passato habbino recitato nelle due Compagnie di Mantova. L’Angiola
era
la Dorsi. La Flaminia era Marzia Fiala, moglie d
elle due Compagnie di Mantova. L’Angiola era la Dorsi. La Flaminia
era
Marzia Fiala, moglie del Capitano Sbranaleoni Giu
quattr’anni di distanza mi paion troppi. Auretta, figlia della Dorsi,
era
la moglie di Angelo Constantini, il celebre Mezze
lo Constantini, il celebre Mezzettino. Colombina. Molto probabilmente
era
questa l’Isabella Franchini, moglie in seconde no
mo personaggio non ho potuto trovar finora. (V. Supplemento). Leandro
era
Gaetano Caccia. (V. Supplemento). D’Odoardo e Leo
ento). D’Odoardo e Leonardo non ho trovato notizie. Il Dottor Milanta
era
Giuseppe Milanta, celebre col nome di Dottor Lant
era Giuseppe Milanta, celebre col nome di Dottor Lanternone. Volpino
era
Giulio Cesare Barbieri. (V. Supplemento). Altra l
abricio figurava come marito di Angiolina. Ma primo innamorato allora
era
Ottavio Zanotti (V.).
parti comiche di qualche importanza con molto successo. A sedici anni
era
a Milano con Tommaso Zocchi, ingenua applauditiss
i giorni della settimana ; credo glie ne mancasse qualcheduno : però
era
sempre una buona compagna, più dannosa a sè stess
ona compagna, più dannosa a sè stessa che agli altri, e quando voleva
era
bravissima. Fu conduttrice di compagnie ella ste
ato molto di me, tutti i Comici si eran là radunati. La prima amorosa
era
un’attrice eccellente, ma molto avanzata in età ;
sa era un’attrice eccellente, ma molto avanzata in età ; e la seconda
era
una beltà stupida e mal educata. Colombina era un
in età ; e la seconda era una beltà stupida e mal educata. Colombina
era
una bruna fresca e vezzosa, prossima al parto, e
ossima al parto, e che, per parentesi, bentosto fu mia comare. Questa
era
la cameriera, e questa era la parte che mi piacev
parentesi, bentosto fu mia comare. Questa era la cameriera, e questa
era
la parte che mi piaceva. L’arlecchino della comp
questa era la parte che mi piaceva. L’arlecchino della compagnia non
era
però il Bonaldi, ma il Bigottini.
austriaci, dopo il famoso blocco di quella città, nel 1799, dovette (
era
impiegato al Comune) fuggire con molti altri comp
tura colla Compagnia Negrini, stabile in Napoli al Teatro Nuovo, dove
era
direttore il celebre Zanon, e nella quale stette
bilitasi poi la Corte borbonica a Palermo, la Compagnia Negrini che n’
era
stipendiata, la seguì ; e l’Alberti vi rimase tre
poi nel 1832 al Teatro Re di Milano, nella Compagnia Goldoni, di cui
era
capo F. A. Bon. « Quando egli può — dice un gior
le degnamente risaltare. » (V. Corriere delle Dame). Daniele Alberti
era
uomo di bell’aspetto e di nobile portamento. Vecc
veva più volte contrastata la palma al Pertica e al Vestri. Però egli
era
molto vecchio e malaticcio. ……………………….. Mio padre
atico, diverti l’uditorio e fu anche applaudito ; ma, lo ripeto, egli
era
malaticcio ; e, benchè si vedesse in lui l’avanzo
i vedesse in lui l’avanzo di un grande artista, io mi accorsi che non
era
più in caso di sostenere un posto principale al T
la da Marta Foccheri sua figliuola, detta essa pur la Bastona. Questa
era
una brava attrice, una brava Amorosa, del caratte
e, una brava Amorosa, del carattere di Vitalba ; e vecchia, com’ ella
era
, si conservava brillante, e vivace sopra la scena
esentando essa la parte di Rosmonda in una tragedia mia, che Rosmonda
era
intitolata, mancando la Ballerina che danzava fra
a parte virtuosa, ed eroica ; ma tutti e due c’ ingannammo : ella non
era
fatta per queste parti, ed io non era ancora assa
e due c’ ingannammo : ella non era fatta per queste parti, ed io non
era
ancora assai pratico per iscegliere gli argomenti
iovato ; ma moltissime volte mi hanno pregiudicato. Ma se la Bastona
era
del carattere di Vitalba, tale da volger tutto al
tragedia stessa, fuor di scena pare fosse un vero grano di pepe. Ella
era
prima donna a vicenda colla Romana (V. Collucci).
to quella sua ciarlantaneria per favorire la sola Ferramonti, che non
era
che una seconda attrice…. e che il diritto di rap
ezione per le Cameriere mi fece fissare sulla signora Baccherini, ch’
era
stata in quell’ impiego alla sorella di Sacchi so
era stata in quell’ impiego alla sorella di Sacchi sostituita. Quella
era
una fiorentina bellissima, molto allegra, grazios
he tempo ed esercizio per giugnere alla perfezione. Madama Baccherini
era
maritata, ed io l’era ancora. Stringemmo insieme
per giugnere alla perfezione. Madama Baccherini era maritata, ed io l’
era
ancora. Stringemmo insieme amicizia, avendo bisog
garbo. Piacque infinitamente allorchè si lesse, e Madama Baccherini n’
era
incantata ; ma gli spettacoli a Venezia avvicinav
ne. La Compagnia doveva andare a Genova per passarvi la Primavera, ed
era
colà che dovevano la prima volta rappresentarla.
parola, mi dà da leggere una lettera venuta da Genova, e sua sorella
era
morta. Che fatal colpo per me ! Non era un Amante
nuta da Genova, e sua sorella era morta. Che fatal colpo per me ! Non
era
un Amante che piangesse la sua Innamorata ; ma er
colpo per me ! Non era un Amante che piangesse la sua Innamorata ; ma
era
un Autore che compiangeva la perdita dell’Attrice
cugino del Duca. Al presentarsi di quel personaggio, la parte di cui
era
stata appoggiata al comico Vitalba col baratto so
Vitalba col baratto sopraddetto, m’avvidi tosto della serpe che mi s’
era
tenuta occulta con una malizia impenetrabile, e c
' passi sconsigliati del Gratarol, ha dato corpo solido a ciò che non
era
nemmeno un’ombra. Il comico Vitalba, buon uomo, m
capelli tendenti al biondo come quelli del Gratarol, e la sua statura
era
poco più poco meno, consimile. Da ciò nacque il t
tifizio del baratto di parte. Ma più. La pettinatura di quell’attore,
era
affettatamente imitata da quella del detto signor
tati. E peggio. Quel comico, per sè stesso persona dabbene ed onesta,
era
stato ammestrato non so da chi (forse con di lui
ittà. Ahimè ! Il Vitalba, andando o ritornando di notte dal teatro si
era
incontrato in un sicario, il quale gli aveva scag
Vitalba. Qual Catterina ? E vedova di chi ? La moglie di Vitalba non
era
l’Angelina, figlia del Sacchi ? La madre del Vita
del Sacchi ? La madre del Vitalba ? Ma quella si chiamava Costanza ed
era
morta il '36. E nell’elenco del '75 lasciatoci da
Teatro. Pietro Di Re, detto tra' comici Mescolino fu molto stimato,
era
modestissimo ; ma di lui si divulgò questa taccia
o stimato, era modestissimo ; ma di lui si divulgò questa taccia, che
era
troppo freddo, perchè mai diceva oscenità. Io ris
è troppo grave l’ essere troppo licenzioso di lingua. E se Mescolino
era
tacciato di freddezza perchè si asteneva dalle sb
to di freddezza perchè si asteneva dalle sboccataggini, quella taccia
era
ingiusta, e doveva essergli data da persone poco
va essergli data da persone poco amiche all’onestà ; ove all’incontro
era
degno di lode, perchè nel moderno Teatro serbava
l novembre del 1745 il Barese doveva già trovarsi a Roma ; il Valle s’
era
obbligato con contratto, di « fornirgli la casa e
assare al Nuovo recitava a San Carlino. E a San Carlino il Pulcinella
era
Di Fiore. Dunque il Barese nel 1745 era alla Cant
E a San Carlino il Pulcinella era Di Fiore. Dunque il Barese nel 1745
era
alla Cantina ; tutto fa supporlo. Ma vi rimase an
pporlo. Ma vi rimase anche dopo quell’anno ? Non potette ; il Valle s’
era
incaponito e lo voleva a Roma. Però scrive all’Ud
ata, libretto d’un anonimo, musica di Paisiello. Recitava e cantava ;
era
un di quei comici cui la necessità fornisce eccle
i abbia passati, tutti, fuori della sua patria. Quanto alla Cantina,
era
una Cantina appunto, propriamente detta, vicina a
u per giù eran sempre queste : che, cioè, nella Cantina lo spettacolo
era
svariato e morale più assai che non promettessero
die rimpinzate di turpitudini. (V. ancora il Di Giacomo). La Cantina
era
detta anche il Fosso dal Tomeo, ed era situata al
ora il Di Giacomo). La Cantina era detta anche il Fosso dal Tomeo, ed
era
situata al largo di Castello, presso la Chiesa di
elligenza, nobile nelle parti serie, e piacevolissima nelle comiche »
era
stata chiamata a sostituire sua madre. E di quest
recitare. Ella fu presa per prima donna a vicenda colla Romana, com’
era
sua madre. Recatasi al Falcone di Genova colla C
di S. Samuele, la primavera del 1736, la Compagnia – scrive Goldoni –
era
salita in maggior credito per la novità della Bas
e di riscuoterne infiniti applausi (Gold., Id., Tom. XVIII). La Marta
era
stata avanti seconda donna al S. Luca, contendend
seconda donna al S. Luca, contendendo la palma alla prima attrice che
era
la Vittoria Miti. Così ne scrive Fr. Bartoli : R
d’esercitarsi con Silvio della Diana, e poi con Antonio Vitalba. Ella
era
assoluta Padrona del Teatro, e quando parlava, sa
in questa non prendesse parte la Bastona, nondimeno è certo che ella
era
già nella compagnia col marito Focher o Focari, c
ntalone padre di Rosaura, e Arlecchino padre di Colombina : l’Aurelia
era
la Bastona che rappresentava quasi sempre, come v
che rappresentava quasi sempre, come vedremo, quella parte ; Tabarino
era
Camillo Conzachi – Pantalone, Francesco Golinetti
Focher, nel 1763 circa, quando, cioè, la moglie, secondo il Bartoli,
era
già morta. Il 26 febbraio del 1756, la rappresent
onto ed aperto. Nelle ore libere dalla scuola, poichè il padre Nicola
era
un appassionato filodrammatico, e in casa vi era
ichè il padre Nicola era un appassionato filodrammatico, e in casa vi
era
un teatrino per i divertimenti di carnevale, Cesa
mpi cominciavano a mutarsi, e gli Orazi un bel giorno capirono che vi
era
di meglio a fare che storpiare Cicerone e giuocar
quel Giulio che fu amico del Foscolo, e i fratelli Rossi, fra i quali
era
mio padre, scapparono da Fano per recarsi a Vicen
l sangue la Repubblica Romana, mio padre ritornò a casa, ma ormai non
era
più tempo di riprendere in mano il De Amicitia, e
era più tempo di riprendere in mano il De Amicitia, e la vita a Fano
era
diventata per lui impossibile, essendo spiato not
e cominciò la sua peregrinazione artistica per l’Italia. La Compagnia
era
divisa in due parti : una di mimi-acrobatici, l’a
rappresentavano le commediole prima e dopo la pantomina. Il Paladini
era
un agile Arlecchino, e la Celestina, me lo ricord
steneva il ruolo di amoroso, che con quella voce e con quel naso, non
era
proprio fatto per conciliargli la benevolenza del
tempi erano tristi. A motivo dei figliuoli liberali, il padre Nicola
era
stato allontanato dall’impiego, gli amici erano s
ruolo di brillante. Anche quell’anno 1855 non fu lieto. Lo stipendio
era
meschino e l’impegno di vestiario assai costoso.
