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1 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome V « STORIA DE’ TEATRI. LIBRO IV. — CAPO VI. Maschere materiali moderne. » pp. 265-269
ano sulle scene a volto nudo. Nelle farse istrioniche dette dell’arte gli attori caratterizzati nella guisa già descritta,
a forma, e per l’uso. Quanto al fine si è già veduto nel volume I che gli antichi avendo bisogno per la vastità de’ loro te
se non per muovere il riso con una figura caricata. Quanto alla forma gli antichi nelle maschere rappresentavano i volti um
di uranghi che di uomini. Noi non possiamo capire dove siensi trovati gli originali delle acutissime barbe de’ Pantaloni, e
ntando. E quanto all’uso della maschera nulla di più ragionato presso gli antichi, e nulla di più goffo e puerile presso i
esti si hanno inchiodate sul viso sempre le medesime maschere. Presso gli antichi tutti gli attori rappresentavano maschera
iodate sul viso sempre le medesime maschere. Presso gli antichi tutti gli attori rappresentavano mascherati, essendo tra es
per soffrire a volto scoperto le fischiate della plebe. Al contrario gli attori moderni compariscono scoperti quasi tutti,
derni stessi sono caduti in un assurdo peggiore col frammischiare con gli attori scoperti quegli altri mascherati, cioè i q
accompagnavano la maschera della testa con tutto il vestito, in tutti gli attori accomodandolo alla nazione, al carattere,
rimanente alla foggia de’ contemporanei di Agamennone, o di Giano. Ma gli strioni d’Italia tra i Florindi e le Beatrici che
agnuolo, nel quale il Vejete ha una mascheretta, e si frammischia con gli altri attori non mascherati.
2 (1788) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome III « LIBRO IV — CAPO III. Maschere materiali moderne. » pp. 263-266
no sulle scene a volto nudo. Nelle farse istrioniche dette dell’ arte gli attori caratterizzati nella guisa già descritta,
la forma e per l’uso. Quanto al fine si è già veduto nel volume I che gli antichi avendo bisogno per la vastità de’ loro te
se non per muovere il riso con una figura caricata. Quanto alla forma gli antichi nelle maschere rappresentavano i volti um
di uranghi che di uomini. Noi non possiamo capire dove siensi trovati gli originali delle acutissime barbe de’ Pantaloni e
cantando. Quanto all’uso della maschera nulla di più ragionato presso gli antichi, e nulla di più goffo e puerile presso i
esti si hanno inchiodare sul viso sempre le medesime maschere. Presso gli antichi tutti gli attori rappresentavano maschera
iodare sul viso sempre le medesime maschere. Presso gli antichi tutti gli attori rappresentavano mascherati, essendo tra es
per soffrire a volto scoperto le fischiate della plebe. Al contrario gli attori moderni compariscono scoperti quasi tutti,
derni stessi sono caduti in un assurdo peggiore col frammischiare con gli attori scoperti quegli altri mascherati, cioè i q
accompagnavano la maschera della testa con tutto il vestito, in tutti gli attori accomodandolo alla nazione, al carattere,
rimanente alla foggia de’ contemporanei di Agamennone o di Giano. Ma gli strioni d’Italia tra i Florindi e le Beatrici che
pagnuolo, nel quale il Vejete ha una mascheretta e si frammischia con gli altri attori non mascherati.
3 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IV « PROLUSIONE ALLE LEZIONI DI POESIA RAPPRESENTATIVA DEL PROFESSORE PIETRO NAPOLI-SIGNORELLI. » pp. 203-226
sua potenza e si diffuse tanto nell’interna struttura organizzandone gli elementi, le fibre e gli strati, e rinserrando ne
tanto nell’interna struttura organizzandone gli elementi, le fibre e gli strati, e rinserrando nell’ampio suo seno arcane
volatili, quali di vaghe e care spoglie abbigliati, come le martore, gli armellini, le zebre e le americane tigri, quali p
abili per sagace istinto come le api, i destrieri, i cani, le scimie, gli elefanti, ed i castori operai insieme ed architet
di corna, di proboscide, nudo di più me da librarsi in alto e scansar gli urti e le offese. Fermando gli squardi su quest’e
i più me da librarsi in alto e scansar gli urti e le offese. Fermando gli squardi su quest’essere debole e meschino, gettat
d’Anfione, le piante animate e le fiere ammansite dalla lira d’Orfeo, gli armati surti da’ solchi di Cadmo, e le dure rover
i lo veggiamo forte e potente per affrontare, distruggere o soggiogar gli animali e sagace per conservare e proteggere le f
pazia per l’immensità dell’universo, spia e rinviene co’ Galilei, con gli Ugenj, co’ Ticoni, con gli Erschel nuovi pianeti,
universo, spia e rinviene co’ Galilei, con gli Ugenj, co’ Ticoni, con gli Erschel nuovi pianeti, ravvisa e distingue altre
e ne’ cieli co’ Cassini, co’ Manfredi, coi La-Lande, coi Toaldi e con gli Oriani, e si solleva quasi al di sopra della sua
di sopra della sua natura coi. Newton, coi Leibnitz, coi Kepleri, con gli Euleri, coi La-Grange, coi Mascheroni, e coi Font
dano, fa germogliare in lui con incredibile fecondità nuovi desiderj, gli presenta nuovi bisogni da soddisfare, e gliene ad
nuovi bisogni da soddisfare, e gliene addita le guise. La necessità gli avea insegnato a costruirsi delle case, e la ragi
n tale aggiustatezza ed eleganza connesse, che giugnesse a dominar su gli animi ed a commuoverne o racchettarne gli affetti
che giugnesse a dominar su gli animi ed a commuoverne o racchettarne gli affetti; ed è questa l’arte imperiosa, onde tuona
ntemplazione per tutta la natura, e facendo tesoro degli oggetti verì gli ordina nella fantasia, gli colora, gli adorna, gl
atura, e facendo tesoro degli oggetti verì gli ordina nella fantasia, gli colora, gli adorna, gl’illeggiadrisce, e trasport
endo tesoro degli oggetti verì gli ordina nella fantasia, gli colora, gli adorna, gl’illeggiadrisce, e trasportando con viv
o. Con questo divino lavoro i primi savii Lino, Museo, Orfeo trassero gli uomini dagli spechi solinghi alle città, gli addi
o, Museo, Orfeo trassero gli uomini dagli spechi solinghi alle città, gli additarono un Ente supremo autore del tutto, gli
solinghi alle città, gli additarono un Ente supremo autore del tutto, gli appresero a venerarlo, ad amarlo e temerlo, ed am
lti, Goti, e Peruviani; nè ricusarono queste care spoglie i filosofi, gli Empedocli, i Teognidi, gli Arati, i Lucrezii nell
ricusarono queste care spoglie i filosofi, gli Empedocli, i Teognidi, gli Arati, i Lucrezii nell’insegnar le fisiche, l’ast
la giustizia. Trovansi sì bene ne’ barbari climi fra g l’Indiani, fra gli Arabi, fra gli Otaiti, in Ulietea, in Ciapa, nel
rovansi sì bene ne’ barbari climi fra g l’Indiani, fra gli Arabi, fra gli Otaiti, in Ulietea, in Ciapa, nel Messico, i buff
ano riso ne’ volgari. Ma nella Grecia soltanto brillano luminosamente gli Aristofani che con allegoriche imitazioni present
iche imitazioni presentando i più frivoli oggetti, le rane, le vespe, gli uccelli, le nuvole, saettano con acuti motteggi l
pura morale e di dilicata poesia. Colà la natura e l’arte produssero gli Alessidi che, abbandonate le dipinture degl’indiv
abusi de’ ceti interi, e delle scuole Pitagoriche. Colà solo spiccano gli Apollodori, i Difili, i Filemoni, e Menandro la d
issimo ad imitarli, e disposto a riprendere in altri le ridicolezze e gli eccessi, da’ quali si chi de lontano, gode della
ione sulla scena. In fatti essa gl’insinua per l’udito, la drammatica gli presenta alla vista: essa ammonisce gravità, ques
ro, dove assiste tutta la nazione, dove s’insegna in pubblico e sotto gli occhi del Governo, s’insegna nell’atto stesso che
si concorre con alacrità di cuore ed aspira al bel vanto di pareggiar gli antichi Eschini e Satiri, gli Esopi e i Roscii, e
ore ed aspira al bel vanto di pareggiar gli antichi Eschini e Satiri, gli Esopi e i Roscii, e di emulare i moderni Baron, L
che forma i Baron; è Voltaire che produce le Clairon. In Grecia tutti gli autori erano gli attori delle proprie favole. Cle
; è Voltaire che produce le Clairon. In Grecia tutti gli autori erano gli attori delle proprie favole. Cleone perseguitato
a terra. In Francia, dove tanto si studia e fiorisce la declamazione, gli attori per la maggior parte sono autori essi stes
siete Italiani? Ignorate che l’Italia in più felici giorni ammaestrò gli oltramontani nelle scienze e nelle belle arti? Ig
no seguaci fra Cisalpini i Maffei, i Martelli, i Manfredi, i Varani e gli Alfieri, nè gli Ariosti, i Machiavelli, i Bentivo
isalpini i Maffei, i Martelli, i Manfredi, i Varani e gli Alfieri, nè gli Ariosti, i Machiavelli, i Bentivogli e i Goldoni?
i nobile invidia, ed obbligate all’ammirazione i vostri concittadini, gli esteri e la posterità.
4 (1790) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome VI « LIBRO X ed ultimo. Teatro Italiano del secolo XVIII — CAPO ULTIMO. Conchiusione. » pp. 300-303
è il prospetto vario e vago della drammatica. Gli Eschili, i Sofocli, gli Euripidi, e gli Aristofani, gli Alessidi, i Filem
ario e vago della drammatica. Gli Eschili, i Sofocli, gli Euripidi, e gli Aristofani, gli Alessidi, i Filemoni, i Menandri
a drammatica. Gli Eschili, i Sofocli, gli Euripidi, e gli Aristofani, gli Alessidi, i Filemoni, i Menandri della Grecia: gl
e gli Aristofani, gli Alessidi, i Filemoni, i Menandri della Grecia: gli Azzj, i Pacuvj, gli Ennj, i Seneca, e i Cecilj, i
li Alessidi, i Filemoni, i Menandri della Grecia: gli Azzj, i Pacuvj, gli Ennj, i Seneca, e i Cecilj, i Nevj, i Plauti, i T
l Lazio: i Trissini, i Rucellai, i Giraldi, i Torquati, i Manfredi, e gli Aminti e i Pastor fidi senza esempio, e i Machiav
anfredi, e gli Aminti e i Pastor fidi senza esempio, e i Machiavelli, gli Ariosti dell’Italia nel XVI secolo che risorgendo
insegnava a risorgere: i Vega, i Calderon della Spagna: i Shakespear, gli Otwai, e poi i Wycherley e i Congreve dell’Inghil
or la Senna ora il Tamigi: i Maffei, i Conti, i Varani, e i Goldoni e gli Albergati, e Zeno e Metastasio che tante volte va
, il pedantismo o la leggerezza? l’amor cieco o la maligna invidia? o gli apologisti con gli occhiali colorati? o i gazzett
a leggerezza? l’amor cieco o la maligna invidia? o gli apologisti con gli occhiali colorati? o i gazzettieri che militano a
sseggone una bellezza che si avvicina all’assoluta. Or non son questi gli esemplari che dee raccomandare il gusto? Vi sono
volmente dagli spettatori. Ma la storia pronta a diradar ogni nebbia, gli avvertisce che le facili farse romanzesche e i mo
5 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO PRIMO. Origine della Poesia Drammatica. » pp. 2-9
nominarono Arti. Or perchè quella spinta industriosa è comune a tutti gli uomini e la natura da per tutto risponde a colui
, Manco-Capac e Mama-Oela-Huaco nel Nuovo Continente, non ostante che gli uni nulla sapessero degli altri, insegnarono a se
si guardano dal comunicare insieme, perchè quel timore che raccoglie gli uomini in società regna lungamente e si conserva
e le rende inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizj, gli Sciti, i Cinesi, i Messican
inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizj, gli Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Moscov
e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizj, gli Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Moscoviti. Ma una
a terra, la storia del teatro Greco si prese per la sorgente di tutti gli altri. Ma fu un inganno che si dissipò tosto che
benchè da prima con qualche ribrezzo, del male, cioè delle forme che gli apportarono dolore; ma a poco a poco si avvede ch
portarono dolore; ma a poco a poco si avvede che tale rimembranza non gli rinnova il dispiacere, e più non ischiva di rappr
de’ sensi e dell’organizzazione e la vicinità degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perchè gli organi che se
a vicinità degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perchè gli organi che servono all’espulsione della voce, fac
i Lucani, e i Romani superstiziosi: e se sono bellicosi e antropofagi gli Irochesi e i Tapui, cerimoniosi i Cinesi, pirati
si e antropofagi gli Irochesi e i Tapui, cerimoniosi i Cinesi, pirati gli Algerini, seguono tutti l’occulta forza dell’esem
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Essa s’ingegna di copiar gli uomini che parlano ed operano; è adunque di tutte
e’ suoi avanzamenti. L’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come gli Etruschi e gli Osci, prima della fondazione di Ro
enti. L’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come gli Etruschi e gli Osci, prima della fondazione di Roma, e certament
re già questi aveano non picciolo impero in Italia. Possiamo dire che gli stessi Romani, i quali senza contrasto riceverono
essi i primi semi benchè rozzissimi. Fuori poi dell’Europa si trovano gli spettacoli teatrali da un lato nell’Oriente fra’
o Continente. L’uomo adunque attivo da per tutto e imitatore, osserva gli uomini, si avvezza a copiarli, e passa in seguito
6 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO PRIMO. Origine della Poesia Drammatica. » pp. 2-11
nominarono Arti. Or perchè questa spinta industriosa è comune a tutti gli uomini, e la natura da per tutto risponde a colui
, Manco-Capac e Mama-Oela Huaco nel Nuovo Continente, non ostante che gli uni nulla sapessero degli altri, insegnarono a se
si guardano dal comunicare insieme, perchè quel timore che raccoglie gli uomini in società regna lungamente, e si conserva
e le rende inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizzi, gli Sciti, i Cinesi, i Messica
inospitali e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizzi, gli Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Mosco
e inaccessibili, siccome furono per gran tempo gli Ebrei, gli Egizzi, gli Sciti, i Cinesi, i Messicani, i Moscoviti. Ma una
a terra, la storia del teatro Greco si prese per la sorgente di tutti gli altri. Ma fu un inganno che si dissipò tosto che
e, benchè da prima con certo ribrezzo, del male, cioè delle forme che gli apportarono dolore; ma a poco a poco si avvede ch
portarono dolore; ma a poco a poco si avvede che tale rimembranza non gli rinnova il dispiacere, e più. non ischiva di rapp
de’ sensi e dell’organizzazione e la vivacità degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perchè gli organi che se
a vivacità degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perchè gli organi che servono al l’espulsione della voce fac
si e antropofagi gl’Irochesi, e i Tapui, cerimoniosi i Cinesi, pirati gli Algerini, seguono tutti l’occulta forza del l’ese
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Essa s’ingegna di copiar gli uomini che parlano ed operano; è adunque di tutte
e’ suoi avanzamenti. l’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come gli Etrusci e gli Osci, prima della fondazione di Rom
menti. l’ebbero varj antichissimi popoli Italiani, come gli Etrusci e gli Osci, prima della fondazione di Roma, e certament
re già quegli aveano non picciolo impero in Italia. Possiamo dire che gli stessi Romani, i quali senza contrasto riceverono
essi i primi semi benchè rozzissimi. Fuori poi dell’Europa si trovano gli spettacoli teatrali da un lato nel l’Oriente fra’
io continente. L’uomo adunque attivo da per tutto e imitatore osserva gli uomini, si avvezza a copiarli, e passa in seguito
7 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo sesto »
o, fategli capire una dimostrazione di geometria, o mettetegli avanti gli occhi la più leggiadra esperienza di fisica, egli
. Ma se invece di tutto ciò prendete a narrargli le favole d’Esopo, o gli strani e incredibili avvenimenti del moro Aladino
one, a quei soavi e cari prestigi, a quelle illusioni dolcissime, che gli ricompensano dalle torture della verità trista sp
filosofici. Le Fate, le Maghe, i Silfi, gl’incantesimi, tutti insomma gli aborti dell’umano delirio, piacquero più assai al
ive un ruscello; vedeva germogliare anno per anno le piante, rifiorir gli alberi, e coprirsi di fronda; vedea la notte al g
a e corpo a tutti i fisici principi dell’universo, popolarono di numi gli elementi, il cielo, e l’inferno persino, ampio ar
manderebbe all’improvviso una truppa di cotai geni per iscamparlo. Se gli andava amale qualche intrapresa, non dovea incolp
lo occultamente. Non erano, secondo i Troiani, il rapimento d’Elena o gli oltraggi recati alla Grecia le cagioni delle loro
resistenza s’arrendono ad Alessandro, non è per mancanza di coraggio, gli è perché Ercole è comparso in sogno al celebre co
conquistatore offerendogli le chiavi della città. Dal che si vede che gli uomini si dilettano del maraviglioso mossi dal me
omini si dilettano del maraviglioso mossi dal medesimo principio, che gli spinge a crearsi in mente quegl’idoli imaginari c
sovente ad amareggiare i frali ed interrotti piaceri della loro vita, gli uomini non hanno altro supplemento che il desider
i delizie, i quali sappiamo a tutte le nazioni essere stati comuni. E gli alberi dell’Esperidi, onde poma d’oro pendevano,
tati comuni. E gli alberi dell’Esperidi, onde poma d’oro pendevano, e gli eterni zeffiri che leggiermente scherzavano tra l
nelle Isole fortunate, e i dilettosi boschetti d’Adoni nell’Arabia, e gli orti d’Alcinoo, e i tempi di Tessaglia, e i giard
a pieno il soddisfaccia, onde nasce il desiderio di percorrere tutti gli oggetti possibili, o perché l’ingenita tendenza a
e curioso. La quale facoltà diviene in lui così dominante che qualora gli manchino oggetti reali su cui esercitarsi, s’inol
e pieni di quel terrore sublime che ispira la divinità, ciò sorprende gli animi consapevoli a se medesimi della propria deb
ettesse in sicuro la troppa combattuta virtù del giovane eroe. Perciò gli antichi, i quali sapevano più oltre di noi nella
e feroce, qual si conveniva agli abitanti e al paese, prese piede fra gli idolatri della Scandinavia. La guerra posta quasi
attaglie, di struggitore e d’incendiario. I sagrifizi più graditi che gli si offerivano erano l’anime degli uomini uccisi i
te per far danno ai viventi. Quindi ebbero origine le appirazioni de’ gli spiriti aerei, gli spettri, i fantasimi, i follet
viventi. Quindi ebbero origine le appirazioni de’ gli spiriti aerei, gli spettri, i fantasimi, i folletti, i vampiri e tan
ngue de’ fanciulli, il quale invisibilmente succhiava qualora trovati gli avesse lontani dalle braccia della nutrice. E cos
sessori. L’uno e l’altro fu fatto, ed ecco divenir familiari tra loro gli incantesimi, le malìe, i sortilegi, le stregoneri
renar a grado loro le tempeste, sedar il mare, sparger il terrore fra gli inimici, sollevarsi nell’aria, trasportarsi impro
si improvvisamente da un luogo all’altro, scongiurare e far comparire gli spiriti, convertirsi in lupo, in cane o in altro
amar dalle donne all’eccesso, guarir ogni sosta di malattie e render gli uomini invulnerabili, del che non pochi fra loro
ogni guai da chi li portava seco: onde trassero origine i talismani, gli amuleti, e tai cose. [12] La religione cristiana,
del sesso, attendevano aiuto e patrocinio nelle occasioni. Quindi poi gli amori vicendevoli, le corrispondenze fortissime,
ale dell’uomo, e a disingannarsi della vana e ridicola preferenza che gli interessati scrittori danno ai costumi delle nazi
a del romano impero, vi si scorge per entro un vizio radicale, di cui gli sforzi de’ più gran musici e poeti non l’hanno po
ll’ignoranza in cui si trovano di quella favella divina, e so che fra gli altri il Varchi 67 e il Quadrio 68 si sono lascia
inione; io che l’attribuisco più che a mancanza d’ingegno al non aver gli organi ben disposti a ricever le impressioni del
o unire la musica, onde nacquero le sonate, le sinfonie, i concerti e gli altri rami d’armonia strumentale; ora chiamando i
ncerti e gli altri rami d’armonia strumentale; ora chiamando in aiuto gli altri sensi affinchè riempissero colla loro illus
familiare, e per ciò più naturale il costume d’udir cantar sul teatro gli eroi e l’eroine. Perciò gl’inventori s’avvisarono
itrovarlo inverosimile. Non potendo far agire dignitosamente cantando gli uomini, gli trasmutarono in numi. Non trovando ne
verosimile. Non potendo far agire dignitosamente cantando gli uomini, gli trasmutarono in numi. Non trovando nella terra un
colla pittura de’ caratteri e delle passioni, cercarono d’affascinare gli occhi e gli orecchi coll’illusione, e disperando
a de’ caratteri e delle passioni, cercarono d’affascinare gli occhi e gli orecchi coll’illusione, e disperando di soddisfar
dissolutezza e dell’empietà, che fanno egualmente il vituperio di chi gli legge, e di chi gli scrive: parlo soltanto dei du
empietà, che fanno egualmente il vituperio di chi gli legge, e di chi gli scrive: parlo soltanto dei due più celebri, che a
la banda della innocente. Tutto il romanzo non è che una scuola, dove gli uomini di mondo possono imparare le arti più stud
i sublimità e di follia, d’eloquenza e di stravaganza non trovano fra gli uomini né originale né modello. Sembra ch’egli, s
8 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro I. — Capo I. Origine della poesia drammatica. » pp. 2-7
divennero arti. Or perché quella spinta industrioso é comune a tutti gli uomini e la natura da per tutto risponde a colui
Manco-Capac, e Mama-Oela-Huaco nel nuovo continente, non ostante che gli uni non sapessero degli altri, insegnarono a semi
coli ripugnano a comunicare insieme, perché quel timore che raccoglie gli uomini in società, regna lungamente, e si conserv
e le rende inospitali ed inaccessibili, siccome furono per gran pezza gli ebrei, gli egizi, gli sciti, i cinesi, i messican
inospitali ed inaccessibili, siccome furono per gran pezza gli ebrei, gli egizi, gli sciti, i cinesi, i messicani, i moscov
ed inaccessibili, siccome furono per gran pezza gli ebrei, gli egizi, gli sciti, i cinesi, i messicani, i moscoviti ecc. Ma
l mondo, la storia del teatro greco si prese per la sorgente di tutti gli altri. Ma fu un inganno che si dissipò tosto che
nta pure da prima con qualche ribrezzo del male, cioé delle forme che gli cagionarono dolore; ma a poco a poco s’avvede che
cagionarono dolore; ma a poco a poco s’avvede che tal rimembranza non gli rinnova il dispiacere, e perciò non fugge più dal
e’ sensi e dell’organizzazione, e la vicinanza degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perché gli organi che se
vicinanza degli oggetti. Cantano gli augelli, latrano i cani, perché gli organi che servono all’espulsione della voce, fac
si ed antropofagi gl’irechesi e i tapui, cerimoniosi i cinesi, pirati gli algerini, tutti sieguono l’esempio domestico che
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Ella s’ingegna di copiar gli uomini che parlano ed operano; é adunque di tutte
e’ suoi avanzamenti. L’ebbero vari antichissimi popoli italiani, come gli etruschi e gli osci prima ancora della fondazione
enti. L’ebbero vari antichissimi popoli italiani, come gli etruschi e gli osci prima ancora della fondazione di Roma, e cer
sola i primi semi benché rozzissimi. Fuori poi dell’Europa si trovano gli spettacoli teatrali da un lato nell’oriente fra’
io continente. L’uomo adunque attivo da per tutto e imitatore osserva gli uomini, si avvezza a copiarli e passa in seguito
9 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO X ed ultimo. Teatro Materiale, ove de’ più rinomati teatri, e della condizione degli attori Greci. » pp. 298-315
rnacoli o alle tende fatte di tela, di lana, o di pelli per difendere gli attori dal sole e dalle piogge prima che essi fos
330 anni prima dell’Era Cristiana, del quale insino ad oggi veggonsi gli avanzi153. Vastissimo, secondo Pausania, fu il te
architettò uno in Epidauro, che sorpassò in vaghezza e in proporzione gli altri teatri Greci. Delo presenta a’ nostri giorn
illet 159 per confutare l’ errore del Cragio, il quale ha creduto che gli Spartani mancassero di spettacoli scenici ed ha i
itore de’ Persiani nella battaglia di Platea, era veramente fatto per gli esercizj ginnici; ma vi si facevano anche pubblic
opo dell’introduzione del danajo fattovi da Lisandro, insensibilmente gli Spartani e le loro donne in particolare si avvezz
iò con ispezialità assicurato da Platone, cui rincresceva appunto che gli uomini comparissero sulla scena da donne160. Plut
nto personaggio. Quasi tutti i poeti scenici erano attori, quando non gli teneva lontani dal rappresentare l’erà o alcun di
personaggio di Enomao, benchè non facesse che le terze parti, siccome gli è rimproverato dal suo gran competitore Demostene
o più basso alzavasi il Pulpito che dicevasi λογειον, dove recitavano gli attori tragici e comici, e i planipedi, o sieno m
timenti de’ sedili assegnati a i diversi ceti degli spettatori. Tutti gli spartimenti erano di modo divisi, che gli apici d
eti degli spettatori. Tutti gli spartimenti erano di modo divisi, che gli apici degli angoli de’ gradini sarebbero stati to
cossa forma de’ circoli concentrici in una superficie piana, ma bensì gli forma nel mezzo dell’aria in tutti i sensi come i
echei artificiosamente lavorati e collocati in alcune cellette sotto gli scaglioni. Erano essi fra loro accordati con musi
re preziose reliquie di tanti teatri Greci, a dispetto degli anni che gli abbatterono, ne manifestano la solidità e la magn
la avea di quella bassa malignità che tormenta gl’ invidi impostori e gli stimola a perseguitare il merito innocente, quest
Bacco dette Dionisie famose pel gran concorso de’ Greci, aveano luogo gli spettacoli scenici. Colui che ad essi presedeva,
i, e si facevano correre da più parti fontane di vino168. Ebbero anco gli Ateniesi alcune leggi intorno al danajo degli spe
I poveri per questa legge rimanevano esclusi, e i ricchi pagando per gli poveri approfittaronsi di tale occasione per comp
edibili erano, per conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per gli spettacoli, gli applausi, le ricchezze, le corone
er conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per gli spettacoli, gli applausi, le ricchezze, le corone, e gli onori ch
avidità per gli spettacoli, gli applausi, le ricchezze, le corone, e gli onori che a piena mano versavano gli Ateniesi su
ausi, le ricchezze, le corone, e gli onori che a piena mano versavano gli Ateniesi su i poeti che n’erano l’anima e su gli
piena mano versavano gli Ateniesi su i poeti che n’erano l’anima e su gli attori che n’erano gli organi. Qual magnificenza,
i Ateniesi su i poeti che n’erano l’anima e su gli attori che n’erano gli organi. Qual magnificenza, qual concorso, qual lu
eatri! Ma quell’Atene che con tale ardore correva al teatro e fuggiva gli accampamenti, che profondeva in quello tanti teso
mancano di una pubblica scuola teatrale che ammaestri il popolo sotto gli occhi di un provvido governo: dove il teatro, in
rale che sono le ausiliatrici della legislazione. I selvaggi ignorano gli spettacoli scenici: i barbari vanno a ridere in u
10 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome II « CONTINUAZIONE DEL TEATRO GRECO E DEL LIBRO I — CAPO XII. Teatro di Aristofane. » pp. 16-140
on caracteri indelebili. Ma la commedia singolarmente che dipinge per gli spettatori presenti e non per gli futuri, è sopra
media singolarmente che dipinge per gli spettatori presenti e non per gli futuri, è sopra ogni altra esposta all’abbandono
contrade tanto cangiate da que’ tempi remoti prendasi a leggere senza gli accennati requisiti? Questo basti a’ giovani per
tere che ce ne rimangono, sono questi i titoli: la Pace, i Cavalieri, gli Acarnesi, gli Uccelli, Lisistrata, le Concionatri
rimangono, sono questi i titoli: la Pace, i Cavalieri, gli Acarnesi, gli Uccelli, Lisistrata, le Concionatrici, le Nuvole,
re il collo, o che ne divenga matto del tutto. Tu cascherai nel mare ( gli dicono), ne rimarrai zoppo, darai motivo ad Eurip
geda, cavalca uno scarafaggio sull’autorità di un apologo di Esopo, e gli pare essere arrivato alla rocca di Giove. Olà (gr
vato alla rocca di Giove. Olà (grida in aria) non mi aprite? Mercurio gli domanda chi sia. Sono (dice) Trigeo Atmoneo buon
eo Atmoneo buon vignajuolo, che non sono nè spione nè ladro. Mercurio gli dice che se vuol parlare a Giove, è venuto a mal
vuol parlare a Giove, è venuto a mal tempo, essendo fuori di casa con gli altri Dei, per cedere alla Guerra la propria abit
de Mercurio, per non veder combattere i Greci, nè ascoltar quelli che gli porgono suppliche. Aggingne che per la loro ostin
o perchè le porti un pistello. Cidemo finge di non trovarne nè presso gli Ateniesi, nè presso i Lacedemoni, che l’hanno pre
pieno di gloria . Rammenta come egli sia stato il primo ad acchetare gli uomini che contendevano, si calunniavano e combat
e combattevano per frascherie. Ha egli banditi, soggiugne, dal teatro gli Ercoli divoratori famelici, poltroni, ingannatori
’indovino Jerocle coronato di alloro. Spia, chiede, s’insinua, ma non gli è dato retta. Il ghiottone impostore usa ogni art
oi le vivande preparate vuole la sua parte delle interiora. Ma Trigeo gli risponde lepidamente: Tri. No, amico, non possia
mentarsi, dicendo che periscono per la fame nella pace, e i contadini gli deridono e seguitano a godere, a cantare, a salta
ati si fa capo delle donne Greche, e ordisce una congiura per ridurre gli Ateniesi a pacificarsi con gli Spartani. Per rius
he, e ordisce una congiura per ridurre gli Ateniesi a pacificarsi con gli Spartani. Per riuscirvi si avvisano le donne di v
uarto? Le donne per mezzo di quel ritrovato la vincono, e costringono gli uomini a far la pace. Di passaggio in questa comm
pullulano in ogni terra e in ogni tempo; sbucciano bensì ben di rado gli Aristofani vindici delle pubbliche lagrime. Le Co
alle donne il governo della città. Ecco l’oggetto del poeta: mostrare gli sconcerti che ne seguirebbero. Prassagora se ne r
e rallegra, ed afferma che in tal guisa se ne correggeranno i vizii e gli abusi e gli errori; e ne addita la guisa. Bisogna
ed afferma che in tal guisa se ne correggeranno i vizii e gli abusi e gli errori; e ne addita la guisa. Bisogna (dice) mett
e poco ragionatrici, e con una satira graziosa ne espone comicamente gli assurdi. Quanto gusto e qual dottrina non richied
gioso ora che il Coro delle Muse discesenel gabinetto del mio padrone gli stà inspirando nuovi poemi: ritenete, o venti, i
d è forza che il solo Mnesiloco tolga sopra di se l’impresa. Euripide gli rade la barba e gli bruçia i peli non senza dolor
o Mnesiloco tolga sopra di se l’impresa. Euripide gli rade la barba e gli bruçia i peli non senza dolore del vocchio, e in
del vocchio, e in presenza dello spettatore lo trasforma in donna con gli abiti di Agatone. Fatto ciò dopo di un giuramento
i gi’ improperii detti dal tragico contro del sesso, e le debolezze e gli artifizii donneschi da lui propalati. Un’altra do
er negato l’esistenza degli Dei, ella che vender soleva ghirlande per gli sagrifizii, dopo le di lui tragedie non vende la
ipide in suo soccorso. Il Coro giustifica il proprio sesso, ed accusa gli uomini degli eccessi delle donne. Atto IV. Mnesil
non comparisce più, ed il suocero freme. Si avvede poi che di lontano gli fa qualche cenno, dal quale intende (per altro co
dromeda recita alcuni versi tragici. Euripide la consola. Chi sei tu? gli dice Andromeda. Io sono Ecco che ripete i suoni e
e porta alcuni vasi, un letto ed altro, batte alla porta di Ercole, e gli dice che in leggendo l’Andromeda di Euripide eras
re questo tragico dall’inferno ed averlo seco. E che vuoi tu farne? gli dice Ercole. Bac. Vo che ritorni al mondo, perch
c. E come la passerò io? Erc. Un vecchio barcajuolo ti tragetterà, se gli darai due oboli. Bac. Oh oh! anche nell’inferno h
onete? Ma in che modo vi andasti tu? Erc. Mi guidò Teseo ecc. Ercole gli dice poi tutto il cammino e le difficoltà che inc
cuno per portar la carica. Veggono un morto condotto a seppellirsi, e gli domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto d
lirsi, e gli domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto dice che gli porterà per due dramme. Due dramme a Bacco sembra
. Comincia la disputa. Euripide in prima taccia l’emulo come superbo; gli rimprovera che in lui il Coro soleva guastar l’or
. Per la destrezza e per l’ammonizione, sendo nostro dovere il render gli uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’incon
der gli uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’incontro di buoni gli hai fatti divenire scellerati. Non così io che in
o che in vece di renderli sofisti, ciarloni, astuti, come tu facesti, gli ho fatti generosi e inclinati all’armi; di modo c
entare i Persi, ho stimolati i compatriotti ad addestrarsi a superare gli avversarii con opere generose. Io non ho fatto co
e io non solo ho dato come conveniva parole magnifiche a’ semidei, ma gli ho ancora vestiti di abiti tragici, gravi e assai
communemente usiamo; dovecchè tu, distruggendo questo bel ritrovato, gli hai abbigliati triviálmente. Dopo ciò Euripide r
in essa il Comico temerario osò attaccare la stessa virtù e preparare gli animi degli spettatori a udir senza ribrezzo calu
ome faceva Megacleo vestito di seta e di panni fini? Io all’ incontro gli diceva: E quando menerai tu le capre da Felleo co
o il maestro. Ed il discepolo lo prega a conservare il segreto, e poi gli confida che stà misurando quanti de’ proprii pied
ove l’impostura coglie le palme riserbate alla scienza; ma dove sono gli Aristofani? Il discepolo apre la porta, e sembra
rappresentano la geometria e l’astronomia, e i mappamondi, su i quali gli va il discepolo mostrando Atene, l’Eubea, la Laco
Vede in fine il maestro Socrate assiso in un cesto che stà sospeso, e gli domanda in prima che cosa faccia in quel cesto. S
n maladetto morbo cavaleresco, e promette di rimunerarlo giurando per gli Dei. Che sorta di Dei giuri tu? ripiglia Socrat
equivoci e contraddire. Desidera indi di veder le Nuvole, e Socrate gli dice, che si volga verso il monte Parnaso, donde
no per l’aria sembrano tanti volumi di lana che ondeggi. O sciocco , gli dice Socrate, non hai tu alcune volte veduto in c
l’oggetto che si ha prefisso. Ma Giove, dice Strepsiade, non fulmina gli spergiuri? Ciance (replica Socrate): se ciò fos
adorna di bellezze naturali. In oltre io non cerco (aggiugne) come gli altri d’ingannarvi, riproducendo in iscena con po
non torno a saltargli addosso mentre che giace in terra. All’incontro gli altri avendo preso a pungere Iperbolo, non cessan
si contro Iperbolo a, e contro Iperbolo parimente si accanirono tutti gli altri, saccheggiando varie mie commedie. Un lung
giorni nostri, dicano pacatamente le loro ragioni, sicchè Fidippide e gli ascoltatori possano giudicare con fondamento. Il
iù amari e velenosi tratti, rimproverando come impudenti cinedi tutti gli oratori, capitani, legati, magistrati, e poeti tr
ispensando a tempo la piova e la serenità, e i danni all’incontro che gli arrecheranno non essendo da esse onorate. Atto IV
e di mille testimoni. Il vecchio ne gongola. O care le mie viscere ( gli dice vedendolo venire) io scorgo nella tua fronte
fugge di rispondere con semplicità, si burla del giuramento fatto per gli Dei, si vale delle follie apprese da Socrate, e l
ravviene un altro; ma Strepsiade, in vece di rispondere congruamente, gli domanda, se pensi egli che Giove faccia piovere o
uova baldanza, che sia lecito battere la madre ancora. Va scellerato ( gli dice il padre tardi accorto del proprio errore);
anto che non lo gettiamo in qualche disgrazia per insegnargli a temer gli Dei. Oimè (conchiude Strepsiade) voi fate del
e attacca fuoco alla casa di Socrate che insegna delitti ed ingiuria gli Dei. Così termina la più eccellente e artifiziosa
uo credere, Aristofane induce la gente a conculcare e a perseguitare gli uomini giusti, sapienti, utili a. Ciò non è vero
into in tal guisa meriterebbe l’odio universale. Stupirono alla prima gli Ateniesi a tale rappresentazione, non essendo pre
proposito, sapendone il contenutob. Or quale spettacolo meritava più gli applausi della Grecia, l’arditezza di un Comico c
prime i virtuosi! Gli Uccelli (Ορνιθες). Questa favola ha per oggetto gli affari politici di quel tempo colla Laconia, dove
io pe’ contemporanei che ne comprendevano l’allusione, ma perduti per gli posteri, pe’ quali le bellezze sono divenute tene
i e degli scoliasti, oggi sono a noi indifferenti, ed allora rapivano gli animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione d
animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione degli uccelli contro gli Dei per consiglio di un uomo. Dalla lettura delle
sulta una delle coutraddizioni delle nazioni. Atenne venerava Giove e gli altri numi, e perseguitava i miscredenti; ma inta
mar guerra a Giove. Cattivo esordio è questo certamente per cominciar gli Esercizii Spirituali del calabro Mattei al popolo
iso gioventù ricchezza. Gli argomenti poi onde invitano ed allettano gli uomini al loro culto, sono questi. Se alcuno di
nocente nelle nostre contrade. Se è cosa abominevole e scellerata fra gli uomini il battere il padre, appresso gli uccelli
abominevole e scellerata fra gli uomini il battere il padre, appresso gli uccelli è cosa utile e ben fatta. Questi eserciz
ve, si ha da sacrificare. Ir. O pazzo, o scellerato, non voler tentar gli Dei, se non vuoi vedere la tua malvagia generazio
oro apportati colla nuova città e religione. Accorrono ad abitare fra gli Uccelli fortunati, ma ne sono esclusi, un malvagi
quale avviso e consiglio Prometeo mostra al solito benevolenza verso gli uomini e avversione agli Dei. Gli ambasciadori an
lere strangolare quell’ardito ribello che con un muro ha chiuso suori gli Dei. Nettuno gli ricorda che essi vengono per tra
quell’ardito ribello che con un muro ha chiuso suori gli Dei. Nettuno gli ricorda che essi vengono per trattar di pace. Si
i propone in prima una tregua e poi la pece, a condizione che Giove e gli Uccelli godano unitamente il dominio dell’univers
gonsi le nozze del felice ed empio progettista Pistetero, e terminano gli esercizii spirituali dell’empietà. In questa favo
espediente preso dal figliuolo di tenerlo chiuso. Parlano intanto con gli spettatori della qualità della favola. Non aspet
della qualità della favola. Non aspettino (dice un di essi) da noi gli spettatori nè il riso rubato da Megara, nè le noc
o Vespe acutissime, volategli sopra, pungetegli di su di giù il viso, gli occhi, le mani. I Servi e le Vespe attaccano bri
e. E per mantenere in certo modo appagato il vecchio che pargoleggia, gli prepara il ridicolo giudizio di un cane che ha ru
pettato e temuto. Osò accusarlo a dispetto di ogni difficoltà, avendo gli artefici timorosi ricusato di farne la maschera,
di vestire, e riuscì così bene nella favola a svelarné i ladronecci e gli artifizii che il popolo condannò Cleone a pagar c
ami tiene soddisfatto il vecchio sbalordito. Egli poi allontana tutti gli altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello
ti gli altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello di quello che gli altri fanno di buono, accusa e calunnia i compagn
ita del personaggio principale. Per far cadere il loro nemico pensano gli schiavi congiurati di valersi di un oracolo che a
one per mezzo di un venditore di salcicce. Agoracrito è tale, ed essi gli persuadono che si addossi l’impresa di far fronte
nevolo; hai la voce chioccia e spiacevole, sei cattivo, sei plebeo, e gli oracoli ti favoriscono. E chimi ajuterà? dice Ag
i queste moderne farse. Egli si avanza a poco a poco ad accusarlo con gli altri, sempre più rinforzando le grida e gli schi
a poco ad accusarlo con gli altri, sempre più rinforzando le grida e gli schiamazzi e rimproverandogli varii furti. Dopo u
zza ciò che è giusto… Egli è vero che da alcuni di voi, o spettatori, gli è stato amichevolmente insinuato di astenersi dal
a lungo tempo, e di giovarti struggomi. Ecco poi le offerte che essi gli fanno a gara: Salc. Oimè, tu siedi in queste dur
salcicce, si avvede di essere stato lungo tempo aggirato da Cleone, e gli ritoglie l’anello che aveagli dato, discacciandol
lare per se e per la sua famiglia. Questo Amfiteo tornando avvisa che gli Acarnesi lo perseguitano co’ sassi per aver porta
ianza per lo tempo che dovrebbe corrervi in una commedia regolare; ma gli Ateniesi ed Aristofane erano tacitamente convenut
zio in ringraziamento, celebrandosi le feste Dionisie. Sopraggiungono gli . Acarnesi, e vogliono lapidarlo, ed a stento egli
e un povero. Con tal vestito favella al popolo, alterca con Lamaco, e gli riesce di convincere gli ascoltatori della sua in
ito favella al popolo, alterca con Lamaco, e gli riesce di convincere gli ascoltatori della sua innocenza per aver procurat
rovo questo squarcio anche tradotto bellamente dal Cesarotti: Quando gli Ambasciadori della Grecia Bramano di accappiarvi
lità Ateniese. Disbrigatosi. Diceopoli felicemente dalla molestia che gli dava il Coro per la pace fatta, ne va godendo i f
lo zelo di coloro, che servono, e i preziosi regali che da ogni banda gli vengono tributati. Intanto sopravviene un Messo a
nella quale si mostrano l’ore tranquille che si passano nella pace, e gli agitati momenti della vita di chi si trova in gue
essere stato di manegiarvisi le questioni politiche, le quali secondo gli affari correnti si agitavano in Atene. Espongonsi
è tenga dietro a quel cieco. Forzato dalle di lui importunità Cremilo gli narra la risposta dell’oracolo; prega indi il cie
ere i cattivi da i buoni, a’ quali egli porta grande invidia. Cremilo gli domanda, se ricuperando la vista eviterebbe i mal
i buoni? Pluto risponde di sì, e vuol partire. Cremilo nol permette; gli dice che egli è uomo dabbene; e gli fa sperare di
ol partire. Cremilo nol permette; gli dice che egli è uomo dabbene; e gli fa sperare di adoperarsi perchè possa ricuperar l
tempio di Esculapio. Frattanto viene fuori la Povertà e svillaneggia gli astanti, perchè col macchinare di dar la vista a
re? Io, io vi somministro tutte queste cose: io col bisogno costringo gli uomini alla fatica. Rousseau ed i filosofi migli
n distinte. La povertà nulla patisce dei disagi che accennate, ne mai gli patirà. La vita del mendico che dipingete, consis
eni, ma in non mancar di nulla. Io, vi dico, io sono quella che rende gli uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a dif
uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a differenza di Pluto che gli fa diventare gottosi panciuti grossi di gambe e l
titi e ravveduti nella miseria per l’ingratitudine degli scrocchi che gli adulavano nell’abbondanza. Viene un Sicofantaa pe
vano nell’abbondanza. Viene un Sicofantaa per ingiuriar Pluto, perchè gli uomini divenuti ricchi a lui più non ricorrono. V
ungi erano di lor natura le commedie greche di quel tempo dall’essere gli esercizii spirituali della nazione che videvi il
Paradossi. A me , ripiglia Mercurio, non importa un frullo di tutti gli Dei, ma mi dolgo per me che muojo di fame. Quest
strati, che governavano la Repubblica, e de’ generali che comandavano gli eserciti. Era nelle di lui mani la commedia diven
lime scopo? Ei non si prefiggeva per oggetto principale il far ridere gli spettatori con facezie o piagnere con avventure c
anlo per la città tra festive acclamazioni; anzi con pubblico decreto gli diedero la corona del sacro olivo, che era il mag
dire che «i di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se gli Ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti
di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se gli Ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti della Grecia»
i parer simili, scriveva a Dionigi il tiranno, che «per ben conoscere gli Ateniesi e lo stato della loro Repubblica, bastav
la soggetta e priva di commercio. Mentre Pistetero (Alcibiade) fa che gli Uccelli (gli Spartani) si fabbricano Nefelococcig
priva di commercio. Mentre Pistetero (Alcibiade) fa che gli Uccelli ( gli Spartani) si fabbricano Nefelococcigia (Decelia)
e (e l’ossèrva la stesso Cesarotti.) alla mercede giudiziaria essendo gli Eliasti un corpo di giudici. a. Questo personagg
to nell’Anno letterario del 1769 num. 31. a. L’istesso gran filosofo gli diede miglior luogo nel suo Convito, che è uno de
11 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 499-500
ù tosto debole a sostener le lotte e le fatiche della scena, il padre gli fu sempre avverso a che si facesse comico ; ma eg
ia di Ernesto Rossi), uomo di molta esperienza e di molta onestà, che gli fu sin ad oggi, e gli sarà lungo tempo ancora, am
uomo di molta esperienza e di molta onestà, che gli fu sin ad oggi, e gli sarà lungo tempo ancora, amico, fratello, padre ;
di prima donna assoluta. Ma ormai egli aveva una spina nel cuore, che gli dava spasimo forte e continuo : all’applauso del
a Firenze (non ne aveva più l’idea dall’'89 a Ferrara), non solamente gli die' col bacio del perdono il suo assenso a conti
li affronti, si dia a questo per l’arte sua, nella quale, e ciò forse gli nocque veramente a conseguir la purezza classica
ioni, ma io adesso posso confessare candidamente che come ho recitato gli ultimi anni in Compagnia Morelli-Pieri non recite
poca, No. » Proprio così : la verità, la spigliatezza, la spontaneità gli mancano tal volta ; e come gli sarebbe agevole ri
erità, la spigliatezza, la spontaneità gli mancano tal volta ; e come gli sarebbe agevole riacquistarle potè far fede la pa
12 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome II « CONTINUAZIONE DEL TEATRO GRECO E DEL LIBRO I — CAPO XVII ultimo. Teatro Materiale, ove de’ più rinomati Teatri, e della condizione degli Attori Greci. » pp. 213-238
nacoli, o alle tende fatte di tela, di lana, o di pelli per difendere gli attori dal Sole e dalle piogge prima che essi fos
330 anni prima dell’era Cristiana, del quale insino ad oggi veggonsi gli avanzia. Vastissimo secondo Pausania fu il teatro
architettò uno in Epidauro, che sorpassò in vaghezza e in proporzione gli altri teatri Greci. Delo presenta a’ nostri giorn
gio, e di altre città della Magna Grecia. Memorabili sopra tutti sono gli antichi teatri di Capua, di Nola di Pozzuoli, di
. Guillet aper confutare l’errore del Cragio, il quale ha creduto che gli Spartani mancassero di spettacoli scenici, ed ha
itore de’ Persiani nella battaglia di Platea, era veramente fatto per gli esercizii ginnici; ma vi si facevano anche pubbli
opo dell’introduzione del denajo fattovi da Lisandro, insensibilmente gli Spartani e le loro donne in particolare si avvezz
iò con ispezialità assicurato da Platone, cui rincresceva appunto che gli uomini comparissero sulla scena da donnea Plutarc
nto personaggio. Quasi tutti i poeti scenici erano attori, quando non gli teneva lentani dal rappresentare l’età, o alcun d
personaggio di Enomao, benchè non facesse che le terze parti, siccome gli fu rimproverato dal suo gran competitore Demosten
o più basso alzavasi il Pulpito che dicevasi Λογειον, dove recitavano gli attori tragici e comici e i planipedi, ovvero mim
rtimenti de’ sedili assegnati ai diversi ceti degli spettatori. Tutti gli spartimenti erano di modo separati, che gli apici
i degli spettatori. Tutti gli spartimenti erano di modo separati, che gli apici degli angoli de’ gradini sarebbero stati to
cossa forma de’ circoli concentrici in una superficie piana, ma bensì gli forma nel mezzo dell’aria in tutti i sensi come i
echei artificiosamente lavorati e collocati in alcune cellette sotto gli scaglioni. Erano essi fra loro accordati con musi
re preziose reliquie di tanti teatri Greci, a dispetto degli anni che gli abbatterono, ne manifestano la solidità e la magn
lla avea di quella bassa malignità che tormenta gl’invidi impostori e gli stimola a perseguitare il merito innocente; quest
Bacco dette Dionisie famose pel gran concorso de’ Greci aveano luogo gli spettacoli scenici. Colui che adessi presedeva, r
cori, e si facevano correve da più parti fontane di vinoa Ebbero anco gli Ateniesi alcune leggi intorno al danajo degli spe
. I poveri per questa legge rimanevano esclusi e i ricchi pagando per gli poveri approfittavansi di tale occasione per comp
redibili erano per conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per gli spettacoli, gli applausi le ricchezze, le corone
er conseguenza di tanto ardore e di tanta avidità per gli spettacoli, gli applausi le ricchezze, le corone e gli onori che
ta avidità per gli spettacoli, gli applausi le ricchezze, le corone e gli onori che a piena mano versavano gli Ateniesi sui
plausi le ricchezze, le corone e gli onori che a piena mano versavano gli Ateniesi sui poeti che n’erano l’anima e su gli a
piena mano versavano gli Ateniesi sui poeti che n’erano l’anima e su gli attori che n’erano gli organi. Qual magnificenza
li Ateniesi sui poeti che n’erano l’anima e su gli attori che n’erano gli organi. Qual magnificenza qual concorso qual luss
atri! Ma quella Atene che con tale ardore correva al teatro e fuggiva gli accampamenti, che profondeva in quello tanti teso
mancano di una pubblica scuola teatrale che ammaestri il popolo sotto gli occhi di un provvido governo: dove il teatro in c
rale che sono le ausiliatrici della legislazione. I selvaggi ignorano gli spettacoli scenici: i barbari vanno a ridere in u
13 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome IV « LIBRO III — CAPO I. Vuoto della Storia Teatrale nell’età mezzana. » pp. 57-79
drammatica. Non ostante il numero e la magnificenza de’ teatri e gli onori e le ricchezze prostituite agl’istrioni, vu
a i delitti manifesti, non già quando un’arbitraria indomita passione gli crea, ed infierisce contro l’innocenza, e punisce
e cagioni distruggitrici della drammatica sussistevano, e i costumi e gli studii aveano già preso nuovo cammino. II.
o nuovo cammino. II. In quali secoli quasi del tutto mancarono gli scrittori scenici. IN tempo di Antonino Pio
e le commedie de’ suoi tempi altro non erano che mimi. In fatti sotto gli Antonini non troviamo mentovati con applauso se n
l’indirizza sette delle sue Epistole. Nella X invitandolo in campagna gli dice che venga con tutti gli scritti suoi, Dacty
pistole. Nella X invitandolo in campagna gli dice che venga con tutti gli scritti suoi, Dactylicos, elegos, choriambum car
I secolo, mentovandovisi i Gaulesi della Loira, i quali scrivevano su gli ossi le sentenze di morte pronunziate sotto le qu
à state abolite le sentenze di morte dettate da’ rustici e scritte su gli ossi. Ma queste rarissime ed oscure fatiche che m
struire un anfiteatro e nuove terme. Sotto Atalarico frequenti furono gli spettacoli scenici in Italia, e vi si profusero r
opolob. La Sicilia fin dal IV secolo ebbe in costume d’inviare a Roma gli artefici di scena che produceva, essendovi spesso
e è un generale di Costantino pagano, il quale va a combattere contro gli Sciti, n’è vinto, è ricondotto contro di essi da
iò che reca maggior meraviglia in tali dialoghi è che l’autrice amava gli antichi, e traduceva Terenzio. I medesimi capi d’
to veruno teatrali. Egli è però evidente che non mancarono totalmente gli scenici spettacoli, benchè altre feste s’introdus
che al contrario di Tito diceva di aver perduto il giorno, in cui non gli era riuscito di fare strangolare o almeno accecar
dalla Biblioteca dell’Escorialeb. Fu illusione del suo desiderio. Tra gli Arabi non si trova se non quello che ebbero tutte
, da cui Nasarre si prometteva tali monumenti, si dice nettamente che gli Arabi non conobbero gli spettacoli teatralia. E s
etteva tali monumenti, si dice nettamente che gli Arabi non conobbero gli spettacoli teatralia. E sebbene l’istesso lodato
i innammorati. S’ingannò adunque Nasarre, e seco trasse Velazquez che gli credè buonamente. Costui nel libretto delle Origi
Apollonio affermò, che la Betica in tempo di Nerone neppur conosceva gli spettacoli scenici. Soggiugne poi che i Goti non
sero che la poesia drammatica allignasse in Ispagna, e conchiude, che gli Arabi (i quali, come si è dimostrato, no l’aveano
duto alle leggerezze e agli adulterii delle mimiche rappresentazioni, gli zelanti Cristiani concepirono del teatro le più s
teatro le più sozze idee, e scagliarono le più amare invettive contro gli spettacoli e gli attori scenici, sotto la qual de
ze idee, e scagliarono le più amare invettive contro gli spettacoli e gli attori scenici, sotto la qual denominazione compr
escluse dalle sue scenea? E come avrebbero mirato senza indignazione gli adulterii mimici, che, secondo Lampridio, non bas
sì ci avvezzammo a detestare indistintamente i teatri, e per fuggirne gli abusi ci privammo ancor de’ vantaggi: a somiglian
l dire perduta la libertà, quella libertà s’intende che si gode sotto gli ottimi Regnanti, e si godeva sotto Augusto, Tito
14 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » pp. 40-41
, e ripartiti secondo le rispettive parocchie, il Bertolotti cita fra gli altri, nella parocchia di S. Stefano, questo Anca
molto merito, slanciatolo di punto in bianco nel campo dell’arte, non gli lasciò il tempo di compier gli anni del noviziato
nto in bianco nel campo dell’arte, non gli lasciò il tempo di compier gli anni del noviziato, i più scabrosi della vita art
della fama di Eleonora Duse si presenta a un gran pubblico nuovo, non gli lascia nemmeno il tempo di osservare gli artisti
un gran pubblico nuovo, non gli lascia nemmeno il tempo di osservare gli artisti che la circondano : essa assorbe tutto l’
onfuso tra la folla. E l’attenzione e l’interesse destati, la stima e gli applausi procacciatisi furono unanimi dovunque. »
15 (1789) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome V « LIBRO VII. Teatro Francese ne’ secoli XVII e XVIII — CAPO VIII. Teatro Lirico: Opera Comica: Teatri materiali. » pp. 177-187
i e le stravaganze dell’arlecchino fra noi alimentavano l’ignoranza e gli errori popolari. Egli non seppe osservare che le
iriche ripiene delle stesse mostruosità che alimentano l’ ignoranza e gli errori popolari. Reca in vero stupore che i migli
ismo delle parole del Voltaire54, non dicono che i numi della favola, gli eroi invulnerabili, i mostri, le trasformazioni,
favola, gli eroi invulnerabili, i mostri, le trasformazioni, e tutti gli abbellimenti convenevoli a’ Greci, a’ Romani e ag
adittorio ammettono tutto questo nella poesia scenica, in cui parlano gli uomini, e non un poeta che si figura inspirato, e
le divinità furono scacciate dalla scena quando imparò ad introdurvi gli uomini55. Scrissero ne’ principj del secolo pel t
favola senza farne cantar le parole. La musica esprimeva a maraviglia gli affetti del personaggio, ne secondava i pensieri,
Molti pezzi di questa musica furono composti dallo stesso Rousseau, e gli altri da M. Coignet. Il sig. Elmotte ha voluto im
se e nel Teatro Lirico, la qual cosa unita al concorso che ingelosiva gli altri commedianti, fu cagione della proibizione a
pure alcune ben ricevute, e fralle altre Bastiano Bastiana nel 1753, gli Ammaliati nel 1757, e Annetta e Lubino nel 1762.
