Dominici Ettore. Se non seppe levarsi ad alto grado di▶ arte come attore (non uscì mai dal ruolo ◀di▶ generico) egli ha diritto qui a un cenno speciale ◀di▶ lode pel posto al quale, mercè l’amore dello studio e la svegliatezza dell’ingegno e una particolare attitudine, seppe salire come autor comico.
Il Dominici nacque il 1838 a Perugia dall’avvocato Francesco e dalla marchesa Emilia Bourbon del Monte Santa Maria. Fatto il liceo nella città nativa, fu da vicende domestiche condotto a Firenze, quand’era sul punto ◀di▶ darsi agli studj legali. La sua carriera artistica incominciò nella primavera del 1864 a Bologna, in Compagnia del cognato Giovanni Aliprandi. Vi entrò qual segretario, e quale scrittor ◀di▶ commedie ; e come da ragazzo aveva talvolta recitato con la sorella (V. Aliprandi-Alfonsina) nella filodrammatica ◀di▶ Perugia, così accettò anche ◀di▶ sostener qualche parte ◀di▶ non grande importanza. Visse per tal modo coi parenti sino al 1873, nel quale anno passò con Giuseppe Peracchi, avendo il cognato, per cattiva fortuna, dovuto scioglier la compagnia. Ma rifattala poi l’anno seguente in società con Carlo Romagnoli, egli ritornò sotto la vecchia bandiera. Accettò nel carnevale del 1876-77 a Trieste l’ufficio ◀di▶ direttore ◀di▶ quella filodrammatica Talìa ; che lasciò dopo un solo anno, per passare amministratore del Politeama Rossetti, dove si trova tuttavia, qual segretario della Direzione.
Ecco la data della prima rappresentazione de’suoi lavori :
| La Dote | Fiume | 1866 |
| Un passo falso | Trieste | 1868 |
| La Legge del cuore | Id. | 1870 |
| I tiranni domestici | Id. | 1872 |
| La Moda | Id. | 1872 |
| Le due strade | Firenze | 1873 |
| Triste passato | Siena | 1873 |
| Una Società anonima | Roma | 1874 |
| Misteri d’amore | Ancona | 1874 |
| Le donne virtuose | Trieste | 1875 |
| La Beneficenza (fiasco) | Parma | 1875 |
| Follie d’estate | Roma | 1876 |
| La Fidanzata | Trieste | 1877 |
| L’Orfano calabrese | Id. | 1877 |
Prima ◀di▶ entrare in arte aveva già scritto Zio e Nipote, Giovani e vecchi, Maria o Amore, La camorra, e Ada o l’angelo della famiglia.
Dire degli applausi del pubblico e delle malignità della critica, che davano al giovane autore momenti fuggevoli ◀di▶ gioia suprema e lunghe ore ◀di▶ supremo sconforto, è arduo. Egli il quale non aveva che un fine nella vita : lo studio ; e un fine nello studio : l’arte ;…. che, vittima ◀di▶ una modestia fuor ◀di▶ misura, il più bello e il più fatale degli ornamenti umani, avea l’animo delicato a segno da accoglier ogni dolorosa sensazione che la superbia e ignoranza e invidia gli venivan man mano generando, egli, dico, inconscio della sua forza, si ritrasse alla fine dalla battaglia, più rassegnato che sfiduciato. A dare un’idea dell’animo suo buono, metto qui un brano ◀di▶ lettera, scritta a me quest’anno :
Nel lavorare non mirai mai a scopi d’ambizione o ◀di▶ lucro. Quando dopo molte, forse troppe prove, mi convinsi che la povertà dell’ingegno e la coltura insufficiente non mi consentivano ◀di▶ uscir dalla mediocrità, deposi la penna, pensando che con opere mediocri non val la pena d’ingrossare il ciarpame artistico-letterario d’Italia. Di questa mia astensione nessuno a vero dire si accorse, salvo qualche amico cortese, che me ne mosse, per cortesia, rimprovero.
Di lui scrisse il Calissano in un opuscolo edito a Siena il 1876, nel quale sono messe in rilievo tutte le buone qualità dello scrittore, alcuna opera esaminando con coscienza ◀di▶ artista, quale ad esempio, la Moda, una delle migliori, se non la migliore ◀di▶ lui.
Non si sa per via ◀di▶ quali ragioni, fu stabilito che i comici, ignari della gran vita che si agita fuor da essi, e parte attiva ◀di▶ quella sola artificiale che metton loro davanti agli occhi autori dall’indole più svariata, non posson dare, divenendo autori alla lor volta, che raffazzonamenti ◀di▶ commedie o scene altrui. I tre atti della Legge del cuore ◀di▶ Dominici che richiamavan ◀di▶ fatto al pensiero il Vero blasone ◀di▶ Gherardi del Testa, non solo confermaron la opinione della critica, ma furon come il punto ◀di▶ partenza per la demolizione dell’autore : il semplice ricordo ◀di▶ un’idea distruggeva in un attimo nel cuore e nella mente, ma più nel cuore, dei demolitori, le qualità essenziali e originali, che nessuno avrebbe mai dovuto disconoscere : la spontaneità e vivezza del dialogo, la chiarezza dell’esposizione. Egli è ben vero che alla epidemica malignità della critica rispondeva il pubblico applaudendo, ma nel cuore sensibile del Dominici gli applausi dell’uno eran soffocati dalle fischiate dell’altra. E oggi, lo sconosciuto Dominici, del quale i giovani autori d’Italia non sanno pur l’esistenza, in un paese ◀di▶ tristi ricordi e ◀di▶ dolci illusioni, oggi, dico, da un tedesco, il Duca ◀di▶ Meiningen, è invitato ad ornare ◀di▶ una copia delle opere sue la grande biblioteca del nobile artista, e ne riceve in premio la Croce ◀di cavaliere dell’ordine Ernestino.