so aveva sorriso. In una farsa : Le disgrasie di un bel giovane, egli
era
applauditissimo. Nell’anno successivo il 1856, mi
Giuseppina Rocchi, nipote di quella Antonietta Rocchi, milanese, che
era
stata guidata sulle scene dalla Tarandelli antica
e dalla Tarandelli antica prima attrice, e fu moglie del Robotti ; ed
era
allora prima attrice della Compagnia Reale-Sarda,
e, a Milano al Teatro Re. Per mio padre quella stagione del Teatro Re
era
la prova del fuoco, e puoi immaginare con quanto
o, e calata la tela mio padre si trovò fra le braccia di Ernesto, che
era
felice quanto lui, perchè Ernesto Rossi era buono
e braccia di Ernesto, che era felice quanto lui, perchè Ernesto Rossi
era
buono. Per la primavera di quell’anno 1857 Ernest
sare Rossi, e la sua vita artistica gloriosa. La Compagnia di Ernesto
era
formata pel triennio 1857-1860. Come ti ho detto
veva un ruolo secondario, inferiore, cioè quello del Gattinelli, come
era
inevitabile, cominciarono presto le emulazioni fr
il generico primario, che fu Salvatore Benedetti, il quale caso raro,
era
lietissimo di cedere all’amico Cesare le sue part
elta per prima recita : Il papà Goriot di Balzac. Anche questa scelta
era
ardita perchè Papà Goriot aveva ormai una tradizi
tragedia ! e che tragedia ! quella di Shakespeare, che in quei tempi
era
come un tema di algebra dato per esame dal minist
non volli che mi imitasse, ma che mi studiasse….. Cesare Rossi perchè
era
studioso, zelante e infaticabile, si è formata un
nale col servo, poi colla Duchessa !… Quattro anni dopo Cesare Rossi
era
il Direttore, Primo attore da parrucca, Caratteri
grandi qualità del mio primo maestro. Si è detto che Cesare Rossi
era
attore di maniera, attore barocco. È vero. Ma qua
da contrapporre giovani forze, il cui metodo, fatto tutto di verità,
era
dal suo tanto discosto. Verità ! Verità ! Verità
te, nè uguagliate, di cui la parte superficiale, esteriore, mutabile,
era
già, nel languor dell’età e mutar de'tempi, tramo
da, pagando la penale alla Società Arnoud e Carrani con cui la Cutini
era
scritturata. Nel citato libro su La Compagnia Rea
o repertorio esigeva. Infatti, il ruolo della servetta vera e propria
era
finito : subentrava la seconda donna, ossia un ru
’intrigo galante delle commedie nuove. Per un ruolo siffatto la Daria
era
proprio nata. La civetteria elegante, la malizia
ice inarrivabile. Ed Ernesto Rossi (op. cit.) : Daria Cutini-Mancini
era
una bellezza piccante, giovanissima, ella pure di
ta : ella doveva rimpiazzare la signora Romagnoli, che a buon diritto
era
chiamata la Déjazet italiana, per avere, come que
eriera astuta al pubblico dell’ Accademia Fiorentina de’ Fidenti. Non
era
una donna, ma uno spiritello, che correva per la
i, morì in Roma il 16 aprile dell’ ’81. Suo marito, Ludovico Mancini,
era
morto ad Alicante il 13 maggio del ’77 in Compagn
o d’Isabella) avea comprata nel villaggio di Bièvre, vicino a Parigi,
era
un ritratto di sua madre in abito di città, con u
ni e disperazioni dell’altro. Ma ventura volle che Buffetto, il quale
era
comico al servizio del Principe Francesco Maria F
l’altro. E un giorno che l’Isabella col padre, la madre e i figliuoli
era
a colazione da Buffetto, egli la pregò di volergl
tta del Serenissimo suo Padrone gli consegnò una lettera, nella quale
era
il comando reciso di recarsi fra due giorni a Mod
fulmine ! Nessuno sapeva del matrimonio di Buffetto, e però l’invito
era
per lui solo. Come fare ? Andar Colombina a Parig
vito era per lui solo. Come fare ? Andar Colombina a Parigi ? Ma ella
era
legata formalmente colla Compagnia di Bologna ; r
in vano. Nullameno si tentò di consolarlo con belle parole. Colombina
era
già stata in Francia col marito Biancolelli ; era
e parole. Colombina era già stata in Francia col marito Biancolelli ;
era
dunque conosciuta dalle LL. Maestà. Appena giunto
fare istanza presso di Loro per aver seco la moglie. È vero che colà
era
anche la servetta ; ma nessuna avrebbe mai potuto
er lettere al Serenissimo di Parma, concesse un passaporto, nel quale
era
detto che la Maestà della Regina aggregava Colomb
’dono di 100 scudi per le spese di viaggio. In quel tempo la Isabella
era
a recitare a Milano. Buffetto la sollecitò alla p
cchio, la madre aggravatissima, e i figliuoli piccoli. La stagione (s’
era
in gennaio) rigidissima. I passi da Milano in Pie
esa, poi l’Adelaide Boccomini. Rimase in quella Compagnia della quale
era
diventato il generico primario e il direttore tec
lla sua fine (1855). Uomo eruditissimo, dotato di memoria ferrea,
era
quasi una biblioteca ambulante : capacissimo di d
erchè tutto armonizzasse e scorresse con regolarità e precisione, non
era
cosa per lui : forse perchè egli pure era vecchio
egolarità e precisione, non era cosa per lui : forse perchè egli pure
era
vecchio e si stancava. Suppliva però a questa def
mportante, che disimpegnavano nella produzione. Però la direzione non
era
mai abbandonata, e Borghi sedeva accanto al buco
Elisa Danieli, comici, figli anch'essi di comici (nonna di Enrichetta
era
la moglie di Giacomo Dorati), attori tutti di buo
nchi dal '34 in Compagnia Goldoni, diretta da Augusto Bon. Enrichetta
era
il '60 insieme al padre e al fratello Antonio amo
a diretta da Luigi Monti, col quale, capocomico, tornò il '77. Il '90
era
con Maggi, che la conduisse in America, dove, in
donna ! ? E la scena di Clotilde con Pomerol della Fernanda (Pomerol
era
Cesare Rossi) ? Passò col tempo, se bene ancore g
adre, colle quali trovò in ogni pubblico le stesse simpatie di quando
era
Prima Attrice.
di Flaminio. Oltre all’essere attore pregiato e pregiato capocomico,
era
ancor traduttore di opere drammatiche, delle qual
6, nota), si parla di un Flaminio Napoleone o Nobilione, che nel 1648
era
a Roma coll’ambasciatore di Francia e aveva intel
per l’autunno, sì fino a tutto il carnovale. La Compagnia di Flaminio
era
stata rotta dal signor Podestà di Galicano, e il
n una nota inedita del Gueullette che Marco Napolioni detto Flaminio
era
conosciuto in teatro col nome di Flaminione per d
one per distinguerlo dagli altri Flaminj della Comedia italiana. Egli
era
nonno di Agata Vitaliani, che sotto il nome di Fl
più grandi d’ Italia, specie da Cosimo III granduca di Toscana. Egli
era
a Napoli il 1647 al tempo della rivolta di Masani
, che lo conosceva assai bene. Incontratolo per via, sapendo com’egli
era
amato dai grandi e dal popolo, gli ordinò di segu
iuta la probità, potè restituirsi a sè stesso. Il padre di Flaminione
era
nipote del Cardinale. La sua casa era presso al C
stesso. Il padre di Flaminione era nipote del Cardinale. La sua casa
era
presso al Convento delle Fanciulle. Egli s’innamo
e, e l’uscita dalle 50,000 alle 55,000 ; e il biglietto serale allora
era
normalmente di centesimi 60, non mai più di 80. N
arte di Vincenzo Monti nell’ Ugo Foscolo di Castelvecchio (il Foscolo
era
Giovanni Ceresa, un artista di gran pregio, forma
pregio, formatosi sotto i savj ammaestramenti di lui). Luigi Pezzana
era
nato il 1814 a Verona da Giuseppe Pezzana, ultimo
ella Facoltà di Legge. Non ancora spirato il secondo anno di studj, s’
era
nel 1833, il futuro avvocato, appassionatissimo d
ia, si scritturò primo attore nella Compagnia di Marco Fiorio, di cui
era
prima attrice Carlotta Polvaro, vedova del brilla
col brillante Cesare Marchi, col quale stette sino al 1859 (la moglie
era
morta nel '51). Fu il '60 con Adelaide Ristori a
ll’ Agamennone, Zambrino nel Galeotto Manfredi (questa dello Zambrino
era
rimasta, ricordo, un suo caval di battaglia degli
sima del '49 a tutto il carnovale del '51, così ce lo descrive : …..