88. III. Teatri materiali. In Francia si amano universalmente gli spettacoli scenici. Havvi almeno venti case priva
lo sguardo alla meschinità de’ loro pubblici teatri. Le sale di tutti gli spettacoli di Parigi (dicono i nazionali) cioè qu
enza, strette, prive di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per gli attori e per gli spettatori. Non è vero ciò che d
ive di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per gli attori e per gli spettatori. Non è vero ciò che diceva Voltaire ch
odono senza sedere. Ma è ben vero però che nè in Ispagna nè in Italia gli spettatori si frammischiano con gli attori sulla
rò che nè in Ispagna nè in Italia gli spettatori si frammischiano con gli attori sulla scena stessa, come avviene in Franci
n Bordò da pochi anni siasi cost uito un teatro magnifico sopra tutti gli altri della Francia. 52. Les Beaux Arts rédui
16 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO VII. Continuazione del Teatro Greco. » pp. 149-268
te d’Aristofane i villani oppressi da i ricchi andavano spargendo per gli villaggi indi per la città, trovarono ne’ poeti c
vendogli data forma coll’introdurre nel teatro Siciliano il dialogo e gli attori. Il carattere delle di lui favole consiste
llace, perchè quanti comici antichi conosciamo introducevano i numi e gli eroi della mitologia, ma essi vi facevano però la
dia che fu l’anima della commedia antica. La vittoria si dichiarò per gli comici, se ad altro non si miri che al pregio del
mitologia: ma i comici soccorsi soltanto dalla propria immaginazione gli traevano, per così dire, dal nulla, e presentavan
e oltremodo ardita il governo popolare Ateniese, nel quale i comici e gli spettatori erano membri della sovranità. Osò per
ne della prosperità della Repubblica. La felicità continuata corrompe gli animi, spogliandogli del timore, potentissimo fre
n caratteri indelebili. Ma la commedia principalmente che dipinge per gli spettatori presenti e non per gli futuri, è sopra
edia principalmente che dipinge per gli spettatori presenti e non per gli futuri, è sopra ogni altra esposta all’abbandono
contrade tanto cangiate da que’ tempi remoti prendasi a leggere senza gli accennati requisiti? Questo basti ai giovani per
ici intere che ne rimangono, son questi i nomi: la Pace, i Cavalieri, gli Acarnesi, gli Uccelli, Lisistrata, le Concionatri
ne rimangono, son questi i nomi: la Pace, i Cavalieri, gli Acarnesi, gli Uccelli, Lisistrata, le Concionatrici, le Nuvole,
re il collo, o che ne divenga matto del tutto. Tu cascherai nel mare ( gli dicono), ne rimarrai zoppo, darai motivo ad Eurip
eda, cavalca uno scarafaggio sull’ autorità di un apologo di Esopo, e gli pare di essere arrivato alla Rocca di Giove. Olà
vato alla Rocca di Giove. Olà (grida in aria) non mi aprite? Mercurio gli domanda chi sia. Sono, dice, Trigeo Atmoneo buon
eo Atmoneo buon vignajuolo, che non sono nè spione nè ladro. Mercurio gli dice che se vuol parlare a Giove, è venuto a mal
vuol parlare a Giove, è venuto a mal tempo, essendo fuori di casa con gli altri dei, per cedere alla Guerra la propria abit
de Mercurio) per non veder combattere i Greci, nè ascoltar quelli che gli porgono suppliche. Aggiugne che per la loro ostin
o perchè le porti un pistello. Cidemo finge di non trovarne nè presso gli Ateniesi, nè presso i Lacedemoni, che l’hanno pre
e pieno di gloria. Rammenta come egli sia stato il primo ad acchetare gli uomini che contendevano, si calunniavano e combat
e combattevano per frascherie. Egli ha bandito (soggiugne) dal teatro gli Ercoli mangiatori, famelici, poltroni, ingannator
’indovino Jerocle coronato di alloro. Spia, chiede, s’insinua, ma non gli è dato retta. Il ghiottone impostore usa ogni art
oi le vivande preparate vuole la sua parte delle interiora. Ma Trigeo gli risponde lepidamente: Trig. No amico, non possi
e, vengono a lamentarsi che muojono di fame nella pace, e i contadini gli deridono e seguitano a godere, cantare, saltare.
ati si fa capo delle donne Greche, e ordisce una congiura per ridurre gli Ateniesi a pacificarsi cogli Spartani. Per riusci
uarto? Le donne per mezzo di quel ritrovato la vincono, e costringono gli uomini a far la pace. Di passaggio in questa comm
rdia e la guerra. I Pisandri non mancano in ogni tempo; mancano bensì gli Aristofani abili derisori e vindici delle pubblic
le donne il dominio della città. Ecco l’oggetto del poeta, far vedere gli sconcerti che ne seguirebbero. Prassagora che se
gora che se ne rallegra, afferma che in tal guisa se ne correggeranno gli errori, e ne dimostra il modo. Bisogna (ella dice
e poco ragionatrici, e con una satira graziosa ne espone comicamente gli assurdi. Quanto gusto e dottrina non ci vuole per
ioso ora che il coro delle muse disceso nel gabinetto del mio padrone gli sta inspirando nuovi poemi: ritenete, o venti, i
ìa; indi maravigliato della di lui attillatura e mollezza, Donde sei ( gli domanda) o tu che non sembri uomo del tutto? qual
è forza che il solo Mnesiloco tolga sopra di se l’ impresa. Euripide gli rade la barba e gli brucia i peli non senza dolor
Mnesiloco tolga sopra di se l’ impresa. Euripide gli rade la barba e gli brucia i peli non senza dolore del vecchio, e in
l’ improperj detti dal tragico contro il loro sesso, e le debolezze e gli artificj donneschi da lui propalati. Un’ altra do
ver negato l’esistenza degli dei, ella che vender solea ghirlande per gli sacrifizj, dopo le di lui tragedie, non vende la
ipide in suo soccorso. Il coro giustifica il proprio sesso, ed accusa gli uomini degli eccessi delle donne. Atto IV. Mnesil
non comparisce più, ed il suocero freme. Si avvede poi che di lontano gli fa qualche cenno, dal quale intende (per altro co
dromeda recita alcuni versi tragici. Euripide la consola. Chi sei tu? gli dice Andromeda. Io sono Ecco che ripete i suoni e
e porta alcuni vasi, il letto ed altro, batte alla porta di Ercole, e gli dice che in leggendo l’Antromeda di Euripide eras
arre questo tragico dall’inferno ed averlo seco. E che vuoi tu farne? gli dice Ercole: Bac. Vò che ritorni al mondo, perc
E come la passerò io? Erc. Un vecchio barcajuolo ti tragetterà, se gli darai due oboli. Bac. Oh oh! anche nell’inferno
te? Ma in che modo vi andasti tu? Erc. Mi guidò Teseo ecc. Ercole gli dice poi tutto il cammino e le difficoltà che inc
cuno per portar la carica. Veggono un morto condotto a seppellirsi, e gli domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto d
lirsi, e gli domandano, se voglia portar que’ vasi; il morto dice che gli porterà per due dramme. Due dramme a Bacco sembra
. Comincia la disputa. Euripide in prima taccia l’emulo come superbo: gli rimprovera che in lui il coro solea guastar l’ord
Per la destrezza e per l’ammonizione, sendo nostro dovere il render gli uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’inc
r gli uomini migliori nelle città. Esc. Or tu all’incontro di buoni gli hai fatti divenire scellerati. Non così io che in
on così io che in vece di renderli sofisti, ciarloni, astuti come tu, gli ho fatti generosi e inclinati all’armi, di modo c
entare i Persi, ho stimolato i compatriotti ad addestrarsi a superare gli avversarj con opere generose. Io non ho fatto com
re io non solo ho dato come conveniva parole magnifiche à semidei, ma gli ho ancora vestiti di abiti tragici, gravi e assai
che comunemente usiamo; dovechè tu distruggendo questo bel ritrovato gli hai abbigliati trivialmente. Dopo ciò Euripide
in essa il comico temerario osò attaccare la stessa virtù e preparare gli animi degli spettatori a udir senza ribrezzo calu
come faceva Megacleo vestito di seta e di panni fini? Io all’incontro gli diceva: E quando menerai tu le capre da Felleo co
upato il maestro. Ed il discepolo lo prega a conservare il segreto, e gli confida che sta misurando quanti de’ proprj piedi
ove l’impostura coglie le palme riserbate alla scienza: ma dove sono gli Aristofani? Il discepolo apre la porta, e sembra
appresentano la geometria, e l’astronomia, e i mappamondi, su i quali gli va il discepolo mostrando Atene, l’Eubea, la Laco
Vede in fine il maestro Socrate assiso in un cesto che sta sospeso, e gli domanda in prima che cosa faccia in quel cesto. S
maledetto morbo cavalleresco, e promette di rimunerarlo giurando per gli dei. Che sorte di dei giuri tu? ripiglia Socrate.
minare equivoci, e contraddire. Vuole indi veder le Nuvole, e Socrate gli dice, che si volga verso il monte Parnaso, donde
no per l’aria sembrando tanti volumi di lana che ondeggia. O sciocco, gli dice Socrate, non hai tu alcune volte veduto in c
l’oggetto che si ha prefisso. Ma Giove, dice Strepsiade, non fulmina gli spergiuri? Ciance (replica Socrate): se ciò fosse
orna di bellezze naturali. In oltre io non cerco (egli aggiugne) come gli altri d’ingannarvi, riproducendo in iscena con po
non torno a saltargli addosso mentre che giace in terra. All’incontro gli altri avondo preso a pungere Iperbolo non cessano
i contro Iperbolo 98, e contro Iperbolo parimente si accanirono tutti gli altri, saccheggiando varie mie commedie. Un lungo
giorni nostri, dicano pacatamente le loro ragioni, sicchè Fidippide e gli ascoltatori possano giudicare con fondamento. Il
iù amari e velenosi tratti, rimproverando come impudenti cinedi tutti gli oratori, capitani, legati, magistrati e poeti tra
spensando a tempo la piova e la serenità, e i danni all’ incontro che gli arrecheranno non essendo da esso onorate. Atto IV
nte di mille testimonj. Il vecchio ne gongola. O care le mie viscere ( gli dice vedendolo venire) io scorgo nella tuà fronte
fugge di rispondere con semplicità, si burla del giuramento fatto per gli dei, si vale delle follie apprese da Socrate, e l
ravviene un altro; ma Strepsiade, in vece di rispondere congruamente, gli domanda, se pensi egli che Giove faccia piovere o
uova baldanza, che sia lecito battere la madre ancora. Va scellerato ( gli dice il padre tardi accorto del proprio errore),
anto che non lo gettiamo in qualche disgrazia per insegnargli a temer gli dei. Oimè! (conchiude Strepsiade) voi fate del ma
attacca fuoco alla casa di Socrate che insegna i delitti, e ingiuria gli dei. Così termina la più eccellente e artifiziosa
a suo credere) Aristofane induce la gente a conculcare e perseguitare gli uomini giusti, sapienti ed utili 99. Ciò non è ve
into in tal guisa meriterebbe l’odio universale. Stupirono alla prima gli Ateniesi a tale rappresentazione, non essendo pre
roposito, sapendone il contenuto102. Or quale spettacolo meritava più gli applausi della Grecia, l’arditezza di un comico c
rime i virtuosi! Gli Uccelli (Ορνιθες). Questa favola ha per oggetto gli affari politici di quel tempo colla Laconia, dove
circostanze locali e di fatti particolari, piacevoli senza dubbio per gli contemporanei che ne comprendevano l’allusione, m
er gli contemporanei che ne comprendevano l’allusione, ma perduti per gli posteri, pe’ quali le bellezze sono divenute tene
ri e degli scoliasti, oggi sono a noi indifferenti ed allora rapivano gli animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione d
animi de’ Greci. L’argomento è una sollevazione degli uccelli contro gli dei per consiglio di un uomo. Dalla lettura delle
risulta una delle contradizioni delle nazioni. Atene venerava Giove e gli altri numi, e perseguitava i miscredenti; ma inta
mar guerra a Giove. Cattivo esordio è questo certamente per cominciar gli Esercizj Spirituali al popolo Ateniese. Nel coro
so, gioventù, ricchezza. Gli argomenti poi onde invitano ed allettano gli uomini al loro culto, son questi. Se alcuno di vo
nocente nelle nostre contrade. Se è cosa abominevole e scellerata fra gli uomini il battere il padre, appresso gli uccelli
abominevole e scellerata fra gli uomini il battere il padre, appresso gli uccelli è cosa utile e ben fatta. Questi esercizj
si ha da sacrificare. Ir. O pazzo, o scellerato, non voler tentare gli dei, se non vuoi vedere la tua malvagia generazio
oro apportati colla nuova città e religione. Accorrono ad abitare fra gli Uccelli fortunati, ma ne sono esclusi, un malvagi
quale avviso e consiglio Prometeo mostra al folito benevolenza verso gli uomini e avversione agli dei. Gli ambasciatori an
ere strangolare quell’ ardito ribelle che con un muro ha chiuso fuori gli dei. Nettuno gli ricorda che essi vengono per tra
uell’ ardito ribelle che con un muro ha chiuso fuori gli dei. Nettuno gli ricorda che essi vengono per trattar di pace. Si
propone in prima una tregua, e poi la pace, a condizione che Giove e gli Uccelli godano unitamente il dominio dell’univers
gonsi le nozze del felice ed empio progettista Pistetero, e terminano gli esercizj spirituali dell’empietà. In questa favol
pediente preso dal figliuolo di tenerlo chiuso; e intanto parlano con gli spettatori della qualità della favola. Non aspett
ri della qualità della favola. Non aspettino (dice un di essi) da noi gli spettatori nè il riso rubato da Megara, nè le noc
o Vespe acutissime, volategli sopra, pungetegli di su di giu il viso, gli occhi, le mani. I servi e le Vespe attaccano brig
e. E per mantenere in certo modo appagato il vecchio che pargoleggia, gli prepara il ridicolo giudizio di un cane che ha ru
pettato e temuto. Osò accusarlo a dispetto di ogni difficoltà, avendo gli artefici timorosi ricusato di farne la maschera,
di vestire; e riuscì così bene nella favola a svelarne i ladronecci e gli artifizj, che il popolo condannò Cleone a pagar c
ame tiene soddisfatto il vecchio sbalordito. Egli poi allontana tutti gli altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello
ti gli altri schiavi dalla di lui presenza, si fa bello di quello che gli altri fanno di buono, accusa e calunnia i compagn
ita del personaggio principale. Per far cadere il loro nemico pensano gli schiavi congiurati di valersi di un oracolo che a
one per mezzo di un venditore di salcicce. Agoracrito è tale, ed essi gli persuadono che si addossi l’impresa di far fronte
nevolo; hai la voce chioccia e spiacevole, sei cattivo, sei plebeo, e gli oracoli ti favoriscono. E chi mi ajuterà? dice Ag
co a poco ad accusarlo cogli altri, sempre più rinforzando le grida e gli schiamazzi e rimproverandogli varj furti. Dopo un
ò che è giusto . . . Egli è vero, che da alcuni di voi, o spettatori, gli è stato amichevolmente insinuato di astenersi dal
lungo tempo, e di giovarti struggomi. Ecco poi le offerte che essi gli fanno a gara: Salc. Oimè, tu siedi in queste du
salcicce, si avvede di essere stato lungo tempo aggirato da Cleone, e gli ritoglie l’anello che aveagli dato, discacciandol
lare per se e per la sua famiglia. Questo Amfiteo tornando avvisa che gli Acarnesi lo perseguitano co’ sassi per aver porta
ianza per lo tempo che dovrebbe corrervi in una commedia regolare; ma gli Ateniesi ed Aristofane erano tacitamente convenut
zio in ringraziamento, celebrandosi le feste Dionisie. Sopraggiungono gli Acarnesi, e vogliono lapidarlo, ed a stento egli
e un povero. Con tal vestito favella al popolo, alterca con Lamaco, e gli riesce di convincere gli ascoltatori della sua in
ito favella al popolo, alterca con Lamaco, e gli riesce di convincere gli ascoltatori della sua innocenza per aver procurat
arcio tradotto ancora bellamente dal Sig. Ab. Cesarotti109: Quando gli ambasciatori della Grecia Bramano di accappiarv
ilità Ateniese. Disbrigatosi Diceopoli felicemente della molestia che gli dava il coro per la pace fatta, ne va godendo i f
lo zelo di coloro che servono, e i preziosi regali che da ogni banda gli vengono tributati. Intanto sopravviene un messo a
ella quale si mostrano le ore tranquille che si passano nella pace, e gli agitati momenti della vita di chi si trova in gue
ssere stato di maneggiarvisi le questioni politiche, le quali secondo gli affari correnti si agitavano in Atene. Espongonsi
è tenga dietro a quel cieco. Forzato dalle di lui importunità Cremilo gli narra la risposta dell’oracolo; indi prega il cie
i cattivi da i buoni, a’ quali egli porta sì grande invidia. Cremilo gli domanda, se ricuperando la vista eviterebbe i mal
i buoni? Pluto risponde di sì, e vuol partire. Cremilo nol permette, gli dice ch’egli è uomo dabbene, e gli fa sperare di
uol partire. Cremilo nol permette, gli dice ch’egli è uomo dabbene, e gli fa sperare di adoperarsi per fargli ricuperar la
tempio di Esculapio. Frattanto viene fuori la Povertà e svillaneggia gli astanti, perchè col macchinate di dar la vista a
re? Io, io vi somministro tutte queste cose: io col bisogno costringo gli uomini alla fatiga. Rousseau e tutti i nostri mig
n distinte. La povertà nulla patisce de i disagi che voi dite, nè mai gli patirà. La vita del mendico che dipingete, consis
beni ma in non mancar di nulla. Io, vi dico, io sono quella che rendo gli uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a dif
uomini saggi e prudenti e di buono aspetto, a differenza di Pluto che gli fa diventare gottosi, panciuti, grossi di gambe e
tili, svelti, accorti, ingegnosi e robusti. Osservate un’ altra cosa; gli Avvocati prima di uscire dalla povertà sono giust
titi e ravveduti nella miseria per l’ingratitudine degli scrocchi che gli adulavano nell’abbondanza. Viene un Sicofanta110
no nell’abbondanza. Viene un Sicofanta110 per ingiuriar Pluto, perchè gli uomini divenuti ricchi a lui più non ricorrono. V
ungi erano di lor natura le commedie Greche di quel tempo dall’essere gli esercizii spirituali della nazione vedutivi solo
e’ Paradossi. A me, ripiglia Mercurio, non importa un frullo di tutti gli dei, ma mi dolgo per me che muojo di fame. Questo
sostentarsi ora che Pluto cogli occhi sani vede e distingue i buoni e gli arricchisce. Osserva giustamente l’erudito Benede
gistrati che governavano la repubblica e de’ generali che comandavano gli eserciti. Era nelle di lui mani la commedia diven
lime scopo? Ei non si prefiggeva per oggetto principale il far ridere gli spettatori con facezie o piagnere con avventure c
anlo per la città tra sestive acclamazioni; anzi con pubblico decreto gli diedero la corona del sacro olivo, che era il mag
dire, che i di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se gli Ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti
di lui consigli erano diretti al pubblico bene, e che se gli Ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti della Grecia.
di parer simili, scriveva a Dionigi il tiranno, che per ben conoscere gli Ateniesi e lo stato della loro repubblica, bastav
oll’industria l’effetto stesso che produceva il nominare i cittadini, gli dipinsero sotto finti nomi con tale artificio che
he il popolo non s’ ingannava nell’indovinarli, e con maggior diletto gli ravvisava. In questa specie di commedia per la le
overchia malignità come in Aristofane. Pungeva vagamente coi motteggi gli uomini in generale, ed alcuni ceti, come le scuol
ide lo fu nella mezzana, perchè avendo osato motteggiare del governo, gli Ateniesi lo condannarono a morir di fame. Suida c
a sorgente ed il modello della commedia nuova118. Ebbe Aristofane tra gli altri figliuoli Ararote, Nicostrato e Filetero, i
legorici antichi chiamandoli marrani, maremmani, auzzini, e notandone gli artifizj come sconcezze, ciò avviene perchè non s
tavansi tra’ principali coltivatori di quest’ultima delicata commedia gli Apollodori, Demofilo, Posidio, Difilo, i Filemoni
i, Demofilo, Posidio, Difilo, i Filemoni e Menandro. Tanti sono stati gli Apollodori, che l’erudito Scipione Tetti (infelic
to vincitore. Si dubita se sieno dell’Apollodoro Carisio, o del Geloo gli Adelphi, Dauli, i Pafii, Danae, Anfiarao, i Filad
che conviensi, pien del suo disegno Che tristi giorni e lunghi guai gli appresta. Ei dal bisogno oppresso, angusto tett
ona: i suoi difetti Manifesta ciascun senza ritegno. Ma del ricco gli errori e le follie Il folto stuol de’ bassi adu
O più repente giù piombar si vegga, E strisciar per lo suolo. E ben gli stà: Che infermo oltre ogni creder per natura,
e osserva lo stesso Sig. Cesarotti, alla mercede giudiziaria, essendo gli Eliasti un corpo di giudici. 109. Tomo II pag. 6
ersi argomenti finti dà ad intendere che nelle commedie di Aristofane gli argomenti fossero veri, il che a parlar propriame
oti erano i personaggi introdotti per satireggiarli, ma le azioni, ma gli argomenti erano finti tutti, fantastici, capricci
privato divertimento che un pubblico spettacolo. Forse sarà così; ma gli avremmo saputo grado, se di un fatto così degno d
llora gelosissima, si sarebbe mai simil cosa tollerata? Non avrebbero gli Ateniesi gridato subito, tirannia? Il Sig. Mattei
17 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome II « CONTINUAZIONE DEL TEATRO GRECO E DEL LIBRO I — CAPO XVI. Dell’uso delle Antiche Maschere. » pp. 201-212
nque i cittadini tale espediente utilissimo ne’ villaggi, vollero che gli offesi venissero di giorno in mezzo della piazza
ltarsi sugerirono il pensiere di alterar colla feccia il sembiante; e gli attori conformaronsi a questa usanza per celare i
illani dell’Attica, i quali nelle vendemmie cantando saltarono su per gli otri e s’imbrattarono di feccia, si rinvenga l’or
e dall’uditorio, oltre al nominarli, ne imitava esattamente i volti e gli abbigliamenti, marcandoli, per così dire, con fer
a per contraffare il sembiante di Cleone e supplire alla maschera che gli artefici ricusarono di formare per timore di quel
omandando chi mai fosse quel Socrate.» Anche allora che si mordevano gli estinti, la maschera rappresentava le persone nom
ssomigliare i personnagi satireggiati, e restò solo quello di coprire gli attori, trovandosi già il popolo assuefatto a ved
ano un’ampia bocca e facevano co’ denti un grande strepito. I Batavi, gli Etiopi, i Germani, rappresentati allora stranamen
Grecia aveva ceduto alla potenza de’ principi Macedoni, e Menandro e gli altri comici ebbero paura di soggiacere al fato d
ecessarie per altro uso. Lungo tempo in Grecia e in Italia si diedero gli spettacoli scenici in teatri aperti e senza tetto
derla. Per la qual cosa al tempo stesso che colla maschera copiavansi gli altrui sembianti, si cercò di farla servire per u
i, come quelli di Corinto e di Atene fatti a spese di Erode Attico, e gli altri de’ Romani; poichè in quel tempo ancora l’u
Correggio nella cupola del Duomo di Parma. La maschera dunque presso gli antichi servì per occultare il volto dell’attore,
as agunt, partibus congruat. Con tale meschino artifizio ajustavansi gli antichi attori per esprimere col volto i moviment
18 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO IX. Dell’uso delle antiche Maschere. » pp. 290-297
unque i cittadini tale espediente utilissimo ne’ villaggi vollero che gli offesi venissero di giorno in mezzo della piazza
tarsi suggerirono il pensiere di alterar colla feccia il sembiante; e gli attori conformaronsi a questa usanza per celare i
illani dell’Attica, i quali nelle vendemmie cantando saltarono su per gli otri e s’imbrattarono di feccia, si rinvenga l’or
e dall’uditorio, oltre al nominarli, ne imitava esattamente i volti e gli abbigliamenti, marcandoli, per così dire, con fer
a per contraffare il sembiante di Cleone e supplire alla maschera che gli artefici ricusarono di formare per timore di quel
ndando chi mai fosse quel Socrate” ecc. Anche allora che si mordevano gli estinti, la maschera rappresentava le persone nom
ssomigliare i personaggi satireggiati, e restò solo quello di coprire gli attori, trovandosi già il popolo assuefatto a ved
no un’ ampia bocca e facevano coi denti un grande strepito. I Batavi, gli Etiopi, i Germani, rappresentati allora stranamen
a Grecia avea ceduto alla potenza de’ principi Macedoni, e Menandro e gli altri comici ebbero paura di soggiacere al fato d
ssarie per un altro uso. Lungo tempo in Grecia e in Italia si diedero gli spettacoli scenici in teatri aperti e senza tetto
derla. Per la qual cosa al tempo stesso che colla maschera copiavansi gli altrui sembianti, si cercò di farla servire come
i, come quelli di Corinto e di Atene fatti a spese di Erode Attico, e gli altri de’ Romani; perchè in quel tempo ancora l’u
Correggio nella cupola del Domo di Parma. La maschera adunque presso gli antichi servì per occultare il volto dell’ attore
quas agunt, partibus congruat. Con tale meschino artifizio ajutavansi gli antichi attori per esprimere col volto i moviment
19 (1783) Discorso storico-critico da servire di lume alla Storia critica de’ teatri « DISCORSO STORICO-CRITICO. — ARTICOLO IV. Numero delle Tragedie Spagnuole de’ Secoli XVI., e XVII. » pp. 20-25
one, l’affetto più proprio dell’umanità. Sono compatibili, io diceva, gli Stranieri, i quali asseriscono non aver la Spagna
si del Signor Montiano, si accorda con M. Du Perron in affermare, che gli Spagnuoli non conoscono la Tragedia. Forse io sol
rmare, che gli Spagnuoli non conoscono la Tragedia. Forse io solo tra gli Stranieri ho cercato con diligenza rinnovare di t
ni per quel poco di compassione da me mostrata. Nò non sono scusabili gli Stranieri, grida il rigido Apologista. Ed aggiugn
ante migliaja di componimenti teatrali”. Siano, o non siano scusabili gli Stranieri, quì intanto nelle parole ririferite st
Tragedie. Di poi non regge il di lui ragionare, perchè baratta sotto gli occhi i termini della quistione. Non si discute q
duta questa pubblica per le stampe, non sarebbero mai più compatibili gli Stranieri che asserissero che la Spagna non conos
il Signor Lampillas trasporta la ragione da me addotta per compatire gli Stranieri, alla nazione Italiana. Inopportuno e f
contiene la tragica mercatanzia, nè fuori di queste altre ne additano gli Eruditi nazionali che non si allucinano. Al contr
tro. 1. E’ da notarsi l’acutezza della vista del Signor Lampillas su gli altrui nei. Corse nell’Edizione di Napoli della S
abile Apologista, benchè sapesse, che l’impressione non si fece sotto gli occhi dell’Autore. Potea egli però, come altri ge
20 (1783) Discorso storico-critico da servire di lume alla Storia critica de’ teatri « DISCORSO STORICO-CRITICO. — ARTICOLO XV. ed ultimo. Conchiusione con pochi Avvisi amorevoli agli Apologisti. » pp. 214-236
le, forse non ne abbisognerete punto. Ma voi a guisa de’ gran Signori gli accetterete con benignità popolare, come i doni v
t omnia tellus. Se io quì parlassi a dirittura all’Autore del Saggio, gli direi così: Sovvengavi, per non aver tenuto prese
presso il pubblico, si dee poi riflettere, che parlando in tempo, che gli avversarj vivono, e mangiano, e beono, e agiscono
allora il credito va tutto in fumo, e cadono al piano le apologie, e gli Apologisti. V. Volete dar mostra di vero pa
dar mostra di vero patriotismo? Compatite i difetti nazionali, ma non gli sostenete; altrimenti farete due mali, scemerete
er parte dell’intendimento, o per parte della volontà, e perpetuerete gli errori nazionali. In fatti se p. e. i vostri migl
ia ragionevole, perchè volete voi raffreddarne l’ardore col difendere gli spropositi degli altri secoli? E che importa a vo
de’ voti degli altri Popoli. Dal 1730. e non prima, hanno cominciato gli Alemanni, e sì bene, che già se ne ammirano molti
me stava. Ma il Viage de España, riprendendo, motteggiando, additando gli errori, inculcando l’emenda, ha saputo destare la
si mostra amore nazionale, e spirito di patriotismo. Sieguano dunque gli Apologisti sì belle scorte, in vece di proteggere
ella condotta tenuta sotto i Monarchi Austriaci, in vece di mostrarne gli errori, e d’indagare le origini della decadenza d
in Segovia. Un Gabinetto di Storia Naturale stabilito in Madrid sotto gli auspicj del medesimo Sovrano Regnante, oggi ricch
retario? E senza le ostilità, che incessantemente essa pratica contro gli ornati spropositatissimi e i ghiribizzosi fogliam
a? Sopratutto qual gloria non accrescono al Regno del GRAN CARLO III. gli studj severi riformati sulle novelle scoperte, es
sse dirsi Nuova Grecia, come poi non si sono conservati in tali paesi gli stessi monumenti della Sapienza Greca? Quali Libr
discorriamo. E benchè non parmi da rivocarsi in dubbio, che avessero gli Spagnuoli dato in essi alcun passo, anche prima d
. Buona Causa dunque, o Signori Apologisti, se volete fare ammutolire gli avversarj. Oh quanto conferisce una Buona Causa a
iamo noi, che esse c’insegnarono? Nulla in sostanza. De’ Celti dicono gli Autori della Storia Letteraria, che, lungi dall’a
emoto de’ Fenici nella Spagna. Se questo non si potesse diffinire, se gli Scrittori lo stimassero assai più moderno, il Sig
o, il Signor Agologista con troppa sicurezza, senza avere riscontrati gli originali, sulla fede de’ compilatori Cordovesi d
verso l’anno 1500. prima dell’Era Cristiana”; che così pensano ancora gli Autori della Storia Letteraria, benchè M. Goguet
se, e riflettendo che nella stessa Storia Letteraria si confessi, che gli Autori profani non determinano il tempo, in cui i
sseveranza conchiude con queste parole (p. 9.): “Non hanno certamente gli Etruschi pruove cotanto autentiche dell’antichità
ve cotanto autentiche dell’antichità della loro Letteratura”. E donde gli nasce ora quel certamente? quella Letteratura? qu
pegna, contentandosi di declamare: quanto a’ Cordovesi ci dicono, che gli Spagnuoli appresero da’ Fenici il sistema degli A
positive. Non è cosa ben ridicola il supporre a quei tempi sì remoti gli Spagnuoli informati del sistema degli Atomin, sol
degli Atomin, sol perchè vi fu un Filosofo Tirio, che insegnò essere gli Atomi principj delle cose? imperocchè qual altra
o occasione di apprendere il sistema degli Atomi. Questo (soggiungono gli Scrittori Cordovesi) è anteriore quasi di mille a
hiusioni positive, e assolute? Poterono venire, vennero, insegnarono; gli Spagnuoli dunque ricevettero il sistema degli Ato
e, allorchè divenne Romana, come dimostrano i Magistrati, i Capitani, gli Scrittori insigni che vi fiorirono? Una Nazione M
uta, non rimase preda de’ Barbari? Una Nazione, che annichilita sotto gli Arabi seppe nelle montagne Asturiane conservare i
eva, per averla appresa in queste terre da Sosilo Spartano, quasi che gli Spagnuoli fossero mai stati Spartani o Cartagines
Libro della Geografia? e che per giunta si conchiuda, che intanto che gli Spagnuoli erano Gramatici e Verseggiatori, i Roma
ol. 1. V. il Numero 52. della Lettera uscita in Madrid nel 1781. su gli errori della Storia Letteraria. 1. L’Autore del
21 (1783) Discorso storico-critico da servire di lume alla Storia critica de’ teatri « DISCORSO STORICO-CRITICO. — ARTICOLO II. Se i Mori Spagnuoli ebbero Poesia Scenica. » pp. 9-13
Signore Casiri, affermò che questo Bibliografo diceva nettamente che gli Arabi non conobbero gli spettacoli teatrali, l’Ap
che questo Bibliografo diceva nettamente che gli Arabi non conobbero gli spettacoli teatrali, l’Apologista intoppò in quel
ò in quel nettamente. Mi conviene qui ripetere, che giusta il Casiri, gli Arabi non rappresentarono, secondo il costume Eur
nobbero, ovvero (per non dar presa alle sottigliezze) non coltivarono gli spettacoli teatrali? Insieme colle Arabe Poesie s
tto la Drammatica. Dotta e colta sotto Francesco I. era la Francia, e gli spettacoli scenici erano rozzi ed informi. Gli Al
tra Mori Spagnuoli all’eccesso, pel desiderio di piacere alle Donne e gli rese fecondi di tante festive invenzioni, come re
ondi di tante festive invenzioni, come restarono tra loro sconosciuti gli scenici spettacoli? Io non so come in sì deboli a
o! Appunto per questo (vi rifletta bene l’Apologista) essi neglessero gli spettacoli scenici, perchè pieni erano e paghi di
di piacere alle Donne. Il lusso forse e la mollezza, prendono sempre gli oggetti stessi, gli stessi mezzi per ispiegarsi?
ne. Il lusso forse e la mollezza, prendono sempre gli oggetti stessi, gli stessi mezzi per ispiegarsi? Un Filosofante acuto
22 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 147-149
stro di casa di una famiglia d’inglesi. Nei moti popolari di Palermo, gli fu assassinato il padre, e la famiglia inglese pr
ll’ altre città, avendoselo più amico, che servo. L'amore pe'l teatro gli si andò sviluppando a grado a grado, e, quando il
o Monti, completamente illetterato, chè l’avventurosa sua adolescenza gli aveva chiusa ogni via da istruirsi, fu nondimeno
sta gl’insegnamenti delle scuole, di tanto il Monti, nel signoreggiar gli animi dei suoi spettatori, superò gli altri artis
anto il Monti, nel signoreggiar gli animi dei suoi spettatori, superò gli altri artisti. Regolari ed espressivi furono i li
tisti. Regolari ed espressivi furono i lineamenti del suo volto, vivi gli occhi e nerissimi, proporzionate ed armoniche le
aveva preso a ritrarre, illudeva in somma sè stesso prima d’illudere gli altri ; e quindi, piangendo, tremando, rallegrand
nza obliar mai quel bello ideale, che la mano stessa del Bello eterno gli aveva stampato nell’anima, costringeva gli spetta
no stessa del Bello eterno gli aveva stampato nell’anima, costringeva gli spettatori a piangere, a tremare, ad allegrarsi c
rlare a Sua Maestà. Il portinajo ignorava lo stato della sua mente, e gli disse che il Re era in colloquio col ministro. Eg
23 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « A CHI AMA la poesia rappresentativa » pp. -
più riposti arcani della natura, e corransi con sufficiente sicurezza gli immensi spazj de’ cieli? Tutto però esser non deb
tri pur disse, delle stelle chiamate nebulose, la cui esistenza è per gli ultimi telescopii inglesi ugualmente assicurata c
egevoli nè più necessarie a conoscersi delle leggi che immediatamente gli uomini governano. V’ha dunque un alto seggio anco
e i colpevoli e per minorar la somma dei delitti, a quali trascorrono gli uomini abbandonati a’ proprii appetiti e alle pas
ari delle altre scienze la pubblica gratitudine? E non ebbero ragione gli antichi, che a questa scienza che migliora l’inte
otile, a Cicerone, a Seneca, non meritano lode e rispetto i Muratori, gli Stellini, i Genovesi e simili insigni filosofi mo
popolo abbisogna di essere educato perchè possa concordemente serbar gli statuti prescritti dal pubblico bene; corre perci
rende nel l’età prima? quanta se ne ritiene? quanta non ne cancellano gli anni e la novità di tante forme esterne? quanta n
anze rivestito, non merita egli al pari delle scientifiche cognizioni gli applausi degli amici dell’uomo? E chi non ravvisa
a mitologia che cinti di umane spoglie viaggiarono e conversarono con gli uomini per arricchirli di sapienza, la poesia dra
i, noi avremo sempre in pregio così amena filosofia in azione, di cui gli additati impostori ignorano il valore e la presta
e società, e che coltura generale delle nazioni. Niuno screditerà mai gli spettacoli teatrali o chi gli coltiva con felicit
ale delle nazioni. Niuno screditerà mai gli spettacoli teatrali o chi gli coltiva con felicità, se non colui che ne paventa
ò intanto di narrare più pienamente di quel che altra volta non feci, gli sforzi fatti sino a questi tempi ne’ paesi conosc
te disse trica, eliconide sostantivo, prosatori ed altri vocaboli che gli furono vigorosamente notati dagli Amici del Friul
dubbio le conoscenze acquistate per le matematiche; mais (dicevano gli editori dell’Enciclopedia) lorsqu’après les avoir
a. Lib. IV, c. 4 a. Montesquieu non apprezzava che i drammatici, e gli chiamava (nella lettera 137 del’e Persiane) i po
uello però che egli aggiugne, cioè che ciò sia per non aver io letto gli autori , o per non avergli intesi , dirò che la
lli nel Risorgimento ha dato spessissime pruove di non aver compresi gli autori, e spessissime di non avergli letti . Gli
irò ancora con certa pena che gliel mostrò pure uno straniero, quando gli rimproverò l’aver confuso Errico il Valetudinario
i mal considerate e gettate giù senza aver letto o senza avere inteso gli autori; ma chiuderò questa nota ripetendo le paro
                          Esaminando i suì Ciascuno impari a perdonar gli altrui.
24 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo terzo — Capitolo decimoquinto »
ndamento della massima di Orazio, colà dov’ei dice che né gl’iddi, né gli uomini, né le colonne permettevano a’ poeti di es
icante, che seppero in essa trasfondere i Danti, i Petrarca, i Tassi, gli Ariosti, e i Metastasi, si vede in oggi ridotta l
da giustissimo sdegno condannano al ben meritato avvilimento l’arte e gli artisti, gli accademici e le accademie, le lodi e
o sdegno condannano al ben meritato avvilimento l’arte e gli artisti, gli accademici e le accademie, le lodi e chi le dispe
o tacciono a bella posta sul frontespizio per quell’istinto che porta gli uomini a celar le proprie vergogne. Ed è ben ragi
a d’imitazione. Ecco non per tanto che sottraendo dalla musica vocale gli accennati uffizi, il suo impiego si restringe sol
voce non potrebbe divenir oggetto d’imitazione per la musica. Lo sono gli accenti che formano il tuono fondamentale d’una p
o ancora una ulteriore conferma i principi stabiliti altrove152 circa gli argomenti propri del melodramma e circa la natura
rso di tranquillo e d’indifferente non si conviene al canto, come non gli si convengon neppure le passioni sordide e cupe,
e situazioni sono a un dipresso le stesse in tutti i drammi, e perché gli uomini posti ineguali circostanze sempre si spieg
une che l’“idolo”, il “nume”, il “rio destino”, le “stelle infauste”, gli “astri tiranni”, le “ritòrte”, le “catene”, la “p
come condurre avanti un’azione priva d’interesse? Un intrico amoroso gli servirà di supplemento. Gli mancano parole da met
ifetti della loro incapacità, e perché non hanno essi saputo superare gli inciampi i che offrono nel presente stato della m
o superare gli inciampi i che offrono nel presente stato della musica gli argomenti storici nel condurre passabilmente un’a
ondurre passabilmente un’azione, si è con troppa fretta conchiuso che gli argomenti tratti dalla storia e il sistema genera
brillanti sofismi di alcuni loro filosofi altrove da me confutati154 gli Italiani cominciano a rinunziare alle bellezze de
nte sedotte dalla narrativa e farci credere le cose mirabili, laddove gli occhi innanzi ai quali si suppone che si rapprese
, vi ricondurrà l’uso frequente o perpetuo dei cori, e con esso tutti gli abusi ai quali è solito di andare soggetto, per e
ringer la sfera degli argomenti drammatici di già troppo limitata per gli altri motivi indicati. Sarà in ultimo luogo lo st
l’uditore allo sfoggio delle macchine e ai colpi di scena tanto meno gli resterà per la melodia, e perché non potendo gl’i
il considerare soltanto il cattivo d’una nazione senza voler fissare gli occhi sul buono, passerò con piacere a far menzio
nzione nella sua storica prefazione premessa alla Teti quantunque non gli potesse essere ignoto in tanta luce di gloria, sp
e l’Alceste benché più celebri per la musica eccellente del Gluck che gli accompagna che per il proprio merito. La sorte di
orno alla musica di Gluck indirizzata all’Inglese Burney: critica che gli uomini di buon senso troveranno assai giudiziosa
tastrofe, e alla inverosimiglianza di alcuni incidenti. Tali sono fra gli altri il far che i numi infernali sconsiglino Alc
poesia. Dato un tale argomento altro egli non cerca se non di colpir gli occhi e la fantasia. A questo fine ei rivolge il
chia l’orditura, prepara a suo modo gl’incidenti, e travvisa come più gli torna in acconcio i caratteri. «Rem quocumque mod
ione dei balli assalgano lo spettatore da tutte le bande cosicché non gli rimanga l’agio di badare più che tanto alla poesi
che situazione che possa dirsi appasssionata, come per lo più lo sono gli avvenimenti d’Ipermestra e di Linceo, quelle sono
n respirano fuorché riconoscenza, umiltà, tenerezza e divozione verso gli dei. Mancò egli non per tanto al gran precetto di
un coro e una comparsa. E trovò egli benissimo la maniera d’eccitare gli affetti, di strappare le lagrime, di dipigner a m
uanto lo è a S. Giovanni Evangelissa il ridicolo discorso che Ariosto gli fa tenere col paladino Astolfo nel globo della lu
che non dipinga i caratteri colla costanza che si richiederebbe, che gli scioglimenti siano freddi e per lo più inverosimi
endo certo che un giorno di lagrime e di lutto quale dovea essere per gli Argivi quello ove perduta aveano ad un solo tratt
contrario al maligno e scellerato carattere che da tutta l’antichità gli viene attribuito, e fatto solo per cavar d’impacc
alla stessa mano in simil foggia vestito non solo quel poeta ma tutti gli altri drammatici antichi. Senza però ch’io inclin
ggia fermezza d’un eroe di cui poco si pregia la vittoria perché poco gli è costato il sagrifìzio. Marco Aurelio e Plutarco
gli è costato il sagrifìzio. Marco Aurelio e Plutarco vorrebbero che gli uomini fossero simili ad una rocca, la quale immo
into il suo protagonista; ma il teatro, che ha una statica tutta sua, gli vorrebbe somiglianti piuttosto al naviglio, che s
l’autore italiano largamente bevuto. Un’altro inglese chiamato Brown gli ha somministrata l’idea nella sua dissertazione s
mancando in chi ascolta la sorpresa derivata dal creder vero ciò che gli si racconta, manca in lui l’illusione eziandio, f
tura che attacca la conservazione dell’individuo allo stato di mezzo, gli risparmia, in quanto è possibile, gli estremi del
’individuo allo stato di mezzo, gli risparmia, in quanto è possibile, gli estremi del dolore, come gli è pur troppo scarsa
o, gli risparmia, in quanto è possibile, gli estremi del dolore, come gli è pur troppo scarsa degli estremi piaceri. Attalc
di quello che lo sia in una stagione l’eccessivo rigore del freddo, o gli sconvolgimenti del tremuoto in un paese. Ora le p
variabil sistema le cose di quaggiù, mette un perfetto equilibrio fra gli esseri morali, amareggiando col sospetto, col rim
ttore e per il compositore. Lo è per il primo mercè la gran copia che gli somministra di caratteri o sia di natura imitabil
nondandosi nella tragedia le arie più patetiche e interessanti, hanno gli altri cantori non so se disonorato o abbellito il
geva né un dio né un uomo ma uno scoglio informe, così i pregiudizi e gli abusi hanno in tal guisa sfigurata quella sorta d
uriamoci un poco il discorso che tiene l’impresaro coll’autore quando gli raccomanda di scrivere un libretto da mettersi in
ozzinale; dal che restano essi così sfigurati e mal conci che più non gli riconoscerebbe il padre che li generò, se per nuo
ienza non tratto dalla fantasia, che si devono studiare profondamente gli uomini prima d’esporli sul teatro, che le debolez
beffato, od un vecchio avaro che si lascia abbindolare dal primo che gli sa destramente piantar le carote, poiché il costu
e voi dovete essere estremamente laconico a costo ancora di affollare gli avvenimenti, ma si compiace nelle ariette princip
che apportasse gran fracasso. Allora l’orchestra batterebbe fuoco, e gli uditori sguazzerebbero per l’allegrezza. Egli è v
non bisogna essere cotanto sofistico. «Avrete cura di fare che tutti gli attori abbandonino il teatro dopo aver cantato le
n devono confondersi tra i Bavi o i Mevi, ma qual distanza fra loro e gli Aristofani o i Terenzi? Ma se l’Abate Casti appli
a, la compra o la riceve. Di tali generi di lodi ve ne sono per tutti gli uomini, e per tutti gli eventi. Si lodano eon son
. Di tali generi di lodi ve ne sono per tutti gli uomini, e per tutti gli eventi. Si lodano eon sonetti un villano, un prin
rto. Tali sonetti eternamente ripetuti ed eternamente obbliati cadono gli uni sugli altri, come la polvere sopra le strade
elogi facciano ni piccoli né grandi più di quello che sono coloro che gli fanno o che gli ricevono, e si riducono ad una mo
i piccoli né grandi più di quello che sono coloro che gli fanno o che gli ricevono, e si riducono ad una moda, come è una m
25 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « A CHI AMA LA POESIA RAPPRESENTATIVA. » pp. -
più riposti arcani della natura, e corransi con sufficiente sicurezza gli immensi spazj de’ cieli? Tutto però esser non deb
tri pur disse, delle stelle chiamate nebulose, la cui esistenza è per gli ultimi telescopii Inglesi ugualmente assicurata c
egevoli nè più necessarie a conoscersi delle leggi che immediatamente gli uomini governano. V’ha dunque un alto seggio anco
i colpevoli e per minorar la somma dei delitti, a’ quali trascorrono gli uomini abbandonati a’ proprii appetiti e alle pas
ari delle altre scienze la pubblica gratitudine? E non ebbero ragione gli antichi che a questa scienza che migliora l’inten
popolo abbisogna di essere educato perchè possa concordemente serbar gli statuti prescritti dal pubblico bene; corre perci
prende nell’età prima? quanta se ne ritiene? quanta non ne cancellano gli anni e la novità di tante forme esterne? quanta n
anze rivestito, non merita egli al pari delle scientifiche cognizioni gli applausi degli amici dell’ uomo? E chi non ravv
a de’ numi della mitologia che cinti di umane spoglie viaggiarono fra gli uomini per arricchirli di sapienza, la poesia dra
i, noi avremo sempre in pregio così amena filosofia in azione, di cui gli additati impostori ignorano il valore e la presta
e società, e che coltura generale delle nazioni. Niuno screditerà mai gli spettacoli teatrali o chi gli coltiva con felicit
ale delle nazioni. Niuno screditerà mai gli spettacoli teatrali o chi gli coltiva con felicità, se non colui che non pavent
ò intanto di narrare più pienamente di quel che altra volta non feci, gli sforzi fatti sino a questi tempi ne’ paesi conosc
pesso il leggitore dalla catena delle idee del testo, come per evitar gli equivoci e per non far che a me talvolta si arrog
di dubbio le conoscenze acquistate per le matematiche; mais (dicevano gli Editori dell’Enciclopedia) lorsqu’aprés les avoir
ibro IV, c. 4. 5. (*) Montesquieu non apprezzava che i drammatici, e gli chiamava (nella lettera 137 delle Persiane) i poe
te disse trica, eliconide sostantivo, prefatori ed altri vocaboli che gli furono notati dagli Amici del Friuli e di Venezia
quello però ch’ egli aggiugne, cioè che ciò sia per non aver io letto gli autori, o per non avergli intesi, dirò che la con
Bettinelli nel Risorgimento ha spesso date pruove di non avere inteso gli autori o di non avergli letti. Gli aveano pur mos
1758. Dirò ancora con pena che gliel mostrò pure uno straniero quando gli rimproverò l’aver confuso Errico il Valetudinario
delle di lui asserzioni gettate senza aver letto o senza aver inteso gli autori; ma chiuderò questa nota ripetendo le paro
ile Metastasio, — — — Esaminando i sui Ciascuno impari a perdonar gli altrui. 14. (*) Questa disposizione viene gi
o (che il leggitore troverà nel III volume di quest’opera insieme con gli errori presivi dall’Apologista), benchè poi se ne
26 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo terzo — Osservazioni »
itar l’opera! «Così all’egro fanciul porgiamo aspersi Di soave licor gli orli del vaso». [4] Ma io ho quella cognizione d
ezza di rilevare. È vero che Bayle, Bernard, le Clerc, Apostolo Zeno, gli autori della Biblioteca ragionata, e Maffei non f
utori della Biblioteca ragionata, e Maffei non facevano a questo modo gli estratti; ma già si sa che i giornalistici encicl
ciclopedici di Bologna non sono nè Bayle, né Bernard, né le Clerc, né gli autori della Biblioteca ragionata, né Apostolo Ze
per poter discernere il vero dal falso in cui purtroppo, se rari sono gli autori che non v’incorrino, quanto più facilmente
il giornalista saprà scoprire nel mio libro, e le risposte che da me gli verranno date, faranno vedere la giustezza o l’in
e richiesto che il giornalista fissasse quest’“idee giuste” che circa gli oggetti in questione si debbono avere, e che poi
r principi, e che siccome sarebbe un’ingiustizia l’esiggere che tutti gli uomini dovessero avere la forza di Milone Crotoni
slazione degli Spartani non si vede più, quella de’ Viniziani è sotto gli occhi, dunque non potrà paragonarsi la politica d
poesia, e delle rappresentazioni teatrali le stesse idee che avevano gli antichi. Una tale evidenza si trova però essere f
da ignoranza dell’antichità per non sapere che la poesia, la musica e gli spettacoli furono per molti secoli considerati da
si vedeva in qualche tempio d’Atene colla lira in mano. Quindi è che gli antichi poeti e musici meritarono il nome di “div
gli antichi poeti e musici meritarono il nome di “divini”, e talmente gli chiama Orazio: «Sic honor, et nomen divinis vati
s venit…». [14] Ennio, il quale era più vicino a que’ secoli remoti, gli dà il titolo di “santi” secondo la testimonianza
lo spettacolo si portavano attorno in processione i loro simolacri, o gli emblemi che gli rappresentavano. Per ciò che spet
portavano attorno in processione i loro simolacri, o gli emblemi che gli rappresentavano. Per ciò che spetta alle rapprese
il principio della tragedia alle cose divine, alle quali applicavansi gli antichi ringraziando gli dei dopo la raccolta dei
ia alle cose divine, alle quali applicavansi gli antichi ringraziando gli dei dopo la raccolta dei frutti. Diodoro afferma
i, e «artefici di Bacco» si chiamavano nella Grecia i poeti tragici e gli attori. Dagli antichi scoliasti si ricava che den
nde placare lo sdegno degli dei, che quello di chiamare dalla Toscana gli istrioni che introducessero le rappresentazioni,
delle arti drammatiche. Platone chiama le favole sceniche un dono che gli dei aveano fatto al genere umano compassionando l
e noi consideriamo nel modo stesso che i Greci la poesia, la musica e gli spettacoli? Facciamo noi forse la santissima trin
he la Madonna fosse ballerina? Si legge ne’ nostri libri canonici che gli apostoli promulgassero la legge del Vangelo per m
gnor Manfredini decide che su tutti i mentovati oggetti pensiamo come gli antichi? «Ma, replica egli con fortissima argomen
terra citato talvolta in giudizio il proprio re come facevano sovente gli efori in Isparta, altri argomentasse che la costi
po religioso, politico, e legislativo, del che si vedevano in pratica gli effetti; presso a noi l’istruzione lasciata in ba
massime religiose morali, e politiche” contenute nel libretto quanto gli indiani, allorché prendono il betel, o l’opio pen
i nostri drammi sono talvolta malamente eseguiti dai “guastamestieri” gli è perché il poeta e il compositore di musica non
ondo tomo ho detto «noi abbiamo un contrappunto del quale si dice che gli antichi non avessero alcuna notizia». Alla pagina
po la conquista di Tiro. Oh! Sì che questa è una bella maniera di far gli estratti GIORNALISTA. [29] «Pretendere ancora co
quando Pitagora, non contento di render musicali la terra, l’anima, e gli elementi, sollevò fino al cielo l’armonia volendo
io e i vizi e la sapienza degli uomini; quando Ateneo ci assicura che gli Arcadi deponessero la loro ferocia costretti dall
iù temperati e più religiosi costumi; quando Plutarco ci insegna aver gli dei donata ai mortali la musica non pel vano ed i
diletto dell’orecchio, ma sibbene acciochè s’occupassero ad affrenare gli sregolati movimenti che destan nell’animo le trop
rgomentare dall’autorità riunita di tanti e così bravi scrittori, che gli Antichi avessero della musica un’idea superiore d
LISTA. [33] «O bisogna credere che non sarà stata la sola musica che gli avrà operati, ma ancora la poesia, che dessa acco
presso di noi il menomo di quei prodigiosi effetti che operava presso gli antichi Greci? La diversità dell’effetto non indi
perché incolpare la musica, che adesso non operi tanto, se i miracoli gli ha già fatti, cioè, se ha già umanizzata gran par
no vorrà sottomettere alle leggi del vivere onesto e civile i Pampas, gli Apaches, i Tegas, i Siba-Papi, i Moxos, i Chiquit
ciò che è ancor più fatale ma che non è men vero, si è che non sempre gli stessi bravi autori hanno fatte opere perfette.»
