciarono in Roma le opere in music
e que’ melodrammi27. [Sez.I.1.0.10] La prova maggiore della bellezza verso cui procedeva in quel secolo l’opera in musica, v
quel secolo si distinguessero, fu Alfonso dalla Viola Ferrarese, che verso il 1555 fece la musica al Sacrifizio, dramma past
etti, e che noi il patetico diremo di quelle. Non era la sonorità del verso quella che facea piangere S. Agostino nella lettu
edifizio. Un simile artificio prescrive la poesia per la sonorità del verso e della rima, e da questo artificio stesso dipend
randezza da quella d’un’ altra. Nell’ascoltare per esempio un poetico verso il mio spirito s’accorge che della totalità di qu
andezza di ciascuno de’ piedi che lo compone: perciocché in questo il verso differisce dalla prosa, ch’egli per mezzo della c
ndezza e ‘l numero delle sue parti: altro non essendo la cadenza d’un verso se non un intervallo, una pausa interposta fra le
verso se non un intervallo, una pausa interposta fra le parti di esso verso . Per esempio in questo: Due rosa fresche, e colt
ssar velocemente sulle dispari. La qual pausa, o cadenza, divide quel verso in cinque sensibilissime parti. Nell’ascoltar poi
el verso in cinque sensibilissime parti. Nell’ascoltar poi un seconde verso , questo gli riproduce l’idea della misura del pri
’idea della misura del primo e di tutti i suoi piedi. Al contrario un verso che mal suoni gli dispiace, poiché quel mal suono
l suoni gli dispiace, poiché quel mal suono viene da ciò, che in quel verso non si sente il numero delle parti, come fa la so
e’ versi fu detta anche numero. Quindi lo spirito non vedendo in quel verso il germe, diciam così, d’altre idee, si disgusta
l’uguaglianza de’ versi e quella de’ piedi, o sieno parti di ciascun verso . Tra questa simmetria d’uguaglianza cominciaron p
i. La medesima varietà misero tra le sillabe, e tra’ piedi di ciascun verso , i brevi co’ lunghi alternando. [Sez.II.1.1.3] Ta
servare quanto ben convenga alle arie la sonorità di questa spezie di verso , ma ancora quanto la sua celerità sia propria ad
ntendere le regole di questa mescolanza. [Sez.II.1.2.5] In qualunque verso italiano più sillabe acute, o, che è il medesimo,
to acuto della penultima sillaba de’ versi piani, e un altro che ogni verso aver dee presso alla metà sua, il quale ha tal fo
gni verso aver dee presso alla metà sua, il quale ha tal forza che il verso par che ne venga diviso in due. Nel recitare per
il verso par che ne venga diviso in due. Nel recitare per esempio il verso seguente: Era il giorno che al sol si scoloraro
i scoloraro noi spicchiamo sì sensibilmente la sesta sillaba, che il verso par diviso in due parti così: Era il giorno che
cio in terra; E nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio; ciascun verso del quale dall’acuto, che ha, qual sulla quarta s
ben ci avvisiamo, sceglier potrà per sua guida. Il primo si è che un verso qualunque ben si accoppia a quello ch’è uguale al
quinario che il settenario possono costituire la prima parte di quel verso . Sentasi la sua unione col settenario nel seguent
cor Voti innocenti. [Sez.II.1.2.15] Il secondo principio si è che un verso ben si unisce a un altro che lo stesso numero d’a
di versi. Infatti, se in luogo d’un senario si metta qualunque altro verso che abbia due acuti, come un quinario e un quadri
si di soprusarla a dispetto dell’orecchio, essendo certissimo che tal verso ineguale sarà armoniosissimo in un sito, che in u
no le medesime regole de’ piani a cui appartengono. Solo dirò, che il verso tronco ha particolar forza nel fine di ciascuna p
o che ha sull’ultima sillaba sostiene quella parte, che terminata con verso piano languidissimamente cadrebbe. Si vuol nondim
unghe e delle brevi è tutt’altra che nel secondo. Or la velocità d’un verso nasce, secondo a me pare, dalla contiguità di due
contiguità di due sillabe brevi, e tal contiguità si trova quando un verso unisca insieme due sillabe, niuna delle quali sia
he fa che quelle due precedenti sillabe contigue sieno brevi e che il verso riesca veloce. Laonde se più volte quella contigu
ce. Laonde se più volte quella contiguità sarà replicata nel medesimo verso , questo sarà più scorrevole. Talmenteché se rapid
