Capelli Enrico. Artista contemporaneo de’più intelligenti e de’ più originali nel vario significato della parola, nacque a Bologna il 29 dicembre 1828. Fu in società, o solo, sempre alla testa di compagnie di second’ordine, che▶ sfasciava e rimetteva assieme da un momento all’altro, senza preoccupazioni di sorta. Le sue strampalerie lo avevan fatto un comico guitto, e un artista intermittente !
A teatro pieno rimandava la gente, perchè non si sentiva la voglia di recitare : talora da una parola all’altra metteva una pausa eterna, tanto da destar qualche mormorio nel pubblico. Allora egli si volgeva alla platea coll’occhio vitreo, col viso allampanato ; restava lì un istante a guardar la folla stupefatta, poi volgeva le spalle e riprendeva serenamente la scena interrotta. Si racconta ◀che▶ al famoso monologo dell’Amleto, egli, una volta, proferito il primo essere…. si fermò…. Dopo alcun tempo uno del pubblico ad alta voce gli disse : Mo avanti dunque ! Ed egli placidamente : Mo aspetta !… Dopo le quali parole, tornato Principe di Danimarca, disse il suo e non essere coll’accento voluto dalla scena. Talora l’esquilibrio della mente lo fece nervoso, intrattabile. E di tali nervosità ebbe prove, a volte troppo accentuate, specialmente la moglie Giuseppina Ferroni, una delle più avvenenti attrici del nostro teatro di prosa, seconda donna di pregio, ammirata e festeggiata a Parigi al fianco di Adelaide Ristori.
Ma quando la febbre dell’arte lo coglieva, quando la sua mente era intera nel personaggio ◀che▶ egli rappresentava, quando si mostrava al pubblico sicuro di sè, padrone assoluto della sua voce, del suo gesto, della sua concezione, quale artista ! Recatosi all’Arena Nazionale di Firenze, avanti al ’70, fu tale il successo ch’egli ebbe coll’Amleto in una di coteste sere di lucido intervallo, ◀che▶ fu istantemente pregato, cosa non mai accaduta nè prima, nè dopo di lui, di trasportare le tende al Teatro Pagliano per meglio appagar le esigenze del pubblico. E l’Amleto fu replicato senza incidenti, in mezzo alle urla frenetiche, spontanee di una folla elettrizzata, accatastata ne’ palchi, nel lubbione, in platea. Un po’alla volta le stramberie cessarono e dieder luogo a una specie di mania solitaria…. Il Capelli vive oggidì a Bologna, passando le notti al Caffè del Corso tacito, isolato, guardando i cerchi di fumo ◀che s’alzano dal suo sigaro, e nè men forse ascoltando chi parla intorno a lui.
Di quando in quando si risveglia nel suo cervello il ricordo de’ passati studi e allora tenta di ricostruirli o a sè stesso o a qualche sciagurato curioso…. Ma l’occhio non lampeggia più, l’anima non più s’infiamma, la parola è fredda, le dissertazioni si succedon disordinatamente alle dissertazioni, e lo spensierato Edmondo Kean, e il pazzo Principe di Danimarca ricade nel suo letargo…. a pena indicato alla curiosità o alla derisione dei comici.