dell’armonia de’ Greci, sui loro generi, modi, strumenti ecc. quindi gli sembra strano che si voglia pospor la loro musica
osa mediocre, o cattiva? Ciò vuol dire che ciascuno combina le note e gli accordi secondochè gli suggerisce il proprio tale
? Ciò vuol dire che ciascuno combina le note e gli accordi secondochè gli suggerisce il proprio talento, il quale non essen
onfessa egli stesso di essere poco iniziato. Egli asserisce p. e. che gli intervalli che sono in uso nella nostra armonia s
re seconde, cioè la maggiore e la minore, e come se anche quasi tutti gli altri intervalli non fossero triplicati a riserva
avventura siamo ora in questo caso. Ei mi rimprovera perché noverando gli intervalli che sono in uso nella nostra armonia,
delle due seconde maggiore e minore, e perché non ho detto che tutti gli altri intervalli a riserva dell’ottava sono tripl
uono, e il semituono? E il tuono e il semituono non sono essi appunto gli intervalli che si chiamano con altro nome seconda
udichi all’unità della cantilena, la quale certamente non può muovere gli affetti, se non è chiara, semplice, precisa; ma a
chiara semplice e precisa. L’inefficacia del contrappunto per muover gli affetti l’ho ricavata da ciò, ‌ch’essendo necessa
che sono diversi in ciascuna dal movimento della parte principale, e gli intervalli per cui scorrono quelle sono di natura
certamente grandi uomini, ma ebbero i loro pregiudizi ancor essi, fra gli altri quello che hanno quasi tutti i vecchi profe
ini, ci permetta parlando di qualunqne de’ suddetti scrittori che noi gli susurriamo rispettosamente all’orecchio «malo cum
are, quam cum… bene sentire» e ci permetta altresì di mettergli sotto gli occhi le seguenti parole tratte dalle opere d’uno
alla ridicola baldanza di più d’uno dei moderni maestri. «Sempre fra gli uomini fu grandissimo il numero di coloro a cui p
a perdere il suo pregio anche al lavoro delle note». Convien dire che gli occhiali con cui il Signor Manfredini guarda le c
il Signor Manfredini guarda le cose abbiano la virtù di rappresentare gli oggetti al rovescio. Del resto, se prima di censu
ndo queste collo stile recitativo del Carissimi, di cui esistono pure gli esempi, avrebbe rilevata la differenza tra gli un
, di cui esistono pure gli esempi, avrebbe rilevata la differenza tra gli uni e gli altri. GIORNALISTA. [61] «Cosa diremo,
sistono pure gli esempi, avrebbe rilevata la differenza tra gli uni e gli altri. GIORNALISTA. [61] «Cosa diremo, se egli c
de’ quali secondo il costume non fa parola l’estrattista, quantunque gli aprissero un bel campo di farsi onore difendendol
Se però tutti questi sembrano pochi al Signor Manfredini, chi scrive gli promette di slungare in altra occasione il catalo
aestri insegnano il contrappunto ai loro scolari col fargli ritrovare gli accordi, e concertare le parti sul cembalo mentre
nuova. Mi farebbe la grazia il giornalista d’insegnarmi come imparano gli scolari il contrappunto senza avvezzarsi a “ritro
me imparano gli scolari il contrappunto senza avvezzarsi a “ritrovare gli accordi, e a concertate le farti”? GIORNALISTA.
a lingua non che la latina, non conoscano la poesia, la letteratura e gli autori che han trattato e trattan di musica; poic
letteratura e gli autori che han trattato e trattan di musica; poiché gli conoscon benissimo; e sanno ancora distinguere gl
di musica; poiché gli conoscon benissimo; e sanno ancora distinguere gli aurori buoni dai mediocri, e non li pongono tutti
a letteratura, che hanno come suol dirsi sulla punta delle dita tutti gli autori, che hanno trattato e trattan di musica. I
LISTA. [75] «Perché condannar tanto il desiderio di novità che hanno gli uomini in generale di musica, se lo hanno ancora
tra è fatta per pensare, cioè per percepire e combinare l’idee. Tutti gli oggetti dell’universo sono legati fra loro e quas
universo sono legati fra loro e quasi direi in dipendenza scambievole gli uni degli altri; quindi è impossibile il conoscer
sì spesso in licenza nelle materie di gusto, e perché il rispetto per gli antichi e così commendabile, quando non si conver
di censori; i quali veggono ne’ libri i pensamenti degli autori come gli itterici veggono negli oggetti la giallezza onde
come gli itterici veggono negli oggetti la giallezza onde sono tinti gli umori de’ propri occhi. Ma esaminiamo ora quelle
che l’armonia, il movimento, la misura, la modulazione, la melodia e gli accompagnamenti s’acconsentano scambievolmente, e
buon gusto, come di un Pergolesi, di un Leo ecc. e non la nostra; noi gli risponderemo lo stesso che già si rispose ad altr
io ho depresso alcuni compositori della nostra età? Ebbene il lodare gli scrittori d’un tempo e il biasimare alcuni d’un a
o in buona logica lasciano le cose come si stavano. E se il ragionare gli costa fatica, tralasci di fare il censore e il Ra
delle virtù politiche d’un paese; mentre se per istruire e incivilire gli uomini giovano anche molto le buone rappresentazi
i uomini giovano anche molto le buone rappresentazioni teatrali; e se gli spettacoli sono necessari e vantaggiosi ad una co
ioni, e di uomini sapienti in ogni facoltà, dei quali pregi tutti, se gli stranieri stessi, quelli che sono giusti ed impar
prova la sua tesi? Ecco il sillogismo: se per «istruire, e incivilire gli uomini giovano molto le buone rappresentazioni te
ire gli uomini giovano molto le buone rappresentazioni teatrali, e se gli spettacoli sono necessari ad una nazione per trat
niversità, d’Accademie, di Scuole, di Stamperie, di Spedali», come se gli Spedali, le Stamperie, le Scuole, l’Università e
va provarsi. «De’ quali pregi (seguita il nostro Margita musicale) se gli stranieri giusti ed imparziali non fossero persua
ome vi son dappertutto, né penso che il desiderio di vedere tali cose gli spronerà a partire dal proprio paese; ma che ha d
ocato al giuoco dei pegni, e che per riscuoterne qualcheduno de’ suoi gli sia stato imposto per penitenza che dica una lode
dizione bolognese non vi sono secondo l’estrattiva tante opinioni che gli facciano dubitare della loro certezza: pure i pri
i ond’io parto per esaminare lo stile del moderno canto italiano sono gli stessi stessissimi, che mi serviron di scorta per
ipi della scienza del canto210,‌ quindi l’astio del Manfredini contro gli eunuchi. Lo compatisco. Se Martano fosse giunto u
genia di persone che vive delle secrezioni dei talenti come i corvi e gli avoltoi si pascono della carne infracidata dei ca
icano al coro e alla confidente. 3. I versi sono giambici, come tutti gli altri di puro recitativo, non anapestici o lirici
da farne stupire, inique, insopportabili! Dove sono i castighi contro gli ospiti?» Lo stesso dico del finale che il tradutt
herà assai di più.» RISPOSTA. [98] Questa è una di quelle verità che gli Spagnuoli chiamano “di Pietro Grullo”, e in qualc
el Metastasio non fanno più effetto sulle scene, che rare volte hanno gli impresari il coraggio di esporveli, e se talvolta
o gli impresari il coraggio di esporveli, e se talvolta lo fanno, non gli espongono se non mutilati, e così mal conci che a
una nazione dai più si misura, e non dai pochi. E siccome i Cherili, gli Iperboli, e i Carcini non tolsero al secolo d’Ale
dal paragone della pittura e della scoltura; obbiezione che forse non gli sarebbe mai venuta in mente se non l’avesse letta
estrattista, il dire che le composizioni del Pergolese, e del Leo fra gli altri potranno sempre servire di classico esempla
buon gusto come d’un Pergolese, e d’un Leo ecc. e non la nostra, noi gli risponderemo lo stesso che già si rispose ad altr
ratto «di segregare il vero dal falso, in cui pur troppo se rari sono gli autori che non v’incorrino, quanto più facilmente
in cui è che il saper combinare bene o male dei diesis e dei bemolle gli dia un diritto d’infallibilità quando parla a col
o d’una sterile filologia, credono, ciò nonostante, d’essere divenuti gli Ettorri e gli Arganti della loro nazione e del lo
e filologia, credono, ciò nonostante, d’essere divenuti gli Ettorri e gli Arganti della loro nazione e del loro secolo mena
ro per riconoscenza almeno della costante e gentile attenzione di cui gli siamo debitori gli Spagnuoli dimoranti in Italia.
almeno della costante e gentile attenzione di cui gli siamo debitori gli Spagnuoli dimoranti in Italia. 210. [NdA] Vedi G
27 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo ottavo »
[5] Dietro alla scorta di lui non pensarono i poeti che ad abbagliar gli occhi senza curarsi del rimanente. Tanto era più
i. Usaronsi delle invenzioni e delle macchine per rappresentare tutti gli oggetti possibili, favolose, storiche, mitologich
breve recitatativo, cui rispondeva il coro. Indi furono visti apparir gli elementi diversamente simbolleggiati, cioè un vas
si, portando nella prora un ricchissimo trono preparato pei sovrani e gli altri principi della corte. Ne’ lati della nave v
magnificenza ed apparato delle comparse, e memorabile si rendette fra gli altri drammi la Divisione del mondo rappresentato
tamente. I lumi erano in tanta copia e con tal artifizio disposti che gli occhi degli spettatori sostener non potevano il v
ta di merito assai inferiore a quello di Metastasio, si supponeva che gli abitanti delle vicine provincie preparassero per
modo alcuno le scerete molie, che lo spingevano. Giunto appena sotto gli occhi di Cesare, si spaccò in tre parti che rappr
lla fine, così non introdussero né intermezzi, né balli, e riempirono gli intervalli coi soli cori; ma tosto degenerando fr
lla tragicommedia intitolata l’Amorosa clemenza, la tomba di Nino per gli intermezzi dell’Ercole in Eta, dramma eroico, il
Disinganno per la virtù in cimento, dramma morale, e il Capriccio con gli occhiali per i Diporti in Villa, dramma giocoso s
scritto nel dialetto bolognese. Ma tosto inoltrandosi la corruttela, gli accessori divennero l’azion principale, si moltip
uttela, gli accessori divennero l’azion principale, si moltiplicarono gli intermedi senza modo né regola, e lo spettacolo d
uomo stimato prima il più saggio di tutti. V’erano dei drammi, e fra gli altri quelli di Giulio Strozzi, fiorentino, dove
erventi scilinguati e gobbi, che interrompessero con mille buffonerie gli avvenimenti più serii. Che bel sentire, per esemp
questo coso tondo Sulle re-rene è un pezzo di quel mondo, Che regger gli aiutai col vecchio Atlante. Mi fece Natura Nel vi
rienza tutto l’impero delle proprie attrattive, si squarcia i veli, e gli mostra il seno scoperto. In un altro dramma del N
abbri ingannatori, Dai campi della gloria Spiantò le palme, e diseccò gli allori.» [13] Se tal era il linguaggio riserbato
to ad un semi-deo, ognun prevede in quale stile si doveva far parlare gli uomini. Nell’Elio Pertinace dell’Avverara havvi u
ano, e mischiando squarci di prosa alle scene in verso, confuse tutti gli ordini della poesia, e il melodramma italiano mis
gio. Tanto è vero che il giudizio de’ contemporanei è poco sicuro per gli autori, come lo è pei sovrani; che il pregiudizio
azione tributano sovente degli omaggi insensati, o talvolta l’invidia gli calpesta con ingiuste criminazioni; e che alla im
e’ tempi, a fatica ho trovato alcuni pochi che non partecipano quanto gli altri della universal corruzione. Questi sono que
è il loro stile più vicino al familiare non ammetteva le frascherie e gli stravizzi dell’eroico. Perciò si trovano alcune d
icò ivi la Musurgia, niuna mano aveano avuta in quell’opera, cosicché gli errori giustamente ripresi nel Kirchero a lui dov
che rendeva la musica stemperata, e che la frequenza de’ versi rimati gli costringeva a far sentir troppo spesse, e vicine
canto tutta quella espressione d’affetto, della quale non sono capaci gli anni più teneri, costrinsero i direttori degli sp
oli a prevalersi degli eunuchi. La relazione sconosciuta, ma da tutti gli anatomici avverata, che passa tra gli organi dell
azione sconosciuta, ma da tutti gli anatomici avverata, che passa tra gli organi della generazione, e que’ della voce, impe
o i ligamenri della gola per la minor copia di umori che vi concorre, gli rende più atti a vibrarsi, e conseguentemente a e
di ciò (riguardando soltanto l’abuso introdottovisi, di congiungersi gli eunuchi in matrimonio colle donne) non apparisce
ra giovani scapoli, i cattivi effetti del quale si risentono in tutti gli ordini dello stato politico, sembrano legittimar
picciolissimi a paragon degli antichi, dove la distanza che passa tra gli attori e gli spettatori è tale, che i personaggi
a paragon degli antichi, dove la distanza che passa tra gli attori e gli spettatori è tale, che i personaggi non possono a
alla dolcezza delle voci loro così acconcie ad esprimere e comunicare gli affetti, primo e principale scopo del canto. Trov
itasse cotanti applausi. A eccezione di que’ pochi mentovati di sopra gli altri cantori si erano di già lasciati infettare
zio che ha pressoché in ogni tempo sfigurata la musica italiana, cioè gli inutili e puerili raffinamenti. I ghiribizzi dell
à, stimano il restante degli uomini altrettante pecore o tronchi. Ciò gli fa meritevolmente ridicoli agli occhi degli stran
, i quali antepongono con ogni ragione il secolo del seicento a tutti gli antecedenti nelle discipline profonde, e verament
28 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro I. — Capo VI. Continuazione del Teatro Greco. » pp. 82-108
iana, appartata dalla tragedia come teoria di niun pregio, errava per gli villaggi sotto il nome di comedia preso o dal voc
dia che fu l’anima della commedia antica. La vittoria li dichiarò per gli comici, se non si riguardi ad altro che al merito
zione della natura i voli più bizzarri della fantasia, e nobilitavano gli argomenti in apparenza i più frivoli colla più vi
e oltremodo ardita il governo popolare ateniese, nel quale i comici e gli spettatori erano membri della sovranità. Osò per
ne della prosperità della repubblica. La felicità continuata corrompe gli animi, spogliandoli del timore, potentissimo fren
te che per destar l’attenzione e ’l diletto, ritrae e rappresenta per gli spettatori presenti e non pe’ futuri, é sopra ogn
r Nicia e Demostene addetti totalmente a i voleri di Cleone, il poeta gli fa travestire e parlar da schiavi. Pulcinella Pri
vivacità la copia francese. La commedia degli Uccelli ha per oggetto gli affari politici di quel tempo colla Laconia dove
aio, immagine appartenente al basso comico, ma che subito mette sotto gli occhi popolarmente le perniciose conseguenze di t
me di una ateniese, la quale si fa generale delle donne per astringer gli uomini alla pace; ma ella abbonda di dipinture os
turale prende la vesta della moglie, e fa in piazza ciò che la natura gli comanda. La satira de’ poeti contemporanei, e spe
oso, or che il coro delle muse disceso nel gabinetto del mio padrone, gli sta inspirando nuovi poemi. Ritenete, o venti, i
e dalla sola finzione nasce tutta la piacevolezza. Interloquisce tra gli altri personaggi Pluto Dio delle ricchezze, Mercu
gistrati che governavano la repubblica, e de generali che comandavano gli eserciti. Era la commedia nelle di lui mani diven
lime scopo! Ei non si prefiggeva per oggetto principale il far ridere gli spettatori con facezie, o piangere con avventure
anlo per la città tra festive acclamazioni; anzi con pubblico decreto gli diedero la corona del sacro olivo, ch’era il magg
a dire che «i di lui consigli erano diretti al pubblico bene e che se gli ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti
di lui consigli erano diretti al pubblico bene e che se gli ateniesi gli seguivano, si sarebbero impadroniti della grecia»
assomigliargli, scriveva a Dionigi il tiranno, che «per ben conoscere gli Ateniesi e lo stato della loro repubblica, bastav
oll’industria l’effetto stesso che produceva il nominare i cittadini, gli dipinsero sotto nomi fìnti con tal artificio che
che ’l popolo non s’ingannava nell’indovinarli, e con maggior diletto gli ravvisava. In questa commedia per la legge divenu
volte fu coronato nel certame. Filemone, poeta molto a lui inferiore, gli era sempre preferito. Infinita esser dovea la dis
hé Menandro avendolo un giorno incontrato, con tranquilla superiorità gli disse: «Di grazia, Filemone, dimmi senza alterart
derivare da quelle farse satiriche che si andavano rappresentando per gli villaggi prima che la commedia acquistasse la for
mute fatte co’ gesti e accompagnate dalla musica. Dal contraffar con gli atteggiamenti tutte le cose, sembra che prendesse
nte alla danza. La rappresentazione continuò a mescolarsi in entrambi gli esercizi; perocché tutto ha bisogno d’espressione
one quasi senza oggetto, come il piruettar dei dervisi turchi. Presso gli antichi coribanti e cureti era un rito strepritos
compagnò i pasti e ’l movimento del corpo in cadenza; e perciò presto gli antichi σικελιζειν significò saltare 55. Del rest
, di buon senso, rinfaccerete, gonfiando la bocca, i potini ad Atene, gli orsi e i funamboli a Roma, i duelli de’ galli e ’
i de’ galli e ’l teatro delle teste da parrucche di M. Fout a Londra, gli spettacoli delle fiere e dei baluardi a Parigi, e
o dal celebre architetto Filone, del quale in fino ad oggi si veggono gli avanzi56. Argo, Corinto, Tebe, Delo, Megalopoli,
ouvelle per confutar l’errore del Cragio, il quale hassi creduto, che gli spartani non avessero avuto spettacoli scenici, i
citor de’ persiani nella battaglia di Platea, era veramente fatto per gli esercizi ginnici; ma vi si facevano ancora pubbli
si facevano ancora pubbliche rappresentazioni. E Ateneo rapporta, che gli spartani aveano alcune commedie ridicole, ma semp
i del gran periodo, in cui fiorì la commedia antica, quando i poeti e gli spettatori erano animati in teatro da quel, medes
Atene il personaggio di Anfiteo introdotto in questa commedia, perché gli sembrava essere insultato dall’alterigia di quest
della Repubblica, e contendendo di magnificenza co’ primi d’Atene che gli facevano una spezie di corte, perché la di lui me
40. Veggasi il P. Brumoy nel tomo III del suo teatro greco. 41. Fra gli altri il famoso scultore Fidia sa in questa comme
to, e rinnovellata in sul principio del presente sulla preminenza fra gli antichi e i moderni sintomo alla quale così scriv
29 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro I. — Capo VIII. Vuoto della Storia Teatrale. » pp. 172-179
bando di sfratto dalla città intimato per timore di carestia a tutti gli stranieri filosofi, retori ed altri professori. I
ltri professori. Il predominio poi che acquistò la gente di teatro su gli animi degl’imperadori degeneri, fu eccessivo. Cal
cano, ch’é un pagano generale di Costantino, il quale va a combattere gli sciti, n’é vinto, é ricondotto da un angelo contr
he reca maggior maraviglia in tali dialoghi si é, che l’autrice amava gli antichi, e traduceva Terenzio. Gli stessi capi d’
dalla libreria dell’Escuriale111. Fu illusione del suo desiderio. Tra gli arabi non si trova, se non quello ch’ebbero tutte
da cui Nasarre si prometteva tali monumenti, si dice nettamente, che gli arabi non conobbero gli spettacoli teatrali112. E
tteva tali monumenti, si dice nettamente, che gli arabi non conobbero gli spettacoli teatrali112. E sebbene il Casiri aggiu
ti innamorati, S’ingannò adunque Nasarre, e seco trasse Velazquez che gli credé buonamente. Costui nelle Origini della Poes
imamente, che i romani portarono in Ispagna i giuochi scenici, di che gli saremmo tenuti, se ne avesse addotta qualche prov
Apollonio affermò, che la Betica in tempo di Nerone neppur conosceva gli spettacoli scenici. Soggiugne poi, che i goti non
o alla poesia drammatica di allignare in Ispagna; e conconchiude, che gli arabi (che non l’aveano) ve la portarono, adottan
titudine, non apparisce. L’antichissima festa de’ tabernacoli, in cui gli ebrei divisi in Cori cantavano Inni al Creatore,
diedero l’origine alla poesia drammatica; ma pur non si vede che tra gli ebrei la producessero. Essa si rimase sempre una
30 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VII « STORIA CRITICA DE’ TEATRI. LIBRO VII. Teatri Oltramontani del XVII secolo. — CAPO III. Teatro Inglese. » pp. 143-156
Una potente convulsione nel cominciar del secolo XVII giva agitando gli umori del corpo Britannico sempre disposti a ribe
gittimo una soverchia autorità, si trovò effettivamente schiavo sotto gli speciosi nomi di repubblica e di protezione. Crom
etto per derisione il parlamento di barebone, cioè osso spolpato. Tra gli atti di tal parlamento trovansi dichiarati inutil
una guerra letteraria che durò dieci o dodici anni, altri sostenendo gli spettacoli scenici, altri contro di essi scaglian
ri contro di essi scagliandosi. I Puritani volevano estirparli. Pryne gli perseguitò col suo Histriomastix, mettendo alla v
ere di muratore. Il genio che l’inclinava allo studio ed alla poesia, gli tolse di mano la cazzuola, e lo trasportò al teat
na raccolta di ritratti che una commedia ben tessuta. Vi si trova fra gli altri dipinto un geloso che non vuol parerlo. Joh
del di lui protettore aveva una profonda conoscenza degli antichi, e gli copiava con molta franchezza, il che si osserva n
brillante di Carlo II amante della poesia e de’ piaceri cominciarono gli spettacoli teatrali a coltivarsi con novello ardo
ffrettare la ruina del loro paese, là dove nell’imprenderne la difesa gli avrebbero fatti ammirare come grandi uomini. Racc
lare degli spagnuoli nell’uno e nell’altro genere, e non meno di loro gli confuse. Anche Giovanni Dryden nato di una famigl
diventa minore ne’ punti additati la loro rassomiglianza. Egli meritò gli elogii del celebre Alessandro Pope. Voltaire affe
sciocco che ha timore delle sferzate comiche: ”Si contentavano prima gli autori drammatici di trarre i loro personaggi rid
31 (1789) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome IV « LIBRO VI. Storia drammatica del XVII secolo. — CAPO VI. Teatro Inglese. » pp. 291-300
Una potente convulsione nel cominciar del secolo XVII giva agitando gli umori del corpo Britannico sempre disposti a ribe
gittimo un’ autorità soverchia, si trovò effettivamente schiavo sotto gli speciosi nomi di repubblica e di protezione. Crom
etto per derisione il parlamento di barebone, cioè osso spolpato. Tra gli atti di tal parlamento trovansi dichiarate inutil
una guerra letteraria che durò dieci o dodici anni, altri sostenendo gli spettacoli scenici, altri contro di essi scaglian
ri contro di essi scagliandosi. I Puritani volevano estirparli. Pryne gli perseguitò col suo Histriomastix, mettendo alla v
ere di muratore. Il genio che l’inclinava allo studio ed alla poesia, gli tolse di mano la cazzuola, e lo trasportò al teat
na raccolta di ritratti che una commedia ben tessuta. Vi si trova fra gli altri dipinto un geloso che non vuol parerlo. Joh
del di lui protettore, avea una profonda conoscenza degli antichi, e gli copiava con molta franchezza, il che si osserva n
brillante di Carlo II amante della poesia e de’ piaceri cominciarono gli spettacoli teatrali a coltivarsi con novello ardo
er affrettare la ruina del loro paese, che nell’imprenderne la difesa gli avrebbero fatti ammirare come grand’uomini. Racco
golare degli Spagnuoli nell’ uno e nell’altro genere, nè meno di loro gli confuse. Anche Giovanni Dryden nato di una famigl
diventa minore ne’ punti additati la loro rassomiglianza. Egli meritò gli elogj del celebre Alessandro Pope. Voltaire dicev
sciocco che ha timore delle sferzate comiche. “Si contentavano prima gli autori drammatici di trarre i loro personaggi rid
32 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 335
da Sua Altezza al signor Marchese di Dronero ; e 1' '88 a Milano, ove gli furon pagate lire 740 dal tesoriere Zerbini (V. l
e del’91 scrive da Arezzo di Toscana a un segretario del Duca, perchè gli ottenga raccomandazioni per Roma, ove i comici di
tenga raccomandazioni per Roma, ove i comici di Silvio, con lor mene, gli farebber guerra. Il dì seguente rinnova la suppli
cole Panziroli scriveva in suo nome al Marchese Pio di Savoja, perchè gli ottenesse dal Duca raccomandazioni per Napoli. Il
bbio, di dove il Rechiari scrive direttamente al Marchese Pio, perchè gli ottenga dal Duca una commendatizia pel Cardinal R
33 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo secondo — Capitolo nono »
trovano un ampio compenso. Se il cuore non vi si mischiava per nulla, gli occhi almeno trovavano il loro pascolo, e se il t
trovavano il loro pascolo, e se il terrore e la pietà non laceravano gli animi degli spettatori, si sentivano essi rapiti
oluzione. I poeticominciarono a conoscere che si potevano interessare gli animi a preferenza degli occhi, e s’avvidero i mu
ici che la possanza dell’arte loro avvegnaché ne abbia per fondamento gli accordi e le leggi armoniche, era nondimeno ripos
vento d’una tempesta, e il susurro voluttuoso d’un fresco venticello, gli urli delle Furie e il sorriso delle Grazie, la ma
e arti ne è il fondamento, non troverò alcun segno di convenienza tra gli accordi armonici e le mie proprie affezioni, né s
inciarono a pensare i compositori italiani. O fosse che la riflession gli portasse a così interessante scoperta, o si lasci
essimo; certo è che il cuore riacquistò i suoi diritti, che dai sensi gli erano stati ritolti, e che la musica da un puro a
tativa capace di esprimere tutte le passioni e di rappresentare tutti gli oggetti. Il primo benché debole cangiamento venne
luogo, che debbono occupare nella modulazione, a scegliere e regolare gli accordi secondo la relazione che hanno essi col t
fino al principio del secolo presente, checché ne dicano in contrario gli Italiani facili ad essere smentiti colla pruova d
delle carte musicali di que’ tempi. Allora si svegliarono dappertutto gli ingegni, ed ecco sorgere a debellar il gusto fiam
elle parole e i suoni musicali, tra il ritmo poetico e la misura, tra gli affetti che esprimono i personaggi, e quelli che
si sminuirono considerabilmente le fughe, le contrafughe, i canoni, e gli altri lavori simili, i quali sebben provino, allo
che l’armonia, il movimento, la misura, la modulazione, la melodia e gli accompagnamenti s’acconsentano scambievolmente, e
vario tra il recitativo e il canto propriamente detto. Le note però e gli ornamenti sono distribuiti con sobrietà, in manie
a, e se non ci fosse stato da troppo immatura morte rapito87 la quale gli proibì di potersi correggere di alcuni difetti an
enetra nel centro della terra, va dilatandosi a poco a poco per tutti gli oggetti finché comprende e vivifica la intiera na
i oltramontani eziandio, che il ridente cielo dell’Italia comunichi a gli strumenti una non so qual dilicatezza, che non si
a gli strumenti una non so qual dilicatezza, che non si ritrova sotto gli altri climi di Europa. Forse ciò deriva dalla tem
l che aggiugnendosi l’accento vivo ed appassionato degl’Italiani, che gli dispone in particolar maniera alla melodia e dolc
iano colorito di tinta finissima perderebbe forse ogni sua grazia, se gli si aggiugnessero in troppa copia, oppur caricati
se gli si aggiugnessero in troppa copia, oppur caricati di soverchio gli accordi, come se alla linda venustà de’ puttini d
altri con incomparabile maestria. Non più si collocarono alla rinfusa gli strumenti, né si credette che il numero e la scel
accennata di sopra, conobbero essi che essendo fatto non il canto per gli strumenti, ma piuttosto gli strumenti pel canto,
o essi che essendo fatto non il canto per gli strumenti, ma piuttosto gli strumenti pel canto, non doveano quelli primeggia
cché il basso, per esempio, affogasse la voce di tutta l’orchestra, o gli stromenti da fiato signoreggiassero su quelli da
fra loro suoni di diversa natura, faceva di mestieri collocar insieme gli strumenti della medesima spezie, acciò si accorda
. Con tali massime generali ordinarono gl’Italiani l’orchestra, e fra gli altri i maestri napoletani, alla particolar avved
ro maestro si potrà meglio imparare l’arte difficilissima di combinar gli strumenti quanto dal rinomatissimo Hass, ovvero s
compita, poiché imitando immediatamente i tuoni della umana favella, gli elementi stessi, onde si forma l’oggetto rapprese
di Giovanni Paita, l’Orfeo e il Batillo della Liguria. Venezia oltre gli oratori destinati con gran vantaggio della musica
mendare la balbuzie della sua lingua col suono de’ ripercossi flutti, gli esercitavano essi facendoli cantare dirimpetto al
rimpetto al sasso, il quale, replicando distintamente le modulazioni, gli ammoniva con evidenza de’ loro difetti, e gli dis
tamente le modulazioni, gli ammoniva con evidenza de’ loro difetti, e gli disponeva a correggersi più facilmente. Fu celebr
ti vantaggi ha recato alla sua lingua, alla poesia, e alla fisica. Ma gli empori più illustri del canto sul fine del Seicen
ravigliosamente a tutte le inflessioni, muoveva invincibilmente tutti gli affetti. Il Rousseau, che fa menzione di lui nel
sis, si sentiva al momento una conformità d’accordo che faceva stupir gli uditori» 89. Non inferiore al suo merito era pure
un principe. Recitando in Londra una volta il personaggio di Zeffiro, gli fu presentata al sortire dà una maschera sconosci
one di Alessandro Scarlatti e di Niccolò Porpora. Questi insegnamenti gli fecero ben tosto sviluppare i portentosi suoi tal
oce secondo l’indole del sentimento: ecco le mirabili prerogative che gli vengono unanimemente accordate, e che poscia a qu
ua gioventù dopo la morte del suo primo benefattore Gravina. Non solo gli fu negato un impiego onde poter miseramente campa
e che del buon gusto e del prospero stato delle arti italiane presero gli oltramontani, in veggendo le tante colonie compos
ntare qual astro novello sul cielo della Italia: «Dominava ancora tra gli scrittori quel barbaro gusto delle fughe, de’ can
di logogrifi musicali: questa musica gradita agli occhi e crudel per gli orecchi, piena d’armonia e di romore, e vuota di
eggiadria, qual altro pregio veramente aver può che quel di abbagliar gli eruditi, e di uccider per la fatica il compositor
na quella severa e incomprensibil sentenza, che la natura, in creando gli uomini singolari ha, come dice un poeta francese,
più insopportabile la compagnia d’una moglie riottosa e caparbia, che gli toccò in sorte simile alla Santippe di Socrate: i
34 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 156-158
sti del nostro tempo, che regnò sessant’anni sulla scena italiana fra gli astri di maggiore grandezza, nacque a Brescia il
ra condotta, si sciolse ; e Morelli, che non avea da pagar l’oste che gli avea dato il vitto e l’alloggio a credito, se gli
da pagar l’oste che gli avea dato il vitto e l’alloggio a credito, se gli offerse, e fu accettato in qualità di cameriere,
rillanti interpreti, e per la quale la prima attrice Carlotta Polvaro gli preconizzò splendido avvenire. Fu scritturato il
Lombarda che visse quindici anni di vita gloriosa, e in cui militaron gli artisti di maggior fama, quali Pia Marchi, Luigi
l’antitesi dell’arte sua, fatta tutta di verità e di spontaneità. Nè gli anni valsero a piegare o infiacchire la sua tempr
rboli e la Signora di San Tropez. Noverar qui l’opere drammatiche che gli furon argomento di trionfo, troppo sarebbe ; citi
35 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome II « LIBRO II — CAPO VII. ed ultimo. Vuoto della Storia teatrale. » pp. 248-280
o assai frequentati. Di moltissimi altri teatri rimangonci anche oggi gli avanzi nel rimanente dell’Italia. Oltre a quello
ove era un tempio dell’ imperador Claudio, e un teatro, il quale, fra gli altri prodigii osservati nella ribellione de’ Tri
olpita nel di lui sarcofago recata dal Fabretto e dal Ficoroni. Sotto gli altri imperadori degeneri questi eccessi passaron
vavasi un dì Caligola presso ad una statua di Giove col suo Apelle, e gli venne il capriccio di domandargli, fra Giove e lu
e gli venne il capriccio di domandargli, fra Giove e lui qual de’ due gli sembrasse più maestoso. E perchè Apelle indugiò a
non ostante il numero e la magnificenza de’ teatri, e le ricchezze e gli onori prostituiti agli strioni, debbesi da questo
e cagioni distruggitrici della drammatica sussistevano, e i costumi e gli studii aveano già preso nuovo cammino. IV. Se
i aveano già preso nuovo cammino. IV. Secoli, ne’ quali mancarono gli scrittori scenici. In tempo di Antonino Pio t
e le commedie de’ suoi tempi altro non erano che mimi. In fatti sotto gli Antonini non troviamo mentovati con applauso se n
irizza sette delle sue epistole. Nella decima invitandolo in campagna gli dice che venga con tutti i suoi scritti: Dacty
e nuove terme fe costruire in Pavia: sotto Atalarico frequenti furono gli spettacoli teatrali in Italia, e vi si profusero
e è un pagano generale di Costantino, il quale va a combattere contro gli Sciti, n’è vinto, è ricondotto contro di essi da
iò che reca maggior maraviglia in tali dialoghi è che l’autrice amava gli antichi e traduceva Terenzio. I medesimi capi d’o
tto alcuno teatrali. Egli è però evidente che non mancarono del tutto gli scenici spettacoli, benchè altre feste si fossero
che al contrario di Tito diceva di aver perduto il giorno, in cui non gli era riuscito di fare strangolare o almeno accecar
lla Biblioteca dell’Escoriale195. Fu illusione del suo desiderio. Tra gli Arabi non si trova se non quello che ebbero tutte
, da cui Nasarre si prometteva tali monumenti, si dice nettamente che gli Arabi non conobbero gli spettacoli teatrali196. E
etteva tali monumenti, si dice nettamente che gli Arabi non conobbero gli spettacoli teatrali196. E sebbene il lodato Casir
ti innamorati. S’ingannò adunque Nasarre, e seco trasse Velazquez che gli credè buonamente. Costui nel libretto delle Origi
Apollonio affermò, che la Betica in tempo di Nerone neppur conosceva gli spettacoli scenici. Soggiugne poi che i Goti non
sero che la poesia drammatica allignasse in Ispagna; e conchiude, che gli Arabi (i quali, come si è dimostrato, non l’avean
duto alle leggerezze e agli adulterii delle mimiche rappresentazioni, gli zelanti Cristiani concepirono del teatro le più s
teatro le più sozze idee, e scagliarono le più amare invettive contro gli spettacoli e gli attori scenici, sotto la qual de
ze idee, e scagliarono le più amare invettive contro gli spettacoli e gli attori scenici, sotto la qual denominazione compr
scluse dalle sue scene197? E come avrebbero mirato senza indignazione gli adulterii mimici, che, secondo Lampridio, non bas
sì ci avvezzammo a detestare indistintamente i teatri, e per fuggirne gli abusi, ci privammo ancor de’ vantaggi: a somiglia
arbari, imitano le umane vicissitudini senza sceverar ne’ loro drammi gli evenimenti ridicoli da’ lagrimevoli. Più filosofi
omestiche e le pastorali dalle guerriere ed eroiche. Tutti poi, senza gli uni saper degli altri, i popoli sotto la linea o
di meglio parlare al cuore, avvivando col più vigoroso colorito tutti gli affetti che s’appartengono alla compassione. L’el
e pieni soltanto della loro potenza e libertà, la Perintia, Euclione, gli Adelfi, e ’l Misantropo? Alesside illustrò la co
e le favole de i di lui figliuoli, vennero ad illustrar questo genere gli Apollodori, l’uno e l’altro Filemone, Difilo, Dem
turno sotto gl’ Imperadori, i quali, non che flagellare i togatarii e gli atellanarii, solevano punir coll’ ultimo supplici
so della fuga di quel popolo e dell’ evento del mar rosso. Vero è che gli antichi poeti Ebrei, Davide, Salomone, Asaf, Eman
itudine, non apparisce. L’ antichissima festa de’ Tabernacoli, in cui gli Ebrei divisi in cori cantavano inni al Creatore,
diedero l’origine alla poesia drammatica; ma pur non si vede che tra gli Ebrei l’avessero prodotta. Essa si rimase sempre
36 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo primo »
o meno si adatta ai genio della musica, e della decorazione. Attalchè gli argomenti poeti ci, che acconci non sono ad invag
e. Attalchè gli argomenti poeti ci, che acconci non sono ad invaghire gli orecchi colla soavità de’ suoni, né ad appagar l’
erosimile come pretenderebbero alcuni, a cui pare una stravaganza che gli eroi e l’eroine s’allegrino, s’adirino, e si dica
ma così non è nel dramma musicale, il quale, siccome avviene a tutti gli altri lavori delle arti imitative, non ha tanto p
richiede dal tragico, che esprima le passioni, e i caratteri, ma che gli esprima cogli stromenti propri dell’arte sua, cio
o della cognizione del bello intellettuale, e del bello fisico portar gli uomini alla cognizione, e all’amore del bello mor
musica ora imitando colla melodia vocale le interiezioni, i sospiri, gli accenti, l’esclamazioni, e le inflessioni della f
per mezzo dell’udito movimenti analoghi a quelli, ch’eccitano in noi gli altri sensi; come allora quando il musico volendo
secondare l’indole della musica, e se questa non può esprimere se non gli oggetti, che contengono passione, o pittura, dunq
aggi della poesia, onde non le si disconvengono i dialoghi ragionati, gli affari politici, e tali cose, purché si facciano
ie. Ma se trasferirli volessimo all’opera farebbero morir di languore gli uditori. [11] Quindi l’andamento del dramma dee e
gli affetti dell’animo ispirataci dall’istinto, come ci sono ispirati gli altri segni esterni del dolore, gaudio, tristezza
maniera fuori dal suo stato naturale come si dicono esser fuori di se gli uomini agitati da qualche sorpresa, o affetto: da
trovi il caro oggetto,         Digli, che sei sospiro,         Ma non gli dir di chi. Limpido ruscelletto,         Se ti
: «Misero pargoletto         Il tuo destin non sai:         Ah! non gli dite mai         Chi fosse il genitor. Come in
roporzione del quale è quella che caratterizza Metastasio sopra tutti gli altri. [20] Si osserva facilmente quanto la natur
cciato dalla età i rivolge verso di se unicamente la sensibilità, che gli altri oggetti richiederebbono. Male ad uno statis
e non ha altro domicilio che il cuore, né altra legge che quella, che gli detta l’affetto. Le lagrime sono li suoi argoment
anto Torna, disse, a ridir, ch’io nulla intesi.» [23] Ecco il perché gli apotegmi amorosi riescono così insipidi sul teatr
io dell’ambizione. L’oggetto che questa si propone di sovrastar tutti gli altri, e di regnar, se potesse, in un universo di
uillo che alla passione, la quale occupata unicamente di se, non vede gli altri oggetti se non se alla sfuggita. Allorché s
calcata,         Tigre, che ha perso i figli,         Leon, che aprì gli artigli         Fiera così non è.» [27] Io conos
on tenendo occupato lo spettatore in una perpetua illusione, la quale gli impedisca dal pensare al suo errore; così debbesi
ggi che agiscono, e se il decoratore non mette tal corrispondenza fra gli occhi, e gli orecchi, che gli spettatori credano
ono, e se il decoratore non mette tal corrispondenza fra gli occhi, e gli orecchi, che gli spettatori credano di essersi su
ratore non mette tal corrispondenza fra gli occhi, e gli orecchi, che gli spettatori credano di essersi successivamente por
e la filosofia debbono tutto sagrificare a questi due fini, e siccome gli uomini radunati in società rinunziarono alla metà
fine, non dee imbarazzarsi gran fatto dei cicalecci dei critici, che gli si oppongono. La prima legge dell’opera superiore
ndosi sovente al decoro, alla verità, ed al costume per far che tutti gli avvenimenti accadano nel medesimo luogo, siccome
elodramma, dove siffatta unità apporterebbe molti inconvenienti oltre gli accennati della tragedia. Abbiamo detto che la po
il sapere cioè se alla interna costituzione del dramma convengano più gli argomenti tratti dal vero, oppure i maravigliosi
sensi, pare che ad ottener un tal fine siano più acconci degli altri gli argomenti favolosi, ne’ quali il poeta, non essen
o la lentezza alla passione. O ci converrà dunque affrettar di troppo gli avvenimenti, o si cadrà nel languore. Tali sono a
am giudicare della convenienza, o disconvenienza? [38] Essendo dunque gli argomenti maravigliosi sottoposti a tanti difetti
posti a tanti difetti, ragion vuole, che si debbano ad essi preferire gli storici. né non è già vero, come pretende il Marm
le particolarità, che nulla significano: anzi il dover rappresentare gli umani eventi, che il musico ha tante volte veduti
tante volte veduti, o de’ quali almeno può formarsi una giusta idea, gli sarà di un aiuto grandissimo a vieppiù internarsi
iù addentro nell’animo dell’uditore, come il dover dipingere eziandio gli oggetti naturali, che sono sotto gli occhi di tut
come il dover dipingere eziandio gli oggetti naturali, che sono sotto gli occhi di tutti, gli darà più mossa e coraggio a d
ere eziandio gli oggetti naturali, che sono sotto gli occhi di tutti, gli darà più mossa e coraggio a destramente imitarli.