era
una buona pasta d’uomo, giovialone, spensierato,
….. era una buona pasta d’uomo, giovialone, spensierato, ma onesto :
era
sempre stato in primarie compagnie, Mascherpa, Do
attere comico e semiserio. Nella commedia in dialetto veneziano, poi,
era
qualche cosa di geniale, grazioso, oserei dire in
ide copie. Lo stesso Bellotti Bon non lo potè arrivare. Il brav' uomo
era
carico di famiglia. Aveva moglie, quattro figli e
se andavano per il loro verso ; se poi malandavano un pochino, allora
era
una quartana, una quintana, e della settimana non
mpagnia Fabbrichesi recitava al Carcano L'Ajo nell’ imbarazzo, di cui
era
protagonista il padre Luigi. Alzatosi, dopo l’int
rendersi conto di quello sconcio di scene vuote, mai accaduto. L'Ajo
era
fuggito alla Commenda ad abbracciare il primogeni
li inclinasse più alla medicina : ma ossequente all’autorità paterna,
era
già per recarsi all’Università di Firenze, quando
to riservato al direttore, non dirigeva più perchè non poteva. Spesso
era
preso da una cattiva sonnolenza e appariva come e
gli riusciva d’imparare una parte nuova. » La testa di Gaetano Vestri
era
enorme. Sin dall’infanzia gli amici di Luigi sole
i lui (vedi al nome di Luigi la lettera autografa), nelle quali forse
era
il germe dell’esquilibrio mentale. A proposito de
gio, e fatto a posta per recitar l’ Arlecchino…. nel cui costume egli
era
proprio ne’suoi panni. Parlava molte lingue, poss
rte, dalle quali resulta che « il Segretario Bertoldi il 25 agosto si
era
recato a Varsavia. » Segretario di che ? Dell’ult
comici stessi ? Che il nome del Bertoldi fosse legato a tutto quanto
era
manifestazione di arte sulle scene del Teatro di
rmar compagnie. Del figlio Antonio dice il Casanova nelle memorie che
era
il preferito Arlecchino della Principessa Elettor
igliosa gli procurò un fragoroso applauso al suo primo apparire. Egli
era
un bell’ uomo ; la voce aveva naturalmente tremol
erpa ; proprietario nel ’54-55 di una Compagnia discreta, della quale
era
prima attrice la Vedova-Ristori, e caratterista L
omiscuo della Compagnia condotta e diretta da Valentino Bassi. L’Asti
era
un attore che voleva ad ogni costo farsi applaudi
ive, alti e bassi immediati di voce, tremarelle e simili ingredienti,
era
sicuro di scuotere le moltitudini. Accadde una se
ta. Un ahi lungo, doloroso seguì a quel colpo !… La punta della spada
era
andata a trovare le parti posteriori di un armige
ziole del Bartoli fornitegli da Agostino Fiorilli, sappiamo ch’egli «
era
un comico, che unir sapeva alla prontezza delle p
ni, gatti, scimie, pappagalli, uccelli, piccioni, un agnello ; quest’
era
l’immagine dell’arca di Noè. La barca essendo mol
quest’ era l’immagine dell’arca di Noè. La barca essendo molto vasta,
era
divisa in più compartimenti. Ciascuna donna aveva
uoco e Cantiniere nel tempo stesso, suonò una piccola campanella, ch’
era
il segnale della merenda. Tutti si unirono in una
randi fatiche a quietarla con una buona chicchera di cioccalata. Essa
era
la più brutta e la più schizzinosa. Dopo la mer
il diletto della società. Un gatto sprigionossi dalla sua gabbia, ed
era
appunto il gattino della prima Amorosa. Chiama el
tificabile. Florindo recitava dunque le parti di primo innamorato, ed
era
napolitano. Probabilmente egli assunse il nome di
tasse : quello che vediamo il 1659 con una compagnia a Vienna, in cui
era
il famoso Dominique ? E apparteneva a questa fami
, in cui era il famoso Dominique ? E apparteneva a questa famiglia, o
era
lo stesso del '59, quel Tamborino o Tabarrino cia
ci persone e a tutte sue spese comedie ; e pel concorso grande che vi
era
senza pagare, vendeva una conserva di ginepro, ch
grande che vi era senza pagare, vendeva una conserva di ginepro, che
era
contravveleno ? E Giovanni Tabarini di Venezia di
econdo lui, riferito dal Petrai nel suo Spirito delle maschere, egli
era
il bastardo di un cardinale romano ; cosa che sua
ovado di Milano. Andò al Vescovado, allora, chiese il registro su cui
era
iscritta la partita e ne stracciò la pagina. Sua
comico e il saltimbanco. Nel 1618, alla fine, capitò a Parigi. Quello
era
il centro dove andavano a cascar tutti. Associato
et facetieuses du chappeau à Tabarin. Il colore di tutto il vestito
era
bianco, di tela greggia ; come si rileva da una d
ognese. « Padre quasi sempre di Colombina e alleato del Dottore, egli
era
– dice – il Cassandro o il Pantalone bolognese. A
con lettera da Roma in data 12 aprile del 1611. Il ’15 e il ’16 egli
era
già nella Compagnia de’ Confidenti, come si vede
4 e ’25, secondo un documento pubblicato dal Baschet (op. cit.), egli
era
a Parigi con Gio. Battista Andreini e Niccolò Bar
so da Firenze e dallo Stato. Il gennaio del 1627 Francesco Gabbrielli
era
a Ferrara, come si vede da questa lettera del 6,
di S. A. morto l’ha desiderata, ma non volero venire se prima non gli
era
pagato il debito e fatto un donativo ; del che il
ervirla Francesco Gabrielli detto Scapino. La moglie di Gabbrielli
era
Spinetta (forse quella Luisa Gabbrielli-Locatelli
i, sorella o figlia di Trivellino, sposata a Scappino ?). Il Capitano
era
Girolamo Garavini, Capitan Rinoceronte. Flavia
?). Il Capitano era Girolamo Garavini, Capitan Rinoceronte. Flavia
era
sua moglie Garavini Luciani Margherita. Fritelli
nte. Flavia era sua moglie Garavini Luciani Margherita. Fritellino
era
Pier Maria Cecchini. La moglie era l’Orsola Cecch
ni Luciani Margherita. Fritellino era Pier Maria Cecchini. La moglie
era
l’Orsola Cecchini detta Flaminia. Cintio era Ja
ia Cecchini. La moglie era l’Orsola Cecchini detta Flaminia. Cintio
era
Jacom’Antonio Fidenzi. Lavinia era Marina Antona
Cecchini detta Flaminia. Cintio era Jacom’Antonio Fidenzi. Lavinia
era
Marina Antonazzoni. Ortensio era Francesco Anton
era Jacom’Antonio Fidenzi. Lavinia era Marina Antonazzoni. Ortensio
era
Francesco Antonazzoni suo marito. Il Pantalone de
nsio era Francesco Antonazzoni suo marito. Il Pantalone della Podagra
era
Federigo Ricci. Mezzettino doveva essere Ottavio
era Federigo Ricci. Mezzettino doveva essere Ottavio Onorati. Celia
era
la Maria Malloni. Non la prima celebre, ma non me
eatro, potrebbe identificarsi per quel Marcello Di Secchi che il 1615
era
colla moglie Nespola nella nuova Compagnia de’ Co
nella nuova Compagnia de’ Confidenti ? Il carnovale del 1633 Scapino
era
a Venezia, l’autunno del ’34 a Ferrara, e l’estat
o nella Colli, che la illusione toccava il massimo suo grado. Ajutata
era
in ciò da un volto in cui leggevasi come in nitid
Golinetti, dice di lui nel vol. XV dell’ Ediz. Pasquali : Passabile
era
il Gollinetti colla maschera di Pantalone, ma riu
ortesan veneziano, che imita il petit-maître di spirito. Il Golinetti
era
più fatto per questo secondo carattere, che per i
e del dialogo che piaceva. Siccome una gran parte di quella commedia
era
a soggetto, ha fatto credere agli amici suoi, che
a soggetto, ha fatto credere agli amici suoi, che anche la parte sua
era
opera del suo talento, e che tutto quel che dicev
dice sempre le stesse cose, e molti non badavano che il suo discorso
era
sempre il medesimo ; e gli credevano. Piccato anc
na, e nello schizzo apparso a Stuttgart, nel 1750, è detto di lui che
era
un uomo alto e ben tagliato. Il suo ruolo era que
750, è detto di lui che era un uomo alto e ben tagliato. Il suo ruolo
era
quello del Pantalone che rappresentava nel modo p
ro Raffi Romano, Capo de' ballerini di corda colla sua Compagnia, ch'
era
una delle più famose in tal genere. Eravi la brav
grazia ; la Maddalena, che fu moglie in seguito di Giuseppe Marliani,
era
una copia fedele della Teodora, e il Marliani sud
dele della Teodora, e il Marliani suddetto, che faceva il Pagliaccio,
era
un saltatore e danzatore di corda, il più bravo,
il più delizioso del mondo. Questa compagnia di quasi tutti congiunti
era
amata ed apprezzata in Venezia, non solo per la b
faceva la prima donna, e la Maddalena facea la servetta ; il Medebach
era
il primo amoroso, e qualche altro personaggio ave
. Dallo spoglio delle memorie goldoniane abbiamo che Madama Medebach
era
un’ attrice eccellente ed attaccatissima alla sua
dere un pizzico di crudeltà nell’ animo del Goldoni. Madama Medebach
era
sempre ammalata. I suoi vapori divenivano sempre
r in piedi ed in buon essere il di di Natale ; ma quando seppe che si
era
affissata pel giorno appresso La Locandiera, comm
e, colla quale formò compagnia prima in società, poi solo. Nel 1800 s’
era
già acquistata gran fama come capocomico, e nel 1
presentare su quelle scene gli artisti più rinomati. Altro vantaggio
era
un contratto di privativa, contro qualunque altra
di prosa che non agisse con la maschera del Pulcinella. Il contratto
era
rinnovabile di otto in otto anni. Malgrado tali p
o tre gli addetti a portare i cuscini in platea. Il prezzo dei palchi
era
esorbitante per la prosa. Quelli di 2º ordine si
canto dell’alta aristocrazia ? Per di più, un picchetto di granatieri
era
ordinato di guardia all’ingresso dei palchi reali
a ordinato di guardia all’ingresso dei palchi reali ; e fra le quinte
era
mandato un caporale con tre granatieri. Appena Su
iede, ed immobile tener sempre fisso lo sguardo sul volto del re. Ciò
era
detto : fare la statua. Quando il soldato era sta
o sul volto del re. Ciò era detto : fare la statua. Quando il soldato
era
stanco di quella posa, faceva un lieve movimento
i ebbe avviso, che allo spirare del contratto in corso, il R. Governo
era
disposto a rinnovargli la privativa, però riducen
tomi del male, poco avvertiti, che doveva poi condurlo al sepolcro. S'
era
al Manzoni di Milano. Il Reinach lo sostituì nel
di Pontarcy. Il 25 la malattia si mostrò apertamente, e il 7 febbrajo
era
già ritirato dalle scene per paralisi progressiva
’occhio e la mente di Bellotti-Bon a fianco di Adelaide Tessero. Egli
era
veramente il primo attore della Compagnia, ma pri
a elegantissimo, di voce carezzevole, ricco d’intelligenza, studioso,
era
il diletto di ogni pubblico. Forse i disordini, f
ficarne Coraa. Uno de’ più magnifici teatri di marmo dell’Asia Minore
