Ciarli Gaetano. Nel volume quarto di una miscellanea manoscritta di Firenze del 1761, gentilmente comunicatami dal signor Silvio Gonnelli, libraio antiquario, che▶ ha per titolo : Suite de Recueil des Pieces Italiennes, Françoises, Angloises, Latines, Espagnoles, etc. tant en prose qu’en vers, trovo le seguenti
Ottave di Gaetano Ciarli comico recitate da esso nel Teatro di via del Cocomero nella Commedia intitolata La Reginella, e nella Vedova scaltra, nelle quali faceva da Madre.
1ª sera
Quando io penso al primier tempo passato,qual mi facea stentar più del dovere,dico fra me ; ch’il ciel sia ringraziatoper opra sua mi trovo in altro stato,ma in oggi così va ; chi vuol poterevestir lindo e mangiare a crepapelleci vuol per casa almen due reginelle.
2ª sera
con quel Zannetto più fier del demonio,crede d’esser contenta, e s’è ingannata,perchè ha trovo una stampa senza il conio.Tra poco s’avvedrà la sfortunata,perchè manca alla sua consolazionela forma, la materia e l’intenzione.
(L’amante della Reginella è una donna ◀che▶ fa da uomo).
3ª sera (nella Vedova scaltra)
Non vorria terminare i giorni mieicosì vedova sola, in pene e duoli ;e qualche buon partito attenderei,(qui manca il 5° verso, omesso per errore probabilmente dal copista).perchè ho ancora desio d’aver figliuoli ;e se io facessi tal risoluzione,mi piacerebbe questo bisciolone.
4ª sera (nella Reginella)
S’ ho a dire il mio pensier schietto e realee dirò ancor non già per dirne maleun biascia-biascia senza conclusione.
5ª sera
Ascoltatemi, figlia, in cortesia ;ora vi parlo con materno affetto,già siete dello sposo e non più mia,fate l’istesso voi, sposo diletto ;e, d’altra cosa vi voglio avvisare :fate bel bello per poter durare.
In queste ottave, come in quelle cantate dal Corsini, potremmo forse, e senza troppa fatica, intravvedere il germe della maschera dello Stenterello, la quale sola serbò in teatro l’uso delle ottave, ◀che furon poi come l’elemento primo della maschera, poichè in esse Stenterello mostrava senza inceppamenti il proprio io, dando bottate o politiche, o sociali, in cui emergeva l’inevitabile frizzo a doppio senso, generato forse dal Ciarli, e continuato dal Corsini e dal Del Bono entro una cerchia di relativa correttezza, e ridotto poi dal Cannelli a vera e propria sguajaterìa.