, che il decoratore avrà sul teatro maestrevolmente dipinta, non solo gli strumenti renderanno più spaventevole l’ingresso
egli intervalli, ne’ quali il poeta abbia luogo d’intrecciar fra loro gli avvenimenti, e l’uditore, e il musico di respirar
na melodia continua. Le quali circostanze sono le stesse non solo per gli argomenti storici, ma pei favolosi eziandio, che:
er imitare il costume di que’ popoli della Guinea, che dipingono neri gli Angioli, perché stimano, che il sommo grado della
sia nel tragico, e nel comico. Anche in quelle occasioni, nelle quali gli si comanda, o gii si permette di piegarsi all’uop
ltanto dove il richiede il fine propostosi. Si vuol da lui che sfugga gli argomenti troppo lunghi o troppo complicati, ma n
permette l’uso delle comparazioni e della stile lirico drammatica, ma gli si raccomanda d’usarlo con sobrietà, e di consult
e trascurarla a segno, che ad ogni scena vi sia un cangiamento, o che gli spettatori vengano trasportati ad un tratto da Pe
l’animo, che il buon senso vuol essere da per tutto rispettato, e che gli squarci più vaghi d’immaginazione, e d’affetto no
o di tali regole nasce una differenza essenziale tra il melodramma, e gli altri componimenti teatrali assai diversa da quel
iale passi tra esso e quello della tragedia e della commedia, né come gli affetti, che svegliar mi debbe il primo, si diffe
favolosi a preferenza dei veri, poiché, come abbiamo veduto di sopra, gli argomenti tratti dalla storia s’addattano egualme
a gloria drammatica, era uno di que’ Signori a’ quali non aggradavano gli spettacoli sanguinari, non volendo che il popolo
le costumanze, e i fini politici possono indurre cangiamenti tali che gli spettacoli abbisognino d’altre leggi e d’altra po
avvi ancora un tuono originale ch’è la base degli altri tuoni. Terza: gli spazi che i colori divisi dal prisma e ricevuti s
a si ritrovano fra loro nella stessa ragione, che i numeri esprimenti gli intervalli dei tuoni musicali. Quarta: il mezzo p
dall’azzurro, indi al cremisi, poi al violaceo, e così gradamente per gli intermedi fino al secondo azzurro, il quale (seco
37 (1764) Saggio sopra l’opera in musica « Saggio sopra l’opera in musica — Enea in Troia »
guato dei Greci. Il partito viene contrariato da alcuni. Priamo prega gli dei tutelari di Troia d’inspirargli quello che si
oni e cantici è per guidare le festevoli sue danze là dove prima, tra gli urli e i gridi, Marte guidava la fiera sua tresca
, vi reca doni ed offerte, commisera il destino della patria, attesta gli dei di aver fatto quanto era in lui perché non ve
uni Greci uscire tuttavia fuor del cavallo. Calcante con brevi parole gli anima all’eccidio della città nemica, e sotto voc
la patria e di prender qualche vendetta o sopra Elena o sopra Sinone, gli comparisce Venere e gli mostra nel fondo del teat
ualche vendetta o sopra Elena o sopra Sinone, gli comparisce Venere e gli mostra nel fondo del teatro gli dei inimici di Tr
sopra Sinone, gli comparisce Venere e gli mostra nel fondo del teatro gli dei inimici di Troia, tutti congiurati a sovverti
Enea cercando e chiamando Creusa, che nella fuga si è smarrita. Ella gli apparisce e gli fa il vaticinio prima de’ suoi er
chiamando Creusa, che nella fuga si è smarrita. Ella gli apparisce e gli fa il vaticinio prima de’ suoi errori, poscia del
38 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo terzo — Capitolo decimoquarto »
la natura, e per consolar i Caraibi ed i Giaghi della superiorità che gli Europei si vantano d’avere sopra di loro. Parlo d
zio che non può far a meno, che non la offenda, e metterei loro sotto gli occhi l’esempio del Pontefice Clemente XIV, il qu
passar di lungo, mi restringerò al mio solo uffizio ch’è di additare gli abusi da costoro introdotti nell’opera. Non è il
loro volger d’occhio effeminato e cascante? Come potranno contraffare gli dei coloro che sono al di sotto degli uomini? Com
ressione nei movimenti, difetto che hanno essi comune con quasi tutti gli altri cantori. Occupati solo del gorgheggiare, pa
la collera quando l’anima, mettendo in rapida convulsione le braccia, gli occhi, il volto, e pressocchè tutte le membra, fa
ri, quel non aver mai il torace in riposo non altrimenti che facciano gli avvelenati o i punti dal morso della tarantola ne
r nelle smanie? Nel rifletter che Beroe allorché parlando con Samnete gli dice: «Idol mio per pietà rendimi al tempio.» i
’intermezzo ai ballerini, che avendo usurpata l’arte di rappresentare gli affetti e le azioni umane meritamente hanno acqui
umane meritamente hanno acquistata l’attenzione del popolo, che hanno gli altri meritamente perduta; perché contenti di ave
degli spettatori.» [7] E pazienza s’eglino almeno avessero imparati gli elementi dell’arte loro e cantassero come va fatt
e la poesia trasfondendosi intieramente nel canto e fregiata da tutti gli ornamenti della strumentale concorre insiem colla
ndo sulle inflessioni che le somministra il discorso, facendo sentire gli incisi, le transizioni, le sospensioni e i period
amore. Didone l’ascolta senza guatarlo, non proferisce un sol motto e gli volta le spalle. [13] Nella Medea di Cornelio que
chio sen duole amaramente della codardia del figlio. La sorella allor gli dimanda «Que vouliez-vous qu’il fît contre trois
voce né motto. [16] Nel Macbetto dello stesso poeta un suo confidente gli dice che il suo nimico gli ha trucidata barbarame
betto dello stesso poeta un suo confidente gli dice che il suo nimico gli ha trucidata barbaramente la moglie e i figli, al
determinati, allora l’accento della lingua rinforzato dal vigore che gli somministra la sensibilità posta in esercizio off
elodia ricerca i tuoni più appassionati e per conseguenza i più veri, gli raccoglie sotto ad un motivo dominante, gli dispo
r conseguenza i più veri, gli raccoglie sotto ad un motivo dominante, gli dispone secondo l’ordine più dilettevole all’orec
minante, gli dispone secondo l’ordine più dilettevole all’orecchio, e gli guida per modulazioni ora forti ed ardite, ora in
l corrompimento nella società, i punti insomma dov’ella può afferrare gli oggetti sono sì oscuri e sì rari che la musica no
ì rari che la musica non ci offrirebbe verun compenso, né meriterebbe gli omaggi delle persone di gusto se l’arte d’illeggi
i nervi, o dalla compiacenza che risulta nell’anima dal veder imitati gli oggetti, o dal piacere riflesso che ha lo spirito
ero inorridire in mezzo ad una campagna, ci dilettano al sommo quando gli vediamo maestrevolmente imitati dal pittore. Ora
ioè coll’arte i difetti della natura, e di non sostituire alla natura gli abbigliamenti dell’arte? Seguitiamo in cotal rice
angano appieno soddisfatti. S’è conseguito questo fine ultimo? Allora gli ornamenti aggiunti alla semplice e schietta natur
riempiere quel voto lasciato tra la cagione e l’effetto, facendo che gli abbellimenti cuoi servano, a così dire, di mediat
ua incombenza è di aggiugnere all’oggetto imitato quei lineamenti che gli mancavano nella prima sua impronta acciò più chia
cipi accennati si ricava che il musico non dee ammetter in ogni luogo gli ornamenti, né in ogni luogo schivarli. Dee ammett
che il produce, lo spettatore non potrebbe commuoversi in seguito se gli ornamenti gl’impedissero di prestar al filo dell’
ntandosi la dubbiezza dello spirito nata dal contrasto dei motivi che gli si fanno innanzi, l’anima concentrata nella sua i
il quale mal si capirebbe travvisato dall’arte, e perché supponendosi gli uditori attenti abbastanza in principio, fa d’uop
grandi passioni. Queste non veggono altro oggetto fuorché se sole, e gli ornati aggiunti in tal caso fanno il medesimo eff
ità con cui si sentono, e dal candore con cui si esprimono; tali sono gli amori boscherecci e le ingenue tenerezze di due g
re s’appartiene ai secondi. [29] Sesta. Non dee il cantore frammetter gli ornamenti qualora l’andamento delle note nella co
e si concedesse l’uscir della riga per far pompa di ghiribizzi mentre gli altri stanno fermi a rigore di nota, quella non s
o in un’accademia. [34] Undecima. Ma nei casi indicati, come in tutti gli altri, gli ornamenti debbono usarsi con parsimoni
ademia. [34] Undecima. Ma nei casi indicati, come in tutti gli altri, gli ornamenti debbono usarsi con parsimonia e con opp
imo, poiché ad un andamento patetico s’uniscono i fregi dell’allegro, gli arzigogoli del presto s’inseriscono nell’adagio,
’un Marchesi. [38] Decima quinta. Non si devono far entrare nel canto gli ornati propri della musica strumentale; poiché av
fatta per mano di notaio rinunziato solennemente al buon senso, così gli vedrete sovvertire e capo volgere ogni parte del
e profferendole per metà; ora sconnettono il nominativo dal verbo che gli si appartiene, ovvero una parte dell’orazione dal
dopo aver dipinta una figura, riusciva fanto fedele l’imitazione che gli abbisognava per esser capito scriver di sotto: «Q
ferenza vi si osserva, questa consiste solo ne’ vizi dissimili di chi gli recita. V’è chi lo dice in confidenza, chi con un
a a spese della umanità sono tutte cause le quali hanno dovuto render gli Italiani altrettanto capaci a perfezionare questa
ttanto capaci a perfezionare questa spezie di talento quanto lo erano gli antichi Sibariti nel raffinar i comodi della vita
di dividere il suono più delicatamente, di esprimere le differenze e gli ammorzamenti insensibili, di colare, di filare e
cali sono piene in tal guisa tutte le opere moderne, che l’accumulare gli esempi sarebbe, come dice un proverbio greco, lo
e? Dove questi si prende ad ogni passo la libertà d’uscire da ciò che gli prescrive la composizione costringendo l’orchestr
a a seguitarlo negli sciocchissimi suoi ghiribizzi? Dove in luogo che gli strumenti imitino la voce, è piuttosto la voce um
mpiacersi d’una cosa piuttosto che d’un’altra, nel che i filosofi non gli faranno contrasto, ma non è, né può esser mai, gi
un tratto la finezza non meno che la moltiplicità delle relazioni fra gli oggetti del gusto, chi sa dedurre da un principio
quentano il teatro o per le stesse cagioni che i precedenti, o perché gli affari urbani o domestici, o lo studio ad altre c
ella razza di sapienti accigliati e malinconici che stampano su tutti gli oggetti l’impronta del loro carattere, e che fatt
ragione egualmente». [55] Che se a questa classe voglionsi aggiugnerc gli ippocriti di sentimento, quelli cioè che affettan
uoni dalle parole, le quali, facendo vedere la dipendenza in cui sono gli uni dalle altre, eccitano le stesse idee e i movi
r pienamente un sofisma che può chiamarsi l’ancora della speranza per gli ignoranti. [57] Che poi mancando nel canto modern
immaginazione nel modo stesso che la colpirebbero le cose reali e per gli stessi mezzi; onde se con altri stromenti viene a
mal non m’avviso) dimostrata abbastanza la sua incapacità nel muover gli affetti. [58] Quindi si può render ragione della
pettacolo, ma che resta subito smentita dall’intimo sentimento di chi gli ascolta, poiché invece della sublime illusione ch
timento di chi gli ascolta, poiché invece della sublime illusione che gli si prometteva, invece di trovar quel congegnament
iere io giudico per la comparazione cogli oggetti che mi cadono sotto gli occhi. La proporzione fra le membra, la dilicatez
atteri di Climene, di Alceste, di Filinto, di Trissotino, di Vadio, e gli altri che si trovano in quella inimitabil commedi
ia che può loro farsi è quella di giudicarli per approssimazione. Tra gli altri molto si parla di Marchesi e di Pacchierott
amiri. 140. [NdA] Se bene la prima origine del mutilar in tal guisa gli uomini sia incerta, è nondimeno antichissima, com
Ecclesiam Domini.» Dalle quali parole si scorge che ci dovevano esser gli eunuchi avanti al tempo in cui visse quel legisla
o i fonti della fecondità, onde propagare la spezie.» I viaggiatori e gli storici delle cose asiatiche asseriscono esser iv
del fiume S. Lorenzo col solo oggetto di spiccarne un frutto tagliano gli alberi dalla radice. Coltissimi Italiani! Non sar
ulazioni differenti. 142. [NdA] Larga messe di dispute è stato fra gli eruditi il canto drammatico degli Antichi, e come
a geografia) al recitare una prosa semplice, così da ciò che, secondo gli Antichi, si cantasse il loro recitativo, niun lum
e Dionigi d’Alicarnasso ci assicura che nel linguaggio loro ordinario gli alzamenti e gli abbassamenti della voce sull’acce
arnasso ci assicura che nel linguaggio loro ordinario gli alzamenti e gli abbassamenti della voce sull’accento grave e l’ac
osì dal canto quasi ad concentum, e dai precetti premurosi che davano gli oratori intorno alle intonazioni della voce. E ch
ici, e tutta pelle angustie della fessura ripercotendosi. Talmenteché gli attori tragici mandavano fuori al dire di Cassiod
doveva capire questo numero almeno. In tale grandezza la distanza fra gli attori e gli spettatori non poteva a meno di non
questo numero almeno. In tale grandezza la distanza fra gli attori e gli spettatori non poteva a meno di non essere consid
attori. Ma questa risposta sebbene pruovi abbastanza potersi dare fra gli Antichi una musica in genere che fosse più artifi
vertimenti della musica lirica, e qualche volta vi concorrevano anche gli autori a provare i loro componimenti prima d’espo
inuiva punto la distanza tra il proscenio e i corridori dove sedevano gli spettatori, eccettuati i senatori e qualche altra
n vuoto scoperto d’aria nel quale necessariamente doveano disperdersi gli ammorzamenti della voce in un canto delicato e ge
39 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO II. In quali cose si rassomigli ogni Teatro. » pp. 12-22
re. Troviamo perciò nella storia anteriore ad ogni profana produzione gli oracoli composti da sacerdoti gentili, le Greche
antica é più potente de’ Goti pregiarono sommamente i loro Bardi. Tra gli antichi Scozzesi ed Irlandesi di origine Celtica
ri ed Indiani senza lettere. Nel Nuovo Mondo i Caraibi, i Brasiliani, gli abitanti della Florida e del Mississipi, gl’Iroch
rasiliani, gli abitanti della Florida e del Mississipi, gl’Irochesi e gli Uroni compongono canzonia. I Messicani ne insegna
i storia dalla prima età si va imprimendo nella fantasià. Oltre a ciò gli scrittori primitivi ambivano di scostarsi dal fav
ata va a sedere in un trono augusto e sublime, donde si vede a’ piedi gli autorevoli capi delle società, non che i poetici
cci. Da tal punto i poeti teatrali tutta rivolgono la curiosità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzio
sità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzioni, e gli evenimenti mediocri, ne scuoprono le ingiustizie,
cambio di trattenere il volo del l’immaginazione de’ poeti, la legge gli ha costretti ad uscire dal l’uniformità, a spiana
he troveremmo eziandio ne’ teatri orientali, e in quello del Perù, se gli storici e i viaggiatori, da’ quali soltanto noi p
delle Sicilie. Non nasce (dicemmo) la poesia teatrale se non quando gli uomini trovansi raccolti in società fisse, quando
ndo gli uomini trovansi raccolti in società fisse, quando le mura che gli circonlano, e le ceneri degli antenati per essi d
40 (1789) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome V « LIBRO VIII. Teatri Settentrionali nel XVIII secolo — CAPO I. Teatro Inglese. » pp. 189-231
turno, sarebbe forse a suo favore decisa la lite della preferenza. Ma gli affetti universali dell’uomo trovandosi variament
e sapere l’elevarono fra’ suoi alla carica di segretario di stato, e gli diedero nella repubblica letteraria il nome di po
. Anton Maria Salvini la tradusse dall’originale in toscano idioma, e gli accademici Compatiti di Livorno la recitarono nel
rnovale del 1714, e l’anno seguente s’impresse in Firenze, e riscosse gli applausi universali. Nel 1725 nella medesima citt
ele Nestenus. Piena di energia e di quella maschia eleganza che eleva gli animi singolarmente in quanto appartiene al carat
piono tutte le pause. Non v’ha scena dell’atto I che non si aggiri su gli amori di Porzio, di Marco, di Giuba, di Marzia, d
mpronio, o sulla congiura tramata da questo scellerato con Siface che gli rassomiglia. L’atto poi termina all’inglese, cioè
io foco; Fatto ciò, la rigetto. Determina di rapirla vestito con gli abiti di Giuba. Bella pensata, dice egli stesso,
Il firmamento e il suo bel sole a Giove 58. Seguono nell’atto IV gli amori soliti; Sempronio mascherato viene a rapir
Strana cosa è certamente che il saggio Addisson non abbia schivato nè gli abusi della scena tragica francese ed inglese rig
ire che ne disapprovò le scene staccate che lasciano il teatro vuoto, gli amori freddi ed insipidi, una cospirazione inutil
torto l’enciclopedista encomiatore del Catone quando volle difendere gli universalmente disapprovati languidi amori; ed eb
Non dubitar, che allora Sarò tuo difensore. Tu solo non basti, gli dice Cesare, ed io potrei I giorni miei sacrif
ta accanto alla mia. É condotto in iscena il corpo di Marco, e Catone gli va incontro dicendo, welcome my son, ben venuto m
to è di Cesare!    Per lui i votati Decii, I Fabii cadder, vinser gli Scipioni, Anco Pompeo pugnò per Cesar!    I ma
mostra. Eternità! pensier grato e tremendo &c. Il sonno poi gli aggrava gli occhi, ed egli vuol prima soddisfare
ternità! pensier grato e tremendo &c. Il sonno poi gli aggrava gli occhi, ed egli vuol prima soddisfare a questo bis
suo corpo, dicendo,    Colpa o timore Sveglino altrui, Caton non gli conosce, A dormire o morire indifferente. Ca
erva morendo la sua grandezza d’animo non meno che la tenerezza verso gli amici, pe i quali egli cerca se può far qualche c
i egli cerca se può far qualche cosa negli ultimi momenti. Sul finire gli sopravviene un dubbio sull’avere troppo affrettat
he osservammo fin dal principio di questa istoria, che presto o tardi gli uomini raccolti in grandi o picciole famiglie son
more di esservi morto. I di lui genitori sussistono stentatamente per gli scarsi soccorsi della stessa Carlotta. Wilmot che
da l’affettuoso servo Randal, ed essendo egli vicino a partire Wilmot gli dice: “Addio . . . ti arresta, tu non conosci il
onosciuto; pria di separarci debbo darti un consiglio . . . asciugati gli occhi, o Randal; se piangi non potrò parlare. Odi
? vuoi mutar fortuna? lascia i libri, rinunzia alla filosofia, studia gli uomini; questo solo studio ti basterà. Tu da essi
così sciocco di fidarsi della tua apparente onestà. “Mi consigliate ( gli dice il servo) a far quello che voi avreste vergo
ato corrivo, vorrei che tu fossi più accorto; vorrei che tu trattassi gli uomini come essi meritano, come hanno trattato me
uicidio detestabile per mezzo di un delitto minore. Ella piange, ella gli rimprovera la vita passata. Wilmot si fa sedurre.
giusto che noi vi siamo tormentati. Egli entra. Agnese lo seguita con gli occhi, ne descrive i movimenti che esprimono i di
arà morta nella tragedia, venga fuori co’ medesimi abiti a far ridere gli spettatori. Un critico Inglese censura seriamente
iò che si dice gran mondo, avendo animati con tinte vivaci e naturali gli uomini ben nati e mal educati, falsi, doppj e fur
are nel teatro di Drury-Lane la Figlia ritrovata, che si scioglie per gli rimorsi di una balia, e non lascia d’interessare
ommedie francesi, ove trionfa un solo carattere principale, rimanendo gli altri illuminati da una luce riflessa, in questa
menti ajutati dalla musica e dal ballo. Egli con due dissertazioni su gli spettacoli, che formano una specie di storia del
tira ardita sopra tutti i ceti, non risparmiandosi i nobili, le dame, gli avvocati, le persone di corte, e fin anco i minis
”. Il Mendico che nell’ultima scena torna sul teatro col commediante, gli dice: “nel corso dell’ opera avrete notata la gra
spettacoli nazionali. Vi fu poscia richiamata; ma sembra che di tutti gli spettacoli scenici l’opera italiana sia colà la m
e l’armonia di tutto l’edificio. Di gusto e capacità somigliante sono gli altri due teatri. Più armonia si scorge in quello
orzioni di circoli, ma di poligoni tanto la parte anfiteatrale quanto gli scaglioni della platea. Tutti i teatri di Londra
i e nobili; benchè per questa parte trovansi in Europa più teatri che gli uguagliano ed alcuni che gli superano. Ma niun te
parte trovansi in Europa più teatri che gli uguagliano ed alcuni che gli superano. Ma niun teatro del mondo ha pareggiati
e di Galles con quattrocento. Concorsero ad aumentarne il fondo anche gli spettacoli scenici. Gl’ impresarj prestarono grat
spettacoli scenici. Gl’ impresarj prestarono gratuitamente la sala, e gli attori lasciarono in di lei beneficio le loro por
si schierarono sul teatro 75 giovanetti, de’ quali niuno oltrepassava gli anni 18, e 40 uomini provetti vestiti tutti dalla
a pompa! che decorazione invidiabile! Oh chi potesse congiugnerla con gli ornati, le dorature, i cristalli e le superbe ill
traniere frascherie rimproverando a’ tragichi Italiani del XVI secolo gli ornamenti epici e lirici! 59. Nell’atto III sc. 
41 (1764) Saggio sopra l’opera in musica « Saggio sopra l’opera in musica — Del teatro »
sai poco ripercosse le voci e riescon crude all’orecchio; le spengono gli arazzi di cui una stanza sia rivestita; ma dove e
egliere si abbia il legno; quella materia cioè di che fannosi appunto gli strumenti da musica, siccome quella che è più att
che meglio si confanno cogli organi dell’udito. In effetto mettevano gli antichi ne’ loro teatri i vasi di bronzo, affine
re non si voglia ogni verità nella rappresentazione. [6.4] Ma perché gli uomini vanno generalmente presi a ciò che ha del
odamente udire. Il modo è questo. Il palco scenario, sopra cui stanno gli attori, fanno ch’ei sporga per molti piedi all’in
’ei sporga per molti piedi all’infuori nella platea. Con che, ponendo gli attori quasi nel bel mezzo dell’udienza, non è pe
ento della rappresentazione e se ne toglie via l’effetto, distaccando gli attori dal rimanente della decorazione e trasport
e del cantore, posto quasi nella bocca della campana del teatro, fare gli stessi effetti nelle interne parti di essa? Ciò p
di tutte a disporvi i palchetti, risponderemo: la stessa che usavano gli antichi a disporre nel loro teatro i gradini, cio
punto la vista dell’altro; massimamente se traforato sia l’assito che gli divide, a modo di rastrello o di stia: come prati
, in cui né scrivania facevasi, né armadio senza porre in opera tutti gli ordini del Coliseo. Non è questo il luogo per una
ttizonio o una torre, e senza un bisogno al mondo allontani di troppo gli spettatori degli ordini superiori dal punto di ve
nel palchetto di mezzo del primo ordine, ovvero pochissimi torneranno gli ordini dei palchetti, e perdi inutilmente dello s
tretta parentela; se già da una tal voce non verranno ad esser offesi gli orecchi moderni. Voglio dire che gracilissimi deg
te avranno da durar di fatica; strettissimi deggiono similmente farsi gli sopraornati, o per meglio dire le fasce che divid
uta; niun luogo, per picciolo ch’e’ sia, ci ha da rimanere perduto; e gli spettatori debbono far parte anch’essi dello spet
42 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 62-67
mica Confidente, Silvia nell’ Aminta rappresentando Donna, s’io miro gli occhi, o il crine in onde, La bella fronte, e le
detti grati Rendi, s’armino alfin di fiamme, e gelo, Pietose l’ire, e gli odj innamorati. Anzi, ch'eguale ai nati lumi in D
i, che tolgo dalle Rime di Pace Pasini, edite a Vicenza nel 1642, per gli eredi di Francesco Grossi : Sopra Celia Comica S
oglier la lingua, & annodare i cori, melar le labra, e amareggiar gli affetti, piagare i seni e non aprire i petti, str
tti, piagare i seni e non aprire i petti, strugger la speme et animar gli amori ; Scoprir la neve e suscitar gli ardori, nu
i, strugger la speme et animar gli amori ; Scoprir la neve e suscitar gli ardori, nutrire angoscie e partorir diletti, infl
rdori, nutrire angoscie e partorir diletti, influir tema e implacidir gli aspetti, sono in Celia d’amor forze e stupori. Ma
a d’amor forze e stupori. Ma co' vezzi condir grave alterezza maturir gli anni in immaturo crine, e maritar l’Honor con la
maritar l’Honor con la Dolcezza ; Il sesso sublimar sopra il confine, gli oceani capir de la Bellezza, sono in Celia del ci
Don Giovanni de' Medici, (il capocomico), e le scuse poi, le invidie, gli scandali sulla scena tra i partigiani di Celia e
43 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 300
rar pompe d’onore, mostrar ne' scherzi sollevati ingegni, mover tutti gli affetti in un sol core, passar dal genio a provoc
, mover tutti gli affetti in un sol core, passar dal genio a provocar gli sdegni : Eccitar in un punto odio ed amore, di po
, e di timore, aprir ad ogni mente alti disegni : Sollevar con virtù gli spirti oppressi, rinovar con piacer le altrui mem
sperto ; e accenna a un amore per una donna di elevata condizione che gli fe'dar di volta al cervello, non tanto però da vi
44 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO II. In quali cose si rassomigli ogni teatro. » pp. 10-16
re. Troviamo perciò nella storia anteriore ad ogni profana produzione gli oracoli composti da’ sacerdoti gentili, le Greche
antica e più potente de’ Goti pregiarono sommamente i loro Bardi. Tra gli antichi Scozzesi ed Irlandesi di origine Celtica
i ed Indiani senza lettere. Nel Nuovo Mondo i Caraibi, gl’ Irochesi e gli Uroni compongono canzoni20. I Messicani ne insegn
i storia dalla prima età si va imprimendo nella fantasia. Oltre a ciò gli scrittori primitivi ambivano di scostarsi dal fav
ata va a sedere in un trono augusto e sublime, donde si vede a’ piedi gli autorevoli capi delle società, non che i poetici
cci. Da tal punto i poeti teatrali tutta rivolgono la curiosità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzio
osità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzioni e gli evenimenti mediocri, ne scuoprono le ingiustizie,
n cambio di trattenere il volo dell’immaginazione de’ poeti, la legge gli ha costretti ad uscire dall’uniformità, a spianar
che troveremmo eziandio ne’ teatri orientali e in quello del Perù, se gli storici e i viaggiatori, da’ quali soltanto noi p
a delle Sicilie. Non nasce (dicemmo) la poesia teatrale se non quando gli uomini trovansi raccolti in società fisse, quando
ndo gli uomini trovansi raccolti in società fisse, quando le mura che gli circondano, e le ceneri degli antenati per essi d
45 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » pp. 478-485
tabacco giù per il panciotto, con que’soprabitoni lunghi, lunghi, che gli arrivavano ai tacchi, e rivelavano il commediante
una presa, e a poco a poco si rasserenava, perchè la nostra compagnia gli faceva bene, e noi ce ne accorgevamo, e a modo no
e con una evidenza, che par ch’egli discorra. Il miglior degli elogi gli fece nell’Italia di Napoli del 1865 (n. 189) Luig
mente penetrativa, di un gusto squisito, odiava tutto ciò che era, o gli pareva ingiustizia…. Non ebbe la malvagità di ani
evan la vita a stento peregrinando di paesello in paesello…. : ma per gli attori che, pur essendo al par di quegli sciagura
a sferza ha sempre ragione da vendere, dirò anch’io col Morandi : Dio gli benedica le mani e la lingua. A questa indole in
al finezza di forma ; laddove, nello scoppio dell’iracondia le parole gli escono di bocca come sono sono, e s’inseguono e s
l muso, allor che quivi cesserà per sempre il solingo, inudito, entro gli arcani del cerebro sentieri, inane bisbigliar de’
capelli, irti come le penne dell’ istrice. Nelle situazioni patetiche gli usciva dall’occhio una grossa lacrima che gli si
le situazioni patetiche gli usciva dall’occhio una grossa lacrima che gli si spandeva per la guancia ; ed era un pietoso in
onomia di chi mi stava vicino, mentre la luce concentrata tutta sopra gli attori li faceva sembrare figure magiche, e la co
regolare. Nè per tale privazione il pubblico era meno esigente verso gli artisti minori. I grandi artisti hanno la proprie
, è bene accolto da un pubblico erudito, che in grazia di quel pregio gli perdona i difetti. È proprio il caso d’un pittore
anche le primarie compagnie. Dapprima fecero loro dannosa concorrenza gli spettacolacci, rimasuglio delle fiabe del Gozzi c
ti in gioventù, e ringiovaniti in età matura. Nel 1854 io vidi a Pisa gli avanzi del naufragio di una compagnia in cui reci
comoda di scambiare il languore per verità ; tantochè oggi anche fra gli attori ben pagati non mancano taluni che fanno l’
elle degli stabilimenti carcerarii ; e per non gittare una nube sopra gli applausi meritati, si seguitò a battere le mani a
e sopra gli applausi meritati, si seguitò a battere le mani anche fra gli sbadigli del pubblico. Dicesi che su certe vigne
l pubblico. Dicesi che su certe vigne omai brontoli il temporale ; ma gli attori di quei tempi si sono provveduti con le ra
46 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 420-431
ro dell’arte in Italia e a traverso il mondo intero. E per noi, e per gli ascoltatori di tutto il mondo, fu gran ventura ch
'suoi racconti di confidenze sovrane, di accoglienze incredibili, che gli piaceva tenere con tuono magniloquente, era la ve
lausi, come quella d’un generale sul campo di battaglia : il fato che gli fu prodigo di tante dolcezze, gli serbò la più am
ul campo di battaglia : il fato che gli fu prodigo di tante dolcezze, gli serbò la più amara delle delusioni : su la grande
vinto dall’autorità paterna, piegò il capo, con promessa di riprender gli studj. Ohimè ! L'amor della scena fu più forte di
lo sciogliesse dal contratto, per non trovarsi con Ernesto Rossi che gli aveva mancato di fede, il Rossi in data 17 settem
are una guerra, una guerra implacabile !… Ma pare che il Righetti gli scrivesse al proposito di tali minaccie una lette
chè Rossi, il 12 ottobre '51, da Mantova, venuto a più miti consigli, gli dichiara che la loro amicizia non deve venir meno
uesta sia cessata ; sono avvezzo a vedermi trattar male, e sconoscere gli affetti del mio cuore, ma ho tanta superbia, tant
vi ebbe ottimo successo. Tornata la Compagnia in Italia, non ostante gli entusiasmi sollevati, non riuscì a revocar l’abol
li, Augusta Giansana, Angela Botteghini, Luigia Vestri, ecc., ecc., e gli uomini dai signori Leopoldo Orlandini, Luciano Cu
. Fu il '66 in Francia e in Ispagna ; si stabilì il '67 a Napoli, ove gli affari andarono alla peggio ; e avrebbe certo dat
e messo assieme con tanti sudori, se il buon genio della cassetta non gli avesse suggerito di comporre una specie di satira
uando in quando recite straordinarie. Ma se il sopravvenir degli anni gli andava scemando, naturalmente, il vigore fisico (
te, il vigore fisico (un’ affezione cardiaca lo tormentava da tempo), gli accresceva direi quasi quello morale…. sicchè a q
nd’eran scolari dell’Accademia di Belle Arti…. Dettaron biografie fra gli altri Enrico Brizio e Pier Ambrogio Curti…. Edmon
fra gli altri Enrico Brizio e Pier Ambrogio Curti…. Edmondo De Amicis gli dedicò un magnifico studio per la recitazione del
per la recitazione del Canto de' Serpenti di Dante, e Sully Prudhomme gli dedicò il seguente sonetto : A ERNESTO ROSSI Qua
degli aneddoti di ogni genere e pei giudizi chiari e precisi di tutti gli artisti, e non furon pochi, i quali militaron con
47 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 59
844 a Napoli da Giuseppe Majone e da Rosa Demiccolis. Se ben compiuto gli studi legali, ebbe amore profondo, radicato pel t
di punto in bianco primo amoroso ai Fiorentini di Napoli, dove, mercè gli ammaestramenti del Taddei, dell’ Alberti, del Sal
l’anima al Signore. Domenico Majone aveva soavissima l’indole, che gli traspariva in tutti i lineamenti della faccia. Di
lla faccia. Di forme più tosto erculee, se ben corto di braccia, male gli si attagliavano le parti sdolcinate. In quelle ch
48 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo quarto »
abili, oltre l’influenza del clima dolce e fervido insieme, il quale, gli organi in certa guisa modificando, disponga gli a
do insieme, il quale, gli organi in certa guisa modificando, disponga gli animi alla vivacità ed allegrezza, vuolsi eziandi
impana cum citharis, stivisque, lyrisque sonant haec» apparisce, che gli Italiani facevano uso della musica strumentale pr
cimo secolo, e sul principio del duodecimo. Di lui fanno menzione fra gli altri il Tritemio, Arrigo gandavense, e il Moreri
temio, Arrigo gandavense, e il Moreri, i quali l’annoverano anche fra gli scrittori ecclesiastici a motivo di dodici libri
ri lumi dalla lettura, o dal commercio coi saraceni. Noi ignoriamo se gli arabi conoscessero le note figurate, o per dir me
coll’uso del contrappunto, senza che sappiamo qual influenza avesser gli arabi in cotai cangiamenti. Rispetto alla poesia,
nenti al gusto hanno i loro principi comuni a tuti i popoli e a tutti gli spiriti, ne’ quali convengon gli uomini per puro
ipi comuni a tuti i popoli e a tutti gli spiriti, ne’ quali convengon gli uomini per puro istinto senza che ci sia d’uopo l
e ci sia d’uopo la comunicazion vicendevole; se il genio che riscaldò gli abitatori della fervida Arabia, presso ai quali l
ori dalle nuvole, il bacio d’un’amante ad un sorso dell’idromele, che gli eletti gustano in Paradiso, l’alitto voluttuoso d
ro versi era la mancanza d’immagini e di colorito poetico. Per lo più gli amanti esponevano la loro passione alle innamorat
saputo suonare un gran numero di stromenti. Ecco la strofa, che tutti gli annovera: «Il chant avec flutte ou trompette,   
regali, onde veniva rimunerata l’abilità loro. I Malatesti di Rimini, gli Scaligeri di Verona, gli Estensi di Ferrara, e Vi
erata l’abilità loro. I Malatesti di Rimini, gli Scaligeri di Verona, gli Estensi di Ferrara, e Visconti di Milano si disti
n frequenti scomuniche i loro congressi, o perché temeva che portando gli uomini al dissipamento servissero ad alienarli da
nosciuto perfettamente agli antichi, e che che ne dicano in contrario gli idolatri dell’antichità, e gli armenti della filo
ichi, e che che ne dicano in contrario gli idolatri dell’antichità, e gli armenti della filosofia che si pascolano negli or
non pensarono a dar all’impiego di poeta e di musico l’importanza che gli davano i Greci, giacché invece degli Stesicori e
l’altre tutte le belle Arti avvicina. Quel medesimo istinto che porta gli uomini ad esprimere coi particolari movimenti del
imenti del corpo l’allegrezza dell’animo, onde ebbe origine il Ballo, gli porta eziandio ad accompagnar i propri gesti con
a d’un amabile oggetto, quella medesima, infiammando l’immaginazione, gli sollecita poscia a significar i lor sentimenti in
io le ballate e le intuonate, ovvero siano canzonette che intuonavano gli amanti per dimostrar la loro passione alle donne
io, tempo in cui per celebrar il ritorno della primavera erano soliti gli amanti a piantare in faccia alle finestre delle l
si sovra pomposi carri trionfali guidati per le strade di Firenze fra gli applausi del popolo parecchie ingegnose allegorie
oetici che tuttora si leggono raccolti in due volumi, e ne faceva fra gli altri la musica un certo Arrigo Tedeschi, di cui
opolo che faceva profession di distruggere le arti e le scienze, come gli altri facevano di coltivarle. L’ignorante e conse
, come si vede fra le altre cose dalla bizzarra legge che costrigneva gli accademici a sortir qualche volta in pubblico a c
ssi a scrivere intorno ai principi specolativi di essa, e vennero tra gli altri illustrandola il citato Gaffurio, il Valgug
’ pregiudicati italiani che stimano se soli esser stati in ogni tempo gli arbitri del gusto nelle materie musicali, non han
de avendo poi congiunta l’arte alla natura fanno e di voce e di tutti gli strumenti quella pruova ed harmonia, che si vede
aminghi e Francesi furono avidamente cercati dalle corti italiane, ma gli Spagnuoli eziandio, e gran riputazione acquistaro
fra i più grand’inventori. Egli ebbe il coraggio di svelar all’Italia gli errori di Guido Aretino, e di scoprir le debolezz
uto rarissimo, comechè a fiera tenzone spingesse Franchino Gaffurio e gli altri partigiani di Guido, fu alla perfine abbrac
a ecclesiastica. Compagno nel merito, e non forse minor nella gloria, gli andò dal paro Cristoforo Morales, intorno a cui i
tanti altri che più assai ne troverrebbe chi con diligenza svolgesse gli autori italiani di quel secolo. Veggansi tra gli
diligenza svolgesse gli autori italiani di quel secolo. Veggansi tra gli altri il Bolsena, Antimo Liberati, e le opere di
ni. [25] Fu dunque l’eccedente amor della patria (il più lodevole fra gli eccessi quando non vien disgiunto dalla giustizia
mmo che rispondere a chiunque l’accusasse di parzialità manifesta. Ma gli Spagnuoli, i Francesi e i Fiaminghi, che si veggo
sarem di questo mostro infame? O Padre! O re del Cielo! Volgi pietosi gli occhi All’infelice Delo, Che a te sospira, a te p
me ancora il Pastor fido con tante altre, delle quali parlano a lungo gli eruditi. Dagl’intermedi, e dai cori passò la musi
ell’atto che le moltiplica, e la connessione che hanno fra loro tutti gli oggetti del gusto fecero avvertiti gli uomini di
sione che hanno fra loro tutti gli oggetti del gusto fecero avvertiti gli uomini di genio che l’immaginazione dei popoli ci
ta la disposizione del mio spirito. Ho diffusa l’allegrezza per tutti gli Esseri. Una truppa d’uccelli si è fermata ad asco
er tutti gli Esseri. Una truppa d’uccelli si è fermata ad ascoltarmi; gli ho presi senza la menoma resistenza, e ne fo copi
l palato degli sposi le squisitezze inventate da lui, e che acquistar gli fecero in altri tempi la riputazione del più dili
cercherò di correggermi ora rileggendole di nuovo, e mettendole sotto gli occhi del pubblico con gli opportuni riflessi. A
rileggendole di nuovo, e mettendole sotto gli occhi del pubblico con gli opportuni riflessi. A sei capi ponno quelle ridur
si conservava de’ Greci e de’ Latini danno argomento di credere, che gli arabi anziché gli antichi siano stati presi ad im
Greci e de’ Latini danno argomento di credere, che gli arabi anziché gli antichi siano stati presi ad imitare da essi.» Qu
ni del mondo, che hanno coltivata la poesia; la loro esistenza presso gli arabi non può non pertanto formare una ragione es
li giuochi di spirito e combattimenti poetici erano molto in uso appo gli Arabi. Dunque ec.» Ma i combattimenti poetici era
ci che con quella dei Greci e Latini. La ragione si è, perché sebbene gli arabi adottassero ne’ loro versi la misura e quan
he rendevano il verso più armonico. Dunque ec.» Ma in primo luogo, se gli arabi, per confessione del Signor Abbate, adottar
n si può dire, che i versi di questi avessero maggior somiglianza con gli arabici che con Latini e Greci. In secondo luogo,
che pretende il Signor Abbate, ciò non vorrebbe dir altro se non che gli arabi badarono ne’ loro versi all’accento di rinf
siatica, africana, americana, o europea, dove più o meno non trovinsi gli accenti di rinforzo, e il numero o ritmo proporzi
oltivarono presso ai provenzali. Fra i Provenzali, egualmente che fra gli arabi un mezzo certo d’ottenere l’accesso e il fa
presso ai signori ebbero i poeticomune a tutte l’età, e a quasi tutti gli antichi popoli. Lo stesso dell’usanza de’ trovato
i, e con piccole mutazioni di molte e diverse genti eziandio. I Greci gli chiamavano Rapsodi, gli scandinavi Runes, gli ant
ni di molte e diverse genti eziandio. I Greci gli chiamavano Rapsodi, gli scandinavi Runes, gli antichi tedeschi Minnesange
genti eziandio. I Greci gli chiamavano Rapsodi, gli scandinavi Runes, gli antichi tedeschi Minnesanger, e i peruviani Amaut
alle osterie della Granata arabo-ispana. Ma la ragione è chiarissima; gli altri autori non avevano preso a sostenere un sis
ale e forse maggiore giustezza che non agli arabi; essendo certo, che gli esempi del poetare, e la divisione dei poemi, e i
a a stamparsi una gentile impugnazione di questa mia proposizione non gli ha lasciato tempo di leggere attentamente le ragi
nei normanni e nei goti la tessitura dei versi, e la proporzione fra gli intervalli e i riposi nel metro?» Come provarlo?
intrinseca delle cose. La tessitura ne’ versi, e la proposizione fra gli intervalli e i riposi sono essenziali ad ogni poe
le che i loro versi non avessero una tessitura, e una proporzione fra gli intervalli e i riposi analoga a quella delle altr
ettentrione, di cui facevano parte i due popoli in questione. Che fra gli eruditi vi siano delle controversie intorno agli
ufaragio scrissero elementi di musica ed una raccolta di tuoni, e che gli Spagnuoli e i Francesi presero dagli Arabi alcuni
grandioso sistema della loro influenza sul resto dell’Europa, come se gli europei non avessero Trattati di musica anteriori
ei non avessero Trattati di musica anteriori a quell’epoca, e come se gli Spagnuoli e i francesi non avesser preso strument
insignificanti rapporti, avrebbe potuto con più ragione rimproverare gli altri, e non avrebbe imitato quell’Alcasto descri
sserito, che Federigo secondo gran protettore de’ poeti e de’ musici, gli richiamò da tutte le parti, per ornare ed illeggi
boschi, Bettinelli, Muratori, Crescimbeni, Quadrio, e prossochè tutti gli eruditi italiani? L’autore stesso non lo conferma
retino. La divinità si doveva a quest’ultimo colla stessa ragione che gli Egizi la davano ai gatti, ai serpenti, ed agli al
49 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro I. — Capo II. In quali cose si rassomigli ogni teatro. » pp. 8-13
oviamo perciò nella storia anteriori ad ogni altra produzione profana gli oracoli composti da’ sacerdoti gentili, le greche
può per una piena induzione sollevarsi all’ardua impresa di afferrar gli universali, donde comincia il sillogismo. L’uomo
de’ goti, ebbero in grande stima ed onore i loro bardi. Fiorirono tra gli antichi scozzesi ed irlandesi di origine celtica
i storia dalla prima età si va imprimendo nella fantasia. Oltre a ciò gli scrittori primitivi ambivano di scortarsi dal fav
Da tal punto i poeti teatrali rivolgono tutta la loro curiosità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzio
osità verso gli oggetti non religiosi, notano le grandi rivoluzioni e gli eventi mediocri, né scoprono l’ingiustizie, le st
hé in cambio di trattenere il volo delle fantasie de’ poeti, la legge gli ha costretti ad uscir dell’uniformità, a spianars
iamo portati a conchiudere, che troveremmo l’istesso parimente presto gli orientali e presso il peruviano, se gli storici e
mo l’istesso parimente presto gli orientali e presso il peruviano, se gli storici e i viaggiatori, da’ quali soltanto possi
50 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO VI. Teatro Greco. » pp. 66-74
i di prender fiatoa I primi cori contenevano le sole lodi di Bacco, e gli episodii parlavano di tutt’altro. Il popolo se ne
ontemporaneo di Solone provveduto di competente gusto e discernimento gli separò; e perchè si attenne sempre al solo tragic
discernimento gli separò; e perchè si attenne sempre al solo tragico, gli fu attribuita l’invenzione de’ la tragediaa, avve
vea trovata la maschera ed abolita la feccia, di cui prima tingevansi gli attoria, e Frinico accomodò quest’invenzione anch
cuni versi cosi pieni di robustezza, di energia e di arte militare, e gli rappresentò con tanto brio che scosse gli spettat
ergia e di arte militare, e gli rappresentò con tanto brio che scosse gli spettatori di un modo che nel medesimo teatro fu
che nel medesimo teatro fu creato capitano; giudicando assennatamente gli Ateniesi che chi sapeva tanto solidamente favella
ncora il tetrametro. Le favole che di lui si citano, sono: Pleuronia, gli Egizj, Atteone, Alcestide, Anteo, i Sintoci e le
ci p. 440 del l’edizione di Parigi. a. Di tre Cherili fanno menzione gli antichi. L’Ateniese quì nominato fu poeta tragico
51 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VIII « STORIA CRITICA DE’ TEATRI ANTICHI E MODERNI. TOMO VIII. LIBRO VIII. Teatri d’oltramonti nel secolo XVIII. — CAPO VII [IV]. Teatro Lirico: Opera Comica: Vaudeville. » pp. 192-230
ravaganze dell’Arlecchino fra gl’Italiani alimentavano l’ignoranza e gli errori popolari . Egli non seppe osservare che le
enisse in Francia per lo stile serio e grave che può accreditare appo gli incauti le loro rappresentazioni liriche ripiene
elle stesse mostruosità che, a suo giudizio, alimentano l’ignoranza e gli errori popolari. Reca in vero stupore che i migli
a favola, gl’eroi invulnerabili, i mostri, le trasformazioni, e tutti gli abbellimenti convenevoli a’ Greci, a’ Romani ed a
dittorio ammenttono tutto questo nella poesia scenica, in cui parlano gli uomini, e non già un poeta che si figura ispirato
vinità vidersi bandite dalla scena allorchè essa imparò ad introdurvi gli uominia. Scrissero ne’ principii del secolo pelte
enza che se ne cantassero le parole. La musica esprimeva a meraviglia gli affetti del personaggio, ne secondava i pensieri,
ci profondi, le Sauveur, e d’Alembert, e de la Grange fecero ammirare gli esami musicali nella più colta Europa. Si distins
madama Alard contasi tralle famose ballerine di quel tempo, come tra gli uomini di maggior nome si distinsero Dauberval, e
ali misurati dalla musica in azioni compiute eroiche e comiche. Verso gli ultimi tempi del precedente secolo e nel formarsi
ica da Mèhul e Cherubini, sono tutte opere mal riuscite. Beniouski, o gli Esigliati a Kamschatka opera in tre atti di Aless
lettevoli rappresentazioni chiamarono sì gran concorso che ingelosiva gli altri attori, ond’è che si divietò a tali attori
a la più ingegnosa opera buffa francese. La moglie di lui attrice che gli premorì, altre ne compose bene ricevute, e fralle
ne compose bene ricevute, e fralle altre Bastiano Bastiana nel 1753, gli Ammaliati nel 1757, ed Annetta e Lubino nel 1762.
ulinval nobile e ricco amandola perdutamente vuole sposarla. Zoe vede gli ostacoli che si oppongono a tale unione, e prende
e di lei amante viene a sollecitare l’effetto delle speranze che ella gli ha date, e si raccomanda alla pretesa vicina face
si, dice un giornalista, saputo trarre partito dal soggetto. In fatti gli espedienti dell’autore spesso falliscono per la d
li suole unirsi per quarto Bourgueil. Si sono parimenti arrollati tra gli scrittori del Vaudeville Despres, Deschamps, e i
IV. Teatri materiali. Si amano in Francia, universalmente gli spettacoli scenici di ogni maniera. Havvi almeno
lo sguardo alla meschinità de’ loro pubblici teatri. Le sale di tutti gli spettacoli di Parigi (dicono i nazionali) cioè qu
enza, strette, prive di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per gli attori, e per gli spettatori. Non è vero ciò, che
ve di ogni gusto, ingrate per le voci, incomode per gli attori, e per gli spettatori. Non è vero ciò, che diceva il Voltair
s ne godono senza sedere. È però vero che nè in Ispagna, nè in Italia gli spettatori si frammischiano con gli attori sulla
o che nè in Ispagna, nè in Italia gli spettatori si frammischiano con gli attori sulla stessa scena, come avviene in Franci
i del XVIII si è riparato all’inconveniente di mischiarsi sulla scena gli spettatori con gli attori. Vero è pur anche che i
parato all’inconveniente di mischiarsi sulla scena gli spettatori con gli attori. Vero è pur anche che il Teatro Francese r
esi. Non ebbero gran concorso alcuni drammi malinconici, come Jenny o gli Scozzesi, ed Eleonora di Rosalba dell’attore ed a
maggior frequenza. Ne’ teatri Feydeau e Favart concorrevano in folla gli spettatori alle opere comiche che vi si rappresen
niuna verisimiglianza sarebbesi a questi disceso col rappresentarvisi gli eroi dell’antichità; là dove con certa apparenza
endosi sotto il vessillo della verità e del senno prendendo ad imitar gli uomini anche nella scena musicale. Debbo però sog
52 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 186-194
lo vivente. Egli ha il fascino. Una larghissima vena di comicità, che gli zampilla su dal cuore, è entrata per modo nelle s
onfondon l’uomo e l’artista. E codesta fusione e confusione, a volte, gli permette famigliarità col pubblico, le quali niun
etto agli artisti di teatro, nella immaginazione dello spettatore ; e gli attori, in genere, che ne senton solleticata la p
teatro molto uccio, dando noia al trovarobe, e aiutandolo a fabbricar gli oggetti ; contraffacendo i compagni, tormentando
ogni genere, e recitando bene senza saperlo. Col crescere degli anni, gli si andò sviluppando, naturalmente, il cervello e
dia e le antichità quelle cose ch'ei predilige, son quelle ancora che gli dànno il maggior dei dolori. I più tra noi che di
iboccanti di popolo sì all’Otello, come alle Tre mogli per un marito, gli fu lungo tempo conteso. Le lotte per ciò sostenut
enze, delle vanità, e delle sicumere tutte sue…. L'assenza dal teatro gli sembrò la più giusta delle lezioni all’audace…. d
allora era ben altro dal Novelli d’adesso. La celebrità e l’agiatezza gli erano sconosciute. In quella compagnia disciplina
vista il Novelli ? Quando la poca o niuna responsabilità della parola gli lasciava una piena libertà di azione, egli soleva
i propositi. Una compagnia comica…. Non aveva un soldo. Battè a tutti gli usci ; non gli fu aperto :…. nè men risposto : ma
a compagnia comica…. Non aveva un soldo. Battè a tutti gli usci ; non gli fu aperto :…. nè men risposto : ma non si perdè d
nacia degna di chi ha la coscienza della propria forza, e vinse : chi gli rispose fu il pubblico…. Dalla prima sera fu tutt
nne e con accoglienze entusiastiche ; pensiero alto e generoso di cui gli deve saper grado ogni italiano. Di mezzo alle par
53 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo secondo — Capitolo decimo »
oeleau, che il satirico non perdeva occasione di motteggiarlo ovunque gli cadeva in acconcio. La sfortunata riuscita delle
essere il suo talento poco a proposito per la tragedia, e che meglio gli tornerebbe volgendolo ad altri generi di poesia.