era
quello di Smirne, il quale probabilmente fu il lu
pellò il più bello della Siciliaa. Leandro Alberti vide nel sito, ove
era
Acradina e Tica, alcuni pochi rottami di tal supe
sa, i due porti, i fiumi, i sonti, i laghi, le campagne adjacenti, ed
era
lavorato e incavato nel macigno naturale. Di figu
ametro a 40 canne siciliane, e dagli avanzi chiaramente si scorge che
era
diviso in tre ordini tagliati da otto cunei equid
a tomba di Pausania vincitore de’ Persiani nella battaglia di Platea,
era
veramente fatto per gli esercizii ginnici; ma vi
esempj nella diversità de’ costumi de’ Greci e de’ Romani. La musica
era
uno de’ pregi di Epaminonda e di altri uomini gra
o personale o la mancanza della voce, come avvenne a Sofocle. Frinico
era
rappresentatore e fu, come vedemmo, creato capita
çose belliche. Eschilo musico attore e saltatore non meno che poeta,
era
uno de’ valorosi capitani del suo tempo, e sotto
ebre Euripide. L’attore Cefisonte che recitava nelle di lui tragedie,
era
rispettato in Atene e sommamente caro allo stesso
to o imitato dal chiarissimo Cesarottia E per finirla in grande stima
era
Satiro celebre attore al quale secondo il raccont
accomodato. Ma veniamo alla struttura del teatro Greco. La sua figura
era
rettangola dalla parte che serviva alla rappresen
ione il luogo più elevato e visibilè e quasi la fronte dell’edifizio,
era
la Scena, la quale veniva coperta da un tetto, e
vista una dipintura e farne comparire un’altra. Nell’alto della scena
era
ancor situata la macchina versatile, dalla quale
ome dinota la voce Κεραυνοσκοπειον che le diederoc Dietro della scena
era
il Βροντειον, il luogo, in cui con otri ripieni d
che si agitavano, imitavasi lo strepito de’ tuoni. Anche al di dietro
era
il Coragio che oggi si direbbe la guardarobe del
coturni nè socchi. Al di sotto del pulpito e nel bel mezzo del teatro
era
l’orchestra destinata al canto e ai movimenti com
in essa un luogo particolare chiamato Θυμελη che secondo Polluce, non
era
già il pulpito descritto, come scrisse Calliachio
inata terminava in un portico che pareggiava l’altezza della scena ed
era
anche coperto da un tetto, rimanendo il resto all
c. Esse perciò si dissero ductiles, e versatiles; e forse a tal uso
era
destinata la machina chiamata Εξοστρα ed altrimen
75) a provvedere una prima attrice, egli trovò che la più a proposito
era
la Elisabetta Vinacesi. Il Gozzi si affaticò a pr
Vinacesi. Il Gozzi si affaticò a provare allo Zanuzzi che la Vinacesi
era
poca cosa al confronto della Ricci (V.), che era
uzzi che la Vinacesi era poca cosa al confronto della Ricci (V.), che
era
stata con altre in predicato per andare a Parigi
er l’autunno 1795 e carnovale 1796, nella quale stagione la Compagnia
era
al S. Gio. Grisostomo di Venezia (Teatro Mod. App
o di Venezia (Teatro Mod. App., Tom. III). Come si vede, la Battaglia
era
passata al ruolo di madre, e il Battaglia, già ve
non figurar più nell’elenco della Compagnia come attore. La Compagnia
era
sociale, come appare dal manifesto che ha : Impr
ella Felice Villani, Arlecchino. Nell’estate del ’95 la Compagnia
era
a Trieste, ove recitò per la prima volta e con gr
e commedie premeditate, di sostenere ancora le parti serie. Di solito
era
affidato a lui, uomo colto, l’incarico d’invitare
itasse la parte d’Osmano nella Sposa Persiana del Goldoni. » Nel 1754
era
la Compagnia scritturata per la primavera a Genov
ito. » Ecco come Goldoni racconta il triste fatto : Quest’uomo pure
era
ipocondriaco, ed avevo seco avuti in Venezia pare
in Milano lo incontro in peggiore condizione di prima ; da una parte
era
combattuto dal desiderio di far conoscere la sing
ori ; a poco a poco spargesi la nuova e giunge fino al palchetto dove
era
io. Oh cielo ! È morto l’Angeleri ! Il mio compag
e al Capitan Fiala (V.), e a sua moglie Marzia, della quale il Narici
era
parente ; probabilmente fratello (V. Areliari, al
mico. (Rescritto della Cancelleria) : (1684) – Si riporti. Corallina
era
Domenica Costantini, moglie di Gradellino. Dian
ti. Corallina era Domenica Costantini, moglie di Gradellino. Diana
era
Teresa Corona Sabolini. Cintio era Giovanni Batt
ni, moglie di Gradellino. Diana era Teresa Corona Sabolini. Cintio
era
Giovanni Battista Costantini, fratello di Mezzett
iama : « lontano discendente del gran Patriarca Azampamber. Ma…. chi
era
questo Azampamber ? – ricomincia lo stesso Costet
do in giro accattando qualche centesimo…. e il giovinotto, s’intende,
era
bello, fresco, sano, robusto. Lo abbordai…. « Sie
eh ?… – Fiorentino. – Famiglia di comici ? – Sissignore !… Mio nonno
era
il famoso Azampamber, Io Stenterello. – Stenterel
E il babbo ? – È morto. – E la mamma ? – Omnes composui. » Mio nonno
era
il famoso Azampamber, lo stenterello. Famoso guit
nno tanto presto a stabilire una fama…. bella o sinistra !… « Con chi
era
il nuovo scritturato ?… – Con Azampamber !… – Con
nzampamber del mio giovinotto professore : sicuro ! Luigi Anzampamber
era
lo Stenterello nel 1832 della Compagnia drammatic
lo nel 1832 della Compagnia drammatica di Filippo Perini, della quale
era
prima attore il noto Cesare Pilla (V.), prima don
punto, ho da pagar l’alloggio dal giorno che son giunto. E la somma
era
di cento cinquanta scudi : il Cannelli, più modes
venir conduttore di Compagnie or buone, or mediocri, delle quali egli
era
l’anima. Cammillo Ferri era più tosto piccolo di
e or buone, or mediocri, delle quali egli era l’anima. Cammillo Ferri
era
più tosto piccolo di statura e alcun poco tozzo :
il Paolo nella Francesca da Rimini del Pellico, la bella sua voce che
era
tanto unisona a quella della Marchionni, vi produ
i a un di presse so facevano l’effetto medesimo de’ vasi. Incredibile
era
la loro sontuosità. L’immaginazione de’ romanzier
albo, e l’altro eretto da Augusto sotto il nome di Marcello, il quale
era
il più picciolo di tutti, non potendo contenere c
e altre cose differivano da’ teatri Greci i Romani. Il pulpito Romano
era
più spazioso del Greco, perchè in Roma ogni spezi
evoli spettatori, i quali sedevano nell’orchestra che ad esso pulpito
era
immediata. L’ordine di sedere agli spettacoli Rom
esso pulpito era immediata. L’ordine di sedere agli spettacoli Romani
era
il seguente. Vedevasi nell’orchestra il podio, in
alieri, e la media e la summa dal rimanente del popolo. La media però
era
più decente della summa, perchè in questa sedevan
lati a un di presso facevano l’effetto medesimo de’ vasi. Incredibile
era
la loro sontuosità. L’immaginazione de’ romanzier
quarantamila persone150. Nella stessa regione del Circo Flaminio, ove
era
questo teatro Pompeano, se ne vedevano tre altri,
albo, e l’altro eretto da Augusto sotto il nome di Marcello, il quale
era
il più picciolo di tutti non potendo contenere ch
e altre cose differivano da’ teatri Greci i Romani. Il pulpito Romano
era
più spazioso del Greco, perchè in Roma ogni spezi
o i più ragguardevoli spettatori, i quali sedevano nell’orchestra che
era
ad esso pulpito immediata. L’ordine di sedere agl
ad esso pulpito immediata. L’ordine di sedere agli spettacoli Romani
era
il seguente. Vedevasi nell’ orchestra il podio, i
facendo dire all’ istoriografo di quel teatro, Adamo Alberti, ch’egli
era
già divenuto artista pregevolissimo ; e artista p
calorosi applausi ; ma per le scene piane, nelle quali poi il difetto
era
più palese. Ma dove il difetto della pronunzia si
lla maggior semplicità di mezzi il più riposto concetto dell’ autore,
era
nelle cose comiche. Giammai mi accadde, nè più ma
misto di ferocia e di dolcezza ; carnagione bruna, occhio saettante ;
era
nell’insieme un uomo che avventava. Ne’ tempi del
settembre del 1889, per gli anni ch’eran molti e per la miseria, che
era
grave non meno. Era nata nel 1807 ; di questi ult
ella alla Fenice, avea un lettuccio per carità. Una sera, quand’ ella
era
già caduta nell’indigenza, la vidi gironzare nell
mormoranti una preghiera. Un giovanotto che l’aveva riconosciuta e s’
era
fermato, esclamò, indicandola a un altro : « Guar
tori, l’ambulatorio rimaneva deserto. La Checcherini, come la pioggia
era
cessata, se n’ andava con i suoi dieci soldi, pia
tì a quattordici anni per recarsi colla famiglia a Torino, ov’essa si
era
stabilita. D’ingegno svegliatissimo, di memoria f
ra stabilita. D’ingegno svegliatissimo, di memoria facile e pronta, s’
era
dato allo studio delle lettere, del disegno e del
o figure e squarci poetici si succedevan nella sua mente accesa : ora
era
un pezzo dell’ Otello, ora uno della Zaira che eg
i noi sappiamo…. Poco a lui si addicevano gli amori sdolcinati…. Egli
era
soldato ; di una fibra forte, robusta ; a volte a
carne Cora155. Uno de’ più magnifici teatri di marmo dell’Asia minore
era
quello di Smirne, il quale probabilmente fu il lu
a tomba di Pausania vincitore de’ Persiani nella battaglia di Platea,
era
veramente fatto per gli esercizj ginnici; ma vi s
esempj della diversità de’ costumi de’ Greci e de’ Romani. La musica
era
uno de’ pregi di Epaminonda e di altri grand’ uom
e’ suoi versi. Eschilo musico, attore e saltatore non meno che poeta,
era
uno de’ valorosi capitani del suo tempo, e sotto
ebre Euripide. L’attore Cefisonte che recitava nelle di lui tragedie,
era
rispettato in Atene, e sommamente caro allo stess
otto o imitato dal chiar. Cesarotti162. E per finirla in grande stima
era
Satiro celebre attore, al quale secondo il raccon
accomodato. Ma veniamo alla struttura del teatro greco. La sua figura
era
rettangola dalla parte che serviva alla rappresen
ima il luogo più elevato e visibile, e quasi la fronte dell edifizio,
era
la Scena, la quale veniva coperta da un tetto, e
vi il Θεολογειον, cioè il luogo onde parlavano le divinità. Nell’alto
era
ancor situata la macchina versatile, dalla quale
ome dinota la voce Κεραυνοσκοπειον che le diedero. Dietro della scena
era
il βροντειον, il luogo, in cui con otri ripieni d
che si agitavano, imitavasi lo strepito de’ tuoni. Anche al di dietro
era
il coragio che oggi si direbbe la guardaroba del