ntra, due volte nel secondo e tre nel terzo. Conciosiaché nel secondo verso l’accento, che preme la quarta sillaba e la setti
eno brevi; e però quella contiguità è due volte iterata. Ma nel terzo verso l’accento acuto posandosi sulla quarta, sulla set
non solo la seconda, la terza, la quinta e la sesta, come nel secondo verso , ma ancora l’ottava e la nona; onde quella contig
tardi son quelli ne’ quali le brevi van sempre sole come nell’addotto verso : Di fior deh a me raccogli, Aglaia, un moggio n
asillabi e i novenari soprallegati, e que’ senari a cui appartiene il verso : Là sovra quel colle [Sez.II.1.2.29] Per altra
ella favola, al carattere del protagonista, al numero degli atti e al verso tragico. La qual mutazione da taluni vien riprova
ano lumeggiate sopra le altre quelle virtù che appartengono a’ doveri verso altrui; il che avviene quando il personaggio virt
parole amico dell’umanità, protettore dell’innocenza, compassionevole verso gl’infelici, umano, benefico, indulgente. Un tal
nte convenirsi, qualunque il numero dagli atti sia». Cap. VII. Del verso tragico § I. Se sia biasimevole nella traged
irritate dal moto, che negli affetti concepiscono quelle che scendono verso il petto, e che noi tra’ nervi diatetici annovera
orpo de’ bruti, consista nella moltitudine de’ nervi, che noi abbiamo verso il petto e le viscere, là dove i bruti pochi ne h
ato dall’accordo d’un musico stromento furono loro insegnati i doveri verso l’essere supremo, promulgate le leggi d’una patri
amente pronunziato. [Sez.III.3.2.3] Baderà in oltre a distinguere nel verso le sillabe, che hanno l’accento acuto, da quelle
iusti Dei, non fate, Ch’io più soffra così, il buon maestro fra l’un verso e l’altro segnò una lunga pausa, introducendovi u
ra il compositore a conservar nella musica il numero e la cadenza del verso . Avvi de’ compositori, che distruggono sì fattame
. Avvi de’ compositori, che distruggono sì fattamente ogni traccia di verso nella poesia, ch’essa diviene una prosa pretta e
per te s’hai fior d’ingegno se queste ripetizioni, che tanto vanno a verso a’ nostri compositori, possono dar sostegno ed an
a chi gestisce. Questa sorta di gesto induce lo spettatore a volgersi verso là, dove sono diretti gli occhi e le mani del ges
o tutti falli contro le buone creanze, e tanti mancamenti di rispetto verso gli spettatori? I principi stessi si astengono in
d’alcuni, che si affannano a credenza, per estinguere ogni sentore di verso ne’ drammi. [Sez.IV.2.2.5] IV. Dee diversificare
ato, l’oltraggio ch’ella reca all’umanità, l’ingiustizia che commette verso tanti infelici, de’ quali, riuscendo appena uno t
scena, o sia dal diametro del semicerchio allontanandosi, s’inoltrano verso il fondo del teatro, ciò è verso la metà della pe
icerchio allontanandosi, s’inoltrano verso il fondo del teatro, ciò è verso la metà della periferia, così vadano ancora salen
che i due lati di ciascun palchetto, essendo di necessità convergenti verso le scene, non formino angoli acuti col muro inter
ronunziazione, e propriamente col gesto, dal quale differisce come il verso dalla prosa. Il verso ha colla prosa un fondo com
iamente col gesto, dal quale differisce come il verso dalla prosa. Il verso ha colla prosa un fondo comune, e queste son le p
verso ha colla prosa un fondo comune, e queste son le parole. Ma nel verso un tal fondo è assoggettato a certa misura, e int
e destiuto d’ogni vigore, si faccia sentire una sonata che gli vada a verso , egli si leverà sì prontamente, come se fosse nel
endendo da su in giù, ma uscendo da un lato del proscenio s’inoltrava verso l’altro: insomma spaziava per la larghezza del pr
studia ciascuna di dare in arzigogoli, sicura d’incontrare per questo verso l’umore eteroclito e ‘l cattivo gusto di chi le d
rà a capriccio. Se il cantante ha nel suo studio un’aria che gli va a verso , egli la caccerà nel libretto in barba d’Apollo e
Cionacci contro i rigoristi del suo tempo). [commento_Sez.I.1.0.9] • verso il 1480: cfr. F.S. Quadrio, Della storia e della
reci davano al Canto, e all’Armonia; la fece poi comparire sul Teatro verso l’anno 1480, come si ricava da Sulpizio nella Let
