Garelli Giovan Battista, veneziano. Per quante ricerche fatte, non ho potuto avere di lui altre notizie fuorchè quelle pubblicate da Francesco Bartoli (op. cit.), e che▶ val la pena io qui riferisca integralmente :
Celebre e stimatissimo Pantalone fu Gio. Batta. Garelli, ◀che▶ per la coppia delle parole concettose ed eleganti, venne a gran ragione denominato : il Pantalone eloquente. Ne’ dialoghi famigliari cogl’ innamorati e colle donne, sentivasi raziocinando persuaderli a non seguire gli stimoli dell’amore, quando non acconsentiva ◀che▶ un suo figlio, o una sua figlia in matrimonio s’accoppiasse con un oggetto a lui medesimo dispiacente. Ma per lo contrario se inclinava al pronto successo di tali nozze, faceva vedere co’ più bei colori le dolcezze di Cupido, e le felicità del matrimonio. Quando rappresentava un vecchio innamorato, mostravasi tutto grazioso verso l’amata donna, e con persuasive eleganti facevale comprendere ◀che▶ le nozze co’vecchi sono le più felici per una giovane sposa. Ne’ rimproveri, nelle invettive era risentito e sentenzioso ; e giocando la maschera del Traccagnino mostravasi lepido e negli scherzi facetissimo e vivace. Recitò per molti anni nel Teatro a S. Luca onorato d’applausi, favorito dalla nobiltà e ben veduto da tutto il popolo. Giunto alla vecchiaja (1735), nè potendo più resistere alle fatiche del teatro, pensò d’alienarsi dalla Professione, e di sostituire invece sua il comico Francesco Rubini, e fecelo in questo modo. Uscì egli in teatro vestito da campagna, avendo al fianco il Rubini smascherato, e coll’abito cittadinesco da Pantalone. Disse all’uditorio ◀che▶ la sua vecchiezza non permettevagli di farli una più lunga servitù, ◀che▶ avrialo servito con pari attenzione quel suo collega, e ◀che▶ lo raccomandava all’ amore de’suoi affezionatissimi veneziani. Quindi togliendosi la maschera ne copri la faccia al Rubini, e riverendo il popolo sull’istante partì. Qualche circostanza di questo fatto ci riserbiamo a narrarla sotto l’articolo del mentovato Rubini. Intanto solo soggiungeremo ◀che▶ il Garelli sopravvisse al suo distacco dalla Professione altri sei anni dimorando sempre in Venezia, e passò agli eterni riposi nell’anno 1740. Formerà le lodi di questo eccellente comico la lettera dedicatoria in quarta Rima Veneziana, ◀che▶ Antonio Franceschini (V.), detto Argante, volle presentargli in occasione di dare alle stampe la Tragicommedia col titolo : La clemenza nella vendetta, in altri luoghi da noi mentovata ; e come si disse sotto l’articolo del prenominato Franceschini.
Com pagno sviscerao, salute e bezzi
A vù ◀che▶ per tant’ anni se sta bon
de far el Vecchio en Scena con bravurafavorio cusì ben da la naturaper esser un famoso Pantalon ;se sta gloria e lusor d’ogni Teatro,sè ancora bon cavar de le risae ;v’ha messo in tel catalogo dei Cuchi,ve conserverà el nome i vostri sali ;e ve dedico i ferri de’ Bottega ;basta una scena a metterve in Canzega,e repararve i refoli del flato.Una tragicommedia capricciosaporta con gusto el vostro Nome in fronte,mostra sempre la fazza luminosa.Se no podemo recitarla insiemela vien da un vostro Allievo sostentada ;in pochi dì d’autun l’è sta formada,perchè semo in teatro le vendeme.Per esserve distinto in l’arte nostrav’avè tirà l’applauso universal,e adesso spicca più l’original,Vù sè l’esempio de quel bon mercantecredito, e cavedal ben segurà,renonzia la Bottega al Laorante.A un po’ de reposar l’età ve chiama,per conservarve el resto de la vita ;durerà senza fin la vostra dita,e sempre piezo ve farà la fama.Vegna, si sa vegnir, de’bei cervellia far un dì da Pantalon in Scena,siben Talia ◀che sgionfarà la vena,no i poderà far gara col Garelli.Ve tegna el Ciel in rodolo dei sani,parandove del tempo la stocada,e passando dal rio de la panada,in cale abbiè a finir de Ca Centani.