ano sulle scene a volto nudo. Nelle farse istrioniche dette dell’arte
gli
attori caratterizzati nella guisa già descritta,
a forma, e per l’uso. Quanto al fine si è già veduto nel volume I che
gli
antichi avendo bisogno per la vastità de’ loro te
se non per muovere il riso con una figura caricata. Quanto alla forma
gli
antichi nelle maschere rappresentavano i volti um
di uranghi che di uomini. Noi non possiamo capire dove siensi trovati
gli
originali delle acutissime barbe de’ Pantaloni, e
ntando. E quanto all’uso della maschera nulla di più ragionato presso
gli
antichi, e nulla di più goffo e puerile presso i
esti si hanno inchiodate sul viso sempre le medesime maschere. Presso
gli
antichi tutti gli attori rappresentavano maschera
iodate sul viso sempre le medesime maschere. Presso gli antichi tutti
gli
attori rappresentavano mascherati, essendo tra es
per soffrire a volto scoperto le fischiate della plebe. Al contrario
gli
attori moderni compariscono scoperti quasi tutti,
derni stessi sono caduti in un assurdo peggiore col frammischiare con
gli
attori scoperti quegli altri mascherati, cioè i q
accompagnavano la maschera della testa con tutto il vestito, in tutti
gli
attori accomodandolo alla nazione, al carattere,
rimanente alla foggia de’ contemporanei di Agamennone, o di Giano. Ma
gli
strioni d’Italia tra i Florindi e le Beatrici che
agnuolo, nel quale il Vejete ha una mascheretta, e si frammischia con
gli
altri attori non mascherati.
no sulle scene a volto nudo. Nelle farse istrioniche dette dell’ arte
gli
attori caratterizzati nella guisa già descritta,
la forma e per l’uso. Quanto al fine si è già veduto nel volume I che
gli
antichi avendo bisogno per la vastità de’ loro te
se non per muovere il riso con una figura caricata. Quanto alla forma
gli
antichi nelle maschere rappresentavano i volti um
di uranghi che di uomini. Noi non possiamo capire dove siensi trovati
gli
originali delle acutissime barbe de’ Pantaloni e
cantando. Quanto all’uso della maschera nulla di più ragionato presso
gli
antichi, e nulla di più goffo e puerile presso i
esti si hanno inchiodare sul viso sempre le medesime maschere. Presso
gli
antichi tutti gli attori rappresentavano maschera
iodare sul viso sempre le medesime maschere. Presso gli antichi tutti
gli
attori rappresentavano mascherati, essendo tra es
per soffrire a volto scoperto le fischiate della plebe. Al contrario
gli
attori moderni compariscono scoperti quasi tutti,
derni stessi sono caduti in un assurdo peggiore col frammischiare con
gli
attori scoperti quegli altri mascherati, cioè i q
accompagnavano la maschera della testa con tutto il vestito, in tutti
gli
attori accomodandolo alla nazione, al carattere,
rimanente alla foggia de’ contemporanei di Agamennone o di Giano. Ma
gli
strioni d’Italia tra i Florindi e le Beatrici che
pagnuolo, nel quale il Vejete ha una mascheretta e si frammischia con
gli
altri attori non mascherati.
sua potenza e si diffuse tanto nell’interna struttura organizzandone
gli
elementi, le fibre e gli strati, e rinserrando ne
tanto nell’interna struttura organizzandone gli elementi, le fibre e
gli
strati, e rinserrando nell’ampio suo seno arcane
volatili, quali di vaghe e care spoglie abbigliati, come le martore,
gli
armellini, le zebre e le americane tigri, quali p
abili per sagace istinto come le api, i destrieri, i cani, le scimie,
gli
elefanti, ed i castori operai insieme ed architet
di corna, di proboscide, nudo di più me da librarsi in alto e scansar
gli
urti e le offese. Fermando gli squardi su quest’e
i più me da librarsi in alto e scansar gli urti e le offese. Fermando
gli
squardi su quest’essere debole e meschino, gettat
d’Anfione, le piante animate e le fiere ammansite dalla lira d’Orfeo,
gli
armati surti da’ solchi di Cadmo, e le dure rover
i lo veggiamo forte e potente per affrontare, distruggere o soggiogar
gli
animali e sagace per conservare e proteggere le f
pazia per l’immensità dell’universo, spia e rinviene co’ Galilei, con
gli
Ugenj, co’ Ticoni, con gli Erschel nuovi pianeti,
universo, spia e rinviene co’ Galilei, con gli Ugenj, co’ Ticoni, con
gli
Erschel nuovi pianeti, ravvisa e distingue altre
e ne’ cieli co’ Cassini, co’ Manfredi, coi La-Lande, coi Toaldi e con
gli
Oriani, e si solleva quasi al di sopra della sua
di sopra della sua natura coi. Newton, coi Leibnitz, coi Kepleri, con
gli
Euleri, coi La-Grange, coi Mascheroni, e coi Font
dano, fa germogliare in lui con incredibile fecondità nuovi desiderj,
gli
presenta nuovi bisogni da soddisfare, e gliene ad
nuovi bisogni da soddisfare, e gliene addita le guise. La necessità
gli
avea insegnato a costruirsi delle case, e la ragi
n tale aggiustatezza ed eleganza connesse, che giugnesse a dominar su
gli
animi ed a commuoverne o racchettarne gli affetti
che giugnesse a dominar su gli animi ed a commuoverne o racchettarne
gli
affetti; ed è questa l’arte imperiosa, onde tuona
ntemplazione per tutta la natura, e facendo tesoro degli oggetti verì
gli
ordina nella fantasia, gli colora, gli adorna, gl
atura, e facendo tesoro degli oggetti verì gli ordina nella fantasia,
gli
colora, gli adorna, gl’illeggiadrisce, e trasport
endo tesoro degli oggetti verì gli ordina nella fantasia, gli colora,
gli
adorna, gl’illeggiadrisce, e trasportando con viv
o. Con questo divino lavoro i primi savii Lino, Museo, Orfeo trassero
gli
uomini dagli spechi solinghi alle città, gli addi
o, Museo, Orfeo trassero gli uomini dagli spechi solinghi alle città,
gli
additarono un Ente supremo autore del tutto, gli
solinghi alle città, gli additarono un Ente supremo autore del tutto,
gli
appresero a venerarlo, ad amarlo e temerlo, ed am
lti, Goti, e Peruviani; nè ricusarono queste care spoglie i filosofi,
gli
Empedocli, i Teognidi, gli Arati, i Lucrezii nell
ricusarono queste care spoglie i filosofi, gli Empedocli, i Teognidi,
gli
Arati, i Lucrezii nell’insegnar le fisiche, l’ast
la giustizia. Trovansi sì bene ne’ barbari climi fra g l’Indiani, fra
gli
Arabi, fra gli Otaiti, in Ulietea, in Ciapa, nel
rovansi sì bene ne’ barbari climi fra g l’Indiani, fra gli Arabi, fra
gli
Otaiti, in Ulietea, in Ciapa, nel Messico, i buff
ano riso ne’ volgari. Ma nella Grecia soltanto brillano luminosamente
gli
Aristofani che con allegoriche imitazioni present
iche imitazioni presentando i più frivoli oggetti, le rane, le vespe,
gli
uccelli, le nuvole, saettano con acuti motteggi l
pura morale e di dilicata poesia. Colà la natura e l’arte produssero
gli
Alessidi che, abbandonate le dipinture degl’indiv
abusi de’ ceti interi, e delle scuole Pitagoriche. Colà solo spiccano
gli
Apollodori, i Difili, i Filemoni, e Menandro la d
issimo ad imitarli, e disposto a riprendere in altri le ridicolezze e
gli
eccessi, da’ quali si chi de lontano, gode della
ione sulla scena. In fatti essa gl’insinua per l’udito, la drammatica
gli
presenta alla vista: essa ammonisce gravità, ques
ro, dove assiste tutta la nazione, dove s’insegna in pubblico e sotto
gli
occhi del Governo, s’insegna nell’atto stesso che
si concorre con alacrità di cuore ed aspira al bel vanto di pareggiar
gli
antichi Eschini e Satiri, gli Esopi e i Roscii, e
ore ed aspira al bel vanto di pareggiar gli antichi Eschini e Satiri,
gli
Esopi e i Roscii, e di emulare i moderni Baron, L
che forma i Baron; è Voltaire che produce le Clairon. In Grecia tutti
gli
autori erano gli attori delle proprie favole. Cle
; è Voltaire che produce le Clairon. In Grecia tutti gli autori erano
gli
attori delle proprie favole. Cleone perseguitato
a terra. In Francia, dove tanto si studia e fiorisce la declamazione,
gli
attori per la maggior parte sono autori essi stes
siete Italiani? Ignorate che l’Italia in più felici giorni ammaestrò
gli
oltramontani nelle scienze e nelle belle arti? Ig
no seguaci fra Cisalpini i Maffei, i Martelli, i Manfredi, i Varani e
gli
Alfieri, nè gli Ariosti, i Machiavelli, i Bentivo
isalpini i Maffei, i Martelli, i Manfredi, i Varani e gli Alfieri, nè
gli
Ariosti, i Machiavelli, i Bentivogli e i Goldoni?
i nobile invidia, ed obbligate all’ammirazione i vostri concittadini,
gli
esteri e la posterità.
è il prospetto vario e vago della drammatica. Gli Eschili, i Sofocli,
gli
Euripidi, e gli Aristofani, gli Alessidi, i Filem
ario e vago della drammatica. Gli Eschili, i Sofocli, gli Euripidi, e
gli
Aristofani, gli Alessidi, i Filemoni, i Menandri
a drammatica. Gli Eschili, i Sofocli, gli Euripidi, e gli Aristofani,
gli
Alessidi, i Filemoni, i Menandri della Grecia: gl
e gli Aristofani, gli Alessidi, i Filemoni, i Menandri della Grecia:
gli
Azzj, i Pacuvj, gli Ennj, i Seneca, e i Cecilj, i
li Alessidi, i Filemoni, i Menandri della Grecia: gli Azzj, i Pacuvj,
gli
Ennj, i Seneca, e i Cecilj, i Nevj, i Plauti, i T
l Lazio: i Trissini, i Rucellai, i Giraldi, i Torquati, i Manfredi, e
gli
Aminti e i Pastor fidi senza esempio, e i Machiav
anfredi, e gli Aminti e i Pastor fidi senza esempio, e i Machiavelli,
gli
Ariosti dell’Italia nel XVI secolo che risorgendo
insegnava a risorgere: i Vega, i Calderon della Spagna: i Shakespear,
gli
Otwai, e poi i Wycherley e i Congreve dell’Inghil
or la Senna ora il Tamigi: i Maffei, i Conti, i Varani, e i Goldoni e
gli
Albergati, e Zeno e Metastasio che tante volte va
, il pedantismo o la leggerezza? l’amor cieco o la maligna invidia? o
gli
apologisti con gli occhiali colorati? o i gazzett
a leggerezza? l’amor cieco o la maligna invidia? o gli apologisti con
gli
occhiali colorati? o i gazzettieri che militano a
sseggone una bellezza che si avvicina all’assoluta. Or non son questi
gli
esemplari che dee raccomandare il gusto? Vi sono
volmente dagli spettatori. Ma la storia pronta a diradar ogni nebbia,
gli
avvertisce che le facili farse romanzesche e i mo
nominarono Arti. Or perchè quella spinta industriosa è comune a tutti
gli
uomini e la natura da per tutto risponde a colui
, Manco-Capac e Mama-Oela-Huaco nel Nuovo Continente, non ostante che
gli
uni nulla sapessero degli altri, insegnarono a se
si guardano dal comunicare insieme, perchè quel timore che raccoglie
gli
uomini in società regna lungamente e si conserva
e le rende inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo
gli
Ebrei, gli Egizj, gli Sciti, i Cinesi, i Messican
inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei,
gli
Egizj, gli Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Moscov
e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizj,
gli
Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Moscoviti. Ma una
a terra, la storia del teatro Greco si prese per la sorgente di tutti
gli
altri. Ma fu un inganno che si dissipò tosto che
benchè da prima con qualche ribrezzo, del male, cioè delle forme che
gli
apportarono dolore; ma a poco a poco si avvede ch
portarono dolore; ma a poco a poco si avvede che tale rimembranza non
gli
rinnova il dispiacere, e più non ischiva di rappr
de’ sensi e dell’organizzazione e la vicinità degli oggetti. Cantano
gli
augelli, latrano i cani, perchè gli organi che se
a vicinità degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perchè
gli
organi che servono all’espulsione della voce, fac
i Lucani, e i Romani superstiziosi: e se sono bellicosi e antropofagi
gli
Irochesi e i Tapui, cerimoniosi i Cinesi, pirati
si e antropofagi gli Irochesi e i Tapui, cerimoniosi i Cinesi, pirati
gli
Algerini, seguono tutti l’occulta forza dell’esem
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Essa s’ingegna di copiar
gli
uomini che parlano ed operano; è adunque di tutte
e’ suoi avanzamenti. L’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come
gli
Etruschi e gli Osci, prima della fondazione di Ro
enti. L’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come gli Etruschi e
gli
Osci, prima della fondazione di Roma, e certament
re già questi aveano non picciolo impero in Italia. Possiamo dire che
gli
stessi Romani, i quali senza contrasto riceverono
essi i primi semi benchè rozzissimi. Fuori poi dell’Europa si trovano
gli
spettacoli teatrali da un lato nell’Oriente fra’
o Continente. L’uomo adunque attivo da per tutto e imitatore, osserva
gli
uomini, si avvezza a copiarli, e passa in seguito
nominarono Arti. Or perchè questa spinta industriosa è comune a tutti
gli
uomini, e la natura da per tutto risponde a colui
, Manco-Capac e Mama-Oela Huaco nel Nuovo Continente, non ostante che
gli
uni nulla sapessero degli altri, insegnarono a se
si guardano dal comunicare insieme, perchè quel timore che raccoglie
gli
uomini in società regna lungamente, e si conserva
e le rende inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo
gli
Ebrei, gli Egizzi, gli Sciti, i Cinesi, i Messica
inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei,
gli
Egizzi, gli Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Mosco
e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizzi,
gli
Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Moscoviti. Ma una
a terra, la storia del teatro Greco si prese per la sorgente di tutti
gli
altri. Ma fu un inganno che si dissipò tosto che
e, benchè da prima con certo ribrezzo, del male, cioè delle forme che
gli
apportarono dolore; ma a poco a poco si avvede ch
portarono dolore; ma a poco a poco si avvede che tale rimembranza non
gli
rinnova il dispiacere, e più. non ischiva di rapp
de’ sensi e dell’organizzazione e la vivacità degli oggetti. Cantano
gli
augelli, latrano i cani, perchè gli organi che se
a vivacità degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perchè
gli
organi che servono al l’espulsione della voce fac
si e antropofagi gl’Irochesi, e i Tapui, cerimoniosi i Cinesi, pirati
gli
Algerini, seguono tutti l’occulta forza del l’ese
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Essa s’ingegna di copiar
gli
uomini che parlano ed operano; è adunque di tutte
e’ suoi avanzamenti. l’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come
gli
Etrusci e gli Osci, prima della fondazione di Rom
menti. l’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come gli Etrusci e
gli
Osci, prima della fondazione di Roma, e certament
re già quegli aveano non picciolo impero in Italia. Possiamo dire che
gli
stessi Romani, i quali senza contrasto riceverono
essi i primi semi benchè rozzissimi. Fuori poi dell’Europa si trovano
gli
spettacoli teatrali da un lato nel l’Oriente fra’
io continente. L’uomo adunque attivo da per tutto e imitatore osserva
gli
uomini, si avvezza a copiarli, e passa in seguito
o, fategli capire una dimostrazione di geometria, o mettetegli avanti
gli
occhi la più leggiadra esperienza di fisica, egli
. Ma se invece di tutto ciò prendete a narrargli le favole d’Esopo, o
gli
strani e incredibili avvenimenti del moro Aladino
one, a quei soavi e cari prestigi, a quelle illusioni dolcissime, che
gli
ricompensano dalle torture della verità trista sp
filosofici. Le Fate, le Maghe, i Silfi, gl’incantesimi, tutti insomma
gli
aborti dell’umano delirio, piacquero più assai al
ive un ruscello; vedeva germogliare anno per anno le piante, rifiorir
gli
alberi, e coprirsi di fronda; vedea la notte al g
a e corpo a tutti i fisici principi dell’universo, popolarono di numi
gli
elementi, il cielo, e l’inferno persino, ampio ar
manderebbe all’improvviso una truppa di cotai geni per iscamparlo. Se
gli
andava amale qualche intrapresa, non dovea incolp
lo occultamente. Non erano, secondo i Troiani, il rapimento d’Elena o
gli
oltraggi recati alla Grecia le cagioni delle loro
resistenza s’arrendono ad Alessandro, non è per mancanza di coraggio,
gli
è perché Ercole è comparso in sogno al celebre co
conquistatore offerendogli le chiavi della città. Dal che si vede che
gli
uomini si dilettano del maraviglioso mossi dal me
omini si dilettano del maraviglioso mossi dal medesimo principio, che
gli
spinge a crearsi in mente quegl’idoli imaginari c
sovente ad amareggiare i frali ed interrotti piaceri della loro vita,
gli
uomini non hanno altro supplemento che il desider
i delizie, i quali sappiamo a tutte le nazioni essere stati comuni. E
gli
alberi dell’Esperidi, onde poma d’oro pendevano,
tati comuni. E gli alberi dell’Esperidi, onde poma d’oro pendevano, e
gli
eterni zeffiri che leggiermente scherzavano tra l
nelle Isole fortunate, e i dilettosi boschetti d’Adoni nell’Arabia, e
gli
orti d’Alcinoo, e i tempi di Tessaglia, e i giard
a pieno il soddisfaccia, onde nasce il desiderio di percorrere tutti
gli
oggetti possibili, o perché l’ingenita tendenza a
e curioso. La quale facoltà diviene in lui così dominante che qualora
gli
manchino oggetti reali su cui esercitarsi, s’inol
e pieni di quel terrore sublime che ispira la divinità, ciò sorprende
gli
animi consapevoli a se medesimi della propria deb
ettesse in sicuro la troppa combattuta virtù del giovane eroe. Perciò
gli
antichi, i quali sapevano più oltre di noi nella
e feroce, qual si conveniva agli abitanti e al paese, prese piede fra
gli
idolatri della Scandinavia. La guerra posta quasi
attaglie, di struggitore e d’incendiario. I sagrifizi più graditi che
gli
si offerivano erano l’anime degli uomini uccisi i
te per far danno ai viventi. Quindi ebbero origine le appirazioni de’
gli
spiriti aerei, gli spettri, i fantasimi, i follet
viventi. Quindi ebbero origine le appirazioni de’ gli spiriti aerei,
gli
spettri, i fantasimi, i folletti, i vampiri e tan
ngue de’ fanciulli, il quale invisibilmente succhiava qualora trovati
gli
avesse lontani dalle braccia della nutrice. E cos
sessori. L’uno e l’altro fu fatto, ed ecco divenir familiari tra loro
gli
incantesimi, le malìe, i sortilegi, le stregoneri
renar a grado loro le tempeste, sedar il mare, sparger il terrore fra
gli
inimici, sollevarsi nell’aria, trasportarsi impro
si improvvisamente da un luogo all’altro, scongiurare e far comparire
gli
spiriti, convertirsi in lupo, in cane o in altro
amar dalle donne all’eccesso, guarir ogni sosta di malattie e render
gli
uomini invulnerabili, del che non pochi fra loro
ogni guai da chi li portava seco: onde trassero origine i talismani,
gli
amuleti, e tai cose. [12] La religione cristiana,
del sesso, attendevano aiuto e patrocinio nelle occasioni. Quindi poi
gli
amori vicendevoli, le corrispondenze fortissime,
ale dell’uomo, e a disingannarsi della vana e ridicola preferenza che
gli
interessati scrittori danno ai costumi delle nazi
a del romano impero, vi si scorge per entro un vizio radicale, di cui
gli
sforzi de’ più gran musici e poeti non l’hanno po
ll’ignoranza in cui si trovano di quella favella divina, e so che fra
gli
altri il Varchi 67 e il Quadrio 68 si sono lascia
inione; io che l’attribuisco più che a mancanza d’ingegno al non aver
gli
organi ben disposti a ricever le impressioni del
o unire la musica, onde nacquero le sonate, le sinfonie, i concerti e
gli
altri rami d’armonia strumentale; ora chiamando i
ncerti e gli altri rami d’armonia strumentale; ora chiamando in aiuto
gli
altri sensi affinchè riempissero colla loro illus
familiare, e per ciò più naturale il costume d’udir cantar sul teatro
gli
eroi e l’eroine. Perciò gl’inventori s’avvisarono
itrovarlo inverosimile. Non potendo far agire dignitosamente cantando
gli
uomini, gli trasmutarono in numi. Non trovando ne
verosimile. Non potendo far agire dignitosamente cantando gli uomini,
gli
trasmutarono in numi. Non trovando nella terra un
colla pittura de’ caratteri e delle passioni, cercarono d’affascinare
gli
occhi e gli orecchi coll’illusione, e disperando
a de’ caratteri e delle passioni, cercarono d’affascinare gli occhi e
gli
orecchi coll’illusione, e disperando di soddisfar
dissolutezza e dell’empietà, che fanno egualmente il vituperio di chi
gli
legge, e di chi gli scrive: parlo soltanto dei du
empietà, che fanno egualmente il vituperio di chi gli legge, e di chi
gli
scrive: parlo soltanto dei due più celebri, che a
la banda della innocente. Tutto il romanzo non è che una scuola, dove
gli
uomini di mondo possono imparare le arti più stud
i sublimità e di follia, d’eloquenza e di stravaganza non trovano fra
gli
uomini né originale né modello. Sembra ch’egli, s
divennero arti. Or perché quella spinta industrioso é comune a tutti
gli
uomini e la natura da per tutto risponde a colui
Manco-Capac, e Mama-Oela-Huaco nel nuovo continente, non ostante che
gli
uni non sapessero degli altri, insegnarono a semi
coli ripugnano a comunicare insieme, perché quel timore che raccoglie
gli
uomini in società, regna lungamente, e si conserv
e le rende inospitali ed inaccessibili, siccome furono per gran pezza
gli
ebrei, gli egizi, gli sciti, i cinesi, i messican
inospitali ed inaccessibili, siccome furono per gran pezza gli ebrei,
gli
egizi, gli sciti, i cinesi, i messicani, i moscov
ed inaccessibili, siccome furono per gran pezza gli ebrei, gli egizi,
gli
sciti, i cinesi, i messicani, i moscoviti ecc. Ma
l mondo, la storia del teatro greco si prese per la sorgente di tutti
gli
altri. Ma fu un inganno che si dissipò tosto che
nta pure da prima con qualche ribrezzo del male, cioé delle forme che
gli
cagionarono dolore; ma a poco a poco s’avvede che
cagionarono dolore; ma a poco a poco s’avvede che tal rimembranza non
gli
rinnova il dispiacere, e perciò non fugge più dal
e’ sensi e dell’organizzazione, e la vicinanza degli oggetti. Cantano
gli
augelli, latrano i cani, perché gli organi che se
vicinanza degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perché
gli
organi che servono all’espulsione della voce, fac
si ed antropofagi gl’irechesi e i tapui, cerimoniosi i cinesi, pirati
gli
algerini, tutti sieguono l’esempio domestico che
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Ella s’ingegna di copiar
gli
uomini che parlano ed operano; é adunque di tutte
e’ suoi avanzamenti. L’ebbero vari antichissimi popoli italiani, come
gli
etruschi e gli osci prima ancora della fondazione
enti. L’ebbero vari antichissimi popoli italiani, come gli etruschi e
gli
osci prima ancora della fondazione di Roma, e cer
sola i primi semi benché rozzissimi. Fuori poi dell’Europa si trovano
gli
spettacoli teatrali da un lato nell’oriente fra’
io continente. L’uomo adunque attivo da per tutto e imitatore osserva
gli
uomini, si avvezza a copiarli e passa in seguito
rnacoli o alle tende fatte di tela, di lana, o di pelli per difendere
gli
attori dal sole e dalle piogge prima che essi fos
330 anni prima dell’Era Cristiana, del quale insino ad oggi veggonsi
gli
avanzi153. Vastissimo, secondo Pausania, fu il te
architettò uno in Epidauro, che sorpassò in vaghezza e in proporzione
gli
altri teatri Greci. Delo presenta a’ nostri giorn
illet 159 per confutare l’ errore del Cragio, il quale ha creduto che
gli
Spartani mancassero di spettacoli scenici ed ha i
itore de’ Persiani nella battaglia di Platea, era veramente fatto per
gli
esercizj ginnici; ma vi si facevano anche pubblic
opo dell’introduzione del danajo fattovi da Lisandro, insensibilmente
gli
Spartani e le loro donne in particolare si avvezz
iò con ispezialità assicurato da Platone, cui rincresceva appunto che
gli
uomini comparissero sulla scena da donne160. Plut
nto personaggio. Quasi tutti i poeti scenici erano attori, quando non
gli
teneva lontani dal rappresentare l’erà o alcun di
personaggio di Enomao, benchè non facesse che le terze parti, siccome
gli
è rimproverato dal suo gran competitore Demostene
o più basso alzavasi il Pulpito che dicevasi λογειον, dove recitavano
gli
attori tragici e comici, e i planipedi, o sieno m
timenti de’ sedili assegnati a i diversi ceti degli spettatori. Tutti
gli
spartimenti erano di modo divisi, che gli apici d
eti degli spettatori. Tutti gli spartimenti erano di modo divisi, che
gli
apici degli angoli de’ gradini sarebbero stati to
cossa forma de’ circoli concentrici in una superficie piana, ma bensì
gli
forma nel mezzo dell’aria in tutti i sensi come i
echei artificiosamente lavorati e collocati in alcune cellette sotto
gli
scaglioni. Erano essi fra loro accordati con musi
re preziose reliquie di tanti teatri Greci, a dispetto degli anni che
gli
abbatterono, ne manifestano la solidità e la magn
la avea di quella bassa malignità che tormenta gl’ invidi impostori e
gli
stimola a perseguitare il merito innocente, quest
Bacco dette Dionisie famose pel gran concorso de’ Greci, aveano luogo
gli
spettacoli scenici. Colui che ad essi presedeva,
i, e si facevano correre da più parti fontane di vino168. Ebbero anco
gli
Ateniesi alcune leggi intorno al danajo degli spe
I poveri per questa legge rimanevano esclusi, e i ricchi pagando per
gli
poveri approfittaronsi di tale occasione per comp
edibili erano, per conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per
gli
spettacoli, gli applausi, le ricchezze, le corone
er conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per gli spettacoli,
gli
applausi, le ricchezze, le corone, e gli onori ch
avidità per gli spettacoli, gli applausi, le ricchezze, le corone, e
gli
onori che a piena mano versavano gli Ateniesi su
ausi, le ricchezze, le corone, e gli onori che a piena mano versavano
gli
Ateniesi su i poeti che n’erano l’anima e su gli
piena mano versavano gli Ateniesi su i poeti che n’erano l’anima e su
gli
attori che n’erano gli organi. Qual magnificenza,
i Ateniesi su i poeti che n’erano l’anima e su gli attori che n’erano
gli
organi. Qual magnificenza, qual concorso, qual lu
eatri! Ma quell’Atene che con tale ardore correva al teatro e fuggiva
gli
accampamenti, che profondeva in quello tanti teso
mancano di una pubblica scuola teatrale che ammaestri il popolo sotto
gli
occhi di un provvido governo: dove il teatro, in
rale che sono le ausiliatrici della legislazione. I selvaggi ignorano
gli
spettacoli scenici: i barbari vanno a ridere in u
on caracteri indelebili. Ma la commedia singolarmente che dipinge per
gli
spettatori presenti e non per gli futuri, è sopra
media singolarmente che dipinge per gli spettatori presenti e non per
gli
futuri, è sopra ogni altra esposta all’abbandono
contrade tanto cangiate da que’ tempi remoti prendasi a leggere senza
gli
accennati requisiti? Questo basti a’ giovani per
tere che ce ne rimangono, sono questi i titoli: la Pace, i Cavalieri,
gli
Acarnesi, gli Uccelli, Lisistrata, le Concionatri
rimangono, sono questi i titoli: la Pace, i Cavalieri, gli Acarnesi,
gli
Uccelli, Lisistrata, le Concionatrici, le Nuvole,
re il collo, o che ne divenga matto del tutto. Tu cascherai nel mare (
gli
dicono), ne rimarrai zoppo, darai motivo ad Eurip
geda, cavalca uno scarafaggio sull’autorità di un apologo di Esopo, e
gli
pare essere arrivato alla rocca di Giove. Olà (gr
vato alla rocca di Giove. Olà (grida in aria) non mi aprite? Mercurio
gli
domanda chi sia. Sono (dice) Trigeo Atmoneo buon
eo Atmoneo buon vignajuolo, che non sono nè spione nè ladro. Mercurio
gli
dice che se vuol parlare a Giove, è venuto a mal
vuol parlare a Giove, è venuto a mal tempo, essendo fuori di casa con
gli
altri Dei, per cedere alla Guerra la propria abit
de Mercurio, per non veder combattere i Greci, nè ascoltar quelli che
gli
porgono suppliche. Aggingne che per la loro ostin
o perchè le porti un pistello. Cidemo finge di non trovarne nè presso
gli
Ateniesi, nè presso i Lacedemoni, che l’hanno pre
pieno di gloria . Rammenta come egli sia stato il primo ad acchetare
gli
uomini che contendevano, si calunniavano e combat
e combattevano per frascherie. Ha egli banditi, soggiugne, dal teatro
gli
Ercoli divoratori famelici, poltroni, ingannatori
’indovino Jerocle coronato di alloro. Spia, chiede, s’insinua, ma non
gli
è dato retta. Il ghiottone impostore usa ogni art
oi le vivande preparate vuole la sua parte delle interiora. Ma Trigeo
gli
risponde lepidamente: Tri. No, amico, non possia
mentarsi, dicendo che periscono per la fame nella pace, e i contadini
gli
deridono e seguitano a godere, a cantare, a salta
ati si fa capo delle donne Greche, e ordisce una congiura per ridurre
gli
Ateniesi a pacificarsi con gli Spartani. Per rius
he, e ordisce una congiura per ridurre gli Ateniesi a pacificarsi con
gli
Spartani. Per riuscirvi si avvisano le donne di v
uarto? Le donne per mezzo di quel ritrovato la vincono, e costringono
gli
uomini a far la pace. Di passaggio in questa comm
pullulano in ogni terra e in ogni tempo; sbucciano bensì ben di rado
gli
Aristofani vindici delle pubbliche lagrime. Le Co
alle donne il governo della città. Ecco l’oggetto del poeta: mostrare
gli
sconcerti che ne seguirebbero. Prassagora se ne r
e rallegra, ed afferma che in tal guisa se ne correggeranno i vizii e
gli
abusi e gli errori; e ne addita la guisa. Bisogna
ed afferma che in tal guisa se ne correggeranno i vizii e gli abusi e
gli
errori; e ne addita la guisa. Bisogna (dice) mett
e poco ragionatrici, e con una satira graziosa ne espone comicamente
gli
assurdi. Quanto gusto e qual dottrina non richied
gioso ora che il Coro delle Muse discesenel gabinetto del mio padrone
gli
stà inspirando nuovi poemi: ritenete, o venti, i
d è forza che il solo Mnesiloco tolga sopra di se l’impresa. Euripide
gli
rade la barba e gli bruçia i peli non senza dolor
o Mnesiloco tolga sopra di se l’impresa. Euripide gli rade la barba e
gli
bruçia i peli non senza dolore del vocchio, e in
del vocchio, e in presenza dello spettatore lo trasforma in donna con
gli
abiti di Agatone. Fatto ciò dopo di un giuramento
i gi’ improperii detti dal tragico contro del sesso, e le debolezze e
gli
artifizii donneschi da lui propalati. Un’altra do
er negato l’esistenza degli Dei, ella che vender soleva ghirlande per
gli
sagrifizii, dopo le di lui tragedie non vende la
ipide in suo soccorso. Il Coro giustifica il proprio sesso, ed accusa
gli
uomini degli eccessi delle donne. Atto IV. Mnesil
non comparisce più, ed il suocero freme. Si avvede poi che di lontano
gli
fa qualche cenno, dal quale intende (per altro co
dromeda recita alcuni versi tragici. Euripide la consola. Chi sei tu?
gli
dice Andromeda. Io sono Ecco che ripete i suoni e
e porta alcuni vasi, un letto ed altro, batte alla porta di Ercole, e
gli
dice che in leggendo l’Andromeda di Euripide eras
re questo tragico dall’inferno ed averlo seco. E che vuoi tu farne?
gli
dice Ercole. Bac. Vo che ritorni al mondo, perch
c. E come la passerò io? Erc. Un vecchio barcajuolo ti tragetterà, se
gli
darai due oboli. Bac. Oh oh! anche nell’inferno h
onete? Ma in che modo vi andasti tu? Erc. Mi guidò Teseo ecc. Ercole
gli
dice poi tutto il cammino e le difficoltà che inc
cuno per portar la carica. Veggono un morto condotto a seppellirsi, e
gli
domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto d
lirsi, e gli domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto dice che
gli
porterà per due dramme. Due dramme a Bacco sembra
. Comincia la disputa. Euripide in prima taccia l’emulo come superbo;
gli
rimprovera che in lui il Coro soleva guastar l’or
. Per la destrezza e per l’ammonizione, sendo nostro dovere il render
gli
uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’incon
der gli uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’incontro di buoni
gli
hai fatti divenire scellerati. Non così io che in
o che in vece di renderli sofisti, ciarloni, astuti, come tu facesti,
gli
ho fatti generosi e inclinati all’armi; di modo c
entare i Persi, ho stimolati i compatriotti ad addestrarsi a superare
gli
avversarii con opere generose. Io non ho fatto co
e io non solo ho dato come conveniva parole magnifiche a’ semidei, ma
gli
ho ancora vestiti di abiti tragici, gravi e assai
communemente usiamo; dovecchè tu, distruggendo questo bel ritrovato,
gli
hai abbigliati triviálmente. Dopo ciò Euripide r
in essa il Comico temerario osò attaccare la stessa virtù e preparare
gli
animi degli spettatori a udir senza ribrezzo calu
ome faceva Megacleo vestito di seta e di panni fini? Io all’ incontro
gli
diceva: E quando menerai tu le capre da Felleo co
o il maestro. Ed il discepolo lo prega a conservare il segreto, e poi
gli
confida che stà misurando quanti de’ proprii pied
ove l’impostura coglie le palme riserbate alla scienza; ma dove sono
gli
Aristofani? Il discepolo apre la porta, e sembra
rappresentano la geometria e l’astronomia, e i mappamondi, su i quali
gli
va il discepolo mostrando Atene, l’Eubea, la Laco
Vede in fine il maestro Socrate assiso in un cesto che stà sospeso, e
gli
domanda in prima che cosa faccia in quel cesto. S
n maladetto morbo cavaleresco, e promette di rimunerarlo giurando per
gli
Dei. Che sorta di Dei giuri tu? ripiglia Socrat
equivoci e contraddire. Desidera indi di veder le Nuvole, e Socrate
gli
dice, che si volga verso il monte Parnaso, donde
no per l’aria sembrano tanti volumi di lana che ondeggi. O sciocco ,
gli
dice Socrate, non hai tu alcune volte veduto in c
l’oggetto che si ha prefisso. Ma Giove, dice Strepsiade, non fulmina
gli
spergiuri? Ciance (replica Socrate): se ciò fos
adorna di bellezze naturali. In oltre io non cerco (aggiugne) come
gli
altri d’ingannarvi, riproducendo in iscena con po
non torno a saltargli addosso mentre che giace in terra. All’incontro
gli
altri avendo preso a pungere Iperbolo, non cessan
si contro Iperbolo a, e contro Iperbolo parimente si accanirono tutti
gli
altri, saccheggiando varie mie commedie. Un lung
giorni nostri, dicano pacatamente le loro ragioni, sicchè Fidippide e
gli
ascoltatori possano giudicare con fondamento. Il
iù amari e velenosi tratti, rimproverando come impudenti cinedi tutti
gli
oratori, capitani, legati, magistrati, e poeti tr
ispensando a tempo la piova e la serenità, e i danni all’incontro che
gli
arrecheranno non essendo da esse onorate. Atto IV
e di mille testimoni. Il vecchio ne gongola. O care le mie viscere (
gli
dice vedendolo venire) io scorgo nella tua fronte
fugge di rispondere con semplicità, si burla del giuramento fatto per
gli
Dei, si vale delle follie apprese da Socrate, e l
ravviene un altro; ma Strepsiade, in vece di rispondere congruamente,
gli
domanda, se pensi egli che Giove faccia piovere o
uova baldanza, che sia lecito battere la madre ancora. Va scellerato (
gli
dice il padre tardi accorto del proprio errore);
anto che non lo gettiamo in qualche disgrazia per insegnargli a temer
gli
Dei. Oimè (conchiude Strepsiade) voi fate del
e attacca fuoco alla casa di Socrate che insegna delitti ed ingiuria
gli
Dei. Così termina la più eccellente e artifiziosa
uo credere, Aristofane induce la gente a conculcare e a perseguitare
gli
uomini giusti, sapienti, utili a. Ciò non è vero
into in tal guisa meriterebbe l’odio universale. Stupirono alla prima
gli
Ateniesi a tale rappresentazione, non essendo pre
proposito, sapendone il contenutob. Or quale spettacolo meritava più
gli
applausi della Grecia, l’arditezza di un Comico c
prime i virtuosi! Gli Uccelli (Ορνιθες). Questa favola ha per oggetto
gli
affari politici di quel tempo colla Laconia, dove
io pe’ contemporanei che ne comprendevano l’allusione, ma perduti per
gli
posteri, pe’ quali le bellezze sono divenute tene
i e degli scoliasti, oggi sono a noi indifferenti, ed allora rapivano
gli
animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione d
animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione degli uccelli contro
gli
Dei per consiglio di un uomo. Dalla lettura delle
sulta una delle coutraddizioni delle nazioni. Atenne venerava Giove e
gli
altri numi, e perseguitava i miscredenti; ma inta
mar guerra a Giove. Cattivo esordio è questo certamente per cominciar
gli
Esercizii Spirituali del calabro Mattei al popolo
iso gioventù ricchezza. Gli argomenti poi onde invitano ed allettano
gli
uomini al loro culto, sono questi. Se alcuno di
nocente nelle nostre contrade. Se è cosa abominevole e scellerata fra
gli
uomini il battere il padre, appresso gli uccelli
abominevole e scellerata fra gli uomini il battere il padre, appresso
gli
uccelli è cosa utile e ben fatta. Questi eserciz
ve, si ha da sacrificare. Ir. O pazzo, o scellerato, non voler tentar
gli
Dei, se non vuoi vedere la tua malvagia generazio
oro apportati colla nuova città e religione. Accorrono ad abitare fra
gli
Uccelli fortunati, ma ne sono esclusi, un malvagi
quale avviso e consiglio Prometeo mostra al solito benevolenza verso
gli
uomini e avversione agli Dei. Gli ambasciadori an
lere strangolare quell’ardito ribello che con un muro ha chiuso suori
gli
Dei. Nettuno gli ricorda che essi vengono per tra
quell’ardito ribello che con un muro ha chiuso suori gli Dei. Nettuno
gli
ricorda che essi vengono per trattar di pace. Si
i propone in prima una tregua e poi la pece, a condizione che Giove e
gli
Uccelli godano unitamente il dominio dell’univers
gonsi le nozze del felice ed empio progettista Pistetero, e terminano
gli
esercizii spirituali dell’empietà. In questa favo
espediente preso dal figliuolo di tenerlo chiuso. Parlano intanto con
gli
spettatori della qualità della favola. Non aspet
della qualità della favola. Non aspettino (dice un di essi) da noi
gli
spettatori nè il riso rubato da Megara, nè le noc
o Vespe acutissime, volategli sopra, pungetegli di su di giù il viso,
gli
occhi, le mani. I Servi e le Vespe attaccano bri
e. E per mantenere in certo modo appagato il vecchio che pargoleggia,
gli
prepara il ridicolo giudizio di un cane che ha ru
pettato e temuto. Osò accusarlo a dispetto di ogni difficoltà, avendo
gli
artefici timorosi ricusato di farne la maschera,
di vestire, e riuscì così bene nella favola a svelarné i ladronecci e
gli
artifizii che il popolo condannò Cleone a pagar c
ami tiene soddisfatto il vecchio sbalordito. Egli poi allontana tutti
gli
altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello
ti gli altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello di quello che
gli
altri fanno di buono, accusa e calunnia i compagn
ita del personaggio principale. Per far cadere il loro nemico pensano
gli
schiavi congiurati di valersi di un oracolo che a
one per mezzo di un venditore di salcicce. Agoracrito è tale, ed essi
gli
persuadono che si addossi l’impresa di far fronte
nevolo; hai la voce chioccia e spiacevole, sei cattivo, sei plebeo, e
gli
oracoli ti favoriscono. E chimi ajuterà? dice Ag
i queste moderne farse. Egli si avanza a poco a poco ad accusarlo con
gli
altri, sempre più rinforzando le grida e gli schi
a poco ad accusarlo con gli altri, sempre più rinforzando le grida e
gli
schiamazzi e rimproverandogli varii furti. Dopo u
zza ciò che è giusto… Egli è vero che da alcuni di voi, o spettatori,
gli
è stato amichevolmente insinuato di astenersi dal
a lungo tempo, e di giovarti struggomi. Ecco poi le offerte che essi
gli
fanno a gara: Salc. Oimè, tu siedi in queste dur
salcicce, si avvede di essere stato lungo tempo aggirato da Cleone, e
gli
ritoglie l’anello che aveagli dato, discacciandol
lare per se e per la sua famiglia. Questo Amfiteo tornando avvisa che
gli
Acarnesi lo perseguitano co’ sassi per aver porta
ianza per lo tempo che dovrebbe corrervi in una commedia regolare; ma
gli
Ateniesi ed Aristofane erano tacitamente convenut
zio in ringraziamento, celebrandosi le feste Dionisie. Sopraggiungono
gli
. Acarnesi, e vogliono lapidarlo, ed a stento egli
e un povero. Con tal vestito favella al popolo, alterca con Lamaco, e
gli
riesce di convincere gli ascoltatori della sua in
ito favella al popolo, alterca con Lamaco, e gli riesce di convincere
gli
ascoltatori della sua innocenza per aver procurat
rovo questo squarcio anche tradotto bellamente dal Cesarotti: Quando
gli
Ambasciadori della Grecia Bramano di accappiarvi
lità Ateniese. Disbrigatosi. Diceopoli felicemente dalla molestia che
gli
dava il Coro per la pace fatta, ne va godendo i f
lo zelo di coloro, che servono, e i preziosi regali che da ogni banda
gli
vengono tributati. Intanto sopravviene un Messo a
nella quale si mostrano l’ore tranquille che si passano nella pace, e
gli
agitati momenti della vita di chi si trova in gue
essere stato di manegiarvisi le questioni politiche, le quali secondo
gli
affari correnti si agitavano in Atene. Espongonsi
è tenga dietro a quel cieco. Forzato dalle di lui importunità Cremilo
gli
narra la risposta dell’oracolo; prega indi il cie
ere i cattivi da i buoni, a’ quali egli porta grande invidia. Cremilo
gli
domanda, se ricuperando la vista eviterebbe i mal
i buoni? Pluto risponde di sì, e vuol partire. Cremilo nol permette;
gli
dice che egli è uomo dabbene; e gli fa sperare di
ol partire. Cremilo nol permette; gli dice che egli è uomo dabbene; e
gli
fa sperare di adoperarsi perchè possa ricuperar l
tempio di Esculapio. Frattanto viene fuori la Povertà e svillaneggia
gli
astanti, perchè col macchinare di dar la vista a
re? Io, io vi somministro tutte queste cose: io col bisogno costringo
gli
uomini alla fatica. Rousseau ed i filosofi migli
n distinte. La povertà nulla patisce dei disagi che accennate, ne mai
gli
patirà. La vita del mendico che dipingete, consis
eni, ma in non mancar di nulla. Io, vi dico, io sono quella che rende
gli
uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a dif
uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a differenza di Pluto che
gli
fa diventare gottosi panciuti grossi di gambe e l
titi e ravveduti nella miseria per l’ingratitudine degli scrocchi che
gli
adulavano nell’abbondanza. Viene un Sicofantaa pe
vano nell’abbondanza. Viene un Sicofantaa per ingiuriar Pluto, perchè
gli
uomini divenuti ricchi a lui più non ricorrono. V
ungi erano di lor natura le commedie greche di quel tempo dall’essere
gli
esercizii spirituali della nazione che videvi il
Paradossi. A me , ripiglia Mercurio, non importa un frullo di tutti
gli
Dei, ma mi dolgo per me che muojo di fame. Quest
strati, che governavano la Repubblica, e de’ generali che comandavano
gli
eserciti. Era nelle di lui mani la commedia diven
lime scopo? Ei non si prefiggeva per oggetto principale il far ridere
gli
spettatori con facezie o piagnere con avventure c
anlo per la città tra festive acclamazioni; anzi con pubblico decreto
gli
diedero la corona del sacro olivo, che era il mag
dire che «i di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se
gli
Ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti
di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se gli Ateniesi
gli
seguivano, si sarebbero impadroniti della Grecia»
i parer simili, scriveva a Dionigi il tiranno, che «per ben conoscere
gli
Ateniesi e lo stato della loro Repubblica, bastav
la soggetta e priva di commercio. Mentre Pistetero (Alcibiade) fa che
gli
Uccelli (gli Spartani) si fabbricano Nefelococcig
priva di commercio. Mentre Pistetero (Alcibiade) fa che gli Uccelli (
gli
Spartani) si fabbricano Nefelococcigia (Decelia)
e (e l’ossèrva la stesso Cesarotti.) alla mercede giudiziaria essendo
gli
Eliasti un corpo di giudici. a. Questo personagg
to nell’Anno letterario del 1769 num. 31. a. L’istesso gran filosofo
gli
diede miglior luogo nel suo Convito, che è uno de
ù tosto debole a sostener le lotte e le fatiche della scena, il padre
gli
fu sempre avverso a che si facesse comico ; ma eg
ia di Ernesto Rossi), uomo di molta esperienza e di molta onestà, che
gli
fu sin ad oggi, e gli sarà lungo tempo ancora, am
uomo di molta esperienza e di molta onestà, che gli fu sin ad oggi, e
gli
sarà lungo tempo ancora, amico, fratello, padre ;
di prima donna assoluta. Ma ormai egli aveva una spina nel cuore, che
gli
dava spasimo forte e continuo : all’applauso del
a Firenze (non ne aveva più l’idea dall’'89 a Ferrara), non solamente
gli
die' col bacio del perdono il suo assenso a conti
li affronti, si dia a questo per l’arte sua, nella quale, e ciò forse
gli
nocque veramente a conseguir la purezza classica
ioni, ma io adesso posso confessare candidamente che come ho recitato
gli
ultimi anni in Compagnia Morelli-Pieri non recite
poca, No. » Proprio così : la verità, la spigliatezza, la spontaneità
gli
mancano tal volta ; e come gli sarebbe agevole ri
erità, la spigliatezza, la spontaneità gli mancano tal volta ; e come
gli
sarebbe agevole riacquistarle potè far fede la pa
nacoli, o alle tende fatte di tela, di lana, o di pelli per difendere
gli
attori dal Sole e dalle piogge prima che essi fos
330 anni prima dell’era Cristiana, del quale insino ad oggi veggonsi
gli
avanzia. Vastissimo secondo Pausania fu il teatro
architettò uno in Epidauro, che sorpassò in vaghezza e in proporzione
gli
altri teatri Greci. Delo presenta a’ nostri giorn
gio, e di altre città della Magna Grecia. Memorabili sopra tutti sono
gli
antichi teatri di Capua, di Nola di Pozzuoli, di
. Guillet aper confutare l’errore del Cragio, il quale ha creduto che
gli
Spartani mancassero di spettacoli scenici, ed ha
itore de’ Persiani nella battaglia di Platea, era veramente fatto per
gli
esercizii ginnici; ma vi si facevano anche pubbli
opo dell’introduzione del denajo fattovi da Lisandro, insensibilmente
gli
Spartani e le loro donne in particolare si avvezz
iò con ispezialità assicurato da Platone, cui rincresceva appunto che
gli
uomini comparissero sulla scena da donnea Plutarc
nto personaggio. Quasi tutti i poeti scenici erano attori, quando non
gli
teneva lentani dal rappresentare l’età, o alcun d
personaggio di Enomao, benchè non facesse che le terze parti, siccome
gli
fu rimproverato dal suo gran competitore Demosten
o più basso alzavasi il Pulpito che dicevasi Λογειον, dove recitavano
gli
attori tragici e comici e i planipedi, ovvero mim
rtimenti de’ sedili assegnati ai diversi ceti degli spettatori. Tutti
gli
spartimenti erano di modo separati, che gli apici
i degli spettatori. Tutti gli spartimenti erano di modo separati, che
gli
apici degli angoli de’ gradini sarebbero stati to
cossa forma de’ circoli concentrici in una superficie piana, ma bensì
gli
forma nel mezzo dell’aria in tutti i sensi come i
echei artificiosamente lavorati e collocati in alcune cellette sotto
gli
scaglioni. Erano essi fra loro accordati con musi
re preziose reliquie di tanti teatri Greci, a dispetto degli anni che
gli
abbatterono, ne manifestano la solidità e la magn
lla avea di quella bassa malignità che tormenta gl’invidi impostori e
gli
stimola a perseguitare il merito innocente; quest
Bacco dette Dionisie famose pel gran concorso de’ Greci aveano luogo
gli
spettacoli scenici. Colui che adessi presedeva, r
cori, e si facevano correve da più parti fontane di vinoa Ebbero anco
gli
Ateniesi alcune leggi intorno al danajo degli spe
. I poveri per questa legge rimanevano esclusi e i ricchi pagando per
gli
poveri approfittavansi di tale occasione per comp
redibili erano per conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per
gli
spettacoli, gli applausi le ricchezze, le corone
er conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per gli spettacoli,
gli
applausi le ricchezze, le corone e gli onori che
ta avidità per gli spettacoli, gli applausi le ricchezze, le corone e
gli
onori che a piena mano versavano gli Ateniesi sui
plausi le ricchezze, le corone e gli onori che a piena mano versavano
gli
Ateniesi sui poeti che n’erano l’anima e su gli a
piena mano versavano gli Ateniesi sui poeti che n’erano l’anima e su
gli
attori che n’erano gli organi. Qual magnificenza
li Ateniesi sui poeti che n’erano l’anima e su gli attori che n’erano
gli
organi. Qual magnificenza qual concorso qual luss
atri! Ma quella Atene che con tale ardore correva al teatro e fuggiva
gli
accampamenti, che profondeva in quello tanti teso
mancano di una pubblica scuola teatrale che ammaestri il popolo sotto
gli
occhi di un provvido governo: dove il teatro in c
rale che sono le ausiliatrici della legislazione. I selvaggi ignorano
gli
spettacoli scenici: i barbari vanno a ridere in u
drammatica. Non ostante il numero e la magnificenza de’ teatri e
gli
onori e le ricchezze prostituite agl’istrioni, vu
a i delitti manifesti, non già quando un’arbitraria indomita passione
gli
crea, ed infierisce contro l’innocenza, e punisce
e cagioni distruggitrici della drammatica sussistevano, e i costumi e
gli
studii aveano già preso nuovo cammino. II.
o nuovo cammino. II. In quali secoli quasi del tutto mancarono
gli
scrittori scenici. IN tempo di Antonino Pio
e le commedie de’ suoi tempi altro non erano che mimi. In fatti sotto
gli
Antonini non troviamo mentovati con applauso se n
l’indirizza sette delle sue Epistole. Nella X invitandolo in campagna
gli
dice che venga con tutti gli scritti suoi, Dacty
pistole. Nella X invitandolo in campagna gli dice che venga con tutti
gli
scritti suoi, Dactylicos, elegos, choriambum car
I secolo, mentovandovisi i Gaulesi della Loira, i quali scrivevano su
gli
ossi le sentenze di morte pronunziate sotto le qu
à state abolite le sentenze di morte dettate da’ rustici e scritte su
gli
ossi. Ma queste rarissime ed oscure fatiche che m
struire un anfiteatro e nuove terme. Sotto Atalarico frequenti furono
gli
spettacoli scenici in Italia, e vi si profusero r
opolob. La Sicilia fin dal IV secolo ebbe in costume d’inviare a Roma
gli
artefici di scena che produceva, essendovi spesso
e è un generale di Costantino pagano, il quale va a combattere contro
gli
Sciti, n’è vinto, è ricondotto contro di essi da
iò che reca maggior meraviglia in tali dialoghi è che l’autrice amava
gli
antichi, e traduceva Terenzio. I medesimi capi d’
to veruno teatrali. Egli è però evidente che non mancarono totalmente
gli
scenici spettacoli, benchè altre feste s’introdus
che al contrario di Tito diceva di aver perduto il giorno, in cui non
gli
era riuscito di fare strangolare o almeno accecar
dalla Biblioteca dell’Escorialeb. Fu illusione del suo desiderio. Tra
gli
Arabi non si trova se non quello che ebbero tutte
, da cui Nasarre si prometteva tali monumenti, si dice nettamente che
gli
Arabi non conobbero gli spettacoli teatralia. E s
etteva tali monumenti, si dice nettamente che gli Arabi non conobbero
gli
spettacoli teatralia. E sebbene l’istesso lodato
i innammorati. S’ingannò adunque Nasarre, e seco trasse Velazquez che
gli
credè buonamente. Costui nel libretto delle Origi
Apollonio affermò, che la Betica in tempo di Nerone neppur conosceva
gli
spettacoli scenici. Soggiugne poi che i Goti non
sero che la poesia drammatica allignasse in Ispagna, e conchiude, che
gli
Arabi (i quali, come si è dimostrato, no l’aveano
duto alle leggerezze e agli adulterii delle mimiche rappresentazioni,
gli
zelanti Cristiani concepirono del teatro le più s
teatro le più sozze idee, e scagliarono le più amare invettive contro
gli
spettacoli e gli attori scenici, sotto la qual de
ze idee, e scagliarono le più amare invettive contro gli spettacoli e
gli
attori scenici, sotto la qual denominazione compr
escluse dalle sue scenea? E come avrebbero mirato senza indignazione
gli
adulterii mimici, che, secondo Lampridio, non bas
sì ci avvezzammo a detestare indistintamente i teatri, e per fuggirne
gli
abusi ci privammo ancor de’ vantaggi: a somiglian
l dire perduta la libertà, quella libertà s’intende che si gode sotto
gli
ottimi Regnanti, e si godeva sotto Augusto, Tito
, e ripartiti secondo le rispettive parocchie, il Bertolotti cita fra
gli
altri, nella parocchia di S. Stefano, questo Anca
molto merito, slanciatolo di punto in bianco nel campo dell’arte, non
gli
lasciò il tempo di compier gli anni del noviziato
nto in bianco nel campo dell’arte, non gli lasciò il tempo di compier
gli
anni del noviziato, i più scabrosi della vita art
della fama di Eleonora Duse si presenta a un gran pubblico nuovo, non
gli
lascia nemmeno il tempo di osservare gli artisti
un gran pubblico nuovo, non gli lascia nemmeno il tempo di osservare
gli
artisti che la circondano : essa assorbe tutto l’
onfuso tra la folla. E l’attenzione e l’interesse destati, la stima e
gli
applausi procacciatisi furono unanimi dovunque. »
i e le stravaganze dell’arlecchino fra noi alimentavano l’ignoranza e
gli
errori popolari. Egli non seppe osservare che le
iriche ripiene delle stesse mostruosità che alimentano l’ ignoranza e
gli
errori popolari. Reca in vero stupore che i migli
ismo delle parole del Voltaire54, non dicono che i numi della favola,
gli
eroi invulnerabili, i mostri, le trasformazioni,
favola, gli eroi invulnerabili, i mostri, le trasformazioni, e tutti
gli
abbellimenti convenevoli a’ Greci, a’ Romani e ag
adittorio ammettono tutto questo nella poesia scenica, in cui parlano
gli
uomini, e non un poeta che si figura inspirato, e
le divinità furono scacciate dalla scena quando imparò ad introdurvi
gli
uomini55. Scrissero ne’ principj del secolo pel t
favola senza farne cantar le parole. La musica esprimeva a maraviglia
gli
affetti del personaggio, ne secondava i pensieri,
Molti pezzi di questa musica furono composti dallo stesso Rousseau, e
gli
altri da M. Coignet. Il sig. Elmotte ha voluto im
se e nel Teatro Lirico, la qual cosa unita al concorso che ingelosiva
gli
altri commedianti, fu cagione della proibizione a
pure alcune ben ricevute, e fralle altre Bastiano Bastiana nel 1753,
gli
Ammaliati nel 1757, e Annetta e Lubino nel 1762.