vero parigino italiano, 1719). Al suo nome si lega l’adattamento del verso alessandrino francese in forma di doppio settenar
oi sotto i Borbone, sodale di Bettinelli nella polemica in favore del verso sciolto; librettista per il pugliese Traetta (Ipp
.1.2.25] • va fra l’orror de l’ircane foreste: questo e il precedente verso sono naturalmente libere variazioni di Planelli s
ica cosa che non si può insegnare con alcuna arte’ d’attristare: è il verso 102 dell’Ars poetica: «se vuoi farmi piangere / d
i debbano far corrispondere ad imitazione della natura tutte le linee verso un punto stabilito, che ne è il centro; e come co
a: il già citato recensore romano contestò a Planelli la sua sfiducia verso questo espediente fonico-architettonico: «il suo
fiato, / face, che palpita / presso a morir». Ma il terzo e ‘l quarto verso non ritengono lo stesso metro degli altri, perché
o è in quel luogo segno dell’acuto e non del grave. Ma nel trascritto verso : «Anchorché s’agiti» l’accento dee retrocedere al
e, part. I. 40. Saggio sull’op. in musica. 41. Non mi si opponga il verso di Virgilio Georg., III, v. 24: «Vel scena ut ver
prima a’ Corinti (XV. 33) volle avvalorare le sue esortazioni con un verso di Menandro, greco Poeta Comico. Qualora poi le s
75 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » p. 689
ini Giuseppe, figlio di un intraprenditore di lotto, nacque a Cortona verso il 1800. Abbandonò il ’20 circa la casa paterna ;
76 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [G]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 1027-1028
he rispecchiano fedelmente il sentimento del pubblico e della critica verso la forte e originale artista : Bastava che la
77 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 17
a paga veniva come la febbre terzana, se le cose andavano per il loro verso  ; se poi malandavano un pochino, allora era una q
78 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — Piacenza li 4 marzo 1640. » p. 287
e assai pregiato per la verità e spontaneità della dizione. Diceva il verso con molta efficacia non mai discompagnata da una
79 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IX « STORIA CRITICA DE’ TEATRI. Tomo IX. LIBRO IX. Continuazione de’ Teatri Oltramontani del XVIII secolo. — CAPO V. Teatro Spagnuolo Tragico. » pp. 56-148
le. Regolarità, decenza, purezza di locuzione e scelta giudiziosa del verso endecasillabo sciolto all’italiana, formano il me
i rimano sempre per necessità, e non per elezione, perchè mancano del verso bianco che noi chiamiamo sciolto; di più che la p
oesia castigliana al pari dell’italiana, e dell’inglese ha il suo bel verso suelto, oltre di un endecasillabo coll’assonante
ssiede di molti e cari. Ma perchè (potrà egli dire) dee preferirsi il verso sciolto o quello coll’assonante à los pareados? D
ispondere a un tempo A amante, à patria, al padre i al hermano, che verso eccellente per numero e per regolarità, come ognu
adenze simili delle voci, udiranno’ con nausea il cattivo suono di un verso sciolto rimato nel mezzo, come è il secondo, che
ato nel mezzo, come è il secondo, che con heridas recibidas diventa verso leonino. Di poi que’ caratteri sanguigni e quel
uor di proposito; ma soggiunge che avrebbe fatto retrocedere il Tago verso la sorgente e convertita la notte in giorno ; e c
rdinato a un campo di duemila cavalli e cento bandiere che maroiavano verso Cuenca, a tornare a Toledo per fortificare la Roc
ando si sono eseguite? Dopo che il re ha disposto il bando di Rachele verso la fine dell’atto I. Ordini a un campo di dodicim
dini a un campo di dodicimila soldati di partire, loro marcia diretta verso Toledo, presidio introdotto nella fortezza, esigo
iero. E chi oserebbe far motto di qualche squarcio prosaico, di alcun verso duro, o di qualche sentimento spiegato men precis
ne col volto coperto. Timante però posteriore a Polignoto che fioriva verso l’olimpiade XC, non fu l’inventore di tal ripiego
distenderli con verbosità. La frequenza e non variata spezzatura del verso ne toglie ogni armonia. La locuzione è prosaica t