coturni nè socchi. Al di sotto del pulpito e nel bel mezzo del teatro
era
l’orchestra destinata al canto e ai movimenti com
in essa un luogo particolare chiamato Θυμελη, che secondo Polluce non
era
già il pulpito descritto, siccome scrisse il Call
inata terminava in un portico che pareggiava l’altezza della scena ed
era
anche coperto da un tetto, rimanendo il resto all
. 165. Esse perciò si dissero ductiles e versiles; e forse a tal uso
era
destinata la macchina chiamata εξοσρα ed altrimen
da Napoli del padre accadde poco dopo quest’ anno. Ma Silvio Fiorillo
era
già stato conduttore di compagnia a Napoli, il 15
oi all’Albergo della Luna, ov’ erano l’Austoni e Antonio (?). Il 1614
era
a Genova, come appare dalla lista di comici pubbl
o artisticamente, poichè, dato che il 1584 non avesse che venti anni,
era
già, il 1632, verso i settanta. E come mai non si
, nè men di passaggio, al Capitan Matamoros come padre di lui ? E chi
era
il Capitan Matamoros che vediam nel quadro dei Bu
mente coi Comici di Molière, non più alla Sala del Petit-Bourbon, ch’
era
stata demolita, sì a quella del Palais-Royal. Ma
ontemporanea (pag. 926) rappresentante il vero matamoros fiorilliano,
era
un Matamoros, o non piuttosto un Matamore ? Vale
lliano, era un Matamoros, o non piuttosto un Matamore ? Vale a dire :
era
un personaggio della compagnia italiana o di quel
adre di Tiberio Fiorilli. In fatti : nel luglio 1651 Tiberio Fiorilli
era
a Roma con la moglie Isabella : nello stesso mese
Amurat Agnese. Più cantatrice che comica,
era
scritturata per gl’ Intermezzi, a vicenda colla Z
far eseguire una sua canzone musicata da Francesco Brusa, quando non
era
ancora moglie dell’armeno Amurat. « L’Agnese – di
a di commedia. L’Astrodi (V.) esordì con un duetto, e l’Astori (V.) s’
era
fatta celebre cantando una canzonetta italiana co
gli quel primato al quale aveva diritto, quello splendore a cui lo si
era
destinalo. (V. Gazzetta artistica). Sarah Bernard
o il core, Quando d’affetti turgido Serpea col sangue amore !… Quella
era
vita ! all’impeto Dell’alma abbandonata, D’ogni d
nfido avvenir…. Tutto bramar nell’estasi Procaci del desir !… Quella
era
vita !! – fremere Degli astri all’armonia, Sovra
ldi di voluttà, Con uno sguardo vincere Le più restie beltà !… Quella
era
vita !! or restano Le larve dell’inganno, Qualche
tono Delle miserie umane, E l’uom che prima impavido Uso a tremar non
era
, Volgersi malinconico Stupidamente a sera. Che se
enso della parola non vi furono (nella recitazione del Papadopoli non
era
celato lo studio, ma, al dire di più contemporane
dopoli non era celato lo studio, ma, al dire di più contemporanei non
era
studio affatto), tutti i suoi personaggi acquista
tutti i suoi personaggi acquistaron tale apparenza di realtà, che non
era
possibile il desiderar di più. Nè si fermò egli a
o una recita all’Argentina di Roma, una delle tante di addio, ch'egli
era
costretto a fare, dicean le gazzette, per trascin
una Giuditta Girometti, mortagli il 2 novembre 1872 a Milano, mentr'
era
con Alessandro Salvini e Cesare Vitaliani. Di lui
, finchè ammalatosi quel primo amoroso, Pietro Boccomini, egli, che s’
era
già acquistata fama tra'filodrammatici di artista
una Compagnia, famosa allora per ricchezza di arredo scenico, di cui
era
prima attrice Elena Pieri Tiozzo. Rappresentò al
acerbo biasimo. E il Costetti ne'suoi Dimenticati vivi aggiunge : « O
era
la vanità che lo dominava, o la voglia d’imitare
ustria ! È impossibile di trovare qualcosa di più perfetto ; la parte
era
tagliata per lui meglio del suo abito nero – è tu
sta parte si camblavano in belle qualità. Io dissi solamente che egli
era
stato degno della sua parte – se fosse valso meno
del 1851 da Alessandro e Teresa Novelli, comici non primarj (il padre
era
un modesto suggeritore), cominciò a birichineggia
a e della tragedia fu buttata dall’artista al pubblico, quando questi
era
più imbevuto di tutta l’arte comica di lui…. La p
ello il grottesco protagonista delle Distrazioni del signor Antenore,
era
soverchia forse…. Il pubblico ha delle crudeltà,
pera del maestro sapiente e dello scolaro divoto. Il Novelli d’allora
era
ben altro dal Novelli d’adesso. La celebrità e l’
pirito indipendente, sapeva essere disciplinato, perchè la disciplina
era
fatta tutta d’amore. Mostrava già allora la grand
sua duttilità artistica ; e il pubblico se ne compiaceva, poichè non
era
stato avvezzo a vedersi d’innanzi più specialment
o…. Stasera caratterista, domani primo attore…. Un artista indisposto
era
surrogato da lui sul momento : e quando ei non sa
talmente a recitar nelle farse. Da quelle del primo brillante, Bassi,
era
stato generosamente liberato, ma da quelle del se
da quelle del secondo, Canevari, no. O meglio : non vi recitava ; ma
era
una continua lamentazione del giovine attore col
tudio di trasformazione e di ingrandimento. Per tal guisa il pubblico
era
sempre alle prese con un forte e geniale artista,
ra fu tutto un trionfo di ilarità : il nome di Novelli sui cartelloni
era
già fonte di gaudio : si andava a teatro a rifars
tizie cominciano in quell’Archivio dal’ 47. Il carnovale la Compagnia
era
in Parma, dove si fecero i più magri affari ; e d
ci in modo, che resteranno gustati. Il febbrajo del '52 la Compagnia
era
a Modena, e la sera del primo, Ottavio, venuto a
o alla corda in piazza (V. Locatelli Domenico). L'agosto del '55 egli
era
a Genova, come si rileva dalla lettera inviata a
gennajo del '68 gli morì la moglie, Teodora Blaise (forse Blasi), che
era
, dice Corrado Ricci in Ottavio dalle Caselle, bol
sentenze, e gli equivochi frizzanti per guadagnar i cuori…. » Ottavio
era
dunque il capocomico, e dallo stesso Locatelli sa
que il capocomico, e dallo stesso Locatelli sappiamo che la Compagnia
era
composta di nove persone, « cioè due Innamorati,
per essere distinto dal Costantini. Dove ? in Francia ? Ma se non v'
era
più. In Italia ? Che confusione poteva nascere tr
due attori, di cui uno recitava in Italia e l’altro in Francia ? Non
era
forse ragione bastevole per farsi chiamare Vecchi
quell’Esercitio ; e venne a stare in Bologna, nel contado della quale
era
nato, nel Comune delle Caselle, e morì in età di
donna assoluta. Ebbe fra’suoi scritturati anche Luigi Taddei. Mentr’
era
il 1850 al Teatro Re di Milano con una compagnia
i Milano con una compagnia di prim’ ordine, della quale prima attrice
era
la Carolina Santoni, i giornali del tempo lo diss
nel domestico focolare e d’ una naturalezza sorprendente. » Nel 1857
era
a Tolentino, capocomico e attore applauditissimo
tesimi della nostra moneta. Ma visto che il prezzo di tali bollettini
era
eccessivo, la Florinda chiese e ottenne che le tr
nte del Valerini, prima o dopo la Vincenza Armani, vediamo : l’Armani
era
morta nel 1569, e il Valerini pubblicò l’orazione
raesse conforto dalle grazie della Lidia da Bagnacavallo. Forse Lidia
era
già in Compagnia, quando viveva l’Armani ? Il Ros
idia, Orazio, potevan benissimo essere insieme a quell’epoca : Orazio
era
il Rossi stesso, autore della Fiammella. E se Lid
poca : Orazio era il Rossi stesso, autore della Fiammella. E se Lidia
era
nella Compagnia con la Vincenza, forse dovette el
esserci – dice il Neri ; – e riporta le parole del Barbieri : « ve n’
era
bisogno di tre : prima, seconda e fantesca. » Inf
Battista degli Amorevoli (V.) aveva già recitato la Franceschina e s’
era
fatto celebre in tal parte. Giovanni Salina bolo
celebre in tal parte. Giovanni Salina bolognese, servitore da palco,
era
probabilmente la maschera incaricata alla porta d
mmedia Stenterello e il suo cadavere. La sera del 21 alle sei e mezzo
era
morto. « Dalla luce abbagliante della ribalta
curità, al silenzio della tomba ! – Stenterello e il suo cadavere non
era
più una commedia, ma l’epilogo tragico di un’esis
e gittati gli screziati abiti della Maschera, dava l’ultimo sospiro….
era
avvolto nello squallido lenzuolo funerario. »
o famigliare facesse da padrone assoluto con lei e la madre (il padre
era
già morto) senza aver riguardo alcuno alla lor po
e funzioni musicali, proprie, e solite di sua professione, alle quali
era
invitata dalle Dame protettrici, nè accettare scr
ccettare scritture, come accadde per la recita di Reggio, della quale
era
restata priva. La protezione del fratello del Mar
à dell’arte sua : Nata…. nel '52…. brrrr ! Papà mio, Giovanni Zanon,
era
di famiglia benestante, e pei moti politici (mi p
mia figlia, ed è perciò che credo d’averla amata il doppio. Suo padre
era
avvocato, ma alla discesa in Italia di Napoleone
ice se vi fu luminaria !). Dunque, quando venni al mondo, mio padre s’
era
già ritirato dall’arte, e impiegato nell’Amminist
trazione dell’Ospedale Civile di Venezia. Notate questa originalità :
era
veneziano puro sangue, fanatico della sua città,
ginalità : era veneziano puro sangue, fanatico della sua città, e non
era
buono di dire una parola in veneziano : a Venezia
veneziano : a Venezia i vicini lo chiamavano El Foresto. Mancò ch'io
era
giovinetta, e venni affidata a mio fratello maggi
cò ch'io era giovinetta, e venni affidata a mio fratello maggiore che
era
in arte (fu per molt’anni brillante, discreto, co
aratterista con Ernesto Rossi e con la Ristori). Quando andai con lui
era
maritato, e aveva una figlia ; per dire la verità
tò a recitare nella Giovannina dei bei cavalli. A tredici anni appena
era
già l’amorosa della Compagnia italiana di Giovann
bimba qualunque, ma di una vera artista fatta e provetta. E infatti,
era
tanta e così evidente la precocità artistica in q
fu tutto un dramma rubato alla vita ! Lei più nulla aveva di donna ;
era
diventata una belva : il suo viso, così dolce di
na ; era diventata una belva : il suo viso, così dolce di solito, non
era
riconoscibile…. Pallida come un cadavere…. le lab
corsage, tentando trascinarla verso la quinta, senza riuscirvi, tanta
era
la forza, l’agilità con cui mi sfuggiva di mano….
oltiplicare le forze : la sollevai. Il teatro sembrava deserto, tanto
era
profondo, spaventoso il silenzio che vi regnava.