88. III. Teatri materiali. In Francia si amano universalmente
gli
spettacoli scenici. Havvi almeno venti case priva
lo sguardo alla meschinità de’ loro pubblici teatri. Le sale di tutti
gli
spettacoli di Parigi (dicono i nazionali) cioè qu
enza, strette, prive di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per
gli
attori e per gli spettatori. Non è vero ciò che d
ive di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per gli attori e per
gli
spettatori. Non è vero ciò che diceva Voltaire ch
odono senza sedere. Ma è ben vero però che nè in Ispagna nè in Italia
gli
spettatori si frammischiano con gli attori sulla
rò che nè in Ispagna nè in Italia gli spettatori si frammischiano con
gli
attori sulla scena stessa, come avviene in Franci
n Bordò da pochi anni siasi cost uito un teatro magnifico sopra tutti
gli
altri della Francia. 52. Les Beaux Arts rédui
te d’Aristofane i villani oppressi da i ricchi andavano spargendo per
gli
villaggi indi per la città, trovarono ne’ poeti c
vendogli data forma coll’introdurre nel teatro Siciliano il dialogo e
gli
attori. Il carattere delle di lui favole consiste
llace, perchè quanti comici antichi conosciamo introducevano i numi e
gli
eroi della mitologia, ma essi vi facevano però la
dia che fu l’anima della commedia antica. La vittoria si dichiarò per
gli
comici, se ad altro non si miri che al pregio del
mitologia: ma i comici soccorsi soltanto dalla propria immaginazione
gli
traevano, per così dire, dal nulla, e presentavan
e oltremodo ardita il governo popolare Ateniese, nel quale i comici e
gli
spettatori erano membri della sovranità. Osò per
ne della prosperità della Repubblica. La felicità continuata corrompe
gli
animi, spogliandogli del timore, potentissimo fre
n caratteri indelebili. Ma la commedia principalmente che dipinge per
gli
spettatori presenti e non per gli futuri, è sopra
edia principalmente che dipinge per gli spettatori presenti e non per
gli
futuri, è sopra ogni altra esposta all’abbandono
contrade tanto cangiate da que’ tempi remoti prendasi a leggere senza
gli
accennati requisiti? Questo basti ai giovani per
ici intere che ne rimangono, son questi i nomi: la Pace, i Cavalieri,
gli
Acarnesi, gli Uccelli, Lisistrata, le Concionatri
ne rimangono, son questi i nomi: la Pace, i Cavalieri, gli Acarnesi,
gli
Uccelli, Lisistrata, le Concionatrici, le Nuvole,
re il collo, o che ne divenga matto del tutto. Tu cascherai nel mare (
gli
dicono), ne rimarrai zoppo, darai motivo ad Eurip
eda, cavalca uno scarafaggio sull’ autorità di un apologo di Esopo, e
gli
pare di essere arrivato alla Rocca di Giove. Olà
vato alla Rocca di Giove. Olà (grida in aria) non mi aprite? Mercurio
gli
domanda chi sia. Sono, dice, Trigeo Atmoneo buon
eo Atmoneo buon vignajuolo, che non sono nè spione nè ladro. Mercurio
gli
dice che se vuol parlare a Giove, è venuto a mal
vuol parlare a Giove, è venuto a mal tempo, essendo fuori di casa con
gli
altri dei, per cedere alla Guerra la propria abit
de Mercurio) per non veder combattere i Greci, nè ascoltar quelli che
gli
porgono suppliche. Aggiugne che per la loro ostin
o perchè le porti un pistello. Cidemo finge di non trovarne nè presso
gli
Ateniesi, nè presso i Lacedemoni, che l’hanno pre
e pieno di gloria. Rammenta come egli sia stato il primo ad acchetare
gli
uomini che contendevano, si calunniavano e combat
e combattevano per frascherie. Egli ha bandito (soggiugne) dal teatro
gli
Ercoli mangiatori, famelici, poltroni, ingannator
’indovino Jerocle coronato di alloro. Spia, chiede, s’insinua, ma non
gli
è dato retta. Il ghiottone impostore usa ogni art
oi le vivande preparate vuole la sua parte delle interiora. Ma Trigeo
gli
risponde lepidamente: Trig. No amico, non possi
e, vengono a lamentarsi che muojono di fame nella pace, e i contadini
gli
deridono e seguitano a godere, cantare, saltare.
ati si fa capo delle donne Greche, e ordisce una congiura per ridurre
gli
Ateniesi a pacificarsi cogli Spartani. Per riusci
uarto? Le donne per mezzo di quel ritrovato la vincono, e costringono
gli
uomini a far la pace. Di passaggio in questa comm
rdia e la guerra. I Pisandri non mancano in ogni tempo; mancano bensì
gli
Aristofani abili derisori e vindici delle pubblic
le donne il dominio della città. Ecco l’oggetto del poeta, far vedere
gli
sconcerti che ne seguirebbero. Prassagora che se
gora che se ne rallegra, afferma che in tal guisa se ne correggeranno
gli
errori, e ne dimostra il modo. Bisogna (ella dice
e poco ragionatrici, e con una satira graziosa ne espone comicamente
gli
assurdi. Quanto gusto e dottrina non ci vuole per
ioso ora che il coro delle muse disceso nel gabinetto del mio padrone
gli
sta inspirando nuovi poemi: ritenete, o venti, i
ìa; indi maravigliato della di lui attillatura e mollezza, Donde sei (
gli
domanda) o tu che non sembri uomo del tutto? qual
è forza che il solo Mnesiloco tolga sopra di se l’ impresa. Euripide
gli
rade la barba e gli brucia i peli non senza dolor
Mnesiloco tolga sopra di se l’ impresa. Euripide gli rade la barba e
gli
brucia i peli non senza dolore del vecchio, e in
l’ improperj detti dal tragico contro il loro sesso, e le debolezze e
gli
artificj donneschi da lui propalati. Un’ altra do
ver negato l’esistenza degli dei, ella che vender solea ghirlande per
gli
sacrifizj, dopo le di lui tragedie, non vende la
ipide in suo soccorso. Il coro giustifica il proprio sesso, ed accusa
gli
uomini degli eccessi delle donne. Atto IV. Mnesil
non comparisce più, ed il suocero freme. Si avvede poi che di lontano
gli
fa qualche cenno, dal quale intende (per altro co
dromeda recita alcuni versi tragici. Euripide la consola. Chi sei tu?
gli
dice Andromeda. Io sono Ecco che ripete i suoni e
e porta alcuni vasi, il letto ed altro, batte alla porta di Ercole, e
gli
dice che in leggendo l’Antromeda di Euripide eras
arre questo tragico dall’inferno ed averlo seco. E che vuoi tu farne?
gli
dice Ercole: Bac. Vò che ritorni al mondo, perc
E come la passerò io? Erc. Un vecchio barcajuolo ti tragetterà, se
gli
darai due oboli. Bac. Oh oh! anche nell’inferno
te? Ma in che modo vi andasti tu? Erc. Mi guidò Teseo ecc. Ercole
gli
dice poi tutto il cammino e le difficoltà che inc
cuno per portar la carica. Veggono un morto condotto a seppellirsi, e
gli
domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto d
lirsi, e gli domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto dice che
gli
porterà per due dramme. Due dramme a Bacco sembra
. Comincia la disputa. Euripide in prima taccia l’emulo come superbo:
gli
rimprovera che in lui il coro solea guastar l’ord
Per la destrezza e per l’ammonizione, sendo nostro dovere il render
gli
uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’inc
r gli uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’incontro di buoni
gli
hai fatti divenire scellerati. Non così io che in
on così io che in vece di renderli sofisti, ciarloni, astuti come tu,
gli
ho fatti generosi e inclinati all’armi, di modo c
entare i Persi, ho stimolato i compatriotti ad addestrarsi a superare
gli
avversarj con opere generose. Io non ho fatto com
re io non solo ho dato come conveniva parole magnifiche à semidei, ma
gli
ho ancora vestiti di abiti tragici, gravi e assai
che comunemente usiamo; dovechè tu distruggendo questo bel ritrovato
gli
hai abbigliati trivialmente. Dopo ciò Euripide
in essa il comico temerario osò attaccare la stessa virtù e preparare
gli
animi degli spettatori a udir senza ribrezzo calu
come faceva Megacleo vestito di seta e di panni fini? Io all’incontro
gli
diceva: E quando menerai tu le capre da Felleo co
upato il maestro. Ed il discepolo lo prega a conservare il segreto, e
gli
confida che sta misurando quanti de’ proprj piedi
ove l’impostura coglie le palme riserbate alla scienza: ma dove sono
gli
Aristofani? Il discepolo apre la porta, e sembra
appresentano la geometria, e l’astronomia, e i mappamondi, su i quali
gli
va il discepolo mostrando Atene, l’Eubea, la Laco
Vede in fine il maestro Socrate assiso in un cesto che sta sospeso, e
gli
domanda in prima che cosa faccia in quel cesto. S
maledetto morbo cavalleresco, e promette di rimunerarlo giurando per
gli
dei. Che sorte di dei giuri tu? ripiglia Socrate.
minare equivoci, e contraddire. Vuole indi veder le Nuvole, e Socrate
gli
dice, che si volga verso il monte Parnaso, donde
no per l’aria sembrando tanti volumi di lana che ondeggia. O sciocco,
gli
dice Socrate, non hai tu alcune volte veduto in c
l’oggetto che si ha prefisso. Ma Giove, dice Strepsiade, non fulmina
gli
spergiuri? Ciance (replica Socrate): se ciò fosse
orna di bellezze naturali. In oltre io non cerco (egli aggiugne) come
gli
altri d’ingannarvi, riproducendo in iscena con po
non torno a saltargli addosso mentre che giace in terra. All’incontro
gli
altri avondo preso a pungere Iperbolo non cessano
i contro Iperbolo 98, e contro Iperbolo parimente si accanirono tutti
gli
altri, saccheggiando varie mie commedie. Un lungo
giorni nostri, dicano pacatamente le loro ragioni, sicchè Fidippide e
gli
ascoltatori possano giudicare con fondamento. Il
iù amari e velenosi tratti, rimproverando come impudenti cinedi tutti
gli
oratori, capitani, legati, magistrati e poeti tra
spensando a tempo la piova e la serenità, e i danni all’ incontro che
gli
arrecheranno non essendo da esso onorate. Atto IV
nte di mille testimonj. Il vecchio ne gongola. O care le mie viscere (
gli
dice vedendolo venire) io scorgo nella tuà fronte
fugge di rispondere con semplicità, si burla del giuramento fatto per
gli
dei, si vale delle follie apprese da Socrate, e l
ravviene un altro; ma Strepsiade, in vece di rispondere congruamente,
gli
domanda, se pensi egli che Giove faccia piovere o
uova baldanza, che sia lecito battere la madre ancora. Va scellerato (
gli
dice il padre tardi accorto del proprio errore),
anto che non lo gettiamo in qualche disgrazia per insegnargli a temer
gli
dei. Oimè! (conchiude Strepsiade) voi fate del ma
attacca fuoco alla casa di Socrate che insegna i delitti, e ingiuria
gli
dei. Così termina la più eccellente e artifiziosa
a suo credere) Aristofane induce la gente a conculcare e perseguitare
gli
uomini giusti, sapienti ed utili 99. Ciò non è ve
into in tal guisa meriterebbe l’odio universale. Stupirono alla prima
gli
Ateniesi a tale rappresentazione, non essendo pre
roposito, sapendone il contenuto102. Or quale spettacolo meritava più
gli
applausi della Grecia, l’arditezza di un comico c
rime i virtuosi! Gli Uccelli (Ορνιθες). Questa favola ha per oggetto
gli
affari politici di quel tempo colla Laconia, dove
circostanze locali e di fatti particolari, piacevoli senza dubbio per
gli
contemporanei che ne comprendevano l’allusione, m
er gli contemporanei che ne comprendevano l’allusione, ma perduti per
gli
posteri, pe’ quali le bellezze sono divenute tene
ri e degli scoliasti, oggi sono a noi indifferenti ed allora rapivano
gli
animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione d
animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione degli uccelli contro
gli
dei per consiglio di un uomo. Dalla lettura delle
risulta una delle contradizioni delle nazioni. Atene venerava Giove e
gli
altri numi, e perseguitava i miscredenti; ma inta
mar guerra a Giove. Cattivo esordio è questo certamente per cominciar
gli
Esercizj Spirituali al popolo Ateniese. Nel coro
so, gioventù, ricchezza. Gli argomenti poi onde invitano ed allettano
gli
uomini al loro culto, son questi. Se alcuno di vo
nocente nelle nostre contrade. Se è cosa abominevole e scellerata fra
gli
uomini il battere il padre, appresso gli uccelli
abominevole e scellerata fra gli uomini il battere il padre, appresso
gli
uccelli è cosa utile e ben fatta. Questi esercizj
si ha da sacrificare. Ir. O pazzo, o scellerato, non voler tentare
gli
dei, se non vuoi vedere la tua malvagia generazio
oro apportati colla nuova città e religione. Accorrono ad abitare fra
gli
Uccelli fortunati, ma ne sono esclusi, un malvagi
quale avviso e consiglio Prometeo mostra al folito benevolenza verso
gli
uomini e avversione agli dei. Gli ambasciatori an
ere strangolare quell’ ardito ribelle che con un muro ha chiuso fuori
gli
dei. Nettuno gli ricorda che essi vengono per tra
uell’ ardito ribelle che con un muro ha chiuso fuori gli dei. Nettuno
gli
ricorda che essi vengono per trattar di pace. Si
propone in prima una tregua, e poi la pace, a condizione che Giove e
gli
Uccelli godano unitamente il dominio dell’univers
gonsi le nozze del felice ed empio progettista Pistetero, e terminano
gli
esercizj spirituali dell’empietà. In questa favol
pediente preso dal figliuolo di tenerlo chiuso; e intanto parlano con
gli
spettatori della qualità della favola. Non aspett
ri della qualità della favola. Non aspettino (dice un di essi) da noi
gli
spettatori nè il riso rubato da Megara, nè le noc
o Vespe acutissime, volategli sopra, pungetegli di su di giu il viso,
gli
occhi, le mani. I servi e le Vespe attaccano brig
e. E per mantenere in certo modo appagato il vecchio che pargoleggia,
gli
prepara il ridicolo giudizio di un cane che ha ru
pettato e temuto. Osò accusarlo a dispetto di ogni difficoltà, avendo
gli
artefici timorosi ricusato di farne la maschera,
di vestire; e riuscì così bene nella favola a svelarne i ladronecci e
gli
artifizj, che il popolo condannò Cleone a pagar c
ame tiene soddisfatto il vecchio sbalordito. Egli poi allontana tutti
gli
altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello
ti gli altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello di quello che
gli
altri fanno di buono, accusa e calunnia i compagn
ita del personaggio principale. Per far cadere il loro nemico pensano
gli
schiavi congiurati di valersi di un oracolo che a
one per mezzo di un venditore di salcicce. Agoracrito è tale, ed essi
gli
persuadono che si addossi l’impresa di far fronte
nevolo; hai la voce chioccia e spiacevole, sei cattivo, sei plebeo, e
gli
oracoli ti favoriscono. E chi mi ajuterà? dice Ag
co a poco ad accusarlo cogli altri, sempre più rinforzando le grida e
gli
schiamazzi e rimproverandogli varj furti. Dopo un
ò che è giusto . . . Egli è vero, che da alcuni di voi, o spettatori,
gli
è stato amichevolmente insinuato di astenersi dal
lungo tempo, e di giovarti struggomi. Ecco poi le offerte che essi
gli
fanno a gara: Salc. Oimè, tu siedi in queste du
salcicce, si avvede di essere stato lungo tempo aggirato da Cleone, e
gli
ritoglie l’anello che aveagli dato, discacciandol
lare per se e per la sua famiglia. Questo Amfiteo tornando avvisa che
gli
Acarnesi lo perseguitano co’ sassi per aver porta
ianza per lo tempo che dovrebbe corrervi in una commedia regolare; ma
gli
Ateniesi ed Aristofane erano tacitamente convenut
zio in ringraziamento, celebrandosi le feste Dionisie. Sopraggiungono
gli
Acarnesi, e vogliono lapidarlo, ed a stento egli
e un povero. Con tal vestito favella al popolo, alterca con Lamaco, e
gli
riesce di convincere gli ascoltatori della sua in
ito favella al popolo, alterca con Lamaco, e gli riesce di convincere
gli
ascoltatori della sua innocenza per aver procurat
arcio tradotto ancora bellamente dal Sig. Ab. Cesarotti109: Quando
gli
ambasciatori della Grecia Bramano di accappiarv
ilità Ateniese. Disbrigatosi Diceopoli felicemente della molestia che
gli
dava il coro per la pace fatta, ne va godendo i f
lo zelo di coloro che servono, e i preziosi regali che da ogni banda
gli
vengono tributati. Intanto sopravviene un messo a
ella quale si mostrano le ore tranquille che si passano nella pace, e
gli
agitati momenti della vita di chi si trova in gue
ssere stato di maneggiarvisi le questioni politiche, le quali secondo
gli
affari correnti si agitavano in Atene. Espongonsi
è tenga dietro a quel cieco. Forzato dalle di lui importunità Cremilo
gli
narra la risposta dell’oracolo; indi prega il cie
i cattivi da i buoni, a’ quali egli porta sì grande invidia. Cremilo
gli
domanda, se ricuperando la vista eviterebbe i mal
i buoni? Pluto risponde di sì, e vuol partire. Cremilo nol permette,
gli
dice ch’egli è uomo dabbene, e gli fa sperare di
uol partire. Cremilo nol permette, gli dice ch’egli è uomo dabbene, e
gli
fa sperare di adoperarsi per fargli ricuperar la
tempio di Esculapio. Frattanto viene fuori la Povertà e svillaneggia
gli
astanti, perchè col macchinate di dar la vista a
re? Io, io vi somministro tutte queste cose: io col bisogno costringo
gli
uomini alla fatiga. Rousseau e tutti i nostri mig
n distinte. La povertà nulla patisce de i disagi che voi dite, nè mai
gli
patirà. La vita del mendico che dipingete, consis
beni ma in non mancar di nulla. Io, vi dico, io sono quella che rendo
gli
uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a dif
uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a differenza di Pluto che
gli
fa diventare gottosi, panciuti, grossi di gambe e
tili, svelti, accorti, ingegnosi e robusti. Osservate un’ altra cosa;
gli
Avvocati prima di uscire dalla povertà sono giust
titi e ravveduti nella miseria per l’ingratitudine degli scrocchi che
gli
adulavano nell’abbondanza. Viene un Sicofanta110
no nell’abbondanza. Viene un Sicofanta110 per ingiuriar Pluto, perchè
gli
uomini divenuti ricchi a lui più non ricorrono. V
ungi erano di lor natura le commedie Greche di quel tempo dall’essere
gli
esercizii spirituali della nazione vedutivi solo
e’ Paradossi. A me, ripiglia Mercurio, non importa un frullo di tutti
gli
dei, ma mi dolgo per me che muojo di fame. Questo
sostentarsi ora che Pluto cogli occhi sani vede e distingue i buoni e
gli
arricchisce. Osserva giustamente l’erudito Benede
gistrati che governavano la repubblica e de’ generali che comandavano
gli
eserciti. Era nelle di lui mani la commedia diven
lime scopo? Ei non si prefiggeva per oggetto principale il far ridere
gli
spettatori con facezie o piagnere con avventure c
anlo per la città tra sestive acclamazioni; anzi con pubblico decreto
gli
diedero la corona del sacro olivo, che era il mag
dire, che i di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se
gli
Ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti
di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se gli Ateniesi
gli
seguivano, si sarebbero impadroniti della Grecia.
di parer simili, scriveva a Dionigi il tiranno, che per ben conoscere
gli
Ateniesi e lo stato della loro repubblica, bastav
oll’industria l’effetto stesso che produceva il nominare i cittadini,
gli
dipinsero sotto finti nomi con tale artificio che
he il popolo non s’ ingannava nell’indovinarli, e con maggior diletto
gli
ravvisava. In questa specie di commedia per la le
overchia malignità come in Aristofane. Pungeva vagamente coi motteggi
gli
uomini in generale, ed alcuni ceti, come le scuol
ide lo fu nella mezzana, perchè avendo osato motteggiare del governo,
gli
Ateniesi lo condannarono a morir di fame. Suida c
a sorgente ed il modello della commedia nuova118. Ebbe Aristofane tra
gli
altri figliuoli Ararote, Nicostrato e Filetero, i
legorici antichi chiamandoli marrani, maremmani, auzzini, e notandone
gli
artifizj come sconcezze, ciò avviene perchè non s
tavansi tra’ principali coltivatori di quest’ultima delicata commedia
gli
Apollodori, Demofilo, Posidio, Difilo, i Filemoni
i, Demofilo, Posidio, Difilo, i Filemoni e Menandro. Tanti sono stati
gli
Apollodori, che l’erudito Scipione Tetti (infelic
to vincitore. Si dubita se sieno dell’Apollodoro Carisio, o del Geloo
gli
Adelphi, Dauli, i Pafii, Danae, Anfiarao, i Filad
che conviensi, pien del suo disegno Che tristi giorni e lunghi guai
gli
appresta. Ei dal bisogno oppresso, angusto tett
ona: i suoi difetti Manifesta ciascun senza ritegno. Ma del ricco
gli
errori e le follie Il folto stuol de’ bassi adu
O più repente giù piombar si vegga, E strisciar per lo suolo. E ben
gli
stà: Che infermo oltre ogni creder per natura,
e osserva lo stesso Sig. Cesarotti, alla mercede giudiziaria, essendo
gli
Eliasti un corpo di giudici. 109. Tomo II pag. 6
ersi argomenti finti dà ad intendere che nelle commedie di Aristofane
gli
argomenti fossero veri, il che a parlar propriame
oti erano i personaggi introdotti per satireggiarli, ma le azioni, ma
gli
argomenti erano finti tutti, fantastici, capricci
privato divertimento che un pubblico spettacolo. Forse sarà così; ma
gli
avremmo saputo grado, se di un fatto così degno d
llora gelosissima, si sarebbe mai simil cosa tollerata? Non avrebbero
gli
Ateniesi gridato subito, tirannia? Il Sig. Mattei
nque i cittadini tale espediente utilissimo ne’ villaggi, vollero che
gli
offesi venissero di giorno in mezzo della piazza
ltarsi sugerirono il pensiere di alterar colla feccia il sembiante; e
gli
attori conformaronsi a questa usanza per celare i
illani dell’Attica, i quali nelle vendemmie cantando saltarono su per
gli
otri e s’imbrattarono di feccia, si rinvenga l’or
e dall’uditorio, oltre al nominarli, ne imitava esattamente i volti e
gli
abbigliamenti, marcandoli, per così dire, con fer
a per contraffare il sembiante di Cleone e supplire alla maschera che
gli
artefici ricusarono di formare per timore di quel
omandando chi mai fosse quel Socrate.» Anche allora che si mordevano
gli
estinti, la maschera rappresentava le persone nom
ssomigliare i personnagi satireggiati, e restò solo quello di coprire
gli
attori, trovandosi già il popolo assuefatto a ved
ano un’ampia bocca e facevano co’ denti un grande strepito. I Batavi,
gli
Etiopi, i Germani, rappresentati allora stranamen
Grecia aveva ceduto alla potenza de’ principi Macedoni, e Menandro e
gli
altri comici ebbero paura di soggiacere al fato d
ecessarie per altro uso. Lungo tempo in Grecia e in Italia si diedero
gli
spettacoli scenici in teatri aperti e senza tetto
derla. Per la qual cosa al tempo stesso che colla maschera copiavansi
gli
altrui sembianti, si cercò di farla servire per u
i, come quelli di Corinto e di Atene fatti a spese di Erode Attico, e
gli
altri de’ Romani; poichè in quel tempo ancora l’u
Correggio nella cupola del Duomo di Parma. La maschera dunque presso
gli
antichi servì per occultare il volto dell’attore,
as agunt, partibus congruat. Con tale meschino artifizio ajustavansi
gli
antichi attori per esprimere col volto i moviment
unque i cittadini tale espediente utilissimo ne’ villaggi vollero che
gli
offesi venissero di giorno in mezzo della piazza
tarsi suggerirono il pensiere di alterar colla feccia il sembiante; e
gli
attori conformaronsi a questa usanza per celare i
illani dell’Attica, i quali nelle vendemmie cantando saltarono su per
gli
otri e s’imbrattarono di feccia, si rinvenga l’or
e dall’uditorio, oltre al nominarli, ne imitava esattamente i volti e
gli
abbigliamenti, marcandoli, per così dire, con fer
a per contraffare il sembiante di Cleone e supplire alla maschera che
gli
artefici ricusarono di formare per timore di quel
ndando chi mai fosse quel Socrate” ecc. Anche allora che si mordevano
gli
estinti, la maschera rappresentava le persone nom
ssomigliare i personaggi satireggiati, e restò solo quello di coprire
gli
attori, trovandosi già il popolo assuefatto a ved
no un’ ampia bocca e facevano coi denti un grande strepito. I Batavi,
gli
Etiopi, i Germani, rappresentati allora stranamen
a Grecia avea ceduto alla potenza de’ principi Macedoni, e Menandro e
gli
altri comici ebbero paura di soggiacere al fato d
ssarie per un altro uso. Lungo tempo in Grecia e in Italia si diedero
gli
spettacoli scenici in teatri aperti e senza tetto
derla. Per la qual cosa al tempo stesso che colla maschera copiavansi
gli
altrui sembianti, si cercò di farla servire come
i, come quelli di Corinto e di Atene fatti a spese di Erode Attico, e
gli
altri de’ Romani; perchè in quel tempo ancora l’u
Correggio nella cupola del Domo di Parma. La maschera adunque presso
gli
antichi servì per occultare il volto dell’ attore
quas agunt, partibus congruat. Con tale meschino artifizio ajutavansi
gli
antichi attori per esprimere col volto i moviment
one, l’affetto più proprio dell’umanità. Sono compatibili, io diceva,
gli
Stranieri, i quali asseriscono non aver la Spagna
si del Signor Montiano, si accorda con M. Du Perron in affermare, che
gli
Spagnuoli non conoscono la Tragedia. Forse io sol
rmare, che gli Spagnuoli non conoscono la Tragedia. Forse io solo tra
gli
Stranieri ho cercato con diligenza rinnovare di t
ni per quel poco di compassione da me mostrata. Nò non sono scusabili
gli
Stranieri, grida il rigido Apologista. Ed aggiugn
ante migliaja di componimenti teatrali”. Siano, o non siano scusabili
gli
Stranieri, quì intanto nelle parole ririferite st
Tragedie. Di poi non regge il di lui ragionare, perchè baratta sotto
gli
occhi i termini della quistione. Non si discute q
duta questa pubblica per le stampe, non sarebbero mai più compatibili
gli
Stranieri che asserissero che la Spagna non conos
il Signor Lampillas trasporta la ragione da me addotta per compatire
gli
Stranieri, alla nazione Italiana. Inopportuno e f
contiene la tragica mercatanzia, nè fuori di queste altre ne additano
gli
Eruditi nazionali che non si allucinano. Al contr
tro. 1. E’ da notarsi l’acutezza della vista del Signor Lampillas su
gli
altrui nei. Corse nell’Edizione di Napoli della S
abile Apologista, benchè sapesse, che l’impressione non si fece sotto
gli
occhi dell’Autore. Potea egli però, come altri ge
le, forse non ne abbisognerete punto. Ma voi a guisa de’ gran Signori
gli
accetterete con benignità popolare, come i doni v
t omnia tellus. Se io quì parlassi a dirittura all’Autore del Saggio,
gli
direi così: Sovvengavi, per non aver tenuto prese
presso il pubblico, si dee poi riflettere, che parlando in tempo, che
gli
avversarj vivono, e mangiano, e beono, e agiscono
allora il credito va tutto in fumo, e cadono al piano le apologie, e
gli
Apologisti. V. Volete dar mostra di vero pa
dar mostra di vero patriotismo? Compatite i difetti nazionali, ma non
gli
sostenete; altrimenti farete due mali, scemerete
er parte dell’intendimento, o per parte della volontà, e perpetuerete
gli
errori nazionali. In fatti se p. e. i vostri migl
ia ragionevole, perchè volete voi raffreddarne l’ardore col difendere
gli
spropositi degli altri secoli? E che importa a vo
de’ voti degli altri Popoli. Dal 1730. e non prima, hanno cominciato
gli
Alemanni, e sì bene, che già se ne ammirano molti
me stava. Ma il Viage de España, riprendendo, motteggiando, additando
gli
errori, inculcando l’emenda, ha saputo destare la
si mostra amore nazionale, e spirito di patriotismo. Sieguano dunque
gli
Apologisti sì belle scorte, in vece di proteggere
ella condotta tenuta sotto i Monarchi Austriaci, in vece di mostrarne
gli
errori, e d’indagare le origini della decadenza d
in Segovia. Un Gabinetto di Storia Naturale stabilito in Madrid sotto
gli
auspicj del medesimo Sovrano Regnante, oggi ricch
retario? E senza le ostilità, che incessantemente essa pratica contro
gli
ornati spropositatissimi e i ghiribizzosi fogliam
a? Sopratutto qual gloria non accrescono al Regno del GRAN CARLO III.
gli
studj severi riformati sulle novelle scoperte, es
sse dirsi Nuova Grecia, come poi non si sono conservati in tali paesi
gli
stessi monumenti della Sapienza Greca? Quali Libr
discorriamo. E benchè non parmi da rivocarsi in dubbio, che avessero
gli
Spagnuoli dato in essi alcun passo, anche prima d
. Buona Causa dunque, o Signori Apologisti, se volete fare ammutolire
gli
avversarj. Oh quanto conferisce una Buona Causa a
iamo noi, che esse c’insegnarono? Nulla in sostanza. De’ Celti dicono
gli
Autori della Storia Letteraria, che, lungi dall’a
emoto de’ Fenici nella Spagna. Se questo non si potesse diffinire, se
gli
Scrittori lo stimassero assai più moderno, il Sig
o, il Signor Agologista con troppa sicurezza, senza avere riscontrati
gli
originali, sulla fede de’ compilatori Cordovesi d
verso l’anno 1500. prima dell’Era Cristiana”; che così pensano ancora
gli
Autori della Storia Letteraria, benchè M. Goguet
se, e riflettendo che nella stessa Storia Letteraria si confessi, che
gli
Autori profani non determinano il tempo, in cui i
sseveranza conchiude con queste parole (p. 9.): “Non hanno certamente
gli
Etruschi pruove cotanto autentiche dell’antichità
ve cotanto autentiche dell’antichità della loro Letteratura”. E donde
gli
nasce ora quel certamente? quella Letteratura? qu
pegna, contentandosi di declamare: quanto a’ Cordovesi ci dicono, che
gli
Spagnuoli appresero da’ Fenici il sistema degli A
positive. Non è cosa ben ridicola il supporre a quei tempi sì remoti
gli
Spagnuoli informati del sistema degli Atomin, sol
degli Atomin, sol perchè vi fu un Filosofo Tirio, che insegnò essere
gli
Atomi principj delle cose? imperocchè qual altra
o occasione di apprendere il sistema degli Atomi. Questo (soggiungono
gli
Scrittori Cordovesi) è anteriore quasi di mille a
hiusioni positive, e assolute? Poterono venire, vennero, insegnarono;
gli
Spagnuoli dunque ricevettero il sistema degli Ato
e, allorchè divenne Romana, come dimostrano i Magistrati, i Capitani,
gli
Scrittori insigni che vi fiorirono? Una Nazione M
uta, non rimase preda de’ Barbari? Una Nazione, che annichilita sotto
gli
Arabi seppe nelle montagne Asturiane conservare i
eva, per averla appresa in queste terre da Sosilo Spartano, quasi che
gli
Spagnuoli fossero mai stati Spartani o Cartagines
Libro della Geografia? e che per giunta si conchiuda, che intanto che
gli
Spagnuoli erano Gramatici e Verseggiatori, i Roma
ol. 1. V. il Numero 52. della Lettera uscita in Madrid nel 1781. su
gli
errori della Storia Letteraria. 1. L’Autore del
Signore Casiri, affermò che questo Bibliografo diceva nettamente che
gli
Arabi non conobbero gli spettacoli teatrali, l’Ap
che questo Bibliografo diceva nettamente che gli Arabi non conobbero
gli
spettacoli teatrali, l’Apologista intoppò in quel
ò in quel nettamente. Mi conviene qui ripetere, che giusta il Casiri,
gli
Arabi non rappresentarono, secondo il costume Eur
nobbero, ovvero (per non dar presa alle sottigliezze) non coltivarono
gli
spettacoli teatrali? Insieme colle Arabe Poesie s
tto la Drammatica. Dotta e colta sotto Francesco I. era la Francia, e
gli
spettacoli scenici erano rozzi ed informi. Gli Al
tra Mori Spagnuoli all’eccesso, pel desiderio di piacere alle Donne e
gli
rese fecondi di tante festive invenzioni, come re
ondi di tante festive invenzioni, come restarono tra loro sconosciuti
gli
scenici spettacoli? Io non so come in sì deboli a
o! Appunto per questo (vi rifletta bene l’Apologista) essi neglessero
gli
spettacoli scenici, perchè pieni erano e paghi di
di piacere alle Donne. Il lusso forse e la mollezza, prendono sempre
gli
oggetti stessi, gli stessi mezzi per ispiegarsi?
ne. Il lusso forse e la mollezza, prendono sempre gli oggetti stessi,
gli
stessi mezzi per ispiegarsi? Un Filosofante acuto
stro di casa di una famiglia d’inglesi. Nei moti popolari di Palermo,
gli
fu assassinato il padre, e la famiglia inglese pr
ll’ altre città, avendoselo più amico, che servo. L'amore pe'l teatro
gli
si andò sviluppando a grado a grado, e, quando il
o Monti, completamente illetterato, chè l’avventurosa sua adolescenza
gli
aveva chiusa ogni via da istruirsi, fu nondimeno
sta gl’insegnamenti delle scuole, di tanto il Monti, nel signoreggiar
gli
animi dei suoi spettatori, superò gli altri artis
anto il Monti, nel signoreggiar gli animi dei suoi spettatori, superò
gli
altri artisti. Regolari ed espressivi furono i li
tisti. Regolari ed espressivi furono i lineamenti del suo volto, vivi
gli
occhi e nerissimi, proporzionate ed armoniche le
aveva preso a ritrarre, illudeva in somma sè stesso prima d’illudere
gli
altri ; e quindi, piangendo, tremando, rallegrand
nza obliar mai quel bello ideale, che la mano stessa del Bello eterno
gli
aveva stampato nell’anima, costringeva gli spetta
no stessa del Bello eterno gli aveva stampato nell’anima, costringeva
gli
spettatori a piangere, a tremare, ad allegrarsi c
rlare a Sua Maestà. Il portinajo ignorava lo stato della sua mente, e
gli
disse che il Re era in colloquio col ministro. Eg
più riposti arcani della natura, e corransi con sufficiente sicurezza
gli
immensi spazj de’ cieli? Tutto però esser non deb
tri pur disse, delle stelle chiamate nebulose, la cui esistenza è per
gli
ultimi telescopii inglesi ugualmente assicurata c
egevoli nè più necessarie a conoscersi delle leggi che immediatamente
gli
uomini governano. V’ha dunque un alto seggio anco
e i colpevoli e per minorar la somma dei delitti, a quali trascorrono
gli
uomini abbandonati a’ proprii appetiti e alle pas
ari delle altre scienze la pubblica gratitudine? E non ebbero ragione
gli
antichi, che a questa scienza che migliora l’inte
otile, a Cicerone, a Seneca, non meritano lode e rispetto i Muratori,
gli
Stellini, i Genovesi e simili insigni filosofi mo
popolo abbisogna di essere educato perchè possa concordemente serbar
gli
statuti prescritti dal pubblico bene; corre perci
rende nel l’età prima? quanta se ne ritiene? quanta non ne cancellano
gli
anni e la novità di tante forme esterne? quanta n
anze rivestito, non merita egli al pari delle scientifiche cognizioni
gli
applausi degli amici dell’uomo? E chi non ravvisa
a mitologia che cinti di umane spoglie viaggiarono e conversarono con
gli
uomini per arricchirli di sapienza, la poesia dra
i, noi avremo sempre in pregio così amena filosofia in azione, di cui
gli
additati impostori ignorano il valore e la presta
e società, e che coltura generale delle nazioni. Niuno screditerà mai
gli
spettacoli teatrali o chi gli coltiva con felicit
ale delle nazioni. Niuno screditerà mai gli spettacoli teatrali o chi
gli
coltiva con felicità, se non colui che ne paventa
ò intanto di narrare più pienamente di quel che altra volta non feci,
gli
sforzi fatti sino a questi tempi ne’ paesi conosc
te disse trica, eliconide sostantivo, prosatori ed altri vocaboli che
gli
furono vigorosamente notati dagli Amici del Friul
dubbio le conoscenze acquistate per le matematiche; mais (dicevano
gli
editori dell’Enciclopedia) lorsqu’après les avoir
a. Lib. IV, c. 4 a. Montesquieu non apprezzava che i drammatici, e
gli
chiamava (nella lettera 137 del’e Persiane) i po
uello però che egli aggiugne, cioè che ciò sia per non aver io letto
gli
autori , o per non avergli intesi , dirò che la
lli nel Risorgimento ha dato spessissime pruove di non aver compresi
gli
autori, e spessissime di non avergli letti . Gli
irò ancora con certa pena che gliel mostrò pure uno straniero, quando
gli
rimproverò l’aver confuso Errico il Valetudinario
i mal considerate e gettate giù senza aver letto o senza avere inteso
gli
autori; ma chiuderò questa nota ripetendo le paro
Esaminando i suì Ciascuno impari a perdonar
gli
altrui.
ndamento della massima di Orazio, colà dov’ei dice che né gl’iddi, né
gli
uomini, né le colonne permettevano a’ poeti di es
icante, che seppero in essa trasfondere i Danti, i Petrarca, i Tassi,
gli
Ariosti, e i Metastasi, si vede in oggi ridotta l
da giustissimo sdegno condannano al ben meritato avvilimento l’arte e
gli
artisti, gli accademici e le accademie, le lodi e
o sdegno condannano al ben meritato avvilimento l’arte e gli artisti,
gli
accademici e le accademie, le lodi e chi le dispe
o tacciono a bella posta sul frontespizio per quell’istinto che porta
gli
uomini a celar le proprie vergogne. Ed è ben ragi
a d’imitazione. Ecco non per tanto che sottraendo dalla musica vocale
gli
accennati uffizi, il suo impiego si restringe sol
voce non potrebbe divenir oggetto d’imitazione per la musica. Lo sono
gli
accenti che formano il tuono fondamentale d’una p
o ancora una ulteriore conferma i principi stabiliti altrove152 circa
gli
argomenti propri del melodramma e circa la natura
rso di tranquillo e d’indifferente non si conviene al canto, come non
gli
si convengon neppure le passioni sordide e cupe,
e situazioni sono a un dipresso le stesse in tutti i drammi, e perché
gli
uomini posti ineguali circostanze sempre si spieg
une che l’“idolo”, il “nume”, il “rio destino”, le “stelle infauste”,
gli
“astri tiranni”, le “ritòrte”, le “catene”, la “p
come condurre avanti un’azione priva d’interesse? Un intrico amoroso
gli
servirà di supplemento. Gli mancano parole da met
ifetti della loro incapacità, e perché non hanno essi saputo superare
gli
inciampi i che offrono nel presente stato della m
o superare gli inciampi i che offrono nel presente stato della musica
gli
argomenti storici nel condurre passabilmente un’a
ondurre passabilmente un’azione, si è con troppa fretta conchiuso che
gli
argomenti tratti dalla storia e il sistema genera
brillanti sofismi di alcuni loro filosofi altrove da me confutati154
gli
Italiani cominciano a rinunziare alle bellezze de
nte sedotte dalla narrativa e farci credere le cose mirabili, laddove
gli
occhi innanzi ai quali si suppone che si rapprese
, vi ricondurrà l’uso frequente o perpetuo dei cori, e con esso tutti
gli
abusi ai quali è solito di andare soggetto, per e
ringer la sfera degli argomenti drammatici di già troppo limitata per
gli
altri motivi indicati. Sarà in ultimo luogo lo st
l’uditore allo sfoggio delle macchine e ai colpi di scena tanto meno
gli
resterà per la melodia, e perché non potendo gl’i
il considerare soltanto il cattivo d’una nazione senza voler fissare
gli
occhi sul buono, passerò con piacere a far menzio
nzione nella sua storica prefazione premessa alla Teti quantunque non
gli
potesse essere ignoto in tanta luce di gloria, sp
e l’Alceste benché più celebri per la musica eccellente del Gluck che
gli
accompagna che per il proprio merito. La sorte di
orno alla musica di Gluck indirizzata all’Inglese Burney: critica che
gli
uomini di buon senso troveranno assai giudiziosa
tastrofe, e alla inverosimiglianza di alcuni incidenti. Tali sono fra
gli
altri il far che i numi infernali sconsiglino Alc
poesia. Dato un tale argomento altro egli non cerca se non di colpir
gli
occhi e la fantasia. A questo fine ei rivolge il
chia l’orditura, prepara a suo modo gl’incidenti, e travvisa come più
gli
torna in acconcio i caratteri. «Rem quocumque mod
ione dei balli assalgano lo spettatore da tutte le bande cosicché non
gli
rimanga l’agio di badare più che tanto alla poesi
che situazione che possa dirsi appasssionata, come per lo più lo sono
gli
avvenimenti d’Ipermestra e di Linceo, quelle sono
n respirano fuorché riconoscenza, umiltà, tenerezza e divozione verso
gli
dei. Mancò egli non per tanto al gran precetto di
un coro e una comparsa. E trovò egli benissimo la maniera d’eccitare
gli
affetti, di strappare le lagrime, di dipigner a m
uanto lo è a S. Giovanni Evangelissa il ridicolo discorso che Ariosto
gli
fa tenere col paladino Astolfo nel globo della lu
che non dipinga i caratteri colla costanza che si richiederebbe, che
gli
scioglimenti siano freddi e per lo più inverosimi
endo certo che un giorno di lagrime e di lutto quale dovea essere per
gli
Argivi quello ove perduta aveano ad un solo tratt
contrario al maligno e scellerato carattere che da tutta l’antichità
gli
viene attribuito, e fatto solo per cavar d’impacc
alla stessa mano in simil foggia vestito non solo quel poeta ma tutti
gli
altri drammatici antichi. Senza però ch’io inclin
ggia fermezza d’un eroe di cui poco si pregia la vittoria perché poco
gli
è costato il sagrifìzio. Marco Aurelio e Plutarco
gli è costato il sagrifìzio. Marco Aurelio e Plutarco vorrebbero che
gli
uomini fossero simili ad una rocca, la quale immo
into il suo protagonista; ma il teatro, che ha una statica tutta sua,
gli
vorrebbe somiglianti piuttosto al naviglio, che s
l’autore italiano largamente bevuto. Un’altro inglese chiamato Brown
gli
ha somministrata l’idea nella sua dissertazione s
mancando in chi ascolta la sorpresa derivata dal creder vero ciò che
gli
si racconta, manca in lui l’illusione eziandio, f
tura che attacca la conservazione dell’individuo allo stato di mezzo,
gli
risparmia, in quanto è possibile, gli estremi del
’individuo allo stato di mezzo, gli risparmia, in quanto è possibile,
gli
estremi del dolore, come gli è pur troppo scarsa
o, gli risparmia, in quanto è possibile, gli estremi del dolore, come
gli
è pur troppo scarsa degli estremi piaceri. Attalc
di quello che lo sia in una stagione l’eccessivo rigore del freddo, o
gli
sconvolgimenti del tremuoto in un paese. Ora le p
variabil sistema le cose di quaggiù, mette un perfetto equilibrio fra
gli
esseri morali, amareggiando col sospetto, col rim
ttore e per il compositore. Lo è per il primo mercè la gran copia che
gli
somministra di caratteri o sia di natura imitabil
nondandosi nella tragedia le arie più patetiche e interessanti, hanno
gli
altri cantori non so se disonorato o abbellito il
geva né un dio né un uomo ma uno scoglio informe, così i pregiudizi e
gli
abusi hanno in tal guisa sfigurata quella sorta d
uriamoci un poco il discorso che tiene l’impresaro coll’autore quando
gli
raccomanda di scrivere un libretto da mettersi in
ozzinale; dal che restano essi così sfigurati e mal conci che più non
gli
riconoscerebbe il padre che li generò, se per nuo
ienza non tratto dalla fantasia, che si devono studiare profondamente
gli
uomini prima d’esporli sul teatro, che le debolez
beffato, od un vecchio avaro che si lascia abbindolare dal primo che
gli
sa destramente piantar le carote, poiché il costu
e voi dovete essere estremamente laconico a costo ancora di affollare
gli
avvenimenti, ma si compiace nelle ariette princip
che apportasse gran fracasso. Allora l’orchestra batterebbe fuoco, e
gli
uditori sguazzerebbero per l’allegrezza. Egli è v
non bisogna essere cotanto sofistico. «Avrete cura di fare che tutti
gli
attori abbandonino il teatro dopo aver cantato le
n devono confondersi tra i Bavi o i Mevi, ma qual distanza fra loro e
gli
Aristofani o i Terenzi? Ma se l’Abate Casti appli
a, la compra o la riceve. Di tali generi di lodi ve ne sono per tutti
gli
uomini, e per tutti gli eventi. Si lodano eon son
. Di tali generi di lodi ve ne sono per tutti gli uomini, e per tutti
gli
eventi. Si lodano eon sonetti un villano, un prin
rto. Tali sonetti eternamente ripetuti ed eternamente obbliati cadono
gli
uni sugli altri, come la polvere sopra le strade
elogi facciano ni piccoli né grandi più di quello che sono coloro che
gli
fanno o che gli ricevono, e si riducono ad una mo
i piccoli né grandi più di quello che sono coloro che gli fanno o che
gli
ricevono, e si riducono ad una moda, come è una m
più riposti arcani della natura, e corransi con sufficiente sicurezza
gli
immensi spazj de’ cieli? Tutto però esser non deb
tri pur disse, delle stelle chiamate nebulose, la cui esistenza è per
gli
ultimi telescopii Inglesi ugualmente assicurata c
egevoli nè più necessarie a conoscersi delle leggi che immediatamente
gli
uomini governano. V’ha dunque un alto seggio anco
i colpevoli e per minorar la somma dei delitti, a’ quali trascorrono
gli
uomini abbandonati a’ proprii appetiti e alle pas
ari delle altre scienze la pubblica gratitudine? E non ebbero ragione
gli
antichi che a questa scienza che migliora l’inten
popolo abbisogna di essere educato perchè possa concordemente serbar
gli
statuti prescritti dal pubblico bene; corre perci
prende nell’età prima? quanta se ne ritiene? quanta non ne cancellano
gli
anni e la novità di tante forme esterne? quanta n
anze rivestito, non merita egli al pari delle scientifiche cognizioni
gli
applausi degli amici dell’ uomo? E chi non ravv
a de’ numi della mitologia che cinti di umane spoglie viaggiarono fra
gli
uomini per arricchirli di sapienza, la poesia dra
i, noi avremo sempre in pregio così amena filosofia in azione, di cui
gli
additati impostori ignorano il valore e la presta
e società, e che coltura generale delle nazioni. Niuno screditerà mai
gli
spettacoli teatrali o chi gli coltiva con felicit
ale delle nazioni. Niuno screditerà mai gli spettacoli teatrali o chi
gli
coltiva con felicità, se non colui che non pavent
ò intanto di narrare più pienamente di quel che altra volta non feci,
gli
sforzi fatti sino a questi tempi ne’ paesi conosc
pesso il leggitore dalla catena delle idee del testo, come per evitar
gli
equivoci e per non far che a me talvolta si arrog
di dubbio le conoscenze acquistate per le matematiche; mais (dicevano
gli
Editori dell’Enciclopedia) lorsqu’aprés les avoir
ibro IV, c. 4. 5. (*) Montesquieu non apprezzava che i drammatici, e
gli
chiamava (nella lettera 137 delle Persiane) i poe
te disse trica, eliconide sostantivo, prefatori ed altri vocaboli che
gli
furono notati dagli Amici del Friuli e di Venezia
quello però ch’ egli aggiugne, cioè che ciò sia per non aver io letto
gli
autori, o per non avergli intesi, dirò che la con
Bettinelli nel Risorgimento ha spesso date pruove di non avere inteso
gli
autori o di non avergli letti. Gli aveano pur mos
1758. Dirò ancora con pena che gliel mostrò pure uno straniero quando
gli
rimproverò l’aver confuso Errico il Valetudinario
delle di lui asserzioni gettate senza aver letto o senza aver inteso
gli
autori; ma chiuderò questa nota ripetendo le paro
ile Metastasio, — — — Esaminando i sui Ciascuno impari a perdonar
gli
altrui. 14. (*) Questa disposizione viene gi
o (che il leggitore troverà nel III volume di quest’opera insieme con
gli
errori presivi dall’Apologista), benchè poi se ne
itar l’opera! «Così all’egro fanciul porgiamo aspersi Di soave licor
gli
orli del vaso». [4] Ma io ho quella cognizione d
ezza di rilevare. È vero che Bayle, Bernard, le Clerc, Apostolo Zeno,
gli
autori della Biblioteca ragionata, e Maffei non f
utori della Biblioteca ragionata, e Maffei non facevano a questo modo
gli
estratti; ma già si sa che i giornalistici encicl
ciclopedici di Bologna non sono nè Bayle, né Bernard, né le Clerc, né
gli
autori della Biblioteca ragionata, né Apostolo Ze
per poter discernere il vero dal falso in cui purtroppo, se rari sono
gli
autori che non v’incorrino, quanto più facilmente
il giornalista saprà scoprire nel mio libro, e le risposte che da me
gli
verranno date, faranno vedere la giustezza o l’in
e richiesto che il giornalista fissasse quest’“idee giuste” che circa
gli
oggetti in questione si debbono avere, e che poi
r principi, e che siccome sarebbe un’ingiustizia l’esiggere che tutti
gli
uomini dovessero avere la forza di Milone Crotoni
slazione degli Spartani non si vede più, quella de’ Viniziani è sotto
gli
occhi, dunque non potrà paragonarsi la politica d
poesia, e delle rappresentazioni teatrali le stesse idee che avevano
gli
antichi. Una tale evidenza si trova però essere f
da ignoranza dell’antichità per non sapere che la poesia, la musica e
gli
spettacoli furono per molti secoli considerati da
si vedeva in qualche tempio d’Atene colla lira in mano. Quindi è che
gli
antichi poeti e musici meritarono il nome di “div
gli antichi poeti e musici meritarono il nome di “divini”, e talmente
gli
chiama Orazio: «Sic honor, et nomen divinis vati
s venit…». [14] Ennio, il quale era più vicino a que’ secoli remoti,
gli
dà il titolo di “santi” secondo la testimonianza
lo spettacolo si portavano attorno in processione i loro simolacri, o
gli
emblemi che gli rappresentavano. Per ciò che spet
portavano attorno in processione i loro simolacri, o gli emblemi che
gli
rappresentavano. Per ciò che spetta alle rapprese
il principio della tragedia alle cose divine, alle quali applicavansi
gli
antichi ringraziando gli dei dopo la raccolta dei
ia alle cose divine, alle quali applicavansi gli antichi ringraziando
gli
dei dopo la raccolta dei frutti. Diodoro afferma
i, e «artefici di Bacco» si chiamavano nella Grecia i poeti tragici e
gli
attori. Dagli antichi scoliasti si ricava che den
nde placare lo sdegno degli dei, che quello di chiamare dalla Toscana
gli
istrioni che introducessero le rappresentazioni,
delle arti drammatiche. Platone chiama le favole sceniche un dono che
gli
dei aveano fatto al genere umano compassionando l
e noi consideriamo nel modo stesso che i Greci la poesia, la musica e
gli
spettacoli? Facciamo noi forse la santissima trin
he la Madonna fosse ballerina? Si legge ne’ nostri libri canonici che
gli
apostoli promulgassero la legge del Vangelo per m
gnor Manfredini decide che su tutti i mentovati oggetti pensiamo come
gli
antichi? «Ma, replica egli con fortissima argomen
terra citato talvolta in giudizio il proprio re come facevano sovente
gli
efori in Isparta, altri argomentasse che la costi
po religioso, politico, e legislativo, del che si vedevano in pratica
gli
effetti; presso a noi l’istruzione lasciata in ba
massime religiose morali, e politiche” contenute nel libretto quanto
gli
indiani, allorché prendono il betel, o l’opio pen
i nostri drammi sono talvolta malamente eseguiti dai “guastamestieri”
gli
è perché il poeta e il compositore di musica non
ondo tomo ho detto «noi abbiamo un contrappunto del quale si dice che
gli
antichi non avessero alcuna notizia». Alla pagina
po la conquista di Tiro. Oh! Sì che questa è una bella maniera di far
gli
estratti GIORNALISTA. [29] «Pretendere ancora co
quando Pitagora, non contento di render musicali la terra, l’anima, e
gli
elementi, sollevò fino al cielo l’armonia volendo
io e i vizi e la sapienza degli uomini; quando Ateneo ci assicura che
gli
Arcadi deponessero la loro ferocia costretti dall
iù temperati e più religiosi costumi; quando Plutarco ci insegna aver
gli
dei donata ai mortali la musica non pel vano ed i
diletto dell’orecchio, ma sibbene acciochè s’occupassero ad affrenare
gli
sregolati movimenti che destan nell’animo le trop
rgomentare dall’autorità riunita di tanti e così bravi scrittori, che
gli
Antichi avessero della musica un’idea superiore d
LISTA. [33] «O bisogna credere che non sarà stata la sola musica che
gli
avrà operati, ma ancora la poesia, che dessa acco
presso di noi il menomo di quei prodigiosi effetti che operava presso
gli
antichi Greci? La diversità dell’effetto non indi
perché incolpare la musica, che adesso non operi tanto, se i miracoli
gli
ha già fatti, cioè, se ha già umanizzata gran par
no vorrà sottomettere alle leggi del vivere onesto e civile i Pampas,
gli
Apaches, i Tegas, i Siba-Papi, i Moxos, i Chiquit
ciò che è ancor più fatale ma che non è men vero, si è che non sempre
gli
stessi bravi autori hanno fatte opere perfette.»