lo Ybero         Concede el que es su padre y soberano,         Ronco verso escribi con dura mano         Menos hecha à la ly
80 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VI « LIBRO VI. Storia drammatica del secolo XVII. — CAPO VI. Teatri Materiali. » pp. 357-365
spesa di un teatro nella patria  e su i disegni dello stesso Torelli verso il 1670 fecero costruire il bel teatro di quella
quello di Santo Stefano. Quello di Siena degl’Intronati si rifabbricò verso il 1670. Il teatro di Marco Contarini in Piazzuol
81 (1789) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome IV « LIBRO V. Teatri Oltramontani nel secolo XVI. — CAPO II. Spettacoli teatrali in Alemagna. » pp. 13-20
mmaso Naogeorgus nato in Straubinge nella Baviera l’anno 1511 e morto verso il 1578, il quale intendeva il greco ed avea trad
tiene per quanto permette il metro diverso. Eccone per saggio qualche verso della prima scena di Giunone: Mene igitur incœ
82 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 732-736
ella storia antica e moderna, e delle sue attitudini allo scrivere in verso . Le parole trascritte starebber dunque a provare
orso alla nostra Commedia improvvisa dell’Arte ». Dovè nascere dunque verso il '20. La sua fine fu delle più misere. Pare che
83 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO V. Tracce di rappresentazioni sceniche in Ulietea. » pp. 42-43
oni de’ suoi simili per farsene un trastullo; si notano i primi passi verso una spezie d’imitazione drammatica; si osservano
84 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » p. 661
n contrapposto parole di biasimo, oserei dir volgare, nacque a Napoli verso il 1702 da Antonio Ciavarelli e Domenica Spadafor
85 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 625-626
che allora di gran pregio, sebben già in età avanzata. Morì a Bologna verso il 1840. Mentr'era col Raftopulo a Venezia il 182
86 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » p. 549
alloud Gian-Paolo, figlio d’un negoziante di cappelli, nacque a Parma verso il 1810. Esordì nella Compagnia di Gaetano Bossi
87 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 658-659
ito attenderei, ma non trovo nessun che mi consoli ; (qui manca il 5° verso , omesso per errore probabilmente dal copista). pe
88 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » p. 664
madori abbiamo anche una sua polizza di debito in data 28 aprile 1677 verso Don Alfonso d’Este per doppie n.° sei da restitui
89 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [G]. I COMICI ITALIANI — article » p. 992
e drammatiche di cinque lingue ; era scrittore applaudito, e generoso verso i suoi colleghi ; attore piacevolissimo. La grazi
90 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 676-677
ti. Non si sa la data precisa della sua morte, che il Campardon mette verso il 1769.
91 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VI « LIBRO V. Teatri Oltramontani nel secolo XVI. — CAPO II. Spettacoli teatrali in Alemagna. » pp. 77-87
mmaso Naogeorgus nato in Straubinge nella Baviera l’anno 1511 e morto verso il 1578, il quale intendeva il greco, ed avea tra
tiene per quanto permette il metro diverso. Eccone per saggio qualche verso della prima scena di Giunone: Mene igitur incoep
92 (1789) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome IV « NOTE DI D. CARLO VESPASIANO. » pp. 301-306
è, che il Nasarre ignorasse o dissimulasse la barbarie della Penisola verso il principio del XVI secolo (alla quale non mai d
edici, e cessò nel 1667. Quella degl’ Investiganti si formò in Napoli verso il 1679 dal Marchese di Arena Andrea Concubleto n
93 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — [Dedica] »
ustre; voi, finalmente, che nelle vostre sensate, profonde e per’ogni verso filosofiche riflessioni intorno alle opere di Men
94 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo secondo »
il linguaggio italiano, se i nazionali da cieca venerazione sospinti verso i toscani, quantunque appoggiata su ragionevoli f
, ma meno acconcia si rende pel canto. Mettasi sotto le note il primo verso di quella stanza, che fra le altre s’adduce in pr