etta, e assai probabilmente la stessa giovinetta, per la quale egli s’
era
dato all’arte. Bandite a poco a poco le maschere
o, sotto le spoglie dell’astuto Zanni. Ebbe numerosa famiglia, di cui
era
composta per metà la sua compagnia. Morta la mogl
ltra egregia servetta. Morì d’aneurisma il 1838 in una locanda, ove s’
era
fermato col figlio maggiore per riposarsi la nott
vuto più di un Cavicchi brighella. Il 1820, in Compagnia di Andolfati
era
il Cavicchi Giovanni per le parti di caratterista
gior voga vent’anni fa. Artista romantica per eccellenza. La passione
era
quasi sempre fra le nubi ; la voce dell’attrice l
questi contrasti, che parevano cercati nella poetica di Victor Hugo,
era
il massimo prestigio della Cazzola. [http://obv
i parea rivivere quella sensiblerie delicata e un tantino leziosa che
era
la forma obbligata dell’epoca e che il Taine ci h
dei raggi che abbarbagliano. L’intuizione psichica di questa attrice
era
unica più che rara. L’inspirazione mai l’abbandon
dezza dell’anima e l’esuberanza del sentimento. Nella Piccarda Donati
era
seducente : nella Vita color di rosa era meravigl
mento. Nella Piccarda Donati era seducente : nella Vita color di rosa
era
meravigliosa ; nella Dama dalle Camelie era ammal
nella Vita color di rosa era meravigliosa ; nella Dama dalle Camelie
era
ammaliatrice ; nella tragedia Saffo, del Marenco,
a dalle Camelie era ammaliatrice ; nella tragedia Saffo, del Marenco,
era
immensa ; nella Pia de’ Tolomei era sublime ! In
ella tragedia Saffo, del Marenco, era immensa ; nella Pia de’ Tolomei
era
sublime ! In questa tragedia soprattutto raggiung
sparito per sempre per lasciarlo nuovamente nelle tenebre. Clementina
era
il tipo incarnato dell’attrice romantica drammati
ementina era il tipo incarnato dell’attrice romantica drammatica. Non
era
bella, ma la mobilità della sua fisonomia era tal
mantica drammatica. Non era bella, ma la mobilità della sua fisonomia
era
tale, che appariva quello che ella voleva ; il su
ermitenza) sempre servito alla S.ma sua Casa. Servij all’A. V. mentre
era
nel ventre della madre, et spero di servir nel ve
temeno che di volerlo assassinare. Nell’ottobre del ’601 la Compagnia
era
ancora a Parigi, e nonostante le guerricciuole in
o della compagnia fu completo ; e Don Giovanni de’ Medici, che allora
era
alla Corte della nipote e tanto amore mostrava al
l’ 8 marzo al Duca di Mantova che la principal causa di quel successo
era
da attribuirsi alla valentìa e alla saviezza di P
dell’ honorate cagioni. Ma la Cecchini, da quella donna navigata che
era
, traeva poi argomento da tutto per mostrarsi di r
sentenze son esse ricche, in cui è la prova evidente che il Cecchini
era
un profondo e fine osservatore. A un tale, per es
altri, con cappe bandate di veluto che inanzi che sia diventata banda
era
calzone affaticato prima nella cittade e poscia i
di Portogallo e sua Reale Famiglia », assicurando « ch'essa compagnia
era
molto migliorata, e che i soggetti comici ridicol
e severamente educato. » Ma la voce della Compagnia Lombarda a Napoli
era
infondata, e Sacco rimase a Venezia. Intanto le o
del Chiari andavan acquistando sempre maggior grido, e il pubblico s’
era
diviso in due parti, disertando il teatro del pov
n v'eran cagioni di rivolta, non vi recitava il Sacco, e la compagnia
era
…. quello che era : il successo ne fu meschino. L'
di rivolta, non vi recitava il Sacco, e la compagnia era…. quello che
era
: il successo ne fu meschino. L'autore si limitò
io l’Imperatore Giuseppe II proveniente da Firenze. La sera dopo egli
era
al teatro in Mantova ; e lo Spinelli riferisce qu
dre Consigliere ducale : L'Imperatore disse che a Modena la Commedia
era
ottima, e quell’arlecchino molto vivace e bravo,
oleua dirla. Il vecchio marchese Zanetti disse che la Compagnia Sacco
era
veramente buona, che si era sentita in Mantova, e
hese Zanetti disse che la Compagnia Sacco era veramente buona, che si
era
sentita in Mantova, e che quell’arlecchino era st
eramente buona, che si era sentita in Mantova, e che quell’arlecchino
era
stato applaudito. S. M. ripigliò : « Intendo, vor
'sequestri ; e finalmente la Compagnia, « che per lungo corso di anni
era
stata il terrore di tutte le altre Comiche Truppe
56), cantava : Anderan le formiche a processione, perocchè carnovale
era
sbandito ; e' dice ancora, tutte le persone andra
adroni, Scenario, ossia Commedia a Soggetto, composta il 1745, mentre
era
a Pisa fra le cure Legali, dice di lui : I sali
ici anni ? Non mi pare possibile. L'arlecchino di Dresda del 1723 non
era
Natalino Bellotti (V.), uno dei Beniamini della C
10 aprile 1732), si fece eccezione per la coppia Bertoldi, alla quale
era
stata assegnata la non pingue pensione di 400 fio
a i comici italiani poteron dare nel carnovale del 1735, mentre il Re
era
a Varsavia, nella prima anticamera de’Grandi appa
’poveri artisti. Dopo la morte del re Augusto II, la Corte sassone si
era
volta di nuovo e con occhio ancor più benigno all
in un ambiente drammatico (il patrigno nobile Carlo del Torso udinese
era
presidente del Teatro di Palmanova), ebbe fin da
a Milano, all’insaputa della madre, che pei soliti vecchi pregiudizj
era
avversa alle inclinazioni della figlia, entrò nel
on Emanuel. Entrato poi il Vestri nella Compagnia Nazionale, dove non
era
alcun posto per lei, non volendo ella creare osta
tosi alquanto, ritornò a Napoli, e ricominciò a recitare, ma egli non
era
più il celebre Visetti : più che l’ammirazione s’
i e l’ Aliprandi, i quali lasciarono scritto ne' lor ricordi che egli
era
fortissimo attore in ogni genere di lavori, ma so
affè, anzichè in Teatro (parole sue). E Adamo Alberti : Visetti
era
un pregiatissimo attore. Possedeva una voce armon
o le conferì il premiò di primo grado e con ragione ; poichè l’Emilia
era
tra le giovani una delle più forti promesse. Nel
d (op. cit.), dopo avere detto semplicemente che il ruolo di Ortensia
era
quello di servetta, come l’Olivetta, la Nespola,
Campardon, op. cit.), che il Valerio sconosciuto al Sand e ai Parfait
era
il modenese Giacinto Bendinelli o Bendinely, come
i di un capitano da scritturarsi, certo Federico Beretta. L’Ortensia
era
, senza dubbio, la moglie dell’Allori, giacchè per
in nome della putta, senza mai accennare alla moglie, che per di più
era
la Prima Donna della Compagnia. Non è cosa tanto
e, non so dire. Il Dottore vivente a quell’epoca e a noi noto sin qui
era
il Lolli ; ma egli, recatosi a Parigi nel 1653 pe
chera di Dottor Baloardo, tornò in Italia, non so in che anno (nel’58
era
certamente a Roma, come si vede ai nomi di Lolli
giugno ’83, morì nel 1702 ? Noto incidentalmente che a Roma nel 1658
era
con lui nel distretto della Parrocchia di S. Piet
ta Pazzìa mi resta a dire alcun che di preciso. La pazzìa del Dottore
era
un Caval di battaglia dell’attore, come quella d’
eripezie di ogni specie in altre compagnie mediocri, nelle quali però
era
già divenuto un buon artista, riuscì a entrar soc
tornò col Mascherpa il 1835. Condusse poi un’ottima compagnia di cui
era
prima attrice la Carolina Internari ; fu il ’40-’
aldò interamente in questo quadriennio ; e sostenuto dalla fama che s’
era
meritamente acquistata di galantuomo, continuò a
egli incideva i pensieri più riposti di una parte. La sua recitazione
era
, si può dire, un commento in azione. E di questo
ionale, che fu detta al suo tempo antiquata, ma che probabilmente non
era
mai stata prima di lui. Non molto noto forse è l’
osa il Domeniconi, dolente, si recò dal Costa e gli disse che sua non
era
la colpa, ma del pubblico : e che glie lo avrebbe
e, sapeva mettere anche nelle cose del capocomicato. Non una commedia
era
da lui restituita senza che l’accompagnasser le p
ima un tal Personaggio scritto nella nostra favella, perchè destinato
era
a sostenere la parte un valorosissimo Pantalone,
qual merita. E intorno ai tre gemelli veneziani, di cui il Collalto
era
l’autore (Mem. III, 3) : Quest’ uomo intimamente
delle mie commedie intitolata i due gemelli veneziani, l’uno de’quali
era
balordo, e l’altro spiritoso : vi diede una nuova
va con molta anima e con molta intelligenza il ruolo di Pantalone, ed
era
specialmente ammirato nelle scene appassionate, i
del comico : la commedia dei tre gemelli ne è la prova. In essa egli
era
alla sua volta galante, amoroso, appassionato, br
erseguitato da 4 elementi. Come si vede, dunque, base del repertorio
era
il teatro di Goldoni. A dare un saggio della ment
dal posto l’altra rimovea, e l’altra l’una ne traea sovente ; felice
era
colei che più vedea dallo spiraglio la racchiusa
e era colei che più vedea dallo spiraglio la racchiusa gente : e ve n’
era
una sì ostinata e dura che ceder non volea la su
ar triste figure ; son sì curiose queste donne pazze, che se l’ Uscio
era
pieno di fessure, purchè a ciascuna ne toccasse a
ne troverà il lettore al nome della prima donna della Compagnia, che
era
la Giuseppa Fineschi, a proposito della commedia
ino (V.), comico e istoriografo napoletano, che in quel tempo appunto
era
al servizio del Duca di Modena. E chi era il Padr
, che in quel tempo appunto era al servizio del Duca di Modena. E chi
era
il Padre Francesco ? Forse il buon Dottore Matera
che passavano si formò un semicircolo intorno alla sedia, sulla quale
era
seduto il suddetto, che tutti salutava, e sorride
i disse che quell’ uomo chiamavasi Giulio Minelli, che alla sua epoca
era
stato un bravo Pantalone ; ma che, in vecchiaja,
a stato un bravo Pantalone ; ma che, in vecchiaja, datosi al vino, si
era
ridotto in miseria. Allora inventò di dar quel nu
ando gli potea riuscir di far ridere. Eppure piaceva al pubblico ; ed
era
l’idolo di Venezia ; e licenziato qualche anno do
Gualtiero (della Griselda) si sorpassò (Mem., T. I, XXXVIII). Vitalba
era
un bell’uomo, un eccellente comico, un gran donna
ua, proprio dopo ch'ella aveva giurato di averlo lasciato per sempre,
era
ammogliato ; e il Loehner riferisce dai registri
a ridà notizia di nuovo sputo di sangue…. Ma si vede bene che Vitalba
era
pauroso all’estremo. Curioso il metodo di cura se
patischo, voglio un poco vedere cosa è per essere. » Il marzo del '25
era
novamente in Bologna, d’onde prega il solito medi
ole ; spettacolo dilettevole, ma lontano dalla buona commedia. Egli
era
dunque il Fregoli d’allora, preceduto dall’arlecc
Venezia. Il carattere del Gandini pare non fosse de’più dolci : egli
era
soprattutto il vero marito della prima donna, e a
ommamente irritato contro il pubblico e contro Goldoni, disse che gli
era
stata fatta un’ azione da forca, protestò col Ven
n quelle italiane ? Forse Dionisio Gandini che sostituì il Bertinazzi
era
un fratello di Pietro ?E come mai di questo non è
e fu poi rappresentato a Venezia il 24 novembre), ci dice di lui, che
era
« pulitissimo ed onestissimo (Mem., I, XXXIV), »
regolata, aveva spirito e cognizioni. Amava la Commedia con passione,
era
di natura eloquente, ed avrebbe molto ben sostenu
grosso, senza collo, con occhi piccoli, e con un nasino schiacciato,
era
ridicolo nelle parti serie, e i caratteri caricat
a vederlo, ma sempre accompagnata dalla madre, vecchia attrice che s’
era
ritirata dal teatro, e che aveva santamente divis
prio Pantalone. » Da Parma passerà poi a Brescia. Il dicembre del '48
era
a Piacenza, e il dì 8 (la lettera è pubblicata da
utunno del '59, e l’8 novembre annunzia a un Segretario del Duca, che
era
per recarsi a Reggio ; ma gli era stato detto « c
unzia a un Segretario del Duca, che era per recarsi a Reggio ; ma gli
era
stato detto « che vi erano alcuni che recitavano
l 21 aprile 1660 da Parma, la quale mostra la grande famigliarità ch'
era
fra lui e le varie Corti, annunciando a un Segret
di veneto (?)] recasse, come bomba, l’annunzio che tutta la condotta
era
sotto sequestro. S’alzò un grido d’ òrrore, misto
amp; Jam, che s’espone già ; cioè Bos non jam ; per mostrare, che non
era
già vn Bue, ma Gioue quello che portò via Europa.