dell’armonia de’ Greci, sui loro generi, modi, strumenti ecc. quindi
gli
sembra strano che si voglia pospor la loro musica
osa mediocre, o cattiva? Ciò vuol dire che ciascuno combina le note e
gli
accordi secondochè gli suggerisce il proprio tale
? Ciò vuol dire che ciascuno combina le note e gli accordi secondochè
gli
suggerisce il proprio talento, il quale non essen
onfessa egli stesso di essere poco iniziato. Egli asserisce p. e. che
gli
intervalli che sono in uso nella nostra armonia s
re seconde, cioè la maggiore e la minore, e come se anche quasi tutti
gli
altri intervalli non fossero triplicati a riserva
avventura siamo ora in questo caso. Ei mi rimprovera perché noverando
gli
intervalli che sono in uso nella nostra armonia,
delle due seconde maggiore e minore, e perché non ho detto che tutti
gli
altri intervalli a riserva dell’ottava sono tripl
uono, e il semituono? E il tuono e il semituono non sono essi appunto
gli
intervalli che si chiamano con altro nome seconda
udichi all’unità della cantilena, la quale certamente non può muovere
gli
affetti, se non è chiara, semplice, precisa; ma a
chiara semplice e precisa. L’inefficacia del contrappunto per muover
gli
affetti l’ho ricavata da ciò, ch’essendo necessa
che sono diversi in ciascuna dal movimento della parte principale, e
gli
intervalli per cui scorrono quelle sono di natura
certamente grandi uomini, ma ebbero i loro pregiudizi ancor essi, fra
gli
altri quello che hanno quasi tutti i vecchi profe
ini, ci permetta parlando di qualunqne de’ suddetti scrittori che noi
gli
susurriamo rispettosamente all’orecchio «malo cum
are, quam cum… bene sentire» e ci permetta altresì di mettergli sotto
gli
occhi le seguenti parole tratte dalle opere d’uno
alla ridicola baldanza di più d’uno dei moderni maestri. «Sempre fra
gli
uomini fu grandissimo il numero di coloro a cui p
a perdere il suo pregio anche al lavoro delle note». Convien dire che
gli
occhiali con cui il Signor Manfredini guarda le c
il Signor Manfredini guarda le cose abbiano la virtù di rappresentare
gli
oggetti al rovescio. Del resto, se prima di censu
ndo queste collo stile recitativo del Carissimi, di cui esistono pure
gli
esempi, avrebbe rilevata la differenza tra gli un
, di cui esistono pure gli esempi, avrebbe rilevata la differenza tra
gli
uni e gli altri. GIORNALISTA. [61] «Cosa diremo,
sistono pure gli esempi, avrebbe rilevata la differenza tra gli uni e
gli
altri. GIORNALISTA. [61] «Cosa diremo, se egli c
de’ quali secondo il costume non fa parola l’estrattista, quantunque
gli
aprissero un bel campo di farsi onore difendendol
Se però tutti questi sembrano pochi al Signor Manfredini, chi scrive
gli
promette di slungare in altra occasione il catalo
aestri insegnano il contrappunto ai loro scolari col fargli ritrovare
gli
accordi, e concertare le parti sul cembalo mentre
nuova. Mi farebbe la grazia il giornalista d’insegnarmi come imparano
gli
scolari il contrappunto senza avvezzarsi a “ritro
me imparano gli scolari il contrappunto senza avvezzarsi a “ritrovare
gli
accordi, e a concertate le farti”? GIORNALISTA.
a lingua non che la latina, non conoscano la poesia, la letteratura e
gli
autori che han trattato e trattan di musica; poic
letteratura e gli autori che han trattato e trattan di musica; poiché
gli
conoscon benissimo; e sanno ancora distinguere gl
di musica; poiché gli conoscon benissimo; e sanno ancora distinguere
gli
aurori buoni dai mediocri, e non li pongono tutti
a letteratura, che hanno come suol dirsi sulla punta delle dita tutti
gli
autori, che hanno trattato e trattan di musica. I
LISTA. [75] «Perché condannar tanto il desiderio di novità che hanno
gli
uomini in generale di musica, se lo hanno ancora
tra è fatta per pensare, cioè per percepire e combinare l’idee. Tutti
gli
oggetti dell’universo sono legati fra loro e quas
universo sono legati fra loro e quasi direi in dipendenza scambievole
gli
uni degli altri; quindi è impossibile il conoscer
sì spesso in licenza nelle materie di gusto, e perché il rispetto per
gli
antichi e così commendabile, quando non si conver
di censori; i quali veggono ne’ libri i pensamenti degli autori come
gli
itterici veggono negli oggetti la giallezza onde
come gli itterici veggono negli oggetti la giallezza onde sono tinti
gli
umori de’ propri occhi. Ma esaminiamo ora quelle
che l’armonia, il movimento, la misura, la modulazione, la melodia e
gli
accompagnamenti s’acconsentano scambievolmente, e
buon gusto, come di un Pergolesi, di un Leo ecc. e non la nostra; noi
gli
risponderemo lo stesso che già si rispose ad altr
io ho depresso alcuni compositori della nostra età? Ebbene il lodare
gli
scrittori d’un tempo e il biasimare alcuni d’un a
o in buona logica lasciano le cose come si stavano. E se il ragionare
gli
costa fatica, tralasci di fare il censore e il Ra
delle virtù politiche d’un paese; mentre se per istruire e incivilire
gli
uomini giovano anche molto le buone rappresentazi
i uomini giovano anche molto le buone rappresentazioni teatrali; e se
gli
spettacoli sono necessari e vantaggiosi ad una co
ioni, e di uomini sapienti in ogni facoltà, dei quali pregi tutti, se
gli
stranieri stessi, quelli che sono giusti ed impar
prova la sua tesi? Ecco il sillogismo: se per «istruire, e incivilire
gli
uomini giovano molto le buone rappresentazioni te
ire gli uomini giovano molto le buone rappresentazioni teatrali, e se
gli
spettacoli sono necessari ad una nazione per trat
niversità, d’Accademie, di Scuole, di Stamperie, di Spedali», come se
gli
Spedali, le Stamperie, le Scuole, l’Università e
va provarsi. «De’ quali pregi (seguita il nostro Margita musicale) se
gli
stranieri giusti ed imparziali non fossero persua
ome vi son dappertutto, né penso che il desiderio di vedere tali cose
gli
spronerà a partire dal proprio paese; ma che ha d
ocato al giuoco dei pegni, e che per riscuoterne qualcheduno de’ suoi
gli
sia stato imposto per penitenza che dica una lode
dizione bolognese non vi sono secondo l’estrattiva tante opinioni che
gli
facciano dubitare della loro certezza: pure i pri
i ond’io parto per esaminare lo stile del moderno canto italiano sono
gli
stessi stessissimi, che mi serviron di scorta per
ipi della scienza del canto210, quindi l’astio del Manfredini contro
gli
eunuchi. Lo compatisco. Se Martano fosse giunto u
genia di persone che vive delle secrezioni dei talenti come i corvi e
gli
avoltoi si pascono della carne infracidata dei ca
icano al coro e alla confidente. 3. I versi sono giambici, come tutti
gli
altri di puro recitativo, non anapestici o lirici
da farne stupire, inique, insopportabili! Dove sono i castighi contro
gli
ospiti?» Lo stesso dico del finale che il tradutt
herà assai di più.» RISPOSTA. [98] Questa è una di quelle verità che
gli
Spagnuoli chiamano “di Pietro Grullo”, e in qualc
el Metastasio non fanno più effetto sulle scene, che rare volte hanno
gli
impresari il coraggio di esporveli, e se talvolta
o gli impresari il coraggio di esporveli, e se talvolta lo fanno, non
gli
espongono se non mutilati, e così mal conci che a
una nazione dai più si misura, e non dai pochi. E siccome i Cherili,
gli
Iperboli, e i Carcini non tolsero al secolo d’Ale
dal paragone della pittura e della scoltura; obbiezione che forse non
gli
sarebbe mai venuta in mente se non l’avesse letta
estrattista, il dire che le composizioni del Pergolese, e del Leo fra
gli
altri potranno sempre servire di classico esempla
buon gusto come d’un Pergolese, e d’un Leo ecc. e non la nostra, noi
gli
risponderemo lo stesso che già si rispose ad altr
ratto «di segregare il vero dal falso, in cui pur troppo se rari sono
gli
autori che non v’incorrino, quanto più facilmente
in cui è che il saper combinare bene o male dei diesis e dei bemolle
gli
dia un diritto d’infallibilità quando parla a col
o d’una sterile filologia, credono, ciò nonostante, d’essere divenuti
gli
Ettorri e gli Arganti della loro nazione e del lo
e filologia, credono, ciò nonostante, d’essere divenuti gli Ettorri e
gli
Arganti della loro nazione e del loro secolo mena
ro per riconoscenza almeno della costante e gentile attenzione di cui
gli
siamo debitori gli Spagnuoli dimoranti in Italia.
almeno della costante e gentile attenzione di cui gli siamo debitori
gli
Spagnuoli dimoranti in Italia. 210. [NdA] Vedi G
[5] Dietro alla scorta di lui non pensarono i poeti che ad abbagliar
gli
occhi senza curarsi del rimanente. Tanto era più
i. Usaronsi delle invenzioni e delle macchine per rappresentare tutti
gli
oggetti possibili, favolose, storiche, mitologich
breve recitatativo, cui rispondeva il coro. Indi furono visti apparir
gli
elementi diversamente simbolleggiati, cioè un vas
si, portando nella prora un ricchissimo trono preparato pei sovrani e
gli
altri principi della corte. Ne’ lati della nave v
magnificenza ed apparato delle comparse, e memorabile si rendette fra
gli
altri drammi la Divisione del mondo rappresentato
tamente. I lumi erano in tanta copia e con tal artifizio disposti che
gli
occhi degli spettatori sostener non potevano il v
ta di merito assai inferiore a quello di Metastasio, si supponeva che
gli
abitanti delle vicine provincie preparassero per
modo alcuno le scerete molie, che lo spingevano. Giunto appena sotto
gli
occhi di Cesare, si spaccò in tre parti che rappr
lla fine, così non introdussero né intermezzi, né balli, e riempirono
gli
intervalli coi soli cori; ma tosto degenerando fr
lla tragicommedia intitolata l’Amorosa clemenza, la tomba di Nino per
gli
intermezzi dell’Ercole in Eta, dramma eroico, il
Disinganno per la virtù in cimento, dramma morale, e il Capriccio con
gli
occhiali per i Diporti in Villa, dramma giocoso s
scritto nel dialetto bolognese. Ma tosto inoltrandosi la corruttela,
gli
accessori divennero l’azion principale, si moltip
uttela, gli accessori divennero l’azion principale, si moltiplicarono
gli
intermedi senza modo né regola, e lo spettacolo d
uomo stimato prima il più saggio di tutti. V’erano dei drammi, e fra
gli
altri quelli di Giulio Strozzi, fiorentino, dove
erventi scilinguati e gobbi, che interrompessero con mille buffonerie
gli
avvenimenti più serii. Che bel sentire, per esemp
questo coso tondo Sulle re-rene è un pezzo di quel mondo, Che regger
gli
aiutai col vecchio Atlante. Mi fece Natura Nel vi
rienza tutto l’impero delle proprie attrattive, si squarcia i veli, e
gli
mostra il seno scoperto. In un altro dramma del N
abbri ingannatori, Dai campi della gloria Spiantò le palme, e diseccò
gli
allori.» [13] Se tal era il linguaggio riserbato
to ad un semi-deo, ognun prevede in quale stile si doveva far parlare
gli
uomini. Nell’Elio Pertinace dell’Avverara havvi u
ano, e mischiando squarci di prosa alle scene in verso, confuse tutti
gli
ordini della poesia, e il melodramma italiano mis
gio. Tanto è vero che il giudizio de’ contemporanei è poco sicuro per
gli
autori, come lo è pei sovrani; che il pregiudizio
azione tributano sovente degli omaggi insensati, o talvolta l’invidia
gli
calpesta con ingiuste criminazioni; e che alla im
e’ tempi, a fatica ho trovato alcuni pochi che non partecipano quanto
gli
altri della universal corruzione. Questi sono que
è il loro stile più vicino al familiare non ammetteva le frascherie e
gli
stravizzi dell’eroico. Perciò si trovano alcune d
icò ivi la Musurgia, niuna mano aveano avuta in quell’opera, cosicché
gli
errori giustamente ripresi nel Kirchero a lui dov
che rendeva la musica stemperata, e che la frequenza de’ versi rimati
gli
costringeva a far sentir troppo spesse, e vicine
canto tutta quella espressione d’affetto, della quale non sono capaci
gli
anni più teneri, costrinsero i direttori degli sp
oli a prevalersi degli eunuchi. La relazione sconosciuta, ma da tutti
gli
anatomici avverata, che passa tra gli organi dell
azione sconosciuta, ma da tutti gli anatomici avverata, che passa tra
gli
organi della generazione, e que’ della voce, impe
o i ligamenri della gola per la minor copia di umori che vi concorre,
gli
rende più atti a vibrarsi, e conseguentemente a e
di ciò (riguardando soltanto l’abuso introdottovisi, di congiungersi
gli
eunuchi in matrimonio colle donne) non apparisce
ra giovani scapoli, i cattivi effetti del quale si risentono in tutti
gli
ordini dello stato politico, sembrano legittimar
picciolissimi a paragon degli antichi, dove la distanza che passa tra
gli
attori e gli spettatori è tale, che i personaggi
a paragon degli antichi, dove la distanza che passa tra gli attori e
gli
spettatori è tale, che i personaggi non possono a
alla dolcezza delle voci loro così acconcie ad esprimere e comunicare
gli
affetti, primo e principale scopo del canto. Trov
itasse cotanti applausi. A eccezione di que’ pochi mentovati di sopra
gli
altri cantori si erano di già lasciati infettare
zio che ha pressoché in ogni tempo sfigurata la musica italiana, cioè
gli
inutili e puerili raffinamenti. I ghiribizzi dell
à, stimano il restante degli uomini altrettante pecore o tronchi. Ciò
gli
fa meritevolmente ridicoli agli occhi degli stran
, i quali antepongono con ogni ragione il secolo del seicento a tutti
gli
antecedenti nelle discipline profonde, e verament
iana, appartata dalla tragedia come teoria di niun pregio, errava per
gli
villaggi sotto il nome di comedia preso o dal voc
dia che fu l’anima della commedia antica. La vittoria li dichiarò per
gli
comici, se non si riguardi ad altro che al merito
zione della natura i voli più bizzarri della fantasia, e nobilitavano
gli
argomenti in apparenza i più frivoli colla più vi
e oltremodo ardita il governo popolare ateniese, nel quale i comici e
gli
spettatori erano membri della sovranità. Osò per
ne della prosperità della repubblica. La felicità continuata corrompe
gli
animi, spogliandoli del timore, potentissimo fren
te che per destar l’attenzione e ’l diletto, ritrae e rappresenta per
gli
spettatori presenti e non pe’ futuri, é sopra ogn
r Nicia e Demostene addetti totalmente a i voleri di Cleone, il poeta
gli
fa travestire e parlar da schiavi. Pulcinella Pri
vivacità la copia francese. La commedia degli Uccelli ha per oggetto
gli
affari politici di quel tempo colla Laconia dove
aio, immagine appartenente al basso comico, ma che subito mette sotto
gli
occhi popolarmente le perniciose conseguenze di t
me di una ateniese, la quale si fa generale delle donne per astringer
gli
uomini alla pace; ma ella abbonda di dipinture os
turale prende la vesta della moglie, e fa in piazza ciò che la natura
gli
comanda. La satira de’ poeti contemporanei, e spe
oso, or che il coro delle muse disceso nel gabinetto del mio padrone,
gli
sta inspirando nuovi poemi. Ritenete, o venti, i
e dalla sola finzione nasce tutta la piacevolezza. Interloquisce tra
gli
altri personaggi Pluto Dio delle ricchezze, Mercu
gistrati che governavano la repubblica, e de generali che comandavano
gli
eserciti. Era la commedia nelle di lui mani diven
lime scopo! Ei non si prefiggeva per oggetto principale il far ridere
gli
spettatori con facezie, o piangere con avventure
anlo per la città tra festive acclamazioni; anzi con pubblico decreto
gli
diedero la corona del sacro olivo, ch’era il magg
a dire che «i di lui consigli erano diretti al pubblico bene e che se
gli
ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti
di lui consigli erano diretti al pubblico bene e che se gli ateniesi
gli
seguivano, si sarebbero impadroniti della grecia»
assomigliargli, scriveva a Dionigi il tiranno, che «per ben conoscere
gli
Ateniesi e lo stato della loro repubblica, bastav
oll’industria l’effetto stesso che produceva il nominare i cittadini,
gli
dipinsero sotto nomi fìnti con tal artificio che
che ’l popolo non s’ingannava nell’indovinarli, e con maggior diletto
gli
ravvisava. In questa commedia per la legge divenu
volte fu coronato nel certame. Filemone, poeta molto a lui inferiore,
gli
era sempre preferito. Infinita esser dovea la dis
hé Menandro avendolo un giorno incontrato, con tranquilla superiorità
gli
disse: «Di grazia, Filemone, dimmi senza alterart
derivare da quelle farse satiriche che si andavano rappresentando per
gli
villaggi prima che la commedia acquistasse la for
mute fatte co’ gesti e accompagnate dalla musica. Dal contraffar con
gli
atteggiamenti tutte le cose, sembra che prendesse
nte alla danza. La rappresentazione continuò a mescolarsi in entrambi
gli
esercizi; perocché tutto ha bisogno d’espressione
one quasi senza oggetto, come il piruettar dei dervisi turchi. Presso
gli
antichi coribanti e cureti era un rito strepritos
compagnò i pasti e ’l movimento del corpo in cadenza; e perciò presto
gli
antichi σικελιζειν significò saltare 55. Del rest
, di buon senso, rinfaccerete, gonfiando la bocca, i potini ad Atene,
gli
orsi e i funamboli a Roma, i duelli de’ galli e ’
i de’ galli e ’l teatro delle teste da parrucche di M. Fout a Londra,
gli
spettacoli delle fiere e dei baluardi a Parigi, e
o dal celebre architetto Filone, del quale in fino ad oggi si veggono
gli
avanzi56. Argo, Corinto, Tebe, Delo, Megalopoli,
ouvelle per confutar l’errore del Cragio, il quale hassi creduto, che
gli
spartani non avessero avuto spettacoli scenici, i
citor de’ persiani nella battaglia di Platea, era veramente fatto per
gli
esercizi ginnici; ma vi si facevano ancora pubbli
si facevano ancora pubbliche rappresentazioni. E Ateneo rapporta, che
gli
spartani aveano alcune commedie ridicole, ma semp
i del gran periodo, in cui fiorì la commedia antica, quando i poeti e
gli
spettatori erano animati in teatro da quel, medes
Atene il personaggio di Anfiteo introdotto in questa commedia, perché
gli
sembrava essere insultato dall’alterigia di quest
della Repubblica, e contendendo di magnificenza co’ primi d’Atene che
gli
facevano una spezie di corte, perché la di lui me
40. Veggasi il P. Brumoy nel tomo III del suo teatro greco. 41. Fra
gli
altri il famoso scultore Fidia sa in questa comme
to, e rinnovellata in sul principio del presente sulla preminenza fra
gli
antichi e i moderni sintomo alla quale così scriv
bando di sfratto dalla città intimato per timore di carestia a tutti
gli
stranieri filosofi, retori ed altri professori. I
ltri professori. Il predominio poi che acquistò la gente di teatro su
gli
animi degl’imperadori degeneri, fu eccessivo. Cal
cano, ch’é un pagano generale di Costantino, il quale va a combattere
gli
sciti, n’é vinto, é ricondotto da un angelo contr
he reca maggior maraviglia in tali dialoghi si é, che l’autrice amava
gli
antichi, e traduceva Terenzio. Gli stessi capi d’
dalla libreria dell’Escuriale111. Fu illusione del suo desiderio. Tra
gli
arabi non si trova, se non quello ch’ebbero tutte
da cui Nasarre si prometteva tali monumenti, si dice nettamente, che
gli
arabi non conobbero gli spettacoli teatrali112. E
tteva tali monumenti, si dice nettamente, che gli arabi non conobbero
gli
spettacoli teatrali112. E sebbene il Casiri aggiu
ti innamorati, S’ingannò adunque Nasarre, e seco trasse Velazquez che
gli
credé buonamente. Costui nelle Origini della Poes
imamente, che i romani portarono in Ispagna i giuochi scenici, di che
gli
saremmo tenuti, se ne avesse addotta qualche prov
Apollonio affermò, che la Betica in tempo di Nerone neppur conosceva
gli
spettacoli scenici. Soggiugne poi, che i goti non
o alla poesia drammatica di allignare in Ispagna; e conconchiude, che
gli
arabi (che non l’aveano) ve la portarono, adottan
titudine, non apparisce. L’antichissima festa de’ tabernacoli, in cui
gli
ebrei divisi in Cori cantavano Inni al Creatore,
diedero l’origine alla poesia drammatica; ma pur non si vede che tra
gli
ebrei la producessero. Essa si rimase sempre una
Una potente convulsione nel cominciar del secolo XVII giva agitando
gli
umori del corpo Britannico sempre disposti a ribe
gittimo una soverchia autorità, si trovò effettivamente schiavo sotto
gli
speciosi nomi di repubblica e di protezione. Crom
etto per derisione il parlamento di barebone, cioè osso spolpato. Tra
gli
atti di tal parlamento trovansi dichiarati inutil
una guerra letteraria che durò dieci o dodici anni, altri sostenendo
gli
spettacoli scenici, altri contro di essi scaglian
ri contro di essi scagliandosi. I Puritani volevano estirparli. Pryne
gli
perseguitò col suo Histriomastix, mettendo alla v
ere di muratore. Il genio che l’inclinava allo studio ed alla poesia,
gli
tolse di mano la cazzuola, e lo trasportò al teat
na raccolta di ritratti che una commedia ben tessuta. Vi si trova fra
gli
altri dipinto un geloso che non vuol parerlo. Joh
del di lui protettore aveva una profonda conoscenza degli antichi, e
gli
copiava con molta franchezza, il che si osserva n
brillante di Carlo II amante della poesia e de’ piaceri cominciarono
gli
spettacoli teatrali a coltivarsi con novello ardo
ffrettare la ruina del loro paese, là dove nell’imprenderne la difesa
gli
avrebbero fatti ammirare come grandi uomini. Racc
lare degli spagnuoli nell’uno e nell’altro genere, e non meno di loro
gli
confuse. Anche Giovanni Dryden nato di una famigl
diventa minore ne’ punti additati la loro rassomiglianza. Egli meritò
gli
elogii del celebre Alessandro Pope. Voltaire affe
sciocco che ha timore delle sferzate comiche: ”Si contentavano prima
gli
autori drammatici di trarre i loro personaggi rid
Una potente convulsione nel cominciar del secolo XVII giva agitando
gli
umori del corpo Britannico sempre disposti a ribe
gittimo un’ autorità soverchia, si trovò effettivamente schiavo sotto
gli
speciosi nomi di repubblica e di protezione. Crom
etto per derisione il parlamento di barebone, cioè osso spolpato. Tra
gli
atti di tal parlamento trovansi dichiarate inutil
una guerra letteraria che durò dieci o dodici anni, altri sostenendo
gli
spettacoli scenici, altri contro di essi scaglian
ri contro di essi scagliandosi. I Puritani volevano estirparli. Pryne
gli
perseguitò col suo Histriomastix, mettendo alla v
ere di muratore. Il genio che l’inclinava allo studio ed alla poesia,
gli
tolse di mano la cazzuola, e lo trasportò al teat
na raccolta di ritratti che una commedia ben tessuta. Vi si trova fra
gli
altri dipinto un geloso che non vuol parerlo. Joh
del di lui protettore, avea una profonda conoscenza degli antichi, e
gli
copiava con molta franchezza, il che si osserva n
brillante di Carlo II amante della poesia e de’ piaceri cominciarono
gli
spettacoli teatrali a coltivarsi con novello ardo
er affrettare la ruina del loro paese, che nell’imprenderne la difesa
gli
avrebbero fatti ammirare come grand’uomini. Racco
golare degli Spagnuoli nell’ uno e nell’altro genere, nè meno di loro
gli
confuse. Anche Giovanni Dryden nato di una famigl
diventa minore ne’ punti additati la loro rassomiglianza. Egli meritò
gli
elogj del celebre Alessandro Pope. Voltaire dicev
sciocco che ha timore delle sferzate comiche. “Si contentavano prima
gli
autori drammatici di trarre i loro personaggi rid
da Sua Altezza al signor Marchese di Dronero ; e 1' '88 a Milano, ove
gli
furon pagate lire 740 dal tesoriere Zerbini (V. l
e del’91 scrive da Arezzo di Toscana a un segretario del Duca, perchè
gli
ottenga raccomandazioni per Roma, ove i comici di
tenga raccomandazioni per Roma, ove i comici di Silvio, con lor mene,
gli
farebber guerra. Il dì seguente rinnova la suppli
cole Panziroli scriveva in suo nome al Marchese Pio di Savoja, perchè
gli
ottenesse dal Duca raccomandazioni per Napoli. Il
bbio, di dove il Rechiari scrive direttamente al Marchese Pio, perchè
gli
ottenga dal Duca una commendatizia pel Cardinal R
trovano un ampio compenso. Se il cuore non vi si mischiava per nulla,
gli
occhi almeno trovavano il loro pascolo, e se il t
trovavano il loro pascolo, e se il terrore e la pietà non laceravano
gli
animi degli spettatori, si sentivano essi rapiti
oluzione. I poeticominciarono a conoscere che si potevano interessare
gli
animi a preferenza degli occhi, e s’avvidero i mu
ici che la possanza dell’arte loro avvegnaché ne abbia per fondamento
gli
accordi e le leggi armoniche, era nondimeno ripos
vento d’una tempesta, e il susurro voluttuoso d’un fresco venticello,
gli
urli delle Furie e il sorriso delle Grazie, la ma
e arti ne è il fondamento, non troverò alcun segno di convenienza tra
gli
accordi armonici e le mie proprie affezioni, né s
inciarono a pensare i compositori italiani. O fosse che la riflession
gli
portasse a così interessante scoperta, o si lasci
essimo; certo è che il cuore riacquistò i suoi diritti, che dai sensi
gli
erano stati ritolti, e che la musica da un puro a
tativa capace di esprimere tutte le passioni e di rappresentare tutti
gli
oggetti. Il primo benché debole cangiamento venne
luogo, che debbono occupare nella modulazione, a scegliere e regolare
gli
accordi secondo la relazione che hanno essi col t
fino al principio del secolo presente, checché ne dicano in contrario
gli
Italiani facili ad essere smentiti colla pruova d
delle carte musicali di que’ tempi. Allora si svegliarono dappertutto
gli
ingegni, ed ecco sorgere a debellar il gusto fiam
elle parole e i suoni musicali, tra il ritmo poetico e la misura, tra
gli
affetti che esprimono i personaggi, e quelli che
si sminuirono considerabilmente le fughe, le contrafughe, i canoni, e
gli
altri lavori simili, i quali sebben provino, allo
che l’armonia, il movimento, la misura, la modulazione, la melodia e
gli
accompagnamenti s’acconsentano scambievolmente, e
vario tra il recitativo e il canto propriamente detto. Le note però e
gli
ornamenti sono distribuiti con sobrietà, in manie
a, e se non ci fosse stato da troppo immatura morte rapito87 la quale
gli
proibì di potersi correggere di alcuni difetti an
enetra nel centro della terra, va dilatandosi a poco a poco per tutti
gli
oggetti finché comprende e vivifica la intiera na
i oltramontani eziandio, che il ridente cielo dell’Italia comunichi a
gli
strumenti una non so qual dilicatezza, che non si
a gli strumenti una non so qual dilicatezza, che non si ritrova sotto
gli
altri climi di Europa. Forse ciò deriva dalla tem
l che aggiugnendosi l’accento vivo ed appassionato degl’Italiani, che
gli
dispone in particolar maniera alla melodia e dolc
iano colorito di tinta finissima perderebbe forse ogni sua grazia, se
gli
si aggiugnessero in troppa copia, oppur caricati
se gli si aggiugnessero in troppa copia, oppur caricati di soverchio
gli
accordi, come se alla linda venustà de’ puttini d
altri con incomparabile maestria. Non più si collocarono alla rinfusa
gli
strumenti, né si credette che il numero e la scel
accennata di sopra, conobbero essi che essendo fatto non il canto per
gli
strumenti, ma piuttosto gli strumenti pel canto,
o essi che essendo fatto non il canto per gli strumenti, ma piuttosto
gli
strumenti pel canto, non doveano quelli primeggia
cché il basso, per esempio, affogasse la voce di tutta l’orchestra, o
gli
stromenti da fiato signoreggiassero su quelli da
fra loro suoni di diversa natura, faceva di mestieri collocar insieme
gli
strumenti della medesima spezie, acciò si accorda
. Con tali massime generali ordinarono gl’Italiani l’orchestra, e fra
gli
altri i maestri napoletani, alla particolar avved
ro maestro si potrà meglio imparare l’arte difficilissima di combinar
gli
strumenti quanto dal rinomatissimo Hass, ovvero s
compita, poiché imitando immediatamente i tuoni della umana favella,
gli
elementi stessi, onde si forma l’oggetto rapprese
di Giovanni Paita, l’Orfeo e il Batillo della Liguria. Venezia oltre
gli
oratori destinati con gran vantaggio della musica
mendare la balbuzie della sua lingua col suono de’ ripercossi flutti,
gli
esercitavano essi facendoli cantare dirimpetto al
rimpetto al sasso, il quale, replicando distintamente le modulazioni,
gli
ammoniva con evidenza de’ loro difetti, e gli dis
tamente le modulazioni, gli ammoniva con evidenza de’ loro difetti, e
gli
disponeva a correggersi più facilmente. Fu celebr
ti vantaggi ha recato alla sua lingua, alla poesia, e alla fisica. Ma
gli
empori più illustri del canto sul fine del Seicen
ravigliosamente a tutte le inflessioni, muoveva invincibilmente tutti
gli
affetti. Il Rousseau, che fa menzione di lui nel
sis, si sentiva al momento una conformità d’accordo che faceva stupir
gli
uditori» 89. Non inferiore al suo merito era pure
un principe. Recitando in Londra una volta il personaggio di Zeffiro,
gli
fu presentata al sortire dà una maschera sconosci
one di Alessandro Scarlatti e di Niccolò Porpora. Questi insegnamenti
gli
fecero ben tosto sviluppare i portentosi suoi tal
oce secondo l’indole del sentimento: ecco le mirabili prerogative che
gli
vengono unanimemente accordate, e che poscia a qu
ua gioventù dopo la morte del suo primo benefattore Gravina. Non solo
gli
fu negato un impiego onde poter miseramente campa
e che del buon gusto e del prospero stato delle arti italiane presero
gli
oltramontani, in veggendo le tante colonie compos
ntare qual astro novello sul cielo della Italia: «Dominava ancora tra
gli
scrittori quel barbaro gusto delle fughe, de’ can
di logogrifi musicali: questa musica gradita agli occhi e crudel per
gli
orecchi, piena d’armonia e di romore, e vuota di
eggiadria, qual altro pregio veramente aver può che quel di abbagliar
gli
eruditi, e di uccider per la fatica il compositor
na quella severa e incomprensibil sentenza, che la natura, in creando
gli
uomini singolari ha, come dice un poeta francese,
più insopportabile la compagnia d’una moglie riottosa e caparbia, che
gli
toccò in sorte simile alla Santippe di Socrate: i
sti del nostro tempo, che regnò sessant’anni sulla scena italiana fra
gli
astri di maggiore grandezza, nacque a Brescia il
ra condotta, si sciolse ; e Morelli, che non avea da pagar l’oste che
gli
avea dato il vitto e l’alloggio a credito, se gli
da pagar l’oste che gli avea dato il vitto e l’alloggio a credito, se
gli
offerse, e fu accettato in qualità di cameriere,
rillanti interpreti, e per la quale la prima attrice Carlotta Polvaro
gli
preconizzò splendido avvenire. Fu scritturato il
Lombarda che visse quindici anni di vita gloriosa, e in cui militaron
gli
artisti di maggior fama, quali Pia Marchi, Luigi
l’antitesi dell’arte sua, fatta tutta di verità e di spontaneità. Nè
gli
anni valsero a piegare o infiacchire la sua tempr
rboli e la Signora di San Tropez. Noverar qui l’opere drammatiche che
gli
furon argomento di trionfo, troppo sarebbe ; citi
o assai frequentati. Di moltissimi altri teatri rimangonci anche oggi
gli
avanzi nel rimanente dell’Italia. Oltre a quello
ove era un tempio dell’ imperador Claudio, e un teatro, il quale, fra
gli
altri prodigii osservati nella ribellione de’ Tri
olpita nel di lui sarcofago recata dal Fabretto e dal Ficoroni. Sotto
gli
altri imperadori degeneri questi eccessi passaron
vavasi un dì Caligola presso ad una statua di Giove col suo Apelle, e
gli
venne il capriccio di domandargli, fra Giove e lu
e gli venne il capriccio di domandargli, fra Giove e lui qual de’ due
gli
sembrasse più maestoso. E perchè Apelle indugiò a
non ostante il numero e la magnificenza de’ teatri, e le ricchezze e
gli
onori prostituiti agli strioni, debbesi da questo
e cagioni distruggitrici della drammatica sussistevano, e i costumi e
gli
studii aveano già preso nuovo cammino. IV. Se
i aveano già preso nuovo cammino. IV. Secoli, ne’ quali mancarono
gli
scrittori scenici. In tempo di Antonino Pio t
e le commedie de’ suoi tempi altro non erano che mimi. In fatti sotto
gli
Antonini non troviamo mentovati con applauso se n
irizza sette delle sue epistole. Nella decima invitandolo in campagna
gli
dice che venga con tutti i suoi scritti: Dacty
e nuove terme fe costruire in Pavia: sotto Atalarico frequenti furono
gli
spettacoli teatrali in Italia, e vi si profusero
e è un pagano generale di Costantino, il quale va a combattere contro
gli
Sciti, n’è vinto, è ricondotto contro di essi da
iò che reca maggior maraviglia in tali dialoghi è che l’autrice amava
gli
antichi e traduceva Terenzio. I medesimi capi d’o
tto alcuno teatrali. Egli è però evidente che non mancarono del tutto
gli
scenici spettacoli, benchè altre feste si fossero
che al contrario di Tito diceva di aver perduto il giorno, in cui non
gli
era riuscito di fare strangolare o almeno accecar
lla Biblioteca dell’Escoriale195. Fu illusione del suo desiderio. Tra
gli
Arabi non si trova se non quello che ebbero tutte
, da cui Nasarre si prometteva tali monumenti, si dice nettamente che
gli
Arabi non conobbero gli spettacoli teatrali196. E
etteva tali monumenti, si dice nettamente che gli Arabi non conobbero
gli
spettacoli teatrali196. E sebbene il lodato Casir
ti innamorati. S’ingannò adunque Nasarre, e seco trasse Velazquez che
gli
credè buonamente. Costui nel libretto delle Origi
Apollonio affermò, che la Betica in tempo di Nerone neppur conosceva
gli
spettacoli scenici. Soggiugne poi che i Goti non
sero che la poesia drammatica allignasse in Ispagna; e conchiude, che
gli
Arabi (i quali, come si è dimostrato, non l’avean
duto alle leggerezze e agli adulterii delle mimiche rappresentazioni,
gli
zelanti Cristiani concepirono del teatro le più s
teatro le più sozze idee, e scagliarono le più amare invettive contro
gli
spettacoli e gli attori scenici, sotto la qual de
ze idee, e scagliarono le più amare invettive contro gli spettacoli e
gli
attori scenici, sotto la qual denominazione compr
scluse dalle sue scene197? E come avrebbero mirato senza indignazione
gli
adulterii mimici, che, secondo Lampridio, non bas
sì ci avvezzammo a detestare indistintamente i teatri, e per fuggirne
gli
abusi, ci privammo ancor de’ vantaggi: a somiglia
arbari, imitano le umane vicissitudini senza sceverar ne’ loro drammi
gli
evenimenti ridicoli da’ lagrimevoli. Più filosofi
omestiche e le pastorali dalle guerriere ed eroiche. Tutti poi, senza
gli
uni saper degli altri, i popoli sotto la linea o
di meglio parlare al cuore, avvivando col più vigoroso colorito tutti
gli
affetti che s’appartengono alla compassione. L’el
e pieni soltanto della loro potenza e libertà, la Perintia, Euclione,
gli
Adelfi, e ’l Misantropo? Alesside illustrò la co
e le favole de i di lui figliuoli, vennero ad illustrar questo genere
gli
Apollodori, l’uno e l’altro Filemone, Difilo, Dem
turno sotto gl’ Imperadori, i quali, non che flagellare i togatarii e
gli
atellanarii, solevano punir coll’ ultimo supplici
so della fuga di quel popolo e dell’ evento del mar rosso. Vero è che
gli
antichi poeti Ebrei, Davide, Salomone, Asaf, Eman
itudine, non apparisce. L’ antichissima festa de’ Tabernacoli, in cui
gli
Ebrei divisi in cori cantavano inni al Creatore,
diedero l’origine alla poesia drammatica; ma pur non si vede che tra
gli
Ebrei l’avessero prodotta. Essa si rimase sempre
o meno si adatta ai genio della musica, e della decorazione. Attalchè
gli
argomenti poeti ci, che acconci non sono ad invag
e. Attalchè gli argomenti poeti ci, che acconci non sono ad invaghire
gli
orecchi colla soavità de’ suoni, né ad appagar l’
erosimile come pretenderebbero alcuni, a cui pare una stravaganza che
gli
eroi e l’eroine s’allegrino, s’adirino, e si dica
ma così non è nel dramma musicale, il quale, siccome avviene a tutti
gli
altri lavori delle arti imitative, non ha tanto p
richiede dal tragico, che esprima le passioni, e i caratteri, ma che
gli
esprima cogli stromenti propri dell’arte sua, cio
o della cognizione del bello intellettuale, e del bello fisico portar
gli
uomini alla cognizione, e all’amore del bello mor
musica ora imitando colla melodia vocale le interiezioni, i sospiri,
gli
accenti, l’esclamazioni, e le inflessioni della f
per mezzo dell’udito movimenti analoghi a quelli, ch’eccitano in noi
gli
altri sensi; come allora quando il musico volendo
secondare l’indole della musica, e se questa non può esprimere se non
gli
oggetti, che contengono passione, o pittura, dunq
aggi della poesia, onde non le si disconvengono i dialoghi ragionati,
gli
affari politici, e tali cose, purché si facciano
ie. Ma se trasferirli volessimo all’opera farebbero morir di languore
gli
uditori. [11] Quindi l’andamento del dramma dee e
gli affetti dell’animo ispirataci dall’istinto, come ci sono ispirati
gli
altri segni esterni del dolore, gaudio, tristezza
maniera fuori dal suo stato naturale come si dicono esser fuori di se
gli
uomini agitati da qualche sorpresa, o affetto: da
trovi il caro oggetto, Digli, che sei sospiro, Ma non
gli
dir di chi. Limpido ruscelletto, Se ti
: «Misero pargoletto Il tuo destin non sai: Ah! non
gli
dite mai Chi fosse il genitor. Come in
roporzione del quale è quella che caratterizza Metastasio sopra tutti
gli
altri. [20] Si osserva facilmente quanto la natur
cciato dalla età i rivolge verso di se unicamente la sensibilità, che
gli
altri oggetti richiederebbono. Male ad uno statis
e non ha altro domicilio che il cuore, né altra legge che quella, che
gli
detta l’affetto. Le lagrime sono li suoi argoment
anto Torna, disse, a ridir, ch’io nulla intesi.» [23] Ecco il perché
gli
apotegmi amorosi riescono così insipidi sul teatr
io dell’ambizione. L’oggetto che questa si propone di sovrastar tutti
gli
altri, e di regnar, se potesse, in un universo di
uillo che alla passione, la quale occupata unicamente di se, non vede
gli
altri oggetti se non se alla sfuggita. Allorché s
calcata, Tigre, che ha perso i figli, Leon, che aprì
gli
artigli Fiera così non è.» [27] Io conos
on tenendo occupato lo spettatore in una perpetua illusione, la quale
gli
impedisca dal pensare al suo errore; così debbesi
ggi che agiscono, e se il decoratore non mette tal corrispondenza fra
gli
occhi, e gli orecchi, che gli spettatori credano
ono, e se il decoratore non mette tal corrispondenza fra gli occhi, e
gli
orecchi, che gli spettatori credano di essersi su
ratore non mette tal corrispondenza fra gli occhi, e gli orecchi, che
gli
spettatori credano di essersi successivamente por
e la filosofia debbono tutto sagrificare a questi due fini, e siccome
gli
uomini radunati in società rinunziarono alla metà
fine, non dee imbarazzarsi gran fatto dei cicalecci dei critici, che
gli
si oppongono. La prima legge dell’opera superiore
ndosi sovente al decoro, alla verità, ed al costume per far che tutti
gli
avvenimenti accadano nel medesimo luogo, siccome
elodramma, dove siffatta unità apporterebbe molti inconvenienti oltre
gli
accennati della tragedia. Abbiamo detto che la po
il sapere cioè se alla interna costituzione del dramma convengano più
gli
argomenti tratti dal vero, oppure i maravigliosi
sensi, pare che ad ottener un tal fine siano più acconci degli altri
gli
argomenti favolosi, ne’ quali il poeta, non essen
o la lentezza alla passione. O ci converrà dunque affrettar di troppo
gli
avvenimenti, o si cadrà nel languore. Tali sono a
am giudicare della convenienza, o disconvenienza? [38] Essendo dunque
gli
argomenti maravigliosi sottoposti a tanti difetti
posti a tanti difetti, ragion vuole, che si debbano ad essi preferire
gli
storici. né non è già vero, come pretende il Marm
le particolarità, che nulla significano: anzi il dover rappresentare
gli
umani eventi, che il musico ha tante volte veduti
tante volte veduti, o de’ quali almeno può formarsi una giusta idea,
gli
sarà di un aiuto grandissimo a vieppiù internarsi
iù addentro nell’animo dell’uditore, come il dover dipingere eziandio
gli
oggetti naturali, che sono sotto gli occhi di tut
come il dover dipingere eziandio gli oggetti naturali, che sono sotto
gli
occhi di tutti, gli darà più mossa e coraggio a d
ere eziandio gli oggetti naturali, che sono sotto gli occhi di tutti,
gli
darà più mossa e coraggio a destramente imitarli.