ento può liberamente per quasi ogni sillaba scorrere, e la natura del verso sciolto permette al poeta di far la cesura dove p
i prima che arrivi a terminar un periodo: né che non preferisca sì in verso che in prosa uno stile conciso, e pieno di cose a
ata contro ai cantori italiani da Gregorio Sarisberiense, che fioriva verso il 1170. [19] La seconda, della immaginazione pro
il gran fonte onde scaturisce il modello, che il musico dee per ogni verso cercar d’imitare, e al quale la melodia è debitri
cia di que’ secoli barbari: ora per l’innato piacere che le trasporta verso gli oggetti che parlano alla immaginazione ed al
95 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO II. In quali cose si rassomigli ogni teatro. » pp. 10-16
izioni sceniche (come non molto lontane da’ primi passi delle nazioni verso la cultura) si trovino scritte in versi, che è il
capricci. Da tal punto i poeti teatrali tutta rivolgono la curiosità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivol
96 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » pp. 534-535
tesso Lucio Fedele, di cui parla il Quadrio, e che cominciò a fiorire verso il 1560. « Il Ghilini nel suo Teatro – dice esso
97 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 152-154
; e spero che anche il pubblico che diè continue prove di benevolenza verso di me, vorrà oggi partecipare alla mia gioja. » (
98 (1878) Della declamazione [posth.]
na Scuola teatrale e di un’Accademia direttrice, più orientata dunque verso progetti concreti di organizzazione delle istituz
la Revue Encyclopédique 64. Nonostante egli affermi la sua diffidenza verso il sistema tragico romantico, il giudizio sulla p
perimento positivo, se considerato come fase di transizione orientata verso la costituzione di un’istituzione teatrale stabil
nferisce una veste accattivante alla sua missione pedagogica, rivolta verso quei commedianti che si trovavano agli esordi, an
i autori che avevano sostenuto la superiorità della prosa rispetto al verso nell’ambito della composizione tragica (La Motte,
o. Viene poi evidenziata la possibilità di una passione di rivolgersi verso l’interno o verso l’esterno. In questo caso assum
nziata la possibilità di una passione di rivolgersi verso l’interno o verso l’esterno. In questo caso assumono valore paradig
cando che il suo interesse per l’elemento passionale è orientato solo verso le sue manifestazioni fisiche. Le due passioni pr
uno stato di immobilità del corpo e che induce le membra a gravitare verso il basso. Seguono poi l’attenzione e l’ammirazion
. Si passa allora a descrivere l’amore, nel quale il corpo si inclina verso l’oggetto amato e ne imita alcuni tratti in segno
talia vanta il suo proprio. Rinascono finalmente le lettere e le arti verso il secolo XI e XII, e l’arte drammatica e la decl
tica e della buona declamazione. La buona commedia rinacque in Italia verso la fine del secolo XIV; ma non trovo né attori né
ne’ principî di questo secolo con la Sofonisba del Trissino, comparsa verso il 1520. Un certo Sebastiano Clarignano da Montef
i, e principalmente per le parti di arlecchino celebrati. [Intro.12] Verso la fine del secolo XVII i buoni attori eran quasi
agevolmente indicare qualunque obbietto, semplicemente indirizzandosi verso di esso. È questa la prima lingua del bambino, ch
disegno, e per un qualche fine determinato: così l’inchinar del corpo verso l’oggetto amato, o il dechinare dall’oggetto odia
ontrario. Così v’ha chi stringe con la destra la destra d’un altro, o verso l’altra orizzontalmente la porge colla palma rivo
tare co’ discepoli, con gli amici ecc. E così varia pure chi parla in verso da chi in prosa. La pronunciazione del versificat
dente apparecchio, dee convenevolmente far tutta sentire la forza del verso in cui parla. Perlocché egli non dee trascurare g
ere quegli accenti, quelle pause e quelle cadenze che appartengono al verso , da quelle che al periodo appartengono. Il verso
che appartengono al verso, da quelle che al periodo appartengono. Il verso all’armonia è destinato principalmente, ed al sen
lmente s’intrecciano, ed a vicenda si corrispondono, che il ritmo del verso rilevi quello del periodo, e questo il ritmo del