prendendo egli ad abbellire il poetico mostro, che si chiamava opera, gli diè quella regolarità e quella forma, della quale
Ercole a Plutone; si rifletta al coro che nella Proserpina ringrazia gli dei per la sconfitta de’ giganti; si leggano i ve
ono sbanditi dal teatro, allorché si seppe far parlare dignitosamente gli uomini, e i madrigali, le antitesi, le acutezze a
l destar negli animi degli uditori il tumulto e il disordine di tutti gli affetti. Quindi s’accorciarono di molto i componi
i atti si ridusse a tre di cinque che solevano essere, si tolsero via gli inutili prologhi, i quali facevano altrettante az
evano contra ogni retto pensare. Una cognizione più intima del teatro gli fece avvertire che l’aria, essendo quasi l’epifon
luminato da lampadi sepolcrali. Venere tirata dalle colombe seguitava gli affumicati cavalli di Plutone, e il palazzo del s
la smodata licenza delle decorazioni, preparando con maggior saviezza gli avvenimenti, imbrigliando con certa regola la fan
ro. Invece non per tanto di questo fu introdotto il costume di finire gli atti con un’aria o con un duetto, onde si colse i
ltre virtù tutte ei le ritolse par fregiarne il teatro. Ovunque fatto gli venne di rinvenire caratteri grandi e forti gli d
teatro. Ovunque fatto gli venne di rinvenire caratteri grandi e forti gli dipinse felicemente senza confonderne le copie. E
etico genio. Il suo stile è corretto e sostenuto, l’invenzione varia, gli avvenimenti preparati meglio che per l’addietro n
eggiate con maestria, e decenza sconosciuta fino a suoi tempi, poiché gli oratori spirituali, genere di componimento invent
onati alle penne triviali. Appostolo Zeno vi porse mani aiutatrici, e gli rivestì di quella maestà che conviensi al linguag
da’ raggi del sole nel più puro mattino di maggio. La fretta con cui gli lavorava, poiché spesso appena otto giorni spende
to duro, e non è molto felice nella composizione delle arie. Talvolta gli cadono dalla penna alcune che si direbbe essere s
ridotto Ulisse all’estremo di doverne scegliere tra due fanciulli che gli vengono presentati avanti per condannar l’uno di
arrivare. Come il gran segreto delle belle arti è quello di presentar gli oggetti in maniera che la fantasia non finisca do
el teatro. Allora la prospettiva fu impiegata non più a esporre sotto gli occhi esseri fantastici, che non hanno alcuna rel
non hanno alcuna relazione con noi, ma a rappresentare ed ingentilire gli oggetti reali dell’universo. Ed allora il dramma
ramma sortì dalla schiavitù dove lo tenevano oppresso i macchinisti e gli impresari, e prendendo per compagne, e non mai pe
54 (1798) Addizioni alla Storia critica de’ teatri antichi et moderni « PARTE II — TOMO VI. LIBRO IX » pp. 145-160
o ad evidenza di essersi il lodato sig. Andres poco curato di leggere gli scrittori nazionali, de’ quali volle prendere la
scere per sua tal commedia, non è convenevole attribuirgliela, benchè gli appartenga; tanto più che si è nominato in altre
las Bodas de Camacho neglette dagli Apologisti. Los Menestrales ( gli Artigiani) commedia di cinque atti in versi endec
cconto che son per farne, potranno ad un bisogno prevalersi al solito gli apologisti nazionali senza citar l’Italiano che g
valersi al solito gli apologisti nazionali senza citar l’Italiano che gli prevenne. Tre di esse appartengono a don Leandro
titolato la Derrota de los Pedantes (la sconfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confon
rrota de los Pedantes (la sconfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confonde, e gli cacc
Pedantes (la sconfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confonde, e gli caccia in fuga co
nfitta de’ Pedanti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confonde, e gli caccia in fuga con piacer del pub
ti) in cui gli spaventa, gli dipinge, gli schernisce, gli confonde, e gli caccia in fuga con piacer del pubblico che gli ri
nisce, gli confonde, e gli caccia in fuga con piacer del pubblico che gli riconosce, compose la nominata Comedia Nueva, ove
on dolore la decadenza del nostro teatro, e desidera che si dissipino gli ostacoli che ne impediscono il miglioramento. Si
olte volte negli ultimi anni della mia dimora in Madrid si lasciavano gli entremeses, e seguiva all’atto la sola tonadilla;
in Italia, stimo di avanzarne quì al pubblico la notizia. Se v’ha tra gli esteri chi abbia con proprietà espressa in altro
medesimo Capo ed articolo, lin. 19 dopo le parole, ad un incendio che gli distrusse, si cangi come quì si scrive ciò che si
55 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo secondo — Capitolo decimoterzo »
ngentilirsi, e che da un sistema diverso da quello dei Greci potevano gli sforzi del genio far iscaturire nuove sorgenti di
ella Valle, ovvero in Firenze nel Calen di Maggio, sorsero in seguito gli spettacoli fino a farci sentire le maraviglie d’u
estri era unicamente rivolta a far valere il canto e la poesia, e non gli stromenti, avvisandosi con gran giudizio che ques
pricciosi maestri. S’accrebbe il numero e la qualità degli strumenti, gli accompagnamenti divennero poco a poco più ricchi,
all’eccesso il numero dei violini, si è dato luogo nella orchestra a gli strumenti più romorosi. I tamburi, i timbali, i f
uella al contrario confonde questa, potendosi dire a ragione che sono gli strumenti che cantano, non già il cantore. Ognun
a i pittori. Queste bellezze parziali, alloppiando in particolar modo gli orecchi dell’uditore, hanno fatto sì ch’ei cerca
re, e che non ritrova nella melodia vocale un compiuto diletto se non gli perviene ai sensi accompagnata dal colorito forte
a. Di modo che non si discernerebbe punto l’individuale argomento che gli strumenti prendono a dipignere, se le parole non
agli oggetti imitati; tutto ciò, io dico, è intieramente perduto per gli strumenti. E questa è la cagione altresì per cui
ta è la cagione altresì per cui le suonate, le sinfonie, i concerti e gli altri rami di musica strumentale, di rado o non m
sso dico s’egli prendesse a rappresentare i mugiti d’un mare agitato, gli urli dei mostri vaganti per le foreste, il romore
oso oggetto, ma nell’atto di profferire colla bocca il fatale decreto gli strumenti coi loro suoni non altro spiranti che t
ipessa in altro linguaggio che quella barbara sentenza «Sulle labbra gli sta, ma non sul cuore». [12] Mandane vorrà farla
orrà farla da eroina con Arbace, e rimproverandolo del suo tradimento gli dirà:         «No, non ti credo, indegno. Dimmi
do, indegno. Dimmi che un empio sei,         E allor ti crederò.» ma gli strumenti toglieranno, a così dire, il velo a que
ato del suono sarà più vigoroso, perché composto dall’unione di tutti gli elementi che lo compongono, e l’effetto indi prod
incominciamento al dramma. Non già ch’io non lodi l’usanza di suonar gli strumenti avanti che sortano i personaggi, la qua
o mormorio degli uditori, a svegliar la loro attenzione, e a preparar gli animi al silenzio ed alla compostezza. Condanno b
stretto a sentire fin da principio quel gener medesimo d’armonia, che gli toccherà poi in sorte d’ascoltare sì lungo tempo,
ari si riducono ad una sola formola ricavata da qualche libro, o come gli autori del Cinquecento, i quali tutti sospiravano
ircostanza affettuosa ed allegra. Tale sarebbe il ritorno di Ezio fra gli applausi e l’allegrezza d’un popolo che si vede p
sono talmente esprimenti che bastano esse sole a generare l’effetto, gli accompagnamenti divengono non solo inopportuni, m
alche maniera, benché imperfettamente, il suono dell’arpa. [20] Tutti gli strumenti che si percuotono coll’arco hanno più o
fino al ponticello, e da questo fino alla cordiera. Ed ecco il perché gli strumenti da corda e da arco s’impiegano nella or
i degli strumenti, o anche con un leggiero accompagnamento preparasse gli animi a sentir l’inno d’un ierarca ispirato, a ve
ntitolata il Ricimero doppo le seguenti parole «Mora: ma chi? Tolgan gli Dei, che imprima, Al genitor fatali Portentosi ca
ante, non deve essere indecisa quando pronunzia quelle parole «Tolgan gli dei ec.», le quali esprimono un sentimento risolu
o d’Admeto; che la misura che dà tanta mossa e vigore alla melodia, e gli accompagnamenti che ne aumentan l’effetto servano
non abbiano immediata relazione colle parole, essendo certissimo che gli episodi fuori di luogo non sono meno ridicoli nel
a di quello che lo siano nella oratoria e nella poesia. [26] Supposti gli accennati principi tanto più sicuri quanto che so
tiene nel lavorarle. Appena l’interlocutore ha finito il recitativo, gli strumenti cominciano una suonata o preludio chiam
ato ritornello. L’oggetto di questa piccola sinfonia è di ragguagliar gli uditori, agguisa di proemio, o preambolo, del sen
preambolo, del sentimento generale che dee regnare nell’aria. Cessano gli stromenti, e la voce del cantore prende a cantar
core. Crederemo che sia finita? Non per certo. Fa pausa il cantore, e gli stromenti riempiono l’intervallo replicando col s
do col suono i medesimi sentimenti del canto. E come se l’uditore non gli avesse intesi abbastanza, o si parlasse il lingua
a una persuasione intima che l’amor proprio fa nascere in noi, che se gli uomini, i numi, od il destino non rendono giustiz
le offuscan la voce fra le lagrime che le inondano il sembiante, fra gli amplessi onde si stringe al seno il freddo cadave
. Così nell’Avaro di Moliere allorché arriva a notizia d’Arpagone che gli è stata rubbata dal proprio figlio la cassettina
a mettersi nel fine delle arie. Senza l’abitudine che fa loro chiuder gli occhi su tante improprietà, gl’Italiani avrebber
edere la poca filosofia colla quale vengono regolati di qua dai monti gli spettacoli quanta questa: che il carattere della
è di loro, ma degli ascoltanti che chiedono con furore la replica. Ma gli ascoltanti non la chiederebbero con tanta smania,
dexteris meis», in tuono grave e posato i ora glielo canta a rondò, e gli ardenti cherubini si cuoprono rispettosamente il
ue il compositore ne mutila dieci. Se il senso rimane imperfetto poco gli cale; basta che non si generi fastidio al cantant
due campioni incolleriti saranno sul punto di battersi, ma la musica gli tratterà un quarto d’ora colla mano sull’elsa min
io! Il furore e la rabbia in un tempo di minuetto da ballo! Altro non gli restava che riserbar il tuono del Miserere per un
l razza si scaglia in un’arietta contro allo smarrito personaggio. Se gli ornamenti ch’essi appiccano a quelle parole ralle
se che si piglia nell’infausto avvenimento. L’uomo prudente ma freddo gli metterà posatamente avanti agli occhi le avversit
le che chiunque volesse o cambiar le arie loro o accomodar il motivo, gli accompagnamenti e l’espressione totale ad un’altr
ale di ciascun affetto che non conoscon neppure i gradi specifici che gli distinguono. Lo stesso motivo che serve di fondam
ciò conservando fedelmente il suo bel tempo in largo, il movimento, e gli accompagnamenti. [44] Non si ritrova pertanto nel
ivi, animati e piccanti, superiori a quanto in quel genere ci offrono gli oltramontani, ma sono tratti staccati cui manca l
i ha imparata sul cembalo l’arte di concertare le parti, di ritrovare gli accordi, di preparare, di risolvere, di combinare
sanza; pochissimi hanno i lumi sufficienti a conoscere i pregiudizi e gli abusi del loro mestiere, o conoscendoli, la buona
lo, che la loro esistenza tutta si raduni sulle punte dei diti, e che gli spartiti siano la carta geografica dove si compre
o guadagno; egli fa d’uopo confessare, che la musica soggetta a tutti gli accennati inconvenienti non può, e non ha potuto
i quaranta. Mancherà la sussistenza agli indigenti, i ponti ai fiumi, gli scoli alle campagne, gli spedali agli infermi, e
ussistenza agli indigenti, i ponti ai fiumi, gli scoli alle campagne, gli spedali agli infermi, e i provvedimenti alle cala
he, ma è fuor di dubbio che non mancherà la sua spezie di Coliseo per gli scioperati. La dimanda che oggidì fa il popolo it
sone giacciono polverosi e negletti, perché il popolo avido di novità gli pospone, dopo averli più volte sentiti, alle bamb
era al di sopra di quello che ottiene, ama sul principio nell’armonia gli accordi più naturali e più semplici, tali cioè ch
mune. E tal è la bassezza dell’amor proprio, che quantunque la natura gli si appresemi con tutti i suoi vezzi, cerca nonost
gli si appresemi con tutti i suoi vezzi, cerca nonostante di chiuder gli occhi alle vaghezze di lei, temendo che il mostra
’altro inconveniente. Quanto maggiore è il trasporto di un popolo per gli spettacoli tanto più grande è la libertà che conc
amate sono sicure di ottener il perdono di qualunque loro arditezza, gli uditori sono indulgentissimi con chi è lo stromen
ha messo al crogiuolo del tempo e del giudizio pubblico le opinioni, gli errori, le verità, e le produzioni degli artefici
i dai concorrenti. Quindi l’amore della singolarità, il disprezzo per gli antichi metodi, il discostarsi dai maestri e il c
ce, viva, di gran nettezza, e di ottimo gusto ha meritamente riscossi gli applausi dei più rinomati teatri. Né meno celebri
e sapere i fonti onde la musica strumentale ritrae la sua imitazione, gli troverà rintracciati con molta sensatezza e filos
spagnuolo dell’Abate Don Giuseppe Isola scritto a fine di correggere gli enormi abusi introdotti nella eloquenza sacra, e
56 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO IV. Teatro Americano. » pp. 40-58
ù tuttavia selvagge, che poco più di tre secoli indietro vi trovarono gli Europei, dopo che, seguendo le tracce immortali d
incontrarsi ballando. Col ballo s’intimavano le guerre, si placavano gli dei, si celebrava la nascita di un fanciullo, e l
iso, la voce, e così bene accomodati alle loro varie espressioni, che gli Europei durano fatica a credere che sia una scena
indole di que’ popoli, nella quale trionfa una sana morale. Ebbe pure gli Haravec (vocabolo corrispondente ad inventore, tr
aschere ed invenzioni. È probabile che un rito così strano precedesse gli spettacoli teatrali, ne’ quali veggonsi più ordin
assistendovi il maggior inca con tutta la corte. Il luogo, il tempo e gli spettatori esigevano decenza e gravità, e gli Ama
e. Il luogo, il tempo e gli spettatori esigevano decenza e gravità, e gli Amauti vi conservarono questo lodevole carattere
, ne riportavano ricchi doni e favori particolaria. Non erano adunque gli attori del Perù schiavi abjetti come i Cinesi, be
i trova nel l’antico continente. Nella Nuova Spagna non solo trovansi gli spettacoli del l’antica, ma la famosa città del M
di statura e d’idioma più che altrove dolce ed elegante, vince tutti gli altri Messicani. Chiapa-de los Indios è la città
mai più da veruno imitati. Vi si eseguiscono poi con destrezza tutti gli esercizii ginnici spagnuoli, come corse di tori e
tichi riti e costumi conservata una viva e cara rimembranza, che solo gli attuali loro padroni potranno a poco a poco cance
uriosi Saggi Apologetici troppo presto obbliati) che io numerassi tra gli argonauti Italiani, che aprirono il cammino del N
za marittima ,non si acquistò tanto credito fra i suoi compagni, che gli accordarono volentieri una parte principale nel d
to pel sentiero segnato dal Colombo un giudice maligno e parziale che gli forma un processo criminale, lo dichiara colpevol
nel continente americano la specie de’ leoni affricani e asiatici; ma gli Europei diedero il nome di leone al l’animale che
57 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO IV. Teatro Americano. » pp. 28-41
ia selvagge, che poco più di due secoli e mezzo indietro vi trovarono gli Europei, dopo che seguendo le tracce immortali de
incontrarsi ballando. Col ballo s’intimavano le guerre, si placavano gli dei, si celebrava la nascita di un fanciullo e la
iso, la voce, e così bene accomodati alle loro varie espressioni, che gli Europei durano fatica a credere che sia una scena
indole di que’ popoli, nella quale trionfa una sana morale. Ebbe pure gli Haravec (vocabolo corrispondente a inventore, tro
schere ed invenzioni. E’ probabile che un rito così strano precedesse gli spettacoli teatrali, ne’ quali veggonsi più ordin
assistendovi il maggior Inca con tutta la Corte. Il luogo, il tempo e gli spettatori esigevano decenza e gravità, e gli Ama
e. Il luogo, il tempo e gli spettatori esigevano decenza e gravità, e gli Amauti vi conservarono questo lodevole carattere
ne riportavano ricchi doni e favori particolari38. Non erano adunque gli attori del Perù schiavi abjetti come i Cinesi, be
si trova nell’antico continente. Nella Nuova Spagna non solo trovansi gli spettacoli dell’antica, ma la famosa città del Me
di statura e d’idioma più che altrove dolce ed elegante, vince tutti gli altri Messicani. Chiapa de los Indios è la città
mai più da veruno imitati. Vi si eseguiscono poi con destrezza tutti gli esercizj ginnici Spagnuoli, come corse di tori e
tichi riti e costumi conservata una viva e cara rimembranza, che solo gli attuali loro padroni potranno a poco a poco cance
rtazione di que’ suoi curiosi Saggi Apologetici) che io numerassi tra gli argonauti Italiani che aprirono il camino del Nuo
nza marittima, non si acquistò tanto credito fra i suoi compagni, che gli accordarono volentieri una parte principale nel d
to pel sentiero segnato dal Colombo un giudice maligno e parziale che gli forma un processo criminale, lo dichiara colpevol
nel Continente Americano la specie de’ leoni Affricani e Asiatici; ma gli Europei diedero il nome di leone a quell’animale
58 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo secondo — Capitolo duodecimo »
tica armonia ai trionfi ed alle conquiste? Qual distanza infinita tra gli autori d’un libretto dell’opera e i legislatori o
usico con una iscrizione od un sonetto, e nel collocare, che facevano gli antichi, tra le costellazioni la lira d’Orfeo com
iamo a disaminare. Noi abbiamo un contrappunto, del quale si dice che gli antichi non avessero alcuna notizia; abbiamo un’a
facendo vedere che la musica greca perdette il gran segreto di muover gli affetti a misura che si venne scostando dalla sua
n’armata, e se ne riporta una compita vittoria. Bisognava civilizzare gli Arcadi, perché troppo sanguinai e feroci? Il solo
o sull’armonia si costringono a cantare con certe regole i fanciulli, gli adulti e i vecchi, e l’Arcadia, che dianzi era il
le ed incorrotta nella sua istituzion primitiva. Furono singolari fra gli altri quelli di Sparta e di Creta. Tutte le loro
corde di più alla lira. Da ciò si rileva altresì il perché in seguito gli uomini più saggi fra i Greci, persuadendosi che f
cantar nei convitti le lodi degli dei e degli eroi affine d’impedire gli affetti della ubbriacchezza tanto più pericolosa
etti della ubbriacchezza tanto più pericolosa a que’ tempi quanto che gli animi non ancor dirozzati si trovavano naturalmen
esprimersi con più esattezza, altro non era che l’arte di far valere gli accenti della poesia. Separati che furono codesti
ltro celebre musico e poeta mossero guerra al nascente corrompimento; gli sforzi loro altro non fecero che ritardar per poc
ro altro non fecero che ritardar per poco la malattia senza impedirne gli effetti. [9] Il genere ditirambico divenuto alla
poesia, del ritmo e della musica. I compositori per distinguersi fra gli altri non seppero rinvenir altra via che la novit
assila ebbe a dire che la musica, agguisa della Libia, generava tutti gli anni un qualche mostro di nuova spezie113. Dopo l
le mentovate meraviglie della greca, se pur talvolta riesce di muover gli affetti, ciò non l’ottiene se non se slontanandos
atto scender dal cielo l’intelligenze superiori, e cavati dall’abisso gli spiriti. Credevano altresì che per mezzo dell’arm
vevano coll’acqua pei suoni freddi che generavano. L’armonia, secondo gli Arabi, era la panacea, ovvero sia rimedio univers
r tutte le malattie fondate sui tuoni dell’oud o liutto, come v’erano gli aforismi morali e i luoghi topici dell’arte orato
’era slontanato con fermo proposito di non più ritornarvi. L’idea che gli Arabi si formavano della musica si potrà meglio c
li stesso i suoi cantici al suono dell’arpa. «Il piloto vigilante con gli occhi fissi sulla bussola e premendo colla mano i
leggi armoniche, ci fa restringer quest’arte in così brevi limiti. Ma gli antichi, i quali aveano di essa nozioni più gener
cipio e vagante senz’altra regola che l’orecchio, né altra misura che gli spazi di tempo impiegati nel proferir le parole,
Che si dirà poi dell’arte che avevano i loro musici nel contrasegnare gli accenti, onde così spiccata e sensibile rendevasi
uoni ch’entrano nella composizione d’un canto. Secondo Isaacco Vossio gli effetti di questa misura del tempo si trovano anc
rimenti l’evoluzioni militari che dispongono i soldati al coraggio, e gli aiutano nella fatica118.‌ Tal era l’affetto che q
rlo negli alterni battimenti del pettine allorché il suo parrucchiere gli pettinava i capegli. [18] I Greci lo consideravan
sione che ecciterebbe se sopposta fosse ai nostri sensi. Ora, siccome gli oggetti dell’universo agiscono sopra di noi con v
un qualche oggetto che agisse con imbarazzo, tardità, o fatica? Ecco gli spondei, e i molossi venivano in aiuto del compos
fissato che la trasposizione d’una sillaba sola bastava per cangiarne gli effetti. Di ciò ne basti arrecar una pruova. Essi
oco) adoperavano il giambo per guerreggiare coi loro nemici mentrechè gli autori drammatici all’incontro facevano uso del t
ndo di mano in mano il vigore ai vecchi che ballano nel coro. Secondo gli accennati principi il sistema della prosodia anti
o più adattate per esprimere l’avarizia, la petulanza, il fanatismo e gli altri vizi, e quali metri esprimano meglio le vir
. Noi studiamo presentemente, e ci applichiamo alla varietà de’ modi, gli antichi a quella del ritmo». 120 Indi ne ricava p
rinseca della greca armonia, chechè abbiano voluto dirci in contrario gli scrittori della storia musicale e i traduttori e
i dalla musica l’individuale cagione che dovea generarla. Però sempre gli vediamo intenti a trascegliere quei tuoni, quelli
gli vediamo intenti a trascegliere quei tuoni, quelli intervalli fra gli altri, quei menomi componimenti specifici che sem
i semituoni e di terze minori, era fatto per esprimere la tenerezza e gli amori. L’enarmonico, il più complicato e difficil
trumenti che si conveniva all’età ed al sesso. Secondo Giulio Polluce gli uomini adoperavano le tibie perfettissime, e seco
sto. Come la musica risorse fra noi ne’ più barbari secoli, nei quali gli spiriti non ancor digrossati erano incapaci d’abb
lcuna tra le arti di bisogno e quelle di puro diletto. In conseguenza gli autori o inventori delle note musicali contenti d
legia, la satira, l’ode, l’epigramma, l’idilio, l’egloga, la sestina, gli sciolti, le terze rime, l’ottava rima, la pastora
non mai disgiugnendosi l’una dall’altra, i confini della musica erano gli stessi che quelli della poesia. I nostri composit
uviae dum fata, Deusque sinebant.» e quest’altro d’Annibal Caro, che gli serve di traduzione: «Spoglie, mentre al Ciel pi
sapendo se la sillaba “spo” sia più lunga o più breve della sillaba “ gli ” o della sillaba “e”, non sa precisamente se alla
a sua patria)126 mostrano di far poco conto del vantaggio che avevano gli antichi nel regolamento del tempo, quasi che simi
nte costretto a cangiar di misura, principalmente in quei luoghi dove gli intervalli della voce essendo meno marcati, e con
isione non si possono misurar molti ritmi che attissimi sono a muover gli affetti. Con qual misura, per esempio, si rendere
esclusi dalla nostra misura, ma per le ragioni allegate finora anche gli altri che dai grammatici vengono chiamati anfimac
ra regnante127.‌ Se non è concepibile in qual guisa le voci diverse e gli strumenti cantassero tutti all’unisono nei cori d
che il compositore debba esprimere un sentimento di allegrezza, e che gli intervalli più a proposito per rappresentare siff
i del tenore, del contralto e del basso procedano simultaneamente per gli altri intervalli mentre il soprano corre successi
o il restante è costretta a prevalersi di que’ tali elementi che sono gli stessi per esprimere ogni e qualunque spezie d’af
osizione essere obbligata, come lo era la greca, a scegliere non solo gli intervalli in genere tra il grave e l’acuto, ma g
cegliere non solo gli intervalli in genere tra il grave e l’acuto, ma gli intervalli in ispezie di maggiore o minore estens
ostro sistema musicale e quello degli antichi, e indicati in generale gli inconvenienti annessi alla nostra armonia, pare c
o le opinioni d’un solo, il disprezzo che ha per la capacità di tutti gli altri. Sentano essi adunque parlare due scrittori
ica (parla dei Greci) era finalmente e precipuamente diretta a muover gli affetti dell’animo, dove la nostra ha per iscopo
ncipalmente l’allettare e pascere il senso, e a trarre in ammirazione gli ascoltanti mercè la finezza dell’arte praticata i
ante belle invenzioni di Pitagora si sia perduta anche questa, di cui gli innamorati d’oggidì n’avrebbero un sì grande e sì
. Rispetto a modi siamo egualmente nella oscurità, non trovandosi tra gli antichi e moderni scrittori alcun filo sicuro che
chi ripon la sua essenza in una spezie differente di diapason; circa gli strumenti ci è del tutto ignota la maniera con cu
ie, o flauti semplici, doppi, obliqui, destri, o sinistri, trovandosi gli autori discordi a segno, che al medesimo strument
sommo di così mortificante avventura, scontrandosi poi nel Bourdelot, gli pestò il viso a forza di pugni dovuti più che all
la artifiziosa, e non valevole ad altro che a venire in contrasto con gli emoli suoi, né essere da uomo libero non avendo f
59 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo terzo — Capitolo decimosettimo, ed ultimo »
paratamente i rimedi, e di ridurre la musica, la poesia, il ballo, e gli altri rami appartenenti a cotesto delizioso spett
a maggior illustrazione dell’argomento. Al vantaggio non mediocre che gli amatori illuminati di siffatte materie potranno c
che i saggi dell’antichità risguardavano come il dono più grande che gli dei avessero fatto agli infelici mortali, formò m
ire che fra tutte le materie questa è forse quella intorno alla quale gli uomini si sieno vieppiù esercitati. Ma da una ban
a considerare la sua parte grammaticale, di cui ci esposero soltanto gli elementi; dall’altra poi i filosofi a niente bada
nto di vista ancor più vantaggioso de’ primi. Si sono finora limitati gli uomini ad insegnarci l’accozzamento de’ suoni, a
o, ch’io sappia, ha prestato per anco il servigio medesimo. E siccome gli obbietti d’imitazione nella musica sono infinitam
infinitamente più moltiplicati e molto meno costanti e sensibili che gli obbietti delle altre arti, avendo essa di più il
acere anche allor quando non ottiene il fine di acconciamente imitare gli oggetti, così fa d’uopo convenire essere oltre mo
prendente che di tali obbietti fanno i più degli artisti, i quali non gli adoperano le più delle volte fuorché ad abbellire
si parla o si scrive sopra le belle arti, si sono giammai consultati gli antichi senza ritrarne gran frutto? Egli è vero b
n cade in acconcio l’esporvi, o Signore, i differenti significati che gli autori più antichi e que’ de’ secoli posteriori a
enti ed appassionati. Lo stesso m’è venuto fatto d’osservare in tutti gli altri piedi da me indicati, ed ho ravvisato con p
con piacere (e meco l’hanno parimenti ravvisato i più dotti artisti e gli amatori dell’arte, ai quali comunicai le mie espe
) accordarsi esattamente l’osservazioni degli antichi colla natura, e gli esempi miei colle osservazioni degli antichi. [5]
iugne in appresso esservi dei monosillabi assai più lenti e più tardi gli uni degli altri, e ad esempio ci addita le parole
pevole190. [6] Da quanto ho l’onore di dirvi, o Signore, ne viene che gli antichi non ebbero il costume d’affastellar più n
un qualche motto della lunga controversia che durò sì lungo tempo tra gli eruditi, e che non può ancora dirsi spenta intorn
sare i suoni di questo linguaggio veramente musicale in occasione che gli stranieri erano avidi d’impararlo considerandolo
à breve di sua natura, ove unicamente sarà segnata con accento acuto; gli è questo un‌ opporsi tutto ad un tratto al sentim
più aspri o più dolci, più lenti o più rapidi, più deboli o più forti gli uni degli altri. Prescindendo da ogni pregiudizio
i assai poco la gagliardia e la maestà che attribuivano a questo modo gli antichi, alla molle dolcezza del nostro “A-mi-la”
tà de movimenti e de’ modi, ma ancora di quelli de’ suoni; studio che gli antichi aveano molto a cuore, e che caldamente ra
applico alla melodia quel riposo di cui son tanto gelosi i pittori e gli architetti. La mancanza di questo induce dell’imb
ncordemente che fosse sconosciuta agli antichi. Il Signor Burette fra gli altri ha esposta quest’opinione con un’erudizione
ro imitarsi. In tali circostanze i suoni meno atti ad unirsi insieme, gli accordi i più disparati, e più aspri si cangiano
la poesia antica formava la principal sua imitazione, ed è perciò che gli antichi l’hanno mai sempre risguardata come l’ess
uelle che hanno per oggetto le cose non adatte alla fantasia, e tutti gli esseri fisici; chiamo fantastiche quelle che rapp
tutti gli esseri fisici; chiamo fantastiche quelle che rappresentano gli esseri morali e le idee della imaginazione, che n
e tragedie d’Eschilo, e di Sofocle, può senza dubbio maneggiar ancora gli argomenti tragici, grandi, e regolari. E appunto
to il mio ardore s’è acceso di nuovo. Il vostro consenso ha dileguati gli ostacoli, che fin ora aveano rallentato il mio co
dove si dimostrerà che il diletto che ci arrecano i diversi generi e gli stili diversi nella pittura, nella scoltura, nell
o. Tutta l’opera oltre la chiarezza alla quale si cercherà di ridurre gli spinosi, ed astrusi principi della espressione e
renderla capace di gareggiar colla greca. Ne contento d’incorraggiar gli altri col consiglio precedette loro ancora coll’e
cque soavi         Ecco di verdi erbe, carca la terra ride. Scacciano gli alni i soli, co ’le frondi, co’ rami coprendo,   
e l’italiano si vede costretto a dire in tre parole “io aveva fatto”, gli antichi si sbrigavano con una sola “feceram”; e m
llaba il suo quantitativo valore, lo che non potrebbe farsi, mancando gli esempi negli autori classici che o per una autori
e colla leggiadria del suo canto, che non il recitativo. Ecco perché gli Italiani hanno sempre considerata l’invenzione de
contrasto la preferenza sulla musica delle altre nazioni, nonostante gli abusi a cui va frequentemente soggetta, e dei qua
od in camera, ma non da mettersi in teatro. In secondo luogo, perché gli inconvenienti, a’ quali il Brown vorrebbe ovviare
rché gli inconvenienti, a’ quali il Brown vorrebbe ovviare, rimangono gli stessi nel piano proposto. S’é il poeta che parla
anza si passa dal racconto all’azione? Con qual verità si suppone che gli uditori nel sentir parlare il poeta abbiano di co
60 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — Di Venezia, 21 marzo 1620.Venezia, 16 di giugno 1618. » pp. 513-520
prove della sua presenza nella Compagnia de' Gelosi ; ma nè anche per gli anni successivi. Per questi anzi se n’ avrebbe ta
coi Gelosi al fianco d’Isabella Andreini, per la quale avea composto gli Scenarj che la misero più in voga, come La fortun
ici li sia prohibito per questo anno il recitar comedie, e ciò perchè gli era stato dato da lui il maggior disgusto che pot
tillato come uno spagnuolo, la vince nel cuore di Fiorinetta su tutti gli altri, per quanto sfoggio essi facciano delle lor
cenziarsi per costà il nostro Sig.r Flaminio Scala, et io quasi quasi gli avevo consigniato non so che ostriche per Mad.ª S
piene di vento, et soggiungendomi egli che si moveva per ubbidire, io gli supplicai, che già che egli sapeva non poter serv
e difficultà nel mantenersi uniti, come è solito de Comedianti. Et io gli lasciavo (come si dice) cuocere nel loro grasso,
magre, quando l’uno e quando l’altro cominciorno a venirmi a rompere gli orecchi, ma tutti a una non domandavano se non, u
detto et ridetto che non mi volevo impacciare di questo affare ma che gli farei sapere quanto mi pareva bene per utile loro
desiderio, mi tornorno tutti a dire, con humiliss.e preghiere di non gli abbandonare, che erono rissolutiss.i di non si vo
oler disunire, ne separare in modo alcuno, et che però in tal modo io gli comandasse che erano prontiss.mi ad ubbidire, ma
o a costoro che per 7 anni continui mi hanno obbedito al cenno, se io gli havessi rovinati et sprofondati, come loro tengon
saputo trovar parole da principiare non che da persuaderglielo. Però gli ho risposto che faccin bene che io gli aiuterò se
n che da persuaderglielo. Però gli ho risposto che faccin bene che io gli aiuterò sempre, e così li ho licenziati. Mi sono
la torre di Babel e non una compagnia de comici, se disunendo questi gli mescolassi con altri. Troppo dolce suona negli or
tri. Troppo dolce suona negli orecchi il nome della libertà, et etiam gli animali vivuti qualche poco in sieme non si fanno
imi et conosciuti i Lelij, le Florinde, le Flamminie, i Frittelini et gli Arlichini tutti huomini desiderosiss.i et ambizio
san troppo usi, et hanno rotte troppe scarpe in quel mestiero, et io gli ho per scusati, perché ancor' io più volentieri h
o delle volontà non è cosa terrena, ne da lontano si posson rimediare gli inconvenienti. Non voglio anche tacere a V. S. un
rtunità di tutti cotesti comici di cotesta compag.ia trattenuti costì gli faccia per strano dare orecchie, et dare qualche
61 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 142-145
verità personificata ; ammirato e stimato da Gustavo Modena (V.) che gli diresse lettere su argomenti d’arte, capocomico f
ella quale era anche primo attore. Richiamato dal padre a Milano, ove gli fu permesso di alternar l’arte della scena con la
ammirazione sconfinata per l’incomparabile artista, la quale su tutti gli profuse in privato epistolario e su per le gazzet
neo, sempre spiritoso, sempre giocondo, tu semini la gioia, tu ecciti gli applausi, tu desti l’ammirazione. O quanti attori
ello stoico, appagati degli applausi…. ma tu sogghigni, e mi dici che gli applausi sono una moneta in commercio non ricevut
ava sul pubblico. Quanto al Meneghino, egli s’adontava ogni qualvolta gli si desse il nome di maschera…. e lo si mettesse i
n italiano il D. Ippolito nel Filosofo celibe del Nota, riscuotendovi gli universali applausi. Ma, pur troppo, l’oro, come
versali applausi. Ma, pur troppo, l’oro, come accennava il Brofferio, gli mosse la guerra. Aveva preso in affitto il Teatro
62 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — [Dedica] »
ca che ci rende sensibili alle bellezze e ai difetti e che, indicando gli errori altrui, ci premunisce contro alle inavvert
men necessari ai progressi dell’umano spirito di quello che lo siano gli slanci del genio sempre coraggioso, ma talvolta p
ma talvolta poco avveduto. Il primo è come il microscopio applicato a gli occhi della ragione. La seconda è quel freno salu
dell’autorevol vostro suffragio codesto tenue saggio del mio zelo per gli studi voi, che siete solito d’accogliere con tant
rno alle opere di Mengs avete fatto vedere che il talento di regolare gli affari non è incompatibile con quello di conoscer
63 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 689
arpagiola Andrea. Padovano e non figlio d’arte (il nome di Parpagiola gli venne da una prossima parente, Dama di Corte di M
e da una prossima parente, Dama di Corte di Maria Luisa di Parma, che gli aveva lasciato parte delle sue fortune) era il 18
nia Duse ; e il n.° 4 di quell’anno delle Varietà teatrali di Venezia gli tributa parole di moltissima lode. Con lettera de
u il Vitaliani uomo di specchiata moralità, e un senile pervertimento gli procacciò processi, e pur troppo anche la carcere
64 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 644-646
lo spirito in bando : E mentre le strofe dei canti sommesso parlando gli van, gli passan, gli passano avanti le larve di u
to in bando : E mentre le strofe dei canti sommesso parlando gli van, gli passan, gli passano avanti le larve di un giorno
: E mentre le strofe dei canti sommesso parlando gli van, gli passan, gli passano avanti le larve di un giorno lontan !… « 
io la chioma tua d’or ! » E dolce la bionda figura nel sogno sorrider gli pare ; poi lieve via via nell’oscura tenèbra dile
a dilegua, scompare…. Ma in aria invisibili canti pur sempre parlando gli van e passan, ripassano avanti le larve d’un gior
Armando, ch’egli soavissimamente incarnò, e in cui ben pochi ebbe che gli si accostassero. Nè ormai si fermò all’interpreta
65 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — Dato al castello di Versailles l’ 8 aprile. » pp. 364-378
l’atto matrimoniale) e da Giovanna Maria Gti (?). All’età di tre anni gli morì il padre : e la madre volse alla educazione
o italiano a Parigi (Tommaso Antonio Visentini), che recitava appunto gli arlecchini, e tentatosi invano di surrogarlo degn
ne’ Gemelli bergamaschi, commedia in un atto di Florian, per la quale gli furon dettati questi versi : Dis-moi, Carlin, pa
llevarlo di una perdita di 50,000 fr. per fallimento del depositario, gli procacciò, dopo morto, un elogio funebre, che res
vrebbe dovuto formarsi una onesta fortuna : ma la bontà del suo cuore gli procurò sciagure da parte di coloro cui diede int
ua felicità ne fu scossa. Talvolta, amareggiato nel fondo dell’anima, gli accadde di esclamare : Ho paura di non esserci ch
n ; atto di decesso e d’inumazione, contratto di matrimonio, ecc. Fra gli oggetti, che in un ingente furto commesso in suo
so in suo danno un giorno che egli era andato a desinar fuori di casa gli furon rubati, era anche un orologio antico portan
lio di lui, dirà che le cose nuove non appartengono ai debutanti, che gli attuali e provetti devono essere preferiti ; il f
 : aveva saputo così bene guadagnare la benevolenza del Parterre, che gli parlava con una libertà e famigliarità, di cui no
bblico, o con esso far qualche scusa ? A lui si addossava tal peso, e gli ordinari suoi avvisi erano altrettanti aggradevol
uoi avvisi erano altrettanti aggradevoli trattenimenti fra l’attore e gli spettatori. Tuttavia anche a lui accadeva talvol
si alla ribalta ; e famigliarmente e sottovoce con un garbo tutto suo gli disse : Signore, l’altra metà del pubblico se n’è
che il bambino che tien Rosaura è il figlio di Arlecchino. Pantalone gli ordina di prenderlo e restituirlo a suo padre. Sc
i affidargli il loro figliuolo. Arlecchino si schermisce, dicendo che gli appartiene ; Celio replica ch’ei potrebbe inganna
gno di suo marito, giunge dolendosi del suo destino. Volge mestamente gli occhi verso la capanna, rimpiangendo la pace che
capino giunge col figlio d’ Arlecchino sotto il suo mantello. Rosaura gli si accosta per muovergli rimprovero ; Scapino la
contadino del rapimento di suo figlio, e avvicinatosi ad Arlecchino, gli strappa con destrezza, e strappa anche a Camilla
losia. Arlecchino appare, mentre questi si lascia andare al furore, e gli chiede suo figlio, e tanto l’importuna, che Celio
eau dinanzi alla Corte, e non piacque, a cagione di certe libertà che gli artisti s’aveano prese, mescolando alle scene tra
scene e facendo andar commedie intere a rotoli. Nè tale indignazione gli venne da speciale amore ch’egli portasse a quell’
nè mi son mai lasciato sedurre dagli applausi. E tanti furon davvero gli applausi, che ad essa dovette il Goldoni la sua a
letta. Questo illustre autore parve averci ricondotto per alcun tempo gli spettatori, con molte opere che i conoscitori han
rghe cognizioni per poter dare all’ingegno suo tutta la giustizia che gli è dovuta. Adunque non potendo apprezzar come si c
o nella classe de’comici, poichè nelle compagnie delle altre nazioni, gli attori, che sono almeno una trentina, non recitan
e nostre Compagnie dovran cedere di fronte alle Compagnie forestiere, gli artisti forestieri debbono tutti per natural sens
66 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo secondo — Capitolo undecimo »
alia! In quella nazione cioè dove per poco non s’innalzanda per tutto gli altari al sublime genio del poeta cesareo; dove i
inse con ingegnosa adulazione da una sola banda acciò che guardandolo gli spettatori, ammirassero le maestose sembianze sen
contribuisce a lisciar le dizioni; ora framischiando artifiziosamente gli ettasillabi cogli endecasillabi per dare al perio
e’ numi il nume         Canori accenti         Spiegò talor; Se fra gli armenti         Muggì negletto         Fu solo ef
assalir le stelle,        Fu donna sola, e imbelle        Quella, che gli atterrì.» [7] Nel che è da osservarsi l’artifiz
musica accomodando lo stile lirico alla drammatica in maniera che né gli ornamenti dell’uno nuocono punto all’illusione de
nchè non torna al mar. Al mar dov’ella nacque,        Dove acquistò gli umori,        Dove da i lunghi errori        Sper
sul pregiudizio. Osservisi la disinvoltura dell’autore nel presentare gli avvenimenti. Un sol verso, una sola parola gli ba
’autore nel presentare gli avvenimenti. Un sol verso, una sola parola gli basta alle volte per far capire ogni cosa. Osserv
volte per far capire ogni cosa. Osservisi l’arte colla quale informa gli spettatori in sul principio di ciò ch’è lor d’uop
ché tende a schivare le lunghe dicerie dei tragici del Cinquecento, e gli ambiziosi ornamenti di moderni Francesi, ma perch
da meraviglia e da stupore ascoltando l’elevatezza de’ sentimenti che gli mette in bocca il poeta in una delle situazioni p
itore di quella città, ove trasse i natali. «E che tant’ami in lei?» gli addimanda Serse sdegnato. Alla quale interrogazio
Osservisi ancora di qual impareggiabile poetica venustà rivesta egli gli argomenti più astratti della filosofia; come fra
ne fra i critici illuminati se possano degnamente trattarsi in poesia gli argomenti metafìsici, attesa la difficoltà che si
distinto: ei non soggiace a forma,        Come tutto il creato: e se gli assegni        Parti, affetti, figura, il circons
segni        Parti, affetti, figura, il circonscrivi        Perfezion gli togli. Ach. E quando il chiami        Tu stesso e
Petrarca) il primo poeta filosofo della sua nazione. [22] Nè di meno gli è debitrice l’arte della decorazion teatrale. Que
squadre di Sammete e le guardie reali, vincitrici al fine rincalzando gli altri, lasciano vuota la scena. Verso il fine del
er le lagrime, che ha cavate loro dagli occhi, si è l’arte di muovere gli affetti. La sua eloquenza è il «lene tormemtum» d
do colla sua cetra. «Quella cetra ah pur tu sei,         Che addolcì gli affanni miei,         Che d’ogni alma a suo talen
vato deliquente si lagna cogli dei perché, lasciandogli il suo cuore, gli abbiano fatto il dono d’un impero; in questa ti l
ano di sposo ad un suo odiatissimo nimico, o di vedersi uccider sotto gli occhi l’unico suo figliuolo. «Prenditi il figli
are l’attenzione delle belle: ci voleva in allora la metà della vita, gli errori d’Ulisse e le dodici fatiche d’Ercole. Ne’
rcarono bensì alcuni scrittori d’opporsi alla general corruzione, tra gli altri Leone Ebreo, il Bembo, lo Speroni e il Cast
tti loro la foggia platonica di amare, e facendo scender di nuovo tra gli uomini quella vergine celeste, che avea servito d
a le favole poetiche l’amore eroico del tempo de’ paladini, e rimandò gli aerei ragionamenti degli scioperati scrittori al
volmente è divenuto signore degli animi quanto che le persone gentili gli appone il loro spontaneamente, nulla temendo da l
e aquile romane sbigottite dal furore di Attila; sentir sospirare fra gli allori trionfali un Cesare arbitro del destino de
, la sapienza, la grandezza, il valore, in una parola quanto avvi fra gli uomini di più cospicuo, e di più rispettabile pro
o grado l’eloquenza del cuore, né sa meglio di lui porre in movimento gli affetti, inviluppar gl’interessi e metter l’uno a
continui è costretto a condurre: a quella varietà che maneggia tutti gli stili, che dipinge tutti i caratteri e che trasco
e ed ardita immaginazione, la quale tante e sì maravigliose stranezze gli fa trovare per via, e che sì eccellente il rende
’Anglante per le campagne; quanto è più pregievole strappar dal cuore gli affetti che descrivere i palagi incantati, penetr
il prostituire i più trillanti colori della toscana poesia dipingendo gli osceni atteggiamenti di Fiammetta, e di Alcina, l
lente di melodrammi, nel qual genere non ha avuto l’eguale finora, ma gli è debitrice in parte eziandio di quella perfezion
oi Guadagni, e coi Pacchiarotti possono con qualche ragione chiamarsi gli allievi del Metastasio, essendo certo che a tanta
verranno a combinarsi spontaneamente nella sua mente, le vaghezze, e gli ornamenti gli si presenteranno innanzi senza cont
mbinarsi spontaneamente nella sua mente, le vaghezze, e gli ornamenti gli si presenteranno innanzi senza contrasto, ed ei s
minar meglio. Metastasio è il Palladio e il Vignola, e i maestri sono gli esecutori. Quindi con non minor verità che eloque
l suo genio riscalderà il tuo; tu sarai creatore al di lui esempio, e gli occhi altrui ti renderanno ben tosto quei pianti
o da quella energica e rispetabile follia del bello, che caratterizza gli amabili favoriti della natura. Bisogna saper vers
nda i moti suoi         Ogni Zeffiro leggier.» [37] Così si vincono gli autori imitandoli. Una cosa che non dee tralascia
darsi senza eccezione certe sue frasi, come sarebbe a dire: «Svenare gli affetti, Opprimere in seno la fiamma adorata del
viati, o adotterà quelle formole mosse dall’autorità dell’inventore o gli perdonerà volentieri qualche neo di stile e di li
osa, o troppo visibilmente marcata; s’abbia tolta l’arte d’intrecciar gli accidenti da Calderon, autore ch’aveva tra i suoi
al cosa basta per dare agli oggetti imitati quell’aria di novità, che gli rende pregievoli. I miei lettori amerebbero forse
el teatro. Non v’è un solo fra suoi drammi, (s’eccettuati non vengano gli oratori e qualche altro breve componimento) dove
ell’impetuoso e feroce Radamisto. Ma qual interesse ho a prendere per gli affettati sospiri di Amenofi, di Barsene, di Cleo
ta la notte riposare pel disagio recatogli da una foglia di rosa, che gli si era sotto il fianco ripiegata. [42] Cotali rif
        S’è debolezza Amor. Quando da sì bel fonte         Derivano gli affetti         Vi son gli eroi soggetti,        
Quando da sì bel fonte         Derivano gli affetti         Vi son gli eroi soggetti,         Amano i numi ancor.» [43
an Catone non si sarebbe versato sulla tomba della romana libertà, né gli avanzi della più sublime virtù, che abbiano ammir
tore fortunato. [44] Nè può piacere al buon senso che uomini nati fra gli scogli della Mauritania, o sulla riva del Gange,
Certo non è.» [46] E chi non riderebbe ascoltando quel Polifemo, che gli antichi chiamarono «mostro smisurato, orrendo e d
zione a quello dell’affetto, e il preferir al linguaggio della natura gli sfoggiati ornamenti dello spirito. Nulla di più c
Chi ha la serenità d’animo che basta per descriverci così alla minuta gli oggetti esterni, muove un forte sospetto d’ipocri
ega intempestivamente ad Emilia la passione che ha per lei, e ch’essa gli risponde:                            «Qual mal p
la; che i personaggi invece di badar agli avvenimenti che hanno sotto gli occhi, s’intertengano insieme a far delle lunghe
sa lo scambievole amore tra Farnaspe ed Emirena promessi sposi sotto gli auspizi del padre che sa gli ostacoli che frappon
Farnaspe ed Emirena promessi sposi sotto gli auspizi del padre che sa gli ostacoli che frappone alla loro unione il conquis
enzio, un rossor, quel che non dici            Farà capir. Son facili gli amanti            A lusingarsi. Ei giurerà, che l
i giurerà, che l’ami:            E tu quando vorrai            Sempre gli potrai dir: nol dissi mai. Em. Non so dove s’appr
per conseguenza a tali cagioni anziché all’autore debbano attribuirsi gli accennati difetti. Un Aristarco più severo di me
sendo certo che quei poeti altro non ebbero in vista che di riscuoter gli effimeri applausi di un volgo stolido di spettato
i un uomo di talento si conosce appunto dal sollevarsi ch’ei fa sopra gli errori e i pregiudizi dell’arte sua; che l’irrevo
ppena vi si ritrova un solo personaggio che conservi il carattere che gli vien dato dalla storia, o che sarebbe proprio del
ei numi, niega a Cesare sotto un pretesto leggierissimo l’udienza che gli aveva dianzi promessa, né si sdegna di mischiare
; che tutti si scoprano appunto nelle stesse circostanze, e quasi per gli stessi mezzi; che gl’intrecci siano ovunque e dap
drammi di Metastasio può quasi dire di averli scorsi tutti quanti che gli scioglimenti riescano non solo troppo uniformi, m
dannava, col qual atto eroico disingannato alla perfine il barbaro re gli concede il desiderato perdono, o perché l’amata e
ituazione, ma come torna più in acconcio al poeta. Da essa deriva che gli attori parlino ad alta voce, se la intendano e si
uistione in suo favore, s’impiantano altrettante di nuovo quanti sono gli scrittori che s’addurranno in difesa108. [65] Ma
eta per censurarlo. Deponga egli (io glielo prego) se venuto in mente gli fosse cotal sospetto. Protesto ampiamente che la
Regolo, Temistocle, la Betulia liberata, il Gioas con pressoché tutti gli altri oratori sacri; come buone l’Ezio, l’Artaser
me già fece di quello di Lino e d’Orfeo. 94. [NdA] È fama che sotto gli auspizi della presente imperatrice delle Russie s
di sopra in Metastasio la sua maniera di trattare l’amore, sembra che gli rubbi in seguito la stessa lode facendo vedere ch
convengono. Quella ne loda l’uso più volte felice: questa ne condanna gli abusi, e l’uno e gli altri debbono essere esposti
loda l’uso più volte felice: questa ne condanna gli abusi, e l’uno e gli altri debbono essere esposti con imparzialità, e
67 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO III. Teatri Orientali. » pp. 17-27
icolari di ogni teatro. Cominciamo dagli Orientali. Prima che altrove gli spettacoli scenici inventaronsi nel vasto antichi
lascia di ammirare la loro abilità di rappresentare, e sono in pregio gli attori eccellenti, e si encomiano soprattutti que
ata incantatrice illusione che tiene sospesi ed attaccati alla favola gli ascoltatori. I Cinesi non distruggono questa bell
l primo di essi, che equivale a un prologo, chiamasi Sie-Tse, e tutti gli altri Tche. Quanto alla musica trovasi da tempo r
musica, anche Chun uno de’ più celebri Imperadori Cinesi, che secondo gli storici della nazione regnava intorno a 22771 ann
i prima dell’Era Cristiana, col suono del Kin si accingeva a trattare gli affari dell’impero. E perchè ogni dinastia ebbe u
te impresso, e quando i Mandarini d’armi e di lettere si uniscono per gli esami, e quando il Capo de’ discendenti di Confug
cui non si uccida alcuno. In tre ore di rappresentazione si espongono gli evenimenti di trent’anni. Comparisce fanciulla, a
isimile e grande atta a produrre l’illusione che sola può trasportare gli ascoltatori in un mondo apparente per insegnar lo
a ben condursi nel vero30. Oltre alle rappresentazioni riferite hanno gli Orientali coltivati da gran tempo i balli pantomi
e. Un solo musico di età avanzata e per lo più il più brutto di tutti gli uomini le segue e le accompagna con uno stromento
68 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro II. — Capo V. Stato de’ Teatri in Francia, Inghilterra, e Alemagna nel medesimo Secolo XVI. » pp. 242-251
si solo di prescrivere agli attori di rispettar la regina, altrimenti gli avrebbe fatti impiccare. I Giuochi de’ Piselli P
ne perderono il teatro, il quale tornò a convertirsi in ospedale. Se gli sforzi di quel re, amante del sapere e degli uomi
ettacoli, nel 1561 ne fé rappresentar diversi in Fontainebleau, e fra gli altri una commedia tratta dall’Ariosto degli amor
elmo una giovane ch’egli ama e fa passar per sua cugina, e finalmente gli scopre il secreto: J’aime ta femme et avec elle
mpi si cerca di dissimulare; egli é solo sorprendente (soggiugne) che gli ecclesiastici, i quali vi son ritratti, non abbia
no! Inghilterra Non erano meno grossolani delle farse francesi gli spettacoli scenici dell’Inghilterra in buona part
ero tanti letterati per far risorgere la greca poesia drammatica, per gli cui sforzi furono imitati, ed esposti all’ammiraz
verso e la prosa. Morì d’anni 55 nel 1616, e per onorarne la memoria, gli fu eretto un magnifico monumento nell’abadia di W
San Pietro. Ancor quando non vennero animati dallo spirito di partito gli alemani di quel tempo presero gli argomenti dalla
ro animati dallo spirito di partito gli alemani di quel tempo presero gli argomenti dalla religione e dalla sacra scrittura
duzioni dallo spagnuolo, dal latino, e dal greco. La prima s’intitola gli Amori di Melibeo e del Cavalier Calisto, tragedia
Bayle art. Chocquet. 167. M. d’Argentré Histoire de Bretagne presso gli Aneddoti delle Regine di Francia, tom. III. 168.