, che il decoratore avrà sul teatro maestrevolmente dipinta, non solo
gli
strumenti renderanno più spaventevole l’ingresso
egli intervalli, ne’ quali il poeta abbia luogo d’intrecciar fra loro
gli
avvenimenti, e l’uditore, e il musico di respirar
na melodia continua. Le quali circostanze sono le stesse non solo per
gli
argomenti storici, ma pei favolosi eziandio, che:
er imitare il costume di que’ popoli della Guinea, che dipingono neri
gli
Angioli, perché stimano, che il sommo grado della
sia nel tragico, e nel comico. Anche in quelle occasioni, nelle quali
gli
si comanda, o gii si permette di piegarsi all’uop
ltanto dove il richiede il fine propostosi. Si vuol da lui che sfugga
gli
argomenti troppo lunghi o troppo complicati, ma n
permette l’uso delle comparazioni e della stile lirico drammatica, ma
gli
si raccomanda d’usarlo con sobrietà, e di consult
e trascurarla a segno, che ad ogni scena vi sia un cangiamento, o che
gli
spettatori vengano trasportati ad un tratto da Pe
l’animo, che il buon senso vuol essere da per tutto rispettato, e che
gli
squarci più vaghi d’immaginazione, e d’affetto no
o di tali regole nasce una differenza essenziale tra il melodramma, e
gli
altri componimenti teatrali assai diversa da quel
iale passi tra esso e quello della tragedia e della commedia, né come
gli
affetti, che svegliar mi debbe il primo, si diffe
favolosi a preferenza dei veri, poiché, come abbiamo veduto di sopra,
gli
argomenti tratti dalla storia s’addattano egualme
a gloria drammatica, era uno di que’ Signori a’ quali non aggradavano
gli
spettacoli sanguinari, non volendo che il popolo
le costumanze, e i fini politici possono indurre cangiamenti tali che
gli
spettacoli abbisognino d’altre leggi e d’altra po
avvi ancora un tuono originale ch’è la base degli altri tuoni. Terza:
gli
spazi che i colori divisi dal prisma e ricevuti s
a si ritrovano fra loro nella stessa ragione, che i numeri esprimenti
gli
intervalli dei tuoni musicali. Quarta: il mezzo p
dall’azzurro, indi al cremisi, poi al violaceo, e così gradamente per
gli
intermedi fino al secondo azzurro, il quale (seco
guato dei Greci. Il partito viene contrariato da alcuni. Priamo prega
gli
dei tutelari di Troia d’inspirargli quello che si
oni e cantici è per guidare le festevoli sue danze là dove prima, tra
gli
urli e i gridi, Marte guidava la fiera sua tresca
, vi reca doni ed offerte, commisera il destino della patria, attesta
gli
dei di aver fatto quanto era in lui perché non ve
uni Greci uscire tuttavia fuor del cavallo. Calcante con brevi parole
gli
anima all’eccidio della città nemica, e sotto voc
la patria e di prender qualche vendetta o sopra Elena o sopra Sinone,
gli
comparisce Venere e gli mostra nel fondo del teat
ualche vendetta o sopra Elena o sopra Sinone, gli comparisce Venere e
gli
mostra nel fondo del teatro gli dei inimici di Tr
sopra Sinone, gli comparisce Venere e gli mostra nel fondo del teatro
gli
dei inimici di Troia, tutti congiurati a sovverti
Enea cercando e chiamando Creusa, che nella fuga si è smarrita. Ella
gli
apparisce e gli fa il vaticinio prima de’ suoi er
chiamando Creusa, che nella fuga si è smarrita. Ella gli apparisce e
gli
fa il vaticinio prima de’ suoi errori, poscia del
la natura, e per consolar i Caraibi ed i Giaghi della superiorità che
gli
Europei si vantano d’avere sopra di loro. Parlo d
zio che non può far a meno, che non la offenda, e metterei loro sotto
gli
occhi l’esempio del Pontefice Clemente XIV, il qu
passar di lungo, mi restringerò al mio solo uffizio ch’è di additare
gli
abusi da costoro introdotti nell’opera. Non è il
loro volger d’occhio effeminato e cascante? Come potranno contraffare
gli
dei coloro che sono al di sotto degli uomini? Com
ressione nei movimenti, difetto che hanno essi comune con quasi tutti
gli
altri cantori. Occupati solo del gorgheggiare, pa
la collera quando l’anima, mettendo in rapida convulsione le braccia,
gli
occhi, il volto, e pressocchè tutte le membra, fa
ri, quel non aver mai il torace in riposo non altrimenti che facciano
gli
avvelenati o i punti dal morso della tarantola ne
r nelle smanie? Nel rifletter che Beroe allorché parlando con Samnete
gli
dice: «Idol mio per pietà rendimi al tempio.» i
’intermezzo ai ballerini, che avendo usurpata l’arte di rappresentare
gli
affetti e le azioni umane meritamente hanno acqui
umane meritamente hanno acquistata l’attenzione del popolo, che hanno
gli
altri meritamente perduta; perché contenti di ave
degli spettatori.» [7] E pazienza s’eglino almeno avessero imparati
gli
elementi dell’arte loro e cantassero come va fatt
e la poesia trasfondendosi intieramente nel canto e fregiata da tutti
gli
ornamenti della strumentale concorre insiem colla
ndo sulle inflessioni che le somministra il discorso, facendo sentire
gli
incisi, le transizioni, le sospensioni e i period
amore. Didone l’ascolta senza guatarlo, non proferisce un sol motto e
gli
volta le spalle. [13] Nella Medea di Cornelio que
chio sen duole amaramente della codardia del figlio. La sorella allor
gli
dimanda «Que vouliez-vous qu’il fît contre trois
voce né motto. [16] Nel Macbetto dello stesso poeta un suo confidente
gli
dice che il suo nimico gli ha trucidata barbarame
betto dello stesso poeta un suo confidente gli dice che il suo nimico
gli
ha trucidata barbaramente la moglie e i figli, al
determinati, allora l’accento della lingua rinforzato dal vigore che
gli
somministra la sensibilità posta in esercizio off
elodia ricerca i tuoni più appassionati e per conseguenza i più veri,
gli
raccoglie sotto ad un motivo dominante, gli dispo
r conseguenza i più veri, gli raccoglie sotto ad un motivo dominante,
gli
dispone secondo l’ordine più dilettevole all’orec
minante, gli dispone secondo l’ordine più dilettevole all’orecchio, e
gli
guida per modulazioni ora forti ed ardite, ora in
l corrompimento nella società, i punti insomma dov’ella può afferrare
gli
oggetti sono sì oscuri e sì rari che la musica no
ì rari che la musica non ci offrirebbe verun compenso, né meriterebbe
gli
omaggi delle persone di gusto se l’arte d’illeggi
i nervi, o dalla compiacenza che risulta nell’anima dal veder imitati
gli
oggetti, o dal piacere riflesso che ha lo spirito
ero inorridire in mezzo ad una campagna, ci dilettano al sommo quando
gli
vediamo maestrevolmente imitati dal pittore. Ora
ioè coll’arte i difetti della natura, e di non sostituire alla natura
gli
abbigliamenti dell’arte? Seguitiamo in cotal rice
angano appieno soddisfatti. S’è conseguito questo fine ultimo? Allora
gli
ornamenti aggiunti alla semplice e schietta natur
riempiere quel voto lasciato tra la cagione e l’effetto, facendo che
gli
abbellimenti cuoi servano, a così dire, di mediat
ua incombenza è di aggiugnere all’oggetto imitato quei lineamenti che
gli
mancavano nella prima sua impronta acciò più chia
cipi accennati si ricava che il musico non dee ammetter in ogni luogo
gli
ornamenti, né in ogni luogo schivarli. Dee ammett
che il produce, lo spettatore non potrebbe commuoversi in seguito se
gli
ornamenti gl’impedissero di prestar al filo dell’
ntandosi la dubbiezza dello spirito nata dal contrasto dei motivi che
gli
si fanno innanzi, l’anima concentrata nella sua i
il quale mal si capirebbe travvisato dall’arte, e perché supponendosi
gli
uditori attenti abbastanza in principio, fa d’uop
grandi passioni. Queste non veggono altro oggetto fuorché se sole, e
gli
ornati aggiunti in tal caso fanno il medesimo eff
ità con cui si sentono, e dal candore con cui si esprimono; tali sono
gli
amori boscherecci e le ingenue tenerezze di due g
re s’appartiene ai secondi. [29] Sesta. Non dee il cantore frammetter
gli
ornamenti qualora l’andamento delle note nella co
e si concedesse l’uscir della riga per far pompa di ghiribizzi mentre
gli
altri stanno fermi a rigore di nota, quella non s
o in un’accademia. [34] Undecima. Ma nei casi indicati, come in tutti
gli
altri, gli ornamenti debbono usarsi con parsimoni
ademia. [34] Undecima. Ma nei casi indicati, come in tutti gli altri,
gli
ornamenti debbono usarsi con parsimonia e con opp
imo, poiché ad un andamento patetico s’uniscono i fregi dell’allegro,
gli
arzigogoli del presto s’inseriscono nell’adagio,
’un Marchesi. [38] Decima quinta. Non si devono far entrare nel canto
gli
ornati propri della musica strumentale; poiché av
fatta per mano di notaio rinunziato solennemente al buon senso, così
gli
vedrete sovvertire e capo volgere ogni parte del
e profferendole per metà; ora sconnettono il nominativo dal verbo che
gli
si appartiene, ovvero una parte dell’orazione dal
dopo aver dipinta una figura, riusciva fanto fedele l’imitazione che
gli
abbisognava per esser capito scriver di sotto: «Q
ferenza vi si osserva, questa consiste solo ne’ vizi dissimili di chi
gli
recita. V’è chi lo dice in confidenza, chi con un
a a spese della umanità sono tutte cause le quali hanno dovuto render
gli
Italiani altrettanto capaci a perfezionare questa
ttanto capaci a perfezionare questa spezie di talento quanto lo erano
gli
antichi Sibariti nel raffinar i comodi della vita
di dividere il suono più delicatamente, di esprimere le differenze e
gli
ammorzamenti insensibili, di colare, di filare e
cali sono piene in tal guisa tutte le opere moderne, che l’accumulare
gli
esempi sarebbe, come dice un proverbio greco, lo
e? Dove questi si prende ad ogni passo la libertà d’uscire da ciò che
gli
prescrive la composizione costringendo l’orchestr
a a seguitarlo negli sciocchissimi suoi ghiribizzi? Dove in luogo che
gli
strumenti imitino la voce, è piuttosto la voce um
mpiacersi d’una cosa piuttosto che d’un’altra, nel che i filosofi non
gli
faranno contrasto, ma non è, né può esser mai, gi
un tratto la finezza non meno che la moltiplicità delle relazioni fra
gli
oggetti del gusto, chi sa dedurre da un principio
quentano il teatro o per le stesse cagioni che i precedenti, o perché
gli
affari urbani o domestici, o lo studio ad altre c
ella razza di sapienti accigliati e malinconici che stampano su tutti
gli
oggetti l’impronta del loro carattere, e che fatt
ragione egualmente». [55] Che se a questa classe voglionsi aggiugnerc
gli
ippocriti di sentimento, quelli cioè che affettan
uoni dalle parole, le quali, facendo vedere la dipendenza in cui sono
gli
uni dalle altre, eccitano le stesse idee e i movi
r pienamente un sofisma che può chiamarsi l’ancora della speranza per
gli
ignoranti. [57] Che poi mancando nel canto modern
immaginazione nel modo stesso che la colpirebbero le cose reali e per
gli
stessi mezzi; onde se con altri stromenti viene a
mal non m’avviso) dimostrata abbastanza la sua incapacità nel muover
gli
affetti. [58] Quindi si può render ragione della
pettacolo, ma che resta subito smentita dall’intimo sentimento di chi
gli
ascolta, poiché invece della sublime illusione ch
timento di chi gli ascolta, poiché invece della sublime illusione che
gli
si prometteva, invece di trovar quel congegnament
iere io giudico per la comparazione cogli oggetti che mi cadono sotto
gli
occhi. La proporzione fra le membra, la dilicatez
atteri di Climene, di Alceste, di Filinto, di Trissotino, di Vadio, e
gli
altri che si trovano in quella inimitabil commedi
ia che può loro farsi è quella di giudicarli per approssimazione. Tra
gli
altri molto si parla di Marchesi e di Pacchierott
amiri. 140. [NdA] Se bene la prima origine del mutilar in tal guisa
gli
uomini sia incerta, è nondimeno antichissima, com
Ecclesiam Domini.» Dalle quali parole si scorge che ci dovevano esser
gli
eunuchi avanti al tempo in cui visse quel legisla
o i fonti della fecondità, onde propagare la spezie.» I viaggiatori e
gli
storici delle cose asiatiche asseriscono esser iv
del fiume S. Lorenzo col solo oggetto di spiccarne un frutto tagliano
gli
alberi dalla radice. Coltissimi Italiani! Non sar
ulazioni differenti. 142. [NdA] Larga messe di dispute è stato fra
gli
eruditi il canto drammatico degli Antichi, e come
a geografia) al recitare una prosa semplice, così da ciò che, secondo
gli
Antichi, si cantasse il loro recitativo, niun lum
e Dionigi d’Alicarnasso ci assicura che nel linguaggio loro ordinario
gli
alzamenti e gli abbassamenti della voce sull’acce
arnasso ci assicura che nel linguaggio loro ordinario gli alzamenti e
gli
abbassamenti della voce sull’accento grave e l’ac
osì dal canto quasi ad concentum, e dai precetti premurosi che davano
gli
oratori intorno alle intonazioni della voce. E ch
ici, e tutta pelle angustie della fessura ripercotendosi. Talmenteché
gli
attori tragici mandavano fuori al dire di Cassiod
doveva capire questo numero almeno. In tale grandezza la distanza fra
gli
attori e gli spettatori non poteva a meno di non
questo numero almeno. In tale grandezza la distanza fra gli attori e
gli
spettatori non poteva a meno di non essere consid
attori. Ma questa risposta sebbene pruovi abbastanza potersi dare fra
gli
Antichi una musica in genere che fosse più artifi
vertimenti della musica lirica, e qualche volta vi concorrevano anche
gli
autori a provare i loro componimenti prima d’espo
inuiva punto la distanza tra il proscenio e i corridori dove sedevano
gli
spettatori, eccettuati i senatori e qualche altra
n vuoto scoperto d’aria nel quale necessariamente doveano disperdersi
gli
ammorzamenti della voce in un canto delicato e ge
re. Troviamo perciò nella storia anteriore ad ogni profana produzione
gli
oracoli composti da sacerdoti gentili, le Greche
antica é più potente de’ Goti pregiarono sommamente i loro Bardi. Tra
gli
antichi Scozzesi ed Irlandesi di origine Celtica
ri ed Indiani senza lettere. Nel Nuovo Mondo i Caraibi, i Brasiliani,
gli
abitanti della Florida e del Mississipi, gl’Iroch
rasiliani, gli abitanti della Florida e del Mississipi, gl’Irochesi e
gli
Uroni compongono canzonia. I Messicani ne insegna
i storia dalla prima età si va imprimendo nella fantasià. Oltre a ciò
gli
scrittori primitivi ambivano di scostarsi dal fav
ata va a sedere in un trono augusto e sublime, donde si vede a’ piedi
gli
autorevoli capi delle società, non che i poetici
cci. Da tal punto i poeti teatrali tutta rivolgono la curiosità verso
gli
oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzio
sità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzioni, e
gli
evenimenti mediocri, ne scuoprono le ingiustizie,
cambio di trattenere il volo del l’immaginazione de’ poeti, la legge
gli
ha costretti ad uscire dal l’uniformità, a spiana
he troveremmo eziandio ne’ teatri orientali, e in quello del Perù, se
gli
storici e i viaggiatori, da’ quali soltanto noi p
delle Sicilie. Non nasce (dicemmo) la poesia teatrale se non quando
gli
uomini trovansi raccolti in società fisse, quando
ndo gli uomini trovansi raccolti in società fisse, quando le mura che
gli
circonlano, e le ceneri degli antenati per essi d
turno, sarebbe forse a suo favore decisa la lite della preferenza. Ma
gli
affetti universali dell’uomo trovandosi variament
e sapere l’elevarono fra’ suoi alla carica di segretario di stato, e
gli
diedero nella repubblica letteraria il nome di po
. Anton Maria Salvini la tradusse dall’originale in toscano idioma, e
gli
accademici Compatiti di Livorno la recitarono nel
rnovale del 1714, e l’anno seguente s’impresse in Firenze, e riscosse
gli
applausi universali. Nel 1725 nella medesima citt
ele Nestenus. Piena di energia e di quella maschia eleganza che eleva
gli
animi singolarmente in quanto appartiene al carat
piono tutte le pause. Non v’ha scena dell’atto I che non si aggiri su
gli
amori di Porzio, di Marco, di Giuba, di Marzia, d
mpronio, o sulla congiura tramata da questo scellerato con Siface che
gli
rassomiglia. L’atto poi termina all’inglese, cioè
io foco; Fatto ciò, la rigetto. Determina di rapirla vestito con
gli
abiti di Giuba. Bella pensata, dice egli stesso,
Il firmamento e il suo bel sole a Giove 58. Seguono nell’atto IV
gli
amori soliti; Sempronio mascherato viene a rapir
Strana cosa è certamente che il saggio Addisson non abbia schivato nè
gli
abusi della scena tragica francese ed inglese rig
ire che ne disapprovò le scene staccate che lasciano il teatro vuoto,
gli
amori freddi ed insipidi, una cospirazione inutil
torto l’enciclopedista encomiatore del Catone quando volle difendere
gli
universalmente disapprovati languidi amori; ed eb
Non dubitar, che allora Sarò tuo difensore. Tu solo non basti,
gli
dice Cesare, ed io potrei I giorni miei sacrif
ta accanto alla mia. É condotto in iscena il corpo di Marco, e Catone
gli
va incontro dicendo, welcome my son, ben venuto m
to è di Cesare! Per lui i votati Decii, I Fabii cadder, vinser
gli
Scipioni, Anco Pompeo pugnò per Cesar! I ma
mostra. Eternità! pensier grato e tremendo &c. Il sonno poi
gli
aggrava gli occhi, ed egli vuol prima soddisfare
ternità! pensier grato e tremendo &c. Il sonno poi gli aggrava
gli
occhi, ed egli vuol prima soddisfare a questo bis
suo corpo, dicendo, Colpa o timore Sveglino altrui, Caton non
gli
conosce, A dormire o morire indifferente. Ca
erva morendo la sua grandezza d’animo non meno che la tenerezza verso
gli
amici, pe i quali egli cerca se può far qualche c
i egli cerca se può far qualche cosa negli ultimi momenti. Sul finire
gli
sopravviene un dubbio sull’avere troppo affrettat
he osservammo fin dal principio di questa istoria, che presto o tardi
gli
uomini raccolti in grandi o picciole famiglie son
more di esservi morto. I di lui genitori sussistono stentatamente per
gli
scarsi soccorsi della stessa Carlotta. Wilmot che
da l’affettuoso servo Randal, ed essendo egli vicino a partire Wilmot
gli
dice: “Addio . . . ti arresta, tu non conosci il
onosciuto; pria di separarci debbo darti un consiglio . . . asciugati
gli
occhi, o Randal; se piangi non potrò parlare. Odi
? vuoi mutar fortuna? lascia i libri, rinunzia alla filosofia, studia
gli
uomini; questo solo studio ti basterà. Tu da essi
così sciocco di fidarsi della tua apparente onestà. “Mi consigliate (
gli
dice il servo) a far quello che voi avreste vergo
ato corrivo, vorrei che tu fossi più accorto; vorrei che tu trattassi
gli
uomini come essi meritano, come hanno trattato me
uicidio detestabile per mezzo di un delitto minore. Ella piange, ella
gli
rimprovera la vita passata. Wilmot si fa sedurre.
giusto che noi vi siamo tormentati. Egli entra. Agnese lo seguita con
gli
occhi, ne descrive i movimenti che esprimono i di
arà morta nella tragedia, venga fuori co’ medesimi abiti a far ridere
gli
spettatori. Un critico Inglese censura seriamente
iò che si dice gran mondo, avendo animati con tinte vivaci e naturali
gli
uomini ben nati e mal educati, falsi, doppj e fur
are nel teatro di Drury-Lane la Figlia ritrovata, che si scioglie per
gli
rimorsi di una balia, e non lascia d’interessare
ommedie francesi, ove trionfa un solo carattere principale, rimanendo
gli
altri illuminati da una luce riflessa, in questa
menti ajutati dalla musica e dal ballo. Egli con due dissertazioni su
gli
spettacoli, che formano una specie di storia del
tira ardita sopra tutti i ceti, non risparmiandosi i nobili, le dame,
gli
avvocati, le persone di corte, e fin anco i minis
”. Il Mendico che nell’ultima scena torna sul teatro col commediante,
gli
dice: “nel corso dell’ opera avrete notata la gra
spettacoli nazionali. Vi fu poscia richiamata; ma sembra che di tutti
gli
spettacoli scenici l’opera italiana sia colà la m
e l’armonia di tutto l’edificio. Di gusto e capacità somigliante sono
gli
altri due teatri. Più armonia si scorge in quello
orzioni di circoli, ma di poligoni tanto la parte anfiteatrale quanto
gli
scaglioni della platea. Tutti i teatri di Londra
i e nobili; benchè per questa parte trovansi in Europa più teatri che
gli
uguagliano ed alcuni che gli superano. Ma niun te
parte trovansi in Europa più teatri che gli uguagliano ed alcuni che
gli
superano. Ma niun teatro del mondo ha pareggiati
e di Galles con quattrocento. Concorsero ad aumentarne il fondo anche
gli
spettacoli scenici. Gl’ impresarj prestarono grat
spettacoli scenici. Gl’ impresarj prestarono gratuitamente la sala, e
gli
attori lasciarono in di lei beneficio le loro por
si schierarono sul teatro 75 giovanetti, de’ quali niuno oltrepassava
gli
anni 18, e 40 uomini provetti vestiti tutti dalla
a pompa! che decorazione invidiabile! Oh chi potesse congiugnerla con
gli
ornati, le dorature, i cristalli e le superbe ill
traniere frascherie rimproverando a’ tragichi Italiani del XVI secolo
gli
ornamenti epici e lirici! 59. Nell’atto III sc.
sai poco ripercosse le voci e riescon crude all’orecchio; le spengono
gli
arazzi di cui una stanza sia rivestita; ma dove e
egliere si abbia il legno; quella materia cioè di che fannosi appunto
gli
strumenti da musica, siccome quella che è più att
che meglio si confanno cogli organi dell’udito. In effetto mettevano
gli
antichi ne’ loro teatri i vasi di bronzo, affine
re non si voglia ogni verità nella rappresentazione. [6.4] Ma perché
gli
uomini vanno generalmente presi a ciò che ha del
odamente udire. Il modo è questo. Il palco scenario, sopra cui stanno
gli
attori, fanno ch’ei sporga per molti piedi all’in
’ei sporga per molti piedi all’infuori nella platea. Con che, ponendo
gli
attori quasi nel bel mezzo dell’udienza, non è pe
ento della rappresentazione e se ne toglie via l’effetto, distaccando
gli
attori dal rimanente della decorazione e trasport
e del cantore, posto quasi nella bocca della campana del teatro, fare
gli
stessi effetti nelle interne parti di essa? Ciò p
di tutte a disporvi i palchetti, risponderemo: la stessa che usavano
gli
antichi a disporre nel loro teatro i gradini, cio
punto la vista dell’altro; massimamente se traforato sia l’assito che
gli
divide, a modo di rastrello o di stia: come prati
, in cui né scrivania facevasi, né armadio senza porre in opera tutti
gli
ordini del Coliseo. Non è questo il luogo per una
ttizonio o una torre, e senza un bisogno al mondo allontani di troppo
gli
spettatori degli ordini superiori dal punto di ve
nel palchetto di mezzo del primo ordine, ovvero pochissimi torneranno
gli
ordini dei palchetti, e perdi inutilmente dello s
tretta parentela; se già da una tal voce non verranno ad esser offesi
gli
orecchi moderni. Voglio dire che gracilissimi deg
te avranno da durar di fatica; strettissimi deggiono similmente farsi
gli
sopraornati, o per meglio dire le fasce che divid
uta; niun luogo, per picciolo ch’e’ sia, ci ha da rimanere perduto; e
gli
spettatori debbono far parte anch’essi dello spet
mica Confidente, Silvia nell’ Aminta rappresentando Donna, s’io miro
gli
occhi, o il crine in onde, La bella fronte, e le
detti grati Rendi, s’armino alfin di fiamme, e gelo, Pietose l’ire, e
gli
odj innamorati. Anzi, ch'eguale ai nati lumi in D
i, che tolgo dalle Rime di Pace Pasini, edite a Vicenza nel 1642, per
gli
eredi di Francesco Grossi : Sopra Celia Comica S
oglier la lingua, & annodare i cori, melar le labra, e amareggiar
gli
affetti, piagare i seni e non aprire i petti, str
tti, piagare i seni e non aprire i petti, strugger la speme et animar
gli
amori ; Scoprir la neve e suscitar gli ardori, nu
i, strugger la speme et animar gli amori ; Scoprir la neve e suscitar
gli
ardori, nutrire angoscie e partorir diletti, infl
rdori, nutrire angoscie e partorir diletti, influir tema e implacidir
gli
aspetti, sono in Celia d’amor forze e stupori. Ma
a d’amor forze e stupori. Ma co' vezzi condir grave alterezza maturir
gli
anni in immaturo crine, e maritar l’Honor con la
maritar l’Honor con la Dolcezza ; Il sesso sublimar sopra il confine,
gli
oceani capir de la Bellezza, sono in Celia del ci
Don Giovanni de' Medici, (il capocomico), e le scuse poi, le invidie,
gli
scandali sulla scena tra i partigiani di Celia e
rar pompe d’onore, mostrar ne' scherzi sollevati ingegni, mover tutti
gli
affetti in un sol core, passar dal genio a provoc
, mover tutti gli affetti in un sol core, passar dal genio a provocar
gli
sdegni : Eccitar in un punto odio ed amore, di po
, e di timore, aprir ad ogni mente alti disegni : Sollevar con virtù
gli
spirti oppressi, rinovar con piacer le altrui mem
sperto ; e accenna a un amore per una donna di elevata condizione che
gli
fe'dar di volta al cervello, non tanto però da vi
re. Troviamo perciò nella storia anteriore ad ogni profana produzione
gli
oracoli composti da’ sacerdoti gentili, le Greche
antica e più potente de’ Goti pregiarono sommamente i loro Bardi. Tra
gli
antichi Scozzesi ed Irlandesi di origine Celtica
i ed Indiani senza lettere. Nel Nuovo Mondo i Caraibi, gl’ Irochesi e
gli
Uroni compongono canzoni20. I Messicani ne insegn
i storia dalla prima età si va imprimendo nella fantasia. Oltre a ciò
gli
scrittori primitivi ambivano di scostarsi dal fav
ata va a sedere in un trono augusto e sublime, donde si vede a’ piedi
gli
autorevoli capi delle società, non che i poetici
cci. Da tal punto i poeti teatrali tutta rivolgono la curiosità verso
gli
oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzio
osità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzioni e
gli
evenimenti mediocri, ne scuoprono le ingiustizie,
n cambio di trattenere il volo dell’immaginazione de’ poeti, la legge
gli
ha costretti ad uscire dall’uniformità, a spianar
che troveremmo eziandio ne’ teatri orientali e in quello del Perù, se
gli
storici e i viaggiatori, da’ quali soltanto noi p
a delle Sicilie. Non nasce (dicemmo) la poesia teatrale se non quando
gli
uomini trovansi raccolti in società fisse, quando
ndo gli uomini trovansi raccolti in società fisse, quando le mura che
gli
circondano, e le ceneri degli antenati per essi d
tabacco giù per il panciotto, con que’soprabitoni lunghi, lunghi, che
gli
arrivavano ai tacchi, e rivelavano il commediante
una presa, e a poco a poco si rasserenava, perchè la nostra compagnia
gli
faceva bene, e noi ce ne accorgevamo, e a modo no
e con una evidenza, che par ch’egli discorra. Il miglior degli elogi
gli
fece nell’Italia di Napoli del 1865 (n. 189) Luig
mente penetrativa, di un gusto squisito, odiava tutto ciò che era, o
gli
pareva ingiustizia…. Non ebbe la malvagità di ani
evan la vita a stento peregrinando di paesello in paesello…. : ma per
gli
attori che, pur essendo al par di quegli sciagura
a sferza ha sempre ragione da vendere, dirò anch’io col Morandi : Dio
gli
benedica le mani e la lingua. A questa indole in
al finezza di forma ; laddove, nello scoppio dell’iracondia le parole
gli
escono di bocca come sono sono, e s’inseguono e s
l muso, allor che quivi cesserà per sempre il solingo, inudito, entro
gli
arcani del cerebro sentieri, inane bisbigliar de’
capelli, irti come le penne dell’ istrice. Nelle situazioni patetiche
gli
usciva dall’occhio una grossa lacrima che gli si
le situazioni patetiche gli usciva dall’occhio una grossa lacrima che
gli
si spandeva per la guancia ; ed era un pietoso in
onomia di chi mi stava vicino, mentre la luce concentrata tutta sopra
gli
attori li faceva sembrare figure magiche, e la co
regolare. Nè per tale privazione il pubblico era meno esigente verso
gli
artisti minori. I grandi artisti hanno la proprie
, è bene accolto da un pubblico erudito, che in grazia di quel pregio
gli
perdona i difetti. È proprio il caso d’un pittore
anche le primarie compagnie. Dapprima fecero loro dannosa concorrenza
gli
spettacolacci, rimasuglio delle fiabe del Gozzi c
ti in gioventù, e ringiovaniti in età matura. Nel 1854 io vidi a Pisa
gli
avanzi del naufragio di una compagnia in cui reci
comoda di scambiare il languore per verità ; tantochè oggi anche fra
gli
attori ben pagati non mancano taluni che fanno l’
elle degli stabilimenti carcerarii ; e per non gittare una nube sopra
gli
applausi meritati, si seguitò a battere le mani a
e sopra gli applausi meritati, si seguitò a battere le mani anche fra
gli
sbadigli del pubblico. Dicesi che su certe vigne
l pubblico. Dicesi che su certe vigne omai brontoli il temporale ; ma
gli
attori di quei tempi si sono provveduti con le ra
ro dell’arte in Italia e a traverso il mondo intero. E per noi, e per
gli
ascoltatori di tutto il mondo, fu gran ventura ch
'suoi racconti di confidenze sovrane, di accoglienze incredibili, che
gli
piaceva tenere con tuono magniloquente, era la ve
lausi, come quella d’un generale sul campo di battaglia : il fato che
gli
fu prodigo di tante dolcezze, gli serbò la più am
ul campo di battaglia : il fato che gli fu prodigo di tante dolcezze,
gli
serbò la più amara delle delusioni : su la grande
vinto dall’autorità paterna, piegò il capo, con promessa di riprender
gli
studj. Ohimè ! L'amor della scena fu più forte di
lo sciogliesse dal contratto, per non trovarsi con Ernesto Rossi che
gli
aveva mancato di fede, il Rossi in data 17 settem
are una guerra, una guerra implacabile !… Ma pare che il Righetti
gli
scrivesse al proposito di tali minaccie una lette
chè Rossi, il 12 ottobre '51, da Mantova, venuto a più miti consigli,
gli
dichiara che la loro amicizia non deve venir meno
uesta sia cessata ; sono avvezzo a vedermi trattar male, e sconoscere
gli
affetti del mio cuore, ma ho tanta superbia, tant
vi ebbe ottimo successo. Tornata la Compagnia in Italia, non ostante
gli
entusiasmi sollevati, non riuscì a revocar l’abol
li, Augusta Giansana, Angela Botteghini, Luigia Vestri, ecc., ecc., e
gli
uomini dai signori Leopoldo Orlandini, Luciano Cu
. Fu il '66 in Francia e in Ispagna ; si stabilì il '67 a Napoli, ove
gli
affari andarono alla peggio ; e avrebbe certo dat
e messo assieme con tanti sudori, se il buon genio della cassetta non
gli
avesse suggerito di comporre una specie di satira
uando in quando recite straordinarie. Ma se il sopravvenir degli anni
gli
andava scemando, naturalmente, il vigore fisico (
te, il vigore fisico (un’ affezione cardiaca lo tormentava da tempo),
gli
accresceva direi quasi quello morale…. sicchè a q
nd’eran scolari dell’Accademia di Belle Arti…. Dettaron biografie fra
gli
altri Enrico Brizio e Pier Ambrogio Curti…. Edmon
fra gli altri Enrico Brizio e Pier Ambrogio Curti…. Edmondo De Amicis
gli
dedicò un magnifico studio per la recitazione del
per la recitazione del Canto de' Serpenti di Dante, e Sully Prudhomme
gli
dedicò il seguente sonetto : A ERNESTO ROSSI Qua
degli aneddoti di ogni genere e pei giudizi chiari e precisi di tutti
gli
artisti, e non furon pochi, i quali militaron con
844 a Napoli da Giuseppe Majone e da Rosa Demiccolis. Se ben compiuto
gli
studi legali, ebbe amore profondo, radicato pel t
di punto in bianco primo amoroso ai Fiorentini di Napoli, dove, mercè
gli
ammaestramenti del Taddei, dell’ Alberti, del Sal
l’anima al Signore. Domenico Majone aveva soavissima l’indole, che
gli
traspariva in tutti i lineamenti della faccia. Di
lla faccia. Di forme più tosto erculee, se ben corto di braccia, male
gli
si attagliavano le parti sdolcinate. In quelle ch
abili, oltre l’influenza del clima dolce e fervido insieme, il quale,
gli
organi in certa guisa modificando, disponga gli a
do insieme, il quale, gli organi in certa guisa modificando, disponga
gli
animi alla vivacità ed allegrezza, vuolsi eziandi
impana cum citharis, stivisque, lyrisque sonant haec» apparisce, che
gli
Italiani facevano uso della musica strumentale pr
cimo secolo, e sul principio del duodecimo. Di lui fanno menzione fra
gli
altri il Tritemio, Arrigo gandavense, e il Moreri
temio, Arrigo gandavense, e il Moreri, i quali l’annoverano anche fra
gli
scrittori ecclesiastici a motivo di dodici libri
ri lumi dalla lettura, o dal commercio coi saraceni. Noi ignoriamo se
gli
arabi conoscessero le note figurate, o per dir me
coll’uso del contrappunto, senza che sappiamo qual influenza avesser
gli
arabi in cotai cangiamenti. Rispetto alla poesia,
nenti al gusto hanno i loro principi comuni a tuti i popoli e a tutti
gli
spiriti, ne’ quali convengon gli uomini per puro
ipi comuni a tuti i popoli e a tutti gli spiriti, ne’ quali convengon
gli
uomini per puro istinto senza che ci sia d’uopo l
e ci sia d’uopo la comunicazion vicendevole; se il genio che riscaldò
gli
abitatori della fervida Arabia, presso ai quali l
ori dalle nuvole, il bacio d’un’amante ad un sorso dell’idromele, che
gli
eletti gustano in Paradiso, l’alitto voluttuoso d
ro versi era la mancanza d’immagini e di colorito poetico. Per lo più
gli
amanti esponevano la loro passione alle innamorat
saputo suonare un gran numero di stromenti. Ecco la strofa, che tutti
gli
annovera: «Il chant avec flutte ou trompette,
regali, onde veniva rimunerata l’abilità loro. I Malatesti di Rimini,
gli
Scaligeri di Verona, gli Estensi di Ferrara, e Vi
erata l’abilità loro. I Malatesti di Rimini, gli Scaligeri di Verona,
gli
Estensi di Ferrara, e Visconti di Milano si disti
n frequenti scomuniche i loro congressi, o perché temeva che portando
gli
uomini al dissipamento servissero ad alienarli da
nosciuto perfettamente agli antichi, e che che ne dicano in contrario
gli
idolatri dell’antichità, e gli armenti della filo
ichi, e che che ne dicano in contrario gli idolatri dell’antichità, e
gli
armenti della filosofia che si pascolano negli or
non pensarono a dar all’impiego di poeta e di musico l’importanza che
gli
davano i Greci, giacché invece degli Stesicori e
l’altre tutte le belle Arti avvicina. Quel medesimo istinto che porta
gli
uomini ad esprimere coi particolari movimenti del
imenti del corpo l’allegrezza dell’animo, onde ebbe origine il Ballo,
gli
porta eziandio ad accompagnar i propri gesti con
a d’un amabile oggetto, quella medesima, infiammando l’immaginazione,
gli
sollecita poscia a significar i lor sentimenti in
io le ballate e le intuonate, ovvero siano canzonette che intuonavano
gli
amanti per dimostrar la loro passione alle donne
io, tempo in cui per celebrar il ritorno della primavera erano soliti
gli
amanti a piantare in faccia alle finestre delle l
si sovra pomposi carri trionfali guidati per le strade di Firenze fra
gli
applausi del popolo parecchie ingegnose allegorie
oetici che tuttora si leggono raccolti in due volumi, e ne faceva fra
gli
altri la musica un certo Arrigo Tedeschi, di cui
opolo che faceva profession di distruggere le arti e le scienze, come
gli
altri facevano di coltivarle. L’ignorante e conse
, come si vede fra le altre cose dalla bizzarra legge che costrigneva
gli
accademici a sortir qualche volta in pubblico a c
ssi a scrivere intorno ai principi specolativi di essa, e vennero tra
gli
altri illustrandola il citato Gaffurio, il Valgug
’ pregiudicati italiani che stimano se soli esser stati in ogni tempo
gli
arbitri del gusto nelle materie musicali, non han
de avendo poi congiunta l’arte alla natura fanno e di voce e di tutti
gli
strumenti quella pruova ed harmonia, che si vede
aminghi e Francesi furono avidamente cercati dalle corti italiane, ma
gli
Spagnuoli eziandio, e gran riputazione acquistaro
fra i più grand’inventori. Egli ebbe il coraggio di svelar all’Italia
gli
errori di Guido Aretino, e di scoprir le debolezz
uto rarissimo, comechè a fiera tenzone spingesse Franchino Gaffurio e
gli
altri partigiani di Guido, fu alla perfine abbrac
a ecclesiastica. Compagno nel merito, e non forse minor nella gloria,
gli
andò dal paro Cristoforo Morales, intorno a cui i
tanti altri che più assai ne troverrebbe chi con diligenza svolgesse
gli
autori italiani di quel secolo. Veggansi tra gli
diligenza svolgesse gli autori italiani di quel secolo. Veggansi tra
gli
altri il Bolsena, Antimo Liberati, e le opere di
ni. [25] Fu dunque l’eccedente amor della patria (il più lodevole fra
gli
eccessi quando non vien disgiunto dalla giustizia
mmo che rispondere a chiunque l’accusasse di parzialità manifesta. Ma
gli
Spagnuoli, i Francesi e i Fiaminghi, che si veggo
sarem di questo mostro infame? O Padre! O re del Cielo! Volgi pietosi
gli
occhi All’infelice Delo, Che a te sospira, a te p
me ancora il Pastor fido con tante altre, delle quali parlano a lungo
gli
eruditi. Dagl’intermedi, e dai cori passò la musi
ell’atto che le moltiplica, e la connessione che hanno fra loro tutti
gli
oggetti del gusto fecero avvertiti gli uomini di
sione che hanno fra loro tutti gli oggetti del gusto fecero avvertiti
gli
uomini di genio che l’immaginazione dei popoli ci
ta la disposizione del mio spirito. Ho diffusa l’allegrezza per tutti
gli
Esseri. Una truppa d’uccelli si è fermata ad asco
er tutti gli Esseri. Una truppa d’uccelli si è fermata ad ascoltarmi;
gli
ho presi senza la menoma resistenza, e ne fo copi
l palato degli sposi le squisitezze inventate da lui, e che acquistar
gli
fecero in altri tempi la riputazione del più dili
cercherò di correggermi ora rileggendole di nuovo, e mettendole sotto
gli
occhi del pubblico con gli opportuni riflessi. A
rileggendole di nuovo, e mettendole sotto gli occhi del pubblico con
gli
opportuni riflessi. A sei capi ponno quelle ridur
si conservava de’ Greci e de’ Latini danno argomento di credere, che
gli
arabi anziché gli antichi siano stati presi ad im
Greci e de’ Latini danno argomento di credere, che gli arabi anziché
gli
antichi siano stati presi ad imitare da essi.» Qu
ni del mondo, che hanno coltivata la poesia; la loro esistenza presso
gli
arabi non può non pertanto formare una ragione es
li giuochi di spirito e combattimenti poetici erano molto in uso appo
gli
Arabi. Dunque ec.» Ma i combattimenti poetici era
ci che con quella dei Greci e Latini. La ragione si è, perché sebbene
gli
arabi adottassero ne’ loro versi la misura e quan
he rendevano il verso più armonico. Dunque ec.» Ma in primo luogo, se
gli
arabi, per confessione del Signor Abbate, adottar
n si può dire, che i versi di questi avessero maggior somiglianza con
gli
arabici che con Latini e Greci. In secondo luogo,
che pretende il Signor Abbate, ciò non vorrebbe dir altro se non che
gli
arabi badarono ne’ loro versi all’accento di rinf
siatica, africana, americana, o europea, dove più o meno non trovinsi
gli
accenti di rinforzo, e il numero o ritmo proporzi
oltivarono presso ai provenzali. Fra i Provenzali, egualmente che fra
gli
arabi un mezzo certo d’ottenere l’accesso e il fa
presso ai signori ebbero i poeticomune a tutte l’età, e a quasi tutti
gli
antichi popoli. Lo stesso dell’usanza de’ trovato
i, e con piccole mutazioni di molte e diverse genti eziandio. I Greci
gli
chiamavano Rapsodi, gli scandinavi Runes, gli ant
ni di molte e diverse genti eziandio. I Greci gli chiamavano Rapsodi,
gli
scandinavi Runes, gli antichi tedeschi Minnesange
genti eziandio. I Greci gli chiamavano Rapsodi, gli scandinavi Runes,
gli
antichi tedeschi Minnesanger, e i peruviani Amaut
alle osterie della Granata arabo-ispana. Ma la ragione è chiarissima;
gli
altri autori non avevano preso a sostenere un sis
ale e forse maggiore giustezza che non agli arabi; essendo certo, che
gli
esempi del poetare, e la divisione dei poemi, e i
a a stamparsi una gentile impugnazione di questa mia proposizione non
gli
ha lasciato tempo di leggere attentamente le ragi
nei normanni e nei goti la tessitura dei versi, e la proporzione fra
gli
intervalli e i riposi nel metro?» Come provarlo?
intrinseca delle cose. La tessitura ne’ versi, e la proposizione fra
gli
intervalli e i riposi sono essenziali ad ogni poe
le che i loro versi non avessero una tessitura, e una proporzione fra
gli
intervalli e i riposi analoga a quella delle altr
ettentrione, di cui facevano parte i due popoli in questione. Che fra
gli
eruditi vi siano delle controversie intorno agli
ufaragio scrissero elementi di musica ed una raccolta di tuoni, e che
gli
Spagnuoli e i Francesi presero dagli Arabi alcuni
grandioso sistema della loro influenza sul resto dell’Europa, come se
gli
europei non avessero Trattati di musica anteriori
ei non avessero Trattati di musica anteriori a quell’epoca, e come se
gli
Spagnuoli e i francesi non avesser preso strument
insignificanti rapporti, avrebbe potuto con più ragione rimproverare
gli
altri, e non avrebbe imitato quell’Alcasto descri
sserito, che Federigo secondo gran protettore de’ poeti e de’ musici,
gli
richiamò da tutte le parti, per ornare ed illeggi
boschi, Bettinelli, Muratori, Crescimbeni, Quadrio, e prossochè tutti
gli
eruditi italiani? L’autore stesso non lo conferma
retino. La divinità si doveva a quest’ultimo colla stessa ragione che
gli
Egizi la davano ai gatti, ai serpenti, ed agli al
oviamo perciò nella storia anteriori ad ogni altra produzione profana
gli
oracoli composti da’ sacerdoti gentili, le greche
può per una piena induzione sollevarsi all’ardua impresa di afferrar
gli
universali, donde comincia il sillogismo. L’uomo
de’ goti, ebbero in grande stima ed onore i loro bardi. Fiorirono tra
gli
antichi scozzesi ed irlandesi di origine celtica
i storia dalla prima età si va imprimendo nella fantasia. Oltre a ciò
gli
scrittori primitivi ambivano di scortarsi dal fav
Da tal punto i poeti teatrali rivolgono tutta la loro curiosità verso
gli
oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzio
osità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzioni e
gli
eventi mediocri, né scoprono l’ingiustizie, le st
hé in cambio di trattenere il volo delle fantasie de’ poeti, la legge
gli
ha costretti ad uscir dell’uniformità, a spianars
iamo portati a conchiudere, che troveremmo l’istesso parimente presto
gli
orientali e presso il peruviano, se gli storici e
mo l’istesso parimente presto gli orientali e presso il peruviano, se
gli
storici e i viaggiatori, da’ quali soltanto possi
i di prender fiatoa I primi cori contenevano le sole lodi di Bacco, e
gli
episodii parlavano di tutt’altro. Il popolo se ne
ontemporaneo di Solone provveduto di competente gusto e discernimento
gli
separò; e perchè si attenne sempre al solo tragic
discernimento gli separò; e perchè si attenne sempre al solo tragico,
gli
fu attribuita l’invenzione de’ la tragediaa, avve
vea trovata la maschera ed abolita la feccia, di cui prima tingevansi
gli
attoria, e Frinico accomodò quest’invenzione anch
cuni versi cosi pieni di robustezza, di energia e di arte militare, e
gli
rappresentò con tanto brio che scosse gli spettat
ergia e di arte militare, e gli rappresentò con tanto brio che scosse
gli
spettatori di un modo che nel medesimo teatro fu
che nel medesimo teatro fu creato capitano; giudicando assennatamente
gli
Ateniesi che chi sapeva tanto solidamente favella
ncora il tetrametro. Le favole che di lui si citano, sono: Pleuronia,
gli
Egizj, Atteone, Alcestide, Anteo, i Sintoci e le
ci p. 440 del l’edizione di Parigi. a. Di tre Cherili fanno menzione
gli
antichi. L’Ateniese quì nominato fu poeta tragico
ravaganze dell’Arlecchino fra gl’Italiani alimentavano l’ignoranza e
gli
errori popolari . Egli non seppe osservare che le
enisse in Francia per lo stile serio e grave che può accreditare appo
gli
incauti le loro rappresentazioni liriche ripiene
elle stesse mostruosità che, a suo giudizio, alimentano l’ignoranza e
gli
errori popolari. Reca in vero stupore che i migli
a favola, gl’eroi invulnerabili, i mostri, le trasformazioni, e tutti
gli
abbellimenti convenevoli a’ Greci, a’ Romani ed a
dittorio ammenttono tutto questo nella poesia scenica, in cui parlano
gli
uomini, e non già un poeta che si figura ispirato
vinità vidersi bandite dalla scena allorchè essa imparò ad introdurvi
gli
uominia. Scrissero ne’ principii del secolo pelte
enza che se ne cantassero le parole. La musica esprimeva a meraviglia
gli
affetti del personaggio, ne secondava i pensieri,
ci profondi, le Sauveur, e d’Alembert, e de la Grange fecero ammirare
gli
esami musicali nella più colta Europa. Si distins
madama Alard contasi tralle famose ballerine di quel tempo, come tra
gli
uomini di maggior nome si distinsero Dauberval, e
ali misurati dalla musica in azioni compiute eroiche e comiche. Verso
gli
ultimi tempi del precedente secolo e nel formarsi
ica da Mèhul e Cherubini, sono tutte opere mal riuscite. Beniouski, o
gli
Esigliati a Kamschatka opera in tre atti di Aless
lettevoli rappresentazioni chiamarono sì gran concorso che ingelosiva
gli
altri attori, ond’è che si divietò a tali attori
a la più ingegnosa opera buffa francese. La moglie di lui attrice che
gli
premorì, altre ne compose bene ricevute, e fralle
ne compose bene ricevute, e fralle altre Bastiano Bastiana nel 1753,
gli
Ammaliati nel 1757, ed Annetta e Lubino nel 1762.
ulinval nobile e ricco amandola perdutamente vuole sposarla. Zoe vede
gli
ostacoli che si oppongono a tale unione, e prende
e di lei amante viene a sollecitare l’effetto delle speranze che ella
gli
ha date, e si raccomanda alla pretesa vicina face
si, dice un giornalista, saputo trarre partito dal soggetto. In fatti
gli
espedienti dell’autore spesso falliscono per la d
li suole unirsi per quarto Bourgueil. Si sono parimenti arrollati tra
gli
scrittori del Vaudeville Despres, Deschamps, e i
IV. Teatri materiali. Si amano in Francia, universalmente
gli
spettacoli scenici di ogni maniera. Havvi almeno
lo sguardo alla meschinità de’ loro pubblici teatri. Le sale di tutti
gli
spettacoli di Parigi (dicono i nazionali) cioè qu
enza, strette, prive di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per
gli
attori, e per gli spettatori. Non è vero ciò, che
ve di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per gli attori, e per
gli
spettatori. Non è vero ciò, che diceva il Voltair
s ne godono senza sedere. È però vero che nè in Ispagna, nè in Italia
gli
spettatori si frammischiano con gli attori sulla
o che nè in Ispagna, nè in Italia gli spettatori si frammischiano con
gli
attori sulla stessa scena, come avviene in Franci
i del XVIII si è riparato all’inconveniente di mischiarsi sulla scena
gli
spettatori con gli attori. Vero è pur anche che i
parato all’inconveniente di mischiarsi sulla scena gli spettatori con
gli
attori. Vero è pur anche che il Teatro Francese r
esi. Non ebbero gran concorso alcuni drammi malinconici, come Jenny o
gli
Scozzesi, ed Eleonora di Rosalba dell’attore ed a
maggior frequenza. Ne’ teatri Feydeau e Favart concorrevano in folla
gli
spettatori alle opere comiche che vi si rappresen
niuna verisimiglianza sarebbesi a questi disceso col rappresentarvisi
gli
eroi dell’antichità; là dove con certa apparenza
endosi sotto il vessillo della verità e del senno prendendo ad imitar
gli
uomini anche nella scena musicale. Debbo però sog
lo vivente. Egli ha il fascino. Una larghissima vena di comicità, che
gli
zampilla su dal cuore, è entrata per modo nelle s
onfondon l’uomo e l’artista. E codesta fusione e confusione, a volte,
gli
permette famigliarità col pubblico, le quali niun
etto agli artisti di teatro, nella immaginazione dello spettatore ; e
gli
attori, in genere, che ne senton solleticata la p
teatro molto uccio, dando noia al trovarobe, e aiutandolo a fabbricar
gli
oggetti ; contraffacendo i compagni, tormentando
ogni genere, e recitando bene senza saperlo. Col crescere degli anni,
gli
si andò sviluppando, naturalmente, il cervello e
dia e le antichità quelle cose ch'ei predilige, son quelle ancora che
gli
dànno il maggior dei dolori. I più tra noi che di
iboccanti di popolo sì all’Otello, come alle Tre mogli per un marito,
gli
fu lungo tempo conteso. Le lotte per ciò sostenut
enze, delle vanità, e delle sicumere tutte sue…. L'assenza dal teatro
gli
sembrò la più giusta delle lezioni all’audace…. d
allora era ben altro dal Novelli d’adesso. La celebrità e l’agiatezza
gli
erano sconosciute. In quella compagnia disciplina
vista il Novelli ? Quando la poca o niuna responsabilità della parola
gli
lasciava una piena libertà di azione, egli soleva
i propositi. Una compagnia comica…. Non aveva un soldo. Battè a tutti
gli
usci ; non gli fu aperto :…. nè men risposto : ma
a compagnia comica…. Non aveva un soldo. Battè a tutti gli usci ; non
gli
fu aperto :…. nè men risposto : ma non si perdè d
nacia degna di chi ha la coscienza della propria forza, e vinse : chi
gli
rispose fu il pubblico…. Dalla prima sera fu tutt
nne e con accoglienze entusiastiche ; pensiero alto e generoso di cui
gli
deve saper grado ogni italiano. Di mezzo alle par
oeleau, che il satirico non perdeva occasione di motteggiarlo ovunque
gli
cadeva in acconcio. La sfortunata riuscita delle
essere il suo talento poco a proposito per la tragedia, e che meglio
gli
tornerebbe volgendolo ad altri generi di poesia.