e il ritmo del verso rilevi quello del periodo, e questo il ritmo del verso . [4.4] Nella lingua metrica si debbono dunque di
unque distinguere due termini o cadenze predominanti, quelli cioè del verso , e quelli del periodo, per cui ciascuno ha il suo
imere lo stesso artificio, e può seguire ed esprimere l’andamento del verso in modo che, anziché nuocere, giovi al periodo a
liono dare in questa pratica, quello cioè di sacrificare il ritmo del verso a quello del periodo, o viceversa il ritmo del pe
o a quello del periodo, o viceversa il ritmo del periodo a quello del verso . Dànno nel primo quelli che della versificazione
non s’intendono punto; e dànno nel secondo quelli che dalla forza del verso si lasciano, per dir così, strascinare. [4.6] L’
L’arte poetica dee dunque consistere nel congiungere e accavallare un verso con l’altro, sicché notando la pausa finale del v
accavallare un verso con l’altro, sicché notando la pausa finale del verso , rimanga tuttavia quella specie di cadenza e di s
perciò il riposo debbe esser tale, che annunzi che l’ultima frase del verso sia completa o incompleta, richiami l’appoggio de
arte di essa con la frase o col tutto, che il principîo comprende del verso seguente. Ed il suono generale della cadenza de’
e logica non dee distruggere la relazione metrica e armonica che ogni verso dee conservare. E sarà questa relazione più o men
gion del senso è di tutti maggiore, ed obbliga a cangiar il tuono del verso che siegue: Io non so chi tu sie, né per qual mo
[4.10] L’Alfieri ben di rado termina il senso, ed anche la frase col verso , ma qualunque combinazione trascelga egli sempre
a ad uom vivente! Oh! s’egli Ne sospettasse! ecc.. [4.11] Qui non è verso , il cui senso e le cui parole non si attengano e
suoi versi! Infelice quel declamatore che non avverte in qual modo il verso che precede, serva e debba servire a quello che s
ello che siegue, e come si debba spontaneamente comporre il suono del verso con quello del periodo, sicché quello del senso a
ti. Noi ci siamo circoscritti a parlare finora del suono generale del verso , che alla cadenza raccogliesi; ma questo suono me
o, comune a tutti, soffre tali e tante modificazioni, che spesso l’un verso varia più o meno sensibilmente dall’altro, e ques
nnata dalla loro spossatezza e dal loro languore; e così il ritmo del verso col significato delle parole ti par che gareggi.
E si può ciò pur facilmente eseguire, ove si conosca l’artificio del verso , e si notino gli accenti e le pause conforme l’ar
mi fean pianger, tremare, ululare, E il perché non sapea. [4.16] Nel verso : Era la orribil notte sanguinosa par che il suo
olga in quel punto, in cui tutta raccogliesi l’attenzione. [4.17] Il verso : Fea rintronar di dolorose grida fa sentire il
cilità, quanto più si studierà di servire, pronunciando, al senso del verso e delle parole, alla cui forza ha pur servito il
ideri. Nell’amore noi stendiamo dolcemente le braccia, e c’incliniamo verso l’oggetto amato, e teniamo mezzo aperte le labbra
resenza dell’oggetto amato o abborrito nell’atto che la persona tende verso quello, o ne declina, o lo minaccia, dà alla sua
l’affligge con la testa alquanto inchinata e con le mani, o prostese verso di lui, come in atto di prestarsi a sollievo, o p
è desiderio ardentissimo dell’obbietto che si ama, e per cui l’amante verso l’amato tutto propende, si raccoglie e si stringe
esta piega da una parte alcun poco, le narici si contraggono alquanto verso la parte superiore, e le palpebre oltre l’usato s
elle ginocchia diventano flosce e rilassate. Le stesse narici pendono verso la bocca, e gli angoli di questa verso il mento;
sate. Le stesse narici pendono verso la bocca, e gli angoli di questa verso il mento; la testa dechina dalla parte del cuore,
. Le guance discolorate, gli occhi disposti a lagrimare o indirizzati verso l’oggetto che ci rattrista, o col guardo affiso a
c. [7.27] Rinforza questi tratti il terrore. Quindi eleva le ciglia verso il mezzo, spalanca gli occhi, e la pupilla o vi e
o vi erra smarrita, od in parte si cela; gonfia ed abbassa i muscoli verso il naso, che si contrae; scolora ed illividisce i