lasse ; Egli con la testa rossa per la collera, disse che quello, che
era
opera manarum suorom, quegli altri babbuassi se l
bbuassi se lo voleuano attribuire a sè stessi ; ma che la vera verità
era
, che egli già innamorato morto della Ninfa Dafne,
igliarla per forza, e contrar seco legitimo adulterio ; la Ninfa, che
era
furba, auuedutasi della ragìa, à gambe fratello,
icorda bestiazze, quando io spasimauo per Venere, e lei in amarmi non
era
un’ oca, che quel becco cornuto di Vulcano voleua
a Città, nominandola Bononia, quasi Bonum onus, cioè buono, e soave m’
era
stato il peso nel portar Venere di Cielo in terra
iderio col freno della ragione ; e chiamai Pallade, che quasi quasi s’
era
pisciata sotto per la paura douendo venir di nuou
calata, mostrando come tutto quello, che haueuano ditto gli altri Dei
era
Alchimia, e non poteua stare a martello ; e che l
ltri Dei era Alchimia, e non poteua stare a martello ; e che lui solo
era
il pater patriæ Bononiensis ; vedendosi che tutti
zon di fuoco, Apollo la piua, Marte un’archibugetto a ruota, Venere s’
era
messa a parata, Minerua haueua scoperta la sua ro
messa a parata, Minerua haueua scoperta la sua rotella, e Mercurio s’
era
armato del baculo ordinario ; quando questo petto
lo vediam generico della rinomata Compagnia Consoli e Zuccato, di cui
era
primo attore Gio. Angiolo Canova, l’artista pregi
ssò il 1806 in Compagnia del caratterista Andrea Bianchi, della quale
era
primo attore il gran De Marini, che, udito il gio
cia il 1816 un’ottima Compagnia assieme ad Angelo Venier, della quale
era
prima attrice Carolina Internari, fiorente di gio
va che la natura lo avesse creato non ad altro che al genere comico :
era
pingue della persona, aveva il ventre sporgente i
uel punto ch'egli entrava sulla scena fino a che non ne fosse uscito,
era
tutto immedesimato nel personaggio che prendeva a
tto immedesimato nel personaggio che prendeva a rappresentare : nè v'
era
imprevista circostanza che mai potesse farlo usci
to verso quel tremendissimo giudice innanzi a cui stanno. La sua voce
era
chiara, aggradevole, risonante ; se non che nelle
in ciò una rara potenza creatrice, perchè appunto il suo recitare non
era
di sole parole, ma scrutando con sottilissimo acc
mio panegirico. Ma il Carrer dettava queste parole, quando il Vestri
era
ancora a Napoli col Fabbrichesi : e lo Scifoni, a
l Fabbrichesi : e lo Scifoni, accennando al difetto, quando l’artista
era
in Compagnia Reale Sarda, così conclude : Notava
nche Francesco Righetti (op. cit.), proprio al tempo in cui il Vestri
era
nella Compagnia Reale Sarda, accusandone piuttost
ori al secondo atto. Venne, si allontanò di nuovo, ma il pubblico non
era
ancora contento, ed egli dovette venir fuori un’a
essa Dönhoff, pel suo onomastico, a Moritzburg. La tavola per la cena
era
a ferro di cavallo in una vasta sala, ov’ era inn
. La tavola per la cena era a ferro di cavallo in una vasta sala, ov’
era
innalzato nell’una estremità un piccolo teatro, i
tuati Malucelli, Bellotti e la coppia Bertoldi. Si sa che il Bellotti
era
retribuito con 600 fiorini annui, i quali pare no
al '45 al '50 il napoletano e la Sicilia con una società, di cui egli
era
capo. Tornato a Napoli vi morì, non ancora compiu
a, quaranta francesconi per tanti tordi mangiati dal Miutti, il quale
era
tenuto in ostaggio…. A Napoli, avuto dal capocomi
soprabitone, e non avendo un soldo in tasca, per certa merenda che s’
era
proposto di fare coi compagni Bon e Romagnoli, co
iano. Altro figlio di Andrea, marito di Elisa Duse, artista mediocre,
era
il 1848 con la famiglia in Compagnia Lipparini, c
ieri, diretta da Riccardo Castelvecchio, anno in cui si sposò. Il '69
era
con la moglie prima donna in Compagnia Carbonin,
rico di regger la Compagnia e metter fuori soggetti ; ma che però non
era
in costume di far ciò ; Brighella risapendo quant
nfamemente il rispetto, ed il detto Signor Arciuescouo ciò risapendo,
era
d’animo di far poco piacere à Brighella, ed’egli
Antonio Fidenzi detto Cintio Comico. Iacomo o Iacopo Antonio Fidenzi
era
dunque il direttore della compagnia ; e il male a
noto. Leandro poteva essere il Ricci figlio del Pantalone. Beltrame
era
Niccolò Barbieri, che nella Supplica più volte ci
ta, chiama il Fidenzi onor delle scene, e amico delle muse. Aurelia
era
la Brigida Bianchi. Leonora era la Castiglioni.
scene, e amico delle muse. Aurelia era la Brigida Bianchi. Leonora
era
la Castiglioni. Il Carpiano era Marcantonio Carpi
elia era la Brigida Bianchi. Leonora era la Castiglioni. Il Carpiano
era
Marcantonio Carpiani detto Orazio. Trappolino e
ioni. Il Carpiano era Marcantonio Carpiani detto Orazio. Trappolino
era
Giovan Battista Fiorillo, figliuolo del Capitan M
del Capitan Matamoros. Bagolino è rimasto fin qui ignoto. Buffetto
era
Carlo Cantù. Beatrice era la moglie di Fiorillo.
golino è rimasto fin qui ignoto. Buffetto era Carlo Cantù. Beatrice
era
la moglie di Fiorillo. Angiolina. Chi si nascond
barcajuoli per veder di tirar avanti la baracca alla meglio. Nel ’29
era
trovarobe con la società Vedova e Colomberti, e i
motoria e stataria: se si mira alla natura de’ costumi imitati, essa
era
palliata, ossia greca, e togata, ossia Romana; e
a propriamente detta, in tabernaria, e in Atellana. La togata propria
era
seria, e corrisponderebbe alla moderna commedia n
ome da taberna, luogo frequentato da persone di ogni ceto. L’Atellana
era
una commedia bassa sì ma piacevole, lontana alla
certo esodio 131 Pitone Gorgonio, il quale, a mio credere, altro non
era
che il Manduco, perchè il nome di Pitone è posto
io equivale a Manduco, dipingendosi i Gorgoni con gran denti. Manduco
era
un personaggio ridicolo coperto di una maschera d
repito, ond’è che i ragazzi se ne spaventavano132. Questo personaggio
era
menato intorno ne’ giuochi con altre maschere spa
i delle Atellane vuolsi osservare che tra’ privilegii loro accordati,
era
quello di escludere dalla rappresentazione de’ lo
o schiavi e in generale pochissimo considerati fuori della scena. Non
era
dunque l’esercizio del rappresentare quello che d
a che andavano a colpire il Dittatore. Col vestito di uno schiavo che
era
bastonato, gridava fuggendo, Porrò, Quirites,
o diceva non potergliene dar molto, a cagione della gran folla che vi
era
, alludendo al gran numero di senatori e cavalieri
si maravigliava che stimasse di stare a disagio in un solo sedile chi
era
solito ad occuparne due in un tempo; satireggiand
e caratterizzò più aggiustatamente la persona di Agamennone147. Tale
era
l’ accuratezza degli esperti pantomimi antichi (N
tere poteva recar vergogna alla ragione, perchè la vita del pantomimo
era
dissoluta, o perchè le matrone Romane innamoravan
o Lænas persoluere mihi. La stagione poi in cui essi celebravansi,
era
quella del piacere: Quærere conabar, quare las
lloud e Diligenti nel 1872 come primo attore a vicenda col Diligenti (
era
stato quattr'anni primo attor giovine in quella d
a dei giovani artisti, al fianco di Adelaide Tessero. Francesco Pasta
era
nato, si può dire, primo attore, sì pel fisico, e
. Francesco Pasta era nato, si può dire, primo attore, sì pel fisico,
era
di figura più tosto forte e di fisionomia marcati
Modena, a vicenda con Gaetano Caccia (V. Suppl.). L'autunno dell’ '86
era
a Torino, raccomandato da Sua Altezza al signor M
ri detto Mario, ma Luca Rechiari detto Leandro. Forse dalla Compagnia
era
uscito il Caccia, primo nell’ elenco, ed egli ne
recar in quelle due piazze a guadagnarsi il vivere. L'ottobre del '93
era
a Fermo, il dicembre a Chieti, il carnovale a Rom
on molta intelligenza e con molto brio nell’Homme à bonne fortune, ed
era
stata accolta poco tempo dopo a mezza parte. Sap
mezza parte. Sappiamo dal Goldoni (Mem., T. III) che la signora Savi
era
la prima attrice della Commedia italiana, e abita
e (ivi, 19) che non aveva disposizioni felici per la commedia, ma che
era
giovane e di assai buona volontà. Uscito dal teat
eri sapeva tutte le sue parti a memoria ; Bellotti-Bon nessuna. Pieri
era
guidato dall’arte ; Bellotti-Bon dalla sua natura
alla sua Compagnia unica, la vera Compagnia modello, nella quale egli
era
tuttavia per viscomica, per finezza, per verità,
eatro massimo di Ravenna Il vero Blasone di T. Gherardi del Testa : s’
era
, se ricordo bene, nel maggio del ’64 (epoca della
fianco, e là…. Ha capito ? A questo punto l’entusiasmo del pubblico
era
al colmo, e scoppi continuati di ilarità accoglie
n tanta intelligenza…. e con tanta verità…. E questa del vero blasone
era
una delle innumerevoli parti, in cui fu sommo dav
o del capo, a una occhiata, scoppiavan risa convulse ; ma il pubblico
era
sempre in faccia a uno specchio di vera eleganza…
iuscì sostenendo con molto spirito il personaggio di Pantalone, a cui
era
tanto inclinato. Avanzandosi in meriti, fu accolt
nte con pochi tratti di penna : dopo di avere parlato del fisico (non
era
nè bella, nè brutta, ma aveva un non so che, che
ia, portamento, e una grande conoscenza del cuore umano. Tutto in lei
era
natura, e l’arte che la perfezionava era sempre n
el cuore umano. Tutto in lei era natura, e l’arte che la perfezionava
era
sempre nascosta. Di lei si cantò : Toi que les
e di comica non le aveva impedito di essere cristiana, e che la terra
era
la nostra madre comune, come Gesù Cristo il Salva
resunto padre, chiedendogli perdono delle sue mancanze. Il ciarlatano
era
fuor de’gangheri e dichiarava non solo di non ess
na stampa di questo costume, disegnata e incisa a Parigi dal Bel, che
era
un famoso disegnatore italiano. Questo costume, s
n famoso disegnatore italiano. Questo costume, stando alle apparenze,
era
sul teatro innanzi a quello di Beltrame, Niccolò
e, era sul teatro innanzi a quello di Beltrame, Niccolò Barbieri, che
era
milanese, e che volendo parlar la lingua del suo
lo, e i due elenchi concordano nei nomi di altri attori. La Compagnia
era
della Maddalena Battaglia e n’era primo attore e
nomi di altri attori. La Compagnia era della Maddalena Battaglia e n’
era
primo attore e direttore Salvatore Fabbrichesi. D
ol nome di Vittorio Alfieri. E ho detto in forma di teatro, chè prima
era
un baraccone, con la loggetta al di fuori pe’suon
un vitello con cinque gambe. Immaginatevi da quale specie di pubblico
era
frequentato ! Bene : la Compagnia, se così poteva
to e di allestimento scenico ; tanto che, mentre essa al suo esordire
era
composta di quattro attori, finì poi coll’averne
i grandi pregi dell’artista incantevole, squisita : Pierina Giagnoni
era
davvero una predestinata dell’arte. Elle veniva i
l’altro meno ingrato cielo, restano ad attestare che la speranza non
era
nè temeraria nè vana. E di quei giorni, in cui ar
vvolgeva ancora la Giagnoni : cosi la sua mirabile artistica natura s’
era
venuta via via formando alle perfezioni di un’art
nere di parte, le superò tutte nella commedia, in cui, dice il Regli,
era
una potenza ; e aggiunge che : « Pamela nubile, Z
vessi ancora la sorte di Comingio e di Romeo. Il marito della Vidari
era
un impenitente beone, e Francesco Regli riferisce
o, cominciò a svestirsi. E quando un compagno gli disse che la recita
era
sul finire, e ch' egli aveva ripiegata la sua par
del 21 marzo 1853 ; ma è un errore evidente, poichè nel 1844 egli non
era