prendendo egli ad abbellire il poetico mostro, che si chiamava opera,
gli
diè quella regolarità e quella forma, della quale
Ercole a Plutone; si rifletta al coro che nella Proserpina ringrazia
gli
dei per la sconfitta de’ giganti; si leggano i ve
ono sbanditi dal teatro, allorché si seppe far parlare dignitosamente
gli
uomini, e i madrigali, le antitesi, le acutezze a
l destar negli animi degli uditori il tumulto e il disordine di tutti
gli
affetti. Quindi s’accorciarono di molto i componi
i atti si ridusse a tre di cinque che solevano essere, si tolsero via
gli
inutili prologhi, i quali facevano altrettante az
evano contra ogni retto pensare. Una cognizione più intima del teatro
gli
fece avvertire che l’aria, essendo quasi l’epifon
luminato da lampadi sepolcrali. Venere tirata dalle colombe seguitava
gli
affumicati cavalli di Plutone, e il palazzo del s
la smodata licenza delle decorazioni, preparando con maggior saviezza
gli
avvenimenti, imbrigliando con certa regola la fan
ro. Invece non per tanto di questo fu introdotto il costume di finire
gli
atti con un’aria o con un duetto, onde si colse i
ltre virtù tutte ei le ritolse par fregiarne il teatro. Ovunque fatto
gli
venne di rinvenire caratteri grandi e forti gli d
teatro. Ovunque fatto gli venne di rinvenire caratteri grandi e forti
gli
dipinse felicemente senza confonderne le copie. E
etico genio. Il suo stile è corretto e sostenuto, l’invenzione varia,
gli
avvenimenti preparati meglio che per l’addietro n
eggiate con maestria, e decenza sconosciuta fino a suoi tempi, poiché
gli
oratori spirituali, genere di componimento invent
onati alle penne triviali. Appostolo Zeno vi porse mani aiutatrici, e
gli
rivestì di quella maestà che conviensi al linguag
da’ raggi del sole nel più puro mattino di maggio. La fretta con cui
gli
lavorava, poiché spesso appena otto giorni spende
to duro, e non è molto felice nella composizione delle arie. Talvolta
gli
cadono dalla penna alcune che si direbbe essere s
ridotto Ulisse all’estremo di doverne scegliere tra due fanciulli che
gli
vengono presentati avanti per condannar l’uno di
arrivare. Come il gran segreto delle belle arti è quello di presentar
gli
oggetti in maniera che la fantasia non finisca do
el teatro. Allora la prospettiva fu impiegata non più a esporre sotto
gli
occhi esseri fantastici, che non hanno alcuna rel
non hanno alcuna relazione con noi, ma a rappresentare ed ingentilire
gli
oggetti reali dell’universo. Ed allora il dramma
ramma sortì dalla schiavitù dove lo tenevano oppresso i macchinisti e
gli
impresari, e prendendo per compagne, e non mai pe
o ad evidenza di essersi il lodato sig. Andres poco curato di leggere
gli
scrittori nazionali, de’ quali volle prendere la
scere per sua tal commedia, non è convenevole attribuirgliela, benchè
gli
appartenga; tanto più che si è nominato in altre
las Bodas de Camacho neglette dagli Apologisti. Los Menestrales (
gli
Artigiani) commedia di cinque atti in versi endec
cconto che son per farne, potranno ad un bisogno prevalersi al solito
gli
apologisti nazionali senza citar l’Italiano che g
valersi al solito gli apologisti nazionali senza citar l’Italiano che
gli
prevenne. Tre di esse appartengono a don Leandro
titolato la Derrota de los Pedantes (la sconfitta de’ Pedanti) in cui
gli
spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confon
rrota de los Pedantes (la sconfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa,
gli
dipinge, gli schernisce, gli confonde, e gli cacc
Pedantes (la sconfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa, gli dipinge,
gli
schernisce, gli confonde, e gli caccia in fuga co
nfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce,
gli
confonde, e gli caccia in fuga con piacer del pub
ti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confonde, e
gli
caccia in fuga con piacer del pubblico che gli ri
nisce, gli confonde, e gli caccia in fuga con piacer del pubblico che
gli
riconosce, compose la nominata Comedia Nueva, ove
on dolore la decadenza del nostro teatro, e desidera che si dissipino
gli
ostacoli che ne impediscono il miglioramento. Si
olte volte negli ultimi anni della mia dimora in Madrid si lasciavano
gli
entremeses, e seguiva all’atto la sola tonadilla;
in Italia, stimo di avanzarne quì al pubblico la notizia. Se v’ha tra
gli
esteri chi abbia con proprietà espressa in altro
medesimo Capo ed articolo, lin. 19 dopo le parole, ad un incendio che
gli
distrusse, si cangi come quì si scrive ciò che si
ngentilirsi, e che da un sistema diverso da quello dei Greci potevano
gli
sforzi del genio far iscaturire nuove sorgenti di
ella Valle, ovvero in Firenze nel Calen di Maggio, sorsero in seguito
gli
spettacoli fino a farci sentire le maraviglie d’u
estri era unicamente rivolta a far valere il canto e la poesia, e non
gli
stromenti, avvisandosi con gran giudizio che ques
pricciosi maestri. S’accrebbe il numero e la qualità degli strumenti,
gli
accompagnamenti divennero poco a poco più ricchi,
all’eccesso il numero dei violini, si è dato luogo nella orchestra a
gli
strumenti più romorosi. I tamburi, i timbali, i f
uella al contrario confonde questa, potendosi dire a ragione che sono
gli
strumenti che cantano, non già il cantore. Ognun
a i pittori. Queste bellezze parziali, alloppiando in particolar modo
gli
orecchi dell’uditore, hanno fatto sì ch’ei cerca
re, e che non ritrova nella melodia vocale un compiuto diletto se non
gli
perviene ai sensi accompagnata dal colorito forte
a. Di modo che non si discernerebbe punto l’individuale argomento che
gli
strumenti prendono a dipignere, se le parole non
agli oggetti imitati; tutto ciò, io dico, è intieramente perduto per
gli
strumenti. E questa è la cagione altresì per cui
ta è la cagione altresì per cui le suonate, le sinfonie, i concerti e
gli
altri rami di musica strumentale, di rado o non m
sso dico s’egli prendesse a rappresentare i mugiti d’un mare agitato,
gli
urli dei mostri vaganti per le foreste, il romore
oso oggetto, ma nell’atto di profferire colla bocca il fatale decreto
gli
strumenti coi loro suoni non altro spiranti che t
ipessa in altro linguaggio che quella barbara sentenza «Sulle labbra
gli
sta, ma non sul cuore». [12] Mandane vorrà farla
orrà farla da eroina con Arbace, e rimproverandolo del suo tradimento
gli
dirà: «No, non ti credo, indegno. Dimmi
do, indegno. Dimmi che un empio sei, E allor ti crederò.» ma
gli
strumenti toglieranno, a così dire, il velo a que
ato del suono sarà più vigoroso, perché composto dall’unione di tutti
gli
elementi che lo compongono, e l’effetto indi prod
incominciamento al dramma. Non già ch’io non lodi l’usanza di suonar
gli
strumenti avanti che sortano i personaggi, la qua
o mormorio degli uditori, a svegliar la loro attenzione, e a preparar
gli
animi al silenzio ed alla compostezza. Condanno b
stretto a sentire fin da principio quel gener medesimo d’armonia, che
gli
toccherà poi in sorte d’ascoltare sì lungo tempo,
ari si riducono ad una sola formola ricavata da qualche libro, o come
gli
autori del Cinquecento, i quali tutti sospiravano
ircostanza affettuosa ed allegra. Tale sarebbe il ritorno di Ezio fra
gli
applausi e l’allegrezza d’un popolo che si vede p
sono talmente esprimenti che bastano esse sole a generare l’effetto,
gli
accompagnamenti divengono non solo inopportuni, m
alche maniera, benché imperfettamente, il suono dell’arpa. [20] Tutti
gli
strumenti che si percuotono coll’arco hanno più o
fino al ponticello, e da questo fino alla cordiera. Ed ecco il perché
gli
strumenti da corda e da arco s’impiegano nella or
i degli strumenti, o anche con un leggiero accompagnamento preparasse
gli
animi a sentir l’inno d’un ierarca ispirato, a ve
ntitolata il Ricimero doppo le seguenti parole «Mora: ma chi? Tolgan
gli
Dei, che imprima, Al genitor fatali Portentosi ca
ante, non deve essere indecisa quando pronunzia quelle parole «Tolgan
gli
dei ec.», le quali esprimono un sentimento risolu
o d’Admeto; che la misura che dà tanta mossa e vigore alla melodia, e
gli
accompagnamenti che ne aumentan l’effetto servano
non abbiano immediata relazione colle parole, essendo certissimo che
gli
episodi fuori di luogo non sono meno ridicoli nel
a di quello che lo siano nella oratoria e nella poesia. [26] Supposti
gli
accennati principi tanto più sicuri quanto che so
tiene nel lavorarle. Appena l’interlocutore ha finito il recitativo,
gli
strumenti cominciano una suonata o preludio chiam
ato ritornello. L’oggetto di questa piccola sinfonia è di ragguagliar
gli
uditori, agguisa di proemio, o preambolo, del sen
preambolo, del sentimento generale che dee regnare nell’aria. Cessano
gli
stromenti, e la voce del cantore prende a cantar
core. Crederemo che sia finita? Non per certo. Fa pausa il cantore, e
gli
stromenti riempiono l’intervallo replicando col s
do col suono i medesimi sentimenti del canto. E come se l’uditore non
gli
avesse intesi abbastanza, o si parlasse il lingua
a una persuasione intima che l’amor proprio fa nascere in noi, che se
gli
uomini, i numi, od il destino non rendono giustiz
le offuscan la voce fra le lagrime che le inondano il sembiante, fra
gli
amplessi onde si stringe al seno il freddo cadave
. Così nell’Avaro di Moliere allorché arriva a notizia d’Arpagone che
gli
è stata rubbata dal proprio figlio la cassettina
a mettersi nel fine delle arie. Senza l’abitudine che fa loro chiuder
gli
occhi su tante improprietà, gl’Italiani avrebber
edere la poca filosofia colla quale vengono regolati di qua dai monti
gli
spettacoli quanta questa: che il carattere della
è di loro, ma degli ascoltanti che chiedono con furore la replica. Ma
gli
ascoltanti non la chiederebbero con tanta smania,
dexteris meis», in tuono grave e posato i ora glielo canta a rondò, e
gli
ardenti cherubini si cuoprono rispettosamente il
ue il compositore ne mutila dieci. Se il senso rimane imperfetto poco
gli
cale; basta che non si generi fastidio al cantant
due campioni incolleriti saranno sul punto di battersi, ma la musica
gli
tratterà un quarto d’ora colla mano sull’elsa min
io! Il furore e la rabbia in un tempo di minuetto da ballo! Altro non
gli
restava che riserbar il tuono del Miserere per un
l razza si scaglia in un’arietta contro allo smarrito personaggio. Se
gli
ornamenti ch’essi appiccano a quelle parole ralle
se che si piglia nell’infausto avvenimento. L’uomo prudente ma freddo
gli
metterà posatamente avanti agli occhi le avversit
le che chiunque volesse o cambiar le arie loro o accomodar il motivo,
gli
accompagnamenti e l’espressione totale ad un’altr
ale di ciascun affetto che non conoscon neppure i gradi specifici che
gli
distinguono. Lo stesso motivo che serve di fondam
ciò conservando fedelmente il suo bel tempo in largo, il movimento, e
gli
accompagnamenti. [44] Non si ritrova pertanto nel
ivi, animati e piccanti, superiori a quanto in quel genere ci offrono
gli
oltramontani, ma sono tratti staccati cui manca l
i ha imparata sul cembalo l’arte di concertare le parti, di ritrovare
gli
accordi, di preparare, di risolvere, di combinare
sanza; pochissimi hanno i lumi sufficienti a conoscere i pregiudizi e
gli
abusi del loro mestiere, o conoscendoli, la buona
lo, che la loro esistenza tutta si raduni sulle punte dei diti, e che
gli
spartiti siano la carta geografica dove si compre
o guadagno; egli fa d’uopo confessare, che la musica soggetta a tutti
gli
accennati inconvenienti non può, e non ha potuto
i quaranta. Mancherà la sussistenza agli indigenti, i ponti ai fiumi,
gli
scoli alle campagne, gli spedali agli infermi, e
ussistenza agli indigenti, i ponti ai fiumi, gli scoli alle campagne,
gli
spedali agli infermi, e i provvedimenti alle cala
he, ma è fuor di dubbio che non mancherà la sua spezie di Coliseo per
gli
scioperati. La dimanda che oggidì fa il popolo it
sone giacciono polverosi e negletti, perché il popolo avido di novità
gli
pospone, dopo averli più volte sentiti, alle bamb
era al di sopra di quello che ottiene, ama sul principio nell’armonia
gli
accordi più naturali e più semplici, tali cioè ch
mune. E tal è la bassezza dell’amor proprio, che quantunque la natura
gli
si appresemi con tutti i suoi vezzi, cerca nonost
gli si appresemi con tutti i suoi vezzi, cerca nonostante di chiuder
gli
occhi alle vaghezze di lei, temendo che il mostra
’altro inconveniente. Quanto maggiore è il trasporto di un popolo per
gli
spettacoli tanto più grande è la libertà che conc
amate sono sicure di ottener il perdono di qualunque loro arditezza,
gli
uditori sono indulgentissimi con chi è lo stromen
ha messo al crogiuolo del tempo e del giudizio pubblico le opinioni,
gli
errori, le verità, e le produzioni degli artefici
i dai concorrenti. Quindi l’amore della singolarità, il disprezzo per
gli
antichi metodi, il discostarsi dai maestri e il c
ce, viva, di gran nettezza, e di ottimo gusto ha meritamente riscossi
gli
applausi dei più rinomati teatri. Né meno celebri
e sapere i fonti onde la musica strumentale ritrae la sua imitazione,
gli
troverà rintracciati con molta sensatezza e filos
spagnuolo dell’Abate Don Giuseppe Isola scritto a fine di correggere
gli
enormi abusi introdotti nella eloquenza sacra, e
ù tuttavia selvagge, che poco più di tre secoli indietro vi trovarono
gli
Europei, dopo che, seguendo le tracce immortali d
incontrarsi ballando. Col ballo s’intimavano le guerre, si placavano
gli
dei, si celebrava la nascita di un fanciullo, e l
iso, la voce, e così bene accomodati alle loro varie espressioni, che
gli
Europei durano fatica a credere che sia una scena
indole di que’ popoli, nella quale trionfa una sana morale. Ebbe pure
gli
Haravec (vocabolo corrispondente ad inventore, tr
aschere ed invenzioni. È probabile che un rito così strano precedesse
gli
spettacoli teatrali, ne’ quali veggonsi più ordin
assistendovi il maggior inca con tutta la corte. Il luogo, il tempo e
gli
spettatori esigevano decenza e gravità, e gli Ama
e. Il luogo, il tempo e gli spettatori esigevano decenza e gravità, e
gli
Amauti vi conservarono questo lodevole carattere
, ne riportavano ricchi doni e favori particolaria. Non erano adunque
gli
attori del Perù schiavi abjetti come i Cinesi, be
i trova nel l’antico continente. Nella Nuova Spagna non solo trovansi
gli
spettacoli del l’antica, ma la famosa città del M
di statura e d’idioma più che altrove dolce ed elegante, vince tutti
gli
altri Messicani. Chiapa-de los Indios è la città
mai più da veruno imitati. Vi si eseguiscono poi con destrezza tutti
gli
esercizii ginnici spagnuoli, come corse di tori e
tichi riti e costumi conservata una viva e cara rimembranza, che solo
gli
attuali loro padroni potranno a poco a poco cance
uriosi Saggi Apologetici troppo presto obbliati) che io numerassi tra
gli
argonauti Italiani, che aprirono il cammino del N
za marittima ,non si acquistò tanto credito fra i suoi compagni, che
gli
accordarono volentieri una parte principale nel d
to pel sentiero segnato dal Colombo un giudice maligno e parziale che
gli
forma un processo criminale, lo dichiara colpevol
nel continente americano la specie de’ leoni affricani e asiatici; ma
gli
Europei diedero il nome di leone al l’animale che
ia selvagge, che poco più di due secoli e mezzo indietro vi trovarono
gli
Europei, dopo che seguendo le tracce immortali de
incontrarsi ballando. Col ballo s’intimavano le guerre, si placavano
gli
dei, si celebrava la nascita di un fanciullo e la
iso, la voce, e così bene accomodati alle loro varie espressioni, che
gli
Europei durano fatica a credere che sia una scena
indole di que’ popoli, nella quale trionfa una sana morale. Ebbe pure
gli
Haravec (vocabolo corrispondente a inventore, tro
schere ed invenzioni. E’ probabile che un rito così strano precedesse
gli
spettacoli teatrali, ne’ quali veggonsi più ordin
assistendovi il maggior Inca con tutta la Corte. Il luogo, il tempo e
gli
spettatori esigevano decenza e gravità, e gli Ama
e. Il luogo, il tempo e gli spettatori esigevano decenza e gravità, e
gli
Amauti vi conservarono questo lodevole carattere
ne riportavano ricchi doni e favori particolari38. Non erano adunque
gli
attori del Perù schiavi abjetti come i Cinesi, be
si trova nell’antico continente. Nella Nuova Spagna non solo trovansi
gli
spettacoli dell’antica, ma la famosa città del Me
di statura e d’idioma più che altrove dolce ed elegante, vince tutti
gli
altri Messicani. Chiapa de los Indios è la città
mai più da veruno imitati. Vi si eseguiscono poi con destrezza tutti
gli
esercizj ginnici Spagnuoli, come corse di tori e
tichi riti e costumi conservata una viva e cara rimembranza, che solo
gli
attuali loro padroni potranno a poco a poco cance
rtazione di que’ suoi curiosi Saggi Apologetici) che io numerassi tra
gli
argonauti Italiani che aprirono il camino del Nuo
nza marittima, non si acquistò tanto credito fra i suoi compagni, che
gli
accordarono volentieri una parte principale nel d
to pel sentiero segnato dal Colombo un giudice maligno e parziale che
gli
forma un processo criminale, lo dichiara colpevol
nel Continente Americano la specie de’ leoni Affricani e Asiatici; ma
gli
Europei diedero il nome di leone a quell’animale
tica armonia ai trionfi ed alle conquiste? Qual distanza infinita tra
gli
autori d’un libretto dell’opera e i legislatori o
usico con una iscrizione od un sonetto, e nel collocare, che facevano
gli
antichi, tra le costellazioni la lira d’Orfeo com
iamo a disaminare. Noi abbiamo un contrappunto, del quale si dice che
gli
antichi non avessero alcuna notizia; abbiamo un’a
facendo vedere che la musica greca perdette il gran segreto di muover
gli
affetti a misura che si venne scostando dalla sua
n’armata, e se ne riporta una compita vittoria. Bisognava civilizzare
gli
Arcadi, perché troppo sanguinai e feroci? Il solo
o sull’armonia si costringono a cantare con certe regole i fanciulli,
gli
adulti e i vecchi, e l’Arcadia, che dianzi era il
le ed incorrotta nella sua istituzion primitiva. Furono singolari fra
gli
altri quelli di Sparta e di Creta. Tutte le loro
corde di più alla lira. Da ciò si rileva altresì il perché in seguito
gli
uomini più saggi fra i Greci, persuadendosi che f
cantar nei convitti le lodi degli dei e degli eroi affine d’impedire
gli
affetti della ubbriacchezza tanto più pericolosa
etti della ubbriacchezza tanto più pericolosa a que’ tempi quanto che
gli
animi non ancor dirozzati si trovavano naturalmen
esprimersi con più esattezza, altro non era che l’arte di far valere
gli
accenti della poesia. Separati che furono codesti
ltro celebre musico e poeta mossero guerra al nascente corrompimento;
gli
sforzi loro altro non fecero che ritardar per poc
ro altro non fecero che ritardar per poco la malattia senza impedirne
gli
effetti. [9] Il genere ditirambico divenuto alla
poesia, del ritmo e della musica. I compositori per distinguersi fra
gli
altri non seppero rinvenir altra via che la novit
assila ebbe a dire che la musica, agguisa della Libia, generava tutti
gli
anni un qualche mostro di nuova spezie113. Dopo l
le mentovate meraviglie della greca, se pur talvolta riesce di muover
gli
affetti, ciò non l’ottiene se non se slontanandos
atto scender dal cielo l’intelligenze superiori, e cavati dall’abisso
gli
spiriti. Credevano altresì che per mezzo dell’arm
vevano coll’acqua pei suoni freddi che generavano. L’armonia, secondo
gli
Arabi, era la panacea, ovvero sia rimedio univers
r tutte le malattie fondate sui tuoni dell’oud o liutto, come v’erano
gli
aforismi morali e i luoghi topici dell’arte orato
’era slontanato con fermo proposito di non più ritornarvi. L’idea che
gli
Arabi si formavano della musica si potrà meglio c
li stesso i suoi cantici al suono dell’arpa. «Il piloto vigilante con
gli
occhi fissi sulla bussola e premendo colla mano i
leggi armoniche, ci fa restringer quest’arte in così brevi limiti. Ma
gli
antichi, i quali aveano di essa nozioni più gener
cipio e vagante senz’altra regola che l’orecchio, né altra misura che
gli
spazi di tempo impiegati nel proferir le parole,
Che si dirà poi dell’arte che avevano i loro musici nel contrasegnare
gli
accenti, onde così spiccata e sensibile rendevasi
uoni ch’entrano nella composizione d’un canto. Secondo Isaacco Vossio
gli
effetti di questa misura del tempo si trovano anc
rimenti l’evoluzioni militari che dispongono i soldati al coraggio, e
gli
aiutano nella fatica118. Tal era l’affetto che q
rlo negli alterni battimenti del pettine allorché il suo parrucchiere
gli
pettinava i capegli. [18] I Greci lo consideravan
sione che ecciterebbe se sopposta fosse ai nostri sensi. Ora, siccome
gli
oggetti dell’universo agiscono sopra di noi con v
un qualche oggetto che agisse con imbarazzo, tardità, o fatica? Ecco
gli
spondei, e i molossi venivano in aiuto del compos
fissato che la trasposizione d’una sillaba sola bastava per cangiarne
gli
effetti. Di ciò ne basti arrecar una pruova. Essi
oco) adoperavano il giambo per guerreggiare coi loro nemici mentrechè
gli
autori drammatici all’incontro facevano uso del t
ndo di mano in mano il vigore ai vecchi che ballano nel coro. Secondo
gli
accennati principi il sistema della prosodia anti
o più adattate per esprimere l’avarizia, la petulanza, il fanatismo e
gli
altri vizi, e quali metri esprimano meglio le vir
. Noi studiamo presentemente, e ci applichiamo alla varietà de’ modi,
gli
antichi a quella del ritmo». 120 Indi ne ricava p
rinseca della greca armonia, chechè abbiano voluto dirci in contrario
gli
scrittori della storia musicale e i traduttori e
i dalla musica l’individuale cagione che dovea generarla. Però sempre
gli
vediamo intenti a trascegliere quei tuoni, quelli
gli vediamo intenti a trascegliere quei tuoni, quelli intervalli fra
gli
altri, quei menomi componimenti specifici che sem
i semituoni e di terze minori, era fatto per esprimere la tenerezza e
gli
amori. L’enarmonico, il più complicato e difficil
trumenti che si conveniva all’età ed al sesso. Secondo Giulio Polluce
gli
uomini adoperavano le tibie perfettissime, e seco
sto. Come la musica risorse fra noi ne’ più barbari secoli, nei quali
gli
spiriti non ancor digrossati erano incapaci d’abb
lcuna tra le arti di bisogno e quelle di puro diletto. In conseguenza
gli
autori o inventori delle note musicali contenti d
legia, la satira, l’ode, l’epigramma, l’idilio, l’egloga, la sestina,
gli
sciolti, le terze rime, l’ottava rima, la pastora
non mai disgiugnendosi l’una dall’altra, i confini della musica erano
gli
stessi che quelli della poesia. I nostri composit
uviae dum fata, Deusque sinebant.» e quest’altro d’Annibal Caro, che
gli
serve di traduzione: «Spoglie, mentre al Ciel pi
sapendo se la sillaba “spo” sia più lunga o più breve della sillaba “
gli
” o della sillaba “e”, non sa precisamente se alla
a sua patria)126 mostrano di far poco conto del vantaggio che avevano
gli
antichi nel regolamento del tempo, quasi che simi
nte costretto a cangiar di misura, principalmente in quei luoghi dove
gli
intervalli della voce essendo meno marcati, e con
isione non si possono misurar molti ritmi che attissimi sono a muover
gli
affetti. Con qual misura, per esempio, si rendere
esclusi dalla nostra misura, ma per le ragioni allegate finora anche
gli
altri che dai grammatici vengono chiamati anfimac
ra regnante127. Se non è concepibile in qual guisa le voci diverse e
gli
strumenti cantassero tutti all’unisono nei cori d
che il compositore debba esprimere un sentimento di allegrezza, e che
gli
intervalli più a proposito per rappresentare siff
i del tenore, del contralto e del basso procedano simultaneamente per
gli
altri intervalli mentre il soprano corre successi
o il restante è costretta a prevalersi di que’ tali elementi che sono
gli
stessi per esprimere ogni e qualunque spezie d’af
osizione essere obbligata, come lo era la greca, a scegliere non solo
gli
intervalli in genere tra il grave e l’acuto, ma g
cegliere non solo gli intervalli in genere tra il grave e l’acuto, ma
gli
intervalli in ispezie di maggiore o minore estens
ostro sistema musicale e quello degli antichi, e indicati in generale
gli
inconvenienti annessi alla nostra armonia, pare c
o le opinioni d’un solo, il disprezzo che ha per la capacità di tutti
gli
altri. Sentano essi adunque parlare due scrittori
ica (parla dei Greci) era finalmente e precipuamente diretta a muover
gli
affetti dell’animo, dove la nostra ha per iscopo
ncipalmente l’allettare e pascere il senso, e a trarre in ammirazione
gli
ascoltanti mercè la finezza dell’arte praticata i
ante belle invenzioni di Pitagora si sia perduta anche questa, di cui
gli
innamorati d’oggidì n’avrebbero un sì grande e sì
. Rispetto a modi siamo egualmente nella oscurità, non trovandosi tra
gli
antichi e moderni scrittori alcun filo sicuro che
chi ripon la sua essenza in una spezie differente di diapason; circa
gli
strumenti ci è del tutto ignota la maniera con cu
ie, o flauti semplici, doppi, obliqui, destri, o sinistri, trovandosi
gli
autori discordi a segno, che al medesimo strument
sommo di così mortificante avventura, scontrandosi poi nel Bourdelot,
gli
pestò il viso a forza di pugni dovuti più che all
la artifiziosa, e non valevole ad altro che a venire in contrasto con
gli
emoli suoi, né essere da uomo libero non avendo f
paratamente i rimedi, e di ridurre la musica, la poesia, il ballo, e
gli
altri rami appartenenti a cotesto delizioso spett
a maggior illustrazione dell’argomento. Al vantaggio non mediocre che
gli
amatori illuminati di siffatte materie potranno c
che i saggi dell’antichità risguardavano come il dono più grande che
gli
dei avessero fatto agli infelici mortali, formò m
ire che fra tutte le materie questa è forse quella intorno alla quale
gli
uomini si sieno vieppiù esercitati. Ma da una ban
a considerare la sua parte grammaticale, di cui ci esposero soltanto
gli
elementi; dall’altra poi i filosofi a niente bada
nto di vista ancor più vantaggioso de’ primi. Si sono finora limitati
gli
uomini ad insegnarci l’accozzamento de’ suoni, a
o, ch’io sappia, ha prestato per anco il servigio medesimo. E siccome
gli
obbietti d’imitazione nella musica sono infinitam
infinitamente più moltiplicati e molto meno costanti e sensibili che
gli
obbietti delle altre arti, avendo essa di più il
acere anche allor quando non ottiene il fine di acconciamente imitare
gli
oggetti, così fa d’uopo convenire essere oltre mo
prendente che di tali obbietti fanno i più degli artisti, i quali non
gli
adoperano le più delle volte fuorché ad abbellire
si parla o si scrive sopra le belle arti, si sono giammai consultati
gli
antichi senza ritrarne gran frutto? Egli è vero b
n cade in acconcio l’esporvi, o Signore, i differenti significati che
gli
autori più antichi e que’ de’ secoli posteriori a
enti ed appassionati. Lo stesso m’è venuto fatto d’osservare in tutti
gli
altri piedi da me indicati, ed ho ravvisato con p
con piacere (e meco l’hanno parimenti ravvisato i più dotti artisti e
gli
amatori dell’arte, ai quali comunicai le mie espe
) accordarsi esattamente l’osservazioni degli antichi colla natura, e
gli
esempi miei colle osservazioni degli antichi. [5]
iugne in appresso esservi dei monosillabi assai più lenti e più tardi
gli
uni degli altri, e ad esempio ci addita le parole
pevole190. [6] Da quanto ho l’onore di dirvi, o Signore, ne viene che
gli
antichi non ebbero il costume d’affastellar più n
un qualche motto della lunga controversia che durò sì lungo tempo tra
gli
eruditi, e che non può ancora dirsi spenta intorn
sare i suoni di questo linguaggio veramente musicale in occasione che
gli
stranieri erano avidi d’impararlo considerandolo
à breve di sua natura, ove unicamente sarà segnata con accento acuto;
gli
è questo un opporsi tutto ad un tratto al sentim
più aspri o più dolci, più lenti o più rapidi, più deboli o più forti
gli
uni degli altri. Prescindendo da ogni pregiudizio
i assai poco la gagliardia e la maestà che attribuivano a questo modo
gli
antichi, alla molle dolcezza del nostro “A-mi-la”
tà de movimenti e de’ modi, ma ancora di quelli de’ suoni; studio che
gli
antichi aveano molto a cuore, e che caldamente ra
applico alla melodia quel riposo di cui son tanto gelosi i pittori e
gli
architetti. La mancanza di questo induce dell’imb
ncordemente che fosse sconosciuta agli antichi. Il Signor Burette fra
gli
altri ha esposta quest’opinione con un’erudizione
ro imitarsi. In tali circostanze i suoni meno atti ad unirsi insieme,
gli
accordi i più disparati, e più aspri si cangiano
la poesia antica formava la principal sua imitazione, ed è perciò che
gli
antichi l’hanno mai sempre risguardata come l’ess
uelle che hanno per oggetto le cose non adatte alla fantasia, e tutti
gli
esseri fisici; chiamo fantastiche quelle che rapp
tutti gli esseri fisici; chiamo fantastiche quelle che rappresentano
gli
esseri morali e le idee della imaginazione, che n
e tragedie d’Eschilo, e di Sofocle, può senza dubbio maneggiar ancora
gli
argomenti tragici, grandi, e regolari. E appunto
to il mio ardore s’è acceso di nuovo. Il vostro consenso ha dileguati
gli
ostacoli, che fin ora aveano rallentato il mio co
dove si dimostrerà che il diletto che ci arrecano i diversi generi e
gli
stili diversi nella pittura, nella scoltura, nell
o. Tutta l’opera oltre la chiarezza alla quale si cercherà di ridurre
gli
spinosi, ed astrusi principi della espressione e
renderla capace di gareggiar colla greca. Ne contento d’incorraggiar
gli
altri col consiglio precedette loro ancora coll’e
cque soavi Ecco di verdi erbe, carca la terra ride. Scacciano
gli
alni i soli, co ’le frondi, co’ rami coprendo,
e l’italiano si vede costretto a dire in tre parole “io aveva fatto”,
gli
antichi si sbrigavano con una sola “feceram”; e m
llaba il suo quantitativo valore, lo che non potrebbe farsi, mancando
gli
esempi negli autori classici che o per una autori
e colla leggiadria del suo canto, che non il recitativo. Ecco perché
gli
Italiani hanno sempre considerata l’invenzione de
contrasto la preferenza sulla musica delle altre nazioni, nonostante
gli
abusi a cui va frequentemente soggetta, e dei qua
od in camera, ma non da mettersi in teatro. In secondo luogo, perché
gli
inconvenienti, a’ quali il Brown vorrebbe ovviare
rché gli inconvenienti, a’ quali il Brown vorrebbe ovviare, rimangono
gli
stessi nel piano proposto. S’é il poeta che parla
anza si passa dal racconto all’azione? Con qual verità si suppone che
gli
uditori nel sentir parlare il poeta abbiano di co
prove della sua presenza nella Compagnia de' Gelosi ; ma nè anche per
gli
anni successivi. Per questi anzi se n’ avrebbe ta
coi Gelosi al fianco d’Isabella Andreini, per la quale avea composto
gli
Scenarj che la misero più in voga, come La fortun
ici li sia prohibito per questo anno il recitar comedie, e ciò perchè
gli
era stato dato da lui il maggior disgusto che pot
tillato come uno spagnuolo, la vince nel cuore di Fiorinetta su tutti
gli
altri, per quanto sfoggio essi facciano delle lor
cenziarsi per costà il nostro Sig.r Flaminio Scala, et io quasi quasi
gli
avevo consigniato non so che ostriche per Mad.ª S
piene di vento, et soggiungendomi egli che si moveva per ubbidire, io
gli
supplicai, che già che egli sapeva non poter serv
e difficultà nel mantenersi uniti, come è solito de Comedianti. Et io
gli
lasciavo (come si dice) cuocere nel loro grasso,
magre, quando l’uno e quando l’altro cominciorno a venirmi a rompere
gli
orecchi, ma tutti a una non domandavano se non, u
detto et ridetto che non mi volevo impacciare di questo affare ma che
gli
farei sapere quanto mi pareva bene per utile loro
desiderio, mi tornorno tutti a dire, con humiliss.e preghiere di non
gli
abbandonare, che erono rissolutiss.i di non si vo
oler disunire, ne separare in modo alcuno, et che però in tal modo io
gli
comandasse che erano prontiss.mi ad ubbidire, ma
o a costoro che per 7 anni continui mi hanno obbedito al cenno, se io
gli
havessi rovinati et sprofondati, come loro tengon
saputo trovar parole da principiare non che da persuaderglielo. Però
gli
ho risposto che faccin bene che io gli aiuterò se
n che da persuaderglielo. Però gli ho risposto che faccin bene che io
gli
aiuterò sempre, e così li ho licenziati. Mi sono
la torre di Babel e non una compagnia de comici, se disunendo questi
gli
mescolassi con altri. Troppo dolce suona negli or
tri. Troppo dolce suona negli orecchi il nome della libertà, et etiam
gli
animali vivuti qualche poco in sieme non si fanno
imi et conosciuti i Lelij, le Florinde, le Flamminie, i Frittelini et
gli
Arlichini tutti huomini desiderosiss.i et ambizio
san troppo usi, et hanno rotte troppe scarpe in quel mestiero, et io
gli
ho per scusati, perché ancor' io più volentieri h
o delle volontà non è cosa terrena, ne da lontano si posson rimediare
gli
inconvenienti. Non voglio anche tacere a V. S. un
rtunità di tutti cotesti comici di cotesta compag.ia trattenuti costì
gli
faccia per strano dare orecchie, et dare qualche
verità personificata ; ammirato e stimato da Gustavo Modena (V.) che
gli
diresse lettere su argomenti d’arte, capocomico f
ella quale era anche primo attore. Richiamato dal padre a Milano, ove
gli
fu permesso di alternar l’arte della scena con la
ammirazione sconfinata per l’incomparabile artista, la quale su tutti
gli
profuse in privato epistolario e su per le gazzet
neo, sempre spiritoso, sempre giocondo, tu semini la gioia, tu ecciti
gli
applausi, tu desti l’ammirazione. O quanti attori
ello stoico, appagati degli applausi…. ma tu sogghigni, e mi dici che
gli
applausi sono una moneta in commercio non ricevut
ava sul pubblico. Quanto al Meneghino, egli s’adontava ogni qualvolta
gli
si desse il nome di maschera…. e lo si mettesse i
n italiano il D. Ippolito nel Filosofo celibe del Nota, riscuotendovi
gli
universali applausi. Ma, pur troppo, l’oro, come
versali applausi. Ma, pur troppo, l’oro, come accennava il Brofferio,
gli
mosse la guerra. Aveva preso in affitto il Teatro
ca che ci rende sensibili alle bellezze e ai difetti e che, indicando
gli
errori altrui, ci premunisce contro alle inavvert
men necessari ai progressi dell’umano spirito di quello che lo siano
gli
slanci del genio sempre coraggioso, ma talvolta p
ma talvolta poco avveduto. Il primo è come il microscopio applicato a
gli
occhi della ragione. La seconda è quel freno salu
dell’autorevol vostro suffragio codesto tenue saggio del mio zelo per
gli
studi voi, che siete solito d’accogliere con tant
rno alle opere di Mengs avete fatto vedere che il talento di regolare
gli
affari non è incompatibile con quello di conoscer
arpagiola Andrea. Padovano e non figlio d’arte (il nome di Parpagiola
gli
venne da una prossima parente, Dama di Corte di M
e da una prossima parente, Dama di Corte di Maria Luisa di Parma, che
gli
aveva lasciato parte delle sue fortune) era il 18
nia Duse ; e il n.° 4 di quell’anno delle Varietà teatrali di Venezia
gli
tributa parole di moltissima lode. Con lettera de
u il Vitaliani uomo di specchiata moralità, e un senile pervertimento
gli
procacciò processi, e pur troppo anche la carcere
lo spirito in bando : E mentre le strofe dei canti sommesso parlando
gli
van, gli passan, gli passano avanti le larve di u
to in bando : E mentre le strofe dei canti sommesso parlando gli van,
gli
passan, gli passano avanti le larve di un giorno
: E mentre le strofe dei canti sommesso parlando gli van, gli passan,
gli
passano avanti le larve di un giorno lontan !… «
io la chioma tua d’or ! » E dolce la bionda figura nel sogno sorrider
gli
pare ; poi lieve via via nell’oscura tenèbra dile
a dilegua, scompare…. Ma in aria invisibili canti pur sempre parlando
gli
van e passan, ripassano avanti le larve d’un gior
Armando, ch’egli soavissimamente incarnò, e in cui ben pochi ebbe che
gli
si accostassero. Nè ormai si fermò all’interpreta
l’atto matrimoniale) e da Giovanna Maria Gti (?). All’età di tre anni
gli
morì il padre : e la madre volse alla educazione
o italiano a Parigi (Tommaso Antonio Visentini), che recitava appunto
gli
arlecchini, e tentatosi invano di surrogarlo degn
ne’ Gemelli bergamaschi, commedia in un atto di Florian, per la quale
gli
furon dettati questi versi : Dis-moi, Carlin, pa
llevarlo di una perdita di 50,000 fr. per fallimento del depositario,
gli
procacciò, dopo morto, un elogio funebre, che res
vrebbe dovuto formarsi una onesta fortuna : ma la bontà del suo cuore
gli
procurò sciagure da parte di coloro cui diede int
ua felicità ne fu scossa. Talvolta, amareggiato nel fondo dell’anima,
gli
accadde di esclamare : Ho paura di non esserci ch
n ; atto di decesso e d’inumazione, contratto di matrimonio, ecc. Fra
gli
oggetti, che in un ingente furto commesso in suo
so in suo danno un giorno che egli era andato a desinar fuori di casa
gli
furon rubati, era anche un orologio antico portan
lio di lui, dirà che le cose nuove non appartengono ai debutanti, che
gli
attuali e provetti devono essere preferiti ; il f
: aveva saputo così bene guadagnare la benevolenza del Parterre, che
gli
parlava con una libertà e famigliarità, di cui no
bblico, o con esso far qualche scusa ? A lui si addossava tal peso, e
gli
ordinari suoi avvisi erano altrettanti aggradevol
uoi avvisi erano altrettanti aggradevoli trattenimenti fra l’attore e
gli
spettatori. Tuttavia anche a lui accadeva talvol
si alla ribalta ; e famigliarmente e sottovoce con un garbo tutto suo
gli
disse : Signore, l’altra metà del pubblico se n’è
che il bambino che tien Rosaura è il figlio di Arlecchino. Pantalone
gli
ordina di prenderlo e restituirlo a suo padre. Sc
i affidargli il loro figliuolo. Arlecchino si schermisce, dicendo che
gli
appartiene ; Celio replica ch’ei potrebbe inganna
gno di suo marito, giunge dolendosi del suo destino. Volge mestamente
gli
occhi verso la capanna, rimpiangendo la pace che
capino giunge col figlio d’ Arlecchino sotto il suo mantello. Rosaura
gli
si accosta per muovergli rimprovero ; Scapino la
contadino del rapimento di suo figlio, e avvicinatosi ad Arlecchino,
gli
strappa con destrezza, e strappa anche a Camilla
losia. Arlecchino appare, mentre questi si lascia andare al furore, e
gli
chiede suo figlio, e tanto l’importuna, che Celio
eau dinanzi alla Corte, e non piacque, a cagione di certe libertà che
gli
artisti s’aveano prese, mescolando alle scene tra
scene e facendo andar commedie intere a rotoli. Nè tale indignazione
gli
venne da speciale amore ch’egli portasse a quell’
nè mi son mai lasciato sedurre dagli applausi. E tanti furon davvero
gli
applausi, che ad essa dovette il Goldoni la sua a
letta. Questo illustre autore parve averci ricondotto per alcun tempo
gli
spettatori, con molte opere che i conoscitori han
rghe cognizioni per poter dare all’ingegno suo tutta la giustizia che
gli
è dovuta. Adunque non potendo apprezzar come si c
o nella classe de’comici, poichè nelle compagnie delle altre nazioni,
gli
attori, che sono almeno una trentina, non recitan
e nostre Compagnie dovran cedere di fronte alle Compagnie forestiere,
gli
artisti forestieri debbono tutti per natural sens
alia! In quella nazione cioè dove per poco non s’innalzanda per tutto
gli
altari al sublime genio del poeta cesareo; dove i
inse con ingegnosa adulazione da una sola banda acciò che guardandolo
gli
spettatori, ammirassero le maestose sembianze sen
contribuisce a lisciar le dizioni; ora framischiando artifiziosamente
gli
ettasillabi cogli endecasillabi per dare al perio
e’ numi il nume Canori accenti Spiegò talor; Se fra
gli
armenti Muggì negletto Fu solo ef
assalir le stelle, Fu donna sola, e imbelle Quella, che
gli
atterrì.» [7] Nel che è da osservarsi l’artifiz
musica accomodando lo stile lirico alla drammatica in maniera che né
gli
ornamenti dell’uno nuocono punto all’illusione de
nchè non torna al mar. Al mar dov’ella nacque, Dove acquistò
gli
umori, Dove da i lunghi errori Sper
sul pregiudizio. Osservisi la disinvoltura dell’autore nel presentare
gli
avvenimenti. Un sol verso, una sola parola gli ba
’autore nel presentare gli avvenimenti. Un sol verso, una sola parola
gli
basta alle volte per far capire ogni cosa. Osserv
volte per far capire ogni cosa. Osservisi l’arte colla quale informa
gli
spettatori in sul principio di ciò ch’è lor d’uop
ché tende a schivare le lunghe dicerie dei tragici del Cinquecento, e
gli
ambiziosi ornamenti di moderni Francesi, ma perch
da meraviglia e da stupore ascoltando l’elevatezza de’ sentimenti che
gli
mette in bocca il poeta in una delle situazioni p
itore di quella città, ove trasse i natali. «E che tant’ami in lei?»
gli
addimanda Serse sdegnato. Alla quale interrogazio
Osservisi ancora di qual impareggiabile poetica venustà rivesta egli
gli
argomenti più astratti della filosofia; come fra
ne fra i critici illuminati se possano degnamente trattarsi in poesia
gli
argomenti metafìsici, attesa la difficoltà che si
distinto: ei non soggiace a forma, Come tutto il creato: e se
gli
assegni Parti, affetti, figura, il circons
segni Parti, affetti, figura, il circonscrivi Perfezion
gli
togli. Ach. E quando il chiami Tu stesso e
Petrarca) il primo poeta filosofo della sua nazione. [22] Nè di meno
gli
è debitrice l’arte della decorazion teatrale. Que
squadre di Sammete e le guardie reali, vincitrici al fine rincalzando
gli
altri, lasciano vuota la scena. Verso il fine del
er le lagrime, che ha cavate loro dagli occhi, si è l’arte di muovere
gli
affetti. La sua eloquenza è il «lene tormemtum» d
do colla sua cetra. «Quella cetra ah pur tu sei, Che addolcì
gli
affanni miei, Che d’ogni alma a suo talen
vato deliquente si lagna cogli dei perché, lasciandogli il suo cuore,
gli
abbiano fatto il dono d’un impero; in questa ti l
ano di sposo ad un suo odiatissimo nimico, o di vedersi uccider sotto
gli
occhi l’unico suo figliuolo. «Prenditi il figli
are l’attenzione delle belle: ci voleva in allora la metà della vita,
gli
errori d’Ulisse e le dodici fatiche d’Ercole. Ne’
rcarono bensì alcuni scrittori d’opporsi alla general corruzione, tra
gli
altri Leone Ebreo, il Bembo, lo Speroni e il Cast
tti loro la foggia platonica di amare, e facendo scender di nuovo tra
gli
uomini quella vergine celeste, che avea servito d
a le favole poetiche l’amore eroico del tempo de’ paladini, e rimandò
gli
aerei ragionamenti degli scioperati scrittori al
volmente è divenuto signore degli animi quanto che le persone gentili
gli
appone il loro spontaneamente, nulla temendo da l
e aquile romane sbigottite dal furore di Attila; sentir sospirare fra
gli
allori trionfali un Cesare arbitro del destino de
, la sapienza, la grandezza, il valore, in una parola quanto avvi fra
gli
uomini di più cospicuo, e di più rispettabile pro
o grado l’eloquenza del cuore, né sa meglio di lui porre in movimento
gli
affetti, inviluppar gl’interessi e metter l’uno a
continui è costretto a condurre: a quella varietà che maneggia tutti
gli
stili, che dipinge tutti i caratteri e che trasco
e ed ardita immaginazione, la quale tante e sì maravigliose stranezze
gli
fa trovare per via, e che sì eccellente il rende
’Anglante per le campagne; quanto è più pregievole strappar dal cuore
gli
affetti che descrivere i palagi incantati, penetr
il prostituire i più trillanti colori della toscana poesia dipingendo
gli
osceni atteggiamenti di Fiammetta, e di Alcina, l
lente di melodrammi, nel qual genere non ha avuto l’eguale finora, ma
gli
è debitrice in parte eziandio di quella perfezion
oi Guadagni, e coi Pacchiarotti possono con qualche ragione chiamarsi
gli
allievi del Metastasio, essendo certo che a tanta
verranno a combinarsi spontaneamente nella sua mente, le vaghezze, e
gli
ornamenti gli si presenteranno innanzi senza cont
mbinarsi spontaneamente nella sua mente, le vaghezze, e gli ornamenti
gli
si presenteranno innanzi senza contrasto, ed ei s
minar meglio. Metastasio è il Palladio e il Vignola, e i maestri sono
gli
esecutori. Quindi con non minor verità che eloque
l suo genio riscalderà il tuo; tu sarai creatore al di lui esempio, e
gli
occhi altrui ti renderanno ben tosto quei pianti
o da quella energica e rispetabile follia del bello, che caratterizza
gli
amabili favoriti della natura. Bisogna saper vers
nda i moti suoi Ogni Zeffiro leggier.» [37] Così si vincono
gli
autori imitandoli. Una cosa che non dee tralascia
darsi senza eccezione certe sue frasi, come sarebbe a dire: «Svenare
gli
affetti, Opprimere in seno la fiamma adorata del
viati, o adotterà quelle formole mosse dall’autorità dell’inventore o
gli
perdonerà volentieri qualche neo di stile e di li
osa, o troppo visibilmente marcata; s’abbia tolta l’arte d’intrecciar
gli
accidenti da Calderon, autore ch’aveva tra i suoi
al cosa basta per dare agli oggetti imitati quell’aria di novità, che
gli
rende pregievoli. I miei lettori amerebbero forse
el teatro. Non v’è un solo fra suoi drammi, (s’eccettuati non vengano
gli
oratori e qualche altro breve componimento) dove
ell’impetuoso e feroce Radamisto. Ma qual interesse ho a prendere per
gli
affettati sospiri di Amenofi, di Barsene, di Cleo
ta la notte riposare pel disagio recatogli da una foglia di rosa, che
gli
si era sotto il fianco ripiegata. [42] Cotali rif
S’è debolezza Amor. Quando da sì bel fonte Derivano
gli
affetti Vi son gli eroi soggetti,
Quando da sì bel fonte Derivano gli affetti Vi son
gli
eroi soggetti, Amano i numi ancor.» [43
an Catone non si sarebbe versato sulla tomba della romana libertà, né
gli
avanzi della più sublime virtù, che abbiano ammir
tore fortunato. [44] Nè può piacere al buon senso che uomini nati fra
gli
scogli della Mauritania, o sulla riva del Gange,
Certo non è.» [46] E chi non riderebbe ascoltando quel Polifemo, che
gli
antichi chiamarono «mostro smisurato, orrendo e d
zione a quello dell’affetto, e il preferir al linguaggio della natura
gli
sfoggiati ornamenti dello spirito. Nulla di più c
Chi ha la serenità d’animo che basta per descriverci così alla minuta
gli
oggetti esterni, muove un forte sospetto d’ipocri
ega intempestivamente ad Emilia la passione che ha per lei, e ch’essa
gli
risponde: «Qual mal p
la; che i personaggi invece di badar agli avvenimenti che hanno sotto
gli
occhi, s’intertengano insieme a far delle lunghe
sa lo scambievole amore tra Farnaspe ed Emirena promessi sposi sotto
gli
auspizi del padre che sa gli ostacoli che frappon
Farnaspe ed Emirena promessi sposi sotto gli auspizi del padre che sa
gli
ostacoli che frappone alla loro unione il conquis
enzio, un rossor, quel che non dici Farà capir. Son facili
gli
amanti A lusingarsi. Ei giurerà, che l
i giurerà, che l’ami: E tu quando vorrai Sempre
gli
potrai dir: nol dissi mai. Em. Non so dove s’appr
per conseguenza a tali cagioni anziché all’autore debbano attribuirsi
gli
accennati difetti. Un Aristarco più severo di me
sendo certo che quei poeti altro non ebbero in vista che di riscuoter
gli
effimeri applausi di un volgo stolido di spettato
i un uomo di talento si conosce appunto dal sollevarsi ch’ei fa sopra
gli
errori e i pregiudizi dell’arte sua; che l’irrevo
ppena vi si ritrova un solo personaggio che conservi il carattere che
gli
vien dato dalla storia, o che sarebbe proprio del
ei numi, niega a Cesare sotto un pretesto leggierissimo l’udienza che
gli
aveva dianzi promessa, né si sdegna di mischiare
; che tutti si scoprano appunto nelle stesse circostanze, e quasi per
gli
stessi mezzi; che gl’intrecci siano ovunque e dap
drammi di Metastasio può quasi dire di averli scorsi tutti quanti che
gli
scioglimenti riescano non solo troppo uniformi, m
dannava, col qual atto eroico disingannato alla perfine il barbaro re
gli
concede il desiderato perdono, o perché l’amata e
ituazione, ma come torna più in acconcio al poeta. Da essa deriva che
gli
attori parlino ad alta voce, se la intendano e si
uistione in suo favore, s’impiantano altrettante di nuovo quanti sono
gli
scrittori che s’addurranno in difesa108. [65] Ma
eta per censurarlo. Deponga egli (io glielo prego) se venuto in mente
gli
fosse cotal sospetto. Protesto ampiamente che la
Regolo, Temistocle, la Betulia liberata, il Gioas con pressoché tutti
gli
altri oratori sacri; come buone l’Ezio, l’Artaser
me già fece di quello di Lino e d’Orfeo. 94. [NdA] È fama che sotto
gli
auspizi della presente imperatrice delle Russie s
di sopra in Metastasio la sua maniera di trattare l’amore, sembra che
gli
rubbi in seguito la stessa lode facendo vedere ch
convengono. Quella ne loda l’uso più volte felice: questa ne condanna
gli
abusi, e l’uno e gli altri debbono essere esposti
loda l’uso più volte felice: questa ne condanna gli abusi, e l’uno e
gli
altri debbono essere esposti con imparzialità, e
icolari di ogni teatro. Cominciamo dagli Orientali. Prima che altrove
gli
spettacoli scenici inventaronsi nel vasto antichi
lascia di ammirare la loro abilità di rappresentare, e sono in pregio
gli
attori eccellenti, e si encomiano soprattutti que
ata incantatrice illusione che tiene sospesi ed attaccati alla favola
gli
ascoltatori. I Cinesi non distruggono questa bell
l primo di essi, che equivale a un prologo, chiamasi Sie-Tse, e tutti
gli
altri Tche. Quanto alla musica trovasi da tempo r
musica, anche Chun uno de’ più celebri Imperadori Cinesi, che secondo
gli
storici della nazione regnava intorno a 22771 ann
i prima dell’Era Cristiana, col suono del Kin si accingeva a trattare
gli
affari dell’impero. E perchè ogni dinastia ebbe u
te impresso, e quando i Mandarini d’armi e di lettere si uniscono per
gli
esami, e quando il Capo de’ discendenti di Confug
cui non si uccida alcuno. In tre ore di rappresentazione si espongono
gli
evenimenti di trent’anni. Comparisce fanciulla, a
isimile e grande atta a produrre l’illusione che sola può trasportare
gli
ascoltatori in un mondo apparente per insegnar lo
a ben condursi nel vero30. Oltre alle rappresentazioni riferite hanno
gli
Orientali coltivati da gran tempo i balli pantomi
e. Un solo musico di età avanzata e per lo più il più brutto di tutti
gli
uomini le segue e le accompagna con uno stromento
si solo di prescrivere agli attori di rispettar la regina, altrimenti
gli
avrebbe fatti impiccare. I Giuochi de’ Piselli P
ne perderono il teatro, il quale tornò a convertirsi in ospedale. Se
gli
sforzi di quel re, amante del sapere e degli uomi
ettacoli, nel 1561 ne fé rappresentar diversi in Fontainebleau, e fra
gli
altri una commedia tratta dall’Ariosto degli amor
elmo una giovane ch’egli ama e fa passar per sua cugina, e finalmente
gli
scopre il secreto: J’aime ta femme et avec elle
mpi si cerca di dissimulare; egli é solo sorprendente (soggiugne) che
gli
ecclesiastici, i quali vi son ritratti, non abbia
no! Inghilterra Non erano meno grossolani delle farse francesi
gli
spettacoli scenici dell’Inghilterra in buona part
ero tanti letterati per far risorgere la greca poesia drammatica, per
gli
cui sforzi furono imitati, ed esposti all’ammiraz
verso e la prosa. Morì d’anni 55 nel 1616, e per onorarne la memoria,
gli
fu eretto un magnifico monumento nell’abadia di W
San Pietro. Ancor quando non vennero animati dallo spirito di partito
gli
alemani di quel tempo presero gli argomenti dalla
ro animati dallo spirito di partito gli alemani di quel tempo presero
gli
argomenti dalla religione e dalla sacra scrittura
duzioni dallo spagnuolo, dal latino, e dal greco. La prima s’intitola
gli
Amori di Melibeo e del Cavalier Calisto, tragedia
Bayle art. Chocquet. 167. M. d’Argentré Histoire de Bretagne presso
gli
Aneddoti delle Regine di Francia, tom. III. 168.