pupilla attonita non ne rimane coperta di sopra, ed apre la bocca più verso gli angoli, che nel mezzo, per cui compariscono i
l’inchinar dolcemente la persona, ed incurvare lievemente le braccia verso l’obbietto che si desidera, perché intendiamo di
acquistano di eleganza e di incivilimento, e che a misura che per tal verso si degradano e si ammolliscono, non possono crede
interesse della passione e del sentimento a certe cadenze finali del verso , del periodo, della parlata, oppur della scena; e
verità esprimesse un celebre attore la doppia relazione di Mitridate verso i due figli, rimproverando la medesima colpa all’
er lo più agli spettatori, e la testa e lo sguardo per lo più rivolti verso di loro. [17.7] Determinata questa prima relazio
le ed intonarle. — Scegliamone qualche esempio. Uno è certamente quel verso dell’Antigone dell’Alfieri, il quale racchiude ci
.16] L’interesse e la forza stessa delle dimande, delle risposte, del verso medesimo non t’invita e non ti obbliga a modulare
preferenza di certi altri, che senza alcuna ragione, gli vanno più a verso . Tanto più che sovente la tragedia ammette delle
o il ruolo di capocomico. Significativa l’apertura del suo repertorio verso generi diversi dal comico, come attestato dalle r
ncese nel Diciottesimo secolo. L’impostazione, complice la scelta del verso e i toni spesso scherzosi, presenta scarsa sistem
nto degli spiriti animali, le parti più sottili del sangue, dal cuore verso il cervello. Una volta penetrati i pori del cerve
(1672-1731) fu tra i primi ad accendere la polemica contro l’uso del verso . In particolare, nel Discours sur la tragédie à l
p. 79-96. Nelle Lettere sulla mimica Engel aveva contestato l’uso del verso in tragedia, al quale veniva anteposta la prosa.
, non avrebbe potuto concedere. La declamazione cantata che l’uso del verso porta con sé, e che conferisce un effetto di lang
degli antichi a ulteriore sviluppo, e abbandonare definitivamente il verso . La composizione di drammi in prosa risultava cos
osa risultava così in armonia con la scelta di far virare la tragedia verso nuove forme, quelle della tragedia borghese o dom
tta nei drammi in prosa di Diderot, nei quali il baricentro si sposta verso il microcosmo familiare e i personaggi si scalzan
assumono la grandezza interiore degli eroi antichi. L’abolizione del verso permetteva così di dare un linguaggio verosimile
sificazione. Questi aveva infatti intuito la necessità di adattare il verso alle variegate forme del sentimento espresso, sup
a dell’endecasillabo tradizionale. Per questa ragione, ispirandosi al verso senecano, Alfieri, in seguito a un lungo periodo
nell’eccesso di languore e monotonia, dall’altra nella degenerazione verso il comico: «In tragedia un amante parla all’amata
o insistito dell’enjembement, che nega la coincidenza tra la fine del verso e la fine della frase. [commento_4.7] Dante Alig
versi occorre dare un volto, per così dire, mutevole, perché il primo verso non sia mai uguale al secondo e il secondo non si
, perché nessuno di essi appaia mai con la fisionomia di un altro. Un verso è migliore per il movimento dei piedi, e con le s
le vani sforzi, rimanendo attardato. Ecco che nasce un altro stupendo verso dall’aspetto solenne e Venere gli rende volentier
gli rende volentieri onore in ogni sua parte; al contrario, un altro verso duro esibisce le sue membra sgraziate, il sopracc
concepito una varietà così grande di ritmi come Dante. Quasi ogni suo verso è imitativo, ed il suono contribuisce sempre al c
University Press, 2013, p. 85. [commento_5.25] La forma corretta del verso è: «Alte terrà lungo tempo le fronti». (Dante Ali
assions de l’âme esso veniva individuato come passione a sé declinata verso l’avvenire, mentre in Salfi si presenta come trat
lversi nella contemplazione di uno stato di fatto oppure nell’anelito verso ciò di cui vorremmo appropriarci. Definisco desid
palpebre; le ginocchia piegate; il ventre sporgente; i piedi rivolti verso l’interno; le mani conficcate nelle tasche o addi
immobile comme une statue») dal fatto che gli spiriti, tutti rivolti verso il luogo che conserva l’impressione dell’oggetto,