più nella Compagnia Reale Sarda, alla direzione d
Domenico Righetti, e nel ’45 la moglie Marianna, come vediam più giù,
era
già vedova. Del suo valore artistico discorre lar
a : …… Bazzi ponea mano alla rappresentazione ; e allora la commedia
era
sua, allora con uno zelo, con un amore, con una i
sua, allora con uno zelo, con un amore, con una intelligenza che non
era
in altri che in lui, metteva tutto in movimento,
ane significazioni, le sue scene si succedevano cosi naturalmente che
era
una maraviglia, e i suoi personaggi si sentivano
sovvenirsene allorché son tentati di decidere, che questo Aristofane
era
un atenieso, il quale fioriva sul principio del I
naturale del mercato di Atene il che dimostra che la decorazione non
era
punto trascurata nella commedia. Ma che un vendit
cioé intorno a tremila feudi; e quello pruova che la commedia antica
era
un’effettiva denunzia di stato37. La nota commedi
manda. La satira de’ poeti contemporanei, e spezialmente dei tragici,
era
molto in voga nella commedia antica; ed oltre a m
morio». Le Rane s’intitola l’altra commedia contro Euripide, che già
era
morto. Essa ha per oggetto la comparazione del me
o vestito da Ercole e molto poltrone, per deridere un poeta, il quale
era
riuscito male a vestire e caratterizzar quel nume
di Plutarco, o di Rapin, volle aggiugner del suo, che Aristofane non
era
né comico, né poeta; il che sembra detto con sove
llo stile elegante, polito, dolce e armonioso di questo poeta, e se n’
era
talmente invaghito che, onorò un sì eccellente co
e mai più non l’abbandonarono 46. Ecco quello che agli occhi de dotti
era
Aristofane. Dopo ciò, cosa pensereste di un giova
la morte di questo gran valent’uomo viene a dirci, ch’egli altro non
era
, che un satirico sfrontato, un parodista, un supe
e fu coronato nel certame. Filemone, poeta molto a lui inferiore, gli
era
sempre preferito. Infinita esser dovea la distanz
mimi. Ilarodia, o ilarotragedia, secondo l’idea che ce ne dà Ateneo,
era
una pavola festevole e di lieto fine, nella quale
iar parole cantando; e in questo la poesia, per accomodarsi al canto,
era
più lirica, e la rappresentazione, per servire al
l canto, era più lirica, e la rappresentazione, per servire al Ballo,
era
men naturale. Ma i movimenti ginnastici del salta
, era men naturale. Ma i movimenti ginnastici del saltatore, il quale
era
nell’istesso tempo cantore54, bentosto ne ingross
ballo a imitar favole seguite e compiute tragiche e comiche, esso non
era
altro che una saltazione quasi senza oggetto, com
l piruettar dei dervisi turchi. Presso gli antichi coribanti e cureti
era
un rito strepritoso e bellico più, che un ballo d
la tomba di Pausania vincitor de’ persiani nella battaglia di Platea,
era
veramente fatto per gli esercizi ginnici; ma vi s
al teatro, come noi andiamo agli esercizi spirituali, che la commedia
era
il lor catechìsmo, e la tragedia la loro predica
itica gelosia, il cui principale oggetto, e nell’ozio e negli affari,
era
la conservazione della libertà. 35. Epicarmo fil
d’Atene che gli facevano una spezie di corte, perché la di lui mensa
era
dilicata, e la di lui borsa sempre aperta a color
d’una commedia, per non saper di che trattar nel terzo? Questo terzo
era
da pensarsi interamente avanti di animar colla lo
ratello del precedente. Secondo che scrive il Piazza nel Teatro, egli
era
ancora quarant’anni dopo la sua morte nella memor
ò non sappiamo nè dove, nè quando sia nato : sappiam soltanto ch'egli
era
a Vienna comico al servizio di quella Corte, quan
ra in teatro. Il fiorentino Giovan Battista Marini, discreto artista (
era
generico dignitoso il 1853 in Compagnia Sadowski-
cchio pasticcio del Bayard : Il nuovo Figaro e la Modista. La modista
era
lei, la Marini. La sala metteva paura. Il pubblic
u il '63 con Luigi Domeniconi, e il '64 con Gaspare Pieri. Il '64-'65
era
di nuovo con Adamo Alberti ai Fiorentini di Napol
del teatro italiano di prosa, e, direi quasi, di canto, tale e tanta
era
la carezzosa musicalità della sua voce. Quando no
nfronti le più vive discussioni, la vita artistica di Virginia Marini
era
il trionfo non interrotto di ogni sera. Passando
compagno e maestro, le platee con una semplice inflessione di voce ;
era
quella una forza sua. I versi, nella sua bocca, s
i del Lago di Garda, il quale aveva la figura disavvantaggiosa, e non
era
buon parlatore ; ma gran Lazzista e ottimo per li
azia, e contraffaceva assai bene i personaggi ridicoli, e soprattutto
era
ammirabile nelle scene di Spavento, e di agitazio
delle Varietà teatrali di Venezia per l’anno 1821, quando il Verzura
era
in Compagnia Perotti, lasciò scritto ch' egli era
, quando il Verzura era in Compagnia Perotti, lasciò scritto ch' egli
era
eccellente attore, se non maggiore, non certo ad
del ’71. Il Bellotti comprese subito da quell’esperto conoscitore che
era
, il merito dell’opera : fece subito copiare le pa
nelle successive rappresentazioni non ebbi nulla da modificare. Atte
era
la Tessero, Egloge la Campi, Menecrate Belli-Blan
mmirazione, di applausi, di frenesia. Il giorno dopo, tutto venduto ;
era
il teatro delle grandi occasioni…. il quale conti
ran concepite ; ma se Bellotti non accettava il lavoro, se Milano non
era
all’altezza dell’autore, chi sa se l’umile maestr
l nostro esercito prendeva possesso del Veneto, la Compagnia Majeroni
era
la compagnia di moda. Guadagnò denari a cappella
timo momento della sua vita. Aveva sessantacinque anni. Come artista,
era
bravo senza essere ottimo ; era bello, aveva una
va sessantacinque anni. Come artista, era bravo senza essere ottimo ;
era
bello, aveva una voce armoniosa, incantava la sua
ni fu il più generoso degli artisti drammatici ; ma la sua generosità
era
piuttosto prodigalità, o meglio scialacquo. Solda
Mem., II, 110 : Mar[illisible chars], il Brighella della Compagnia,
era
maritato : sua [illisible chars], la quale era st
hella della Compagnia, era maritato : sua [illisible chars], la quale
era
stata ballerima da corda al pari di lui, era una
lisible chars], la quale era stata ballerima da corda al pari di lui,
era
una giovine veneziana molto bella ed [illisible c
e in dialetto veneto al Pantalone Garelli (V.). Al principio del ’38
era
a Dresda scritturato nella Compagnia di Corte ass
e Gerolima ( ?) (V. Casanova Giovanna e Articchio Nicoletto). Nel ’54
era
al S. Gio. Grisostomo con Onofrio Paganini a sost
ze con una giovane bolognese, non comica. Rubatogli di notte quanto s’
era
venuto accumulando co' suoi risparmi, risolse di
glia, a Venezia, con Luigi Perelli, e con Antonio Camerani, col quale
era
ancora il 1781. Recitava il Tomasoli anche senza
stenendo a quattr’anni la parte di Cosette nei Miserabili. Il ’63-’64
era
ai Filodrammatici di Trieste ultima per le parti
per le parti ingenue nell’elenco della Compagnia Duse Lagunaz, di cui
era
direttore Luigi Aliprandi e amorosa la Celestina
riuscita, salendo a tal grado di arte da soggiogare quel pubblico ch’
era
ancor tutto pieno del gran fascino della partita.
illon…. e di tutto ciò ch’ella rappresentava. Si disse che nella Duse
era
da notarsi una particolare attitudine alla rappre
che lo faceva vivere e palpitare : non lo studio soltanto di quel che
era
in una parte, ma, e soprattutto, di quel che non
te, ma, e soprattutto, di quel che non c’era. La grandezza della Duse
era
tutta grandezza di analisi, che sfuggiva all’occh
che sfuggiva all’occhio e alla mente dello spettatore, perchè l’arte
era
sempre soccorsa dalla natura, e questa da quella…
re e palpitare con lei. E finalmente : la grandezza grande della Duse
era
nell’eloquenza di uno sguardo, nell’ intonazione
re e miglior patrimonio degli artisti più celebri, da cui il pubblico
era
trascinato di sorpresa. E si è nella grande armon
ll’ ’82, a proposito della rappresentazione di Frou-Frou, della quale
era
ancor vivo nel popolo fiorentino l’entusiasmo sus
suscitato dalla Bernhardt, pubblicavo : Da un gran pezzo in qua non m’
era
accaduto di notare sul nostro teatro di prosa cer
indole, e la vivacità del suo ingegno. In quella maniera di scrivere
era
qualcosa della sua recitazione. Volesse punzecchi
ampognare, o poetare, la nota aristocratica, nota individuale sempre,
era
la dominante. Altra volta scrisse a proposito di
Ciò che quella accolta di artisti applaudiva unanime, frenetica, non
era
soltanto quel ch’essa coglieva del genio della Du
la traduzione incosciente, impulsiva del loro amore per la loro arte,
era
tutto un omaggio di commozione che mandava oltre
to un omaggio di commozione che mandava oltre l’artista di passaggio,
era
il loro ideale ch’essi salutavano, era la loro ar
oltre l’artista di passaggio, era il loro ideale ch’essi salutavano,
era
la loro arte nobilitata, dinnanzi alla quale si s
essa fu figlia dell’arte, e nacque a Venezia, ove sua madre, incinta,
era
a recitare : questo il parere del D’Ancona, il qu
estimento scenico delle due compagnie. Non hieri l’altro la Flaminia
era
comendata per certi lamenti che fece in una trage
e donne, fu dalle donne lapidato et morto. La Vincenza, all’incontro,
era
lodata per la musica, per la vaghezza degli habit
in un istante medesimo i pastori fecero le loro nozze et eccetera. Vi
era
l’Ill.mo S.r Massimiliano dal Borgo. Ma gli entu
za. Ha voluto S. E. che si unisca in una, et ha tolto li miliori : li
era
la Sig.ª Vicenza et la Sig.ra Flaminia, quali han
iso, che i più consumati autori scrivendo pensatamente. Nella comedia
era
giocosa secondo le occasioni, mordace nel riprend
guta nelle subite risposte, mirabile nei bei discorsi d’amore ; e non
era
alcuno che le potesse, parlando, stare al paro. O
hi l’udiva, il vero. Diventava pallida a qualche avviso strano che le
era
dato, di vermiglio colore tingea le guancie alle
entevolmente ragionare, trovava parole e modi si dolorosi, che ognuno
era
sforzato a sentirne doglia vera, e ben spesso anc
stanze che succintamente del Poema tutto contenevano il soggetto, ed
era
come di quello un argomento ; e cosi, data la lic
rappresentava, d’eloquenza, di bellezza, d’armonia e di sapienza gli
era
superiore. Qual Esopo, qual Roscio …. etc. etc. »
enti, onde se talora in abito di giovanetto si mostrava in scena, non
era
alcuno che donna l’avesse giudicata. Aveva i cape
to ad arte nella Compagnia del futuro suoceto, della quale il Salvini
era
un de' primi sostegni nel ruolo di padre nobile.
parte. Il figlio non aveva alcun ruolo speciale, e lo stipendio annuo
era
di lire austriache 3000, coi viaggi pagati a entr
ati i tempi, fa fede, mi pare, del gran conto in che Giuseppe Salvini
era
tenuto dal sommo artista. Pur troppo, recitando l
gnia regolare in società con G. B. Pucci e Carlo Dondini, della quale
era
anche primo attore. Richiamato dal padre a Milano
la professione paterna, istituì filodrammatiche società, di cui egli
era
esperto direttore, recitandovi con successo parti
anese dice che Meneghino trae la sua origine da Domenica, essendochè
era
uso in Milano, nei secoli passati, di chiamare in
che a fungere da servo straordinario. E poichè quell’ uomo del popolo
era
di solito sollazzevole e burlone, ed era al fatto
oichè quell’ uomo del popolo era di solito sollazzevole e burlone, ed
era
al fatto di tutti gl’intrighi e degli avvenimenti
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