69 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo terzo — Capitolo decimosesto »
cciata la penna luminosa del genio. Al presente restano a disaminarsi gli ornati fra i quali il ballo ottiene un luogo così
essa guisa che i gesti fuori di misura non formano cadenza. Gli uni e gli altri, per costituire un’arte, hanno bisogno d’es
a dalla dolcezza inerente a qualunque tuono. Nel secondo raccogliendo gli accenti precisi della voce umana in qualunque sit
ursi un siffatto strumento, ma havvi ogni apparenza di credere che se gli uomini non avessero sviluppato giammai l’organo d
sperienza ci fa vedere che i fanciulli, non sapendo ancora articolare gli accenti, trovano pure il segreto di farsi intende
za profferir parola la sommità de’ papaveri, che grandeggiavano sopra gli altri; Dario re dei Persi, che essendosi inoltrat
ra a que’ popoli, si vede comparir avanti da parte loro un araldo che gli appresenta una rana, un topo, un uccello e cinque
pattuiti significati, serve a trasportare da un luogo all’altro tutti gli arcani della galanteria, senza temer la gelosa vi
ica, alla educazione pubblica, alla guerra e al culto religioso. Come gli dei e gli eroi furono tenuti poeti e musici così
educazione pubblica, alla guerra e al culto religioso. Come gli dei e gli eroi furono tenuti poeti e musici così furono anc
sofia dal cielo, colui che dall’oracolo fu riputato il più saggio fra gli uomini, il maestro di Eschine, di Platone, e di S
aglia per accendersi al coraggio, nel sortire di essa per ringraziare gli dei, d’intorno al talamo coniugale per augurare l
fatto ignude e divise in più cori innanzi al simulacro di Diana sotto gli occhi della gioventù maschile, e in presenza del
o rappresentativo sono le stesse che esigono le azioni drammatiche, e gli argomenti della oratoria. Debbe cioè apparire la
e, un filosofo che silogizza (e in questi esempi si racchiudono tutti gli altri di simil genere) non sono modelli opportuni
nza della pantomima. [12] Come la poesia ha i suoi diversi stili così gli ha parimenti la danza, e i vizi e le virtù di ent
plicazione del ballo nella prima maniera, e così è fama che facessero gli antichi, appo i quali le intiere azioni tragiche
attore. Ma siffatto sistema eseguibile forse per poco tempo e mentre gli spettacoli erano sul nascer loro non poteva conti
mpo sulla scena un altro linguaggio che distrugga l’ipotesi, e che se gli spettatori si prestano di buon grado ad un genere
ulla storia o sulla tradizione. Così perché la storia ci assicura che gli Spartani usavano d’un certo ballo particolare nel
problema non farebbe nemmeno una questione, poiché basterebbe volger gli occhi a qualunque teatro per vedere quanto spazio
episodio straniero al soggetto, ed io sfido tutti i Pitraot, e tutti gli Angiolini dell’Europa a trovare un ballo pantomim
questo che sedusse gl’inventori della drammatica, determinandoli fra gli altri errori a troncar i componimenti per metterv
ra esse cavalcavano due amorini con le loro facelle accese in mano, e gli archi, e turcassi alle spalle. Innanzi al carro p
tri erano la più bizzarra cosa del mondo; ma non si può dir a chi non gli ha visti, com erano. La quarta fu un carro di Giu
e tanto naturali, ch’io stesso non sapeva come fosse possibile, e pur gli avevo visti e fatti fare. Innanti due aquile e du
ro infinito di strumenti che suonavano diverse sinfonie rispondendosi gli uni agli altri a vicenda. Dopo aver fatto mostra
ler non per tanto smuover il globo e scaricarsi da un peso enorme che gli avea per tanti secoli gravate le spalle, consegna
sso ai Francesi, erano quelli detti della corte antica, ne’ quali fra gli altri compositori si distinse particolarmente Ben
i. [26] Vennero in seguito i balli tratti da soggetti allegorici dove gli enti di ragione, e le figure imaginarie come il R
la cadenza più marcata, dalla qual novità commossi secondo il solito gli adoratori del rancidume si diedero tosto a gridar
per la rappresentazione delle pastorali da lui modulate e celebre fra gli altri divenne uno chiamato il Granduca. In seguit
vegga brillare ne’ fiori, che traluca nelle pietre più preziose, che gli uccelli più rari se ne adornin le piume, e che se
perigliose, gl’inganni, le frodi, le menzogne piacevoli, le lusinghe, gli artifizi, le buffonerie, le lepidezze, e le novel
ccaria, di Gleim e d’altri poeti stimabili non meno che cogli Hendel, gli Stamitz, i Bach, i Nauman, i Gluck, gli Hayden, i
li non meno che cogli Hendel, gli Stamitz, i Bach, i Nauman, i Gluck, gli Hayden, i Graun e tanti altri rispettabili profes
esentata in Vienna fece quasi fremere dallo spavento e dalla sorpresa gli spettatori lasciando in dubbio gli astanti se il
re dallo spavento e dalla sorpresa gli spettatori lasciando in dubbio gli astanti se il prodigioso effetto che risentivano
arono i più rinomati componimenti182. Angiolini campeggia in oggi fra gli altri non meno per la bravura nell’inventare e ne
apparisce chiara e sensibile agli occhi dell’ottimo giudice, e quando gli effetti che ne risultano sono tali appunto quali
più atti alla persuasione, egli otteneva l’intenta di volgere ovunque gli tornava in acconcio le menti e lo spirito dei Rom
drò che le linee tirate da loro invece di tendere ad un centro comune gli sono anzi divergenti, se attenuta non ritroverò n
con ragione) che o l’arte è fallace e imperfetta di sua natura, o che gli artefici lontano dall’averla perfezionata l’hanno
Di farmi distintamente comprendere l’azione ch’egli mi metterà sotto gli occhi, di regolarla colle leggi che prescrive il
e intesa dagli spettatori. Ecco le belle parole che mi danno l’arte e gli artefici. Le attengono in pratica? Esaminiamolo.
no quelle che per mezzo degli altri sensi vi si trasmettono; perocché gli altri sensi non rappresentando all’anima se non s
rti non isvegliano se non se uno scarso numero d’imagini, laddove per gli occhi manifestandosi tutto quanto è l’oggetto all
dri una successione, un muovimento che mettervi non ponno i pittori o gli scultori condannati a non esprimere fuorché un so
nsin allora di benefizi, e che ha fatto di già il suo testamento dove gli lascia un immenso retaggio? Come mettere avanti g
o testamento dove gli lascia un immenso retaggio? Come mettere avanti gli occhi l’idee riflesse di Bruto, i suoi rimorsi, l
ccò in sorte ad altri, che dall’isola di Lemno tra Isipile, Giasone e gli Argonauti si videro trasferiti dal pantomimo ai c
bandona ad una spensierata allegrezza. Balli dove si fanno gambettare gli esseri meno a proposito traendo dal loro ritiro i
ene formi un quadro spaventoso e terribile, fa tuttavia esposto sotto gli occhi troppo gran violenza all’imaginazione184. B
ro, e si danno scambievolmente ballando segni di tenerezza, senza che gli spettatori possano comprendere il perché. Ecco ap
nzatrici del loro fortunato ritorno. [39] Ho cercato di mettere sotto gli occhi l’argomento dell’anzidetto ballo con una ch
to dell’anzidetto ballo con una chiarezza che certamente da niuno fra gli spettatori si ravvisava sul teatro di Bologna dov
eo la grotta, il mare, il vascello, i marinari, la tempesta con tutti gli altri episodi posticci ed inutili. [40] A tale pr
il muovimento che deve avere per generare l’interesse.» Quindi è che gli eroi della favola o della storia imitati dai ball
i timori la dura sentenza che m’ispirano essi. Se vogliamo conservare gli altri piaceri più delicati e più gentili farebbe
e di gusto s’avvicinano ad essa) il volgo, dico, è quello che regola gli spettacoli, e della sorte loro imperiosamente dec
essa la convenzione di parlare e non quella di suonare, il sentir poi gli strumenti che fanno in certo modo da interlocutor
uogo il coro furono così grandi che giunsero a far ristuccare di esso gli uditori a segno di costringerli (come lo dice un
ia, e ne facessero perdere la pazienza ai suonatori. Tanto è vero che gli uomini giudicano degli oggetti a misura delle dis
exions sur la poésie et la peinture, Tom. 3. Sec. 10. 182. [NdA] Fra gli altri merita particolare stima Don Vincenzo Marti
nto. Ma altro è il narrare siffatte cose, altro è l’atteggiarle sotto gli occhi. Orazio ce lo insegna colà dove dice      
a fantasia di chi ascolta è abbandonata a se stessa, e n’ingigantisce gli oggetti a misura che gli sente. Nella rappresenta
è abbandonata a se stessa, e n’ingigantisce gli oggetti a misura che gli sente. Nella rappresentazione ella è circoscritta
r fronte agli spettri. Omero in più luoghi delle sue opere mi dipinge gli dei poco dissimili dai mortali, hanno eglino pell
l paro degli uomini, il poeta dunque non ismentisce se stesso qualora gli fa venire alle prese con loro, né gli spettatori
on ismentisce se stesso qualora gli fa venire alle prese con loro, né gli spettatori hanno occasione di ributtarsene essend
70 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VIII « LIBRO VIII. Teatri settentrionali del XVIII secolo. — CAPO I. Teatro Inglese. » pp. 232-294
urpavano, sarebbe forse a suo favore decisa la lite di preferenza. Ma gli affetti universali dell’uomo trovandosi variament
e sapere l’elevarono fra’ suoi alla carica di segretario di stato, e gli diedero nella repubblica letteraria il nome di po
. Anton Maria Salvini la tradusse dall’originale in toscano idioma, e gli Accademici Compatiti di Livorno la recitarono nel
le Nestenus. Piena di energia e di quella maschia eloquenza che eleva gli animi singolarmente in quanto appartiene al carat
t sur aucun thèâtre . Non v’ha scena dell’atto I che non si aggiri su gli amori di Porzio, di Marco, di Giuba, di Marzia, d
mpronio, o sulla congiura tramata da questo scellerato con Siface che gli rassomiglia. L’atto poi termina all’inglese, cioè
oco. Fatto ciò, la rigetto. Egli determina di rapirla travestito con gli abiti di Giuba. Bella pensata! dice egli stesso,
Strana cosa è certamente che il saggio Adisson non abbia schivato nè gli abusi della scena tragica francese ed inglese rig
ire, che ne disapprovò le scene staccate che lasciano il teatro voto, gli amori freddi ed insipidi, una cospirazione inutil
ser questa una risposta particolare ad una censura generale fatta per gli amori subalterni, non di Marzia e Giuba soltanto,
vrei…Di rimanere oppresso Non dubitar, che allora Tu solo non basti, gli dice Cesare, ed io potrei I giorni miei sacrific
a accanto alla mia. È condotto in iscena il corpo di Marco, e Catone gli va incontro dicendo, Welcome mi son, «benvenuto,
esare!                 Per lui i votati Decii, I Fabii cadder, vinser gli Scipioni. Anco Pompeo pugnò per Cesar! i maggiori
accenna, e mostra. Eternità! pensier grato e tremendo! Il sonno poi gli aggrava gli occhi, ed egli vuol prima soddisfare
mostra. Eternità! pensier grato e tremendo! Il sonno poi gli aggrava gli occhi, ed egli vuol prima soddisfare a questo bis
                         Colpa o timore Svegliano altrui, Caton non gli conosce, A dormire o morire indifferente. Catone
erva morendo la sua grandezza d’animo non meno che la tenerezza verso gli amici, pe i quali egli cerca se può far qualche c
i egli cerca se può far qualche cosa negli ultimi momenti. Sul finire gli sopravviene un dubbio sull’avere troppo affrettat
he osservammo sin dal principio di questa istoria, che presto o tardi gli uomini raccolti in grandi o picciole famiglie son
more di esservi morto. I di lui genitori sussistono stentatamente per gli scarsi soccorsi della stessa Carlotta. Wilmot che
da l’affettuoso servo Randal, ed essendo egli vicino a partire Wilmot gli dice: Addio… Ti arresta. Tu non conosci il mondo
rlo conosciuto; pria di separarci debbo darti un consiglio… asciugati gli occhi, o Randal; se piangi, non potrò parlare. Od
? vuoi mutar fortuna? Lascia i libri, rinunzia alla filosofia, studia gli uomini; questo solo studio ti basterà. Tu da essi
così sciocco di fidarsi della tua apparente onestà. Mi consigliate ( gli dice il servo) a far quello che voi avreste vergo
ato corrivo, vorrei che tu fossi più accorto; vorrei che tu trattassi gli uomini come essi meritano, come hanno trattato me
uicidio detestabile per mezzo di un delitto minore. Ella piange, ella gli rimprovera la vita passata. Wilmot si fa sedurre.
iusto che noi vi siamo tormentati. Egli entra. Agnese lo seguita con gli occhi, ne descrive i movimenti che esprimono i di
ati da chi ignora il segreto di commuovere e di chiamar le lagrime su gli occhi con minor quantità di colori oscuri, potrà
arà morta nella tragedia, venga fuori co’ medesimi abiti a far ridere gli spettatori. Un critico Inglese censura seriamente
ciò che dicesi gran mondo, avendo animati con tinte vivaci e naturali gli uomini ben nati e male educati, falsi, doppii e f
commedie francesi ove trionfa un solo carattere principale, rimanendo gli altri illuminati da una luce riflessa, in questa
menti ajutati dalla musica e dal ballo. Egli con due dissertazioni su gli spettacoli che formano una specie di storia del t
lla Siddons eccellente attrice, alla quale tributano gl’Inglesi tutti gli elogii per la verità, l’espressione e l’energia,
tira ardita sopra tutti i ceti, non risparmiandosi i nobili, le dame, gli avvocati, le persone di corte, e fin anco i minis
i. Il Mendico che nell’ultima scena torna in teatro col commediante, gli dice: Nel corso dell’opera avrete notata la gran
spettacoli nazionali. Vi fu poscia richiamata; ma sembra che di tutti gli spettacoli scenici l’opera italiana sia colà la m
armonia di tutto l’edificio . Di gusto e di capacità somigliante sono gli altri due teatri. Più armonia si scorge in quello
porzioni di cerchi, ma di poligoni tanto la parte anfiteatrale quanto gli scaglioni della platea. Il teatro di Drury-Lane v
nobili; benchè per questa parte trovinsi in Europa diversi teatri che gli uguagliano ed alcuni che gli superano. Ma niun te
te trovinsi in Europa diversi teatri che gli uguagliano ed alcuni che gli superano. Ma niun teatro del mondo ha pareggiati
e di Galles con quattrocento. Concorsero ad aumentarne il fondo anche gli spettacoli scenici. Gl’impressarii prestarono gra
pettacoli scenici. Gl’impressarii prestarono gratuitamente la sala, e gli attori lasciarono in beneficio della società le l
si schierarono sul teatro 75 giovanetti, de’ quali niuno oltrepassava gli anni diciotto, e quaranta uomini provetti vestiti
a pompa! che decorazione invidiabile! Oh chi potesse congiungerla con gli ornati, le dorature, i cristalli e le superbe ill
71 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » p. 11
ulminato dalla celeste maledizione. L’indole diversa dell’uomo cangia gli effetti delle passioni. Los-Rios di cuore corrott
suggello dei reprobi. Già la tromba propagatrice delle umane vicende gli dà il nome di terribile, e le opere sue singolari
e da tutti ; ma ciò non basta a toglierli la taccia di scellerato che gli empi suoi delitti hanno scolpita a caratteri di s
zione, e mantengono sempre vivace la scena. Ciò fu anche in vista che gli animi giornalmente da gravi cure oppressi, richie
72 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome III « STORIA DE’ TEATRI. LIBRO SECONDO — CAPO II. Prima Epoca del Teatro Latino. » pp. 16-128
lità (all’usanza de’ Cureti e de’ Lidii, da’ quali traevano l’origine gli Etruschi) riuscì ad essi molto grato, Ma confusa
oesia scenica, la quale nè anche doveva coltivarsi senza gl’impulsi e gli esempli or degli Osci, or della Magna Grecia, or
à maggiore alla poesia rappresentativa recarono a Roma dalla Campania gli Osci, i quali vi furono chiamati a rappresentare
fiume Volturno alcune sue spie pratiche del parlar Osco per esplorar gli andamenti del nemicoa. In secondo luogo stabilito
uo in Roma la gioventù Romana volle sottentrare a rappresentarlo dopo gli attori nativi di Atella, e se ne riserbò il dirit
hiavi e perciò mirati con disprezzo e reputati infami. Appresso a ciò gli attori Atellani non perdevano il nome ed il dirit
se drammi migliori? Perchè, secondo il nostro avviso e del Casaubonb, gli arguti copiosi sali e le vivaci piacevolezze che
la denominazione d’Italia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e gli Enotriia, e che più tardi
azione d’Italia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e gli Enotriia, e che più tardi poi sotto
ia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e gli Enotriia, e che più tardi poi sotto nome d’Italia
nza del Cantel? Le parole impudiche dagli Osci si dissero oscene a, e gli Osci presero il proprio nome dall’oscenitàa. L’un
are che egli I toglie agli Osci l’originalità di tali favole da tutti gli antichi loro accordata, 2 che le crede la stessa
a supporre che le Atellane non sono indigene de’ nostri paesi, ma che gli Osci le presero da’ Fenici, perché questi le port
risparmiarsi la pena che si diede di distruggere ciò che ne scrissero gli antichi, e di edificare su di un fondo arenoso. F
ie e commedie seguendo i Greci ma per essere stato il primo a volgere gli animi degli spettatori dalle satire alle favole t
atori dalle satire alle favole teatralia, per la cui rappresentazione gli fu assegnato il portico del tempio di Pallade. La
ia presso Lecce, ed un’altra presso Taranto; ed alcuni autori trovano gli additati monti nelle vicinanze di Taranto, ed alt
pecie di versi adoperando, con eleganza superiore a quell’età, deride gli auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl
si adoperando, con eleganza superiore a quell’età, deride gli auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl’interpreti
on eleganza superiore a quell’età, deride gli auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl’interpreti di sogni, aggiug
ralmente la greca tragedia. Per vederne la guisa possono confrontarsi gli squarci che soggiungo. Nella tragedia di Euripide
ante il pretendere che il proprio gusto abbia ad essere norma a tutti gli altri! Comprendo che la pratica del teatro dimost
ranchezza (come seguendo Bayle fassi da alcuni i quali sogliono mirar gli oggetti da un lato solo) che in ciò il Francese s
tto chiamato Saurea. Ricorre a Libano suo servo assai trincato. «Io ( gli dice) amo mio figlio e voglio esserne amato. Così
ceve poi Argirippo, il quale con questa chiave riapre quell’uscio che gli era stato chiuso in sul viso. Si destina la cena,
re il vecchio insieme col Villano fortunato, la moglie fa vestire con gli abiti di Casina il servo Calino rivale escluso, i
ima col rustico marito, indi col vecchio commarito, come dice Plauto, gli respinge a pugni e a calci, e gli caccia in fuga.
ecchio commarito, come dice Plauto, gli respinge a pugni e a calci, e gli caccia in fuga. L’azione termina con iscoprirsi C
artenente al Ruffiano, che contiene molte ricchezze e una cestina con gli ornamenti infantili della fanciulla Palestra e va
nti infantili della fanciulla Palestra e varii altri contrassegni per gli quali un dì potesse conoscere i proprii parenti.
favola Plautina, nel quale scagliansi diversi tratti satirici contra gli spergiuri, i litiganti di mala fede e i falsi tes
reso di Pasicompsa l’amata di Carino. Chiede a un servo chi ella sia, gli è dato a credere essere una schiava comperata dal
igliuolo per servire alla madre. Il vecchio si abbocca col figliuolo, gli parla della schiava, dicegli non esser propria pe
ugne, lo consola, intercede per lui presso il padre, e ne ottiene che gli ceda Pasicompsa. Notabilo, a mio avviso in questa
allicle vecchio onorato, cui Carmide partendo raccomando i figliuoli, gli rivelò il segreto del tesoro, affinchè questo ins
ondizione dargliela indotata, vuole assegnarle un picciolo podere che gli è restato. Ripugna Lisitele per non ispogliarlo d
, i panni addosso Taglino a questo e a quello, il falso e il vero Non gli trattien, purchè quanto alla bocca Lor si presen
il sentimento degli undici seguenti versi latini, ne’ quali ringrazia gli Dei per essere arrivato salvo in quella città ove
volesse durare una fatica più leggiera, si metta ad arzigogolare con gli etimologisti ghiribizzosi, i quali, a guisa dell
iano, Copto. Un uomo che avesse sì strano gusto, copiando alla peggio gli scarsi Dizionarii di tali lingue antipodiche, avr
degli etimologisti imperiti e di Arlecchino; per la qual cosa Annone gli parla nella lingua del paese, e viene a sapere ch
ltro in risposta che un non ne ho . Vede Sagaristione altro servo, e gli va incontro. Dopo i saluti, questi gli domanda,
de Sagaristione altro servo, e gli va incontro. Dopo i saluti, questi gli domanda, che si fa? Si vive , risponde Tossilo;
iesce. Sagaristione osserva che l’amico è pallido e sparuto. Tossilo gli confessa di essere innamorato. Che mi dì tu, queg
attende. Saturione con giubilo comprende esser lui l’amico atteso, e gli va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu
gli va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu giungi , Tossilo gli dice, bene a tempo, caro Saturione. Menti, amico
alcuna di queste inezie che i Francesi chiamano turlupinades. Tossilo gli dice ch’egli mangerà, purchè si ricordi di ciò ch
. Tossilo gli dice ch’egli mangerà, purchè si ricordi di ciò che jeri gli disse. Mi ricordo, si , risponde, che non vuoi c
, purche tu mi venda satollo , replica Saturione. Tossilo allora così gli dice. Vanne dunque in casa, previeni la giovane,
mo tali vesti e fregi? Prendetele (Tossilo) dal Guardaroba del Coro; gli Edili le hanno già apparecchiate. Ora qui mentov
gli Edili le hanno già apparecchiate. Ora qui mentovando il Corago e gli Edili si fanno sparire i personaggi della favola,
distruggevano alle volte con qualche espressione. I moderni con senno gli emuleranno nel primo disegno senza fermarsi molto
to il modo di liberarla. Sagaristione con uno scherzo basso e servile gli mostra un tumore nel collo formato colla borsa de
o a posta loro, ed in malora Vadano pur; fo caso io de’ nemici? Tanto gli stimo quanto un desco voto. Ver. Padre, l’infamia
in casa di Tossilo. Dordalo risoluto vuole andar da Tossilo o perchè gli dia il pattuito prezzo dalla sua schiava, o per d
ossilo baldanzosamente, e vedendo Dordalo, con disprezzo ed alterigia gli dice che prenda pure il danaro aspettato con tant
lui casa. Tossilo in segno di sapergliene grado e di averlo per amico gli dà a leggere le finte lettere, ove si accenna di
scena in cui esce Sagaristione favellando colla fanciulla, mentrecchè gli altri due stanno ad ascoltare, e nella quale si e
endida e vaga? Ver. Splendida e vaga?Io la città sol vidi, Gli usi e gli abitator poco conobbi. Tos. O che savio principio
sentimenti equivoci sieno naturali, e non già tirati al proposito con gli argani. Serva di esempio quest’altro squarcio che
me, ed egli chiudendo nel nome tutta la serie della frode, mi chiamo, gli dice, Vaniloquidorus Virginisvendonides Nugidolo
stione, e dispone un magnifico banchetto, non solo per tripudiare con gli amici e coll’amata, ma per fare arrabbiare vie pi
ruffiano che con alacrità confessa tutte le sue malvagità. Callidoro gli dice, perjuravisti, sceleste , ed egli risponde
l nega di narrare l’accaduto agli altri attori, perchè non l’ignorano gli spettatori, per li quali si rappresenta: … horum
nota ciò e passa senza fermarsi a trarne ridevoli conseguenze contro gli antichi. Egli non può ignorare che da essi non vu
io Sidelioa. Cistellaria. Denominasi questa favola da un cestino con gli ornamenti infantili di una bambina esposta, ond’e
la prima dell’atto II dipinte vivamente le contraddizioni, le pene e gli amareggiati diletti dell’amore. I Menecmi. Di que
mensale ubbriaco, e chiudere la casa. Incontrasi di poi col vecchio e gli dà ad intendere esser la casa posseduta da fantas
ervo alletta il Soldato colla speranza di possedere un’altra donnache gli si dà ad intendere di essere una matrona onorata
a delle meretrici. Compariscono le sorelle sulla porta, ed alla prima gli dileggiano; pensano poscia di accarezzarli per di
intitolò Capteivei. Egione ha due figliuoli, uno che di anni quattro gli fu rubato da uno schiavo e venduto a uno stranier
e ivi ne ricevettero; imparino dall’argomento di questa commedia, che gli antichi Comici molte altre invenzioni avranno imm
glìa coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. Contesero gli antichi intorno al numero delle commedie che Plau
omo I delle Vicende della Coltura delle Sicilie. a. Girolamo Colonna gli pubblicò sin dal 1590, e la sua raccolta si reimp
a raccolta si reimpresse in Amsterdam nel 1707, Paolo Merola nel 1595 gli diede alla luce in Lione, e Bernardo Filippino tr
i case e di schiavi. Mi porrò a negoziar con grosse navi In mare. Fra gli stessi Re sarò Anch’io chiamato Re. Indi per mio
73 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 554-557
nte gastronomo. Quando nel 1780 la Francia pensò di disfarsi di tutti gli attori che recitavano il genere italiano, Cameran
iano, Camerani fu licenziato come ogni altro ; e, benchè non compiuti gli anni voluti per la pensione, glie ne fu concessa
e, glie ne fu concessa una di lire 1000, oltre ad altre lire 5000 che gli furon pagate in due rate annuali. Poi, riaccettat
in due rate annuali. Poi, riaccettato nella compagnia a mezza parte, gli fu affidato l’incarico di settimanajo (ch’egli co
ata, una specie di nume onnipotente, il quale, recandosi a raccontare gli scandalucci giornalieri dell’una e dell’altra att
crimonia esagerata di autore, dovuta senza dubbio al fatto che avendo gli autori di concerto stabilito di chiedere un aumen
olo, una quantità di pasticci di fegato grasso. Grimod de la Reynière gli dedicò il secondo volume del suo Almanach des Gou
74 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 199-202
Paganini Onofrio. Milanese. Compiuti gli studi di lettere umane, si diede alle scene, reci
non piacque. Costretto a rifornirsi di nuovi elementi, scritturò tra gli altri Giuseppe Zanarini e la moglie Rosa Brunelli
del passato secolo, e aveva la smania di far ancora quelle parti, che gli stavano bene quarant’anni avanti. Nel mondo comic
lle parti, che gli stavano bene quarant’anni avanti. Nel mondo comico gli uomini sono soggetti ai pregiudizj del sesso Donn
e allori vantando il suo valor tra Fole argive sen venne a sollazzar gli alfei Pastori. Il genio teatral candide piume spi
egno di vero applauso l’avvocato Ranieri Bernardino Fabbri Pisano fra gli Arcadi Odisio Licurio Vice Custode perpetuo della
arsi allori, quai meritò là sulle arene argive Pindaro eccelso in fra gli achei Pastori. Per l’aereo sentier candide piume
gnor, l’onde Tirrene rendan sempre immortal, qual per costume rend’io gli Eroi sull’erudite Scene. Per le rime antecedenti,
75 (1798) Addizioni alla Storia critica de’ teatri antichi et moderni « LETTERA DELL’AUTORE ALL’EDITOR VENETO » pp. 1-9
tificar co’ veri principj dell’arte e col gusto più fine e più sicuro gli animi giovanili facili ad essere illusi e sedotti
tesa a forza di puro vento per via di replicati argomenti si gonfia e gli fa per qualche istante parer gigantoni. Io però n
rsi in un luogo pubblico, qual è un teatro, giova potentemente perchè gli spettatori si osservino reciprocamente e si compo
piacere e con altrui vantaggio. In Grecia p. e. niuno ignora omai che gli uomini più illustri o scrissero essi medesimi pel
na tetralogia: Temistocle attese a far riuscire con ogni splendidezza gli spettacoli scenici: Eschine il competitore di Dem
el Romano Impero i padri stessi della Chiesa non isdegnarono svolgere gli scritti degli antichi drammatici e d’imitarli: sa
le lettere rinascendo il credito della teatral poesia, la coltivarono gli uomini più gravi e decorati. E per mentovarne alc
litari di distinzione, vescovi e gran magistrati intenti a promuovere gli avanzamenti della teatral poesia. E qual filosofo
rali, quanto un buon teatro; per la qual cosa essi adopreranno sempre gli ultimi loro sforzi per avvilirne l’occupazione, t
76 (1878) Della declamazione [posth.]
i trattati italiani sull’arte dell’attore tra Settecento e Ottocento, gli studi critici in materia si rivelano invece del t
same come ad individui alieni della prassi scenica e dal contatto con gli attori. In realtà, la maggior parte di loro prest
atura fluida dell’orizzonte dell’arte attoriale, in grado di recepire gli impulsi derivanti dai dibattiti letterari, filoso
Nievo, solo tardivamente sfumata. Discreto interesse ha suscitato tra gli storici il pensiero politico del Salfi, con l’obi
musicale risalente alla stagione napoletana, pubblicando in appendice gli inediti Giovanna I, Andromeda e Calliroe e Coreso
lla produzione di libretti per i drammi per musica si sono soffermati gli studi raccolti in Salfi librettista (2001), a cur
amentale per la ricostruzione dei rapporti intrattenuti dal Salfi con gli altri letterati e con esponenti della politica de
on è stato oggetto finora di alcuno studio sistematico. Alcune pagine gli vengono dedicate nella datata, ma sempre valida,
tua in una posizione di innovazione in area italiana. Maggiore spazio gli viene dedicato nel volume di Luciano Bottoni, Il
. Dall’analisi di tali testi emerge l’interesse che Salfi nutriva per gli aspetti performativi del teatro, in particolare p
ette punti. Egli si sofferma sulla necessità di retribuire degnamente gli attori per ovviare all’alone di disprezzo che avv
la componente gestuale della declamazione degli interpreti: Pare che gli attori si sieno tutti chi più, chi meno imposta u
nella didascalia «Resta immobile per qualche tempo quasi considerando gli occulti moti del suo cuore 40», che indica il mom
oncorso armonico di questa muta attitudine che debbono prendere tutti gli astanti si viene via via sviluppando una serie di
ianza scritta del fatto che l’autore lavorasse a stretto contatto con gli interpreti e li indirizzasse nelle prove. Nonosta
tronio Zanarini, come il solo fenomeno, il quale mostrando, di quanto gli restino indietro gli attori italiani, mostra altr
il solo fenomeno, il quale mostrando, di quanto gli restino indietro gli attori italiani, mostra altresì di quanto potrebb
romantici può conciliarsi con quello dei classici, sebbene si credano gli uni e gli altri più opposti e più discordi, che n
può conciliarsi con quello dei classici, sebbene si credano gli uni e gli altri più opposti e più discordi, che non lo sono
: Così noi veggiamo nella medesima espressione il prospetto di tutti gli elementi della passione dalla quale procede, come
che quanto non avviene sulla scena si verifichi negli intervalli tra gli atti. La pratica della scena inglese, come di que
cere fino alle più miserabili delle sue sciagure, attraverso le quali gli amanti giungono finalmente ad uno stato di pacata
a della protagonista attraverso tratti chiaroscurali, dal momento che gli è lecito abbracciarne l’intera esistenza, questo
e con l’incredibile successo di pubblico che esso scaturiva, spingeva gli autori francesi a trovare delle soluzioni a metà
restasse ancora legato ai vincoli della classicità. Non è un caso che gli impulsi all’innovazione vengano concessi proprio
li io non ricuso / né d’espormi de’ vecchi alla censura95. Frequenti gli appelli al lettore-attore96, nei quali la vena sc
re di mimica adesso è diventato il mio primo sostenitore. Secondo lei gli attori mi sarebbero grati di tutto cuore se mi me
senza di interpreti degni delle proprie tragedie. Per quanto riguarda gli insegnamenti da impartire al futuro attore, si sp
a), l’incesso (l’andamento), il volto, il naso, il mento e le labbra, gli occhi, le ciglia, la fronte, i capelli e le mani.
delle categorie per il gesto, simili a quelle ideate per classificare gli oggetti di studio della Botanica. Salfi polemizza
o su sé stessi, e la gioia, che invece si apre alla comunicazione con gli altri. Salfi presenta poi i casi di transizioni r
idamente e coesistono. Un’altra distinzione fondamentale è quella tra gli imitativi, che mimano uno stato d’animo, e i pitt
no. Nella fase in cui l’anima sta decidendo se l’oggetto in questione gli provoca amore o odio, il sentimento predominante
figurative, opere storiografiche o poetiche. Allo stesso modo, anche gli attori possono fungere da modello per sé stessi.
di quegli attori che, infrangendo il muro della finzione, assumevano gli atteggiamenti dei re e delle regine che interpret
linea come il carattere del personaggio si modifichi dal contatto con gli altri sulla scena. L’attore deve allora modificar
locutore, e deve atteggiarsi a seconda dell’effetto che le sue parole gli provocano. Non deve perciò precludersi, qualora l
l ripiegamento su sé stesso; espansivo, qualora esploda nell’ira. Tra gli esempi proposti, il monologo di Lady Macbeth che
teggiare il corpo in funzione delle parole dell’interlocutore. Questo gli consentirà inoltre di mostrare prontezza negli at
miche. Se si rappresentassero opere migliori, questo continuo variare gli spettacoli in scena non sarebbe necessario. Viene
contrario il pianto. L’attore di talento saprà così commuovere anche gli spiriti più ritrosi, ragione per cui in alcune ep
chiaro il sistema di ripartizione degli affetti; — Eloquenza, perché gli insegni a sostenere le arringhe in scena; — Poesi
colori; da questa con gl’intagli e rilievi, da quella co’ moti e con gli atteggiamenti. La facilità, l’occasione e l’attit
e successive circostanze, per le quali è passato, per non usare anzi gli uni che gli altri, debbon determinare l’origine,
e circostanze, per le quali è passato, per non usare anzi gli uni che gli altri, debbon determinare l’origine, l’anzianità,
ervano alcuni tratti nelle moderne liturgie. Il sacerdote che rendeva gli oracoli del suo nume, contraffacendone il tuono e
avvenimenti religiosi o civili. La danza o pantomima, che eseguivano gli abitanti di Delo, detta Gru, e che i villani anco
memorabile o ancor vivente, il cui modello fosse degno d’interessare gli spettatori. Così da un semplice inno festivo cant
’interessamento, che i greci ed i romani costantemente mostrarono per gli spettacoli teatrali, debbono più che altronde far
bene apprenderla ed esercitarla. Nella Grecia furono per l’ordinario gli stessi autori, che declamavano al pubblico i prop
no al pubblico i propri drammi: li declamarono Eschilo ed Euripide, e gli avrebbe pur Sofocle declamati, se la natura non g
lo ed Euripide, e gli avrebbe pur Sofocle declamati, se la natura non gli avesse niegato l’organo e la forza necessaria a b
niegato l’organo e la forza necessaria a ben riuscirvi. Ed i greci, e gli ateniesi principalmente, non eran gente da prende
i, le figure, i gruppi maravigliosi delle statue greche, sono per noi gli argomenti più luminosi della eccellenza, cui dove
Platone, Aristotele e Luciano; e di apprenderla dagli stessi istrioni gli oratori più insigni, sì come l’apprese Demostene
non è da stupire se a tali principî corrispondessero per l’ordinario gli effetti della teatrale declamazione. La rappresen
farle andar sconcie e germe di che eran gravi. Merope facea palpitare gli spettatori, allorché si accingeva ad uccidere il
mente commosse declamando i vincitori, che ne ottennero la libertà se gli Abderiti nel loro delirio febbrile declamavano l’
assarono a Roma e i romani se non superarono i greci in questo genere gli emularono certamente come in tanti altri. Ciceron
irazione di tutta Roma e l’amicizia di Cicerone, benché fosse a tutti gli artisti superiore, bastò a farci comprendere quan
di quei tempi ci rimangono, non servono ad altro che al perditempo de gli eruditi, i quali senza pruove più chiare si affog
Roma. Ma Cotta lasciò il teatro, ed il suo esempio non fu seguito fra gli altri attori se non da Luigi Riccoboni, il quale
i che ai suoi nazionali, i quali o neglessero o disprezzarono ciò che gli altri ne appresero e ne emularono. E noi veggiamo
uendo la storia dell’arte drammatica in Francia, noi possiam dire che gli attori hanno fatto a gara con gli autori per l’un
ca in Francia, noi possiam dire che gli attori hanno fatto a gara con gli autori per l’un l’altro distinguersi; e talvolta
merito del dramma sia più d’attribuirsi al declamatore o al poeta. E gli attori, ch’erano o sono altrove limitati al diver
al disprezzo del pubblico, sono qui apprezzati e distinti come tutti gli altri artisti, che per la loro eccellenza hanno m
esaminare se abbiano raggiunta o alterata la perfezione di quelli che gli hanno preceduti, mi contento soltanto di dire che
o soltanto di dire che con la propria esperienza ho più volte provato gli effetti reali dell’arte loro, e quali che siano i
fatto sentire la forza e il terrore delle tragedie di Shakespeare; e gli onori che l’Inghilterra gli rendette alla sua mor
terrore delle tragedie di Shakespeare; e gli onori che l’Inghilterra gli rendette alla sua morte, mostran quanto quella na
sua morte, mostran quanto quella nazione avesse in pregio e l’arte e gli artisti, che, come Garrik, seppero esercitarla.
alla propria indole, ed ha per conseguenza la sua propria scuola, che gli stessi poeti hanno in certo modo fondata e determ
ero e qualche volta licenzioso nell’Inghilterra, la declamazione, che gli tien dietro, spazia anch’essa liberamente pei cam
lare, e si studia di esaltarne e promuoverne la pratica, i principî e gli effetti, e che questa gara nazionale suppone ad u
pregio della declamazione e del teatro. Lo stesso Alfieri tentò, come gli antichi greci tragèdi, di declamare le sue traged
ne nel comporle e nel declamarle, pure raggiunto l’uno si possono pur gli altri più o meno raggiungere per l’identità de’ p
agace, e la accurata diligenza, e il criterio più sano non raccolgano gli esperimenti, i tentativi, gli effetti, e, compara
, e il criterio più sano non raccolgano gli esperimenti, i tentativi, gli effetti, e, comparandone l’uso e l’impressione, r
la scrittura, la pittura, la musica; e i più grandi filosofi, non che gli artisti più celebri, teoreticamente ne ragionaron
propriamente della declamazione oratoria. Ed ecco perché si vedevano gli oratori apprenderla dagli stessi istrioni, come D
uella di Glaucone, di cui ci parla Aristotele. [Intro.21] I soli fra gli antichi, i quali ne abbiano trattato, e di cui ab
n Londra sul 1728, e l’Arte del teatro. [Intro.23] Dopo lui, più che gli italiani, le altre nazioni seriamente se ne occup
one di Dorat ec. ec. Ha l’Inghilterra fra le altre opere il Garrik, o gli attori inglesi, e la Lecture on mimiens. Ha l’Ale
este. Negli ultimi tempi pur qualche cosa ne scrissero in Italia, fra gli altri, Signorelli e Planelli, ma l’uno non di pro
nsione; di modoché potrebbe dirsi che dopo il Riccoboni, che da tutti gli stranieri fu commendato e seguito, niuno principa
duce, costituiscono nel senso più ampio la espressione comune a tutti gli esseri della natura. [1.2] Questa attività propr
ll’una e dell’altra, esso genera ed esprime al di fuori assai più che gli altri non fanno. E tali effetti, che noi osservia
.3] Questa espressione fu la prima lingua della natura comune a tutti gli esseri più o meno attivi e modificabili, ch’essa
bruti. [1.4] Questa lingua fu da principîo nell’uomo, come in tutti gli esseri inferiori, necessaria e meccanica, siccome
a e meccanica, siccome è necessaria e meccanica la relaziona che lega gli effetti con le cagioni. L’uomo, secondo gli obbie
ica la relaziona che lega gli effetti con le cagioni. L’uomo, secondo gli obbietti e le circostanze che operavano sopra di
erna modificazione, che pur si comunicava e si propagava sino a tutti gli organi esterni, che più o meno ne dipendevano. E
l corpo si dispiegava, fu da principîo la prima lingua che parlassero gli uomini, secondoché erano dalla natura internament
ivo e maraviglioso magistero della natura conviene cercare l’origine, gli elementi, il principîo delle lingue, della eloque
progresso or dell’una or dell’altra specie di tali mezzi, escludendo gli altri, che d’ordinario naturalmente solevano coop
cantare, ed ora solamente gestire, e col solo canto o col solo gesto gli facciamo esprimere quello che egli esprime gesten
ando insieme. E così a ragione che si moltiplicavano le osservazioni, gli effetti, gli accidenti ed i tentativi, dividendos
E così a ragione che si moltiplicavano le osservazioni, gli effetti, gli accidenti ed i tentativi, dividendosi e suddivide
ed i tentativi, dividendosi e suddividendosi di più in più i mezzi e gli stromenti delle arti più o meno composte, si divi
Il commediante o l’attore è quello che imita il suo simile con tutti gli estesi mezzi, con cui questi opera, cioè parlando
ia che l’attore tragico debbe adoperare parlando. Declamano anch’essi gli oratori aringando; declamano anch’essi i poeti, s
le cose loro; ma l’impressione particolare che fecero pur declamando gli attori tragici, riuscendo la loro declamazione, e
do la loro declamazione, e più efficace per l’uso, e più mirabile per gli effetti, e più difficile pel suo magistero, essa
moti del corpo, che gesti in generale si appellano. [2.4] Scorrendo gli elementi che alla pronunciazione vocale apparteng
romano de’ latini, siccome oggi degl’italiani è il toscano. Ora tutti gli ordini e le persone che intendono parlare nel mod
atto di voce più o meno lungo e variamente modificato. Quindi nascono gli accidenti ed i modi, che ne determinano la quanti
no tutti e tre questi accenti i latini; e Quintiliano e Cicerone, fra gli altri, ci assicurano, che con le sillabe lunghe e
no l’indole e l’armonia, se i nostri accenti e le nostre quantità con gli accenti e quantità loro si paragonino? Ed altrond
i che l’ascoltavano e ricevevano. [2.17] Tre dunque sono i principî e gli elementi che la pronunciazione oratoria costituis
dosi un certo numero d’intervalli dal grave all’acuto, e collocandosi gli accenti più tosto in uno che in altro luogo; e qu
ente, che lungi d’interessare, annojano e ributtano chi pazientemente gli ascolti. Capitolo III. Della pronunciazione
varia la figura, il colore, l’attitudine e l’andamento, sì che tutti gli organi del corpo col vocale pur si accompagnano e
rmonizzano. Non tutti però vi concorrono egualmente, e quelli che fra gli altri primeggiano sono il viso, gli occhi e le ci
rono egualmente, e quelli che fra gli altri primeggiano sono il viso, gli occhi e le ciglia, le mani e le dita. La loro azi
nciazione vocale, anche la gesticolazione necessaria e comune a tutti gli uomini si caratterizza e si appropria alle nazion
[3.3] 1.º I primi sono indicativi, in quanto accennano semplicemente gli oggetti esterni, siano vicini o lontani, di cui s
iare ed accrescere l’attenzione di chi li ascolta. Così per iscuotere gli uditori estendiamo orizzontalmente la mano con le
cono motivati, sono quelli, in cui l’anima prende più o meno parte, e gli eseguisce con certo disegno, e per un qualche fin
getto amato, o il dechinare dall’oggetto odiato, il sogguardar bieco, gli slanci della collera ecc., e quelli tutti che ten
riescono più o meno analoghi all’interna attitudine della persona che gli adopera, quasi imitando più o meno al di fuori i
vi principalmente, non potendo propriamente e direttamente descrivere gli oggetti ideali, descrivono invece quegli oggetti
sia perché non abbiano altro che il capriccio e la convenzione di chi gli adoprò, sono divenuti propri di certi tempi, di c
il cingere le reni, l’aspergersi di ceneri ecc. furono in uso presso gli ebrei. Così presso gli antichi greci si toccava i
aspergersi di ceneri ecc. furono in uso presso gli ebrei. Così presso gli antichi greci si toccava il mento di chi supplica
e chi con lo stesso significato tocca il volto dell’altro col naso e gli dà a stringere un dito, o ne impugna la destra ec
aggior si abbraccia, Col capo nudo, e col ginocchio chino. [3.17] E gli Ottaiti, non che il capo, si denudano tutto il co
i quell’ordine che l’ha particolarmente adottata. [3.18] Sono questi gli elementi vocali e visibili, di cui la pronunciazi
inalmente Socrate quando si tratteneva a disputare co’ discepoli, con gli amici ecc. E così varia pure chi parla in verso d
ato e tentato; e da La Mothe le Vayer tra’ francesi sino ad Engel tra gli alemanni non è mancato chi ha preteso di dare al
io e distruggere quell’effetto che il poeta ha voluto produrre, e che gli ascoltatori hanno il diritto di attendere. Io dic
re la forza del verso in cui parla. Perlocché egli non dee trascurare gli accenti, le pause e le cadenze che ne costituisco
mente al periodo, che pur sembra indipendente da quelli. Virgilio fra gli antichi è riuscito in questa parte maraviglioso.
acilmente eseguire, ove si conosca l’artificio del verso, e si notino gli accenti e le pause conforme l’artificiosa disposi
la unione e dipendenza immediata o mediata, che hanno reciprocamente gli uni con gli altri. Laonde, la voce ed il moto, ch
dipendenza immediata o mediata, che hanno reciprocamente gli uni con gli altri. Laonde, la voce ed il moto, che da tali pr
naturalmente significanti, cioè esprimono la passione particolare che gli anima e li modifica; quindi la pronunciazione div
te, umana, simpatica. Ed ove tal non riesca dobbiamo concludere che o gli organi interni mancano della forza sufficiente a
ere che o gli organi interni mancano della forza sufficiente a muover gli esterni, o gli esterni non sono fatti abbastanza
rgani interni mancano della forza sufficiente a muover gli esterni, o gli esterni non sono fatti abbastanza per obbedire al
ritrarlo dalla interjezione speciale della passione predominante che gli anima. Così pronunciando la semplice esclamazione
consultare ed applicare al bisogno, come la sola norma esemplare, che gli fornirebbe il tuono proprio alla pronunciazione v
e la passione sviluppa e promuove. Quindi si accelerano e s’incalzano gli accenti dell’ira, della gioja e del furore, e tar
ticolazioni, le parole intere ed alcuni loro accenti grammaticali; ma gli accenti ed i tuoni della passione furono lasciati
gli accenti ed i tuoni della passione furono lasciati alla natura che gli detta da per tutto e sempre gli stessi. Chi sente
sione furono lasciati alla natura che gli detta da per tutto e sempre gli stessi. Chi sente, naturalmente li distingue e li
e, che a quelle risponde. E questo è pur quanto hanno finora trattato gli antichi ed i moderni. Quintiliano ne avea più che
finora trattato gli antichi ed i moderni. Quintiliano ne avea più che gli altri diffusamente parlato; ed egli non ne dice p
imo tuono di voce, col quale descriverebbe il mormorar d’un ruscello, gli accordi dell’arpa eolia, il bilanciare della cull
e quali abbiamo accennate le più generali, essendo le stesse in tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, non
ira, o si affisa immobile nel terrore. Quanta espressione non aveano gli occhi di Giunone, allorché Virgilio diceva di lei
fixos oculos aversa tenebat. [5.18] E Dante in quante guise pur non gli adopera? Ora annunciano la gravità, come: Genti
ande autorità ne’ lor sembianti. [5.19] Ora la vergogna: Allor con gli occhi vergognosi e bassi,              Temendo ch
con gli occhi vergognosi e bassi,              Temendo che ‘1 mio dir gli fosse grave,              Infino al fiume di parl
e, Ch’innamorò di sue bellezze il cielo. [5.22] Ma quello che rende gli occhi massimamente espressivi e significanti, si
raccolto ne’ vasi lagrimali per dolore o per ira, talvolta dolcemente gli annebbia e gl’irrora, e talvolta addensato cade i
o stesso di pianger non lascia              E il duol che trova in su gli occhi rintoppo,              Si volve in entro a
presentazione di Paride in Ida, trovò che Venere danzava talvolta con gli occhi soltanto, nonnunquam saltare solis oculis
o, più che ogni altro popolo, il talento e l’abitudine di parlare con gli occhi. [5.24] VI. Ciglia. Con gli occhi gareggia
lento e l’abitudine di parlare con gli occhi. [5.24] VI. Ciglia. Con gli occhi gareggiano di espressione le ciglia, talché
esso la mano e le dita. Questo stromento, per cui l’uomo diventa fra gli animali il più operativo ed industrioso, concorre
significante. Infiniti sono i moti ed i gesti dei quali è capace, che gli antichi ne formarono un’arte particolare per rego
si, graffiarsi, minacciare ed offendere in diversi altri modi non pur gli altri, che sé, possono riuscire di una significaz
. [5.30] Cicerone, lodando la declamazione di L. Crasso, notava fra gli altri pregi l’impiego del suo dito. Ad esso è ris
imenticare la sfavorevole figura della persona, e tremare e lagrimare gli spettatori. [5.32] I pochi tratti, che abbiamo d
si appropriasse il suo nome. Tutto è bene tentare. Io dico solo, che gli oggetti della Botanica sono permanenti, e si poss
endo simultaneamente lo stesso sentimento e la stessa idea. Ma spesso gli uni sono più espressivi quando gli altri lo sono
imento e la stessa idea. Ma spesso gli uni sono più espressivi quando gli altri lo sono meno, e talvolta gli uni tacciono e
gli uni sono più espressivi quando gli altri lo sono meno, e talvolta gli uni tacciono e si riposano affatto, mentre gli al
sono meno, e talvolta gli uni tacciono e si riposano affatto, mentre gli altri parlano ed operano invece loro. Ond’é che a
anguidi occhi al ciel tenea levati, Quasi accusando il gran motor che gli abbia Tutti conversi nel suo danno i fati. [5.3
e la pratica. [6.2] Ogni idea o sentimento, operando fisicamente su gli organi interni ed esterni della persona, dee prod
iù tranquille meditazioni ci alterano siffattamente la voce, il viso, gli occhi, la fronte ecc., che acquistano anch’essi l
agli oggetti che più lo feriscono per l’imperio di quell’azione, che gli obbietti esercitano su l’animo nostro, e l’animo
verso l’oggetto amato, e teniamo mezzo aperte le labbra, e quasicché gli occhi socchiusi, perché tendiamo ad abbracciarlo
questo fine e tendere ed operare al di fuori, e per conseguente tutti gli atti ed i moti, che a tal uopo s’impiegano, diven
uscoli, il sospirare, il gemere, il piangere, lo abbassare o chiudere gli occhi per evitare, soffogare od allegerire quel c
ome se ogni altro oggetto ci dovesse ancor più nuocere od annojare; e gli oggetti più innocui ed indifferenti si temono, si
tenzione o d’imitare l’oggetto o di usarne a suo meglio, o secondarne gli effetti, noi possiamo distinguere agevolmente e q
iare o di assalire l’oggetto malefico, non può impiegare ad altro uso gli organi destinati a quest’uopo, e dipingerlo ed im
l’altro fine si serva ad un tempo. Quindi diviene che, servendo tutti gli organi alla stessa passione, ciascuno cerca di ad
ui la passione procede, non può in alcuni incontri eseguirsi da tutti gli organi con la stessa prontezza, sia per la loro n
ona non possono corrispondere con la stessa faciltà. Ond’è che mentre gli uni eseguono un’espressione, possono gli altri tr
sa faciltà. Ond’è che mentre gli uni eseguono un’espressione, possono gli altri trovarsi ancora preoccupati ed imbarazzati
tempo sia imitativo o dell’uno o dell’altro. Perocché, servendo tutti gli organi alla medesima passione, ed essendo questa
5] Così noi veggiamo nella medesima espressione il prospetto di tutti gli elementi della passione, dalla quale procede, com
e a diminuire il dispiacere, od accrescere il piacere che la passione gli fa provare. [6.17] In tale complesso di espressio
serva in generale che all’espressioni analoghe servono principalmente gli occhi e la fìsonomia, ed alle cooperative, le bra
vasse principalmente, quantunque ne sia lieto oltremodo, e l’allegria gli splenda nel viso e negli occhi, egli non può con
esima espressione. Ora consideriamo il magistero complessivo di tutti gli organi simultaneamente operanti. Sotto questa rel
icio particolare, tutti però per l’unità e identità del principîo che gli anima, conspirano allo stesso fine, e danno alla
sua propria fisonomia, che dal concorso e dalla cooperazione di tutti gli organi costantemente risulta. Cicerone con la sua
soggetti a cui si sopportano, sia per la distanza in cui si ritrovano gli uni dagli altri, sia per altre relazioni che hann
ano e la commovono, e notiamo quelle agitazioni e commozioni che sono gli effetti e gl’indizi delle sue passioni. Il suo pr
del proprio corpo, e, direi quasi, della propria esistenza: le membra gli cadono come disciolte e prostrate, la testa si ap
e prostrate, la testa si appoggia sulle mani o sul petto, le braccia gli pendono lungo i fianchi, o si tengono congiunte s
e le braccia si elevano alquanto, s’inarcan le ciglia, si spalancano gli occhi, e la pupilla si scosta dalla palpebra infe
no ad esprimere lo stupore, l’estasi. La sede di questa passione sono gli occhi e le ciglia. Niuno ce ne ha date più belle,
14] Gli obbietti che più c’interessano sono quegli esseri che più fra gli altri ci rassomigliano e che noi riguardiamo come
raddolcirlo. La pupilla, i muscoli labbiali superiori e le mani sono gli strumenti principali di questa comunissima passio
piegano la testa, le ginocchia, le braccia. Bassi pur sono e modesti gli accenti, e non mai l’andare a paro dell’altro. [7
tutto propende, si raccoglie e si stringe. Quindi inverso lui tendono gli occhi, il volto, le braccia. La testa piega da un
e perciò si studia d’imitarne non pure i sensi e le inclinazioni, che gli accenti, l’attitudine, i modi, e si conforma il p
le escono calde, insinuanti, dolcissime. Niuno meglio di Virgilio fra gli antichi ha spiegato in tutto il suo sviluppo ques
simi, in cui descrive la sorte di Francesca da Rimini. La fisonomia e gli occhi massimamente servono a questa passione pred
trabocca, par che voglia inondar tutto all’intorno, e quindi esilara gli occhi, la fronte e tutti i lineamenti del viso, e
entano flosce e rilassate. Le stesse narici pendono verso la bocca, e gli angoli di questa verso il mento; la testa dechina
ore, e la mano si sforza appena di sostenerla. Le guance discolorate, gli occhi disposti a lagrimare o indirizzati verso l’
ra e il suo passo, lente ed interrotte pur corrispondono le parole, e gli accenti aspirati, prolungati, ineguali. Tale è pe
r l’ordinario la situazione di Fedra, di Saulle e di Mirra. Il volto, gli occhi e le braccia particolarmente l’esprimono.
ruscamente la schiena a chi si disprezza, e un fiero e rapido sguardo gli si slancia appena di sopra, che tosto ripentito a
e diventa. In breve essa pone l’uomo nello stato di guerra. Niuno fra gli antichi più di Seneca ne ha caratterizzato l’indo
antichi più di Seneca ne ha caratterizzato l’indole, l’espressione e gli effetti; e dei tanti e frequenti tratti ch’egli n
detta su l’obbietto della sua collera, si getta e si sfoga non pur su gli oggetti innocenti, che non hanno alcuna relazione
ta, e tutta come per ripararsi, si concentra in se stessa, si ficcano gli sguardi nel suolo; un freddo sudore le ingombra l
a incerto e vacillante, come di uomo che tutto vorrebbe imprendere, e gli manchi la forza necessaria per eseguirlo. Saffo n
ti tratti il terrore. Quindi eleva le ciglia verso il mezzo, spalanca gli occhi, e la pupilla o vi erra smarrita, od in par
a attonita non ne rimane coperta di sopra, ed apre la bocca più verso gli angoli, che nel mezzo, per cui compariscono i den
e braccia contratte, le vene e i muscoli risentiti, irti i capelli, e gli accenti gelano e si smarriscono su le labbra. [7
no agitazioni, tremori, contorcimenti, pianti, urli, fremiti e grida; gli occhi irrequieti si serrano e si disserrano, ed i
o e si disserrano, ed immobilmente si affisano, senza pur riconoscere gli oggetti d’intorno; e la mano quanto incontra affe
i moti, tutto in lui annunzia ed esprime: Disperato dolor che il cor gli preme. [7.30] Mentre ode i suoi figliuoli doman
che mentre quelli piangono, egli immobile punto non piange; né perché gli chiegga il suo amato Anselmuccio che si abbia, gl
piange; né perché gli chiegga il suo amato Anselmuccio che si abbia, gli risponde tutto quel giorno, né la notte appresso.