ercepisce rispetto a un oggetto o a un individuo. Questa inclinazione verso il basso veniva ravvisata anche da Le Brun a prop
l’amore, di deissi prossimale, ossia di un movimento di avvicinamento verso il corpo dell’altro (Keir Elam, Semiotica del tea
tto dell’amore è assente, e dunque è dato parlare di deissi orientata verso il fantasma (ivi, p. 149). Il corpo si atteggia c
re prima di varcare le soglie del deforme e del disgustoso, categorie verso le quali si apriva l’estetica lessinghiana, se ut
azione del trattato e la finalità pedagogica rivelano una propensione verso le prospettive assunte da Lessing e Engel, partig
erseguire una mira, i loro pensieri sono sempre proiettati in avanti, verso l’avvenire, sono sempre soggetti a cambiamenti e
» (Giuseppe Antonio Camerino, Alfieri e il linguaggio della tragedia: verso , stile, tópoi, Napoli, Liguori, 1999, p. 40). La
culmine del sentimento, debba corrispondere l’innalzamento della voce verso i toni più acuti. Discendere «all’ottava grave e
nto_16.10] «Roscio non recita mai con quel gesto con cui potrebbe, il verso : Il saggio pretende come premio per la sua virtù
so nel gesto, per poi incalzare: O padre, o patria, o casa di Priamo! Verso cui una così impressionante azione drammatica non
spalle agli spettatori, come evidenzia l’insistenza della didascalia verso la scena. Queste annotazioni sottolineano il fatt
oduzione precedente, si avvia a nuove sperimentazioni. Lo slittamento verso la sfera intima dell’individuo, manifestato già i
mimare uno scambio rapido di battute attraverso la frantumazione del verso anche all’interno della propria scrittura tragica
Gian Luigi Beccaria, I segni senza ruggine. Alfieri e la volontà del verso tragico, in «Sigma», IX, n. 1-2, 1976, pp. 107-15
, si legga quanto scritto da Renzi sulla fuga del cosentino da Napoli verso Capri nel 1794, in seguito all’accusa di aver par
stione si veda Renzo Guardenti, Il costume teatrale: un lento cammino verso il realismo, in Storia del teatro moderno e conte
manifesta se ci considera il corpus drammatico dell’autore, orientato verso soggetti di chiara attualità politica. Già all’in
99 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo quinto »
Capitolo quinto Difetti della musica italiana verso il fine del Cinquecento, e mezzi presi per miglio
ntini e Vincenzo Lusitanio scrittore di musica anch’egli, che fioriva verso la metà del secolo decimosesto, divenne così inte
i convenzione, un gusto arbitrario, il quale consisteva nel rivolgere verso ciò ch’era stravagante e artifizioso l’attenzione
differente per essi qualunque cosa si mettesse sotto le note: prosa o verso , rozzo o gentile tutto era buono, e si giunse per
endeva la mano, o restava indietro cantando il principio del medesimo verso , e talvolta anche il fine d’un altro. Per non dir
n si dee sotto silenzio trapassare. Il cavalier Planelli pretende che verso la metà del secolo scorso cominciassero «a inseri
ano spagnuolo, il quale per antica benivolenza della nazione italiana verso di noi debbe esser sempre posto in ridicolo sul t
100 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IV « LIBRO III — CAPO II. Ritorno delle rappresentazioni teatrali dopo nate le lingue moderne. » pp. 80-124
prima di passare in Asia, e vi lasciavano immense somme pel trasporto verso Terra Santaa. Le guerre d’Asia poi, la presa di C
icina (dice il prelodato Storico Inglese) prima di ogni altra regione verso il VII secolo approfittossi del bell’esempio, il
ania in molte chiese greche, e latine. In Costantinopoli l’introdusse verso il X secolo il patriarca Teofilattob: si celebrav
Francia in Dijon, in Autun, in Sens, in Viviers: in Inghilterra anche verso il 1530 trovavasi nella chiesa di Yorck un invent
dalla voce provenzale Mnestrels. Fiorirono principalmente i Trovatori verso la mettà del secolo XII nella Provenza, Linguadoc
l paese, ordinò che si uccidesseroa. Ma sotto il regno di Riccardo II verso la fine del secolo XIV trovansi i ministrieri dec
che cantori volgari poco pregiati; anzi a tal segno degenerarono che verso la fine del secolo XVI fu pubblicata una legge, p
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