cciata la penna luminosa del genio. Al presente restano a disaminarsi
gli
ornati fra i quali il ballo ottiene un luogo così
essa guisa che i gesti fuori di misura non formano cadenza. Gli uni e
gli
altri, per costituire un’arte, hanno bisogno d’es
a dalla dolcezza inerente a qualunque tuono. Nel secondo raccogliendo
gli
accenti precisi della voce umana in qualunque sit
ursi un siffatto strumento, ma havvi ogni apparenza di credere che se
gli
uomini non avessero sviluppato giammai l’organo d
sperienza ci fa vedere che i fanciulli, non sapendo ancora articolare
gli
accenti, trovano pure il segreto di farsi intende
za profferir parola la sommità de’ papaveri, che grandeggiavano sopra
gli
altri; Dario re dei Persi, che essendosi inoltrat
ra a que’ popoli, si vede comparir avanti da parte loro un araldo che
gli
appresenta una rana, un topo, un uccello e cinque
pattuiti significati, serve a trasportare da un luogo all’altro tutti
gli
arcani della galanteria, senza temer la gelosa vi
ica, alla educazione pubblica, alla guerra e al culto religioso. Come
gli
dei e gli eroi furono tenuti poeti e musici così
educazione pubblica, alla guerra e al culto religioso. Come gli dei e
gli
eroi furono tenuti poeti e musici così furono anc
sofia dal cielo, colui che dall’oracolo fu riputato il più saggio fra
gli
uomini, il maestro di Eschine, di Platone, e di S
aglia per accendersi al coraggio, nel sortire di essa per ringraziare
gli
dei, d’intorno al talamo coniugale per augurare l
fatto ignude e divise in più cori innanzi al simulacro di Diana sotto
gli
occhi della gioventù maschile, e in presenza del
o rappresentativo sono le stesse che esigono le azioni drammatiche, e
gli
argomenti della oratoria. Debbe cioè apparire la
e, un filosofo che silogizza (e in questi esempi si racchiudono tutti
gli
altri di simil genere) non sono modelli opportuni
nza della pantomima. [12] Come la poesia ha i suoi diversi stili così
gli
ha parimenti la danza, e i vizi e le virtù di ent
plicazione del ballo nella prima maniera, e così è fama che facessero
gli
antichi, appo i quali le intiere azioni tragiche
attore. Ma siffatto sistema eseguibile forse per poco tempo e mentre
gli
spettacoli erano sul nascer loro non poteva conti
mpo sulla scena un altro linguaggio che distrugga l’ipotesi, e che se
gli
spettatori si prestano di buon grado ad un genere
ulla storia o sulla tradizione. Così perché la storia ci assicura che
gli
Spartani usavano d’un certo ballo particolare nel
problema non farebbe nemmeno una questione, poiché basterebbe volger
gli
occhi a qualunque teatro per vedere quanto spazio
episodio straniero al soggetto, ed io sfido tutti i Pitraot, e tutti
gli
Angiolini dell’Europa a trovare un ballo pantomim
questo che sedusse gl’inventori della drammatica, determinandoli fra
gli
altri errori a troncar i componimenti per metterv
ra esse cavalcavano due amorini con le loro facelle accese in mano, e
gli
archi, e turcassi alle spalle. Innanzi al carro p
tri erano la più bizzarra cosa del mondo; ma non si può dir a chi non
gli
ha visti, com erano. La quarta fu un carro di Giu
e tanto naturali, ch’io stesso non sapeva come fosse possibile, e pur
gli
avevo visti e fatti fare. Innanti due aquile e du
ro infinito di strumenti che suonavano diverse sinfonie rispondendosi
gli
uni agli altri a vicenda. Dopo aver fatto mostra
ler non per tanto smuover il globo e scaricarsi da un peso enorme che
gli
avea per tanti secoli gravate le spalle, consegna
sso ai Francesi, erano quelli detti della corte antica, ne’ quali fra
gli
altri compositori si distinse particolarmente Ben
i. [26] Vennero in seguito i balli tratti da soggetti allegorici dove
gli
enti di ragione, e le figure imaginarie come il R
la cadenza più marcata, dalla qual novità commossi secondo il solito
gli
adoratori del rancidume si diedero tosto a gridar
per la rappresentazione delle pastorali da lui modulate e celebre fra
gli
altri divenne uno chiamato il Granduca. In seguit
vegga brillare ne’ fiori, che traluca nelle pietre più preziose, che
gli
uccelli più rari se ne adornin le piume, e che se
perigliose, gl’inganni, le frodi, le menzogne piacevoli, le lusinghe,
gli
artifizi, le buffonerie, le lepidezze, e le novel
ccaria, di Gleim e d’altri poeti stimabili non meno che cogli Hendel,
gli
Stamitz, i Bach, i Nauman, i Gluck, gli Hayden, i
li non meno che cogli Hendel, gli Stamitz, i Bach, i Nauman, i Gluck,
gli
Hayden, i Graun e tanti altri rispettabili profes
esentata in Vienna fece quasi fremere dallo spavento e dalla sorpresa
gli
spettatori lasciando in dubbio gli astanti se il
re dallo spavento e dalla sorpresa gli spettatori lasciando in dubbio
gli
astanti se il prodigioso effetto che risentivano
arono i più rinomati componimenti182. Angiolini campeggia in oggi fra
gli
altri non meno per la bravura nell’inventare e ne
apparisce chiara e sensibile agli occhi dell’ottimo giudice, e quando
gli
effetti che ne risultano sono tali appunto quali
più atti alla persuasione, egli otteneva l’intenta di volgere ovunque
gli
tornava in acconcio le menti e lo spirito dei Rom
drò che le linee tirate da loro invece di tendere ad un centro comune
gli
sono anzi divergenti, se attenuta non ritroverò n
con ragione) che o l’arte è fallace e imperfetta di sua natura, o che
gli
artefici lontano dall’averla perfezionata l’hanno
Di farmi distintamente comprendere l’azione ch’egli mi metterà sotto
gli
occhi, di regolarla colle leggi che prescrive il
e intesa dagli spettatori. Ecco le belle parole che mi danno l’arte e
gli
artefici. Le attengono in pratica? Esaminiamolo.
no quelle che per mezzo degli altri sensi vi si trasmettono; perocché
gli
altri sensi non rappresentando all’anima se non s
rti non isvegliano se non se uno scarso numero d’imagini, laddove per
gli
occhi manifestandosi tutto quanto è l’oggetto all
dri una successione, un muovimento che mettervi non ponno i pittori o
gli
scultori condannati a non esprimere fuorché un so
nsin allora di benefizi, e che ha fatto di già il suo testamento dove
gli
lascia un immenso retaggio? Come mettere avanti g
o testamento dove gli lascia un immenso retaggio? Come mettere avanti
gli
occhi l’idee riflesse di Bruto, i suoi rimorsi, l
ccò in sorte ad altri, che dall’isola di Lemno tra Isipile, Giasone e
gli
Argonauti si videro trasferiti dal pantomimo ai c
bandona ad una spensierata allegrezza. Balli dove si fanno gambettare
gli
esseri meno a proposito traendo dal loro ritiro i
ene formi un quadro spaventoso e terribile, fa tuttavia esposto sotto
gli
occhi troppo gran violenza all’imaginazione184. B
ro, e si danno scambievolmente ballando segni di tenerezza, senza che
gli
spettatori possano comprendere il perché. Ecco ap
nzatrici del loro fortunato ritorno. [39] Ho cercato di mettere sotto
gli
occhi l’argomento dell’anzidetto ballo con una ch
to dell’anzidetto ballo con una chiarezza che certamente da niuno fra
gli
spettatori si ravvisava sul teatro di Bologna dov
eo la grotta, il mare, il vascello, i marinari, la tempesta con tutti
gli
altri episodi posticci ed inutili. [40] A tale pr
il muovimento che deve avere per generare l’interesse.» Quindi è che
gli
eroi della favola o della storia imitati dai ball
i timori la dura sentenza che m’ispirano essi. Se vogliamo conservare
gli
altri piaceri più delicati e più gentili farebbe
e di gusto s’avvicinano ad essa) il volgo, dico, è quello che regola
gli
spettacoli, e della sorte loro imperiosamente dec
essa la convenzione di parlare e non quella di suonare, il sentir poi
gli
strumenti che fanno in certo modo da interlocutor
uogo il coro furono così grandi che giunsero a far ristuccare di esso
gli
uditori a segno di costringerli (come lo dice un
ia, e ne facessero perdere la pazienza ai suonatori. Tanto è vero che
gli
uomini giudicano degli oggetti a misura delle dis
exions sur la poésie et la peinture, Tom. 3. Sec. 10. 182. [NdA] Fra
gli
altri merita particolare stima Don Vincenzo Marti
nto. Ma altro è il narrare siffatte cose, altro è l’atteggiarle sotto
gli
occhi. Orazio ce lo insegna colà dove dice
a fantasia di chi ascolta è abbandonata a se stessa, e n’ingigantisce
gli
oggetti a misura che gli sente. Nella rappresenta
è abbandonata a se stessa, e n’ingigantisce gli oggetti a misura che
gli
sente. Nella rappresentazione ella è circoscritta
r fronte agli spettri. Omero in più luoghi delle sue opere mi dipinge
gli
dei poco dissimili dai mortali, hanno eglino pell
l paro degli uomini, il poeta dunque non ismentisce se stesso qualora
gli
fa venire alle prese con loro, né gli spettatori
on ismentisce se stesso qualora gli fa venire alle prese con loro, né
gli
spettatori hanno occasione di ributtarsene essend
urpavano, sarebbe forse a suo favore decisa la lite di preferenza. Ma
gli
affetti universali dell’uomo trovandosi variament
e sapere l’elevarono fra’ suoi alla carica di segretario di stato, e
gli
diedero nella repubblica letteraria il nome di po
. Anton Maria Salvini la tradusse dall’originale in toscano idioma, e
gli
Accademici Compatiti di Livorno la recitarono nel
le Nestenus. Piena di energia e di quella maschia eloquenza che eleva
gli
animi singolarmente in quanto appartiene al carat
t sur aucun thèâtre . Non v’ha scena dell’atto I che non si aggiri su
gli
amori di Porzio, di Marco, di Giuba, di Marzia, d
mpronio, o sulla congiura tramata da questo scellerato con Siface che
gli
rassomiglia. L’atto poi termina all’inglese, cioè
oco. Fatto ciò, la rigetto. Egli determina di rapirla travestito con
gli
abiti di Giuba. Bella pensata! dice egli stesso,
Strana cosa è certamente che il saggio Adisson non abbia schivato nè
gli
abusi della scena tragica francese ed inglese rig
ire, che ne disapprovò le scene staccate che lasciano il teatro voto,
gli
amori freddi ed insipidi, una cospirazione inutil
ser questa una risposta particolare ad una censura generale fatta per
gli
amori subalterni, non di Marzia e Giuba soltanto,
vrei…Di rimanere oppresso Non dubitar, che allora Tu solo non basti,
gli
dice Cesare, ed io potrei I giorni miei sacrific
a accanto alla mia. È condotto in iscena il corpo di Marco, e Catone
gli
va incontro dicendo, Welcome mi son, «benvenuto,
esare! Per lui i votati Decii, I Fabii cadder, vinser
gli
Scipioni. Anco Pompeo pugnò per Cesar! i maggiori
accenna, e mostra. Eternità! pensier grato e tremendo! Il sonno poi
gli
aggrava gli occhi, ed egli vuol prima soddisfare
mostra. Eternità! pensier grato e tremendo! Il sonno poi gli aggrava
gli
occhi, ed egli vuol prima soddisfare a questo bis
Colpa o timore Svegliano altrui, Caton non
gli
conosce, A dormire o morire indifferente. Catone
erva morendo la sua grandezza d’animo non meno che la tenerezza verso
gli
amici, pe i quali egli cerca se può far qualche c
i egli cerca se può far qualche cosa negli ultimi momenti. Sul finire
gli
sopravviene un dubbio sull’avere troppo affrettat
he osservammo sin dal principio di questa istoria, che presto o tardi
gli
uomini raccolti in grandi o picciole famiglie son
more di esservi morto. I di lui genitori sussistono stentatamente per
gli
scarsi soccorsi della stessa Carlotta. Wilmot che
da l’affettuoso servo Randal, ed essendo egli vicino a partire Wilmot
gli
dice: Addio… Ti arresta. Tu non conosci il mondo
rlo conosciuto; pria di separarci debbo darti un consiglio… asciugati
gli
occhi, o Randal; se piangi, non potrò parlare. Od
? vuoi mutar fortuna? Lascia i libri, rinunzia alla filosofia, studia
gli
uomini; questo solo studio ti basterà. Tu da essi
così sciocco di fidarsi della tua apparente onestà. Mi consigliate (
gli
dice il servo) a far quello che voi avreste vergo
ato corrivo, vorrei che tu fossi più accorto; vorrei che tu trattassi
gli
uomini come essi meritano, come hanno trattato me
uicidio detestabile per mezzo di un delitto minore. Ella piange, ella
gli
rimprovera la vita passata. Wilmot si fa sedurre.
iusto che noi vi siamo tormentati. Egli entra. Agnese lo seguita con
gli
occhi, ne descrive i movimenti che esprimono i di
ati da chi ignora il segreto di commuovere e di chiamar le lagrime su
gli
occhi con minor quantità di colori oscuri, potrà
arà morta nella tragedia, venga fuori co’ medesimi abiti a far ridere
gli
spettatori. Un critico Inglese censura seriamente
ciò che dicesi gran mondo, avendo animati con tinte vivaci e naturali
gli
uomini ben nati e male educati, falsi, doppii e f
commedie francesi ove trionfa un solo carattere principale, rimanendo
gli
altri illuminati da una luce riflessa, in questa
menti ajutati dalla musica e dal ballo. Egli con due dissertazioni su
gli
spettacoli che formano una specie di storia del t
lla Siddons eccellente attrice, alla quale tributano gl’Inglesi tutti
gli
elogii per la verità, l’espressione e l’energia,
tira ardita sopra tutti i ceti, non risparmiandosi i nobili, le dame,
gli
avvocati, le persone di corte, e fin anco i minis
i. Il Mendico che nell’ultima scena torna in teatro col commediante,
gli
dice: Nel corso dell’opera avrete notata la gran
spettacoli nazionali. Vi fu poscia richiamata; ma sembra che di tutti
gli
spettacoli scenici l’opera italiana sia colà la m
armonia di tutto l’edificio . Di gusto e di capacità somigliante sono
gli
altri due teatri. Più armonia si scorge in quello
porzioni di cerchi, ma di poligoni tanto la parte anfiteatrale quanto
gli
scaglioni della platea. Il teatro di Drury-Lane v
nobili; benchè per questa parte trovinsi in Europa diversi teatri che
gli
uguagliano ed alcuni che gli superano. Ma niun te
te trovinsi in Europa diversi teatri che gli uguagliano ed alcuni che
gli
superano. Ma niun teatro del mondo ha pareggiati
e di Galles con quattrocento. Concorsero ad aumentarne il fondo anche
gli
spettacoli scenici. Gl’impressarii prestarono gra
pettacoli scenici. Gl’impressarii prestarono gratuitamente la sala, e
gli
attori lasciarono in beneficio della società le l
si schierarono sul teatro 75 giovanetti, de’ quali niuno oltrepassava
gli
anni diciotto, e quaranta uomini provetti vestiti
a pompa! che decorazione invidiabile! Oh chi potesse congiungerla con
gli
ornati, le dorature, i cristalli e le superbe ill
ulminato dalla celeste maledizione. L’indole diversa dell’uomo cangia
gli
effetti delle passioni. Los-Rios di cuore corrott
suggello dei reprobi. Già la tromba propagatrice delle umane vicende
gli
dà il nome di terribile, e le opere sue singolari
e da tutti ; ma ciò non basta a toglierli la taccia di scellerato che
gli
empi suoi delitti hanno scolpita a caratteri di s
zione, e mantengono sempre vivace la scena. Ciò fu anche in vista che
gli
animi giornalmente da gravi cure oppressi, richie
lità (all’usanza de’ Cureti e de’ Lidii, da’ quali traevano l’origine
gli
Etruschi) riuscì ad essi molto grato, Ma confusa
oesia scenica, la quale nè anche doveva coltivarsi senza gl’impulsi e
gli
esempli or degli Osci, or della Magna Grecia, or
à maggiore alla poesia rappresentativa recarono a Roma dalla Campania
gli
Osci, i quali vi furono chiamati a rappresentare
fiume Volturno alcune sue spie pratiche del parlar Osco per esplorar
gli
andamenti del nemicoa. In secondo luogo stabilito
uo in Roma la gioventù Romana volle sottentrare a rappresentarlo dopo
gli
attori nativi di Atella, e se ne riserbò il dirit
hiavi e perciò mirati con disprezzo e reputati infami. Appresso a ciò
gli
attori Atellani non perdevano il nome ed il dirit
se drammi migliori? Perchè, secondo il nostro avviso e del Casaubonb,
gli
arguti copiosi sali e le vivaci piacevolezze che
la denominazione d’Italia propriamente designava il paese che tennero
gli
Osci, gli Ausoni e gli Enotriia, e che più tardi
azione d’Italia propriamente designava il paese che tennero gli Osci,
gli
Ausoni e gli Enotriia, e che più tardi poi sotto
ia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e
gli
Enotriia, e che più tardi poi sotto nome d’Italia
nza del Cantel? Le parole impudiche dagli Osci si dissero oscene a, e
gli
Osci presero il proprio nome dall’oscenitàa. L’un
are che egli I toglie agli Osci l’originalità di tali favole da tutti
gli
antichi loro accordata, 2 che le crede la stessa
a supporre che le Atellane non sono indigene de’ nostri paesi, ma che
gli
Osci le presero da’ Fenici, perché questi le port
risparmiarsi la pena che si diede di distruggere ciò che ne scrissero
gli
antichi, e di edificare su di un fondo arenoso. F
ie e commedie seguendo i Greci ma per essere stato il primo a volgere
gli
animi degli spettatori dalle satire alle favole t
atori dalle satire alle favole teatralia, per la cui rappresentazione
gli
fu assegnato il portico del tempio di Pallade. La
ia presso Lecce, ed un’altra presso Taranto; ed alcuni autori trovano
gli
additati monti nelle vicinanze di Taranto, ed alt
pecie di versi adoperando, con eleganza superiore a quell’età, deride
gli
auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl
si adoperando, con eleganza superiore a quell’età, deride gli auguri,
gli
astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl’interpreti
on eleganza superiore a quell’età, deride gli auguri, gli astrolaghi,
gli
opinatori Isiaci e gl’interpreti di sogni, aggiug
ralmente la greca tragedia. Per vederne la guisa possono confrontarsi
gli
squarci che soggiungo. Nella tragedia di Euripide
ante il pretendere che il proprio gusto abbia ad essere norma a tutti
gli
altri! Comprendo che la pratica del teatro dimost
ranchezza (come seguendo Bayle fassi da alcuni i quali sogliono mirar
gli
oggetti da un lato solo) che in ciò il Francese s
tto chiamato Saurea. Ricorre a Libano suo servo assai trincato. «Io (
gli
dice) amo mio figlio e voglio esserne amato. Così
ceve poi Argirippo, il quale con questa chiave riapre quell’uscio che
gli
era stato chiuso in sul viso. Si destina la cena,
re il vecchio insieme col Villano fortunato, la moglie fa vestire con
gli
abiti di Casina il servo Calino rivale escluso, i
ima col rustico marito, indi col vecchio commarito, come dice Plauto,
gli
respinge a pugni e a calci, e gli caccia in fuga.
ecchio commarito, come dice Plauto, gli respinge a pugni e a calci, e
gli
caccia in fuga. L’azione termina con iscoprirsi C
artenente al Ruffiano, che contiene molte ricchezze e una cestina con
gli
ornamenti infantili della fanciulla Palestra e va
nti infantili della fanciulla Palestra e varii altri contrassegni per
gli
quali un dì potesse conoscere i proprii parenti.
favola Plautina, nel quale scagliansi diversi tratti satirici contra
gli
spergiuri, i litiganti di mala fede e i falsi tes
reso di Pasicompsa l’amata di Carino. Chiede a un servo chi ella sia,
gli
è dato a credere essere una schiava comperata dal
igliuolo per servire alla madre. Il vecchio si abbocca col figliuolo,
gli
parla della schiava, dicegli non esser propria pe
ugne, lo consola, intercede per lui presso il padre, e ne ottiene che
gli
ceda Pasicompsa. Notabilo, a mio avviso in questa
allicle vecchio onorato, cui Carmide partendo raccomando i figliuoli,
gli
rivelò il segreto del tesoro, affinchè questo ins
ondizione dargliela indotata, vuole assegnarle un picciolo podere che
gli
è restato. Ripugna Lisitele per non ispogliarlo d
, i panni addosso Taglino a questo e a quello, il falso e il vero Non
gli
trattien, purchè quanto alla bocca Lor si presen
il sentimento degli undici seguenti versi latini, ne’ quali ringrazia
gli
Dei per essere arrivato salvo in quella città ove
volesse durare una fatica più leggiera, si metta ad arzigogolare con
gli
etimologisti ghiribizzosi, i quali, a guisa dell
iano, Copto. Un uomo che avesse sì strano gusto, copiando alla peggio
gli
scarsi Dizionarii di tali lingue antipodiche, avr
degli etimologisti imperiti e di Arlecchino; per la qual cosa Annone
gli
parla nella lingua del paese, e viene a sapere ch
ltro in risposta che un non ne ho . Vede Sagaristione altro servo, e
gli
va incontro. Dopo i saluti, questi gli domanda,
de Sagaristione altro servo, e gli va incontro. Dopo i saluti, questi
gli
domanda, che si fa? Si vive , risponde Tossilo;
iesce. Sagaristione osserva che l’amico è pallido e sparuto. Tossilo
gli
confessa di essere innamorato. Che mi dì tu, queg
attende. Saturione con giubilo comprende esser lui l’amico atteso, e
gli
va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu
gli va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu giungi , Tossilo
gli
dice, bene a tempo, caro Saturione. Menti, amico
alcuna di queste inezie che i Francesi chiamano turlupinades. Tossilo
gli
dice ch’egli mangerà, purchè si ricordi di ciò ch
. Tossilo gli dice ch’egli mangerà, purchè si ricordi di ciò che jeri
gli
disse. Mi ricordo, si , risponde, che non vuoi c
, purche tu mi venda satollo , replica Saturione. Tossilo allora così
gli
dice. Vanne dunque in casa, previeni la giovane,
mo tali vesti e fregi? Prendetele (Tossilo) dal Guardaroba del Coro;
gli
Edili le hanno già apparecchiate. Ora qui mentov
gli Edili le hanno già apparecchiate. Ora qui mentovando il Corago e
gli
Edili si fanno sparire i personaggi della favola,
distruggevano alle volte con qualche espressione. I moderni con senno
gli
emuleranno nel primo disegno senza fermarsi molto
to il modo di liberarla. Sagaristione con uno scherzo basso e servile
gli
mostra un tumore nel collo formato colla borsa de
o a posta loro, ed in malora Vadano pur; fo caso io de’ nemici? Tanto
gli
stimo quanto un desco voto. Ver. Padre, l’infamia
in casa di Tossilo. Dordalo risoluto vuole andar da Tossilo o perchè
gli
dia il pattuito prezzo dalla sua schiava, o per d
ossilo baldanzosamente, e vedendo Dordalo, con disprezzo ed alterigia
gli
dice che prenda pure il danaro aspettato con tant
lui casa. Tossilo in segno di sapergliene grado e di averlo per amico
gli
dà a leggere le finte lettere, ove si accenna di
scena in cui esce Sagaristione favellando colla fanciulla, mentrecchè
gli
altri due stanno ad ascoltare, e nella quale si e
endida e vaga? Ver. Splendida e vaga?Io la città sol vidi, Gli usi e
gli
abitator poco conobbi. Tos. O che savio principio
sentimenti equivoci sieno naturali, e non già tirati al proposito con
gli
argani. Serva di esempio quest’altro squarcio che
me, ed egli chiudendo nel nome tutta la serie della frode, mi chiamo,
gli
dice, Vaniloquidorus Virginisvendonides Nugidolo
stione, e dispone un magnifico banchetto, non solo per tripudiare con
gli
amici e coll’amata, ma per fare arrabbiare vie pi
ruffiano che con alacrità confessa tutte le sue malvagità. Callidoro
gli
dice, perjuravisti, sceleste , ed egli risponde
l nega di narrare l’accaduto agli altri attori, perchè non l’ignorano
gli
spettatori, per li quali si rappresenta: … horum
nota ciò e passa senza fermarsi a trarne ridevoli conseguenze contro
gli
antichi. Egli non può ignorare che da essi non vu
io Sidelioa. Cistellaria. Denominasi questa favola da un cestino con
gli
ornamenti infantili di una bambina esposta, ond’e
la prima dell’atto II dipinte vivamente le contraddizioni, le pene e
gli
amareggiati diletti dell’amore. I Menecmi. Di que
mensale ubbriaco, e chiudere la casa. Incontrasi di poi col vecchio e
gli
dà ad intendere esser la casa posseduta da fantas
ervo alletta il Soldato colla speranza di possedere un’altra donnache
gli
si dà ad intendere di essere una matrona onorata
a delle meretrici. Compariscono le sorelle sulla porta, ed alla prima
gli
dileggiano; pensano poscia di accarezzarli per di
intitolò Capteivei. Egione ha due figliuoli, uno che di anni quattro
gli
fu rubato da uno schiavo e venduto a uno stranier
e ivi ne ricevettero; imparino dall’argomento di questa commedia, che
gli
antichi Comici molte altre invenzioni avranno imm
glìa coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. Contesero
gli
antichi intorno al numero delle commedie che Plau
omo I delle Vicende della Coltura delle Sicilie. a. Girolamo Colonna
gli
pubblicò sin dal 1590, e la sua raccolta si reimp
a raccolta si reimpresse in Amsterdam nel 1707, Paolo Merola nel 1595
gli
diede alla luce in Lione, e Bernardo Filippino tr
i case e di schiavi. Mi porrò a negoziar con grosse navi In mare. Fra
gli
stessi Re sarò Anch’io chiamato Re. Indi per mio
nte gastronomo. Quando nel 1780 la Francia pensò di disfarsi di tutti
gli
attori che recitavano il genere italiano, Cameran
iano, Camerani fu licenziato come ogni altro ; e, benchè non compiuti
gli
anni voluti per la pensione, glie ne fu concessa
e, glie ne fu concessa una di lire 1000, oltre ad altre lire 5000 che
gli
furon pagate in due rate annuali. Poi, riaccettat
in due rate annuali. Poi, riaccettato nella compagnia a mezza parte,
gli
fu affidato l’incarico di settimanajo (ch’egli co
ata, una specie di nume onnipotente, il quale, recandosi a raccontare
gli
scandalucci giornalieri dell’una e dell’altra att
crimonia esagerata di autore, dovuta senza dubbio al fatto che avendo
gli
autori di concerto stabilito di chiedere un aumen
olo, una quantità di pasticci di fegato grasso. Grimod de la Reynière
gli
dedicò il secondo volume del suo Almanach des Gou
Paganini Onofrio. Milanese. Compiuti
gli
studi di lettere umane, si diede alle scene, reci
non piacque. Costretto a rifornirsi di nuovi elementi, scritturò tra
gli
altri Giuseppe Zanarini e la moglie Rosa Brunelli
del passato secolo, e aveva la smania di far ancora quelle parti, che
gli
stavano bene quarant’anni avanti. Nel mondo comic
lle parti, che gli stavano bene quarant’anni avanti. Nel mondo comico
gli
uomini sono soggetti ai pregiudizj del sesso Donn
e allori vantando il suo valor tra Fole argive sen venne a sollazzar
gli
alfei Pastori. Il genio teatral candide piume spi
egno di vero applauso l’avvocato Ranieri Bernardino Fabbri Pisano fra
gli
Arcadi Odisio Licurio Vice Custode perpetuo della
arsi allori, quai meritò là sulle arene argive Pindaro eccelso in fra
gli
achei Pastori. Per l’aereo sentier candide piume
gnor, l’onde Tirrene rendan sempre immortal, qual per costume rend’io
gli
Eroi sull’erudite Scene. Per le rime antecedenti,
tificar co’ veri principj dell’arte e col gusto più fine e più sicuro
gli
animi giovanili facili ad essere illusi e sedotti
tesa a forza di puro vento per via di replicati argomenti si gonfia e
gli
fa per qualche istante parer gigantoni. Io però n
rsi in un luogo pubblico, qual è un teatro, giova potentemente perchè
gli
spettatori si osservino reciprocamente e si compo
piacere e con altrui vantaggio. In Grecia p. e. niuno ignora omai che
gli
uomini più illustri o scrissero essi medesimi pel
na tetralogia: Temistocle attese a far riuscire con ogni splendidezza
gli
spettacoli scenici: Eschine il competitore di Dem
el Romano Impero i padri stessi della Chiesa non isdegnarono svolgere
gli
scritti degli antichi drammatici e d’imitarli: sa
le lettere rinascendo il credito della teatral poesia, la coltivarono
gli
uomini più gravi e decorati. E per mentovarne alc
litari di distinzione, vescovi e gran magistrati intenti a promuovere
gli
avanzamenti della teatral poesia. E qual filosofo
rali, quanto un buon teatro; per la qual cosa essi adopreranno sempre
gli
ultimi loro sforzi per avvilirne l’occupazione, t
i trattati italiani sull’arte dell’attore tra Settecento e Ottocento,
gli
studi critici in materia si rivelano invece del t
same come ad individui alieni della prassi scenica e dal contatto con
gli
attori. In realtà, la maggior parte di loro prest
atura fluida dell’orizzonte dell’arte attoriale, in grado di recepire
gli
impulsi derivanti dai dibattiti letterari, filoso
Nievo, solo tardivamente sfumata. Discreto interesse ha suscitato tra
gli
storici il pensiero politico del Salfi, con l’obi
musicale risalente alla stagione napoletana, pubblicando in appendice
gli
inediti Giovanna I, Andromeda e Calliroe e Coreso
lla produzione di libretti per i drammi per musica si sono soffermati
gli
studi raccolti in Salfi librettista (2001), a cur
amentale per la ricostruzione dei rapporti intrattenuti dal Salfi con
gli
altri letterati e con esponenti della politica de
on è stato oggetto finora di alcuno studio sistematico. Alcune pagine
gli
vengono dedicate nella datata, ma sempre valida,
tua in una posizione di innovazione in area italiana. Maggiore spazio
gli
viene dedicato nel volume di Luciano Bottoni, Il
. Dall’analisi di tali testi emerge l’interesse che Salfi nutriva per
gli
aspetti performativi del teatro, in particolare p
ette punti. Egli si sofferma sulla necessità di retribuire degnamente
gli
attori per ovviare all’alone di disprezzo che avv
la componente gestuale della declamazione degli interpreti: Pare che
gli
attori si sieno tutti chi più, chi meno imposta u
nella didascalia «Resta immobile per qualche tempo quasi considerando
gli
occulti moti del suo cuore 40», che indica il mom
oncorso armonico di questa muta attitudine che debbono prendere tutti
gli
astanti si viene via via sviluppando una serie di
ianza scritta del fatto che l’autore lavorasse a stretto contatto con
gli
interpreti e li indirizzasse nelle prove. Nonosta
tronio Zanarini, come il solo fenomeno, il quale mostrando, di quanto
gli
restino indietro gli attori italiani, mostra altr
il solo fenomeno, il quale mostrando, di quanto gli restino indietro
gli
attori italiani, mostra altresì di quanto potrebb
romantici può conciliarsi con quello dei classici, sebbene si credano
gli
uni e gli altri più opposti e più discordi, che n
può conciliarsi con quello dei classici, sebbene si credano gli uni e
gli
altri più opposti e più discordi, che non lo sono
: Così noi veggiamo nella medesima espressione il prospetto di tutti
gli
elementi della passione dalla quale procede, come
che quanto non avviene sulla scena si verifichi negli intervalli tra
gli
atti. La pratica della scena inglese, come di que
cere fino alle più miserabili delle sue sciagure, attraverso le quali
gli
amanti giungono finalmente ad uno stato di pacata
a della protagonista attraverso tratti chiaroscurali, dal momento che
gli
è lecito abbracciarne l’intera esistenza, questo
e con l’incredibile successo di pubblico che esso scaturiva, spingeva
gli
autori francesi a trovare delle soluzioni a metà
restasse ancora legato ai vincoli della classicità. Non è un caso che
gli
impulsi all’innovazione vengano concessi proprio
li io non ricuso / né d’espormi de’ vecchi alla censura95. Frequenti
gli
appelli al lettore-attore96, nei quali la vena sc
re di mimica adesso è diventato il mio primo sostenitore. Secondo lei
gli
attori mi sarebbero grati di tutto cuore se mi me
senza di interpreti degni delle proprie tragedie. Per quanto riguarda
gli
insegnamenti da impartire al futuro attore, si sp
a), l’incesso (l’andamento), il volto, il naso, il mento e le labbra,
gli
occhi, le ciglia, la fronte, i capelli e le mani.
delle categorie per il gesto, simili a quelle ideate per classificare
gli
oggetti di studio della Botanica. Salfi polemizza
o su sé stessi, e la gioia, che invece si apre alla comunicazione con
gli
altri. Salfi presenta poi i casi di transizioni r
idamente e coesistono. Un’altra distinzione fondamentale è quella tra
gli
imitativi, che mimano uno stato d’animo, e i pitt
no. Nella fase in cui l’anima sta decidendo se l’oggetto in questione
gli
provoca amore o odio, il sentimento predominante
figurative, opere storiografiche o poetiche. Allo stesso modo, anche
gli
attori possono fungere da modello per sé stessi.
di quegli attori che, infrangendo il muro della finzione, assumevano
gli
atteggiamenti dei re e delle regine che interpret
linea come il carattere del personaggio si modifichi dal contatto con
gli
altri sulla scena. L’attore deve allora modificar
locutore, e deve atteggiarsi a seconda dell’effetto che le sue parole
gli
provocano. Non deve perciò precludersi, qualora l
l ripiegamento su sé stesso; espansivo, qualora esploda nell’ira. Tra
gli
esempi proposti, il monologo di Lady Macbeth che
teggiare il corpo in funzione delle parole dell’interlocutore. Questo
gli
consentirà inoltre di mostrare prontezza negli at
miche. Se si rappresentassero opere migliori, questo continuo variare
gli
spettacoli in scena non sarebbe necessario. Viene
contrario il pianto. L’attore di talento saprà così commuovere anche
gli
spiriti più ritrosi, ragione per cui in alcune ep
chiaro il sistema di ripartizione degli affetti; — Eloquenza, perché
gli
insegni a sostenere le arringhe in scena; — Poesi
colori; da questa con gl’intagli e rilievi, da quella co’ moti e con
gli
atteggiamenti. La facilità, l’occasione e l’attit
e successive circostanze, per le quali è passato, per non usare anzi
gli
uni che gli altri, debbon determinare l’origine,
e circostanze, per le quali è passato, per non usare anzi gli uni che
gli
altri, debbon determinare l’origine, l’anzianità,
ervano alcuni tratti nelle moderne liturgie. Il sacerdote che rendeva
gli
oracoli del suo nume, contraffacendone il tuono e
avvenimenti religiosi o civili. La danza o pantomima, che eseguivano
gli
abitanti di Delo, detta Gru, e che i villani anco
memorabile o ancor vivente, il cui modello fosse degno d’interessare
gli
spettatori. Così da un semplice inno festivo cant
’interessamento, che i greci ed i romani costantemente mostrarono per
gli
spettacoli teatrali, debbono più che altronde far
bene apprenderla ed esercitarla. Nella Grecia furono per l’ordinario
gli
stessi autori, che declamavano al pubblico i prop
no al pubblico i propri drammi: li declamarono Eschilo ed Euripide, e
gli
avrebbe pur Sofocle declamati, se la natura non g
lo ed Euripide, e gli avrebbe pur Sofocle declamati, se la natura non
gli
avesse niegato l’organo e la forza necessaria a b
niegato l’organo e la forza necessaria a ben riuscirvi. Ed i greci, e
gli
ateniesi principalmente, non eran gente da prende
i, le figure, i gruppi maravigliosi delle statue greche, sono per noi
gli
argomenti più luminosi della eccellenza, cui dove
Platone, Aristotele e Luciano; e di apprenderla dagli stessi istrioni
gli
oratori più insigni, sì come l’apprese Demostene
non è da stupire se a tali principî corrispondessero per l’ordinario
gli
effetti della teatrale declamazione. La rappresen
farle andar sconcie e germe di che eran gravi. Merope facea palpitare
gli
spettatori, allorché si accingeva ad uccidere il
mente commosse declamando i vincitori, che ne ottennero la libertà se
gli
Abderiti nel loro delirio febbrile declamavano l’
assarono a Roma e i romani se non superarono i greci in questo genere
gli
emularono certamente come in tanti altri. Ciceron
irazione di tutta Roma e l’amicizia di Cicerone, benché fosse a tutti
gli
artisti superiore, bastò a farci comprendere quan
di quei tempi ci rimangono, non servono ad altro che al perditempo de
gli
eruditi, i quali senza pruove più chiare si affog
Roma. Ma Cotta lasciò il teatro, ed il suo esempio non fu seguito fra
gli
altri attori se non da Luigi Riccoboni, il quale
i che ai suoi nazionali, i quali o neglessero o disprezzarono ciò che
gli
altri ne appresero e ne emularono. E noi veggiamo
uendo la storia dell’arte drammatica in Francia, noi possiam dire che
gli
attori hanno fatto a gara con gli autori per l’un
ca in Francia, noi possiam dire che gli attori hanno fatto a gara con
gli
autori per l’un l’altro distinguersi; e talvolta
merito del dramma sia più d’attribuirsi al declamatore o al poeta. E
gli
attori, ch’erano o sono altrove limitati al diver
al disprezzo del pubblico, sono qui apprezzati e distinti come tutti
gli
altri artisti, che per la loro eccellenza hanno m
esaminare se abbiano raggiunta o alterata la perfezione di quelli che
gli
hanno preceduti, mi contento soltanto di dire che
o soltanto di dire che con la propria esperienza ho più volte provato
gli
effetti reali dell’arte loro, e quali che siano i
fatto sentire la forza e il terrore delle tragedie di Shakespeare; e
gli
onori che l’Inghilterra gli rendette alla sua mor
terrore delle tragedie di Shakespeare; e gli onori che l’Inghilterra
gli
rendette alla sua morte, mostran quanto quella na
sua morte, mostran quanto quella nazione avesse in pregio e l’arte e
gli
artisti, che, come Garrik, seppero esercitarla.
alla propria indole, ed ha per conseguenza la sua propria scuola, che
gli
stessi poeti hanno in certo modo fondata e determ
ero e qualche volta licenzioso nell’Inghilterra, la declamazione, che
gli
tien dietro, spazia anch’essa liberamente pei cam
lare, e si studia di esaltarne e promuoverne la pratica, i principî e
gli
effetti, e che questa gara nazionale suppone ad u
pregio della declamazione e del teatro. Lo stesso Alfieri tentò, come
gli
antichi greci tragèdi, di declamare le sue traged
ne nel comporle e nel declamarle, pure raggiunto l’uno si possono pur
gli
altri più o meno raggiungere per l’identità de’ p
agace, e la accurata diligenza, e il criterio più sano non raccolgano
gli
esperimenti, i tentativi, gli effetti, e, compara
, e il criterio più sano non raccolgano gli esperimenti, i tentativi,
gli
effetti, e, comparandone l’uso e l’impressione, r
la scrittura, la pittura, la musica; e i più grandi filosofi, non che
gli
artisti più celebri, teoreticamente ne ragionaron
propriamente della declamazione oratoria. Ed ecco perché si vedevano
gli
oratori apprenderla dagli stessi istrioni, come D
uella di Glaucone, di cui ci parla Aristotele. [Intro.21] I soli fra
gli
antichi, i quali ne abbiano trattato, e di cui ab
n Londra sul 1728, e l’Arte del teatro. [Intro.23] Dopo lui, più che
gli
italiani, le altre nazioni seriamente se ne occup
one di Dorat ec. ec. Ha l’Inghilterra fra le altre opere il Garrik, o
gli
attori inglesi, e la Lecture on mimiens. Ha l’Ale
este. Negli ultimi tempi pur qualche cosa ne scrissero in Italia, fra
gli
altri, Signorelli e Planelli, ma l’uno non di pro
nsione; di modoché potrebbe dirsi che dopo il Riccoboni, che da tutti
gli
stranieri fu commendato e seguito, niuno principa
duce, costituiscono nel senso più ampio la espressione comune a tutti
gli
esseri della natura. [1.2] Questa attività propr
ll’una e dell’altra, esso genera ed esprime al di fuori assai più che
gli
altri non fanno. E tali effetti, che noi osservia
.3] Questa espressione fu la prima lingua della natura comune a tutti
gli
esseri più o meno attivi e modificabili, ch’essa
bruti. [1.4] Questa lingua fu da principîo nell’uomo, come in tutti
gli
esseri inferiori, necessaria e meccanica, siccome
a e meccanica, siccome è necessaria e meccanica la relaziona che lega
gli
effetti con le cagioni. L’uomo, secondo gli obbie
ica la relaziona che lega gli effetti con le cagioni. L’uomo, secondo
gli
obbietti e le circostanze che operavano sopra di
erna modificazione, che pur si comunicava e si propagava sino a tutti
gli
organi esterni, che più o meno ne dipendevano. E
l corpo si dispiegava, fu da principîo la prima lingua che parlassero
gli
uomini, secondoché erano dalla natura internament
ivo e maraviglioso magistero della natura conviene cercare l’origine,
gli
elementi, il principîo delle lingue, della eloque
progresso or dell’una or dell’altra specie di tali mezzi, escludendo
gli
altri, che d’ordinario naturalmente solevano coop
cantare, ed ora solamente gestire, e col solo canto o col solo gesto
gli
facciamo esprimere quello che egli esprime gesten
ando insieme. E così a ragione che si moltiplicavano le osservazioni,
gli
effetti, gli accidenti ed i tentativi, dividendos
E così a ragione che si moltiplicavano le osservazioni, gli effetti,
gli
accidenti ed i tentativi, dividendosi e suddivide
ed i tentativi, dividendosi e suddividendosi di più in più i mezzi e
gli
stromenti delle arti più o meno composte, si divi
Il commediante o l’attore è quello che imita il suo simile con tutti
gli
estesi mezzi, con cui questi opera, cioè parlando
ia che l’attore tragico debbe adoperare parlando. Declamano anch’essi
gli
oratori aringando; declamano anch’essi i poeti, s
le cose loro; ma l’impressione particolare che fecero pur declamando
gli
attori tragici, riuscendo la loro declamazione, e
do la loro declamazione, e più efficace per l’uso, e più mirabile per
gli
effetti, e più difficile pel suo magistero, essa
moti del corpo, che gesti in generale si appellano. [2.4] Scorrendo
gli
elementi che alla pronunciazione vocale apparteng
romano de’ latini, siccome oggi degl’italiani è il toscano. Ora tutti
gli
ordini e le persone che intendono parlare nel mod
atto di voce più o meno lungo e variamente modificato. Quindi nascono
gli
accidenti ed i modi, che ne determinano la quanti
no tutti e tre questi accenti i latini; e Quintiliano e Cicerone, fra
gli
altri, ci assicurano, che con le sillabe lunghe e
no l’indole e l’armonia, se i nostri accenti e le nostre quantità con
gli
accenti e quantità loro si paragonino? Ed altrond
i che l’ascoltavano e ricevevano. [2.17] Tre dunque sono i principî e
gli
elementi che la pronunciazione oratoria costituis
dosi un certo numero d’intervalli dal grave all’acuto, e collocandosi
gli
accenti più tosto in uno che in altro luogo; e qu
ente, che lungi d’interessare, annojano e ributtano chi pazientemente
gli
ascolti. Capitolo III. Della pronunciazione
varia la figura, il colore, l’attitudine e l’andamento, sì che tutti
gli
organi del corpo col vocale pur si accompagnano e
rmonizzano. Non tutti però vi concorrono egualmente, e quelli che fra
gli
altri primeggiano sono il viso, gli occhi e le ci
rono egualmente, e quelli che fra gli altri primeggiano sono il viso,
gli
occhi e le ciglia, le mani e le dita. La loro azi
nciazione vocale, anche la gesticolazione necessaria e comune a tutti
gli
uomini si caratterizza e si appropria alle nazion
[3.3] 1.º I primi sono indicativi, in quanto accennano semplicemente
gli
oggetti esterni, siano vicini o lontani, di cui s
iare ed accrescere l’attenzione di chi li ascolta. Così per iscuotere
gli
uditori estendiamo orizzontalmente la mano con le
cono motivati, sono quelli, in cui l’anima prende più o meno parte, e
gli
eseguisce con certo disegno, e per un qualche fin
getto amato, o il dechinare dall’oggetto odiato, il sogguardar bieco,
gli
slanci della collera ecc., e quelli tutti che ten
riescono più o meno analoghi all’interna attitudine della persona che
gli
adopera, quasi imitando più o meno al di fuori i
vi principalmente, non potendo propriamente e direttamente descrivere
gli
oggetti ideali, descrivono invece quegli oggetti
sia perché non abbiano altro che il capriccio e la convenzione di chi
gli
adoprò, sono divenuti propri di certi tempi, di c
il cingere le reni, l’aspergersi di ceneri ecc. furono in uso presso
gli
ebrei. Così presso gli antichi greci si toccava i
aspergersi di ceneri ecc. furono in uso presso gli ebrei. Così presso
gli
antichi greci si toccava il mento di chi supplica
e chi con lo stesso significato tocca il volto dell’altro col naso e
gli
dà a stringere un dito, o ne impugna la destra ec
aggior si abbraccia, Col capo nudo, e col ginocchio chino. [3.17] E
gli
Ottaiti, non che il capo, si denudano tutto il co
i quell’ordine che l’ha particolarmente adottata. [3.18] Sono questi
gli
elementi vocali e visibili, di cui la pronunciazi
inalmente Socrate quando si tratteneva a disputare co’ discepoli, con
gli
amici ecc. E così varia pure chi parla in verso d
ato e tentato; e da La Mothe le Vayer tra’ francesi sino ad Engel tra
gli
alemanni non è mancato chi ha preteso di dare al
io e distruggere quell’effetto che il poeta ha voluto produrre, e che
gli
ascoltatori hanno il diritto di attendere. Io dic
re la forza del verso in cui parla. Perlocché egli non dee trascurare
gli
accenti, le pause e le cadenze che ne costituisco
mente al periodo, che pur sembra indipendente da quelli. Virgilio fra
gli
antichi è riuscito in questa parte maraviglioso.
acilmente eseguire, ove si conosca l’artificio del verso, e si notino
gli
accenti e le pause conforme l’artificiosa disposi
la unione e dipendenza immediata o mediata, che hanno reciprocamente
gli
uni con gli altri. Laonde, la voce ed il moto, ch
dipendenza immediata o mediata, che hanno reciprocamente gli uni con
gli
altri. Laonde, la voce ed il moto, che da tali pr
naturalmente significanti, cioè esprimono la passione particolare che
gli
anima e li modifica; quindi la pronunciazione div
te, umana, simpatica. Ed ove tal non riesca dobbiamo concludere che o
gli
organi interni mancano della forza sufficiente a
ere che o gli organi interni mancano della forza sufficiente a muover
gli
esterni, o gli esterni non sono fatti abbastanza
rgani interni mancano della forza sufficiente a muover gli esterni, o
gli
esterni non sono fatti abbastanza per obbedire al
ritrarlo dalla interjezione speciale della passione predominante che
gli
anima. Così pronunciando la semplice esclamazione
consultare ed applicare al bisogno, come la sola norma esemplare, che
gli
fornirebbe il tuono proprio alla pronunciazione v
e la passione sviluppa e promuove. Quindi si accelerano e s’incalzano
gli
accenti dell’ira, della gioja e del furore, e tar
ticolazioni, le parole intere ed alcuni loro accenti grammaticali; ma
gli
accenti ed i tuoni della passione furono lasciati
gli accenti ed i tuoni della passione furono lasciati alla natura che
gli
detta da per tutto e sempre gli stessi. Chi sente
sione furono lasciati alla natura che gli detta da per tutto e sempre
gli
stessi. Chi sente, naturalmente li distingue e li
e, che a quelle risponde. E questo è pur quanto hanno finora trattato
gli
antichi ed i moderni. Quintiliano ne avea più che
finora trattato gli antichi ed i moderni. Quintiliano ne avea più che
gli
altri diffusamente parlato; ed egli non ne dice p
imo tuono di voce, col quale descriverebbe il mormorar d’un ruscello,
gli
accordi dell’arpa eolia, il bilanciare della cull
e quali abbiamo accennate le più generali, essendo le stesse in tutti
gli
uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, non
ira, o si affisa immobile nel terrore. Quanta espressione non aveano
gli
occhi di Giunone, allorché Virgilio diceva di lei
fixos oculos aversa tenebat. [5.18] E Dante in quante guise pur non
gli
adopera? Ora annunciano la gravità, come: Genti
ande autorità ne’ lor sembianti. [5.19] Ora la vergogna: Allor con
gli
occhi vergognosi e bassi, Temendo ch
con gli occhi vergognosi e bassi, Temendo che ‘1 mio dir
gli
fosse grave, Infino al fiume di parl
e, Ch’innamorò di sue bellezze il cielo. [5.22] Ma quello che rende
gli
occhi massimamente espressivi e significanti, si
raccolto ne’ vasi lagrimali per dolore o per ira, talvolta dolcemente
gli
annebbia e gl’irrora, e talvolta addensato cade i
o stesso di pianger non lascia E il duol che trova in su
gli
occhi rintoppo, Si volve in entro a
presentazione di Paride in Ida, trovò che Venere danzava talvolta con
gli
occhi soltanto, nonnunquam saltare solis oculis
o, più che ogni altro popolo, il talento e l’abitudine di parlare con
gli
occhi. [5.24] VI. Ciglia. Con gli occhi gareggia
lento e l’abitudine di parlare con gli occhi. [5.24] VI. Ciglia. Con
gli
occhi gareggiano di espressione le ciglia, talché
esso la mano e le dita. Questo stromento, per cui l’uomo diventa fra
gli
animali il più operativo ed industrioso, concorre
significante. Infiniti sono i moti ed i gesti dei quali è capace, che
gli
antichi ne formarono un’arte particolare per rego
si, graffiarsi, minacciare ed offendere in diversi altri modi non pur
gli
altri, che sé, possono riuscire di una significaz
. [5.30] Cicerone, lodando la declamazione di L. Crasso, notava fra
gli
altri pregi l’impiego del suo dito. Ad esso è ris
imenticare la sfavorevole figura della persona, e tremare e lagrimare
gli
spettatori. [5.32] I pochi tratti, che abbiamo d
si appropriasse il suo nome. Tutto è bene tentare. Io dico solo, che
gli
oggetti della Botanica sono permanenti, e si poss
endo simultaneamente lo stesso sentimento e la stessa idea. Ma spesso
gli
uni sono più espressivi quando gli altri lo sono
imento e la stessa idea. Ma spesso gli uni sono più espressivi quando
gli
altri lo sono meno, e talvolta gli uni tacciono e
gli uni sono più espressivi quando gli altri lo sono meno, e talvolta
gli
uni tacciono e si riposano affatto, mentre gli al
sono meno, e talvolta gli uni tacciono e si riposano affatto, mentre
gli
altri parlano ed operano invece loro. Ond’é che a
anguidi occhi al ciel tenea levati, Quasi accusando il gran motor che
gli
abbia Tutti conversi nel suo danno i fati. [5.3
e la pratica. [6.2] Ogni idea o sentimento, operando fisicamente su
gli
organi interni ed esterni della persona, dee prod
iù tranquille meditazioni ci alterano siffattamente la voce, il viso,
gli
occhi, la fronte ecc., che acquistano anch’essi l
agli oggetti che più lo feriscono per l’imperio di quell’azione, che
gli
obbietti esercitano su l’animo nostro, e l’animo
verso l’oggetto amato, e teniamo mezzo aperte le labbra, e quasicché
gli
occhi socchiusi, perché tendiamo ad abbracciarlo
questo fine e tendere ed operare al di fuori, e per conseguente tutti
gli
atti ed i moti, che a tal uopo s’impiegano, diven
uscoli, il sospirare, il gemere, il piangere, lo abbassare o chiudere
gli
occhi per evitare, soffogare od allegerire quel c
ome se ogni altro oggetto ci dovesse ancor più nuocere od annojare; e
gli
oggetti più innocui ed indifferenti si temono, si
tenzione o d’imitare l’oggetto o di usarne a suo meglio, o secondarne
gli
effetti, noi possiamo distinguere agevolmente e q
iare o di assalire l’oggetto malefico, non può impiegare ad altro uso
gli
organi destinati a quest’uopo, e dipingerlo ed im
l’altro fine si serva ad un tempo. Quindi diviene che, servendo tutti
gli
organi alla stessa passione, ciascuno cerca di ad
ui la passione procede, non può in alcuni incontri eseguirsi da tutti
gli
organi con la stessa prontezza, sia per la loro n
ona non possono corrispondere con la stessa faciltà. Ond’è che mentre
gli
uni eseguono un’espressione, possono gli altri tr
sa faciltà. Ond’è che mentre gli uni eseguono un’espressione, possono
gli
altri trovarsi ancora preoccupati ed imbarazzati
tempo sia imitativo o dell’uno o dell’altro. Perocché, servendo tutti
gli
organi alla medesima passione, ed essendo questa
5] Così noi veggiamo nella medesima espressione il prospetto di tutti
gli
elementi della passione, dalla quale procede, com
e a diminuire il dispiacere, od accrescere il piacere che la passione
gli
fa provare. [6.17] In tale complesso di espressio
serva in generale che all’espressioni analoghe servono principalmente
gli
occhi e la fìsonomia, ed alle cooperative, le bra
vasse principalmente, quantunque ne sia lieto oltremodo, e l’allegria
gli
splenda nel viso e negli occhi, egli non può con
esima espressione. Ora consideriamo il magistero complessivo di tutti
gli
organi simultaneamente operanti. Sotto questa rel
icio particolare, tutti però per l’unità e identità del principîo che
gli
anima, conspirano allo stesso fine, e danno alla
sua propria fisonomia, che dal concorso e dalla cooperazione di tutti
gli
organi costantemente risulta. Cicerone con la sua
soggetti a cui si sopportano, sia per la distanza in cui si ritrovano
gli
uni dagli altri, sia per altre relazioni che hann
ano e la commovono, e notiamo quelle agitazioni e commozioni che sono
gli
effetti e gl’indizi delle sue passioni. Il suo pr
del proprio corpo, e, direi quasi, della propria esistenza: le membra
gli
cadono come disciolte e prostrate, la testa si ap
e prostrate, la testa si appoggia sulle mani o sul petto, le braccia
gli
pendono lungo i fianchi, o si tengono congiunte s
e le braccia si elevano alquanto, s’inarcan le ciglia, si spalancano
gli
occhi, e la pupilla si scosta dalla palpebra infe
no ad esprimere lo stupore, l’estasi. La sede di questa passione sono
gli
occhi e le ciglia. Niuno ce ne ha date più belle,
14] Gli obbietti che più c’interessano sono quegli esseri che più fra
gli
altri ci rassomigliano e che noi riguardiamo come
raddolcirlo. La pupilla, i muscoli labbiali superiori e le mani sono
gli
strumenti principali di questa comunissima passio
piegano la testa, le ginocchia, le braccia. Bassi pur sono e modesti
gli
accenti, e non mai l’andare a paro dell’altro. [7
tutto propende, si raccoglie e si stringe. Quindi inverso lui tendono
gli
occhi, il volto, le braccia. La testa piega da un
e perciò si studia d’imitarne non pure i sensi e le inclinazioni, che
gli
accenti, l’attitudine, i modi, e si conforma il p
le escono calde, insinuanti, dolcissime. Niuno meglio di Virgilio fra
gli
antichi ha spiegato in tutto il suo sviluppo ques
simi, in cui descrive la sorte di Francesca da Rimini. La fisonomia e
gli
occhi massimamente servono a questa passione pred
trabocca, par che voglia inondar tutto all’intorno, e quindi esilara
gli
occhi, la fronte e tutti i lineamenti del viso, e
entano flosce e rilassate. Le stesse narici pendono verso la bocca, e
gli
angoli di questa verso il mento; la testa dechina
ore, e la mano si sforza appena di sostenerla. Le guance discolorate,
gli
occhi disposti a lagrimare o indirizzati verso l’
ra e il suo passo, lente ed interrotte pur corrispondono le parole, e
gli
accenti aspirati, prolungati, ineguali. Tale è pe
r l’ordinario la situazione di Fedra, di Saulle e di Mirra. Il volto,
gli
occhi e le braccia particolarmente l’esprimono.
ruscamente la schiena a chi si disprezza, e un fiero e rapido sguardo
gli
si slancia appena di sopra, che tosto ripentito a
e diventa. In breve essa pone l’uomo nello stato di guerra. Niuno fra
gli
antichi più di Seneca ne ha caratterizzato l’indo
antichi più di Seneca ne ha caratterizzato l’indole, l’espressione e
gli
effetti; e dei tanti e frequenti tratti ch’egli n
detta su l’obbietto della sua collera, si getta e si sfoga non pur su
gli
oggetti innocenti, che non hanno alcuna relazione
ta, e tutta come per ripararsi, si concentra in se stessa, si ficcano
gli
sguardi nel suolo; un freddo sudore le ingombra l
a incerto e vacillante, come di uomo che tutto vorrebbe imprendere, e
gli
manchi la forza necessaria per eseguirlo. Saffo n
ti tratti il terrore. Quindi eleva le ciglia verso il mezzo, spalanca
gli
occhi, e la pupilla o vi erra smarrita, od in par
a attonita non ne rimane coperta di sopra, ed apre la bocca più verso
gli
angoli, che nel mezzo, per cui compariscono i den
e braccia contratte, le vene e i muscoli risentiti, irti i capelli, e
gli
accenti gelano e si smarriscono su le labbra. [7
no agitazioni, tremori, contorcimenti, pianti, urli, fremiti e grida;
gli
occhi irrequieti si serrano e si disserrano, ed i
o e si disserrano, ed immobilmente si affisano, senza pur riconoscere
gli
oggetti d’intorno; e la mano quanto incontra affe
i moti, tutto in lui annunzia ed esprime: Disperato dolor che il cor
gli
preme. [7.30] Mentre ode i suoi figliuoli doman
che mentre quelli piangono, egli immobile punto non piange; né perché
gli
chiegga il suo amato Anselmuccio che si abbia, gl
piange; né perché gli chiegga il suo amato Anselmuccio che si abbia,
gli
risponde tutto quel giorno, né la notte appresso.