   Poscia più che ‘1 dolor poté il digiuno. Quando ebbe detto ciò con gli occhi torti             Riprese il teschio misero
sorriso, lamenti, minacce, tenerezze e furore. Euripide e Seneca fra gli antichi hanno sviluppato questa passione multifor
sua. Egli debbe, il più che può, particolareggiare e individualizzare gli oggetti della sua imitazione. E perciò quei primi
che il pittore si dilettasse di vedere fare alle pugna, di osservare gli occhi de’ coltellatori, gli sforzi dei lottatori,
e di vedere fare alle pugna, di osservare gli occhi de’ coltellatori, gli sforzi dei lottatori, i gesti degli istrioni, i v
nte osservante e parlante per meglio apprenderne ed imitarne i tuoni, gli atteggiamenti e le maniere più espressive e più n
necessario in prima che si trascelgano quegli originali, che più fra gli altri si prestano alle mire e al disegno dell’art
sservare i più naturalmente sensibili ed eloquenti. Socrate ritrovava gli Ateniesi a tutte le altre genti superiori per la
ni del corpo. [8.5] Quello che più Socrate diceva degli Ateniesi fra gli antichi possiamo ben dirlo egualmente degli Itali
te osservarle, avrebbe rettificato in più luoghi le sue teoriche. Fra gli europei è certamente il francese quello che più s
Lo stato ordinario dell’uomo non presenta di tali fenomeni, che sono gli effetti d’impressioni e di bisogni non ordinarî.
la sua organizzazione interna ed esterna. La natura, siccome in tutti gli altri esseri, lascia talvolta in certe persone al
i quella passione, che o non conoscono, o non esprimono intera, e che gli altri fortemente sentivano ed apertamente spiegav
come puro imitatore della natura, si è studiato di notarne ed esporne gli effetti più importanti e maravigliosi, e spesso,
Sallustio, Tito Livio e Tacito, siccome Omero, Ovidio e Virgilio tra gli antichi, e Dante, l’Ariosto e il Tasso, fra i mod
no state artificialmente ideate. Noi ne abbiamo dato alcun saggio con gli esempi, di cui ci siamo finora giovati per determ
nto più sono rare e straordinarie. Il sig. di Marmontel proponeva tra gli altri quel tratto di Virgilio su la morte di Dido
stituendo però i segni vocali ed arbitrari a tutti i mezzi reali, che gli altri artisti adoprano in parte, e di cui essi ma
te impiega e combina, si è la declamazione, la quale si vale di tutti gli organi della persona per conseguire il suo fine;
r apprenderne l’azione più eloquente e più propria. Io non dubito che gli antichi artisti si giovassero gli uni degli altri
te e più propria. Io non dubito che gli antichi artisti si giovassero gli uni degli altri a vicenda; e siccome Fidia, Apell
arrasio accorrevano ai teatri e all’arena per osservare gl’istrioni e gli atleti, così questi alle officine di quelli pure
ro del sacrificio di Ifigenia; ma quel che è certo si è che i poeti e gli attori hanno ripetuto più volte la medesima espre
iamo raccogliere moltissime osservazioni, che l’indole, lo sviluppo e gli effetti delle passioni riguardano. E così avvezza
parativamente l’uno più bello e perfetto dell’altro. [9.4] Fra tutti gli esseri che più o meno corrispondono ai loro fini,
questo genere di esseri è quello che suol dirsi la bella natura, che gli artisti ordinariamente vagheggiano e imitano, che
n tutti i luoghi apparisce costantemente la stessa. Ora essendo tutti gli oggetti della natura più o meno complessi, quelli
i chi soccombe, ci offrirebbe un carattere che meriti l’ammirazione e gli applausi degli spettatori. Ed ecco perché il dolo
tori, ed ancor più l’Hogarth a’ pittori; e così di mano in mano tutti gli artisti le hanno accresciute e moltiplicate. Né s
caci, e quindi i più facili ed i più brevi, ed anche i retti o curvi, gli orizzontali o perpendicolari, che sono più adatti
e perciò corrispondente veracemente alla passione che annunzia, tutti gli organi debbono corrispondere allo stesso fine, e
rze ordinarie tanto nel fisico, quanto nel morale, allora ne diventan gli effetti più risentiti, maravigliosi ed interessan
è più magnanimo o perfido di chi sia tale nel mondo reale. Tali sono gli Achilli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi
imo o perfido di chi sia tale nel mondo reale. Tali sono gli Achilli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i
chi sia tale nel mondo reale. Tali sono gli Achilli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i Turni, fra gli
ale. Tali sono gli Achilli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i Turni, fra gli antichi; i Goffredi, i Tan
lli, gli Agamennoni, gli Ulissi, i Neottolemi, gli Enea, i Turni, fra gli antichi; i Goffredi, i Tancredi, gli Arganti, i R
ottolemi, gli Enea, i Turni, fra gli antichi; i Goffredi, i Tancredi, gli Arganti, i Rinaldi ecc., fra’ moderni. E questa s
vogliono imitare la bella natura, ma non tutto lo stesso obbietta con gli stessi mezzi, o per lo stesso fine. La declamazio
uanto sia la forza maggiore della poesia essa non giunge a presentare gli oggetti che descrive, ma ne risveglia le immagini
zi una reale ripetizione del tipo ideale. Quindi non solo può imitare gli oggetti della pittura, della scultura, della poes
iamente descrittiva, della mimica e della musica, ma presenta altresì gli stessi corpi e le stesse azioni nello spazio e ne
ida i suoi figli, Oreste che assassina la madre, Edipo che si strappa gli occhi ecc., ci urterebbero di soverchio, e il pia
is mihi sic, incredulus odi ecc.. [10.11] E qui pur si noti, che per gli stessi principî, quell’espressione, ch’essendo pe
poeta, e s’egli fosse attore ad un tempo, qual era di ordinario appo gli antichi, e come taluno è stato appo i moderni, si
per conseguire l’intento. [11.2] La sola intelligenza non basta, se gli organi esterni non la obbediscono. Ma anche ove q
ente non fanno sempre quell’effetto che far dovrebbero. Cicerone, fra gli altri, avea notato nell’ordine degl’oratori quest
e circostanze, prendeva i costumi, le attitudini e le maniere che più gli tornassero in acconcio. [11.6] Quel che si è det
dentro vivamente agitandola si diffonde pure al di fuori, ed a quanti gli stanno presenti pur si comunica. Ed è questo quel
i stanno presenti pur si comunica. Ed è questo quello spirito che per gli effetti straordinari che esso produce in chi lo p
i più delicati ed espressivi della persona; e dispone e forza chi pur gli osservi e contempli, a modificarsi con lui second
rdinario del bello congiunto al sublime. Allora l’imitazione in tutti gli astanti diventa un bisogno, e si rinnovano i feno
desta e l’alimenta sopita e debole, e, fortificandola, le fa vincere gli stessi ostacoli che le si opponevano o l’ingombra
li a forza di arte e di studio sono giunti a meritare l’ammirazione e gli applausi degli spettatori. Oltreché qualunque dis
izio un mezzo più efficace della lettura di quelle opere, nelle quali gli autori hanno diffuso quel fuoco, onde vogliamo es
n restarne fortemente commosso leggendole, e sì t’interessano come se gli accidenti che ti presentano fossero veri, ed anzi
eri, ed anzi più o meno ti appartenessero. A tutti sono da preferirsi gli storici, ed a questi i poeti, ed in quelle opere
ccende, si solleva e ricrea, e si dispone a riprodurre e moltiplicare gli stessi effetti su gli altri. [11.13] Guai per co
icrea, e si dispone a riprodurre e moltiplicare gli stessi effetti su gli altri. [11.13] Guai per colui che nulla sentisse
a, ci dipinge e presenta come tali non pur le persone, che l’azione e gli accidenti, che ne dipendono. Quindi risulta quel
l’uomo che rappresenta, un eroe, cioè un essere medio fra i mortali e gli Dei. Ed a questo tipo di natura eroica debbono ac
; tali erano pur quelle di Omero; e perciò dopo la lettura di questo, gli altri uomini a chi sembravano piccoli e meschini
rma, di cui sono essi più o meno capaci, e che al suo tipo più o meno gli assimili. Non fu il caso o il capriccio, ma l’esp
, ma l’esperienza e la riflessione che determinò questo genere presso gli antichi. Più che altra cosa la poetica di Aristot
s eximia specie donare natura dignata est. Lo stesso criterio avevano gli antichi Germani, secondo Tacito. Non è perciò che
ell’arte quello migliora della natura, niuno eroe ci hanno presentato gli artisti, che non fosse di una forma autorevole.
o rappresentano avessero di tali imperfezioni; e che tali quali erano gli avesse rappresentati Shaskepeare, il quale introd
o un privilegio de’ numi. Sotto qualunque forma li facciano comparire gli accompagna sempre questo decoro. Omero, anche all
rire gli accompagna sempre questo decoro. Omero, anche allora che più gli assoggetta all’imperio delle passioni più violent
e più gli assoggetta all’imperio delle passioni più violente, e quasi gli adegua alla condizione dei mortali, onde piangono
i dice che Le Kain avesse risposto in tuono tragico all’inchiesta che gli si fece su la salute di non so chi. [12.10] Dhan
che passa fra le persone volgari, che alla commedia, e i personaggi e gli eroi, che alla tragedia appartengono. E questa di
, che alla tragedia appartengono. E questa differenza riconobbero fra gli antichi Platone, Aristotele, Cicerone e Quintilia
eccesso, fu comunemente chiamato vociferante il tragedo; siccome fra gli altri notava Tertulliano: tragedo vociferante, ed
us. [13.3] Ma per quanto si ponessero vasti i teatri, e tumultuanti gli ascoltatori, non erano né questi né quelli pur se
sentava agli stessi ascoltatori, e negli stessi teatri, non obbligava gli attori come la tragedia a declamare e vociferare.
, che il tuono più significante della conversazione ci detta. Parlano gli uomini, parlano gli eroi, parlano i numi. L’indol
ignificante della conversazione ci detta. Parlano gli uomini, parlano gli eroi, parlano i numi. L’indole generale dell’inte
bbe rappresentare. Le nostre conversazioni non ci offrono i Prometei, gli Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma be
e. Le nostre conversazioni non ci offrono i Prometei, gli Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma bensì i Mascarilli
azioni non ci offrono i Prometei, gli Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma bensì i Mascarilli, gli Arlecchini, i
li Agamennoni, gli Ajaci, i Pirri, gli Oresti; ma bensì i Mascarilli, gli Arlecchini, i Tartufi. E or come dare agli uni la
are agli uni la condizione, l’espressione ed il tuono degli altri? Se gli eroi tengono il mezzo tra gli uomini e gli dei, e
espressione ed il tuono degli altri? Se gli eroi tengono il mezzo tra gli uomini e gli dei, e se il tuono di questi non suo
d il tuono degli altri? Se gli eroi tengono il mezzo tra gli uomini e gli dei, e se il tuono di questi non suona mortale, n
assionati e caldamente operanti. E debbono in questo mezzo contenersi gli attori tragici se vogliono veramente imitare il t
che crede di supplire con tale artificio a quella forza di animo che gli manca. L’attore tragico vuole esser grande, digni
si tocca subito lo snaturato, l’ampolloso, l’inverosimile. E siccome gli eccessi si ricongiungono, dal sublime e dignitoso
ammalalo esprimere un dolor colico. Ma quel che più importa si è che gli stessi francesi hanno pur riconosciuto appo loro
rancesi hanno pur riconosciuto appo loro questo difetto. Clement, fra gli altri, ne ha giudicato in questo modo nelle sue O
o tutto e non salino parlare se non per convulsioni e fanno patir chi gli ascolta per gli strani loro sforzi di voce e pel
lino parlare se non per convulsioni e fanno patir chi gli ascolta per gli strani loro sforzi di voce e pel dilaceramento de
o più facile e quasi proprio del genere tragico. [13.12] Eccedettero gli antichi, siccome l’abbiamo altrove notato in pers
he in tale sconcio sieno incorsi più o meno tutte le nazioni, e tutti gli attori che non sanno guardarsene. Ed io non conve
ne, non hanno abbastanza considerato, che se i francesi danno più che gli altri in quell’eccesso, ciò loro interviene, perc
metodo e dell’uso che riconosce e professa. E tendono a quest’eccesso gli Alemanni principalmente. Essi preferiscono tanto
hakespeare. Imperocché questi aveva innestato il comico al tragico, e gli alemanni vi hanno innestato il cittadinesco ed il
hanno guasta in quella che era più interessante e perfetta. Engel fra gli altri condannava assolutamente il tuono della dec
La forma, l’attitudine, il talento ed il merito de’ rispettivi attori gli ha fatti destinare a quelle classi speciali, a cu
i tratti generali e pittorici, che debbono in generale caratterizzare gli attori di ciascuna specie, procedono dalla natura
gni di comunicare con questi: e sarebbe grave sconcio se il poeta non gli avesse come tali concepiti; e più sconcio ancora,
ontagiosi ed incurabili, capaci di corrompere e render ridicoli tutti gli altri. Così per evitare un difetto estrinseco di
che della tragedia, ma questa colpa dee solo imputarsi ai poeti, che gli hanno sconvenevolmente adoprati. Ma i confidenti
erte forme particolari, che propriamente caratterizzano e distinguono gli individui che ne sono predominati. [15.2] Sotto
mperamento, come la sua propria fisonomia; perocché sono tali e tanti gli elementi che li costituiscono, e sì differenti ne
orché salva Elettra nella Tauride ecc. Le situazioni, le circostanze, gli interessi, le passioni sono così differenti, che
di soggettarsi la repubblica, buono stimava ogni mezzo, purché regno gli procacciasse, ogni giorno più s’inferociva quell’
ingono, quale differenza non troviamo nella forma che l’uno e l’altro gli danno? Malgrado l’animo suo deliberato ad ogni ec
riginale e lo storico, ma quello bensì che le circostanze ed il poeta gli hanno sul primo ideato, e che poetico possiamo de
menta e disviluppa la passione predominante, e quali le circostanze e gli accidenti che più le si oppongono, o la secondano
gono, o la secondano. Allora facilmente emergono l’epoche, i momenti, gli incontri, in cui dee spiegarsi la sua maggiore o
sso carattere, si è di notare ed esprimere quei momenti che sieno fra gli altri più risentiti e caratteristici, e che perci
sentimento più e massimamente si spiega e risulta, ed a’ quali tutti gli altri debbono ordinariamente riferirsi e proporzi
spondente. [16.8] Parimenti ha ciascuna scena il momento che più fra gli altri primeggia. Dunque richiede anch’essa un pun
iale che da’ momenti più rilevanti si debbe attendere. Debbono perciò gli attori contenere prudentemente l’espressione, per
i succedano, si avvicendino, si contrastino e si raggruppino, finché, gli uni abbattuti o distrutti, trionfi l’altro e teng
o dispensarsi da quella legge di continuità, a cui la natura ha tutti gli esseri e i loro fenomeni sottoposti. Imperocché d
diverse quante sono le relazioni distinte e diverse ch’egli abbia con gli interlocutori co’ quali si incontri a ragionare n
a l’espressione sarà anch’essa variabile o permanente. In questo modo gli stessi interlocutori possono cangiare fra loro di
dramma si espone agli spettatori che debbono principalmente goderne, gli attori debbono scegliere quella posizione che non
degli interlocutori dee pure determinare la positura particolare, che gli attori debbono tenere fra loro in qualunque scena
corso, o dal sopravvenire di alcuno non emerga qualche accidente, che gli obblighi o gli abiliti a tal cangiamento. Sino a
pravvenire di alcuno non emerga qualche accidente, che gli obblighi o gli abiliti a tal cangiamento. Sino a questo momento
ncalzanti, caldissime. Ed è pur questa la ragione per cui d’ordinario gli interlocutori non seggono; ma non perciò dovrebbe
ome illecito ed indecente, quasi che fosse una creanza comune a tutti gli attori; ed io credo al contrario, che sovente se
costantemente e regolarmente seguita, qual è per l’ordinario in tutti gli altri ragionamenti studiati e lavorati metodicame
sse riescono di mirabile effetto ove sieno opportunamente allogate, e gli attori sappiano corrispondentemente esprimerle ed
nzii o riposi. [18.1] Noi abbiamo altrove osservato che non sempre gli organi dell’espressione possono e deggiono tutti
i a un tempo operare. Talvolta l’uno di essi rimane in riposo, mentre gli altri continuano a più o meno operare analogament
e di Ioad, abbandonando il tempio, smarrisce la via, e Nabal in tempo gli dice.             Où vous égarez-vous? De vos se
ndi nascono quelle incertezze, quei sentimenti, quegli imbarazzi, che gli antichi dicevano morae, e che manifestavano nel s
none alla moglie e alla figlia il suo atroce proponimento, e fa tutti gli sforzi perché la sua tenerezza non lo tradisca. E
temente ascoltato: Sortez; ed Agamennone quando dice ad Ifigenia che gli domanda del sacrificio che si prepara: Vous y se
e si prepara: Vous y serez ma fille; ed Otello, allorché a Iago, che gli diceva: Io mi accorgo che le mie riflessioni han
ccorgo che le mie riflessioni hanno alquanto agitato il vostro cuore; gli risponde solamente: No, niente affatto. Garrik c
che si danno ad alcuno sommessamente nell’atto della scena, sì che né gli interlocutori, né gli spettatori l’intendono punt
sommessamente nell’atto della scena, sì che né gli interlocutori, né gli spettatori l’intendono punto. L’Alfieri ne ha fat
ente v’ha pure un silenzio di stupore, che non solo la voce, ma tutti gli altri organi lascia come interdetti ed immobili.
n cessano punto di essere attori e di sentire e di operare come tutti gli altri. [18.15] Dal concorso armonico di questa m
oncorso armonico di questa muta attitudine che debbono prendere tutti gli astanti si viene via via sviluppando una serie di
enebre della notte? I monologhi sono anzi meno rari dei sonniloqui, e gli uomini se ben si osservi delirano e sognano assai
nta e profonda, e che allora diventa sconcio ed anche ridicolo quando gli manca quel grado di passione che sia sufficiente
di or si domanda e si risponde, o ripiglia da sé, come se la risposta gli fosse già stata fatta alla maniera del Tasso, il
i monologhi si possono ridurre a due generi, siccome le passioni che gli animano. [19.6] Imperocché queste obbligano la pe
ssono distinguere quali esempi e mezzi ad un tempo di espressione per gli attori che vogliono perfezionarsi in quest’arte,
i ricade senza avvedersene, e vaneggia pur suo malgrado. Euripide fra gli antichi ne ha fatto un uso mirabile nella Fedra e
, e temendo di vederla arrivare per essere sacrificata, mentre Arcade gli parla e lo ascolta, egli occupato di tutt’altra i
all’effetto della declamazione. E di vero se l’attore dee fare tutti gli sforzi per convertirsi e quasi identificarsi con
d italiano che si abbigliasse fra noi alla romana o alla greca. Tutti gli artisti che all’espressione muta e visibile si so
è meno d’illudere che di dilettare con la bella imitazione, sarebbero gli attori meno intelligenti ed esperti? [20.3] E pu
di questa nazione, e non manca di qualche opera opportuna ad istruire gli attori sopra questo particolare. [20.5] L’Italia,
tutta si mostri quanto è, se troppo si trovasse in contraddizione con gli usi e con le opinioni dominanti del tempo e del p
le fogge. Ma la verità dee sempre signoreggiare, specialmente là dove gli usi del tempo fossero anziché no degenerati, o co
della scena è alquanto generale ed indefinito, e specialmente presso gli antichi, nei quali, per la latitudine della scena
a delle tragedie moderne, essendo di gran lunga variato, ed essendone gli argomenti più particolari caratterizzati e distin
nci: 1.o Non adoprando i nostri attori la maschera a tromba, che appo gli antichi rinforzava ed ingrandiva la voce a propor
a provvedere allo stesso fine che la parte superiore della scena, ove gli attori declamano fosse opportunamente coperta, si
e ne distruggano, la rendono più o meno fievole e rotta e condannano gli uditori a non riceverla intera, e l’attore a sfor
è necessario, che avanti ogni altra cosa si legga la tragedia a tutti gli attori in comune, perché da tutti egualmente si c
ebbe a definirsi la vera idea del tutto e delle sue parti, e quel che gli attori hanno di comune e di proprio, perché poi o
tutte quelle più importanti relazioni che con la scena deggiono avere gli attori. Per tal modo nulla resta al capriccio ed
ente lo soffre, a sentirsi recitare da cotali rammentatori quello che gli attori vengono via via ascoltando e ripetendo com
iano affatto appena rappresentati. Ma di tale sconcio son pur cagione gli attori medesimi, i quali per quanto sia il dramma
e così a progredir sempre di male in peggio. Il che non accadrebbe se gli attori e le rappresentazioni fossero quali dovreb
ori teatri delle altre nazioni non soffrono tali scandali, dovrebbero gli italiani una volta imitarli e non più tollerare d
oria non pur le parole ed i versi che dee recitare, ma tutti i modi e gli accidenti che all’espressione appartengono, si po
eritassero la sua attenzione. Si è disputato lungamente fra molti, se gli antichi notassero la loro declamazione, come noi
icerche e congetture, noi ci contentiamo di osservare, che per quanto gli elementi della pronunciazione ordinaria sieno sfu
di notare, come il canto, tutta la declamazione seguitamente. Dietro gli esempi ed i tentativi di costoro, io penso che se
on avessero ne’ primi esperimenti sortita. Il solo attore non ha come gli altri questo vantaggio: egli non può osservare ed
’altro braccio, e comporre all’uopo le forme opportune dell’abito con gli slanci della passione dominante ed inventarne del
to prima qualche esperimento per assicurarsi della recita, si faranno gli altri su la scena per combinare ed eseguire tutto
no occorrere. [21.16] E perciò qualche prova dovrebbe esser fatta con gli abiti propri e con tutto l’apparecchio della deco
iuscire perfetto, se a questa legge non si sottoponga. I migliori fra gli antichi non la trascurarono. Cicerone dicea per t
l’attore si debbe esigere? Improbo fu lo studio di Roscio, e continui gli esperimenti ch’egli faceva del suo talento e dell
talento e dell’arte sua. Molti ci parlano di varii esercizi, ai quali gli attori si assoggettavano. Nerone medesimo si torm
i uomini, e che ci rende tollerabili, e, quasi non dissi, aggradevoli gli stessi mali che la generano e l’alimentano, è mas
che modo e con qual dritto potrebbe sperare e pretendere d’interessar gli altri, s’egli che debb’essere interessato più d’a
appresentazioni, altronde inette e ridicole. [22.4] Nascono talvolta gli applausi dalla qualità della persona, e non già d
che suppone nell’artista una certa destrezza, che sorprende e seduce gli spettatori non esperti, e destano in quelli tutt’
i e degli empirici in ogni mestiere; e la declamazione ne abbonda fra gli altri. Hanno questi tali artifici e maniere, tutt
iti e nelle lagrime degli spettatori. Senza questo effetto precedente gli Abderiti non sarebbero giunti a delirare tragicam
he talvolta la vera tragedia è stata proscritta, perché si temeva che gli spettatori, fortemente commossi su’ pubblici mali
buoni attori possano e deggiano riportare. Tu allora non osservi fra gli spettatori immobili ed attoniti, che un freddo e
re difficile, men dilettevole, men necessaria. Ma perché sono sì rari gli attori, anche là dove l’arte e la scuola si tengo
colta dovrebbe a quella principalmente attenersi, e senza disprezzar gli altri, far sì che l’uno primeggi, degli altri pur
a dei suoi spettatori. Ed in questa maniera potranno indi i pittori e gli scultori, a vicenda, emulare da lui quel ch’egli
vare all’attore quella dignità e quella forza che la pratica dei vizi gli toglierebbe o diminuirebbe, ma ancora per conosce
hé conoscendo abbastanza se stesso è abilitato a vie meglio conoscere gli altri; e così a determinare con maggiore facilità
e a paragone o a preferenza di certi altri, che senza alcuna ragione, gli vanno più a verso. Tanto più che sovente la trage
ingua poetica. Ed è questa la prima ragione per la quale in Italia né gli attori declamano la tragedia sì facilmente, né gl
quale in Italia né gli attori declamano la tragedia sì facilmente, né gli spettatori sì facilmente l’intendono. Noi abbiamo
lte, affatto diversa, per non dir contraria, da quella che professano gli autori. Il genere di bellezze che cercano gli uni
a quella che professano gli autori. Il genere di bellezze che cercano gli uni non è quello che procurano gli altri. Amano q
Il genere di bellezze che cercano gli uni non è quello che procurano gli altri. Amano quelli per l’ordinario sorprese, str
è pur notato che la stessa Clairon nell’Ifigenia di Racine sopprimeva gli ultimi versi coi quali Erifìle termina l’ultima s
ta opera dessero all’arte loro Ila, Esopo e Roscio. Essi erano spesso gli ammiratori e gli amici di Ortenzio e di Cicerone,
all’arte loro Ila, Esopo e Roscio. Essi erano spesso gli ammiratori e gli amici di Ortenzio e di Cicerone, che tutta volta
nosca e si proscriva un tale errore, che disonora non solo l’arte, ma gli attori che la professano, e la nazione a cui essi
si sopra la scena. Il professor della scuola dovrebbe prima esercitar gli alunni a leggere avvertitamenre il dramma pel qua
. Qui il professore dee prima evitare quelle più sconce maniere a cui gli alunni inclinassero, perché insensibilmente non s
elle varie ripetizioni ed esperimenti, paragonando l’una con l’altra, gli avvezzerebbe a poco a poco a quei tratti arditi e
igliori; e con tal metodo si potrebbe ognor più perfezionare l’arte e gli attori. [24.2] Io aggiungerei un altro espedient
rammatica? Alla maggior parte delle nazioni. Essa s’ingegna di copiar gli uomini che parlano ed operano; è adunque di tutte
i: «Troviamo perciò nella storia anteriore ad ogni profana produzione gli oracoli composti da’ sacerdoti gentili, le greche
nosiche e ditirambiche ad Apollo e Bacco, i versi saliari del Lazio, gli inni peruviani al Sole, quelli dei Germani alle l
à di recitazione richiedesse una prontezza nell’improvvisare che solo gli italiani a quel tempo dimostrarono di avere. Aggi
naggi più gravi e più eroici co’ più ridevoli e più grotteschi; e fra gli angeli e i santi faceva ancor l’asino la sua figu
oltre una riforma dei costumi di scena, che lo porterà ad abbandonare gli abiti da petit maître, per adeguarsi al principio
s de l’Europe (1738) di Luigi Riccoboni, dove si metteva in luce come gli autori drammatici e gli attori adeguassero le rap
Luigi Riccoboni, dove si metteva in luce come gli autori drammatici e gli attori adeguassero le rappresentazioni teatrali a
orica vi è questo elemento come già per la poetica, la qual cosa, tra gli altri, veniva fatta oggetto di trattazione anche
compendio in lingua italiana nell’opera Delle scienze metafisiche per gli giovanetti (1767), all’interno della sezione Antr
e «la natura fisica» (Antonio Genovesi, Delle scienze metafisiche per gli giovanetti del Sig. Abate Genovesi, Venezia, Pres
ommento_1.2] Tale esternazione dell’attività interiore accomuna tutti gli organismi, viventi e non. L’idea di una natura «p
alla distanza esistente tra oggetto imitato e oggetto imitante, ossia gli strumenti e i mezzi con i quali l’imitazione vien
le imitativo che forse non per altra cagione che per tal proprietà su gli altri animali s’innalza, ed a cui si approssima b
s sur la poésie et sur la peinture, si sofferma sulla spartizione che gli attori dell’antichità facevano del gesto e della
antichità facevano del gesto e della voce, affermando che fossero due gli attori ad andare in scena, uno destinato a declam
orte et vigureuse». Gli elementi che questi utilizzano per contagiare gli altri agiscono sul piano dell’emotività piuttosto
po. A proposito dell’individuo preso dalla passione, dice infatti che gli spiriti che si muovono nel corpo «[…] répandent s
Settecento. Si pensi alla figura di Alfieri e alla sua attenzione per gli aspetti performativi dei suoi drammi. Egli si sof
enere, né per metà pure, il loro effetto; essendo fatte assai più per gli occhi, che per gli orecchi» (Vittorio Alfieri, Pa
pure, il loro effetto; essendo fatte assai più per gli occhi, che per gli orecchi» (Vittorio Alfieri, Parere sulle tragedie
ed i Greci governavano i loro Poemi per i tempi, noi, come vederemo, gli governiamo per li toni» (Giovan Giorgio Trissino,
DCXCVIII, pp. 19-20). Sulle mani e le dita si erano invece soffermati gli oratori dell’antichità. Era Quintiliano infatti a
antichi, e contrapponendolo ai «gesti meccanici», complici di rendere gli attori simili a marionette, che degradavano la sc
persona in questione e costituiscono, sul piano gestuale, quello che gli ideogrammi sono nel linguaggio verbale. Nel caso
ari e che tende a scartare dal bagaglio cinestetico attoriale. Furono gli Egizi che, per primi, elaborarono un sistema di s
ividono l’uomo dall’uomo: «La lingua mimica fu la prima ad usarsi tra gli uomini, ed è la più facile a comunicarsi da chi n
ni, causando al contrario stacchi bruschi e del tutto innaturali. Già gli antichi, attraverso l’adozione del metro giambico
oni, le passioni, i caratteri che si incontrano nei suoi romanzi sono gli stessi con cui ci si interfaccia nella vita di tu
o scarto tra realtà e finzione è evidente allorché Pamela, Clarissa e gli altri personaggi diventano oggetto di conversazio
ocosmo familiare e i personaggi si scalzano dei coturni per indossare gli abiti della borghesia. La tragedia si desublima n
la borghesia. La tragedia si desublima nel dramma borghese, o meglio, gli eroi del nuovo universo borghese assumono la gran
Ecco che nasce un altro stupendo verso dall’aspetto solenne e Venere gli rende volentieri onore in ogni sua parte; al cont
traprese a formare il suo stile sopra quello di questo gran poeta che gli sembrava il più drammatico di tutti, e che ci fa
lac poneva il caso del suono Ah!, che, a seconda dell’intonazione che gli si assegnava, era in grado di coprire da solo l’a
hezza, non è meno costantemente adattato ai quadri ed ai ritratti che gli delinea» (Francesco Saverio Salfi, Ristretto dell
cia, adulazione, tristezza, allegria, fierezza, umiltà: è il viso che gli uomini fissano, guardano; è questo che viene osse
, canto IV, I, p. 100. [commento_5.17] «la dea contrariata manteneva gli occhi fissi al suolo» (Publio Virgilio Marone, En
ltri organi del corpo, nei quali però si volgono in sudore (si vedano gli articoli CXXVIII, CXXIX, CXXX, CXXXI. In René Des
iferendosi alla dea dell’amore dice che ella spesse volte danzava con gli occhi» (Johann Jakob Engel, Lettere sulla mimica,
e un «dizionarietto tecnico» volto alla classificazione dei gesti con gli stessi criteri con cui si esaminavano gli oggetti
assificazione dei gesti con gli stessi criteri con cui si esaminavano gli oggetti di studio della Botanica. La proposta di
nsibili» (Johann Jakob Engel, Lettere sulla mimica, cit., p. 384) Tra gli esempi, viene posto quello dell’andatura che segu
tiliano vuole vedere rappresentati sul pulpito e sulle scene non sono gli oggetti esterni sensibili di cui stiamo parlando,
altrimenti: Quintiliano non vuole che si rappresentino sensibilmente gli oggetti a cui pensiamo, bensì i sentimenti che pr
tutti, non che ridurli a certe classi, varii tanto, quanto sono varii gli oggetti che li destano, la costituzione dell’anim
vi è commosso, varie e pressoché infinite le maniere con cui possono gli uni cogli altri rimescolarsi e confondersi» (Luig
e avanti sul petto; le labbra dischiuse che lasciano cadere il mento; gli occhi con la pupilla per metà nascosta dalle palp
cità che caratterizza il corpo. Tuttavia se nel caso precedente tutti gli organi manifestavano un completo disinteresse per
lità («[…] le corps demeure immobile comme une statue») dal fatto che gli spiriti, tutti rivolti verso il luogo che conserv
to fosse lì, in quel momento, e dunque non solo il pensiero, ma anche gli organi del corpo sviluppano una particolare tensi
stelliniane: «Questa pienezza di grato senso si spande fuori, esilara gli occhi e la fronte, tutti i lineamenti del viso; s
stale (Keir Elam, Semiotica del teatro, cit., p. 78), in quanto tutti gli organi del corpo, in un atteggiamento di rifiuto
olorito alterato, il respiro affannoso e frequente, così l’adirato ha gli occhi accesi e fiammeggianti, il viso arrossato p
tutto il corpo, e incepparsi la lingua e la voce languire, oscurarsi gli occhi, ronzare le orecchie, mancar le ginocchia,
e ginocchia, infine per il terrore dell’animo vediamo spesso crollare gli uomini» (Tito Lucrezio Caro, La natura, a cura di
bia detto una volta ad un attore francese che terminato lo spettacolo gli aveva chiesto cosa ne pensasse della sua interpre
sensazione», negli eroi tragici ad agire è la «semplice natura», che gli permetta di esprimere umanamente le loro sensazio
rbitrario. Di questo tipo sono i suoni articolati in tutte le lingue, gli alfabeti, i segni geroglifici degli antichi, e al
to_10.7] Engel giudicava la musica, nell’accezione che ad essa davano gli antichi, come arte all’incrocio tra il tempo e lo
lo spettacolo — e vedendo un solo pantomimo, si domandava chi fossero gli attori e i danzatori che avrebbero interpretato g
ndava chi fossero gli attori e i danzatori che avrebbero interpretato gli altri personaggi. Quando seppe che un solo pantom
sistematico nel repertorio dei comici professionisti. Basta sfogliare gli elenchi delle opere messe in scena dalle compagni
erenza degli altri mette sempre maggiore interesse in quelli, che più gli appartengono. Quantunque sia l’oscurità e la stra
orse a tempi di Eschilo e di Sofocle non erano meno oscuri ed incerti gli argomenti delle loro tragedie, ed i costumi de’ t
bitudine di un fare timoroso e subalterno non avrà, o solo a momenti, gli slanci della grandezza di continuo necessari al r
rte comica: «Quando ci saranno autori sommi, o supposto che ci siano, gli attori, ove non debbano contrastare colla fame, e
Settecento da Madame Clairon: «I direttori dello spettacolo e persino gli attori credono che il primo arrivato sia all’alte
tesso alla fiamma dell’altro, in vece di ciò, e l’altro e se stesso e gli spettatori raffredda» (Vittorio Alfieri, Parere s
i quali lo ascoltavano e spinta da un moto di collera, andai da lui e gli dissi: Rodogune, una parte tenera, signore? Una P
La sacra sede quello occupa cinto d’armi possa precipitarsi, sgranare gli occhi, meravigliarsi e restare attonito. E quell’
se stata consumata nel movimento precedente, e per questo esaurita. E gli attori non se ne accorsero certo prima dei poeti
orpo, e allora la scena diviene un luogo di incontro o di scontro tra gli interessi e le passioni che guidano la condotta d
L’attitudine individuale non può restare impermeabile al contatto con gli altri interlocutori. [commento_17.4] Il «celebre
e concedesse all’attore di dare le spalle al pubblico. Nella commedia gli attori di una troupe, guidati dal capo-comico Ora
ribalta da Salvatore Viganò, coreografo e pantomimo che compariva tra gli interlocutori nel Dialogo sulle unità drammatiche
dinanzi agli occhi vegeto e fresco il Coriolano, e tutti dipinti, che gli esprimerei colla matita, i bei gruppi e le attitu
sti, a cura di Francesco Paolo Russo, cit., II, 11, p. 271). Saulle e gli astanti si connotano così come spettatori interni
figli del mio figlio, / O figli miei, feroci ombre, fratelli, / Duran gli sdegni oltre la morte? O Lajo, / Deh! dividili tu
mai si volesse rappresentare sul teatro questa Tragedia, bisogna che gli attori sieno vestiti alla foggia Romana. Nel terz
rie: «Desidero, innanzi tutto, che con grande rigore si evitino tutti gli abiti e tutte le mode del tempo. La pettinatura d
a dei primi attori di ostentare abiti lussuosi sulla scena, oscurando gli attori secondari. [commento_20.10] Sulle inveros
Salfi sottolinea come nella pianificazione della struttura del teatro gli architetti debbano essere guidati da criteri di f
che l’acustica sia tale da far pervenire la voce dell’attore a tutti gli spettatori; in secondo luogo, l’edificio deve ess
ini commerciali, il repertorio subiva un continuo aggiornamento e che gli spettacoli non venivano allestiti che in pochi gi
ne dello spettacolo nell’antichità, si sofferma sulla spartizione che gli attori facevano del gesto e della voce, affermand
li attori facevano del gesto e della voce, affermando che fossero due gli attori ad andare in scena, uno destinato a declam
lità rigida. Rivolgendosi all’ipotetico lettore-attore del suo poema, gli chiede se, nella vita quotidiana, ci fosse forse
o a un cammino di perfezionamento e purgazione. Non è un caso che tra gli emblemi della simbologia massonica comparisse la
onfronti delle logge massoniche, culminato nella congiura ordita, fra gli altri, dal ventunenne pugliese Emmanuele De Deo,
onata dallo Stato. [commento_23.4] Alfieri sostiene la necessità per gli attori «[…] di saper parlare e pronunziare la lin
iron: «Senza pretendere di approfondire la musica, bisogna apprendere gli elementi per conoscere l’estensione della propria
Cabria volle essere ritratto in quell’atteggiamento nella statua che gli Ateniesi gli eressero nella piazza a spese pubbli
essere ritratto in quell’atteggiamento nella statua che gli Ateniesi gli eressero nella piazza a spese pubbliche. Di qui l
nes (1789-1815), Genève, Slatkine Reprints, 1977, pp. 86-95. 23. Per gli articoli attribuibili al Salfi, si veda Vittorio
77 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VI « LIBRO VI. Storia drammatica del secolo XVII. — CAPO IV. Opera Musicale. » pp. 314-344
quanti paesi per diversi fini tutti abjetti e vili adoperata? Sin tra gli Assiri, se crediamo ad Ammiano Marcellino, Semira
l’uso di mutilare i cortigiani, allorchè ella regnava sotto il nome e gli abiti del suo figliuolo, per confondere la propri
o Gioseffo ebreo Nabucco ne diede il primo esempio facendo smaschiare gli schiavi Ebrei. Claudiano contra Eutropio pretese
essione ne’ legittimi signori detronizzati e lasciati in vita. Presso gli Egizii, secondo Diodoro Siciliano, essa fu pena d
lio Lampridio, dava agli eunuchi il titolo di terza specie umana , e gli escluse affatto dal suo servigio , confinandoli a
re i falli de’ giocatori di palle. Chi ignora poi quanto poco fossero gli eunuchi favoriti da’ legislatori? Soggiaceva alla
ocità, ed ai barbari solo in qualche parte a. Contuttociò, per quanto gli eunuchi venissero perseguitati dalle leggi, avvil
molti di essi divennero consoli e generali, come i Narseti, i Rufini, gli Eutropii: ma noi, noi stessi gli ascoltiamo gorgh
generali, come i Narseti, i Rufini, gli Eutropii: ma noi, noi stessi gli ascoltiamo gorgheggiare nelle chiese, e rappresen
e rappresentar da Alessandro e da Cesare ne’ nostri teatri. Contenti gli antichi delle voci naturali de’ loro attori ancor
o ne’ musicali trattenimenti dati nelle stanze delle imperatrici, non gli adoperarono mai nelle recite teatrali. Ne’ tempi
municar loro ciò che esse detestavano o felicemente ignoravano. Forse gli Arabi soggiogata la Spagna ed acquistatane la nat
dere che tutti ignorassero che sin dal XVI secolo, tanto abbondassero gli eunuchi nella penisola di Spagna, quando una boll
teatro le voci artificiali de’ castrati? E se il fiorentino Rinuccini gli avesse ne’ suoi melodrammi adoperati, il Vecchi g
rentino Rinuccini gli avesse ne’ suoi melodrammi adoperati, il Vecchi gli avrebbe ricusati? L’ultimo dramma del Rinuccini s
eunuchi sostituiti alle cantatrici nel dramma riferito non mostra che gli spettatori se ne fossero maravigliati, nè scrive
Pietro della Valle che erano essi assai comuni sulle scene italiche) gli eunuchi si erano introdotti ne’ nostri melodrammi
o il diletto? Ciò avverrà appunto quando scosso il volontario stupore gli uomini giungano a comprendere che oltre a i Tenor
acce, storcimenti ”… » I suoi slanci e sospiri non son punto lascivi: gli sguardi nulla hanno di impudico: il gestire propr
r amor dell’umanità impiegò le sue meditazioni per salvar dalla morte gli uomini rei  or non sarebbe ancor meglio impiegata
78 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VIII « STORIA CRITICA DE’ TEATRI ANTICHI E MODERNI. TOMO VIII. LIBRO VIII. Teatri d’oltramonti nel secolo XVIII. — CAPO I. Teatro Francese Tragico. » pp. 4-111
, nobiltà e purezza nello stile, armonia nella versificazione, benchè gli costasse fatiga. Nel Manlio Capitolino formato su
Capitolino formato sulla Venezia salvata di Otwai col trasportare fra gli antichi Romani il fatto recente della congiura de
scena quarta dell’atto I, cioè che all’arrivo di don Pietro in corte gli occhi di lui distratti altro non vi cercavano che
era si distingue da quella dell’uno e dell’altro. Crebillon non eleva gli animi quanto Corneille, non gl’intenerisce quanto
leva gli animi quanto Corneille, non gl’intenerisce quanto Racine; ma gli spaventa con certo terrore tragico assai più vero
more della bella letteratura greca e romana; le opere del Crebillon e gli applausi che ne riscoteva, gli diedero i primi im
eca e romana; le opere del Crebillon e gli applausi che ne riscoteva, gli diedero i primi impulsi ad entrar nella tragica c
e virtuosa che non si smentisce mai. La nobile patetica preghiera che gli fa Marianna, prenez soin de mes fils ec, è maes
da’ rimorsi vendicatori, e cerca la morte, ma prostrato a’ suoi piedi gli domanda un amplesso. Ditemi , aggiugne, ditemi a
ma, oh patria! indi lo condanna e l’abbraccia. Ne traduco per saggio gli ultimi versi: Procolo, che a morir menisi il fig
do però ne’ tratti del suo pennello una maniera a se particolare. Non gli manca alle occorrenze nè il sublime del creatore
alla francese. In fatti i Tartari e i Cinesi dell’Orfano della Cina, gli Arabi Musulmani e gl’idolatri del Fanatismo, i Ro
scene di Bruto con Cesare, cioè la quinta dell’atto II, in cui Cesare gli palesa di essere di lui padre, e la quarta del II
lebre attrice Andaluzza Maria Vermejo. Riscuoteva da circa due lustri gli applausi concordi della più colta Europa la Merop
variata l’invenzione nell’atto IV, e mantenuti in maggior commozione gli affetti, dipingendo Merope in angustia tale che è
ama mostro, perfido, lo fa trascinare presso la tomba di Cresfonte, e gli si avventa per ferirlo. Ciò è senza ragione. La d
arbaro, tiranno , l’ha chiamato nella scena seconda dell’atto IV. Va, gli ha detto, quando ha saputo di esser figlio di Mer
mo che possa darne la più adeguata idea, non pensando servilmente con gli altrui pensieri, nè vendendogli per nostri quando
ni, e lo chiami a parte dell’impero mostrandogli la necessità che non gli permette altro partito; quelle dell’atto IV di Zo
o particolare avviso vorrebbe banditi dal teatro moderno i traditori, gli empii, i furbi solenni ec. La scena che richiede
essa distrugge le speranze de’ penitenti, vale a dire di quasi tutti gli uomini; perchè una vendetta atroce che si avvera
ngegno consiste nel ben concatenare i pensieri co’ fatti in guisa che gli eventi sembrino fatali e facciano pensare allo sp
recitata nel 1752, all’Oreste, ed a’ Pelopidi. Trasse anche Voltaire gli Sciti dall’Arminio indi intitolato i Figli de Che
e. Scrisse anche l’autore dell’Erriade i Guebri, Erifile il cui piano gli costò moltissimo senza interessare abbastanza sul
poco verisimili reticenze, ed in cui una parola di più scioglierebbe gli equivoci, e torrebbe Tancredi di augustia. Poteva
Alzira, Maometto, Merope e Zaira non sono comparabili con Cinna, con gli Orazii, con Poliuto e con Rodoguna. Questa decisi
i tornir meglio i suoi versi; ond’è che nella lettura che se ne fece, gli si notò la durezza della versificazione e la scor
lo innamorato d’Ifigenia. Ma il signor Collè dotato di gusto migliore gli avvertì che tali amori raffreddavano argomento sì
non tutti ravvisarono in lui la mancanza di gusto, e que’ difetti che gli furono poscia rimproverati, e singolarmente la ve
ù manifestamente; Cleopatra si tenne per inferiore alle precedenti; e gli Eraclidi molto più. Così quest’enciclopedista, al
ck fu posposto a’ di lei parenti ed amici a’ quali si profusero tutti gli onori e le dignità, di che cercando egli di vendi
Torquato. Voltaire molto finamente in una risposta di poche linee che gli scrisse, accennò con acutezza alcune indiscrete a
sparvero. Non furono più felici nè Coriolano, in cui di più si notano gli accidenti accumolati in un dì senza verisimiglian
sagerazione; lo stile è appassionato naturale e molte volte energico; gli accidenti dall’intervallo dell’atto IV per tutto
esentano i Cinesi da tanti secoli? Che rappresentarono i Greci se non gli evenimenti della propria storia? Che i Latini ste
aliani ne’ Piccinini, negli Ezzelini, negli Ugolini? Che gl’Inglesi e gli Spagnuoli in quasi tutte le loro favole? Tra’ med
ntatore meschino. Che relazione hanno poi colla congiura de’ Francesi gli amori non tragici di Gastone e di Bajardo e di Al
l’atto I non ignora i tradimenti orditi da Altamoro e Avogadro, e pur gli dissimula, e nell’atto V, parlandogliene Bajardo,
lse idee dell’eroismo e della virtù. Ma se egli travide nel dipingere gli eroi ed i virtuosi, non si mostrò più abile in fa
rpi stessi sparsi e trasportati dal fulmine . Rapportiamoci dunque su gli altri di lui difetti nè piccioli nè pochi come po
nquistarlo, riporta la vittoria di Ghiara d’Adda, e Brescia atterrita gli si rende. Entranvi i Francesi allora poco capaci
si potrebbe con qualche fondamento ribattere la taccia di ribelle che gli s’imputa? Furono ribelli gli Spagnuoli che per se
mento ribattere la taccia di ribelle che gli s’imputa? Furono ribelli gli Spagnuoli che per sette secoli combatterono contr
legittimo del Belloy, non della storia. Le scelleraggini, le infamie, gli assassinamenti, le frodi nacquero dal capo di cod
lunniandolo attribuisce ad un immaginario suo tradimento la morte che gli fu data, se non per natural crudeltà, almeno per
i il Belloy dare un complice ad Avogadro, e donde il prese? La storia gli avrebbe sugerito qualche Bresciano, se l’avesse s
lega; vide poscia quanto più pericolosi nemici di tal libertà fossero gli stranieri, e se ne distaccò. Come principe e come
o conseguenza di una lunga tolleranza. Poco umanamente trattarono con gli abitanti di Castellaneto, spogliandoli e molestan
ncesi, qual fu l’implacabile vendetta Italiana? Gli tolsero le armi e gli diedero agli Spagnuoli, a condizione che gli rima
a? Gli tolsero le armi e gli diedero agli Spagnuoli, a condizione che gli rimandassero al campo francese. Ma lasciamo le is
la rivoluzione per certa analogia della strage di San-Bartolommeo con gli orrori e l’esecuzioni della repubblica che sorgev
ro dal Romano Pontefice si accolsero con trasporto dall’uditorio. Tra gli attori che lo rappresentarono, si distinse Talma
biltà, quello di Medea con molto vigore, se non che ostenta soverchio gli eccessi da lei commessi. I primi quattro atti tra
e qualunque senatore per imprudenza o per malizia abbia commercio con gli ambasciadori esteri, o si trovi nel recinto delle
he l’attenderà. Montcassin con risposte pungenti trafigge Bianca, che gli dice che a torto egli di lei si lagna. Distruggi
dice Bianca, additando Montcassin che giugne. Contarini a lui rivolto gli dice: siete voi il seduttore di mia figlia? Montc
lia. La scena lunghissima alfine contiene che Contarini decisivamente gli fa sapere, che nulla sarà bastante a piegarlo, e
icusa. Contarini comanda che esca di sua casa. Montcassin minaccevole gli dice: Ah cet excès d’outrage Comme à ta cruau
i, ed a proporre le sue angustie ed i suoi dubbii. Contarini dice, io gli farò svanire; venite nel bel mezzo della notte ne
che voglia dire quell’apparato funesto? Quello del Consiglio de’ Tre, gli dice Pisani; quì pronuncia, e nel fondo punisce.
