La turpitudine presa viziosa è di due sorti: una è leggera, e l’altra grave; una è venial peccato, e l’altra mortale. […] Ma non per questo egli si perde d’animo ne rimette lo spirito; anzi pensa, e pensando inventa, e inventate usa tosto nuove, e più ingegnose maniere per allettare, ma senza sortir l’effetto di efficace allettamento; vede, che l’Auditorio non cresce numeroso: si accorge, che egli non sembra un emulo dell’antico Ansione, atto a rapir con la voce gli uomini, come animate pietre, e vivi macigni, per fabbricarsi un muro coronante intorno intorno. […] La Signora pone in tavola qualche cosa di suo; per atto di esempio un anello, acciocchè serva da premio a quello, che tirando le sorti, fa maggiore il punto, e resta di tutti il vincitore: ma prima di cominciar il tiro ciascuno deposita tanto denaro, quanto valor si chiede nell’anello; e per ordinario deposita anche più: e do la somma di tutti quei depositi si presenta alla Signora, alla quale finalmente dopo il giuoco ritorna l’anello ancora; perché il vincitore sarebbe stimato fornito di poca gentilezza, se con esso non regalasse la Comica gentilissimamente. […] E con questa comparsa il medesimo Diavolo muove, allerta, tira, e quasi dissi, rapisce irreparabilmente, e precipita la debolezza spirituale di molti in mille sorti di sozzi pensieri, e disoneste bruttezze; perché insomma nel volto di una Comica non è per ordinari o « castitatis conscientia » dir ò con S. […] « O rovina dell’alme empia chorea, Per te trionfa solo colei, che terra Furia d’Averno, e non di cipro è Dea. » perché della Teatrale Femmina ballante seguono mille sorti di rovine spirituali.