Rotti Carlo, veneto, entrò nell’arte poco avanti il 1800, e recitò alcun tempo le parti d’amoroso. A trent’anni ebbe un vivo alterco a Trieste con un tale che▶ lo percosse pubblicamente. Il Rotti pensò di vendicar vilmente l’offesa ; e appostatosi di notte sotto un ponte della città, sulla strada ◀che▶ conduceva all’anfiteatro Mauroner, al momento in cui l’offensore passava, gli scaricò in pieno petto un’archibugiata, ◀che▶ lo ferì ma non uccise : e fu gran ventura per l’assassino, ◀che▶ fu condannato a soli sei anni di lavori forzati. Scontata la pena, rientrò nell’arte ; ma non vi fece più ◀che▶ le ultime parti, anche perchè obbligato dalla lunga consuetudine della catena a trascinarsi dietro la gamba sinistra. Nel 1820, eccolo palesarsi autore drammatico col noto lavoro Bianca e Fernando, ch'ebbe successo clamoroso, e al quale tenner dietro I due sergenti, tuttora vivi nel repertorio popolare, Il carcere d’Ildegonda, Boemondo d’Altemburgo, e altri. Ma non mostrando egli nella vita alcuna traccia d’ingegno, e non essendo al Domeniconi riuscito di fargli cambiare un finale d’atto, molti ne inferirono ◀che non foss’egli autore di que' drammi, ma sì un suo defunto compagno di catena. Il Rotti morì a Venezia del 1840.
(1897)
I comici italiani : biografia, bibliografia, iconografia
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