ri contrarii di giudice imparziale, e di amante sventurato. Contarini gli fa riflettere che l’accusato è condannato dalla l
a discolpa veruna da allegare; risponde di non averne alcuna. Capello gli dice: grande interesse avrete avuto ad infrangere
di morte, ed invita Capello a votare. Contarini lo chiama a parte, e gli dice: io ben comprendo che se non foste suo rival
na emozione passeggiera, di cui quasi ho perduta la memoria al vedere gli amanti in piena felicità. L’autore si approfittò
a tragedia di Arnault. Allorchè il leggitore comincia ad intenerirsi, gli si presenta un francese militare forse in vece de
79 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome II « LIBRO II — CAPO II. Prima epoca del teatro Latino. » pp. 9-90
lità (all’usanza de’ Cureti e de’ Lidii, da’ quali traevano l’origine gli Etruschi) riuscì ad essi molto grato. Ma confusa
oesia scenica, la quale nè anche dovea coltivarsi senza gl’ impulsi e gli esempii or degli Osci, or della Magna Grecia, or
à maggiore alla poesia rappresentativa recarono a Roma dalla Campania gli Osci, i quali vi furono chiamati a rappresentare
iume Volturno alcune sue spie pratiche del parlare Osco, per esplorar gli andamenti del nemico25. II. Stabilito questo spet
no in Roma la gioventù Romana volle sottentrare a rappresentarlo dopo gli attori nativi di Atella, e se ne riserbò il dirit
chè soli ebbero il privilegio di non mai deporla sulla scena; là dove gli altri istrioni commettendo qualche fallo di rappr
e drammi migliori? Perchè, secondo il nostro avviso e del Casaubon28, gli arguti copiosi sali e le vivaci piacevolezze che
la denominazione d’Italia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e gli Enotrii30, e che più tardi
azione d’Italia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e gli Enotrii30, e che più tardi poi sotto
ia propriamente designava il paese che tennero gli Osci, gli Ausoni e gli Enotrii30, e che più tardi poi sotto nome d’Itali
tal Francese! le parole impudiche dagli Osci furono dette oscene31, e gli Osci presero il proprio nome dall’ oscenità32. L’
oprio nome dall’ oscenità32. L’una cosa non distrugge l’altra? Ma che gli Osci non poterono così nominarsi dalla parola osc
e e commedie seguendo i Greci, ma per essere stato il primo a volgere gli animi degli spettatori dalle satire alle favole t
tori dalle satire alle favole teatrali36, per la cui rappresentazione gli fu assegnato il portico del tempio di Pallade. La
Romuli potrebbe credersi azione tragica. Le commedie ch’egli compose, gli furono fatali. Traducendo e imitando i Greci ne t
specie di versi adoperando, con eleganza superiore a quell’età deride gli auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl
rsi adoperando, con eleganza superiore a quell’età deride gli auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl’ interpreti
con eleganza superiore a quell’età deride gli auguri, gli astrolaghi, gli opinatori Isiaci e gl’ interpreti di sogni, aggiu
ralmente la greca tragedia. Per vederne la guisa possono confrontarsi gli squarci che soggiungo. Nella tragedia di Euripide
ia franchezza (come seguendo il Bayle fassi da alcuni, i quali mirano gli oggetti da un lato solo) che in ciò il Francese a
aurea. Ricorre a Libano suo servo assai trincato. „Io amo mio figlio ( gli dice) e voglio esserne amato. Così pensò mio padr
ima col rustico marito, indi col vecchio commarito, come dice Plauto, gli respinge a pugni ed a calci e gli caccia in fuga.
ecchio commarito, come dice Plauto, gli respinge a pugni ed a calci e gli caccia in fuga. L’azione termina, scoprendosi Cas
nti infantili della fanciulla Palestra e varii altri contrassegni per gli quali un dì potesse conoscere i proprii parenti.
favola Plautina, nel quale scagliansi diversi tratti satirici contra gli spergiuri, i litiganti di mala fede e i falsi tes
i. Gl’ Intronati di Siena ed alquanti altri Italiani hanno introdotti gli attori che parlano coll’ uditorio, mostrando di s
so di Pasicompsa l’amata di Carino. Chiede a un servo chi ella sia, e gli è dato a credere essere una schiava comperata dal
l figliuolo per servire alla madre. Il vecchio si abbocca col figlio, gli parla della schiava, dicegli non esser propria pe
ugne, lo consola, intercede per lui presso il padre, e ne ottiene che gli ceda Pasicompsa. Notabile a mio avviso in questa
aci, de’ vaghi colori scenici, dell’arte di maneggiar con delicatezza gli affetti, e di dipingere con verità i costumi. Il
izione il dargliela indotata, vuole assegnarle un picciolo podere che gli è rimasto. Ripugna Lisitele per non ispogliarlo d
panni addosso Taglino a questo e a quello, il falso e ’l vero Non gli trattien, purchè quanto alla bocca Lor si prese
tengono il concetto degli undici seguenti Latini, ne’ quali ringrazia gli dei per essere arrivato salvo in quella città ove
ano e Copto. Un uomo che avesse sì strano gusto, copiando alla peggio gli scarsi dizionarii di tali lingue antipodiche, avr
degli etimologisti imperiti e di Arlecchino; per la qual cosa Annone gli parla nella lingua del paese, e viene a sapere ch
altro in risposta che un non ne ho. Vede Sagaristione altro servo, e gli va incontro: Tos. O Sagaristione, il ciel ti sa
esce. Sagaristione osserva che l’amico è pallido e sparuto. Tossilo gli confessa di essere innamorato. Che mi dì tu! queg
nde. Saturione con gran giubilo comprende esser lui l’amico atteso, e gli va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu g
e gli va incontro chiamandolo suo Giove terrestre. Tu giungi (Tossilo gli dice) bene a tempo, caro Saturione. Menti amico (
lcuna di queste inezie, che i Francesi chiamano turlupinades. Tossilo gli dice ch’ei mangerà, purchè si ricordi di ciò che
es. Tossilo gli dice ch’ei mangerà, purchè si ricordi di ciò che jeri gli disse. Mi ricordo, sì, risponde, che non vuoi che
eremo tali vesti e fregi? Toss. Prendetele dal Guardaroba del Coro: gli Edili le hanno già apparecchiate. Nelle quali p
hiate. Nelle quali parole si vuol notare che mentovando il Corago e gli Edili si fanno sparire i personaggi immaginati, e
la distruggevano alle volte con una parola. I moderni con gran senno gli emuleranno nel primo disegno senza fermarsi molto
to il modo di liberarla. Sagaristione con uno scherzo basso e servile gli mostra un tumore nel collo formato colla borsa de
posta loro, ed in malora Vadano pur: fo caso io de’ nemici? Tanto gli stimo quanto un desco vuoto. Verg. Padre, l’inf
in casa di Tossilo. Dordalo risoluto vuole andar da Tossilo o perchè gli dia il pattuito prezzo della sua schiava, o per d
Tossilo baldanzosamente, e vedendo Dordalo con disprezzo ed alterigia gli dice che prenda pure il danaro aspettato con tant
i casa. Tossilo in segno di sapergliene grado, e di averlo per amico, gli dà a leggere le sinte lettere, ove si accenna di
scena in cui esce Sagaristione favellando colla fanciulla mentre che gli altri due stanno ad ascoltare, è nella quale si e
i parve Splendida e vaga? Verg. Io la città sol vidi, Gli usi e gli abitator poco conobbi. Tos. O che savio princip
me, ed egli chiudendo nel nome tutta la serie della frode, mi chiamo, gli dice, Vaniloquidorus, Virginisvendonides, Nu
stione, e dispone un magnifico banchetto, non solo per tripudiare con gli amici e coll’ amata, ma per fare arrabbiare vie p
ruffiano, che con alacrità confessa tutte le sue malvagità. Callidoro gli dice, perjuravisti, sceleste, ed egli risponde co
I nega di narrare l’accaduto agli altri attori, perchè non l’ignorano gli spettatori, per li quali si rapresenta: . . . .
nota ciò e passa, senza fermarsi a trarne ridevoli conseguenze contro gli antichi. Egli non può ignorare che da essi non si
ima dell’atto secondo, dipinte vivamente le contraddizioni, le pene e gli amareggiati diletti dell’amore. I Menecmi. Di qu
mensale ubbriaco e chiudere la casa. Incontrasi di poi col vecchio, e gli da ad intendere esser la casa posseduta da mostri
sa delle meretrici. Compariscono le sorelle sulla porta, e alla prima gli dileggiano; pensano poscia di accarezzarli per di
intitolò Capteivei. Egione ha due figliuoli, uno che di anni quattro gli fu rubato da uno schiavo e venduto a uno stranier
e ivi ne ricevettero, imparino dall’argomento di questa commedia, che gli antichi comici molte altre invenzioni avranno imm
glia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. Contesero gli antichi intorno al numero delle commedie che scri
o I delle Vic. della Coltura delle Sic. p. 248. 49. Girolamo Colonna gli pubblicò sin dal 1590 e la sua raccolta si reimpr
a raccolta si reimpresse in Amsterdam nel 1707, Paolo Merola nel 1595 gli diede alla luce in Lione, e Bernardo Filippino tr
e, e di schiavi. Mi porrò a negoziar con grosse navi In mare. Fra gli stessi Re, sarò Anch’io chiamato Re. Indi per m
80 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 684-685
recedente, nacque a Viterbo il 20 febbraio del 1806. Appassionato per gli studj, s’andò formando da sè una sana istruzione.
o varie vicende, con Carlo Romagnoli ; e finalmente, pel ’ 66 e ’ 67, gli ultimi due anni della sua vita artistica, formò s
ssa era lapidaria. E questo aggettivo concorderebbe col nomignolo che gli venne da’fratelli d’ arte di Re Pausania. Lo stes
di Napoli, i compagni suoi, mossi forse da alcuna bizzarria del caso, gli dieder fama di jettatore, o apportator di sventur
apportator di sventura. Non sappiamo se la triste e volgare stupidità gli abbia procacciato dolori ; ma dal Costetti sappia
81 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 752
. Altezza di Vittorio Amedeo Duca di Savoja, e per tirar assai bene a gli uccelli in aria, e correr con qualche grazia e ve
9) riferisce le parole del Barbieri, aggiungendo : « i quai privilegi gli fece pure il Duca di Mantova per li proprj suoi S
), congratulandosi col Duca di Mantova che sia risanato delle varole, gli dà notizia che a Piacenza ov' è la miglior Compag
annunzia a un Segretario del Duca, che era per recarsi a Reggio ; ma gli era stato detto « che vi erano alcuni che recitav
che camminavano sotto nome di due donne, dette le Marchette » quando gli capitò l’avviso che erano andati a recitar fino a
82 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO III. Teatri Orientali. » pp. 23-39
icolari di ogni teatro. Cominciamo dagli Orientali. Prima che altrove gli spettacoli scenici inventaronsi nel vasto antichi
lascia di ammirare la loro abilità di rappresentare, e sono in pregio gli attori eccellenti, e sopra tutti si encomiano que
ata incantatrice illusione che tiene sospesi ed attaccati alla favola gli ascoltatori. I Cinesi non distruggono questa bell
l primo di essi, che equivale a un prologo, chiamasi Sie-Tse, e tutti gli altri Tche. Quanto alla musica trovasi da tempo r
musiea, anche Chun uno de’ più celebri imperadori Cinesi, che secondo gli storici della nazione regnava intorno a 22771 ann
i prima del l’era Cristiana, col suono del Kin si accingeva a trattar gli affari del l’impero. E perchè ogni dinastia ebbe
te impresso, e quando i mandarini d’armi e di lettere si uniscono per gli esami, e quando il capo de’ discendenti di Confuc
cui non si uccida alcuno. In tre ore di rappresentazione si espongono gli evenimenti di trent’anni. Più. Comparisce fanciul
simile e grande, atta a produrre l’illusione che sola può trasportare gli ascoltatori in un mondo apparente per insegnar lo
L’ultima opera del riputato Guglielmo Robertson sulla Conoscenza che gli antichi ebbero del l’India, ci presenta nel l’App
essioni? Conchiudendo questo capo non vo’ tralasciare di riferire che gli Orientali hanno da gran tempo coltivati i balli p
. Un solo musico di età avanzata, e per lo più il più brutto di tutti gli uonrini, le segue e le accompagna con uno strumen
83 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 764
e, cantando, ballando, e anche capriolando sul trapezio volante sotto gli ammaestramenti del vecchio Ettore Baraccani, prim
. Passò dopo due anni secondo brillante con Cesare Vitaliani ; ma poi gli si affidaron le parti di primo attor giovine, ess
destia, la bontà della sua indole e la forza della sua volontà, passò gli ultimi dodici anni in tre sole Compagnie, ammirat
84 (1764) Saggio sopra l’opera in musica « Saggio sopra l’opera in musica — Del libretto »
Immaginarono da principio i poeti che il miglior fonte, donde cavare gli argomenti delle opere, fosse la mitologia. Di qui
a risparmiare quanto profondere doveasi dall’altra. Lasciati da canto gli argomenti favolosi, che tutto abbracciando, per c
ome di cielo in terra, dal consorzio degli dei si trovò confinata tra gli uomini. Alla tanta pompa e varietà delle decorazi
ni. Alla tanta pompa e varietà delle decorazioni, a cui erano avvezzi gli spettatori, si credette supplire con una regolari
imenti fare unità col dramma, essere parti integranti del tutto, come gli ornamenti nelle buone fabbriche, che non servon m
gli possa conseguire il fin suo, che è di muovere il cuore, dilettare gli occhi e gli orecchi senza contravvenire alla ragi
nseguire il fin suo, che è di muovere il cuore, dilettare gli occhi e gli orecchi senza contravvenire alla ragione, gli con
, dilettare gli occhi e gli orecchi senza contravvenire alla ragione, gli converrà prendere un’azione seguita in tempi o al
vità dell’azione; dove fariano un bel contrasto i costumi messicani e gli spagnuoli vedutisi per la prima volta insieme, e
85 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VI « LIBRO VI. Storia drammatica del secolo XVII. — CAPO V. Rappresentazioni chiamate Regie: Attori Accademici: Commedianti pubblici. » pp. 345-356
rionfo della stravaganza. Il mal gusto prosperoso perverte i deboli e gli conquista, mentre il vero buon gusto ramingo va m
erito fimane confuso tralla plebe in una società corrotta, dove tutti gli sguardi e gli applausi e le decorazioni e le ricc
onfuso tralla plebe in una società corrotta, dove tutti gli sguardi e gli applausi e le decorazioni e le ricchezze si attir
ura luminosa. Le stranezze dell’opera in musica accompagnata da tutti gli allettamenti della vista e dell’udito fecero semp
i attori accademici e dagl’istrioni e commedianti pubblici. Gli uni e gli altri s’invaghirono della nuova foggia di commedi
attori che rappresentava in Napoli le commedie a soggetto del Porta, gli Squinternati di Palermo, di cui parla il Perrucci
alvadore, e faceva con esso scene tali, che le rise che alzavansi fra gli ascoltatori senza intermissione o riposo, e per l
di eccitare il riso e di fare in parte conoscere il proprio valore, e gli fu continuata la pensione assegnatagli di mille l
endo valere la somma sua arte pantomimica di maniera che poco o nulla gli nocque il patrio linguaggio. È troppo noto che eg
86 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo secondo »
enza ne siegue, che il riposo della voce ne’ detti suoni non meno die gli alzamenti, e gli abbassamenti di essa, possono es
he il riposo della voce ne’ detti suoni non meno die gli alzamenti, e gli abbassamenti di essa, possono essere più o meno d
dificazione, che forma le lettere consonanti, si fa, qualora passando gli organi della bocca dalla loro posizione fissa ad
ni, e i bisogni, e conseguentemente la maniera di significar le une e gli altri, rinserrando o sciogliendo gli organi desti
a maniera di significar le une e gli altri, rinserrando o sciogliendo gli organi destinati alla voce, e modificandoli a mis
che non assorbiscano, a così dire, tutto il fiato al cantante, ma che gli lascino il tempo di proferirle intiere senz’esser
     S’avvien che tra le frondi il vento spiri,         O quale infra gli scogli, o presso ai lidi         Sibila il mar pe
paragoni colle precedenti questa ottava parimenti del Tasso: «Chiama gli abitator dell’ombre eterne         Il rauco suon
za ritmica del periodo, e da quella dimensione artifiziale, che cerca gli intervalli e i riposi. Ma nell’armonia puramente
ran difensore del poeta ferrarese13 dimanda perché invece del «Chiama gli abitator dell’ombre eterne» del Tasso non recansi
natura del verso sciolto permette al poeta di far la cesura dove più gli torna: conseguentemente il periodo può secondo il
imi versi dell’Ariosto così poeti ci: «Le Donne, i Cavalier, l’armi, gli amori Le cortesie, l’audaci imprese, io canto.»
o le parole secondo l’ordine analitico «Io canto i Cavalier, l’armi, gli amori Le cortesie, le Donne, e imprese audaci.»
ecentisti specialmente quando è affettata, e lunga, come adiviene fra gli altri nello Speroni, nel Dolce, e nel Casa, i qua
za rallentarne la possa, accomodarsi a tutte le inflessioni, e a tuti gli stili, conservando, ciò nonostante, l’indole sua
ativa: quanto vaglia a esprimer tutte le passioni, e a dipinger tutti gli oggetti, e come divenghi lo strumento egualmente
hinesi e quasi tutti i popoli dell’Asia cantano, i tedeschi ragliano, gli Spagnuoli declamano, gli Inglesi fischiano, gli I
poli dell’Asia cantano, i tedeschi ragliano, gli Spagnuoli declamano, gli Inglesi fischiano, gli Italiani sospirano, né ci
i tedeschi ragliano, gli Spagnuoli declamano, gli Inglesi fischiano, gli Italiani sospirano, né ci ha propriamente che i F
leggi e dei governi. Quindi il pregio di soavità e di mollezza sopra gli altri popoli dato al canto italiano da Giovanni D
guaggio delle passioni sia, generalmente parlando, lo stesso in tutti gli uomini, e che la natura si spieghi con certi segn
le lingue, così ancora mettono gran divario nella maniera di esprimer gli affetti non meno tra popolo e popolo che tra indi
che interesse. Allora il sembiante dell’italiano prende anima e vita: gli occhi, le mani, il portamento, tutto diviene eloq
istata una influenza su i moderni costumi che mai non ebbero appresso gli antichi, giovarono al medesimo fine eziandio ora
que’ secoli barbari: ora per l’innato piacere che le trasporta verso gli oggetti che parlano alla immaginazione ed al cuor
tti degli uomini, onde questi rivolgonsi poi a cantare la bellezza, e gli amori, piegando alla soavità lo stile, e la poesi
à insiem col tempo che perde anche i talenti, di cui ne abusa: quando gli autori veggonsi costretti a mendicar la loro appr
non si cercano se non le stravaganti: quando ci è d’uopo impicciolire gli oggetti e le idee per proporzionarle agli sguardi
ro sforzati a preferire lo stile d’un giorno, che nasce e muore, come gli insetti efimeri, alle bellezze maschie e vigorose
ati da me osservati nella lingua italiana circa la netezza de’ suoni, gli accenti, e la prosodia si trovano appuntino nella
resì, che i saccenti, e i zerbini d’Italia sono, come quelli di tutti gli altri paesi, la più ridicolosa genia, che passegg
87 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [E-F]. I COMICI ITALIANI — article » pp. 850-853
tte le spese di vestiario (prima d’allora non dovevan provvedersi per gli abiti in costume che del così detto basso vestiar
upolosa esattezza di ambiente sia pel vestiario degli attori, sia per gli scenarj, le comparse, gli attrezzi, gli addobbi d
nte sia pel vestiario degli attori, sia per gli scenarj, le comparse, gli attrezzi, gli addobbi di palcoscenico. Caduto il
stiario degli attori, sia per gli scenarj, le comparse, gli attrezzi, gli addobbi di palcoscenico. Caduto il Regno francese
tinato sul trono delle Due Sicilie, alla caduta di Giovacchino Murat, gli aveva confermato il sussidio annuale di ducati 8
le di ducati 8 mila, affinchè si dovessero presentare su quelle scene gli artisti più rinomati. Altro vantaggio era un cont
o da un antico cuscinario di platea che ne ebbe il danno, essendo tre gli addetti a portare i cuscini in platea. Il prezzo
a di rimanere statua durante l’intero spettacolo. Il re se n’avvide e gli mandò a regalare sei ducati (lire 25,50), ordinan
88 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » p. 454
Compagnia Medebach a fianco del brighella Giuseppe Marliani (V.), che gli fu largo di utili ammaestramenti. Si recò del 171
quattro giorni, uniformarsi al gusto del Paese, e vi riuscì. E a chi gli domandava, meravigliato, quanto gli fosser costat
o del Paese, e vi riuscì. E a chi gli domandava, meravigliato, quanto gli fosser costati progressi così rapidi, – ho molto
89 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — article » pp. 682-683
a Commedia italiana, e farle risaltare e brillare. Qualche volta però gli arlecchini si dolevan di lui, perchè scordandosi
cava di cavar la risata ; e non esitava a rovinar la Commedia, quando gli potea riuscir di far ridere. Eppure piaceva al pu
Genova, ma non cessandogli la febbre, si volse tosto a un medico che gli ordinò cascia con entro gialapa (sciarappa), qual
un medico che gli ordinò cascia con entro gialapa (sciarappa), quale gli mosse dimolto e operò assai. Gli ordinò anche la
ricorse a uno rinomato, il quale trovatagli una ostruzione al ventre, gli ordinò sei pillole ogni mattina per dieci giorni.
, gli ordinò sei pillole ogni mattina per dieci giorni. La febbre non gli venne più così gagliarda, ma egli si trovava in t
90 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » pp. 454-467
sposizione ; e pretendendo di vendicar la sua Patria dalla burla, che gli aveva data il Tassoni nella sua Secchia rapita, d
ir villanìe superò di gran lunga il Tassoni, così nel fatto di Poesia gli restò di gran lunga addietro fino a perderlo di v
l Quadrio, nè altri, a mio sapere, accennino al Bocchini attore, pure gli scritti suoi (Corona Maccheronica, ecc., Modena,
no di Paggi Zagnetti, dove arrivando Muzzina senza Tabarro e Beretta, gli dà una Supplica, e Scappino così cantando dice :
hio. Basta il nome del padre, per capir bene come la povera mamma non gli avesse mai dato scarsella. E Scappino dice ai Con
arsella. La scarsella era appunto una borsa di cuojo, o d’altro, che gli Zanni portavano alla cintola : e se ne servivan f
avevan raccolto in giro dagli spettatori colla berretta. Quasi tutti gli zanni raffigurati nelle antiche incisioni hanno a
vedremo. Quando Scappino invita Muzzina a far la prova dell’arte sua, gli dice : « ma avverti ben de non te dar di bianco. 
fare uno sbianchimento ; e vuol dire più specialmente : metter sotto gli occhi del pubblico l’errore di un compagno di sce
i farmi vivere in angoscie. » E più oltre : « Spero una volta frenare gli empiti di questa mia sorte, ecc., ecc. » E ora, e
o Garzoni, descrizione particolareggiata di quel che erano e facevano gli Zanni, nella quale andrò intercalando le graziose
chiere. Da un altro canto esclama Burattino, che par che il boja gli dia la corda, col sacco indosso da facchino, col
una strana narrativa del padrone, che stroppia le braccia, che stenta gli animi, che ruina dal mondo quanti uditori gli han
le braccia, che stenta gli animi, che ruina dal mondo quanti uditori gli han fatto corona intorno ; e se quello co’gesti p
e, si tira il cappello sul mostaccio, caccia mano al temperino, e con gli occhi storti, con un viso rabbuffato, con un grug
comincia l’invenzione delle bolle di Macalesso che dura due ore, onde gli uditori stomacati, si partono beffando lo sciocco
hi soffia in un bossolo e intinge il viso a qualche mascalzone, e chi gli fa mangiare dello sterco in cambio di un buon boc
lpito dal colèra che lo tolse a i vivi a circa sessant’anni. Tutti gli autori nostri, Alfieri, Metastasio, Goldoni, Nota
nel numero de’suoi confratelli d’arte, l’ottenne ; una lunga pratica gli tiene luogo di teoria, ed è ben raro il caso che
posto. Trasportato dall’entusiasmo nella tragedia, colpisce con forza gli animi de’spettatori, che con pari forza gli contr
gedia, colpisce con forza gli animi de’spettatori, che con pari forza gli contraccambiano applauso ; non meno vivace nella
91 (1785) Le rivoluzioni del teatro musicale italiano dalla sua origine fino al presente « Tomo primo — Capitolo terzo »
ili ferocemente perseguitati, vedeansi astretti, se volevano celebrar gli uffizi divini, a ragunarsi nei sotterranei delle
come s’esprime l’originale, scrisse a Teodorico re d’Italia acciocché gli mandasse alcuno di que’ musici ch’erano alla sua
usato nella chiesa fin dai primi secoli: lo che ei fece raccogliendo gli scarsi ma pregievoli frammenti della musica greca
Adriano Pontefice mandò in Francia maestri i quali fra le altre cose gli istruissero nell’organare in arte organandi. Il M
uistatasi, e la scarsezza dei monumenti hanno fatto sì che attribuite gli vengano tutte le scoperte delle quali s’ignora l’
gano tutte le scoperte delle quali s’ignora l’autore, come già fecero gli Egiziani coi loro Teutes, e col loro Mercurio. Ni
pra i punti, affinchè colla diversa posizione di questi s’indicassero gli alzamenti e gli abbassamenti della voce; ma ciò s
inchè colla diversa posizione di questi s’indicassero gli alzamenti e gli abbassamenti della voce; ma ciò si niega a ragion
il Muris in una copia del citato codice veduta da me, ci insegna che « gli antichi dicevano esser cinque i modi», intorno al
etti: dal considerarsi in allora la musica non come un’arte di genio, gli avanzamenti della quale dovessero interessare il
n è che una riprova continuati di questa verità incontrastabile. Però gli spettacoli nel loro nascere, ovunque si formano d
he vi si usò dal clero recitar in pubblico i ludi, come fanno in oggi gli attori, e (ciò che dilegua affatto ogni dubbio) n
d’uomini ignoranti, e senza educazione. I Preti, che per lo più erano gli autori e i direttori degli spettacoli, non veniva
o, ove trasparivano idoleggiati sotto le forme più fidenti la natura, gli uomini e i numi. Ove il culto religioso fomentava
i. Ove il culto religioso fomentava le passioni invece di reprimerle, gli oggetti di esse passioni doveano deificarsi: cons
ti, e che le meretrici perfino ebbero altari, e feste a lor nome. Ove gli dei lasciando ai filosofi la cura d’ammaestrar gl
te a lor nome. Ove gli dei lasciando ai filosofi la cura d’ammaestrar gli uomini nella morale, si prendevano soltanto il pe
r di senno dovea pregiare assai più un vile schiavo virtuoso, che non gli oggetti della pubblica venerazione. Epitteto coll
nerazione. Epitteto colla sua gamba fracassata faceva arrossire tutti gli dei d’Omero, e giustificava pienamente il preteso
oro quella distanza infinita, la quale, togliendo ogni proporzion fra gli estremi, rende inapplicabile qualunque teatrale i
evano essi dalla pubblica tradizione, che la natura loro non liberava gli dei né i Semidei dagli affetti perversi, e dalle
’ Greci, i quali aveano scacciati i re per divenir repubblicani. Così gli spettacoli, le belle arti, la politica e la relig
tati, che non poteva alcuno di tali oggetti cangiarsi senza che tutti gli altri non se ne risentissero. Ed ecco il perché l
ì spesso in licenza, e l’allegrezza in tripudio. Non potendo sollevar gli sguardi del volgo fino alla grandezza delle cose
eriale spettacolo della più spirituale fra tutte le religioni. Perciò gli argomenti sacri debbono degenerare in assurdità o
re alla festa col titolo d’“arcivescovo dei pazzi” e in qualche luogo gli si conferiva il nome di “papa”. La consecrazione
ato con una gran cappa che arrivava fino in terra, d’intorno la quale gli attori cantavano “hè messer asino hè” replicando
ssime, la celebravano, perché non dovremo celebrarla ancor noi? Tutti gli uomini abbiamo una dose di pazzia che ha bisogno
i svaporarsi; non è forse meglio, che si fermenti nel tempio, e sotto gli occhi dell’Altissimo che fra le domestiche mura?
Che va per le cucine Le pentole fiutando, e del Profeta Se qualchedun gli parla, o della legge, La pancia Ei si tasteggia,
uno, ma Santa Melania comparisce a Floriano in forma d’una vecchia, e gli fa vedere le piccole corna che il frate porta sot
i canto, che durano fino al presente, come sarebbe a dire l’antifone, gli introiti, le sequenze, i responsori, le prefazion
quei tempi fece altresì che i poeti destinati a comporre i motteti o gli inni li lavorassero senza la menoma idea di buon
poco a poco ebbero in chiesa la preferenza. Allora pervenuti al colmo gli abusi, se ne avvidero i supremi regolatori delle
e. Le insinuanti e vivaci modulazioni destinate a preparar sul teatro gli animi alle tenerezze di Cleonice e d’Alceste sono
ilite, cui meglio assai converrebbe intuonar l’inno della ebrietà fra gli evirati sacerdoti di Cibele. 20. [NdA] Tom. L D
92 (1777) Storia critica de’ teatri antichi et moderni. Libri III. « Libro III — Capo VII. Spettacoli scenici della Russia. » pp. 418-421
ifferiva da’ costumi de’ selvaggi samojedi, morduati, e siberiani che gli appartengono. Sconosciuti quasi interamente dal r
missione del patriarca, non aveano idea se non di quello ch’era sotto gli occhi loro, e ignoravano tutte le arti, a riserba
te glorioso regno di Caterina II fioriscono le arti e le scienze anco gli spettacoli riferiti. La Czarina ha fatto a sue sp
, con quanta freddezza e durezza rappresenteranno copiando unicamente gli attori stranieri. Tuttavolta gli attori russi ogg
rappresenteranno copiando unicamente gli attori stranieri. Tuttavolta gli attori russi oggidì vengono encomiati da’ loro co
93 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « I comici italiani — Venetia li 28 xbre 1681. » pp. 501-502
Si recò in America dell’ '82 con Ernesto Rossi, interprete fra lui e gli artisti inglesi. Quando il Rossi tornò, egli rest
cc. Di lui scrive suo padre : I caratteri che, a mio credere, più gli si addicono sono i virili, gli energici : ai lang
: I caratteri che, a mio credere, più gli si addicono sono i virili, gli energici : ai languidi, amorosi, sentimentali non
aja, ma da milioni di uomini : riuscire ad essere celebrato fra tutti gli attori paesani, essere ascoltato con affetto e co
unirmi alli miei compagni con il conferire la gent.ma di V.ª Ecc.ª e gli ho trovati circa la loro volontà dispostissimi d’
94 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » p. 22
rimo fu anche secondo caratterista in Compagnia Lollio e Boldrini per gli anni 1856-57-58-59. Garibaldino in Sicilia, fu ar
9. Garibaldino in Sicilia, fu arrestato dalle guardie borboniche, che gli trovarono un rapporto politico in uno stivale. Li
apeva che significar volesse malattia…. e soleva dire spesso, che ove gli si presentasse il male, si sarebbe ucciso, per ev
95 (1813) Storia critica dei teatri antichi e moderni divisa in dieci tomi (3e éd.). Tome VI « STORIA DE’ TEATRI. CONTINUAZIONE del Teatro Italiano del secolo XVI. e del Libro IV. — CAPO VIII ultimo. Primi passi del Dramma Musicale. » pp. 42-62
estare quella grata ammirazione che ci tiene piacevolmente sospesi, e gli armonici, graziosi, agili e leggiadri movimenti d
giusta ragione è da dirsi l’inventore del Recitativo . I pedantini e gli scrittorelli oltramontani forestieri per avventur
are all’Italia questo genere difettoso a lor parere che manda a morir gli eroi cantando e gorgheggiando a. Bisogna dire che
prima di ogni altra cosa far loro intendere che cosa importasse appo gli antichi orchestra, timele, melopen, tibie uguali,
i, come diceva Lucrezio Caro, inspirò all’uomo una specie di canto, e gli sugeri il pensiero di accoppiarvi comunque le par
’effeminatezza de’ musici castrati inettissimi a sostenere con decoro gli eroi della storia. Ed in ciò converremo con lui;
di Platone, Aristotile, Ateneo, Donato, Luciano, Tito Livio ecc. che gli antichi drammi si cantavano. Essi non discordano
poesia a forza di analizzarla, e ridurla a un certo preteso vero che gli fa inviluppare in un continuo ragionar fallace. M
na per partorire una competente illusione! Di grazia parlano in versi gli uomini? Havvi in tutte le nazioni un linguaggio c
umi? Non comprende che il fasto, le pompe, le gemme, onde si adornano gli attori, sono apparenze senza valore? Non intende
e ora dicono i filosofastri, che improprietà! che stravaganza! vanno gli uomini a morir cantando? Cantansi le nostre oper
to e la poesia con quella vivace rappresentazione che tutto avviva, e gli animi tutti scuote e commuove, l’intiera Europa g
iva, e gli animi tutti scuote e commuove, l’intiera Europa gl’invita, gli onora, gli colma di ricchezze, e si affolla ad as
animi tutti scuote e commuove, l’intiera Europa gl’invita, gli onora, gli colma di ricchezze, e si affolla ad ascoltargli,
a corrispondenza di Sabina, al vedere che l’amor novello di Adriano e gli sdegni di Sabina combattono per lui, prevede la p
ifesta un contrasto di calore e di brio che Aquilio ben comprende che gli fa uopo contenere, ed il maestro di musica che ra
96 (1787) Storia critica de’ teatri antichi e moderni (2e éd.). Tome I « LIBRO PRIMO — CAPO VI. Teatro Greco. » pp. 44-148
di prender fiato41. I primi cori contenevano le sole lodi di Bacco, e gli episodj parlavano di tutt’altro. Il popolo se ne
ontemporaneo di Solone provveduto di competente gusto e discernimento gli separò; e perchè si attenne sempre al solo tragic
discernimento gli separò; e perchè si attenne sempre al solo tragico, gli fu attribuita l’invenzione della tragedia44, avve
vea trovata la maschera ed abolita la feccia, di cui prima tingevansi gli attori46, e Frinico accomodò quest’invenzione anc
cuni versi così pieni di robustezza, di energia e di arte militare, e gli rappresentò con tanto brio che scosse gli spettat
ergia e di arte militare, e gli rappresentò con tanto brio che scosse gli spettatori di un modo che nel medesimo teatro fu
che nel medesimo teatro fu creato capitano; giudicando assennatamente gli Ateniesi che chi sapeva tanto solidamente favella
ncora il tetrametro. Le favole che di lui si citano, sono: Pleuronia, gli Egizi, Atteone, Alcestide, Anteo, i Sintoci e le
’energia de’ suoi concetti mista si vede a certa antica ruvidezza che gli concilia rispetto. Intervengono in questa favola
lubili, per avere involato il fuoco celeste, ed animati e ammaestrati gli uomini, indi l’abbandona al suo dolore. Prorompe
i trattengono sul nuovo regnator de’ numi, ed in tal proposito Oceano gli porge salutari consigli: Deh te stesso conosci
te particolarirà e romanzesche azioni. E’ ciò picciol merito? Sì, per gli piccioli e manierati talenti, come furono i La-Mo
glie cinta In atto minacciosi e con orrendi Giuramenti spaventano gli dei, Alta giurando insolita vendetta A Gradiv
he di semplice narrazione; ed il Nisieli che sì spesso declama contro gli antichi, ne adottò la decisione55. Nè l’uno nè l’
la. Io non mi sono punto proposto in quest’opera di copiar ciecamente gli altrui giudizj (che sarebbe un’ infruttuosa impro
te dal ballo del coro; nè altra differenza può ravvisarsi trall’uno e gli altri, se non quella che si scorge ne’ caratteri
bile della favola, che colla magnificenza delle decorazioni. E perchè gli parve necessaria all’esecuzione del suo disegno u
cciocchè tutto contribuisse all’illusione indispensabile per disporre gli animi alle commozioni che si vogliono eccitare, f
acchè egli per mancanza di voce non potè rappresentare, come facevano gli altri poeti, i quali per lo più recitavano nelle
tra, Edipo re, Filottete, Edipo Coloneo, le quali dovunque fioriscono gli ottimi studj, divengono gli esemplari de’ più pel
ipo Coloneo, le quali dovunque fioriscono gli ottimi studj, divengono gli esemplari de’ più pellegrini ingegni. Lo stile di
uale quest’eroe furioso percoteva il bestiame da lui creduto Ulisse e gli altri capi del campo Greco, tra molte bellezze ge
a baldanza, e questi di rimbalzo lo taccia di stoltezza; or dove sono gli obbrobrj esagerati? Più forte è la scena con Agam
gamennone. Questi come re de’ re irritato per la resistenza di Teucro gli rinfaccia di aver egli, che pur non è che un figl
ma scena. Antigone conosciuta per moltissime traduzioni si aggira su gli onori della sepoltura che erano tanto a cuore del
dia rimarrebbero inonorati e confusi tralla plebe, se vi capitassero, gli Archimedi, i Borelli, i Galilei, i Newton64. L’El
andosi ancora in altre può valer di pruova che non sempre terminavano gli atti con un canto sommamente lontano dalla declam
ì lieve neo non meritava di esser tanto esagerato in una tragedia che gli presentava molte bellezze da esercitare il gusto
e a saper meglio di ogni altro l’arte di parlare al cuore e di rapire gli animi maneggiando un patetico sommamente dilicato
ecessori per l’arte mirabile di animare col più vivace colorito tutti gli affetti e quelli spezialmente che appartengono al
, Ecuba, Andromaca, le Trojane, Reso, Medea, le Fenisse, le Supplici, gli Eraclidi, Ercole furioso, Jone, le Baccanti, il C
rioso, Jone, le Baccanti, il Ciclope. Per mettere con chiarezza sotto gli occhi quanto stimava necessario per intelligenza
e. Vi trionfa per ogni parte la maravigliosa sua maestria nel trattar gli affetti che destano la compassione. Chi ha giudiz
ano con questo entimema, le nostre principesse non fanno così, dunque gli antichi offendono il decoro. L’azione di questa t
glio, per questo bellissimo discorso il dovea, nel quale la figliuola gli mette innanzi le più tenere memorie. Eccone una p
buon grado alla morte, secondo i principj della religione pagana non gli era lecito più di liberarnela senza esser sacrile
ò l’originale, come ha pur fatto il P. Carmeli. Non è improbabile che gli atti di questa tragedia sieno sei, e che il quint
volontaria alla morte in cambio di Admeto suo marito, desidererei che gli stupidi biasimatori degli antichi leggessero atte
al suo Ippolito altro pensiero se non se quello di governarli: Seneca gli diede maggior coraggio facendolo disporre ad assa
trascorso in una espressione che sente alcun poco d’irreligione verso gli dei, che cosa avremo appreso de’ pregi inimitabil
ente, diremo così, pel fermento di certe cagioni interne, dalle quali gli effetti si disviluppano con diverse scosse sino a
edra confessa una passione sì vergognosa, la confessa innanzi a tutti gli spettatori sposa del padre al figliuolo, e nel pr
compensa solo tutte le fanfaluche affastellate lungo la Senna contro gli antichi dal Perrault, La-Mothe, Terrasson e dal M
storico, ma una spezie di parlatore che fa riflessioni sulla storia; gli Oratori Greci, senza eccettuarne Demostene, sono
emostene, sono spogliati di ogni savia economia necessaria a condurre gli animi allo scopo prefisso; Pindaro è un poeta vol
ente di loquacità che nulla dice . . . . Ma è dunque una fatalità che gli antichi e chi gli ammira, abbiano ad esser perseg
che nulla dice . . . . Ma è dunque una fatalità che gli antichi e chi gli ammira, abbiano ad esser perseguitati dai più rid
erne? Varj argomenti ha somministrato ad Euripide la Guerra Trojana e gli eventi che ne dipendono. Oltre alle Ifigenie ed E
etto nudo alle ferite, Ella poichè si vede in libertate Volgendo gli occhi in certo atto pietoso, Che alcun non fu c
la voce απιστα, quasi che Ecuba non credesse vero quel che avea sotto gli occhi. Sa egli bene che questa voce quì manifesta
squarcio dell’atto quarto, dove Medea intenerita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e gli rimanda, gli compiange e gli dest
to quarto, dove Medea intenerita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e gli rimanda, gli compiange e gli destina alla morte,
ve Medea intenerita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e gli rimanda, gli compiange e gli destina alla morte, ascolta i mot
ita co’ suoi figliuolini gli abbraccia e gli rimanda, gli compiange e gli destina alla morte, ascolta i moti della natura e
gli che cercano scampar dalla madre che barbaramente gl’ inseguisce e gli riconduce dentro e gli trucida, formano un movime
dalla madre che barbaramente gl’ inseguisce e gli riconduce dentro e gli trucida, formano un movimento teatrale sommamente
dea lungi dall’ ammazzare quegl’ innocenti nell’accingersi alla fuga, gli depositò in Corinto in un tempio supponendolo asi
ndolo asilo inviolabile. Ma i Corintii che odiavano questa straniera, gli uccisero, siccome narrano Parmenisco, Didimo e Cr
one, ne tolse il prologo, e fe che Giocasta narrasse a un servo tutti gli evenimenti passati di Edipo. E perchè narrare al
ndarli, Demofonte ricusa di concederli, e si accende aspra guerra tra gli Ateniesi e gli Argivi, per cagione degli Eraclidi
te ricusa di concederli, e si accende aspra guerra tra gli Ateniesi e gli Argivi, per cagione degli Eraclidi, cioè de’ figl
arne il critico Fiorentino. Una bella aringa di Jolao, per determinar gli Ateniesi a proteggere gli Eraclidi, leggesi nell’
. Una bella aringa di Jolao, per determinar gli Ateniesi a proteggere gli Eraclidi, leggesi nell’atto primo. L’oracolo che
o. L’oracolo che comanda un sacrificio di una vergine illustre perchè gli Ateniesi possano trionfar degli Argivi, apporta u
degli Argivi, apporta una rivoluzione interessante, facendo ricadere gli Eraclidi in una penosissima incertezza, non essen
enito che ha imprigionato Euristeo, bene alieno dalle nostre idee, ma gli Ateniesi udivano siffatti prodigj in teatro senza
mmazza l’idra di Lerna. Cor. Lo vedo bene. Jon. E quest’altro che gli è dappresso e porta una fiaccola accesa. Cor. C
le domandavano per seppellirle nella patria terra81; per la qual cosa gli Ateniesi altro non potendo gli eressero secondo P
nella patria terra81; per la qual cosa gli Ateniesi altro non potendo gli eressero secondo Pausania un cenotafio, ossia vot
ingegni finì la gloria della poesia tragica de’ Greci82. Discordarono gli antichi nel dar la preferenza a uno de’ nominati
o amato e per la bontà e bellezza de’ versi e per la sapienza con cui gli nobilitava. Quintiliano84 posponeva Eschilo di lu
a a qual de’ due appartenga. Contemporaneo del grande Euripide fu tra gli altri Senocle che ne’ Giuochi Olimpici restò di l
ai più non uscirono Euripidi e Sofocli, ma per una specie di fatalità gli scritti de’ più chiari drammatici di quella nazio
ci p. 446 dell’edizione di Parigi. 46. Di tre Cherili fanno menzione gli antichi. L’Ateniese quì nominato fu poeta tragico
llatori, cantori e sonatori. Non vuole adunque il Castelvetro che per gli rappresentatori successivamente introdotti s’inte
e da chi non ballava, non cantava e non sonava, e per conseguenza che gli attori introdotti, contro l’esposizione del Caste
le prime parti. Negli antichi scrittori si trovano ancora specificati gli attori delle prime, seconde e terze parti. L’orat
œdi tres sunt, sed amat tua Paulla, Luperce,   Quatuor. 62. Tra gli esempj delle irregolarità delle favole antiche in
chè non rimanga il corpo del fratello insepolto. Dopo la vita era per gli antichi il più importante oggetto la sepoltura; e
oventù la vera arte di tessere un dramma, che consiste in porre sotto gli occhi un’ azione che vada sempre crescendo per gr
è bene avvertirne la gioventù, affinchè possano agevolmente trovarsi gli squarci additati. L’ Atto I adunque si fa termina
poesia tragica: conveniamo di più che qualche volta hanno uguagliati gli antichi nel colorire le passioni, e che spessissi
no uguagliati gli antichi nel colorire le passioni, e che spessissimo gli hanno superati nell’esporre, nel legar le scene,
97 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » p. 17
mare una compagnia comica che fu detta : Compagnia ligure. La fortuna gli sorrise, e per molti anni gli fu larga di applaus
fu detta : Compagnia ligure. La fortuna gli sorrise, e per molti anni gli fu larga di applausi e di vistosi guadagni. Accon
a col ritorno dei francesi, dopo la battaglia di Marengo, i parenti e gli amici gli scrissero che, ritornando in patria, av
rno dei francesi, dopo la battaglia di Marengo, i parenti e gli amici gli scrissero che, ritornando in patria, avrebbe riav
98 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [A] — article » pp. 213-214
in patria, e mortogli il padre, intento alla ricerca d’un impiego che gli desse da vivere, con il suffragio delle sole quat
nevale del’70, e formatasi in Firenze una nuova compagnia sociale fra gli artisti Giorgio Kodermann, Giustino Pesaro e Argi
facendo una sua particolar fatica dell’Amleto. Nè i soli concittadini gli furon larghi d’encomio ; chè recatosi al Quirino
a in Compagnia di Lorenzo Calamai, ove stette quattro anni, che furon gli ultimi della sua vita nomade di artista. Ora è a
99 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [B] — article » pp. 298-299
iosa e indimenticabile coppia d’innamorati. Il suo maggior grido anzi gli venne in quella compagnia, nella quale era segnat
uttavia, intitolata da S. A. R. Maria Letizia, e dalla quale usci tra gli altri Corinna Quaglia, che sostenne per alcun tem
ovinezza, passando dalle buffonerie della farsa ai belati del dramma, gli fu poi di non poco giovamento in quello della sua
to di scrittura di non mai recitar che in prosa ; la quale avversione gli venne forse da una cotal consuetudine di andare s
100 (1897) I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia « [C]. I COMICI ITALIANI — article » p. 647
ne del poetico soggetto (XIV-511). Io riporto quelle che ci descrivon gli ultimi tempi della Ceccherini, le quali non son m
VII-517) : L’ultima caratterista è morta nel settembre del 1889, per gli anni ch’eran molti e per la miseria, che era grav
veva a dirotto : la poverina, addossata a uno spigolo di muro, levava gli occhi al soffitto, di volta in volta, con uno sgu
eriosamente, una monetina d’argento. Il campanello elettrico chiamava gli apettatori, l’ambulatorio rimaneva deserto. La Ch
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