Poscia più che ‘1 dolor poté il digiuno. Quando ebbe detto ciò con
gli
occhi torti Riprese il teschio misero
sorriso, lamenti, minacce, tenerezze e furore. Euripide e Seneca fra
gli
antichi hanno sviluppato questa passione multifor
sua. Egli debbe, il più che può, particolareggiare e individualizzare
gli
oggetti della sua imitazione. E perciò quei primi
che il pittore si dilettasse di vedere fare alle pugna, di osservare
gli
occhi de’ coltellatori, gli sforzi dei lottatori,
e di vedere fare alle pugna, di osservare gli occhi de’ coltellatori,
gli
sforzi dei lottatori, i gesti degli istrioni, i v
nte osservante e parlante per meglio apprenderne ed imitarne i tuoni,
gli
atteggiamenti e le maniere più espressive e più n
necessario in prima che si trascelgano quegli originali, che più fra
gli
altri si prestano alle mire e al disegno dell’art
sservare i più naturalmente sensibili ed eloquenti. Socrate ritrovava
gli
Ateniesi a tutte le altre genti superiori per la
ni del corpo. [8.5] Quello che più Socrate diceva degli Ateniesi fra
gli
antichi possiamo ben dirlo egualmente degli Itali
te osservarle, avrebbe rettificato in più luoghi le sue teoriche. Fra
gli
europei è certamente il francese quello che più s
Lo stato ordinario dell’uomo non presenta di tali fenomeni, che sono
gli
effetti d’impressioni e di bisogni non ordinarî.
la sua organizzazione interna ed esterna. La natura, siccome in tutti
gli
altri esseri, lascia talvolta in certe persone al
i quella passione, che o non conoscono, o non esprimono intera, e che
gli
altri fortemente sentivano ed apertamente spiegav
come puro imitatore della natura, si è studiato di notarne ed esporne
gli
effetti più importanti e maravigliosi, e spesso,
Sallustio, Tito Livio e Tacito, siccome Omero, Ovidio e Virgilio tra
gli
antichi, e Dante, l’Ariosto e il Tasso, fra i mod
no state artificialmente ideate. Noi ne abbiamo dato alcun saggio con
gli
esempi, di cui ci siamo finora giovati per determ
nto più sono rare e straordinarie. Il sig. di Marmontel proponeva tra
gli
altri quel tratto di Virgilio su la morte di Dido
stituendo però i segni vocali ed arbitrari a tutti i mezzi reali, che
gli
altri artisti adoprano in parte, e di cui essi ma
te impiega e combina, si è la declamazione, la quale si vale di tutti
gli
organi della persona per conseguire il suo fine;
r apprenderne l’azione più eloquente e più propria. Io non dubito che
gli
antichi artisti si giovassero gli uni degli altri
te e più propria. Io non dubito che gli antichi artisti si giovassero
gli
uni degli altri a vicenda; e siccome Fidia, Apell
arrasio accorrevano ai teatri e all’arena per osservare gl’istrioni e
gli
atleti, così questi alle officine di quelli pure
ro del sacrificio di Ifigenia; ma quel che è certo si è che i poeti e
gli
attori hanno ripetuto più volte la medesima espre
iamo raccogliere moltissime osservazioni, che l’indole, lo sviluppo e
gli
effetti delle passioni riguardano. E così avvezza
parativamente l’uno più bello e perfetto dell’altro. [9.4] Fra tutti
gli
esseri che più o meno corrispondono ai loro fini,
questo genere di esseri è quello che suol dirsi la bella natura, che
gli
artisti ordinariamente vagheggiano e imitano, che
n tutti i luoghi apparisce costantemente la stessa. Ora essendo tutti
gli
oggetti della natura più o meno complessi, quelli
i chi soccombe, ci offrirebbe un carattere che meriti l’ammirazione e
gli
applausi degli spettatori. Ed ecco perché il dolo
tori, ed ancor più l’Hogarth a’ pittori; e così di mano in mano tutti
gli
artisti le hanno accresciute e moltiplicate. Né s
caci, e quindi i più facili ed i più brevi, ed anche i retti o curvi,
gli
orizzontali o perpendicolari, che sono più adatti
e perciò corrispondente veracemente alla passione che annunzia, tutti
gli
organi debbono corrispondere allo stesso fine, e
rze ordinarie tanto nel fisico, quanto nel morale, allora ne diventan
gli
effetti più risentiti, maravigliosi ed interessan
è più magnanimo o perfido di chi sia tale nel mondo reale. Tali sono
gli
Achilli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi
imo o perfido di chi sia tale nel mondo reale. Tali sono gli Achilli,
gli
Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i
chi sia tale nel mondo reale. Tali sono gli Achilli, gli Agamennoni,
gli
Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i Turni, fra gli
ale. Tali sono gli Achilli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi,
gli
Enea, i Turni, fra gli antichi; i Goffredi, i Tan
lli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i Turni, fra
gli
antichi; i Goffredi, i Tancredi, gli Arganti, i R
ottolemi, gli Enea, i Turni, fra gli antichi; i Goffredi, i Tancredi,
gli
Arganti, i Rinaldi ecc., fra’ moderni. E questa s
vogliono imitare la bella natura, ma non tutto lo stesso obbietta con
gli
stessi mezzi, o per lo stesso fine. La declamazio
uanto sia la forza maggiore della poesia essa non giunge a presentare
gli
oggetti che descrive, ma ne risveglia le immagini
zi una reale ripetizione del tipo ideale. Quindi non solo può imitare
gli
oggetti della pittura, della scultura, della poes
iamente descrittiva, della mimica e della musica, ma presenta altresì
gli
stessi corpi e le stesse azioni nello spazio e ne
ida i suoi figli, Oreste che assassina la madre, Edipo che si strappa
gli
occhi ecc., ci urterebbero di soverchio, e il pia
is mihi sic, incredulus odi ecc.. [10.11] E qui pur si noti, che per
gli
stessi principî, quell’espressione, ch’essendo pe
poeta, e s’egli fosse attore ad un tempo, qual era di ordinario appo
gli
antichi, e come taluno è stato appo i moderni, si
per conseguire l’intento. [11.2] La sola intelligenza non basta, se
gli
organi esterni non la obbediscono. Ma anche ove q
ente non fanno sempre quell’effetto che far dovrebbero. Cicerone, fra
gli
altri, avea notato nell’ordine degl’oratori quest
e circostanze, prendeva i costumi, le attitudini e le maniere che più
gli
tornassero in acconcio. [11.6] Quel che si è det
dentro vivamente agitandola si diffonde pure al di fuori, ed a quanti
gli
stanno presenti pur si comunica. Ed è questo quel
i stanno presenti pur si comunica. Ed è questo quello spirito che per
gli
effetti straordinari che esso produce in chi lo p
i più delicati ed espressivi della persona; e dispone e forza chi pur
gli
osservi e contempli, a modificarsi con lui second
rdinario del bello congiunto al sublime. Allora l’imitazione in tutti
gli
astanti diventa un bisogno, e si rinnovano i feno
desta e l’alimenta sopita e debole, e, fortificandola, le fa vincere
gli
stessi ostacoli che le si opponevano o l’ingombra
li a forza di arte e di studio sono giunti a meritare l’ammirazione e
gli
applausi degli spettatori. Oltreché qualunque dis
izio un mezzo più efficace della lettura di quelle opere, nelle quali
gli
autori hanno diffuso quel fuoco, onde vogliamo es
n restarne fortemente commosso leggendole, e sì t’interessano come se
gli
accidenti che ti presentano fossero veri, ed anzi
eri, ed anzi più o meno ti appartenessero. A tutti sono da preferirsi
gli
storici, ed a questi i poeti, ed in quelle opere
ccende, si solleva e ricrea, e si dispone a riprodurre e moltiplicare
gli
stessi effetti su gli altri. [11.13] Guai per co
icrea, e si dispone a riprodurre e moltiplicare gli stessi effetti su
gli
altri. [11.13] Guai per colui che nulla sentisse
a, ci dipinge e presenta come tali non pur le persone, che l’azione e
gli
accidenti, che ne dipendono. Quindi risulta quel
l’uomo che rappresenta, un eroe, cioè un essere medio fra i mortali e
gli
Dei. Ed a questo tipo di natura eroica debbono ac
; tali erano pur quelle di Omero; e perciò dopo la lettura di questo,
gli
altri uomini a chi sembravano piccoli e meschini
rma, di cui sono essi più o meno capaci, e che al suo tipo più o meno
gli
assimili. Non fu il caso o il capriccio, ma l’esp
, ma l’esperienza e la riflessione che determinò questo genere presso
gli
antichi. Più che altra cosa la poetica di Aristot
s eximia specie donare natura dignata est. Lo stesso criterio avevano
gli
antichi Germani, secondo Tacito. Non è perciò che
ell’arte quello migliora della natura, niuno eroe ci hanno presentato
gli
artisti, che non fosse di una forma autorevole.
o rappresentano avessero di tali imperfezioni; e che tali quali erano
gli
avesse rappresentati Shaskepeare, il quale introd
o un privilegio de’ numi. Sotto qualunque forma li facciano comparire
gli
accompagna sempre questo decoro. Omero, anche all
rire gli accompagna sempre questo decoro. Omero, anche allora che più
gli
assoggetta all’imperio delle passioni più violent
e più gli assoggetta all’imperio delle passioni più violente, e quasi
gli
adegua alla condizione dei mortali, onde piangono
i dice che Le Kain avesse risposto in tuono tragico all’inchiesta che
gli
si fece su la salute di non so chi. [12.10] Dhan
che passa fra le persone volgari, che alla commedia, e i personaggi e
gli
eroi, che alla tragedia appartengono. E questa di
, che alla tragedia appartengono. E questa differenza riconobbero fra
gli
antichi Platone, Aristotele, Cicerone e Quintilia
eccesso, fu comunemente chiamato vociferante il tragedo; siccome fra
gli
altri notava Tertulliano: tragedo vociferante, ed
us. [13.3] Ma per quanto si ponessero vasti i teatri, e tumultuanti
gli
ascoltatori, non erano né questi né quelli pur se
sentava agli stessi ascoltatori, e negli stessi teatri, non obbligava
gli
attori come la tragedia a declamare e vociferare.
, che il tuono più significante della conversazione ci detta. Parlano
gli
uomini, parlano gli eroi, parlano i numi. L’indol
ignificante della conversazione ci detta. Parlano gli uomini, parlano
gli
eroi, parlano i numi. L’indole generale dell’inte
bbe rappresentare. Le nostre conversazioni non ci offrono i Prometei,
gli
Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma be
e. Le nostre conversazioni non ci offrono i Prometei, gli Agamennoni,
gli
Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma bensì i Mascarilli
azioni non ci offrono i Prometei, gli Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri,
gli
Oresti; ma bensì i Mascarilli, gli Arlecchini, i
li Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma bensì i Mascarilli,
gli
Arlecchini, i Tartufi. E or come dare agli uni la
are agli uni la condizione, l’espressione ed il tuono degli altri? Se
gli
eroi tengono il mezzo tra gli uomini e gli dei, e
espressione ed il tuono degli altri? Se gli eroi tengono il mezzo tra
gli
uomini e gli dei, e se il tuono di questi non suo
d il tuono degli altri? Se gli eroi tengono il mezzo tra gli uomini e
gli
dei, e se il tuono di questi non suona mortale, n
assionati e caldamente operanti. E debbono in questo mezzo contenersi
gli
attori tragici se vogliono veramente imitare il t
che crede di supplire con tale artificio a quella forza di animo che
gli
manca. L’attore tragico vuole esser grande, digni
si tocca subito lo snaturato, l’ampolloso, l’inverosimile. E siccome
gli
eccessi si ricongiungono, dal sublime e dignitoso
ammalalo esprimere un dolor colico. Ma quel che più importa si è che
gli
stessi francesi hanno pur riconosciuto appo loro
rancesi hanno pur riconosciuto appo loro questo difetto. Clement, fra
gli
altri, ne ha giudicato in questo modo nelle sue O
o tutto e non salino parlare se non per convulsioni e fanno patir chi
gli
ascolta per gli strani loro sforzi di voce e pel
lino parlare se non per convulsioni e fanno patir chi gli ascolta per
gli
strani loro sforzi di voce e pel dilaceramento de
o più facile e quasi proprio del genere tragico. [13.12] Eccedettero
gli
antichi, siccome l’abbiamo altrove notato in pers
he in tale sconcio sieno incorsi più o meno tutte le nazioni, e tutti
gli
attori che non sanno guardarsene. Ed io non conve
ne, non hanno abbastanza considerato, che se i francesi danno più che
gli
altri in quell’eccesso, ciò loro interviene, perc
metodo e dell’uso che riconosce e professa. E tendono a quest’eccesso
gli
Alemanni principalmente. Essi preferiscono tanto
hakespeare. Imperocché questi aveva innestato il comico al tragico, e
gli
alemanni vi hanno innestato il cittadinesco ed il
hanno guasta in quella che era più interessante e perfetta. Engel fra
gli
altri condannava assolutamente il tuono della dec
La forma, l’attitudine, il talento ed il merito de’ rispettivi attori
gli
ha fatti destinare a quelle classi speciali, a cu
i tratti generali e pittorici, che debbono in generale caratterizzare
gli
attori di ciascuna specie, procedono dalla natura
gni di comunicare con questi: e sarebbe grave sconcio se il poeta non
gli
avesse come tali concepiti; e più sconcio ancora,
ontagiosi ed incurabili, capaci di corrompere e render ridicoli tutti
gli
altri. Così per evitare un difetto estrinseco di
che della tragedia, ma questa colpa dee solo imputarsi ai poeti, che
gli
hanno sconvenevolmente adoprati. Ma i confidenti
erte forme particolari, che propriamente caratterizzano e distinguono
gli
individui che ne sono predominati. [15.2] Sotto
mperamento, come la sua propria fisonomia; perocché sono tali e tanti
gli
elementi che li costituiscono, e sì differenti ne
orché salva Elettra nella Tauride ecc. Le situazioni, le circostanze,
gli
interessi, le passioni sono così differenti, che
di soggettarsi la repubblica, buono stimava ogni mezzo, purché regno
gli
procacciasse, ogni giorno più s’inferociva quell’
ingono, quale differenza non troviamo nella forma che l’uno e l’altro
gli
danno? Malgrado l’animo suo deliberato ad ogni ec
riginale e lo storico, ma quello bensì che le circostanze ed il poeta
gli
hanno sul primo ideato, e che poetico possiamo de
menta e disviluppa la passione predominante, e quali le circostanze e
gli
accidenti che più le si oppongono, o la secondano
gono, o la secondano. Allora facilmente emergono l’epoche, i momenti,
gli
incontri, in cui dee spiegarsi la sua maggiore o
sso carattere, si è di notare ed esprimere quei momenti che sieno fra
gli
altri più risentiti e caratteristici, e che perci
sentimento più e massimamente si spiega e risulta, ed a’ quali tutti
gli
altri debbono ordinariamente riferirsi e proporzi
spondente. [16.8] Parimenti ha ciascuna scena il momento che più fra
gli
altri primeggia. Dunque richiede anch’essa un pun
iale che da’ momenti più rilevanti si debbe attendere. Debbono perciò
gli
attori contenere prudentemente l’espressione, per
i succedano, si avvicendino, si contrastino e si raggruppino, finché,
gli
uni abbattuti o distrutti, trionfi l’altro e teng
o dispensarsi da quella legge di continuità, a cui la natura ha tutti
gli
esseri e i loro fenomeni sottoposti. Imperocché d
diverse quante sono le relazioni distinte e diverse ch’egli abbia con
gli
interlocutori co’ quali si incontri a ragionare n
a l’espressione sarà anch’essa variabile o permanente. In questo modo
gli
stessi interlocutori possono cangiare fra loro di
dramma si espone agli spettatori che debbono principalmente goderne,
gli
attori debbono scegliere quella posizione che non
degli interlocutori dee pure determinare la positura particolare, che
gli
attori debbono tenere fra loro in qualunque scena
corso, o dal sopravvenire di alcuno non emerga qualche accidente, che
gli
obblighi o gli abiliti a tal cangiamento. Sino a
pravvenire di alcuno non emerga qualche accidente, che gli obblighi o
gli
abiliti a tal cangiamento. Sino a questo momento
ncalzanti, caldissime. Ed è pur questa la ragione per cui d’ordinario
gli
interlocutori non seggono; ma non perciò dovrebbe
ome illecito ed indecente, quasi che fosse una creanza comune a tutti
gli
attori; ed io credo al contrario, che sovente se
costantemente e regolarmente seguita, qual è per l’ordinario in tutti
gli
altri ragionamenti studiati e lavorati metodicame
sse riescono di mirabile effetto ove sieno opportunamente allogate, e
gli
attori sappiano corrispondentemente esprimerle ed
nzii o riposi. [18.1] Noi abbiamo altrove osservato che non sempre
gli
organi dell’espressione possono e deggiono tutti
i a un tempo operare. Talvolta l’uno di essi rimane in riposo, mentre
gli
altri continuano a più o meno operare analogament
e di Ioad, abbandonando il tempio, smarrisce la via, e Nabal in tempo
gli
dice. Où vous égarez-vous? De vos se
ndi nascono quelle incertezze, quei sentimenti, quegli imbarazzi, che
gli
antichi dicevano morae, e che manifestavano nel s
none alla moglie e alla figlia il suo atroce proponimento, e fa tutti
gli
sforzi perché la sua tenerezza non lo tradisca. E
temente ascoltato: Sortez; ed Agamennone quando dice ad Ifigenia che
gli
domanda del sacrificio che si prepara: Vous y se
e si prepara: Vous y serez ma fille; ed Otello, allorché a Iago, che
gli
diceva: Io mi accorgo che le mie riflessioni han
ccorgo che le mie riflessioni hanno alquanto agitato il vostro cuore;
gli
risponde solamente: No, niente affatto. Garrik c
che si danno ad alcuno sommessamente nell’atto della scena, sì che né
gli
interlocutori, né gli spettatori l’intendono punt
sommessamente nell’atto della scena, sì che né gli interlocutori, né
gli
spettatori l’intendono punto. L’Alfieri ne ha fat
ente v’ha pure un silenzio di stupore, che non solo la voce, ma tutti
gli
altri organi lascia come interdetti ed immobili.
n cessano punto di essere attori e di sentire e di operare come tutti
gli
altri. [18.15] Dal concorso armonico di questa m
oncorso armonico di questa muta attitudine che debbono prendere tutti
gli
astanti si viene via via sviluppando una serie di
enebre della notte? I monologhi sono anzi meno rari dei sonniloqui, e
gli
uomini se ben si osservi delirano e sognano assai
nta e profonda, e che allora diventa sconcio ed anche ridicolo quando
gli
manca quel grado di passione che sia sufficiente
di or si domanda e si risponde, o ripiglia da sé, come se la risposta
gli
fosse già stata fatta alla maniera del Tasso, il
i monologhi si possono ridurre a due generi, siccome le passioni che
gli
animano. [19.6] Imperocché queste obbligano la pe
ssono distinguere quali esempi e mezzi ad un tempo di espressione per
gli
attori che vogliono perfezionarsi in quest’arte,
i ricade senza avvedersene, e vaneggia pur suo malgrado. Euripide fra
gli
antichi ne ha fatto un uso mirabile nella Fedra e
, e temendo di vederla arrivare per essere sacrificata, mentre Arcade
gli
parla e lo ascolta, egli occupato di tutt’altra i
all’effetto della declamazione. E di vero se l’attore dee fare tutti
gli
sforzi per convertirsi e quasi identificarsi con
d italiano che si abbigliasse fra noi alla romana o alla greca. Tutti
gli
artisti che all’espressione muta e visibile si so
è meno d’illudere che di dilettare con la bella imitazione, sarebbero
gli
attori meno intelligenti ed esperti? [20.3] E pu
di questa nazione, e non manca di qualche opera opportuna ad istruire
gli
attori sopra questo particolare. [20.5] L’Italia,
tutta si mostri quanto è, se troppo si trovasse in contraddizione con
gli
usi e con le opinioni dominanti del tempo e del p
le fogge. Ma la verità dee sempre signoreggiare, specialmente là dove
gli
usi del tempo fossero anziché no degenerati, o co
della scena è alquanto generale ed indefinito, e specialmente presso
gli
antichi, nei quali, per la latitudine della scena
a delle tragedie moderne, essendo di gran lunga variato, ed essendone
gli
argomenti più particolari caratterizzati e distin
nci: 1.o Non adoprando i nostri attori la maschera a tromba, che appo
gli
antichi rinforzava ed ingrandiva la voce a propor
a provvedere allo stesso fine che la parte superiore della scena, ove
gli
attori declamano fosse opportunamente coperta, si
e ne distruggano, la rendono più o meno fievole e rotta e condannano
gli
uditori a non riceverla intera, e l’attore a sfor
è necessario, che avanti ogni altra cosa si legga la tragedia a tutti
gli
attori in comune, perché da tutti egualmente si c
ebbe a definirsi la vera idea del tutto e delle sue parti, e quel che
gli
attori hanno di comune e di proprio, perché poi o
tutte quelle più importanti relazioni che con la scena deggiono avere
gli
attori. Per tal modo nulla resta al capriccio ed
ente lo soffre, a sentirsi recitare da cotali rammentatori quello che
gli
attori vengono via via ascoltando e ripetendo com
iano affatto appena rappresentati. Ma di tale sconcio son pur cagione
gli
attori medesimi, i quali per quanto sia il dramma
e così a progredir sempre di male in peggio. Il che non accadrebbe se
gli
attori e le rappresentazioni fossero quali dovreb
ori teatri delle altre nazioni non soffrono tali scandali, dovrebbero
gli
italiani una volta imitarli e non più tollerare d
oria non pur le parole ed i versi che dee recitare, ma tutti i modi e
gli
accidenti che all’espressione appartengono, si po
eritassero la sua attenzione. Si è disputato lungamente fra molti, se
gli
antichi notassero la loro declamazione, come noi
icerche e congetture, noi ci contentiamo di osservare, che per quanto
gli
elementi della pronunciazione ordinaria sieno sfu
di notare, come il canto, tutta la declamazione seguitamente. Dietro
gli
esempi ed i tentativi di costoro, io penso che se
on avessero ne’ primi esperimenti sortita. Il solo attore non ha come
gli
altri questo vantaggio: egli non può osservare ed
’altro braccio, e comporre all’uopo le forme opportune dell’abito con
gli
slanci della passione dominante ed inventarne del
to prima qualche esperimento per assicurarsi della recita, si faranno
gli
altri su la scena per combinare ed eseguire tutto
no occorrere. [21.16] E perciò qualche prova dovrebbe esser fatta con
gli
abiti propri e con tutto l’apparecchio della deco
iuscire perfetto, se a questa legge non si sottoponga. I migliori fra
gli
antichi non la trascurarono. Cicerone dicea per t
l’attore si debbe esigere? Improbo fu lo studio di Roscio, e continui
gli
esperimenti ch’egli faceva del suo talento e dell
talento e dell’arte sua. Molti ci parlano di varii esercizi, ai quali
gli
attori si assoggettavano. Nerone medesimo si torm
i uomini, e che ci rende tollerabili, e, quasi non dissi, aggradevoli
gli
stessi mali che la generano e l’alimentano, è mas
che modo e con qual dritto potrebbe sperare e pretendere d’interessar
gli
altri, s’egli che debb’essere interessato più d’a
appresentazioni, altronde inette e ridicole. [22.4] Nascono talvolta
gli
applausi dalla qualità della persona, e non già d
che suppone nell’artista una certa destrezza, che sorprende e seduce
gli
spettatori non esperti, e destano in quelli tutt’
i e degli empirici in ogni mestiere; e la declamazione ne abbonda fra
gli
altri. Hanno questi tali artifici e maniere, tutt
iti e nelle lagrime degli spettatori. Senza questo effetto precedente
gli
Abderiti non sarebbero giunti a delirare tragicam
he talvolta la vera tragedia è stata proscritta, perché si temeva che
gli
spettatori, fortemente commossi su’ pubblici mali
buoni attori possano e deggiano riportare. Tu allora non osservi fra
gli
spettatori immobili ed attoniti, che un freddo e
re difficile, men dilettevole, men necessaria. Ma perché sono sì rari
gli
attori, anche là dove l’arte e la scuola si tengo
colta dovrebbe a quella principalmente attenersi, e senza disprezzar
gli
altri, far sì che l’uno primeggi, degli altri pur
a dei suoi spettatori. Ed in questa maniera potranno indi i pittori e
gli
scultori, a vicenda, emulare da lui quel ch’egli
vare all’attore quella dignità e quella forza che la pratica dei vizi
gli
toglierebbe o diminuirebbe, ma ancora per conosce
hé conoscendo abbastanza se stesso è abilitato a vie meglio conoscere
gli
altri; e così a determinare con maggiore facilità
e a paragone o a preferenza di certi altri, che senza alcuna ragione,
gli
vanno più a verso. Tanto più che sovente la trage
ingua poetica. Ed è questa la prima ragione per la quale in Italia né
gli
attori declamano la tragedia sì facilmente, né gl
quale in Italia né gli attori declamano la tragedia sì facilmente, né
gli
spettatori sì facilmente l’intendono. Noi abbiamo
lte, affatto diversa, per non dir contraria, da quella che professano
gli
autori. Il genere di bellezze che cercano gli uni
a quella che professano gli autori. Il genere di bellezze che cercano
gli
uni non è quello che procurano gli altri. Amano q
Il genere di bellezze che cercano gli uni non è quello che procurano
gli
altri. Amano quelli per l’ordinario sorprese, str
è pur notato che la stessa Clairon nell’Ifigenia di Racine sopprimeva
gli
ultimi versi coi quali Erifìle termina l’ultima s
ta opera dessero all’arte loro Ila, Esopo e Roscio. Essi erano spesso
gli
ammiratori e gli amici di Ortenzio e di Cicerone,
all’arte loro Ila, Esopo e Roscio. Essi erano spesso gli ammiratori e
gli
amici di Ortenzio e di Cicerone, che tutta volta
nosca e si proscriva un tale errore, che disonora non solo l’arte, ma
gli
attori che la professano, e la nazione a cui essi
si sopra la scena. Il professor della scuola dovrebbe prima esercitar
gli
alunni a leggere avvertitamenre il dramma pel qua
. Qui il professore dee prima evitare quelle più sconce maniere a cui
gli
alunni inclinassero, perché insensibilmente non s
elle varie ripetizioni ed esperimenti, paragonando l’una con l’altra,
gli
avvezzerebbe a poco a poco a quei tratti arditi e
igliori; e con tal metodo si potrebbe ognor più perfezionare l’arte e
gli
attori. [24.2] Io aggiungerei un altro espedient
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Essa s’ingegna di copiar
gli
uomini che parlano ed operano; è adunque di tutte
i: «Troviamo perciò nella storia anteriore ad ogni profana produzione
gli
oracoli composti da’ sacerdoti gentili, le greche
nosiche e ditirambiche ad Apollo e Bacco, i versi saliari del Lazio,
gli
inni peruviani al Sole, quelli dei Germani alle l
à di recitazione richiedesse una prontezza nell’improvvisare che solo
gli
italiani a quel tempo dimostrarono di avere. Aggi
naggi più gravi e più eroici co’ più ridevoli e più grotteschi; e fra
gli
angeli e i santi faceva ancor l’asino la sua figu
oltre una riforma dei costumi di scena, che lo porterà ad abbandonare
gli
abiti da petit maître, per adeguarsi al principio
s de l’Europe (1738) di Luigi Riccoboni, dove si metteva in luce come
gli
autori drammatici e gli attori adeguassero le rap
Luigi Riccoboni, dove si metteva in luce come gli autori drammatici e
gli
attori adeguassero le rappresentazioni teatrali a
orica vi è questo elemento come già per la poetica, la qual cosa, tra
gli
altri, veniva fatta oggetto di trattazione anche
compendio in lingua italiana nell’opera Delle scienze metafisiche per
gli
giovanetti (1767), all’interno della sezione Antr
e «la natura fisica» (Antonio Genovesi, Delle scienze metafisiche per
gli
giovanetti del Sig. Abate Genovesi, Venezia, Pres
ommento_1.2] Tale esternazione dell’attività interiore accomuna tutti
gli
organismi, viventi e non. L’idea di una natura «p
alla distanza esistente tra oggetto imitato e oggetto imitante, ossia
gli
strumenti e i mezzi con i quali l’imitazione vien
le imitativo che forse non per altra cagione che per tal proprietà su
gli
altri animali s’innalza, ed a cui si approssima b
s sur la poésie et sur la peinture, si sofferma sulla spartizione che
gli
attori dell’antichità facevano del gesto e della
antichità facevano del gesto e della voce, affermando che fossero due
gli
attori ad andare in scena, uno destinato a declam
orte et vigureuse». Gli elementi che questi utilizzano per contagiare
gli
altri agiscono sul piano dell’emotività piuttosto
po. A proposito dell’individuo preso dalla passione, dice infatti che
gli
spiriti che si muovono nel corpo «[…] répandent s
Settecento. Si pensi alla figura di Alfieri e alla sua attenzione per
gli
aspetti performativi dei suoi drammi. Egli si sof
enere, né per metà pure, il loro effetto; essendo fatte assai più per
gli
occhi, che per gli orecchi» (Vittorio Alfieri, Pa
pure, il loro effetto; essendo fatte assai più per gli occhi, che per
gli
orecchi» (Vittorio Alfieri, Parere sulle tragedie
ed i Greci governavano i loro Poemi per i tempi, noi, come vederemo,
gli
governiamo per li toni» (Giovan Giorgio Trissino,
DCXCVIII, pp. 19-20). Sulle mani e le dita si erano invece soffermati
gli
oratori dell’antichità. Era Quintiliano infatti a
antichi, e contrapponendolo ai «gesti meccanici», complici di rendere
gli
attori simili a marionette, che degradavano la sc
persona in questione e costituiscono, sul piano gestuale, quello che
gli
ideogrammi sono nel linguaggio verbale. Nel caso
ari e che tende a scartare dal bagaglio cinestetico attoriale. Furono
gli
Egizi che, per primi, elaborarono un sistema di s
ividono l’uomo dall’uomo: «La lingua mimica fu la prima ad usarsi tra
gli
uomini, ed è la più facile a comunicarsi da chi n
ni, causando al contrario stacchi bruschi e del tutto innaturali. Già
gli
antichi, attraverso l’adozione del metro giambico
oni, le passioni, i caratteri che si incontrano nei suoi romanzi sono
gli
stessi con cui ci si interfaccia nella vita di tu
o scarto tra realtà e finzione è evidente allorché Pamela, Clarissa e
gli
altri personaggi diventano oggetto di conversazio
ocosmo familiare e i personaggi si scalzano dei coturni per indossare
gli
abiti della borghesia. La tragedia si desublima n
la borghesia. La tragedia si desublima nel dramma borghese, o meglio,
gli
eroi del nuovo universo borghese assumono la gran
Ecco che nasce un altro stupendo verso dall’aspetto solenne e Venere
gli
rende volentieri onore in ogni sua parte; al cont
traprese a formare il suo stile sopra quello di questo gran poeta che
gli
sembrava il più drammatico di tutti, e che ci fa
lac poneva il caso del suono Ah!, che, a seconda dell’intonazione che
gli
si assegnava, era in grado di coprire da solo l’a
hezza, non è meno costantemente adattato ai quadri ed ai ritratti che
gli
delinea» (Francesco Saverio Salfi, Ristretto dell
cia, adulazione, tristezza, allegria, fierezza, umiltà: è il viso che
gli
uomini fissano, guardano; è questo che viene osse
, canto IV, I, p. 100. [commento_5.17] «la dea contrariata manteneva
gli
occhi fissi al suolo» (Publio Virgilio Marone, En
ltri organi del corpo, nei quali però si volgono in sudore (si vedano
gli
articoli CXXVIII, CXXIX, CXXX, CXXXI. In René Des
iferendosi alla dea dell’amore dice che ella spesse volte danzava con
gli
occhi» (Johann Jakob Engel, Lettere sulla mimica,
e un «dizionarietto tecnico» volto alla classificazione dei gesti con
gli
stessi criteri con cui si esaminavano gli oggetti
assificazione dei gesti con gli stessi criteri con cui si esaminavano
gli
oggetti di studio della Botanica. La proposta di
nsibili» (Johann Jakob Engel, Lettere sulla mimica, cit., p. 384) Tra
gli
esempi, viene posto quello dell’andatura che segu
tiliano vuole vedere rappresentati sul pulpito e sulle scene non sono
gli
oggetti esterni sensibili di cui stiamo parlando,
altrimenti: Quintiliano non vuole che si rappresentino sensibilmente
gli
oggetti a cui pensiamo, bensì i sentimenti che pr
tutti, non che ridurli a certe classi, varii tanto, quanto sono varii
gli
oggetti che li destano, la costituzione dell’anim
vi è commosso, varie e pressoché infinite le maniere con cui possono
gli
uni cogli altri rimescolarsi e confondersi» (Luig
e avanti sul petto; le labbra dischiuse che lasciano cadere il mento;
gli
occhi con la pupilla per metà nascosta dalle palp
cità che caratterizza il corpo. Tuttavia se nel caso precedente tutti
gli
organi manifestavano un completo disinteresse per
lità («[…] le corps demeure immobile comme une statue») dal fatto che
gli
spiriti, tutti rivolti verso il luogo che conserv
to fosse lì, in quel momento, e dunque non solo il pensiero, ma anche
gli
organi del corpo sviluppano una particolare tensi
stelliniane: «Questa pienezza di grato senso si spande fuori, esilara
gli
occhi e la fronte, tutti i lineamenti del viso; s
stale (Keir Elam, Semiotica del teatro, cit., p. 78), in quanto tutti
gli
organi del corpo, in un atteggiamento di rifiuto
olorito alterato, il respiro affannoso e frequente, così l’adirato ha
gli
occhi accesi e fiammeggianti, il viso arrossato p
tutto il corpo, e incepparsi la lingua e la voce languire, oscurarsi
gli
occhi, ronzare le orecchie, mancar le ginocchia,
e ginocchia, infine per il terrore dell’animo vediamo spesso crollare
gli
uomini» (Tito Lucrezio Caro, La natura, a cura di
bia detto una volta ad un attore francese che terminato lo spettacolo
gli
aveva chiesto cosa ne pensasse della sua interpre
sensazione», negli eroi tragici ad agire è la «semplice natura», che
gli
permetta di esprimere umanamente le loro sensazio
rbitrario. Di questo tipo sono i suoni articolati in tutte le lingue,
gli
alfabeti, i segni geroglifici degli antichi, e al
to_10.7] Engel giudicava la musica, nell’accezione che ad essa davano
gli
antichi, come arte all’incrocio tra il tempo e lo
lo spettacolo — e vedendo un solo pantomimo, si domandava chi fossero
gli
attori e i danzatori che avrebbero interpretato g
ndava chi fossero gli attori e i danzatori che avrebbero interpretato
gli
altri personaggi. Quando seppe che un solo pantom
sistematico nel repertorio dei comici professionisti. Basta sfogliare
gli
elenchi delle opere messe in scena dalle compagni
erenza degli altri mette sempre maggiore interesse in quelli, che più
gli
appartengono. Quantunque sia l’oscurità e la stra
orse a tempi di Eschilo e di Sofocle non erano meno oscuri ed incerti
gli
argomenti delle loro tragedie, ed i costumi de’ t
bitudine di un fare timoroso e subalterno non avrà, o solo a momenti,
gli
slanci della grandezza di continuo necessari al r
rte comica: «Quando ci saranno autori sommi, o supposto che ci siano,
gli
attori, ove non debbano contrastare colla fame, e
Settecento da Madame Clairon: «I direttori dello spettacolo e persino
gli
attori credono che il primo arrivato sia all’alte
tesso alla fiamma dell’altro, in vece di ciò, e l’altro e se stesso e
gli
spettatori raffredda» (Vittorio Alfieri, Parere s
i quali lo ascoltavano e spinta da un moto di collera, andai da lui e
gli
dissi: Rodogune, una parte tenera, signore? Una P
La sacra sede quello occupa cinto d’armi possa precipitarsi, sgranare
gli
occhi, meravigliarsi e restare attonito. E quell’
se stata consumata nel movimento precedente, e per questo esaurita. E
gli
attori non se ne accorsero certo prima dei poeti
orpo, e allora la scena diviene un luogo di incontro o di scontro tra
gli
interessi e le passioni che guidano la condotta d
L’attitudine individuale non può restare impermeabile al contatto con
gli
altri interlocutori. [commento_17.4] Il «celebre
e concedesse all’attore di dare le spalle al pubblico. Nella commedia
gli
attori di una troupe, guidati dal capo-comico Ora
ribalta da Salvatore Viganò, coreografo e pantomimo che compariva tra
gli
interlocutori nel Dialogo sulle unità drammatiche
dinanzi agli occhi vegeto e fresco il Coriolano, e tutti dipinti, che
gli
esprimerei colla matita, i bei gruppi e le attitu
sti, a cura di Francesco Paolo Russo, cit., II, 11, p. 271). Saulle e
gli
astanti si connotano così come spettatori interni
figli del mio figlio, / O figli miei, feroci ombre, fratelli, / Duran
gli
sdegni oltre la morte? O Lajo, / Deh! dividili tu
mai si volesse rappresentare sul teatro questa Tragedia, bisogna che
gli
attori sieno vestiti alla foggia Romana. Nel terz
rie: «Desidero, innanzi tutto, che con grande rigore si evitino tutti
gli
abiti e tutte le mode del tempo. La pettinatura d
a dei primi attori di ostentare abiti lussuosi sulla scena, oscurando
gli
attori secondari. [commento_20.10] Sulle inveros
Salfi sottolinea come nella pianificazione della struttura del teatro
gli
architetti debbano essere guidati da criteri di f
che l’acustica sia tale da far pervenire la voce dell’attore a tutti
gli
spettatori; in secondo luogo, l’edificio deve ess
ini commerciali, il repertorio subiva un continuo aggiornamento e che
gli
spettacoli non venivano allestiti che in pochi gi
ne dello spettacolo nell’antichità, si sofferma sulla spartizione che
gli
attori facevano del gesto e della voce, affermand
li attori facevano del gesto e della voce, affermando che fossero due
gli
attori ad andare in scena, uno destinato a declam
lità rigida. Rivolgendosi all’ipotetico lettore-attore del suo poema,
gli
chiede se, nella vita quotidiana, ci fosse forse
o a un cammino di perfezionamento e purgazione. Non è un caso che tra
gli
emblemi della simbologia massonica comparisse la
onfronti delle logge massoniche, culminato nella congiura ordita, fra
gli
altri, dal ventunenne pugliese Emmanuele De Deo,
onata dallo Stato. [commento_23.4] Alfieri sostiene la necessità per
gli
attori «[…] di saper parlare e pronunziare la lin
iron: «Senza pretendere di approfondire la musica, bisogna apprendere
gli
elementi per conoscere l’estensione della propria
Cabria volle essere ritratto in quell’atteggiamento nella statua che
gli
Ateniesi gli eressero nella piazza a spese pubbli
essere ritratto in quell’atteggiamento nella statua che gli Ateniesi
gli
eressero nella piazza a spese pubbliche. Di qui l
nes (1789-1815), Genève, Slatkine Reprints, 1977, pp. 86-95. 23. Per
gli
articoli attribuibili al Salfi, si veda Vittorio
quanti paesi per diversi fini tutti abjetti e vili adoperata? Sin tra
gli
Assiri, se crediamo ad Ammiano Marcellino, Semira
l’uso di mutilare i cortigiani, allorchè ella regnava sotto il nome e
gli
abiti del suo figliuolo, per confondere la propri
o Gioseffo ebreo Nabucco ne diede il primo esempio facendo smaschiare
gli
schiavi Ebrei. Claudiano contra Eutropio pretese
essione ne’ legittimi signori detronizzati e lasciati in vita. Presso
gli
Egizii, secondo Diodoro Siciliano, essa fu pena d
lio Lampridio, dava agli eunuchi il titolo di terza specie umana , e
gli
escluse affatto dal suo servigio , confinandoli a
re i falli de’ giocatori di palle. Chi ignora poi quanto poco fossero
gli
eunuchi favoriti da’ legislatori? Soggiaceva alla
ocità, ed ai barbari solo in qualche parte a. Contuttociò, per quanto
gli
eunuchi venissero perseguitati dalle leggi, avvil
molti di essi divennero consoli e generali, come i Narseti, i Rufini,
gli
Eutropii: ma noi, noi stessi gli ascoltiamo gorgh
generali, come i Narseti, i Rufini, gli Eutropii: ma noi, noi stessi
gli
ascoltiamo gorgheggiare nelle chiese, e rappresen
e rappresentar da Alessandro e da Cesare ne’ nostri teatri. Contenti
gli
antichi delle voci naturali de’ loro attori ancor
o ne’ musicali trattenimenti dati nelle stanze delle imperatrici, non
gli
adoperarono mai nelle recite teatrali. Ne’ tempi
municar loro ciò che esse detestavano o felicemente ignoravano. Forse
gli
Arabi soggiogata la Spagna ed acquistatane la nat
dere che tutti ignorassero che sin dal XVI secolo, tanto abbondassero
gli
eunuchi nella penisola di Spagna, quando una boll
teatro le voci artificiali de’ castrati? E se il fiorentino Rinuccini
gli
avesse ne’ suoi melodrammi adoperati, il Vecchi g
rentino Rinuccini gli avesse ne’ suoi melodrammi adoperati, il Vecchi
gli
avrebbe ricusati? L’ultimo dramma del Rinuccini s
eunuchi sostituiti alle cantatrici nel dramma riferito non mostra che
gli
spettatori se ne fossero maravigliati, nè scrive
Pietro della Valle che erano essi assai comuni sulle scene italiche)
gli
eunuchi si erano introdotti ne’ nostri melodrammi
o il diletto? Ciò avverrà appunto quando scosso il volontario stupore
gli
uomini giungano a comprendere che oltre a i Tenor
acce, storcimenti ”… » I suoi slanci e sospiri non son punto lascivi:
gli
sguardi nulla hanno di impudico: il gestire propr
r amor dell’umanità impiegò le sue meditazioni per salvar dalla morte
gli
uomini rei or non sarebbe ancor meglio impiegata
, nobiltà e purezza nello stile, armonia nella versificazione, benchè
gli
costasse fatiga. Nel Manlio Capitolino formato su
Capitolino formato sulla Venezia salvata di Otwai col trasportare fra
gli
antichi Romani il fatto recente della congiura de
scena quarta dell’atto I, cioè che all’arrivo di don Pietro in corte
gli
occhi di lui distratti altro non vi cercavano che
era si distingue da quella dell’uno e dell’altro. Crebillon non eleva
gli
animi quanto Corneille, non gl’intenerisce quanto
leva gli animi quanto Corneille, non gl’intenerisce quanto Racine; ma
gli
spaventa con certo terrore tragico assai più vero
more della bella letteratura greca e romana; le opere del Crebillon e
gli
applausi che ne riscoteva, gli diedero i primi im
eca e romana; le opere del Crebillon e gli applausi che ne riscoteva,
gli
diedero i primi impulsi ad entrar nella tragica c
e virtuosa che non si smentisce mai. La nobile patetica preghiera che
gli
fa Marianna, prenez soin de mes fils ec, è maes
da’ rimorsi vendicatori, e cerca la morte, ma prostrato a’ suoi piedi
gli
domanda un amplesso. Ditemi , aggiugne, ditemi a
ma, oh patria! indi lo condanna e l’abbraccia. Ne traduco per saggio
gli
ultimi versi: Procolo, che a morir menisi il fig
do però ne’ tratti del suo pennello una maniera a se particolare. Non
gli
manca alle occorrenze nè il sublime del creatore
alla francese. In fatti i Tartari e i Cinesi dell’Orfano della Cina,
gli
Arabi Musulmani e gl’idolatri del Fanatismo, i Ro
scene di Bruto con Cesare, cioè la quinta dell’atto II, in cui Cesare
gli
palesa di essere di lui padre, e la quarta del II
lebre attrice Andaluzza Maria Vermejo. Riscuoteva da circa due lustri
gli
applausi concordi della più colta Europa la Merop
variata l’invenzione nell’atto IV, e mantenuti in maggior commozione
gli
affetti, dipingendo Merope in angustia tale che è
ama mostro, perfido, lo fa trascinare presso la tomba di Cresfonte, e
gli
si avventa per ferirlo. Ciò è senza ragione. La d
arbaro, tiranno , l’ha chiamato nella scena seconda dell’atto IV. Va,
gli
ha detto, quando ha saputo di esser figlio di Mer
mo che possa darne la più adeguata idea, non pensando servilmente con
gli
altrui pensieri, nè vendendogli per nostri quando
ni, e lo chiami a parte dell’impero mostrandogli la necessità che non
gli
permette altro partito; quelle dell’atto IV di Zo
o particolare avviso vorrebbe banditi dal teatro moderno i traditori,
gli
empii, i furbi solenni ec. La scena che richiede
essa distrugge le speranze de’ penitenti, vale a dire di quasi tutti
gli
uomini; perchè una vendetta atroce che si avvera
ngegno consiste nel ben concatenare i pensieri co’ fatti in guisa che
gli
eventi sembrino fatali e facciano pensare allo sp
recitata nel 1752, all’Oreste, ed a’ Pelopidi. Trasse anche Voltaire
gli
Sciti dall’Arminio indi intitolato i Figli de Che
e. Scrisse anche l’autore dell’Erriade i Guebri, Erifile il cui piano
gli
costò moltissimo senza interessare abbastanza sul
poco verisimili reticenze, ed in cui una parola di più scioglierebbe
gli
equivoci, e torrebbe Tancredi di augustia. Poteva
Alzira, Maometto, Merope e Zaira non sono comparabili con Cinna, con
gli
Orazii, con Poliuto e con Rodoguna. Questa decisi
i tornir meglio i suoi versi; ond’è che nella lettura che se ne fece,
gli
si notò la durezza della versificazione e la scor
lo innamorato d’Ifigenia. Ma il signor Collè dotato di gusto migliore
gli
avvertì che tali amori raffreddavano argomento sì
non tutti ravvisarono in lui la mancanza di gusto, e que’ difetti che
gli
furono poscia rimproverati, e singolarmente la ve
ù manifestamente; Cleopatra si tenne per inferiore alle precedenti; e
gli
Eraclidi molto più. Così quest’enciclopedista, al
ck fu posposto a’ di lei parenti ed amici a’ quali si profusero tutti
gli
onori e le dignità, di che cercando egli di vendi
Torquato. Voltaire molto finamente in una risposta di poche linee che
gli
scrisse, accennò con acutezza alcune indiscrete a
sparvero. Non furono più felici nè Coriolano, in cui di più si notano
gli
accidenti accumolati in un dì senza verisimiglian
sagerazione; lo stile è appassionato naturale e molte volte energico;
gli
accidenti dall’intervallo dell’atto IV per tutto
esentano i Cinesi da tanti secoli? Che rappresentarono i Greci se non
gli
evenimenti della propria storia? Che i Latini ste
aliani ne’ Piccinini, negli Ezzelini, negli Ugolini? Che gl’Inglesi e
gli
Spagnuoli in quasi tutte le loro favole? Tra’ med
ntatore meschino. Che relazione hanno poi colla congiura de’ Francesi
gli
amori non tragici di Gastone e di Bajardo e di Al
l’atto I non ignora i tradimenti orditi da Altamoro e Avogadro, e pur
gli
dissimula, e nell’atto V, parlandogliene Bajardo,
lse idee dell’eroismo e della virtù. Ma se egli travide nel dipingere
gli
eroi ed i virtuosi, non si mostrò più abile in fa
rpi stessi sparsi e trasportati dal fulmine . Rapportiamoci dunque su
gli
altri di lui difetti nè piccioli nè pochi come po
nquistarlo, riporta la vittoria di Ghiara d’Adda, e Brescia atterrita
gli
si rende. Entranvi i Francesi allora poco capaci
si potrebbe con qualche fondamento ribattere la taccia di ribelle che
gli
s’imputa? Furono ribelli gli Spagnuoli che per se
mento ribattere la taccia di ribelle che gli s’imputa? Furono ribelli
gli
Spagnuoli che per sette secoli combatterono contr
legittimo del Belloy, non della storia. Le scelleraggini, le infamie,
gli
assassinamenti, le frodi nacquero dal capo di cod
lunniandolo attribuisce ad un immaginario suo tradimento la morte che
gli
fu data, se non per natural crudeltà, almeno per
i il Belloy dare un complice ad Avogadro, e donde il prese? La storia
gli
avrebbe sugerito qualche Bresciano, se l’avesse s
lega; vide poscia quanto più pericolosi nemici di tal libertà fossero
gli
stranieri, e se ne distaccò. Come principe e come
o conseguenza di una lunga tolleranza. Poco umanamente trattarono con
gli
abitanti di Castellaneto, spogliandoli e molestan
ncesi, qual fu l’implacabile vendetta Italiana? Gli tolsero le armi e
gli
diedero agli Spagnuoli, a condizione che gli rima
a? Gli tolsero le armi e gli diedero agli Spagnuoli, a condizione che
gli
rimandassero al campo francese. Ma lasciamo le is
la rivoluzione per certa analogia della strage di San-Bartolommeo con
gli
orrori e l’esecuzioni della repubblica che sorgev
ro dal Romano Pontefice si accolsero con trasporto dall’uditorio. Tra
gli
attori che lo rappresentarono, si distinse Talma
biltà, quello di Medea con molto vigore, se non che ostenta soverchio
gli
eccessi da lei commessi. I primi quattro atti tra
e qualunque senatore per imprudenza o per malizia abbia commercio con
gli
ambasciadori esteri, o si trovi nel recinto delle
he l’attenderà. Montcassin con risposte pungenti trafigge Bianca, che
gli
dice che a torto egli di lei si lagna. Distruggi
dice Bianca, additando Montcassin che giugne. Contarini a lui rivolto
gli
dice: siete voi il seduttore di mia figlia? Montc
lia. La scena lunghissima alfine contiene che Contarini decisivamente
gli
fa sapere, che nulla sarà bastante a piegarlo, e
icusa. Contarini comanda che esca di sua casa. Montcassin minaccevole
gli
dice: Ah cet excès d’outrage Comme à ta cruau
i, ed a proporre le sue angustie ed i suoi dubbii. Contarini dice, io
gli
farò svanire; venite nel bel mezzo della notte ne
che voglia dire quell’apparato funesto? Quello del Consiglio de’ Tre,
gli
dice Pisani; quì pronuncia, e nel fondo punisce.
