Burchiella Antonio. Si nasconde sotto questo nome Antonio
da Molino, veneziano, attore assai pregiato non che▶ pregiato scrittore, amico
intrinseco di Andrea Calmo, il quale gli scrive la tredicesima lettera del primo libro,
interessantissima per la storia del costume, coll’indirizzo : « al
mio conzontao in openion, M. Antonio Burchiela, »
e colla firma :
« El gemini de la vostra sfera, Allegreto d’i Sepolini da
Comachio. »
Che il Burchiella fosse valoroso attore sappiamo da Calmo
stesso, ◀che▶ di lui faceva sì gran conto, da esclamar nella lettera di chiusa del libro
secondo, vòlto alle povere commedie, ridotte a mal partito : « orsù,
state di buona voglia ; chè sino al tirar del fiato di Burchiella e a l’aprir delle
mie mascelle, vi faremo, per quanto ci sarà possibile, star su l’onor
vostro. »
E meglio lo sappiamo da Messer Ludovico Dolce, ◀che▶ nella
lettera di dedica a Giacomo Contarini del poemetto di Burchiella i fatti e
le prodezze di Manoli Blessi strathioto, ci dice di lui ◀che▶ nel recitar commedie
passò così avanti, da poter essere meritamente chiamato il Roscio
dell’età sua. – E de’versi ◀che▶ il Burchiella lasciò in italiano e in greco, dice il
Dolce ch’e’ potean contendere con quelli del Bembo e del Petrarca.
Il poemetto delle prodezze di Manoli Blessi è scritto in una lingua (greco volgare ?) ◀che▶ ha – dice il Rossi (le lettere del Calmo) – fenomeni fonetici dei dialetti istriani e dalmati, e nella quale scrisse anche il Molino alcune barzellette ispirate dai preparatori della battaglia di Lepanto. Dettò in veneziano alcune Rime, tuttavia inedite nel codice Marciano It. IX 173, e in lingua italiana un Dialogo ovver Contrasto d’amore, e un Dialogo piacevole di un greco et di un fachino. (Rossi, ivi).
Burchiella Luzio. Recitò la parte di Dottor Graziano nella Compagnia de’Comici Gelosi ◀che▶ si recarono in Francia nel 1572, sostituito nel 1578 da Ludovico De Bianchi ; e potrebbe anch’essere il conduttore e direttore di quella tal Compagnia menzionata dal Rogna in varie lettere. (D’Ancona, op. cit.).
11 Maggio 1567. S. E. ha fatto recitare oggi una comedia dai Gratiani.
18 » » Heri si fece nel palazzo del Sig. Cesare Ecc.mo una comedia de’Gratiani.
E il medico Ettore Micoglio sotto la stessa data :
Fu il Burchiella comico pieno di brio. Abbiam di lui il seguente sonetto inserito nelle varie poesie ◀che▶ seguono l’orazione funebre del Valerini per la Vincenza Armani (V.) :
neghittoso alle fredde ombre ti rese,alma risorgi, e fa al mio cor paleseMente confusa, oppressi spirti, e voimie dormenti virtù le voglie acceseabbiate in lei, ch’è in terra un sol cortesepiù di te, Febo, e de’ bei raggi tuoi.dal tempo o dalla morte esser corrotte,Cosi dagli occhi sbandirete il sonno,e condurrete a più sicura nottee a più felice occaso i giorni miei.
E abbiamo una lettera in lingua graziana (V. Bianchi [De] Ludovico) tratta dalle Argute e facete lettere di Cesare Rao, e già pubblicata dal Bartoli.
Egli è probabilmente quello stesso Lucio Fedele, di cui parla il Quadrio, e ◀che cominciò a fiorire verso il 1560. « Il Ghilini nel suo Teatro – dice esso Quadrio – per occasione di Giulio Cesare Capaccio, fa menzione di costui, come di eccellentissimo comico, e il migliore assolutamente de’ tempi suoi. Il detto Capaccio inviò a questo Lucio la sua commedia, perchè colla sua compagnia la recitasse, come si ricava da una lettera dello stesso Capaccio posta nel Libro I del suo Segretario. »