ri contrarii di giudice imparziale, e di amante sventurato. Contarini
gli
fa riflettere che l’accusato è condannato dalla l
a discolpa veruna da allegare; risponde di non averne alcuna. Capello
gli
dice: grande interesse avrete avuto ad infrangere
di morte, ed invita Capello a votare. Contarini lo chiama a parte, e
gli
dice: io ben comprendo che se non foste suo rival
na emozione passeggiera, di cui quasi ho perduta la memoria al vedere
gli
amanti in piena felicità. L’autore si approfittò
a tragedia di Arnault. Allorchè il leggitore comincia ad intenerirsi,
gli
si presenta un francese militare forse in vece de
lità (all’usanza de’ Cureti e de’ Lidii, da’ quali traevano l’origine
gli
Etruschi) riuscì ad essi molto grato. Ma confusa
oesia scenica, la quale nè anche dovea coltivarsi senza gl’ impulsi e
gli
esempii or degli Osci, or della Magna Grecia, or
à maggiore alla poesia rappresentativa recarono a Roma dalla Campania
gli
Osci, i quali vi furono chiamati a rappresentare
iume Volturno alcune sue spie pratiche del parlare Osco, per esplorar
gli
andamenti del nemico25. II. Stabilito questo spet
no in Roma la gioventù Romana volle sottentrare a rappresentarlo dopo
gli
attori nativi di Atella, e se ne riserbò il dirit
chè soli ebbero il privilegio di non mai deporla sulla scena; là dove
gli
altri istrioni commettendo qualche fallo di rappr
e drammi migliori? Perchè, secondo il nostro avviso e del Casaubon28,
gli
arguti copiosi sali e le vivaci piacevolezze che
la denominazione d’Italia propriamente designava il paese che tennero
gli
Osci, gli Ausoni e gli Enotrii30, e che più tardi
azione d’Italia propriamente designava il paese che tennero gli Osci,
gli
Ausoni e gli Enotrii30, e che più tardi poi sotto
ia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e
gli
Enotrii30, e che più tardi poi sotto nome d’Itali
tal Francese! le parole impudiche dagli Osci furono dette oscene31, e
gli
Osci presero il proprio nome dall’ oscenità32. L’
oprio nome dall’ oscenità32. L’una cosa non distrugge l’altra? Ma che
gli
Osci non poterono così nominarsi dalla parola osc
e e commedie seguendo i Greci, ma per essere stato il primo a volgere
gli
animi degli spettatori dalle satire alle favole t
tori dalle satire alle favole teatrali36, per la cui rappresentazione
gli
fu assegnato il portico del tempio di Pallade. La
Romuli potrebbe credersi azione tragica. Le commedie ch’egli compose,
gli
furono fatali. Traducendo e imitando i Greci ne t
specie di versi adoperando, con eleganza superiore a quell’età deride
gli
auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl
rsi adoperando, con eleganza superiore a quell’età deride gli auguri,
gli
astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl’ interpreti
con eleganza superiore a quell’età deride gli auguri, gli astrolaghi,
gli
opinatori Isiaci e gl’ interpreti di sogni, aggiu
ralmente la greca tragedia. Per vederne la guisa possono confrontarsi
gli
squarci che soggiungo. Nella tragedia di Euripide
ia franchezza (come seguendo il Bayle fassi da alcuni, i quali mirano
gli
oggetti da un lato solo) che in ciò il Francese a
aurea. Ricorre a Libano suo servo assai trincato. „Io amo mio figlio (
gli
dice) e voglio esserne amato. Così pensò mio padr
ima col rustico marito, indi col vecchio commarito, come dice Plauto,
gli
respinge a pugni ed a calci e gli caccia in fuga.
ecchio commarito, come dice Plauto, gli respinge a pugni ed a calci e
gli
caccia in fuga. L’azione termina, scoprendosi Cas
nti infantili della fanciulla Palestra e varii altri contrassegni per
gli
quali un dì potesse conoscere i proprii parenti.
favola Plautina, nel quale scagliansi diversi tratti satirici contra
gli
spergiuri, i litiganti di mala fede e i falsi tes
i. Gl’ Intronati di Siena ed alquanti altri Italiani hanno introdotti
gli
attori che parlano coll’ uditorio, mostrando di s
so di Pasicompsa l’amata di Carino. Chiede a un servo chi ella sia, e
gli
è dato a credere essere una schiava comperata dal
l figliuolo per servire alla madre. Il vecchio si abbocca col figlio,
gli
parla della schiava, dicegli non esser propria pe
ugne, lo consola, intercede per lui presso il padre, e ne ottiene che
gli
ceda Pasicompsa. Notabile a mio avviso in questa
aci, de’ vaghi colori scenici, dell’arte di maneggiar con delicatezza
gli
affetti, e di dipingere con verità i costumi. Il
izione il dargliela indotata, vuole assegnarle un picciolo podere che
gli
è rimasto. Ripugna Lisitele per non ispogliarlo d
panni addosso Taglino a questo e a quello, il falso e ’l vero Non
gli
trattien, purchè quanto alla bocca Lor si prese
tengono il concetto degli undici seguenti Latini, ne’ quali ringrazia
gli
dei per essere arrivato salvo in quella città ove
ano e Copto. Un uomo che avesse sì strano gusto, copiando alla peggio
gli
scarsi dizionarii di tali lingue antipodiche, avr
degli etimologisti imperiti e di Arlecchino; per la qual cosa Annone
gli
parla nella lingua del paese, e viene a sapere ch
altro in risposta che un non ne ho. Vede Sagaristione altro servo, e
gli
va incontro: Tos. O Sagaristione, il ciel ti sa
esce. Sagaristione osserva che l’amico è pallido e sparuto. Tossilo
gli
confessa di essere innamorato. Che mi dì tu! queg
nde. Saturione con gran giubilo comprende esser lui l’amico atteso, e
gli
va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu g
e gli va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu giungi (Tossilo
gli
dice) bene a tempo, caro Saturione. Menti amico (
lcuna di queste inezie, che i Francesi chiamano turlupinades. Tossilo
gli
dice ch’ei mangerà, purchè si ricordi di ciò che
es. Tossilo gli dice ch’ei mangerà, purchè si ricordi di ciò che jeri
gli
disse. Mi ricordo, sì, risponde, che non vuoi che
eremo tali vesti e fregi? Toss. Prendetele dal Guardaroba del Coro:
gli
Edili le hanno già apparecchiate. Nelle quali p
hiate. Nelle quali parole si vuol notare che mentovando il Corago e
gli
Edili si fanno sparire i personaggi immaginati, e
la distruggevano alle volte con una parola. I moderni con gran senno
gli
emuleranno nel primo disegno senza fermarsi molto
to il modo di liberarla. Sagaristione con uno scherzo basso e servile
gli
mostra un tumore nel collo formato colla borsa de
posta loro, ed in malora Vadano pur: fo caso io de’ nemici? Tanto
gli
stimo quanto un desco vuoto. Verg. Padre, l’inf
in casa di Tossilo. Dordalo risoluto vuole andar da Tossilo o perchè
gli
dia il pattuito prezzo della sua schiava, o per d
Tossilo baldanzosamente, e vedendo Dordalo con disprezzo ed alterigia
gli
dice che prenda pure il danaro aspettato con tant
i casa. Tossilo in segno di sapergliene grado, e di averlo per amico,
gli
dà a leggere le sinte lettere, ove si accenna di
scena in cui esce Sagaristione favellando colla fanciulla mentre che
gli
altri due stanno ad ascoltare, è nella quale si e
i parve Splendida e vaga? Verg. Io la città sol vidi, Gli usi e
gli
abitator poco conobbi. Tos. O che savio princip
me, ed egli chiudendo nel nome tutta la serie della frode, mi chiamo,
gli
dice, Vaniloquidorus, Virginisvendonides, Nu
stione, e dispone un magnifico banchetto, non solo per tripudiare con
gli
amici e coll’ amata, ma per fare arrabbiare vie p
ruffiano, che con alacrità confessa tutte le sue malvagità. Callidoro
gli
dice, perjuravisti, sceleste, ed egli risponde co
I nega di narrare l’accaduto agli altri attori, perchè non l’ignorano
gli
spettatori, per li quali si rapresenta: . . . .
nota ciò e passa, senza fermarsi a trarne ridevoli conseguenze contro
gli
antichi. Egli non può ignorare che da essi non si
ima dell’atto secondo, dipinte vivamente le contraddizioni, le pene e
gli
amareggiati diletti dell’amore. I Menecmi. Di qu
mensale ubbriaco e chiudere la casa. Incontrasi di poi col vecchio, e
gli
da ad intendere esser la casa posseduta da mostri
sa delle meretrici. Compariscono le sorelle sulla porta, e alla prima
gli
dileggiano; pensano poscia di accarezzarli per di
intitolò Capteivei. Egione ha due figliuoli, uno che di anni quattro
gli
fu rubato da uno schiavo e venduto a uno stranier
e ivi ne ricevettero, imparino dall’argomento di questa commedia, che
gli
antichi comici molte altre invenzioni avranno imm
glia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. Contesero
gli
antichi intorno al numero delle commedie che scri
o I delle Vic. della Coltura delle Sic. p. 248. 49. Girolamo Colonna
gli
pubblicò sin dal 1590 e la sua raccolta si reimpr
a raccolta si reimpresse in Amsterdam nel 1707, Paolo Merola nel 1595
gli
diede alla luce in Lione, e Bernardo Filippino tr
e, e di schiavi. Mi porrò a negoziar con grosse navi In mare. Fra
gli
stessi Re, sarò Anch’io chiamato Re. Indi per m
recedente, nacque a Viterbo il 20 febbraio del 1806. Appassionato per
gli
studj, s’andò formando da sè una sana istruzione.
o varie vicende, con Carlo Romagnoli ; e finalmente, pel ’ 66 e ’ 67,
gli
ultimi due anni della sua vita artistica, formò s
ssa era lapidaria. E questo aggettivo concorderebbe col nomignolo che
gli
venne da’fratelli d’ arte di Re Pausania. Lo stes
di Napoli, i compagni suoi, mossi forse da alcuna bizzarria del caso,
gli
dieder fama di jettatore, o apportator di sventur
apportator di sventura. Non sappiamo se la triste e volgare stupidità
gli
abbia procacciato dolori ; ma dal Costetti sappia
. Altezza di Vittorio Amedeo Duca di Savoja, e per tirar assai bene a
gli
uccelli in aria, e correr con qualche grazia e ve
9) riferisce le parole del Barbieri, aggiungendo : « i quai privilegi
gli
fece pure il Duca di Mantova per li proprj suoi S
), congratulandosi col Duca di Mantova che sia risanato delle varole,
gli
dà notizia che a Piacenza ov' è la miglior Compag
annunzia a un Segretario del Duca, che era per recarsi a Reggio ; ma
gli
era stato detto « che vi erano alcuni che recitav
che camminavano sotto nome di due donne, dette le Marchette » quando
gli
capitò l’avviso che erano andati a recitar fino a
icolari di ogni teatro. Cominciamo dagli Orientali. Prima che altrove
gli
spettacoli scenici inventaronsi nel vasto antichi
lascia di ammirare la loro abilità di rappresentare, e sono in pregio
gli
attori eccellenti, e sopra tutti si encomiano que
ata incantatrice illusione che tiene sospesi ed attaccati alla favola
gli
ascoltatori. I Cinesi non distruggono questa bell
l primo di essi, che equivale a un prologo, chiamasi Sie-Tse, e tutti
gli
altri Tche. Quanto alla musica trovasi da tempo r
musiea, anche Chun uno de’ più celebri imperadori Cinesi, che secondo
gli
storici della nazione regnava intorno a 22771 ann
i prima del l’era Cristiana, col suono del Kin si accingeva a trattar
gli
affari del l’impero. E perchè ogni dinastia ebbe
te impresso, e quando i mandarini d’armi e di lettere si uniscono per
gli
esami, e quando il capo de’ discendenti di Confuc
cui non si uccida alcuno. In tre ore di rappresentazione si espongono
gli
evenimenti di trent’anni. Più. Comparisce fanciul
simile e grande, atta a produrre l’illusione che sola può trasportare
gli
ascoltatori in un mondo apparente per insegnar lo
L’ultima opera del riputato Guglielmo Robertson sulla Conoscenza che
gli
antichi ebbero del l’India, ci presenta nel l’App
essioni? Conchiudendo questo capo non vo’ tralasciare di riferire che
gli
Orientali hanno da gran tempo coltivati i balli p
. Un solo musico di età avanzata, e per lo più il più brutto di tutti
gli
uonrini, le segue e le accompagna con uno strumen
e, cantando, ballando, e anche capriolando sul trapezio volante sotto
gli
ammaestramenti del vecchio Ettore Baraccani, prim
. Passò dopo due anni secondo brillante con Cesare Vitaliani ; ma poi
gli
si affidaron le parti di primo attor giovine, ess
destia, la bontà della sua indole e la forza della sua volontà, passò
gli
ultimi dodici anni in tre sole Compagnie, ammirat
Immaginarono da principio i poeti che il miglior fonte, donde cavare
gli
argomenti delle opere, fosse la mitologia. Di qui
a risparmiare quanto profondere doveasi dall’altra. Lasciati da canto
gli
argomenti favolosi, che tutto abbracciando, per c
ome di cielo in terra, dal consorzio degli dei si trovò confinata tra
gli
uomini. Alla tanta pompa e varietà delle decorazi
ni. Alla tanta pompa e varietà delle decorazioni, a cui erano avvezzi
gli
spettatori, si credette supplire con una regolari
imenti fare unità col dramma, essere parti integranti del tutto, come
gli
ornamenti nelle buone fabbriche, che non servon m
gli possa conseguire il fin suo, che è di muovere il cuore, dilettare
gli
occhi e gli orecchi senza contravvenire alla ragi
nseguire il fin suo, che è di muovere il cuore, dilettare gli occhi e
gli
orecchi senza contravvenire alla ragione, gli con
, dilettare gli occhi e gli orecchi senza contravvenire alla ragione,
gli
converrà prendere un’azione seguita in tempi o al
vità dell’azione; dove fariano un bel contrasto i costumi messicani e
gli
spagnuoli vedutisi per la prima volta insieme, e
rionfo della stravaganza. Il mal gusto prosperoso perverte i deboli e
gli
conquista, mentre il vero buon gusto ramingo va m
erito fimane confuso tralla plebe in una società corrotta, dove tutti
gli
sguardi e gli applausi e le decorazioni e le ricc
onfuso tralla plebe in una società corrotta, dove tutti gli sguardi e
gli
applausi e le decorazioni e le ricchezze si attir
ura luminosa. Le stranezze dell’opera in musica accompagnata da tutti
gli
allettamenti della vista e dell’udito fecero semp
i attori accademici e dagl’istrioni e commedianti pubblici. Gli uni e
gli
altri s’invaghirono della nuova foggia di commedi
attori che rappresentava in Napoli le commedie a soggetto del Porta,
gli
Squinternati di Palermo, di cui parla il Perrucci
alvadore, e faceva con esso scene tali, che le rise che alzavansi fra
gli
ascoltatori senza intermissione o riposo, e per l
di eccitare il riso e di fare in parte conoscere il proprio valore, e
gli
fu continuata la pensione assegnatagli di mille l
endo valere la somma sua arte pantomimica di maniera che poco o nulla
gli
nocque il patrio linguaggio. È troppo noto che eg
enza ne siegue, che il riposo della voce ne’ detti suoni non meno die
gli
alzamenti, e gli abbassamenti di essa, possono es
he il riposo della voce ne’ detti suoni non meno die gli alzamenti, e
gli
abbassamenti di essa, possono essere più o meno d
dificazione, che forma le lettere consonanti, si fa, qualora passando
gli
organi della bocca dalla loro posizione fissa ad
ni, e i bisogni, e conseguentemente la maniera di significar le une e
gli
altri, rinserrando o sciogliendo gli organi desti
a maniera di significar le une e gli altri, rinserrando o sciogliendo
gli
organi destinati alla voce, e modificandoli a mis
che non assorbiscano, a così dire, tutto il fiato al cantante, ma che
gli
lascino il tempo di proferirle intiere senz’esser
S’avvien che tra le frondi il vento spiri, O quale infra
gli
scogli, o presso ai lidi Sibila il mar pe
paragoni colle precedenti questa ottava parimenti del Tasso: «Chiama
gli
abitator dell’ombre eterne Il rauco suon
za ritmica del periodo, e da quella dimensione artifiziale, che cerca
gli
intervalli e i riposi. Ma nell’armonia puramente
ran difensore del poeta ferrarese13 dimanda perché invece del «Chiama
gli
abitator dell’ombre eterne» del Tasso non recansi
natura del verso sciolto permette al poeta di far la cesura dove più
gli
torna: conseguentemente il periodo può secondo il
imi versi dell’Ariosto così poeti ci: «Le Donne, i Cavalier, l’armi,
gli
amori Le cortesie, l’audaci imprese, io canto.»
o le parole secondo l’ordine analitico «Io canto i Cavalier, l’armi,
gli
amori Le cortesie, le Donne, e imprese audaci.»
ecentisti specialmente quando è affettata, e lunga, come adiviene fra
gli
altri nello Speroni, nel Dolce, e nel Casa, i qua
za rallentarne la possa, accomodarsi a tutte le inflessioni, e a tuti
gli
stili, conservando, ciò nonostante, l’indole sua
ativa: quanto vaglia a esprimer tutte le passioni, e a dipinger tutti
gli
oggetti, e come divenghi lo strumento egualmente
hinesi e quasi tutti i popoli dell’Asia cantano, i tedeschi ragliano,
gli
Spagnuoli declamano, gli Inglesi fischiano, gli I
poli dell’Asia cantano, i tedeschi ragliano, gli Spagnuoli declamano,
gli
Inglesi fischiano, gli Italiani sospirano, né ci
i tedeschi ragliano, gli Spagnuoli declamano, gli Inglesi fischiano,
gli
Italiani sospirano, né ci ha propriamente che i F
leggi e dei governi. Quindi il pregio di soavità e di mollezza sopra
gli
altri popoli dato al canto italiano da Giovanni D
guaggio delle passioni sia, generalmente parlando, lo stesso in tutti
gli
uomini, e che la natura si spieghi con certi segn
le lingue, così ancora mettono gran divario nella maniera di esprimer
gli
affetti non meno tra popolo e popolo che tra indi
che interesse. Allora il sembiante dell’italiano prende anima e vita:
gli
occhi, le mani, il portamento, tutto diviene eloq
istata una influenza su i moderni costumi che mai non ebbero appresso
gli
antichi, giovarono al medesimo fine eziandio ora
que’ secoli barbari: ora per l’innato piacere che le trasporta verso
gli
oggetti che parlano alla immaginazione ed al cuor
tti degli uomini, onde questi rivolgonsi poi a cantare la bellezza, e
gli
amori, piegando alla soavità lo stile, e la poesi
à insiem col tempo che perde anche i talenti, di cui ne abusa: quando
gli
autori veggonsi costretti a mendicar la loro appr
non si cercano se non le stravaganti: quando ci è d’uopo impicciolire
gli
oggetti e le idee per proporzionarle agli sguardi
ro sforzati a preferire lo stile d’un giorno, che nasce e muore, come
gli
insetti efimeri, alle bellezze maschie e vigorose
ati da me osservati nella lingua italiana circa la netezza de’ suoni,
gli
accenti, e la prosodia si trovano appuntino nella
resì, che i saccenti, e i zerbini d’Italia sono, come quelli di tutti
gli
altri paesi, la più ridicolosa genia, che passegg
tte le spese di vestiario (prima d’allora non dovevan provvedersi per
gli
abiti in costume che del così detto basso vestiar
upolosa esattezza di ambiente sia pel vestiario degli attori, sia per
gli
scenarj, le comparse, gli attrezzi, gli addobbi d
nte sia pel vestiario degli attori, sia per gli scenarj, le comparse,
gli
attrezzi, gli addobbi di palcoscenico. Caduto il
stiario degli attori, sia per gli scenarj, le comparse, gli attrezzi,
gli
addobbi di palcoscenico. Caduto il Regno francese
tinato sul trono delle Due Sicilie, alla caduta di Giovacchino Murat,
gli
aveva confermato il sussidio annuale di ducati 8
le di ducati 8 mila, affinchè si dovessero presentare su quelle scene
gli
artisti più rinomati. Altro vantaggio era un cont
o da un antico cuscinario di platea che ne ebbe il danno, essendo tre
gli
addetti a portare i cuscini in platea. Il prezzo
a di rimanere statua durante l’intero spettacolo. Il re se n’avvide e
gli
mandò a regalare sei ducati (lire 25,50), ordinan
Compagnia Medebach a fianco del brighella Giuseppe Marliani (V.), che
gli
fu largo di utili ammaestramenti. Si recò del 171
quattro giorni, uniformarsi al gusto del Paese, e vi riuscì. E a chi
gli
domandava, meravigliato, quanto gli fosser costat
o del Paese, e vi riuscì. E a chi gli domandava, meravigliato, quanto
gli
fosser costati progressi così rapidi, – ho molto
a Commedia italiana, e farle risaltare e brillare. Qualche volta però
gli
arlecchini si dolevan di lui, perchè scordandosi
cava di cavar la risata ; e non esitava a rovinar la Commedia, quando
gli
potea riuscir di far ridere. Eppure piaceva al pu
Genova, ma non cessandogli la febbre, si volse tosto a un medico che
gli
ordinò cascia con entro gialapa (sciarappa), qual
un medico che gli ordinò cascia con entro gialapa (sciarappa), quale
gli
mosse dimolto e operò assai. Gli ordinò anche la
ricorse a uno rinomato, il quale trovatagli una ostruzione al ventre,
gli
ordinò sei pillole ogni mattina per dieci giorni.
, gli ordinò sei pillole ogni mattina per dieci giorni. La febbre non
gli
venne più così gagliarda, ma egli si trovava in t
sposizione ; e pretendendo di vendicar la sua Patria dalla burla, che
gli
aveva data il Tassoni nella sua Secchia rapita, d
ir villanìe superò di gran lunga il Tassoni, così nel fatto di Poesia
gli
restò di gran lunga addietro fino a perderlo di v
l Quadrio, nè altri, a mio sapere, accennino al Bocchini attore, pure
gli
scritti suoi (Corona Maccheronica, ecc., Modena,
no di Paggi Zagnetti, dove arrivando Muzzina senza Tabarro e Beretta,
gli
dà una Supplica, e Scappino così cantando dice :
hio. Basta il nome del padre, per capir bene come la povera mamma non
gli
avesse mai dato scarsella. E Scappino dice ai Con
arsella. La scarsella era appunto una borsa di cuojo, o d’altro, che
gli
Zanni portavano alla cintola : e se ne servivan f
avevan raccolto in giro dagli spettatori colla berretta. Quasi tutti
gli
zanni raffigurati nelle antiche incisioni hanno a
vedremo. Quando Scappino invita Muzzina a far la prova dell’arte sua,
gli
dice : « ma avverti ben de non te dar di bianco.
fare uno sbianchimento ; e vuol dire più specialmente : metter sotto
gli
occhi del pubblico l’errore di un compagno di sce
i farmi vivere in angoscie. » E più oltre : « Spero una volta frenare
gli
empiti di questa mia sorte, ecc., ecc. » E ora, e
o Garzoni, descrizione particolareggiata di quel che erano e facevano
gli
Zanni, nella quale andrò intercalando le graziose
chiere. Da un altro canto esclama Burattino, che par che il boja
gli
dia la corda, col sacco indosso da facchino, col
una strana narrativa del padrone, che stroppia le braccia, che stenta
gli
animi, che ruina dal mondo quanti uditori gli han
le braccia, che stenta gli animi, che ruina dal mondo quanti uditori
gli
han fatto corona intorno ; e se quello co’gesti p
e, si tira il cappello sul mostaccio, caccia mano al temperino, e con
gli
occhi storti, con un viso rabbuffato, con un grug
comincia l’invenzione delle bolle di Macalesso che dura due ore, onde
gli
uditori stomacati, si partono beffando lo sciocco
hi soffia in un bossolo e intinge il viso a qualche mascalzone, e chi
gli
fa mangiare dello sterco in cambio di un buon boc
lpito dal colèra che lo tolse a i vivi a circa sessant’anni. Tutti
gli
autori nostri, Alfieri, Metastasio, Goldoni, Nota
nel numero de’suoi confratelli d’arte, l’ottenne ; una lunga pratica
gli
tiene luogo di teoria, ed è ben raro il caso che
posto. Trasportato dall’entusiasmo nella tragedia, colpisce con forza
gli
animi de’spettatori, che con pari forza gli contr
gedia, colpisce con forza gli animi de’spettatori, che con pari forza
gli
contraccambiano applauso ; non meno vivace nella
ili ferocemente perseguitati, vedeansi astretti, se volevano celebrar
gli
uffizi divini, a ragunarsi nei sotterranei delle
come s’esprime l’originale, scrisse a Teodorico re d’Italia acciocché
gli
mandasse alcuno di que’ musici ch’erano alla sua
usato nella chiesa fin dai primi secoli: lo che ei fece raccogliendo
gli
scarsi ma pregievoli frammenti della musica greca
Adriano Pontefice mandò in Francia maestri i quali fra le altre cose
gli
istruissero nell’organare in arte organandi. Il M
uistatasi, e la scarsezza dei monumenti hanno fatto sì che attribuite
gli
vengano tutte le scoperte delle quali s’ignora l’
gano tutte le scoperte delle quali s’ignora l’autore, come già fecero
gli
Egiziani coi loro Teutes, e col loro Mercurio. Ni
pra i punti, affinchè colla diversa posizione di questi s’indicassero
gli
alzamenti e gli abbassamenti della voce; ma ciò s
inchè colla diversa posizione di questi s’indicassero gli alzamenti e
gli
abbassamenti della voce; ma ciò si niega a ragion
il Muris in una copia del citato codice veduta da me, ci insegna che «
gli
antichi dicevano esser cinque i modi», intorno al
etti: dal considerarsi in allora la musica non come un’arte di genio,
gli
avanzamenti della quale dovessero interessare il
n è che una riprova continuati di questa verità incontrastabile. Però
gli
spettacoli nel loro nascere, ovunque si formano d
he vi si usò dal clero recitar in pubblico i ludi, come fanno in oggi
gli
attori, e (ciò che dilegua affatto ogni dubbio) n
d’uomini ignoranti, e senza educazione. I Preti, che per lo più erano
gli
autori e i direttori degli spettacoli, non veniva
o, ove trasparivano idoleggiati sotto le forme più fidenti la natura,
gli
uomini e i numi. Ove il culto religioso fomentava
i. Ove il culto religioso fomentava le passioni invece di reprimerle,
gli
oggetti di esse passioni doveano deificarsi: cons
ti, e che le meretrici perfino ebbero altari, e feste a lor nome. Ove
gli
dei lasciando ai filosofi la cura d’ammaestrar gl
te a lor nome. Ove gli dei lasciando ai filosofi la cura d’ammaestrar
gli
uomini nella morale, si prendevano soltanto il pe
r di senno dovea pregiare assai più un vile schiavo virtuoso, che non
gli
oggetti della pubblica venerazione. Epitteto coll
nerazione. Epitteto colla sua gamba fracassata faceva arrossire tutti
gli
dei d’Omero, e giustificava pienamente il preteso
oro quella distanza infinita, la quale, togliendo ogni proporzion fra
gli
estremi, rende inapplicabile qualunque teatrale i
evano essi dalla pubblica tradizione, che la natura loro non liberava
gli
dei né i Semidei dagli affetti perversi, e dalle
’ Greci, i quali aveano scacciati i re per divenir repubblicani. Così
gli
spettacoli, le belle arti, la politica e la relig
tati, che non poteva alcuno di tali oggetti cangiarsi senza che tutti
gli
altri non se ne risentissero. Ed ecco il perché l
ì spesso in licenza, e l’allegrezza in tripudio. Non potendo sollevar
gli
sguardi del volgo fino alla grandezza delle cose
eriale spettacolo della più spirituale fra tutte le religioni. Perciò
gli
argomenti sacri debbono degenerare in assurdità o
re alla festa col titolo d’“arcivescovo dei pazzi” e in qualche luogo
gli
si conferiva il nome di “papa”. La consecrazione
ato con una gran cappa che arrivava fino in terra, d’intorno la quale
gli
attori cantavano “hè messer asino hè” replicando
ssime, la celebravano, perché non dovremo celebrarla ancor noi? Tutti
gli
uomini abbiamo una dose di pazzia che ha bisogno
i svaporarsi; non è forse meglio, che si fermenti nel tempio, e sotto
gli
occhi dell’Altissimo che fra le domestiche mura?
Che va per le cucine Le pentole fiutando, e del Profeta Se qualchedun
gli
parla, o della legge, La pancia Ei si tasteggia,
uno, ma Santa Melania comparisce a Floriano in forma d’una vecchia, e
gli
fa vedere le piccole corna che il frate porta sot
i canto, che durano fino al presente, come sarebbe a dire l’antifone,
gli
introiti, le sequenze, i responsori, le prefazion
quei tempi fece altresì che i poeti destinati a comporre i motteti o
gli
inni li lavorassero senza la menoma idea di buon
poco a poco ebbero in chiesa la preferenza. Allora pervenuti al colmo
gli
abusi, se ne avvidero i supremi regolatori delle
e. Le insinuanti e vivaci modulazioni destinate a preparar sul teatro
gli
animi alle tenerezze di Cleonice e d’Alceste sono
ilite, cui meglio assai converrebbe intuonar l’inno della ebrietà fra
gli
evirati sacerdoti di Cibele. 20. [NdA] Tom. L D
ifferiva da’ costumi de’ selvaggi samojedi, morduati, e siberiani che
gli
appartengono. Sconosciuti quasi interamente dal r
missione del patriarca, non aveano idea se non di quello ch’era sotto
gli
occhi loro, e ignoravano tutte le arti, a riserba
te glorioso regno di Caterina II fioriscono le arti e le scienze anco
gli
spettacoli riferiti. La Czarina ha fatto a sue sp
, con quanta freddezza e durezza rappresenteranno copiando unicamente
gli
attori stranieri. Tuttavolta gli attori russi ogg
rappresenteranno copiando unicamente gli attori stranieri. Tuttavolta
gli
attori russi oggidì vengono encomiati da’ loro co
Si recò in America dell’ '82 con Ernesto Rossi, interprete fra lui e
gli
artisti inglesi. Quando il Rossi tornò, egli rest
cc. Di lui scrive suo padre : I caratteri che, a mio credere, più
gli
si addicono sono i virili, gli energici : ai lang
: I caratteri che, a mio credere, più gli si addicono sono i virili,
gli
energici : ai languidi, amorosi, sentimentali non
aja, ma da milioni di uomini : riuscire ad essere celebrato fra tutti
gli
attori paesani, essere ascoltato con affetto e co
unirmi alli miei compagni con il conferire la gent.ma di V.ª Ecc.ª e
gli
ho trovati circa la loro volontà dispostissimi d’
rimo fu anche secondo caratterista in Compagnia Lollio e Boldrini per
gli
anni 1856-57-58-59. Garibaldino in Sicilia, fu ar
9. Garibaldino in Sicilia, fu arrestato dalle guardie borboniche, che
gli
trovarono un rapporto politico in uno stivale. Li
apeva che significar volesse malattia…. e soleva dire spesso, che ove
gli
si presentasse il male, si sarebbe ucciso, per ev
estare quella grata ammirazione che ci tiene piacevolmente sospesi, e
gli
armonici, graziosi, agili e leggiadri movimenti d
giusta ragione è da dirsi l’inventore del Recitativo . I pedantini e
gli
scrittorelli oltramontani forestieri per avventur
are all’Italia questo genere difettoso a lor parere che manda a morir
gli
eroi cantando e gorgheggiando a. Bisogna dire che
prima di ogni altra cosa far loro intendere che cosa importasse appo
gli
antichi orchestra, timele, melopen, tibie uguali,
i, come diceva Lucrezio Caro, inspirò all’uomo una specie di canto, e
gli
sugeri il pensiero di accoppiarvi comunque le par
’effeminatezza de’ musici castrati inettissimi a sostenere con decoro
gli
eroi della storia. Ed in ciò converremo con lui;
di Platone, Aristotile, Ateneo, Donato, Luciano, Tito Livio ecc. che
gli
antichi drammi si cantavano. Essi non discordano
poesia a forza di analizzarla, e ridurla a un certo preteso vero che
gli
fa inviluppare in un continuo ragionar fallace. M
na per partorire una competente illusione! Di grazia parlano in versi
gli
uomini? Havvi in tutte le nazioni un linguaggio c
umi? Non comprende che il fasto, le pompe, le gemme, onde si adornano
gli
attori, sono apparenze senza valore? Non intende
e ora dicono i filosofastri, che improprietà! che stravaganza! vanno
gli
uomini a morir cantando? Cantansi le nostre oper
to e la poesia con quella vivace rappresentazione che tutto avviva, e
gli
animi tutti scuote e commuove, l’intiera Europa g
iva, e gli animi tutti scuote e commuove, l’intiera Europa gl’invita,
gli
onora, gli colma di ricchezze, e si affolla ad as
animi tutti scuote e commuove, l’intiera Europa gl’invita, gli onora,
gli
colma di ricchezze, e si affolla ad ascoltargli,
a corrispondenza di Sabina, al vedere che l’amor novello di Adriano e
gli
sdegni di Sabina combattono per lui, prevede la p
ifesta un contrasto di calore e di brio che Aquilio ben comprende che
gli
fa uopo contenere, ed il maestro di musica che ra
di prender fiato41. I primi cori contenevano le sole lodi di Bacco, e
gli
episodj parlavano di tutt’altro. Il popolo se ne
ontemporaneo di Solone provveduto di competente gusto e discernimento
gli
separò; e perchè si attenne sempre al solo tragic
discernimento gli separò; e perchè si attenne sempre al solo tragico,
gli
fu attribuita l’invenzione della tragedia44, avve
vea trovata la maschera ed abolita la feccia, di cui prima tingevansi
gli
attori46, e Frinico accomodò quest’invenzione anc
cuni versi così pieni di robustezza, di energia e di arte militare, e
gli
rappresentò con tanto brio che scosse gli spettat
ergia e di arte militare, e gli rappresentò con tanto brio che scosse
gli
spettatori di un modo che nel medesimo teatro fu
che nel medesimo teatro fu creato capitano; giudicando assennatamente
gli
Ateniesi che chi sapeva tanto solidamente favella
ncora il tetrametro. Le favole che di lui si citano, sono: Pleuronia,
gli
Egizi, Atteone, Alcestide, Anteo, i Sintoci e le
’energia de’ suoi concetti mista si vede a certa antica ruvidezza che
gli
concilia rispetto. Intervengono in questa favola
lubili, per avere involato il fuoco celeste, ed animati e ammaestrati
gli
uomini, indi l’abbandona al suo dolore. Prorompe
i trattengono sul nuovo regnator de’ numi, ed in tal proposito Oceano
gli
porge salutari consigli: Deh te stesso conosci
te particolarirà e romanzesche azioni. E’ ciò picciol merito? Sì, per
gli
piccioli e manierati talenti, come furono i La-Mo
glie cinta In atto minacciosi e con orrendi Giuramenti spaventano
gli
dei, Alta giurando insolita vendetta A Gradiv
he di semplice narrazione; ed il Nisieli che sì spesso declama contro
gli
antichi, ne adottò la decisione55. Nè l’uno nè l’
la. Io non mi sono punto proposto in quest’opera di copiar ciecamente
gli
altrui giudizj (che sarebbe un’ infruttuosa impro
te dal ballo del coro; nè altra differenza può ravvisarsi trall’uno e
gli
altri, se non quella che si scorge ne’ caratteri
bile della favola, che colla magnificenza delle decorazioni. E perchè
gli
parve necessaria all’esecuzione del suo disegno u
cciocchè tutto contribuisse all’illusione indispensabile per disporre
gli
animi alle commozioni che si vogliono eccitare, f
acchè egli per mancanza di voce non potè rappresentare, come facevano
gli
altri poeti, i quali per lo più recitavano nelle
tra, Edipo re, Filottete, Edipo Coloneo, le quali dovunque fioriscono
gli
ottimi studj, divengono gli esemplari de’ più pel
ipo Coloneo, le quali dovunque fioriscono gli ottimi studj, divengono
gli
esemplari de’ più pellegrini ingegni. Lo stile di
uale quest’eroe furioso percoteva il bestiame da lui creduto Ulisse e
gli
altri capi del campo Greco, tra molte bellezze ge
a baldanza, e questi di rimbalzo lo taccia di stoltezza; or dove sono
gli
obbrobrj esagerati? Più forte è la scena con Agam
gamennone. Questi come re de’ re irritato per la resistenza di Teucro
gli
rinfaccia di aver egli, che pur non è che un figl
ma scena. Antigone conosciuta per moltissime traduzioni si aggira su
gli
onori della sepoltura che erano tanto a cuore del
dia rimarrebbero inonorati e confusi tralla plebe, se vi capitassero,
gli
Archimedi, i Borelli, i Galilei, i Newton64. L’El
andosi ancora in altre può valer di pruova che non sempre terminavano
gli
atti con un canto sommamente lontano dalla declam
ì lieve neo non meritava di esser tanto esagerato in una tragedia che
gli
presentava molte bellezze da esercitare il gusto
e a saper meglio di ogni altro l’arte di parlare al cuore e di rapire
gli
animi maneggiando un patetico sommamente dilicato
ecessori per l’arte mirabile di animare col più vivace colorito tutti
gli
affetti e quelli spezialmente che appartengono al
, Ecuba, Andromaca, le Trojane, Reso, Medea, le Fenisse, le Supplici,
gli
Eraclidi, Ercole furioso, Jone, le Baccanti, il C
rioso, Jone, le Baccanti, il Ciclope. Per mettere con chiarezza sotto
gli
occhi quanto stimava necessario per intelligenza
e. Vi trionfa per ogni parte la maravigliosa sua maestria nel trattar
gli
affetti che destano la compassione. Chi ha giudiz
ano con questo entimema, le nostre principesse non fanno così, dunque
gli
antichi offendono il decoro. L’azione di questa t
glio, per questo bellissimo discorso il dovea, nel quale la figliuola
gli
mette innanzi le più tenere memorie. Eccone una p
buon grado alla morte, secondo i principj della religione pagana non
gli
era lecito più di liberarnela senza esser sacrile
ò l’originale, come ha pur fatto il P. Carmeli. Non è improbabile che
gli
atti di questa tragedia sieno sei, e che il quint
volontaria alla morte in cambio di Admeto suo marito, desidererei che
gli
stupidi biasimatori degli antichi leggessero atte
al suo Ippolito altro pensiero se non se quello di governarli: Seneca
gli
diede maggior coraggio facendolo disporre ad assa
trascorso in una espressione che sente alcun poco d’irreligione verso
gli
dei, che cosa avremo appreso de’ pregi inimitabil
ente, diremo così, pel fermento di certe cagioni interne, dalle quali
gli
effetti si disviluppano con diverse scosse sino a
edra confessa una passione sì vergognosa, la confessa innanzi a tutti
gli
spettatori sposa del padre al figliuolo, e nel pr
compensa solo tutte le fanfaluche affastellate lungo la Senna contro
gli
antichi dal Perrault, La-Mothe, Terrasson e dal M
storico, ma una spezie di parlatore che fa riflessioni sulla storia;
gli
Oratori Greci, senza eccettuarne Demostene, sono
emostene, sono spogliati di ogni savia economia necessaria a condurre
gli
animi allo scopo prefisso; Pindaro è un poeta vol
ente di loquacità che nulla dice . . . . Ma è dunque una fatalità che
gli
antichi e chi gli ammira, abbiano ad esser perseg
che nulla dice . . . . Ma è dunque una fatalità che gli antichi e chi
gli
ammira, abbiano ad esser perseguitati dai più rid
erne? Varj argomenti ha somministrato ad Euripide la Guerra Trojana e
gli
eventi che ne dipendono. Oltre alle Ifigenie ed E
etto nudo alle ferite, Ella poichè si vede in libertate Volgendo
gli
occhi in certo atto pietoso, Che alcun non fu c
la voce απιστα, quasi che Ecuba non credesse vero quel che avea sotto
gli
occhi. Sa egli bene che questa voce quì manifesta
squarcio dell’atto quarto, dove Medea intenerita co’ suoi figliuolini
gli
abbraccia e gli rimanda, gli compiange e gli dest
to quarto, dove Medea intenerita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e
gli
rimanda, gli compiange e gli destina alla morte,
ve Medea intenerita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e gli rimanda,
gli
compiange e gli destina alla morte, ascolta i mot
ita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e gli rimanda, gli compiange e
gli
destina alla morte, ascolta i moti della natura e
gli che cercano scampar dalla madre che barbaramente gl’ inseguisce e
gli
riconduce dentro e gli trucida, formano un movime
dalla madre che barbaramente gl’ inseguisce e gli riconduce dentro e
gli
trucida, formano un movimento teatrale sommamente
dea lungi dall’ ammazzare quegl’ innocenti nell’accingersi alla fuga,
gli
depositò in Corinto in un tempio supponendolo asi
ndolo asilo inviolabile. Ma i Corintii che odiavano questa straniera,
gli
uccisero, siccome narrano Parmenisco, Didimo e Cr
one, ne tolse il prologo, e fe che Giocasta narrasse a un servo tutti
gli
evenimenti passati di Edipo. E perchè narrare al
ndarli, Demofonte ricusa di concederli, e si accende aspra guerra tra
gli
Ateniesi e gli Argivi, per cagione degli Eraclidi
te ricusa di concederli, e si accende aspra guerra tra gli Ateniesi e
gli
Argivi, per cagione degli Eraclidi, cioè de’ figl
arne il critico Fiorentino. Una bella aringa di Jolao, per determinar
gli
Ateniesi a proteggere gli Eraclidi, leggesi nell’
. Una bella aringa di Jolao, per determinar gli Ateniesi a proteggere
gli
Eraclidi, leggesi nell’atto primo. L’oracolo che
o. L’oracolo che comanda un sacrificio di una vergine illustre perchè
gli
Ateniesi possano trionfar degli Argivi, apporta u
degli Argivi, apporta una rivoluzione interessante, facendo ricadere
gli
Eraclidi in una penosissima incertezza, non essen
enito che ha imprigionato Euristeo, bene alieno dalle nostre idee, ma
gli
Ateniesi udivano siffatti prodigj in teatro senza
mmazza l’idra di Lerna. Cor. Lo vedo bene. Jon. E quest’altro che
gli
è dappresso e porta una fiaccola accesa. Cor. C
le domandavano per seppellirle nella patria terra81; per la qual cosa
gli
Ateniesi altro non potendo gli eressero secondo P
nella patria terra81; per la qual cosa gli Ateniesi altro non potendo
gli
eressero secondo Pausania un cenotafio, ossia vot
ingegni finì la gloria della poesia tragica de’ Greci82. Discordarono
gli
antichi nel dar la preferenza a uno de’ nominati
o amato e per la bontà e bellezza de’ versi e per la sapienza con cui
gli
nobilitava. Quintiliano84 posponeva Eschilo di lu
a a qual de’ due appartenga. Contemporaneo del grande Euripide fu tra
gli
altri Senocle che ne’ Giuochi Olimpici restò di l
ai più non uscirono Euripidi e Sofocli, ma per una specie di fatalità
gli
scritti de’ più chiari drammatici di quella nazio
ci p. 446 dell’edizione di Parigi. 46. Di tre Cherili fanno menzione
gli
antichi. L’Ateniese quì nominato fu poeta tragico
llatori, cantori e sonatori. Non vuole adunque il Castelvetro che per
gli
rappresentatori successivamente introdotti s’inte
e da chi non ballava, non cantava e non sonava, e per conseguenza che
gli
attori introdotti, contro l’esposizione del Caste
le prime parti. Negli antichi scrittori si trovano ancora specificati
gli
attori delle prime, seconde e terze parti. L’orat
œdi tres sunt, sed amat tua Paulla, Luperce, Quatuor. 62. Tra
gli
esempj delle irregolarità delle favole antiche in
chè non rimanga il corpo del fratello insepolto. Dopo la vita era per
gli
antichi il più importante oggetto la sepoltura; e
oventù la vera arte di tessere un dramma, che consiste in porre sotto
gli
occhi un’ azione che vada sempre crescendo per gr
è bene avvertirne la gioventù, affinchè possano agevolmente trovarsi
gli
squarci additati. L’ Atto I adunque si fa termina
poesia tragica: conveniamo di più che qualche volta hanno uguagliati
gli
antichi nel colorire le passioni, e che spessissi
no uguagliati gli antichi nel colorire le passioni, e che spessissimo
gli
hanno superati nell’esporre, nel legar le scene,
mare una compagnia comica che fu detta : Compagnia ligure. La fortuna
gli
sorrise, e per molti anni gli fu larga di applaus
fu detta : Compagnia ligure. La fortuna gli sorrise, e per molti anni
gli
fu larga di applausi e di vistosi guadagni. Accon
a col ritorno dei francesi, dopo la battaglia di Marengo, i parenti e
gli
amici gli scrissero che, ritornando in patria, av
rno dei francesi, dopo la battaglia di Marengo, i parenti e gli amici
gli
scrissero che, ritornando in patria, avrebbe riav
in patria, e mortogli il padre, intento alla ricerca d’un impiego che
gli
desse da vivere, con il suffragio delle sole quat
nevale del’70, e formatasi in Firenze una nuova compagnia sociale fra
gli
artisti Giorgio Kodermann, Giustino Pesaro e Argi
facendo una sua particolar fatica dell’Amleto. Nè i soli concittadini
gli
furon larghi d’encomio ; chè recatosi al Quirino
a in Compagnia di Lorenzo Calamai, ove stette quattro anni, che furon
gli
ultimi della sua vita nomade di artista. Ora è a
iosa e indimenticabile coppia d’innamorati. Il suo maggior grido anzi
gli
venne in quella compagnia, nella quale era segnat
uttavia, intitolata da S. A. R. Maria Letizia, e dalla quale usci tra
gli
altri Corinna Quaglia, che sostenne per alcun tem
ovinezza, passando dalle buffonerie della farsa ai belati del dramma,
gli
fu poi di non poco giovamento in quello della sua
to di scrittura di non mai recitar che in prosa ; la quale avversione
gli
venne forse da una cotal consuetudine di andare s
ne del poetico soggetto (XIV-511). Io riporto quelle che ci descrivon
gli
ultimi tempi della Ceccherini, le quali non son m
VII-517) : L’ultima caratterista è morta nel settembre del 1889, per
gli
anni ch’eran molti e per la miseria, che era grav
veva a dirotto : la poverina, addossata a uno spigolo di muro, levava
gli
occhi al soffitto, di volta in volta, con uno sgu
eriosamente, una monetina d’argento. Il campanello elettrico chiamava
gli
apettatori, l’ambulatorio rimaneva deserto. La Ch
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